{"id":28561,"date":"2010-10-02T11:36:00","date_gmt":"2010-10-02T11:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/10\/02\/la-lotta-fra-san-giorgio-e-il-drago-si-colloca-in-un-contesto-egiziano\/"},"modified":"2010-10-02T11:36:00","modified_gmt":"2010-10-02T11:36:00","slug":"la-lotta-fra-san-giorgio-e-il-drago-si-colloca-in-un-contesto-egiziano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/10\/02\/la-lotta-fra-san-giorgio-e-il-drago-si-colloca-in-un-contesto-egiziano\/","title":{"rendered":"La lotta fra San Giorgio e il drago si colloca in un contesto egiziano"},"content":{"rendered":"<p>La questione che vogliamo porre non \u00e8 senza importanza per l&#8217;origine della leggenda di San Giorgio e il drago: 1&#8217;ambientazione geografica di essa.<\/p>\n<p>Fin dal Medio Evo la citt\u00e0 di Berito (Beirut) avanza la pretesa di essere stata teatro di quell&#8217;epica lotta: ma le molte chiese dedicate al santo che vi sorgono (1) sono posteriori all&#8217;inizio delle Crociate, e dunque le origini del culto a Beirut sono perlomeno sospette: non vi giunse infatti dopo la &quot;riscoperta&quot; di San Giorgio in Occidente?<\/p>\n<p>Del resto, se \u00e8 vero che una cappella trasformata in moschea sorge tuttora sul luogo del preteso combattimento, \u00e8 pur vero che molti altri &quot;teatri&quot; della lotta di Giorgio col drago si mostrano ancor oggi, in luoghi i quali, evidentemente, nulla hanno a che fare con l&#8217;esistenza storica del santo. Bella sola isola di Sardegna se ne mostrano addirittura due: a S. Andrea Frius (provincia di Cagliari), detto &quot;u planu e sanguini&quot; (la pianura del sangue), l&#8217;altro alla fonte di Suelli (anche questo in provincia di Cagliari), ove Giorgio si sarebbe lavato le mani dopo l&#8217;uccisione del drago.<\/p>\n<p>Anche in Sicilia il santo avrebbe fatto la sua comparsa, in una palude presso Sciacca (Palermo): luoghi tutti certamente fuori dell&#8217;ambito geografico in cui visse Giorgio di Cappadocia (2), il quale, come si disse, pot\u00e9 venire in Italia con Diocleziano, ma non certo oltre Roma e tanto meno spingersi fin nelle isole.<\/p>\n<p>\u00c8 certo, invece, che l&#8217;identificazione di Horus con San Giorgio, in Egitto, si verific\u00f2 in presenza di condizioni quanto mai favorevoli, quali una vasta diffusione del culto del santo sulle rive del Nilo ed una sua tenace sopravvivenza, grazie all&#8217;azione della Chiesa &quot;bizantina, almeno fino alle grandi invasioni dei Persiani e degli Arabi, nel secolo VII. Questo ci riporta alle campagne militari di Diocleziano in Egitto, alle quali probabilmente prese parte anche il nostro. Ora, Jacopo da Varazze (3) colloca l&#8217;episodio del drago in Libia, presso la citt\u00e0 di Silene.<\/p>\n<p>Certamente egli non se lo invent\u00f2, ma attinse a una fonte pi\u00f9 antica, forse scritta, forse semplicemente orale. Anzitutto dobbiamo chiederci: che cosa intendevano gli antichi con il termine geografico &quot;Libia&quot;? Non gi\u00e0 la regione che solo un tempi moderni, dopo la conquista coloniale italiana (Tripolitania e Cirenaica), per la quale l&#8217;antica denominazione venne riesumata ad indicare il vasto paese desertico posto fra il Mediterraneo, la Tunisia e l&#8217;Egitto. Per gli antichi la &quot;Libya&quot; era ,in senso lato, tutta l&#8217;Africa settentrionale (ossia tutta l&#8217;Africa allora conosciuta), dalla Mauretania al Nilo, intesa come la terza grande parte del mondo dopo l&#8217;Asia e l&#8217;Europa. In senso stretto, invece, nell&#8217;et\u00e0 dioclezianea quel termine indicava due province desertiche e vuote d&#8217;abitanti, la Libya Superior e la Libya Inferior, poste fra la Cirenaica e l&#8217;Egitto e amministrativamente unite alla diocesi di Oriente (Egitto e regioni medio-orientali fra il Tauro, l&#8217;Eufrate e il Mar Rosso).