{"id":28560,"date":"2016-08-29T01:43:00","date_gmt":"2016-08-29T01:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/08\/29\/quel-san-giorgio-che-lotta-col-drago-ai-piedi-della-foresta-dabeti-e-faggi\/"},"modified":"2016-08-29T01:43:00","modified_gmt":"2016-08-29T01:43:00","slug":"quel-san-giorgio-che-lotta-col-drago-ai-piedi-della-foresta-dabeti-e-faggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/08\/29\/quel-san-giorgio-che-lotta-col-drago-ai-piedi-della-foresta-dabeti-e-faggi\/","title":{"rendered":"Quel San Giorgio che lotta col drago ai piedi della foresta d\u2019abeti e faggi"},"content":{"rendered":"<p>Nella chiara luce d&#8217;un limpidissimo mattino di fine estate, la strada si arrampica veloce lungo il fianco della montagna che conduce alla grande foresta di abeti e di faggi &#8212; prima gli abeti e pi\u00f9 in alto i faggi, cosa strana, perch\u00e9 qui si verifica il fenomeno dell&#8217;inversione termica, a causa della particolare conformazione del territorio: la foresta del Cansiglio, situata nel punto d&#8217;incontro di due regioni: il Veneto e il Friuli, e di tre province: Belluno, Treviso e Pordenone.<\/p>\n<p>Abbiamo attraversato, per gobbe e lievi avvallamenti, alcuni borghi del paese di Fregona &#8212; in effetti, un comune sparso, la cui sede municipale \u00e8 a Mezzavilla -, non senza una breve sosta nella chiesa arcipretale dall&#8217;imponente campanile neogotico, per ammirare la bella pala di Sebastiano Ricci raffigurante <em>Il Crocifisso e le anime purganti<\/em>, nella cappella di sinistra pi\u00f9 vicina al presbiterio; poi, lasciando di lato la deviazione per le famose Grotte del Caglieron, un grandioso spettacolo della natura a cielo aperto, siamo giunti all&#8217;altezza della frazione di Osigo, proprio sul lembo estremo della zona abitata, prima che la strada s&#8217;arrampichi, con una serie di curve, in verit\u00e0 abbastanza dolci, fino agli oltre 1.100 metri del Passo della Crosetta, per poi ridiscendere d&#8217;un centinaio di metri, quasi tuffandosi verso la spaziosa conca della foresta, che si estende come un muraglione color verde smeraldo, fin dove la vista pu\u00f2 spaziare.<\/p>\n<p>Osigo \u00e8 dominata dalla sagoma del suo aguzzo campanile e la chiesa parrocchiale, dalle forme classiche, ospita un gioiello dell&#8217;arte, che da moltissimo tempo desideravamo vedere dal vivo, avendolo gi\u00e0 ammirato su libri illustrati e, in seguito, anche sul computer: una delle pi\u00f9 belle tavole su legno dipinte da Francesco da Milano, che fu eseguita nel 1529 e che raffigura il titolare della chiesa, San Giorgio, nell&#8217;atto di affrontare e uccidere il drago, sotto lo sguardo della principessa liberata dal mortale pericolo, e con altri due santi in primo piano, posti ai due lati: San Biagio e San Daniele. In alto, a sinistra, un bellissimo paesaggio di case e palazzi rinascimentali; pi\u00f9 oltre, una montagna raffigurata in prospettiva, che si spalanca sull&#8217;azzurro del cielo, e con una strada sinuosa che la percorre; Dio Padre, nell&#8217;angolo estremo a destra, segue la scena e protegge, dall&#8217;alto, il valoroso cavaliere. Questi monta in groppa ad un cavallo bianco, coi finimenti in rosso, impennato sulle zampe posteriori; indossa una splendida corazza, impugna la lancia e porta delle piume rosse sul capo; la principessa, di tre quarti, elegantissima nelle sue vesti sontuose di seta, muove il braccio in un gesto fra il timore e la lieta sorpresa; la mala bestia che voleva divorarla, infine, spalanca invano le fauci, mentre si accascia a terra, trafitta dall&#8217;eroe.