{"id":28554,"date":"2010-10-20T01:35:00","date_gmt":"2010-10-20T01:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/10\/20\/coincidentia-oppositorum-nella-polemica-antiborghese-fascista-e-comunista\/"},"modified":"2010-10-20T01:35:00","modified_gmt":"2010-10-20T01:35:00","slug":"coincidentia-oppositorum-nella-polemica-antiborghese-fascista-e-comunista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/10\/20\/coincidentia-oppositorum-nella-polemica-antiborghese-fascista-e-comunista\/","title":{"rendered":"\u00abCoincidentia oppositorum\u00bb nella polemica antiborghese fascista e comunista"},"content":{"rendered":"<p>La cultura politica nata dalla Vulgata democratico-resistenziale vorrebbe far credere che lo spirito antiborghese fosse una caratteristica precipua ed esclusiva della sinistra e, in particolare, del marxismo-leninismo.<\/p>\n<p>Il fascismo viene presentato, sempre e immancabilmente, come un mero strumento nelle mani delle classi reazionarie, brandito a difesa dei loro esclusivi ed egoistici interessi, contro le masse sfruttate dei lavoratori.<\/p>\n<p>Che si tratti di una mitologia faziosa e strumentale, ormai \u00e8 difficile tenerlo nascosto; cos\u00ec come \u00e8 difficile continuare a giocare sulla confusione tra fascismo come movimento, fascismo come ideologia e fascismo come regime; pure, la storia di quel periodo continua ad essere insegnata nelle scuole, e trattata nei saggi di carattere divulgativo, esattamente come prima.<\/p>\n<p>Se, poi, ci si imbatte per forza di cose in dati di fatto oggettivi, quali il Manifesto di Verona della Repubblica Sociale, che mostrano quanto radicata fosse la dimensione sociale del fascismo e come venti anni di regime di compromesso con la borghesia e con le sue istituzioni non fossero riusciti a cancellarla, facendola anzi riemergere con forza proprio alla vigilia della fine, gli storici della Vulgata se la cavano osservando che si trattava solo di demagogia di bassa lega da parte di un regime &#8211; quello di Sal\u00f2 &#8211; ormai disperato e agonizzante.<\/p>\n<p>Neppure la circostanza che il colpo di Stato del 25 luglio1943 abbia avuto luogo nell&#8217;imminenza della socializzazione della grande industria, ormai decisa da Mussolini, d&#8217;accordo con Cianetti, fa sorgere qualche sia pur piccolo dubbio nei sostenitori del Pensiero Unico liberaldemocratico; e men che meno la fretta brutale con la quale il dittatore venne poi tolto di mezzo, il 28 aprile 1945, prima che un regolare processo potesse far emergere una differente versione del ruolo svolto dalla grande borghesia italiana nel Ventennio: ruolo che essa riusc\u00ec ad occultare, rifacendosi una verginit\u00e0 &quot;resistenziale&quot; per mezzo dei generosi donativi versati, all&#8217;ultima ora, alle unit\u00e0 partigiane nel 1944-45.<\/p>\n<p>\u00c8 vero, semmai, che gli aspetti rivoluzionari, antiborghesi e repubblicani esistevano sin dall&#8217;inizio nel fascismo come movimento: a Piazza San Sepolcro, Mussolini non aveva esitato ad affermare che il popolo aveva fatto la guerra, la borghesia no; per cui, ora, era giusto che fosse lei a pagare. Quegli elementi facevano anche parte, sia pure confusamente, della ideologia fascista; ma tutte le ideologie rivoluzionarie, allora, erano confuse: basti pensare all&#8217;esperienza dei Legionari di D&#8217;Annunzio a Fiume, in cui erano presenti uomini di ogni tendenza, dai nazionalisti estremisti, ai sindacalisti rivoluzionari e agli anarchici; esperienza che avrebbe trovato il proprio suggello ideologico nella Carta del Quarnaro.