<\/p>\n<p>Ebbene, il caso vuole che anche il mito di Perseo che uccide Medusa sia localizzato in Libia (in senso lato), cos\u00ec come alla stessa area geografica appartiene il mito di Perseo che uccide il drago e libera Andromeda: le coste dell&#8217;Etiopia, cio\u00e8, in termini moderni, del Sudan, tra la Seconda cateratta (Wadi Halfa) e la confluenza del Nilo Bianco col Nilo Azzurro (Khartoum ).<\/p>\n<p>Seguiamo il racconto del mito di Perseo e Medusa come lo narra il poeta Marco Anne o Lucano nel suo &quot;Bellum Civile&quot; o &quot;Pharsalia&quot;: dopo aver narrato come l&#8217;eroe uccise la G\u00f2rgone, cos\u00ec prosegue:<\/p>\n<p>&quot;Aliger in caelum sic rapta Gorgone fugit.<\/p>\n<p>ille quidem pensabat iter propiusque secabat<\/p>\n<p>aera, si media Europae scinderet urbes:<\/p>\n<p>Pallas frugiferas iussit non laedere terras<\/p>\n<p>et parci populis&#8230;<\/p>\n<p>&#8230; Zephyro convertitur ales<\/p>\n<p>itque super Libyen&#8230;&quot; (4).<\/p>\n<p>Cos\u00ec, il volo di Perseo sul suo cavallo alato \u00e8 deviato sulla parte pi\u00f9 interna della Libia: anzich\u00e9 far ritorno al Mare Egeo sorvolando direttamente il Mediterraneo con le sue citt\u00e0 industriose, egli compie un ampio giro dapprima verso mezzogiorno, indi verso il levar del sole; e sar\u00e0 l\u00e0, sulle coste dell&#8217;Etiopia, che scorger\u00e0 la bellissima Andromeda incatenata e piangente sulla riva del mare. Ma intanto, mentre passava a volo sulle terre desertiche pi\u00f9 interne della Libia, il sangue stillante dall&#8217;orrido capo di Medusa era caduto a terra e aveva dato vita ai velenosissimi serpenti dei quali Lucano far\u00e0 la sua impressionante e famosissima descrizione.<\/p>\n<p>Ma non solo serpenti genera il sangue della G\u00f2rgone cadute sulle sabbie:<\/p>\n<p>&quot;Vos quoque, cui cunctis innoxia nomina terris<\/p>\n<p>serpitis, aurato nitidi fulgore dracones,<\/p>\n<p>letifero ardens facit Africa; ducitis altum<\/p>\n<p>aera cum pinnis armentaque tota secuti<\/p>\n<p>rumpitis ingentes amplexi verbere tauros;<\/p>\n<p>nec tutus spatio est elephans: datis omnia leto&#8230;&quot; (5)<\/p>\n<p>Raggiungiamo cos\u00ec la conclusione che gi\u00e0 nella mitologia greco-romana la Libia era considerata, in quanto terra misteriosa e desertica, rifugio di draghi divoratori di armenti e perfino di elefanti.<\/p>\n<p>Non potremo certo escludere che reminiscenza di questa leggenda siano entrate a far parte degli svariati materiali da cui nacque o di cui si arricch\u00ec la tradizione di San Giorgio in lotta col drago, dopo che il governatore Baciano, il &quot;drago degli abissi&quot; (&quot;draco abyssorum&quot;), fu scambiato per un drago in senso letterale.