{"id":28563,"date":"2012-12-22T07:52:00","date_gmt":"2012-12-22T07:52:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/12\/22\/san-michele-aveva-un-gallo\/"},"modified":"2012-12-22T07:52:00","modified_gmt":"2012-12-22T07:52:00","slug":"san-michele-aveva-un-gallo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/12\/22\/san-michele-aveva-un-gallo\/","title":{"rendered":"San Michele aveva un gallo"},"content":{"rendered":"<p>Nel film \u00abSan Michele aveva un gallo\u00bb, girato nel 1972 ma uscito nelle sale nel 1975, i fratelli Taviani hanno descritto, ispirandosi al racconto di Tolstoj \u00abIl divino e l&#8217;umano\u00bb, il dramma di un anarchico condannato all&#8217;ergastolo (il bravissimo Giulio Brogi), il quale, dopo aver trascorso dieci anni in cella d&#8217;isolamento, si vede incompreso e deriso dalla nuova generazione di socialisti marxisti e preferisce lasciarsi cadere in acqua e annegare, piuttosto che sopravvivere al crollo del suoi ideale rivoluzionario e alla perdita di senso della sua vita.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 di alcuni aspetti legati al particolare momento storico-culturale che l&#8217;Italia stava allora vivendo, il film svolge una riflessione coraggiosa sul tema del doveroso bilancio che scaturisce dal confronto fra ci\u00f2 per cui si \u00e8 lottato e ci\u00f2 che storicamente appare possibile e realizzabile; un tema che, di per se stesso, \u00e8 sempre di attualit\u00e0, almeno fino a quando ci saranno persone oneste, le quali vivono l&#8217;impegno politico e sociale con purezza d&#8217;intenti e non unicamente come una occasione per conseguire privilegi e inconfessabili vantaggi personali.<\/p>\n<p>Ci sono degli uomini politici, come Giorgio Napolitano, che nel 1956 plaudivano alla repressione sovietica contro il popolo ungherese e che poi, ci\u00f2 nonostante, si sono accreditati come affidabili rappresentanti del popolo italiano, fino a raggiungere le pi\u00f9 alte cariche istituzionali, naturalmente tirando un colpo di spugna sulle loro idee precedenti, ma senza aver mai riconosciuto i propri errori, anzi con l&#8217;aria di essere sempre stati dalla parer &quot;giusta&quot;, quella della democrazia e della libert\u00e0; e ce ne sono altri, come Gianfranco Fini, i quali, dopo aver fatto la propria carriera all&#8217;insegna del neofascismo, hanno dichiarato che il fascismo \u00e8 stato il Male Assoluto e si sono perfino compiaciuti per la sconfitta del nostro esercito a El Alamein, salvo poi continuare imperturbabili la propria carriera e raggiungere anch&#8217;essi le cariche pi\u00f9 alte della Repubblica, semplicemente azzerando il proprio passato e sfoggiando, da un giorno all&#8217;altro, immacolate credenziali democratiche.<\/p>\n<p>Non che ci sia qualcosa di male nel rivedere le proprie posizioni e nel mutare avviso; quel che lascia perplessi sono la disinvoltura, il cinismo, la spudoratezza con cui si vedono i nostri uomini politici eseguire doppi e tripli salti mortali, senza mai trarne le debite conclusioni sul piano etico e della dignit\u00e0 personale: senza mai sentire il dovere del silenzio, della riservatezza, di compiere un passo indietro, almeno temporaneo, almeno parziale.<\/p>\n<p>Quel che lascia perplessi \u00e8 il loro voler rimanere a calcare le scene, senza imbarazzo e senza rossore, dicendo esattamente il contrario di quel che dicevano prima e riciclandosi come improbabili &quot;uomini nuovi&quot;, senza sottoporsi neppure a una fase simbolica di raccoglimento e di riflessione, non diciamo di autocritica e di espiazione. Ma come, applaudivi ai carri armati sovietici per le vie di Budapest e ora parli di difesa delle istituzioni democratiche, come se niente fosse? Ma come, dichiari che il fascismo \u00e8 stato il Male Assoluto e non sparisci in un convento di frati trappisti, per espiare il fatto di aver militato per quasi una vita all&#8217;ombra di quella diabolica ideologia? La questione non \u00e8 che non si possa cambiare opinione e riconoscere uno sbaglio; \u00e8 che non se ne traggano le inevitabili conclusioni sul piano morale.