<\/p>\n<p>Durante il Ventennio, e specialmente dopo il compromesso con la Monarchia e con la Chiesa cattolica, gli aspetti pi\u00f9 esplicitamente antiborghesi erano stati messi in sordina; talch\u00e9 molti ebbero l&#8217;impressione &#8211; non del tutto esatta &#8211; che il fascismo avesse stipulato una alleanza organica con la borghesia agraria, industriale e finanziaria.<\/p>\n<p>Ma la contraddizione tra il fascismo sociale e il fascismo conservatore esisteva e non scomparve mai del tutto, neanche negli anni della &quot;normalizzazione&quot; borghese; la tennero viva alcuni intellettuali ed anche taluni &quot;ras&quot;, anche se prevalentemente nell&#8217;ambito del dibattito culturale, specialmente all&#8217;ombra del ministro Giuseppe Bottai e di riviste come \u00abCritica fascista\u00bb (fondata sin dal 1923); nonch\u00e9 giornalisti e polemisti che muovevano da posizioni fra loro assai diverse, ma che si suole accomunare nella generica espressione &quot;fascismo di sinistra&quot;.<\/p>\n<p>Fu la dichiarazione di guerra alla Francia e all&#8217;Inghilterra, il 10 giugno del 1940, a portare prepotentemente a galla quella contraddizione e a far s\u00ec che tutti i nodi irrisolti del fascismo come regime venissero bruscamente al pettine. In una guerra contro le potenze plutocratiche dell&#8217;Occidente, non c&#8217;era pi\u00f9 spazio per le ambiguit\u00e0: si trattava di mobilitare una nazione proletaria contro la borghesia internazionale e quindi, indirettamente, anche contro la borghesia di casa propria.<\/p>\n<p>Si sa come reag\u00ec la borghesia italiana a questa sfida: quella stessa borghesia che aveva vissuto nella bambagia durante l&#8217;intero ventennio, con gli scioperi aboliti, il costo del lavoro tenuto molto basso, le organizzazioni sindacali autonome distrutte e una politica protezionista che aveva favorito la produzione nostrana, nel tempo stesso in cui le grandi commesse statali le offrivano un mercato assolutamente sicuro e praticamente in regime di monopolio.<\/p>\n<p>Durante il ventennio, quando Mussolini visitava le fabbriche e proclamava che i tempi in cui l&#8217;operaio poteva essere costretto a lavorare in condizioni disumane entro locali malsani, erano finiti per sempre e non facevano parte del pensiero fascista, gli industriali lo avevano lasciato dire, convinti che le parole non hanno mai fatto male a nessuno. Ma quando, nell&#8217;estate del 1943, si resero conto che dalle parole si stava per passare ai fatti, mediante la socializzazione delle grandi aziende, allora decisero di agire senza perdere altro tempo.<\/p>\n<p>Fra le due date, il 10 giugno 1940 e il 25 luglio 1943, la borghesia italiana consum\u00f2 un tradimento strisciante, silenzioso, fatto di ritardi nella produzione molto simili al sabotaggio e, in certi casi, di vera e propria intelligenza col nemico: del resto, la borghesia italiana era tradizionalmente anglofila e molti uomini d&#8217;affari, molti diplomatici e ammiragli erano sposati con donne inglesi e vedevano nella borghesia britannica il grande modello da imitare.<\/p>\n<p>Mussolini, senza dubbio, da uomo intelligente qual&#8217;era, si rese conto della difficolt\u00e0, per non dire dalla impossibilit\u00e0, di mobilitare tutto il potenziale nazionale in una guerra contro l&#8217;Inghilterra (e, poi, gli Stati Uniti; oltre che contro l&#8217;Unione Sovietica), facendo appello ad una borghesia che sentiva i propri interessi come vicini a quelli del nemico, anzi, legati indissolubilmente a quelli del nemico.