<\/p>\n<p>Ma nell&#8217;ambientazione geografica della lotta fra San Giorgio e il drago non fu certo solo la mitologia pagana ad aver parte. Ricordiamo infatti che il drago, nella simbologia cristiana, era figura del demonio: e un libro deuterocanonico dell&#8217;Antico Testamento, il &quot;Libro di Tobia&quot; ( III sec. a.C.), ci riporta alla regione nord-africana per la localizzazione di un demonio, Asmodeo &quot;il devastatore&quot;.<\/p>\n<p>Il racconto, ch negli elementi mistici, angiolologici e demonologici presenta tracce evidentissime dell&#8217;influsso culturale iranico (si pensi agli Aesma Daeva, i demoni della religione zoroastriana, capeggiati da Ahriman nella lotta contro Ahura Mazda, principe della luce), ci riporta al tempo stesso all&#8217;ambiente religioso mithraico (6), ove Giorgio, persiano di Cappadocia, aveva avuto i natali.<\/p>\n<p>Ecco il passo del &quot;Libro di Tobia&quot; che in questa sede ci interessa: &quot;L&#8217;odore del pesce allontan\u00f2 il demonio che fugg\u00ec nell&#8217;Alto Egitto, dove Rafael, inseguitolo, l&#8217;incaten\u00f2 e subito ritorn\u00f2&quot; (7).<\/p>\n<p>Rafael \u00e8 l&#8217;angelo che ha accompagnato il giovane protagonista, Tobia figlio di Tobit, nel suo viaggio sui monti della Media da Ninive a Ecbatana e che lo assiste nel mettere in fuga Asmodeo, il demone che uccideva fin dalla prima notte tutti i mariti di Sara.<\/p>\n<p>Anche qui, dunque, una lotta a tu per tu fra un angelo, simbolo della luce, e un demonio, simbolo delle tenebre del peccato, ha per teatro le regioni nord-africane, e anche qui, come nel caso di Perseo, come anche in quello di San Giorgio, con esito vittorioso per il campione del bene.<\/p>\n<p>Qui per\u00f2 non si parla, genericamente, della Libia (come per Perseo e poi per San Giorgio ), bens\u00ec dell&#8217;Alto Egitto, ossia la Tebaide del monachesimo medioevale, da Costantino in poi ).<\/p>\n<p>Ora, i commentatori del &quot;Libro di Tobia&quot; spiegano che col\u00e0 Asmodeo fu vinto e incatenato perch\u00e9 l&#8217;Alto Egitto \u00e8 sinonimo di regione lontana (un &quot;volo&quot;, quello da Ecbatana, di migliaia di chilometri), desertica e poco conosciuta, quasi al limite del mondo allora noto: e infatti, risalendo il Nilo oltre le cateratte, si entrava nella misteriosa Etiopia (8), ove si favoleggiava di regioni caldissime, abitate da un popolo di pigmei.<\/p>\n<p>Ma allora perch\u00e9 specificare &quot;Alto Egitto&quot;, e non dire semplicemente &quot;Libia&quot;, se veramente si voleva adoperare una espressione geografica vaga e indefinita?<\/p>\n<p>Che 1&#8217;espressione &quot;Alto Egitto&quot; non sia puramente fittizia, ma vada intesa in senso letterale, di questo erano convinti due moderni esploratori appassionati di demonologia, che penetrarono nel deserto per evocarvi il demone Asmodeo: dei quali uno scomparve per sempre, senza lasciare di s\u00e9 alcuna traccia, l&#8217;altro fu ritrovato quando ornai aveva perduto la ragione.<\/p>\n<p>Quanto a San Giorgio, se fu con Diocleziano in Egitto negli anni dal 291 al 296, \u00e8 anche possibile, forse addirittura probabile, che abbia preso parte alla breve ma decisiva campagna contro i Blemmii che avevano invaso e devastato le citt\u00e0 e le terre dell&#8217;Alto Egitto.<\/p>\n<p>Che non sia avvenuta col\u00e0, in epoca assai posteriore alla sua morte, una doppia confusione fra San Giorgio ufficiale romano e il dio Horus vestito da soldato romano, e fra il &quot;drago&quot; Baciano da lui &quot;vinto&quot; affrontando il martirio, e il demone Asmodeo incatenato da Rafael, secondo la leggenda, proprio in quella regione?