<\/p>\n<p>La cosa, inoltre, si pone in maniera diversa per il cittadino comune o per un importante uomo politico, che ha fatto della propria fede lo strumento della propria carriera e che \u00e8 giunto a occupare cariche istituzionali di altissimo livello. Il privato cittadino non deve rendere conto a nessuno di aver cambiato idea, tranne alla propria coscienza; l&#8217;importante uomo politico, specie se giunge a ricoprire incarichi nella vita istituzionale, cio\u00e8 come rappresentante di tutti i cittadini e non solo di quelli che la pensano, o che la pensavano, come lui, deve render conto alla nazione intera. Se non lo fa, se non sente il dovere morale di doverlo fare, vuol dire che ha poco senso del&#8217;onore e pochissima stima dei cittadini, che pure gli pagano il suo non simbolico stipendio e gli rendono possibile un tenore di vita molto superiore a quello dell&#8217;uomo comune.<\/p>\n<p>Ma lasciamo stare i personaggi pubblici e limitiamoci al caso della persona qualsiasi; sempre che, beninteso, si tratti di una persona in buona fede, che possieda un sufficiente senso etico e che consideri la coerenza, la rettitudine, l&#8217;onest\u00e0 intellettuale, come dei valori irrinunciabili, antecedenti a qualunque contenuto ideologico e coloritura politica.<\/p>\n<p>L&#8217;adesione di un essere umano a un determinato sistema di idee deve confrontarsi con la realt\u00e0, a meno che egli si separi psicologicamente dal consorzio umano e ritenga di poter vivere in un bozzolo protettivo, s&#8217;intende se ha la fortuna di disporre di un sufficiente margine di autonomia economica. Il protagonista del film \u00abSan Michele aveva un gallo\u00bb, Giulio Manieri, \u00e8 finito in carcere nel 1870, per aver organizzato un patetico tentativo insurrezionale; ma scopre, appena dieci anni dopo, che il suo progetto politico \u00e8 totalmente superato, e che tale viene considerato dai rivoluzionari della nuova generazione. Le conclusioni che egli ne trae sono terribili: non vale la pena continuare a vivere, ora che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 alcuna rivoluzione da aspettare o che, se pure una rivoluzione ci sar\u00e0, non sar\u00e0 quella che egli aveva auspicato, ma qualcosa di completamente diverso, che egli non riesce a capire.<\/p>\n<p>Certo, la decisione del suicidio nasce in lui anche come contraccolpo di una estrema delusione rispetto agli sforzi sovrumani che aveva fatto, nei dieci anni precedenti, per non impazzire nell&#8217;isolamento del carcere: si era tenuto aggrappato alla vita proprio dialogando con se stesso circa l&#8217;attesa rivoluzione, e adesso egli vede crollare quel castello di aspettative e di sogni che lo avevano aiutato a resistere. Al di l\u00e0 di questo, comunque, la problematica posta sul tappeto dai fratelli Taviani oltrepassa la contingenza di quella stagione della politica italiana e il caso psicologico particolare del personaggio di Giulio Manieri: \u00e8 una problematica universale, che riguarda il rapporto esistente fra le aspettative ideologiche e il loro scontro con la realt\u00e0.<\/p>\n<p>Per non aver accettato il fallimento delle loro aspettative rivoluzionarie, un certo numero di giovani, negli anni in cui veniva realizzato il film, prendevano la via del terrorismo; e poco importa, in questa sede, se si tratt\u00f2 di terrorismo &quot;rosso&quot; o &quot;nero&quot;: in ogni caso, fu la reazione a una nevrosi da fallimento. Un altro modo di reagire \u00e8 quello di lasciarsi andare e, almeno spiritualmente, di lasciarsi morire: la strada presa da Don Chisciotte, dopo che il magnanimo &quot;hidalgo&quot; ha dovuto rinunciare a fare il cavaliere errante, tarpando le ali ai propri sogni.