{"id":28574,"date":"2013-02-01T11:12:00","date_gmt":"2013-02-01T11:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/02\/01\/sanremo-e-lo-specchio-dei-nostri-peggiori-vizi\/"},"modified":"2013-02-01T11:12:00","modified_gmt":"2013-02-01T11:12:00","slug":"sanremo-e-lo-specchio-dei-nostri-peggiori-vizi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/02\/01\/sanremo-e-lo-specchio-dei-nostri-peggiori-vizi\/","title":{"rendered":"Sanremo \u00e8 lo specchio dei nostri peggiori vizi"},"content":{"rendered":"<p>Dalla musica allo spettacolo, dallo spettacolo alla volgarit\u00e0, dalla volgarit\u00e0 alla pornografia: questa \u00e8 la trista parabola ultracinquantennale del Festival di Sanremo, che ancora qualcuno si ostina a considerare un evento di carattere artistico, mentre da decenni non \u00e8 divenuto che lo specchio della spettacolarizzazione esasperata e del pauroso involgarimento della societ\u00e0 italiana.<\/p>\n<p>Che cosa c&#8217;entra pi\u00f9 Sanremo con la buona musica, se tutto, a cominciare dai presentatori e dalle vallette, ormai di gran lunga pi\u00f9 pubblicizzati e sempre pi\u00f9 registicamente dominanti, non \u00e8 che un inno alla spettacolarizzazione cialtrona; se si parla maggiormente delle mutande, o dell&#8217;assenza di mutande, di una delle vallette, che non della bont\u00e0 delle canzoni; se i cantanti stessi, e specialmente le cantanti, fanno a gara nel trasformare una esibizione canora in una passerella di look sexy, esibendo i dettagli pi\u00f9 ammiccanti del loro abbigliamento intimo e del loro corpo, e ostentando ogni sorta di provocazione sessuale?<\/p>\n<p>Pareva che la palma della volgarit\u00e0 dovesse rimanere alla (allora) trentottenne Anna Oxa, che nel 1999 si presenta a cantare con i pantaloni talmente bassi in vita, da scoprire generosamente non solo l&#8217;ombelico, ma anche il tanga mozzafiato, per non parlare dei capelli bionici e delle creme translucide che le fanno letteralmente scintillare viso, spalle e braccia; ma ecco che, in un crescendo senza respiro, dieci anni dopo la sessantunenne Patty Pravo lascia tutti ammutoliti davanti alla sua camicia nude look, che non concede proprio niente all&#8217;immaginazione del pubblico.<\/p>\n<p>Cos\u00ec abbiamo perso del tutto il senso della buona musica leggera: trionfa lo spettacolo, trionfano le mutandine a vista o l&#8217;assenza di mutandine, trionfano i pettegolezzi e le futilit\u00e0 che niente hanno a che fare con il mondo della canzone. La stampa e la televisione dedicano scarsi commenti alla qualit\u00e0 della musica e dei testi e invece si diffondono, oltre ogni limite della decenza e del buon gusto, a rimestare nel ciarpame del gossip pi\u00f9 frivolo e insulso, mentre stuoli di sedicenti opinionisti, nei salotti televisivi, in cambio del canone che noi paghiamo, ci ammanniscono interminabili discettazioni non sulle doti dei cantanti e sulla bellezza e incisivit\u00e0 dei brani ascoltati, ma sui retroscena piccanti, sui tatuaggi nascosti nei recessi pi\u00f9 sensuali dell&#8217;epidermide delle partecipanti, sugli scandaletti e sulle pseudo-trasgressioni di giovani promesse o di vip stagionati, legati magari all&#8217;ultima edizione dell&#8217;\u00abIsola dei Famosi\u00bb o della \u00abFattoria\u00bb, ai capricci di qualche vecchia gloria che non si rassegna al declino o di qualche giovane rampante, che vorrebbe prendere la scorciatoia per far parlare di s\u00e9 a qualunque costo.<\/p>\n<p>Il tutto ha un aspetto sempre pi\u00f9 sconfortante, sempre pi\u00f9 becero e pagliaccesco, sempre pi\u00f9 offensivo per la dignit\u00e0 e l&#8217;intelligenza non solo dei veri artisti, che devono sottoporsi a tali giochi umilianti, ma anche per quelle del pubblico. Ogni tanto ci scappa qualche buona canzone, ma a dispetto del baraccone mediatico e delle subdole manovre delle case discografiche le quali, dietro le quinte, brigano per piazzare i loro cavalli da corsa, con l&#8217;aiuto di giurie compiacenti o forse un po&#8217; troppo distratte e con la tacita o esplicita approvazione di un pubblico sempre meno esigente in fatto di buon gusto e cultura musicale. Un pubblico sempre pi\u00f9 annoiato e disattento e, quindi, sempre pi\u00f9 smanioso di ingredienti extra-musicali, che possano ravvivare la scena e rende digeribile il vecchio minestrone sanremese, divenuto ormai simile a una pappa scaldata e riscaldata troppe volte perch\u00e9 conservi ancora un minimo di sapore autentico e genuino.