<\/p>\n<p>Tutta la scena \u00e8 soffusa da un fascino, da una poesia, da una dolcezza veramente degne del gran secolo, il XV, nel quale hanno gareggiato i pi\u00f9 grandi pittori d&#8217;Italia e del mondo, e, in questa terra, regnava la fama del pi\u00f9 grande artista cadorino, Tiziano Vecellio. Eppure, Francesco da Milano, un lombardo trapiantato a Serravalle (Vittorio Veneto), ove lo troviamo fra il 1502 e il 1548, \u00e8 riuscito a non sfigurare accanto a quei giganti &#8212; oltre a Tiziano, Giovanni Bellini, Cima da Conegliano, Giorgione, Paolo Veronese, Tintoretto, Palma il Vecchio e Palma il Giovane &#8211; e a lasciare una decina di opere di notevole livello, sparse fra le colline dell&#8217;Alto Trevigiano, sulla sinistra del Piave, e una vasta zona del Friuli, con la parrocchiale di Castello Roganzuolo quale sito d&#8217;interesse centrale, per merito d&#8217;un vasto ciclo d&#8217;affreschi. Prima d&#8217;arrivare a Fregona, avevamo reso omaggio a un&#8217;altra bella opera di questo pittore lombardo di cui poco si sa, e il cui vero nome era, in realt\u00e0, Francesco Pagani: la pala dell&#8217;altare maggiore della chiesa parrocchiale di Anzano &#8211; subito sopra Vittorio Veneto, ma in comune di Cappella Maggiore -, dedicata ai santi martiri Vito e Modesto.<\/p>\n<p>Quella di Osigo, per\u00f2, ci ha sempre affascinati in modo particolare: forse per il soggetto, particolarmente movimentato e romantico, forse per l&#8217;alone fantasioso e leggendario che pervade la scena; forse per la serena, armoniosa bellezza del paesaggio, o per la brillantezza dei colori, o per tutte queste cose insieme. Molte volte eravamo venuti fin quass\u00f9 per ammirarla di persona, ma sempre avevamo trovato chiuso l&#8217;edificio: il progressivo calo della popolazione, la rarefazione dei sacerdoti e la sempre maggior frequenza dei furti commissionati dai ricettatori di opere sacre, hanno reso la vita difficile agli amanti della storia dell&#8217;arte. Oggi, che \u00e8 domenica, dopo esserci informati sugli orari delle funzioni, abbiamo approfittato della Messa festiva e siamo giunti una mezz&#8217;ora abbondante prima dell&#8217;inizio del sacro rito, dopo aver percorso un buon tratto di automobile, per poter finalmente appagare questo antico desiderio. E la luce del primo mattino, che entra limpida e vittoriosa dai finestroni e dal portale socchiuso, ci ha premiati oltre ogni aspettativa: non ci saremmo pi\u00f9 staccati dalla contemplazione di quell&#8217;opera stupenda, che una signora assai gentile ha voluto ulteriormente illuminarci, accendendo il riflettore elettrico, s\u00ec che ogni pi\u00f9 piccola superficie del dipinto \u00e8 stata rischiarata perfettamente, in tutta la brillantezza dei suoi colori.<\/p>\n<p>\u00c8 sempre una storia che affascina, quella di San Giorgio; forse per la sua somiglianza con il mito di Perseo e Andromeda; o forse per quel&#8217;aura gentile, cavalleresca, che avvolge la figura dell&#8217;intrepido guerriero di Cristo, pronto a misurarsi, senza alcuna esitazione, per salvare la vita alla bella principessa, con una belva di enormi dimensioni e dal fiato mortifero (anche se il nostro Francesco da Milano l&#8217;ha raffigurato, in verit\u00e0, non troppo temibile all&#8217;aspetto, n\u00e9 alle misure: ed \u00e8 l&#8217;unica pecca del pregevole dipinto); sta di fatto che \u00e8 impossibile accostarsi a un&#8217;opera come questa, senza fremere d&#8217;entusiasmo e di partecipazione.<\/p>\n<p>Ci risuonano alla memoria le parole del vescovo Jacopo da Varazze, nella sua famosissima opera <em>Legenda aurea<\/em>, un vero <em>best-seller<\/em> del Medioevo:<\/p>\n<p><em>&#8230; Allora la figlia, gettandosi ai piedi del padre, gli chiese la sua benedizione e dopo che il padre l&#8217;ebbe benedetta e teneramente abbracciata, essa se ne and\u00f2 verso lo stagno dove stava il mostro. Giorgio che la incontr\u00f2 piangente per via, le domand\u00f2 dove andasse e perch\u00e9 piangesse; essa rispose: &#8211; Salve, giovane; affrettati a montare a cavallo ed a fuggire, perch\u00e9 non abbia a morire con me.<\/em><\/p>\n<p><em>Giorgio le disse: &#8211; Non temere e fammi sapere cosa stai aspettando qui e perch\u00e9 tutto il popolo sta a guardarti.<\/em><\/p>\n<p><em>E la giovane gli rispose: &#8211; Vedo che hai un cuore nobile e grande, ma ti dico di affrettarti a partire. &#8212; Giorgio replic\u00f2: &#8211; Non andr\u00f2 via fino a che non mi avrai risposto.<\/em><\/p>\n<p><em>La donna allora gli disse ci\u00f2 che attendeva e Giorgio le disse: &#8211; Non temere. Io ti dar\u00f2 aiuto nel nome del Signore Ges\u00f9 Cristo.