<\/p>\n<p>Del resto, la situazione in cui venne a trovarsi il regime non era prevista. Mussolini, prendendo la decisione, pressoch\u00e9 da solo, di entrare in guerra, aveva fatto conto su un conflitto ormai brevissimo, e su una partecipazione italiana quasi simbolica: giusto il minimo indispensabile per poter sedere al tavolo del vincitore e non dover subire le rappresaglie di Hitler, qualora l&#8217;Italia avesse mantenuto la neutralit\u00e0 sino all&#8217;ultimo.<\/p>\n<p>In una guerra di poche settimane o, al massimo, di qualche mese, non solo le magre risorse belliche del Paese non sarebbero venute allo scoperto, ma non sarebbe stato necessario fare la sconsigliabile prova di quanto la borghesia italiana fosse fedele al regime, nelle mutate condizioni internazionali. Fu il dramma, non previsto (e, a onor del vero, previsto da pochissimi, nella tarda primavera del 1940) della guerra lunga, dei primi rovesci e delle sempre pi\u00f9 incerte prospettive di vittoria, a rompere definitivamente l&#8217;equilibrio interno della societ\u00e0 italiana e a spingere la borghesia su posizioni apertamente antifasciste, decidendola a consumare quel divorzio col regime che, diversamente, forse non vi sarebbe stato.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 affermare che, da sempre, le classi dominanti italiane hanno mostrato la tendenza a separare le proprie sorti da quelle dei regimi che pure le hanno favorite, quando le cose si mettono male e quando appare loro una ragionevole possibilit\u00e0 di sopravvivere a dei cambiamenti politici e sociali anche piuttosto radicali. Se il paragone non sembra eccessivamente ardito, si pu\u00f2 notare, ad esempio, che cos\u00ec avvenne nel V secolo dopo Cristo, allorch\u00e9 il Senato decise di abbandonare al suo destino l&#8217;Impero di Occidente, in cambio della conservazione di buona parte dei propri latifondi (solo un terzo delle terre dovette essere ceduta ai &quot;barbari&quot; di Odoacre).<\/p>\n<p>Gli esponenti del fascismo di sinistra, antiborghesi per cultura e per vocazione, si erano resi conto che il tradimento della borghesia italiana nei confronti non solo del regime, ma del Paese (ch\u00e9 di questo si trattava), era nell&#8217;aria fin dal giugno del 1940: perch\u00e9 era l&#8217;Italia come nazione ad essere impegnata in una lotta per la vita e per la morte; e, come dicono gli Inglesi, \u00abright or wrong, it&#8217;s my Country\u00bb. E che quel tradimento vi sia stato, lo prova l&#8217;obbrobrioso articolo del Trattato di pace di Parigi, che impose al governo italiano di non perseguire quei suoi cittadini i quali, fin dal 10 giugno 1940 (e non dall&#8217;8 settembre 1943), si erano adoperati per la sconfitta della loro Patria.<\/p>\n<p>I fascisti di sinistra, dicevamo, si erano resi conto di ci\u00f2 ed avevano accentuato la polemica antiborghese, iniziata fin dagli anni &#8217;30, portandola avanti con la massima energia: tale fu la lezione, non solo intellettuale ma anche etica e umana, di uomini come Berto Ricci, che volle andare al fronte (ove trov\u00f2 la morte) per combattere contro gli Inglesi e per ribadire le ragioni morali della guerra contro le plutocrazie.