<\/p>\n<p>Ma in fondo, perch\u00e9 negarlo, gli Italiano ricevono quel che si meritano: come nel caso della cattiva amministrazione, della cattiva sanit\u00e0, della cattiva scuola, della cattiva imprenditoria e della cattiva politica, ricevono della musica mediocre, condita con tanta volgarit\u00e0 e pornografia, senza protestare e, forse, perfino divertendosi: a che scopo indignarsi, allora; a che scopo protestare e chiedere un maggiore rispetto per la dignit\u00e0 del pubblico? Se Sanremo si ostina a perpetuarsi e diventa uno spettacolo sempre pi\u00f9 triviale, in fondo significa che va bene cos\u00ec.<\/p>\n<p>Non vogliamo fare del facile moralismo, n\u00e9 scomodare il fantasma di Luigi Tenco per puntare il dito contro le giurie stupide o ignoranti, che bocciano le canzoni profonde e innovative e mandano in finale quelle insipide o melense: riconosciamo che i cantautori hanno fatto un grossolano errore di calcolo, allorch\u00e9 pensarono che Sanremo si potesse trasformare in una occasione per fare della musica leggera una cosa seria. Anche la tanto sbandierata vittoria di Sergio Endrigo, nel 1968, va letta come il pianto del coccodrillo dei giurati l&#8217;anno dopo la tragica morte di Tenco, un obolo pagato ai buoni &#8212; e fasulli &#8211; proponimenti degli organizzatori di Sanremo di cambiare stile e aprirsi all&#8217;ascolto e alla valorizzazione dei giovani di talento; e poi tutto \u00e8 tornato come prima, nello stile pi\u00f9 gattopardesco, con la massima disinvoltura e il massimo cinismo.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che Sanremo non pu\u00f2 essere molto di pi\u00f9 di uno specchio del gusto musicale medio degli Italiani e della propensione dell&#8217;Italiano medio a lasciarsi imbonire da spettacoli mediocri, ma sapidi e ammiccanti: non si sono fatti incantare, gli Italiani, per quattro lustri, dalle clownesche esibizioni di un sedicente salvatore della patria, il quale, con carta e penna in mano, ha sottoscritto un grottesco &quot;contratto&quot; televisivo con gli elettori, promettendo mirabolanti azioni di governo e impegnandosi a non ricandidarsi, se non le avesse realizzate? E non vediamo questo stesso personaggio ripresentarsi, imperterrito, senz&#8217;ombra di vergogna o di pudore, a chiedere la fiducia degli elettori per governare ancora il Paese, come se quelle promesse le avesse mantenute o, peggio, come se lui venisse dalla Luna, e non avesse invece governato per dieci anni buoni, disponendo di una maggioranza parlamentare fortissima, quale mai si era vista nella storia italiana, se non nella lontana epoca d&#8217;oro della Democrazia Cristiana? La verit\u00e0 \u00e8 che gli Italiani brontolano, ma poi tornano a votare per i politici pi\u00f9 impresentabili, per quelli stessi che li hanno maggiormente presi in giro, per quelli stessi che li hanno offesi con la loro arroganza, con la loro ribalderia, con gli scandali a ripetizione, con l&#8217;ostentazione dei loro privilegi; e questo mentre ai cittadini si chiedono sacrifici durissimi, di cui nessuno &#8212; tranne i tecnocrati che si sono autopromossi a miracolosi taumaturghi &#8212; riescono a vedere i tanto vantati effetti positivi.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, gli Italiani si lamentano della cattiva amministrazione, delle fantascientifiche astruserie della burocrazia, delle sue macroscopiche inefficienze e dei suoi cronici, intollerabili ritardi; restano disgustati davanti allo spettacolo desolante delle ruberie, delle mazzette, dello sperpero privato di pubblico denaro, del fatto che l&#8217;amministrazione comunale di una delle maggiori citt\u00e0 del Paese non sia capace neanche di assicurare il normale smaltimento dei rifiuti; ma poi tornano a votare per quegli amministratori, li rieleggono una volta dopo l&#8217;altra, una legislatura dopo l&#8217;altra: non ricordano pi\u00f9, hanno dimenticato e perdonato, basta che qualcuno non tocchi la loro squadra del cuore e non disturbi il campionato di calcio.