<\/p>\n<p>La psicologia del rivoluzionario \u00e8 una psicologia particolare: egli si attende la rigenerazione del mondo e pensa che il suo apporto sia importante, se non decisivo, per realizzare un tal fine. Il fatto che nessuna rivoluzione sociale o politica abbia instaurato il regno della giustizia e della pace non serve da deterrente; n\u00e9 il fatto che nessuna rivoluzione pu\u00f2 cambiare il mondo, se gli uomini che la fanno non sono disposti a cambiare se stessi, lo scoraggia: sarebbe anzi pi\u00f9 esatto affermare che, di solito, non ne ha alcuna coscienza. Il rivoluzionario &quot;classico&quot; \u00e8 un uomo (o una donna) che pensa in termini manichei ed estrovertiti: la storia \u00e8 il campo di battaglia fra il Bene e il Male e la vittoria del Bene dipende non da una trasformazione interiore della coscienza, ma da una strategia efficace e da una tecnica ben collaudata.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 il rivoluzionario &quot;classico&quot; \u00e8 un fanatico. Non ha dubbi, non ha incertezze: taglia la realt\u00e0 col coltello, di qua i buoni, di l\u00e0 i cattivi; egli si sente arruolato dalla Storia nelle file dei buoni e destinato a guidarli, o almeno ad accompagnarli, verso l&#8217;immancabile vittoria; e tale vittoria non dipende da altro che da una propaganda pi\u00f9 convincente, da un piano meglio concepito di quello del nemico; in beve, da una oculata individuazione dei mezzi. La rivoluzione \u00e8 una tecnica per la conquista del potere: se perde, vuol dire che si trattava di una tecnica imperfetta (tale \u00e8 la diagnosi di Marx sulla Comune di Parigi); se riesce, di una tecnica idonea. Al tempo stesso, per\u00f2, il rivoluzionario non si sente solamente un tecnico, ma un idealista, e, se possibile, un poeta: il rivoluzionario che piace di pi\u00f9 \u00e8 il cavaliere solitario, come Ernesto &quot;Che&quot; Guevara, non il dottrinario, come Robespierre; inoltre, se perde, egli pu\u00f2 sempre consolarsi pensando di aver perso una battaglia e non la guerra (perch\u00e9 la vittoria finale de Bene \u00e8 scritta nel destino), cosa che viene ampiamente compensata dall&#8217;alone romantico che lo avvolge e lo trasfigura.<\/p>\n<p>Il caso del rivoluzionario, peraltro, \u00e8 un caso particolare di psicologia della militanza politica; un caso, peraltro, assai pi\u00f9 diffuso di quanto non si pensi, perch\u00e9 quasi tutti gli esseri umani, in una certa fase della loro vita (la giovinezza), si sentono rivoluzionari &quot;dentro&quot;, anche se non si sognerebbero mai di andare a morire sulle barricate. Questo, almeno, \u00e8 quel che avviene nel contesto culturale della societ\u00e0 occidentale moderna, dove il fascino della rivoluzione ha messo radici da pi\u00f9 di tre secoli &#8211; dalla &quot;glorious revolution&quot; inglese del 1688 &#8211; ed \u00e8 stato istituzionalizzato, divenendo un rito laico, in alcuni dei maggiori sistemi politici, come avviene con la festa del 4 luglio negli Stati Uniti d&#8217;America e con quella del 14 luglio in Francia.<\/p>\n<p>Nella nostra cultura politica, essere &quot;moderato&quot; \u00e8 quasi fonte di mortificazione e pare sinonimo di fariseo pantofolaio; non parliamo poi di &quot;conservatore&quot; o, Dio non voglia, di &quot;reazionario&quot;, che sono i nemici pubblici per eccellenza. Il Bene \u00e8 sempre in avanti, nel Progresso; e la Rivoluzione \u00e8 la via pi\u00f9 breve per realizzarlo: vedi la rivoluzione scientifica, la rivoluzione industriale, la rivoluzione informatica. Indietro c&#8217;\u00e8 il regresso, cio\u00e8 il Male; e chi guarda indietro \u00e8 un non solo un nemico, ma un nemico che va demonizzato, perch\u00e9 \u00e8 un servitore del Male.<\/p>\n<p>Che, poi, tanti rivoluzionari siano tali solamente nella loro immaginazione, non \u00e8 cosa che debba stupire pi\u00f9 di tanto: viviamo in un&#8217;epoca in cui non conta quel che si \u00e8 e che si fa, ma quel che si pensa di essere, pur non facendo nulla. Resta il problema morale relativo alle conseguenze da trarre quando si assiste al crollo dei propri sogni. Giulio Manieri sceglie di togliersi la vita; il terrorista stile anni &#8217;70, &quot;rosso&quot; o &quot;nero&quot;, sceglie di togliere la vita ad altri, ma \u00e8 solo una forma di suicidio mascherato: isolandosi dal &quot;popolo&quot; e agendo da lupo solitario, si \u00e8 moralmente suicidato, non \u00e8 altro che un disperato in attesa di finire ucciso a sua volta.