<\/p>\n<p>Le forze della Resistenza, invece, non capirono tutte le implicazioni della posta in gioco, n\u00e9 lo capirono gli uomini politici democratici nell&#8217;immediato dopoguerra: l&#8217;Italia aveva giocato una grossa partita sulla scena mondiale e, perdendola, aveva mancato l&#8217;occasione storica di ritagliarsi un ruolo da protagonista. Insieme ad esso, aveva anche dovuto rinunciare a costruirsi una posizione di effettiva sovranit\u00e0 e indipendenza, vale a dire a completare l&#8217;opera del Risorgimento.<\/p>\n<p>In un certo senso, si pu\u00f2 dire (senza con ci\u00f2 essere tacciati di essere nostalgici del fascismo) che molti dei problemi economici, sociali e politici italiani dal 1945 ad oggi sono la diretta conseguenza di quella sconfitta e del conseguente infeudamento della borghesia nazionale alla borghesia anglosassone, dalla quale tuttora dipende e alla quale servilmente obbedisce, sia nelle questioni interne (dalla vicenda dell&#8217;Agip con la morte &quot;misteriosa&quot; di Enrico Mattei, fino alle pagine pi\u00f9 oscure degli &quot;anni di piombo&quot;), sia in quelle internazionali (come per l&#8217;Iraq, per l&#8217;Afghanistan o per la politica di prona sudditanza nei confronti di Israele).<\/p>\n<p>I fascisti di sinistra, dunque, avevano visto chiaro nel gioco della borghesia italiana, fin dal giugno 1940, se non prima ancora: come si sarebbe comportata la borghesia italiana, qualora la guerra di Abissinia avesse portato ad uno scontro con la Gran Bretagna sin dal 1935 o dal 1936, e senza l&#8217;alleato tedesco al proprio fianco?<\/p>\n<p>Tra di essi, spicca il nome di Salvatore Gatto, vicesegretario nazionale dei Guf (Gruppo Universitario Fascista), che, insieme a Berto Ricci e a Roberto Pavese, fu uno dei pi\u00f9 coerenti e intransigenti uomini di punta della campagna propagandistica antiborghese che, a partire dal 1939, si scaten\u00f2 sulle pagine di \u00abCritica Fascista\u00bb e di altri organi di stampa, di tendenza pi\u00f9 o meno esplicitamente &quot;sociale&quot;.<\/p>\n<p>Ecco, dunque, estrapolando qua e l\u00e0, alcuni passaggi di Salvatore Gatto nel suo breve, graffiante, spietato saggio \u00abIl borghese\u00bb, che, pubblicato nel 1941 (anno XIX dell&#8217;era fascista) nei \u00abQuaderni di Mistica fascista\u00bb:<\/p>\n<p>\u00abIl borghese \u00e8 pentito d&#8217;essere nato. Su lui incombe, veramente come un marchio, il peccato originale. Egli porta su di s\u00e9 la colpa di vivere. Comincia con il maledire la sua nascita: non sa perch\u00e9 sia nato. Ignora quale scopo abbia la sua vita.<\/p>\n<p>Il borghese vive alla giornata.<\/p>\n<p>La strada \u00e8 tutta percorsa per lui prima che parta. Egli \u00e8 rimasto fango: l&#8217;alito dell&#8217;anima non lo ha toccato e non lo ha fatto uomo. \u00c8 rimasto in fondo all&#8217;abisso; pigro, indolente, accecato, non vede la luce che sta sopra e oltre.<\/p>\n<p>La vita del borghese \u00e8 in archivio, agli atti.<\/p>\n<p>Il borghese nasce per quietamente vivere e quietamente morire. Con la sua nascita non ride il mondo e non ridono le cose, Chi gli ha dato la vita stessa pensa gi\u00e0 al peso, alle rinunce che comporta, al prezzo che costa.<\/p>\n<p>Il borghese nasce maledetto: la ristrettezza diventa la sua ragione di vita; non pu\u00f2 concepire pi\u00f9 alcunch\u00e9 di illimitato e di eterno. Nasce con la palla di piombo al piede. [p.25]<\/p>\n<p>La famiglia del borghese \u00e8 cementata dal quieto vivere e dall&#8217;interesse: non dall&#8217;amore e dalla stima. Tutto a casa costa meno che fuori.