<\/p>\n<p>Un ultimo punto ci resta ancora da chiarire. Jacopo da Varazze scrive che il drago ucciso da Giorgio infestava i paraggi di Silene, citt\u00e0 della Libia, anche qui, una specificazione precisa; ma, come ben si comprende, tale da sollevare pi\u00f9 interrogativi di quanti ne risolva.<\/p>\n<p>La leggenda di San Giorgio si riferisce forse a una localit\u00e0, a una citt\u00e0 ben precisa?<\/p>\n<p>Il primo impulso del ricercatore, quello di cercare la citt\u00e0 di Silene su di una carta geografica dell&#8217;antica Africa romana, \u00e8, naturalmente una ingenuit\u00e0 che si rivela ben tosto come tale. Non esistette mai una citt\u00e0 di tal nome, n\u00e9 nelle due province che di &quot;Libya&quot; portavano il nome, n\u00e9 nelle vaste distese sabbiose all&#8217;interno dell&#8217;Africa settentrionale.<\/p>\n<p>Nemmeno l&#8217;etimologia offre molto: Selene, dea greca della Luna; Sileno, dio greco figlio di Ermes e una Ninfa, i Sileni, geni delle fonti e delle acque, di origine frigia: tutti questi non hanno evidentemente niente a che fare col nostro caso. Cerchiamo dunque di aiutarci con gli ulteriori particolari della leggenda.<\/p>\n<p>Primo: presso la citt\u00e0 vi era uno stagno, &quot;grande come il mare&quot;, che era appunto la tana del mostro. Si potrebbe pensare alle Sciott-el-Gei-id (Tritonis lacus ), o anche alle Sirti, che Lucano definisce &quot;incerte tra la terra e il mare&quot; (9).<\/p>\n<p>Secondo: la citt\u00e0 era governata da un re indigeno, pagano come tutta la popolazione, che fu da Giorgio convertito al Cristianesimo e battezzato. Doveva dunque trattarsi di un regno dell&#8217;interno, vassallo dei Romani o anche del tutto indipendente, come ve n&#8217;era pi\u00f9 d&#8217;uno, specialmente sulle montagne dell&#8217;Atlante (10), nel III e IV sec. d.C., quando il dominio romano in Africa si era ridotto a una fascia costiera (11), talvolta estremamente sottile. Sotto il regno di Valentiniano I (364-375) le stesse citt\u00e0 della costa tripolina furono attaccate dai barbari del deserto; e durante il regno di Diocleziano, Massimiano dovette condurre una dura campagna contro i Quinquegentiani della Mauretania (12).<\/p>\n<p>Se queste supposizioni sono valide, \u00e8 escluso che la leggenda di San Giorgio e il drago designi la &quot;Libia&quot; in senso stretto, ossia la regione costiera fra la Grande Sirte e l&#8217;Egitto. Di conseguenza, cade anche l&#8217;ipotesi che &quot;Silene&quot; sia una corruzione di &quot;Cyrene&quot; , citt\u00e0 principale della Libya Superior.<\/p>\n<p>A questo punto, per\u00f2, dobbiamo fermarci per fare il punto della situazione. Se la lotta di Giorgio col drago fu soltanto leggenda, nata dall&#8217;equivoco col &quot;drago&quot; Daciano, \u00e8 una vana fatica quella di volerla localizzare geograficamente sulla scorta dei vaghi dati della tradizione.<\/p>\n<p>Certo, per l&#8217;erudito non \u00e8 del tutto senza interesse approfondire dove la fantasia degli uomini di quel tempo, e sia pure fantasia in buona fede, volle localizzare la leggenda.<\/p>\n<p>Ma per ricostruire una biografia storica del santo, tutto questo non \u00e8 certo essenziale. A noi basta aver gettato un po&#8217; di luce su quegli aspetti svariati della tradizione mitologica pagana e di quella biblica, che possono aver contribuito a ubicare l&#8217;episodio della lotta col in Libia.