<\/p>\n<p>Gli Italiani si lamentano anche della mala sanit\u00e0, della scuola in frantumi, dell&#8217;universit\u00e0 da Terzo Mondo, dei trasporti allucinanti, delle tasse vampiresche, delle pensioni ridicolmente basse, dello scempio edilizio, dell&#8217;illegalit\u00e0 dilagante, della delinquenza imperversante, dell&#8217;immigrazione selvaggia; ma poi vanno avanti stoicamente, non chiedono il rendiconto ai sindaci e alle giunte, non lo chiedono ai parlamentari: si accontentano di altre promesse menzognere, di altri slogan da anni Cinquanta, di altre chiacchiere senza costrutto; e vanno avanti cos\u00ec.<\/p>\n<p>Ebbene, la stessa cosa avviene nei confronti di eventi come il festival di Sanremo: sempre si dice che lo spettacolo \u00e8 scadente, che le frivolezze non dovrebbero soverchiare la sostanza musicale, che bisognerebbe riformare la competizione di sana pianta, oppure cancellarla e tirarci sopra un rigo; ma poi sempre si torna ad aspettarlo, a guardarlo, a votarlo, a divorare gli squallidi giornaletti che intorno ad esso confezionano le solite cronache di ordinaria insulsaggine, a digerire ore e ore di logorroici programmi televisivi che disquisiscono sulla tintura dei capelli della cantante tale o sulla biancheria in vista della cantante talaltra.<\/p>\n<p>La minestra \u00e8 sempre quella, scaldata e riscaldata, eppure piace ancora, nonostante i brontolii e nonostante le promesse di emendarla degli aspetti pi\u00f9 pacchiani e inutilmente spenderecci; di non invitare pi\u00f9 degli ospiti stranieri che si fanno strapare per dire quattro fesserie in inglese, perch\u00e9 nemmeno si prendono il disturbo di pronunciare quelle quattro parole in italiano; ma poi si ricasca sempre nelle stesse formule, nelle solite banalit\u00e0, nel solito sperpero di denaro che nemmeno serve a fornire una opportunit\u00e0 ai giovani cantanti di talento, ma finanzia il baraccone dei soliti noti, premia la superficialit\u00e0, incentiva lo stile frivolo e cialtrone.<\/p>\n<p>Qui come in ogni altro settore della vita sociale &#8212; nella pubblica amministrazione, nell&#8217;universit\u00e0, nella scuola, nell&#8217;editoria, nella stampa &#8211; non si incoraggiano le innovazioni, non si fa posto ha chi porta idee nuove, non si scommette sul futuro: si vuole andare sul sicuro. E cos\u00ec come le banche sono disposte a prestare il denaro solo a chi pu\u00f2 dare garanzie tali che corrispondono, in pratica, al non averne bisogno (ma intanto speculano allegramente con i nostri risparmi, con i nostri sudati salari e con le nostre modeste pensioni e concedono ai propri manager, magari pasticcioni e poco limpidi, stipendi favolosi, sempre con i nostri soldi), ma non sono disposte a correre il minimo rischio per finanziare un onesto cittadino che vorrebbe aprire un chiosco di giornali, una bottega di tabaccaio, o semplicemente comprarsi la casa per non dover continuare a pagare la spesa improduttiva dell&#8217;affitto; allo stesso modo le case discografiche e le giurie delle competizioni canore, come quella di Sanremo, sono disposte a dare fiducia e a premiare le cose gi\u00e0 viste, banali e scontate, quelle che accarezzano la pigrizia mentale e, sovente, anche l&#8217;ipocrisia del pubblico; ma assai difficilmente le idee veramente nuove (non quelle falsamente innovative, non il penoso conformismo dell&#8217;anticonformismo), gli stili veramente autentici, i discorsi musicali che potrebbero aprire nuove strade e sentieri mai battuti.