<\/p>\n<p>La domanda che vogliamo porci adesso \u00e8 un&#8217;altra: fino a che punto \u00e8 giusto sentirsi dei falliti, quando si tocca con mano l&#8217;irrealizzabilit\u00e0 delle proprie aspirazioni politiche? Questo \u00e8 un caso particolare di una problematica pi\u00f9 vasta, relativa alla delusione in quanto tale, che sia questa di natura politica o di qualunque altra natura: affettiva, professionale e via dicendo. La psicologia, cos\u00ec come viene generalmente intesa, rischia di rendere un cattivo servizio, perch\u00e9 viene intesa come una tecnica per raggiungere l&#8217;equilibrio interiore; ma, di per s\u00e9, essa non sa, n\u00e9 vuole riempire di contenuti, di valori, l&#8217;esistenza dell&#8217;uomo. Pertanto fa credere che vive bene chi abbia raggiunto un soddisfacente compromesso con la &quot;realt\u00e0&quot;, vive male chi non l&#8217;abbia raggiunto, indipendentemente dalla natura di questa &quot;realt\u00e0&quot;. Quel che vogliamo dire \u00e8 che, nel contesto di una realt\u00e0 sociale aberrante, vivere &quot;male&quot; \u00e8 la spia che si \u00e8 conservata viva la propria anima, mentre vivere &quot;bene&quot; \u00e8 il segnale inequivocabile della morte interiore.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non significa che bisogna per forza cercare l&#8217;isolamento, la persecuzione, il martirio; ma semplicemente che l&#8217;equilibrio interiore, che pure \u00e8 alla base di una vita riuscita, non pu\u00f2 essere perseguito come un fine a s\u00e9 stante, ma che deve essere visto, semmai, come l&#8217;esito di una vita, appunto, &quot;ben spesa&quot;; e per spendere bene la propria vita ci vuol altro che la psicologia, ci vuol altro che una tecnica: ci vuole, appunto, la consapevolezza, cio\u00e8 una rivoluzione interiore. Ecco: il rivoluzionario &quot;classico&quot; \u00e8 un impaziente e un superficiale, che, incapace di fare in se stesso la necessaria chiarezza e la necessaria rivoluzione, vorrebbe cambiare il mondo, pensando che tale cambiamento far\u00e0 star bene anche lui, come far\u00e0 star bene tutti gli altri (tranne i &quot;cattivi&quot;, beninteso, i quali andranno eliminati senza troppi complimenti).<\/p>\n<p>Scriveva Marco Aurelio, nei suoi \u00abRicordi\u00bb (IV, 29, traduzione di Enrico Turolla): \u00abSe chi non conosce che cosa vi \u00e8 nel mondo, \u00e8 straniero al mondo; non meno straniero \u00e8 chi non conosce che cosa avvenga nel mondo. Disertore, chi sfugge a politica ragione; cieco, chi chiude la pupilla della mente; mendico, chi ha bisogno d&#8217;un altro e non ha in s\u00e9 le cose utili alla vita; tumore del mondo, chi si stacca e separa se stesso dalla ragione della comune natura, in seguito a continuo malcontento pei casi suoi [&#8230;]; relitto di citt\u00e0, chi stacca l&#8217;anima propria dall&#8217;anima comune degli esseri razionali, anima ch&#8217;\u00e8 una sola.\u00bb<\/p>\n<p>Questa, in definitiva, \u00e8 la domanda che ogni essere umano dovrebbe farsi: voglio essere un tumore del mondo, o un fattore positivo per me e per gli altri? Prima di rispondere, bisogna aver ben chiaro che ci sono due maniere di essere un tumore. La prima, \u00e8 quella di inseguire sogni irrealizzabili, predicando frattanto l&#8217;odio, la disperazione, il nulla; l&#8217;altra, quella di adeguarsi alla realt\u00e0, quale che essa sia, magari la pi\u00f9 ingiusta, per mero servilismo e per l&#8217;egoistica ricerca del proprio comodo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel film \u00abSan Michele aveva un gallo\u00bb, girato nel 1972 ma uscito nelle sale nel 1975, i fratelli Taviani hanno descritto, ispirandosi al racconto di Tolstoj<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[137],"class_list":["post-28563","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-fascismo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28563","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28563"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28563\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28563"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28563"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28563"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}