<\/p>\n<p>Essi hanno tutti, pur nella loro diversit\u00e0,<\/p>\n<p>un elemento reale in comune: quello di riferirsi alle regioni desertiche nord-africane, che con molta probabilit\u00e0 videro la persona di San Giorgio al tempo in cui guerreggiava in Egitto come ufficiale dell&#8217;armata di Diocleziano.<\/p>\n<p>(1) Cfr. C. Astruc, &quot;Saint Georges a Beyrouth&quot;, in &quot;Ann. Boll.&quot;, LXXVII, 1959) pp. 54-62.<\/p>\n<p>(2) Cfr. P. Toschi, &quot;La leggenda di San Giorgio nei canti popolari italiani&quot;, Firenze, 1964, pp. 22-23.<\/p>\n<p>(3) Jacopo da Varazze, &quot;Legenda aurea&quot;, Firenze, 1952, pp. 599-604.<\/p>\n<p>(4) Luc., &quot;Phars.&quot;, IX, vv. 684-690.<\/p>\n<p>(5) Luc., &quot;Phars.&quot;, IX, vv. 727-732.<\/p>\n<p>(6) Mithra era figlio di Ahura Mazda e fu inviato agli uomini per aiutarli nella lotta contro il principio delle tenebre. Perci\u00f2 il mithraismo fu un diretto discendente dell&#8217;antica religione zoroastriana.<\/p>\n<p>(7) Tob., VIII, 3.<\/p>\n<p>(8) &quot;Etiopia&quot; designava per gli antichi il paese a sud della Seconda cateratta nilotica. Ma cos\u00ec come &quot;Libia&quot; in senso stretto era il paese tra Cirenaica e Marmarica e in senso lato tutta l&#8217;Africa sahariana, cos\u00ec &quot;Etiopia&quot; adoperata in senso lato designava le sconosciute regioni a sud della Libia, ossia, a un dipresso, il Sudan (non lo Stato) dalla vegetazione steppica. &quot;Etiopi&quot; erano quindi detti, per antonomasia, gli abitanti pi\u00f9 meridionali dell&#8217;ecumene (cos\u00ec come &quot;Cimmerii&quot; erano i pi\u00f9 nordici); ma di essi si sapeva quasi solo che avevano la pelle molto scura.<\/p>\n<p>(9) &quot;Syrtes vel primam mundo natura figuram\/ cum daret, in dubio pelagi terraeque reliquit&quot;: cfr. Lue., &quot;Phars&quot;, IX, vv. 303-304.<\/p>\n<p>(10) Cfr. Aramiano Marcellino, lib. XXVIII e XXIX.<\/p>\n<p>(11) Fino all&#8217;et\u00e0 degli Antonini, guarnigioni militari romane erano state dislocate in permanenza molto all&#8217;interno del Sahara, nel cuore del paese dei Garamanti e dei Getuli. Cfr. Th. Mommsen, &quot;L&#8217;Impero di Roma&quot;, ed. it. Milano, 1973 (3 voll.), III, pp. 219-21. Ma, a partire dalla grande risi del sec. III, esse vennero ritirate e mai pi\u00f9 rimandate.<\/p>\n<p>(12) Non si \u00e8 mai capito esattamente chi intendessero designare con tale nome i distratti storici del Basso Impero. E. Gibbon, in &quot;Storia della decadenza e caduta dell&#8217;Impero Romano&quot;, ed. it. Roma, 1973 (6 voll.), I, pp. 368-69, si limit\u00f2 a confutare l&#8217;ipotesi che potesse trattarsi delle cinque citt\u00e0 greche della Cirenaica (Pentapoli) e ad affermare che doveva invece trattarsi di cinque trib\u00f9 barbare dell&#8217;interno. Mommsen (op. cit., III, pp. 230-31) espresse analoga opinione e li colloc\u00f2 al di l\u00e0 degli stagni (&quot;transtagnenses&quot;), ossia al di l\u00e0 della zona del Tritonis lacus, ai confini meridionali della Numidia e della Mauretania.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La questione che vogliamo porre non \u00e8 senza importanza per l&#8217;origine della leggenda di San Giorgio e il drago: 1&#8217;ambientazione geografica di essa. 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