<\/p>\n<p>\u00c8 sempre lo stesso meccanismo: niente scommessa sul futuro; niente disponibilit\u00e0 al rischio imprenditoriale; pertinace determinazione a tenersi sempre sul sicuro, a puntare al profitto garantito; nessuno spazio nei confronti dei giovani, ma difesa a oltranza da parte di una gerontocrazia ciecamente arroccata nei propri privilegi; niente investimenti nella ricerca, nella novit\u00e0, nell&#8217;esplorazione di strade ancora intentate; in breve: nessun coraggio concettuale, nessuna disponibilit\u00e0 a mettersi in discussione da parte delle classi dirigenti (o piuttosto dominanti), e questo in un mondo che cambia sempre pi\u00f9 in fretta e che richiederebbe, al contrario, capacit\u00e0 di continua innovazione, propensione al rischio, ricerca incessante di vie nuove.<\/p>\n<p>E allora avanti cos\u00ec, con la volgarit\u00e0 e la pornografia al posto della buona musica; con i pettegolezzi provinciali sulle cose pi\u00f9 insulse ed esteriori; con i presentatori e le vallette che si prendono compensi stratosferici per accentrare su di s\u00e9 i riflettori, invece di porsi al servizio delle proposte musicali e di favorire un clima di serio ascolto della buona musica. Avanti con le buffonate indecenti, come quella del finto disoccupato che fa l&#8217;atto di gettarsi dal balcone del teatro Ariston e si fa salvare in diretta dall&#8217;ineffabile e intramontabile Pippo Baudo, versione avanspettacolo degli ineffabili e intramontabili uomini politici della Prima e, ormai, anche della Seconda Repubblica: sempiterni, inamovibili, imbalsamati sulle loro poltrone, insostituibili salvatori della Patria e immarcescibili cariatidi d&#8217;un teatrino permanente che cambia le luci dei riflettori e qualche po&#8217; di coreografia, ma che, nella sostanza delle cose, non cambia mai.<\/p>\n<p>E la responsabilit\u00e0 \u00e8 nostra. Noi accettiamo, perdoniamo e dimentichiamo volentieri i calciatori miliardari che truccano scandalosamente le partite, per guadagnare ancora pi\u00f9 soldi; gli amministratori disonesti che vanno in crociera con il denaro pubblico, non paghi dei loro generosissimi stipendi; i manager e i banchieri incompetenti o peggio, che si beccano stipendi miliardari mentre le loro aziende o le loro banche vanno in fallimento, e trascinano con s\u00e9, nel naufragio, posti di lavoro e risparmi degli onesti cittadini. E cos\u00ec accettiamo, perdoniamo e comprendiamo, indulgenti, i vezzi, le moine e i caprici dei divi del teleschermo, dei presentatori senza idee e senza buon gusto, delle vallette con le cosce lunghe ma il cervello di gallina e lo stile delle scimmie, i cantanti e le cantanti senza voce, senza ritmo, senza sostanza, ma con le scollature procaci, il ventre scoperto e il perizoma in bella vista. Non li fischiamo, non li cacciamo, non li sommergiamo di frutta marcia: li sopportiamo, li accettiamo e finiamo per trovarli perfino simpatici. Dunque, siamo degni di loro ed essi lo sono di noi.<\/p>\n<p>Anche su queste cose si pu\u00f2 misurare il declino di una societ\u00e0, la crisi morale che ci attanaglia, le pessime abitudini delle quali siamo diventati schiavi, le colpevoli indulgenze che, tutte sommate insieme, ci stanno trascinando verso l&#8217;abisso: come il grande transatlantico che va a urtare negli scogli per l&#8217;inconcepibile imperizia e marioleria d&#8217;un capitano senza professionalit\u00e0 e senza onore&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalla musica allo spettacolo, dallo spettacolo alla volgarit\u00e0, dalla volgarit\u00e0 alla pornografia: questa \u00e8 la trista parabola ultracinquantennale del Festival di Sanremo, che ancora qualcuno si<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[205],"class_list":["post-28574","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-musica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28574","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28574"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28574\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28574"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28574"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28574"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}