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Forte cavaliere, gli disse la donna, non sfidar la morte al mio fianco, perch\u00e9 basta che io sola perisca, giacch\u00e9 non potrai n\u00e9 aiutarmi n\u00e9 liberarmi, anzi troveresti la morte con me.<\/em><\/p>\n<p><em>In quell&#8217;istante usc\u00ec il mostro dall&#8217;acqua. Perci\u00f2 la vergine tutta tremante disse: &#8211; Fuggi all&#8217;istante, cavaliere.<\/em><\/p>\n<p><em>Per tutta risposta Giorgio sal\u00ec sul cavallo, si fece il segno della croce e si slanci\u00f2 contro il mostro, raccomandandosi a Ges\u00f9 Cristo&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Che cosa c&#8217;\u00e8: sembra troppo una fiaba della nonna, per essere vera? Certo che sembra una fiaba; questo, per\u00f2, non le toglie seriet\u00e0, n\u00e9 verit\u00e0. Il Male \u00e8 comunque un mostro spaventosa, che minaccia di divorare le anime; e San Giorgio rappresenta il cavaliere senza paura, che, forte della sua fede in Dio, non teme di affrontare il cimento, perch\u00e9 sa di non essere solo.<\/p>\n<p>Tornando fuori, nella luce del pieno sole, non si pu\u00f2 non restare abbagliati e rapiti dalla bellezza del paesaggio, che fonde insieme la dolcezza e la maestosit\u00e0. Bench\u00e9 siamo a meno di 400 metri d&#8217;altezza, par gi\u00e0 di essere molto pi\u00f9 in alto; l&#8217;aria \u00e8 pura e frizzante, e, intorno, ovunque si volge lo sguardo, boschi fittissimi e monti verdeggianti; di fronte, sul fianco del monte, ma pi\u00f9 in alto, si staglia nitida una chiesetta letteralmente incastonata nel verde, la chiesa di San Daniele, dalla quale (dicono) la vista spazia libera fino al mare &#8212; l&#8217;Adriatico, vogliamo dire &#8212; lontano da qui, in linea d&#8217;aria, almeno un centinaio di chilometri&#8230;<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 fare a meno di sostare, di ammirare in silenzio, di lasciarsi invadere l&#8217;anima dalla dolcezza struggente e tuttavia severa di questa natura possente, che sa di fresco e di resina, sotto questo cielo infinito senza nuvole, davanti all&#8217;arco di cerchio dell&#8217;orizzonte, in pianura, che sembra perdersi chi sa dove, e intanto va come delineando un immenso scenario di teatro, una quinta grandiosa, fatta apposta per offrire sensazioni irripetibili di pace e di serenit\u00e0. Uno spirito contemplativo potrebbe rimanere qui, estasiato, senza parlare, senza fare un gesto, per ore ed ore; quand&#8217;ecco, improvviso un pensiero ci attraversa la mente e rompe l&#8217;incantesimo: anche quass\u00f9 \u00e8 passata la violenza degli uomini, e nella maniera pi\u00f9 atroce. Lass\u00f9, nel profondo della terra, giacciono ancora dei poveri resti, o quel poco che rimane di loro, senza una degna sepoltura, senza un nome, senza un ricordo. Mani assassine legarono i polsi ai prigionieri con del filo di ferro, poi li gettarono in una profondissima cavit\u00e0 naturale, chiamata il Bus de la Lum (<em>il Buco della Luce<\/em>: e mai nome fu pi\u00f9 inadatto, per descrivere un inghiottitoio carsico che pare la bocca dell&#8217;inferno, anche se collocato al centro di un bosco ombroso d&#8217;incredibile venust\u00e0).<\/p>\n<p>Erano tempi tremendi, tempi di guerra civile. La ferocia degli uomini aveva portato fin lass\u00f9, nel fitto della foresta sovrastante, tutte le crudelt\u00e0 e tutte le ingiustizie di un barbaro conflitto, nel quale, dicendo di servire grandi ideali, da entrambe le parti si uccideva e si torturava il nemico con una efferatezza addirittura satanica. Poi la guerra fin\u00ec, e anche in questi luoghi stupendi e solitari, finalmente, ritorn\u00f2 il silenzio; ma il ricordo delle vittime oscure, rimaste insepolte, aleggiava ancora come una nuvola cupa su un cielo sereno. La parte uscita vittoriosa si accaparr\u00f2 i libri di storia e raccont\u00f2 quelle vicende come volle, senza contraddittorio, ricoperta di lodi; quelli che sapevano, tacevano, perch\u00e9 spaventati dai fatti tremendi che erano accaduti, anche dopo la conclusione ufficiale delle ostilit\u00e0. Cos\u00ec, gli assassini divennero eroi, ed una mitologia alla rovescia fu coltivata con zelo, per anni, per decenni: impossibile contestarla, impossibile non crederla vera. Solamente dopo pi\u00f9 di mezzo secolo &#8211; quando alcuni giudici, per la verit\u00e0, gi\u00e0 da tempo si erano mossi e avevano avviato indagini, rimaste per\u00f2 relegate in una cerchia ristretta -, si cominci\u00f2 a rompere il muro di omert\u00e0, e la verit\u00e0 cominci\u00f2 a tornar fuori dalle tenebre fitte.<\/p>\n<p>Furono organizzate spedizioni speleologiche, si recuperarono centinaia di cadaveri: almeno mezzo migliaio, secondo le stime pi\u00f9 attendibili, furono i disgraziati gettati in quell&#8217;orrido abisso, senza processo, senza testimoni fuor che gli aguzzini, forse ancora vivi, condannati a una fine atroce, con le ossa spezzate, in mezzo a mucchi di cadaveri. Erano militari tedeschi e repubblicani, e anche parecchi civili: non meno di cento. Quelli che furono recuperati, adesso riposano nei cimiteri della zona, specialmente a Caneva, in territorio friulano. Da ultimo, venne innalzata una grande croce e venne posta una lapide, che, senza commenti, senza polemiche, ricorda quella tragedia e le vittime senza nome che la guerra civile, come una divinit\u00e0 crudele, richiese per placare la sua sete di sangue. Chiss\u00e0, forse ora lo sdegno di quelle anime di morti insepolti \u00e8 stato un poco placato; forse, adesso, anche gli spiriti della montagna sono pi\u00f9 sereni. Nessuno ormai cercava la vendetta, e forse neppure giustizia &#8211; troppo tempo \u00e8 passato, per quella degli uomini; solo la giustizia divina non cade in prescrizione &#8212; ma una sia pur tenue fiammella di verit\u00e0. \u00c8 cosa troppo iniqua che quanti si sono lordati le mani con violenze inaudite, abbiano poi campo libero nello scrivere la storia a modo loro, assolvendosi da ogni responsabilit\u00e0, nascondendo i fatti e gettando ogni colpa sui vinti. A causa di ci\u00f2, si poteva dire che la guerra civile non era mai finita; solo ora, forse, lo \u00e8.<\/p>\n<p>E cos\u00ec ci vien da pensare che San Giorgio, dopotutto, qui, in questa chiesa d&#8217;un paesino di mezza montagna, quasi smarrita nella vastit\u00e0 dei boschi, \u00e8 pi\u00f9 che mai appropriata, pi\u00f9 che mai adatta a ricordarci una grande, perenne verit\u00e0: che il Male \u00e8 sempre in agguato, e ciascuno di noi, come San Giorgio, \u00e8 chiamato ad affrontarlo, quando lo incontra, respingendo la tentazione del quieto vivere, della vilt\u00e0, della fuga. Il drago va affrontato, non per una vana esibizione di coraggio, ma per salvare la bellissima fanciulla che versa in un pericolo mortale. Quella fanciulla, quella nobile principessa, \u00e8 la nostra stessa anima. Se fuggiremo, non avremo mai pi\u00f9 il coraggio di guardarla a testa alta; dovremo abbassarla per vergogna. \u00c8 tragico vivere con la fronte china, senza l&#8217;ardire di guardar se stessi faccia a faccia. Pure, \u00e8 il destino di molti. Se vogliamo evitare una simile sventura, non ci resta che imitare il valoroso Giorgio, cavaliere di Cappadocia, e dire: <em>Signore Ges\u00f9, aiutaci<\/em>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella chiara luce d&#8217;un limpidissimo mattino di fine estate, la strada si arrampica veloce lungo il fianco della montagna che conduce alla grande foresta di abeti<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30177,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[27],"tags":[245],"class_list":["post-28560","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-poesia","tag-santi"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-poesia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28560","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28560"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28560\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30177"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28560"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28560"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28560"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}