<\/p>\n<p>Il borghese ha la gonna. \u00c8 un casalingo. \u00c8 sempre dominato e comandato da una donna quando ce l&#8217;ha. La moglie del borghese \u00e8 saccente e imperiosa. [p. 29]<\/p>\n<p>Il borghese si adatta. Nessun animale \u00e8 pi\u00f9 domestico e pi\u00f9 addomesticabile del borghese. Per lui l&#8217;adattamento \u00e8 lo spirito di conservazione. Egli \u00e8 l&#8217;empirico puro: accetta lo stato di fatto bruto e non si pone dei perch\u00e9. [p. 35]<\/p>\n<p>Il borghese \u00e8 un malinconico. Si considera un defraudato. Ha sempre qualcosa da criticare, ha sempre da borbottare, da frignare. Niente lo contenta. \u00c8 sempre insoddisfatto di tutto, di ci\u00f2 che lo interessa e di ci\u00f2 che non lo interessa, di quello che conosce e di quello che non conosce: fa sempre le sue riserve, per principio. \u00c8 lo scontentone.<\/p>\n<p>La diffidenza e l&#8217;indifferenza sono il suo abito. [p. 39]<\/p>\n<p>Il borghese \u00e8 una somma di abitudini. L&#8217;abitudine \u00e8 la sua legge suprema: vince anche la legge scritta.<\/p>\n<p>Disprezza le abitudini degli altri: soltanto le sue sono le vere, le essenziali, le eterne.<\/p>\n<p>Le abitudini al borghese non costano alcuno sforzo morale o intellettuale: egli vi si adagia. Non si domanda mai perch\u00e9 esistano, chi le ha poste e quando sono nate. [p. 43]<\/p>\n<p>Il borghese \u00e8 pieno di bisogni materiali. \u00c8 per questo uno schiavo e il bisogno \u00e8 il suo re. Egli ha appetito; ha gli appetiti. \u00c8 un egoista: esiste soltanto lui con i suoi desideri. [p. 45]<\/p>\n<p>Il borghese \u00e8 per il piacere fisico, per la soddisfazione sempre pi\u00f9 alta dei suoi bisogni materiali, e per questo insegue sempre il denaro. \u00c8 in genere materialmente un soddisfatto. [p. 47]<\/p>\n<p>L&#8217;interesse per il borghese non \u00e8 una parte della vita: \u00e8 tutta la vita. L&#8217;interesse per lui \u00e8 una legge di natura. [p. 49<\/p>\n<p>]Il borghese ha desiderio di guadagnare e di arricchire. Non \u00e8 per il guadagno turbinoso: \u00e8 per l&#8217;utile calmo, per quello che gli garantisce anche il di l\u00e0 del comodo.<\/p>\n<p>Il Dio del borghese \u00e8 il denaro. Il denaro \u00e8 per lui la ragione e il fine di ogni cosa, materiale e immateriale. \u00c8 la misura del mondo. [p. 51]<\/p>\n<p>Il borghese non pu\u00f2 essere altruista. Non vede al di l\u00e0 della propria pancia: \u00e8 egocentrista. Non fa niente per niente. [p. 55]<\/p>\n<p>Il borghese non ha amicizie. L&#8217;amicizia \u00e8 un moto dell&#8217;animo e il borghese \u00e8 insensibile.<\/p>\n<p>Egli \u00e8 l&#8217;amico di se stesso, non pu\u00f2 amare atri pi\u00f9 di se stesso. Ha l&#8217;amicizia delle sue abitudini.<\/p>\n<p>I suoi amici sono le cose, mai gli uomini. [p. 57]<\/p>\n<p>L&#8217;anima per il borghese non esiste.<\/p>\n<p>Il problema dell&#8217;immortalit\u00e0 dell&#8217;anima per lui non ha alcun valore. Il borghese non pu\u00f2 credervi. \u00c8 contro la sua natura.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 che non pu\u00f2 vedere e non pu\u00f2 toccare \u00e8 il nulla. Il sentimento \u00e8 per il borghese una anomalia, una deviazione. Egli non sa che il sentimento costruisce, dove la ragione distrugge. La filosofia, anche come elementare spiegazione delle cose, lo scoccia prima che interessarlo. [p. 63]<\/p>\n<p>Il borghese non ha un ideale. Non pu\u00f2 essere n\u00e9 eroe, n\u00e9 santo. Egli \u00e8 un metodo. [p. 65]<\/p>\n<p>Il borghese pu\u00f2 avere dell&#8217;ingegno, raramente dell&#8217;intelligenza. [p. 67]<\/p>\n<p>Il borghese ama l&#8217;apparenza. Vuole soltanto apparire e non essere: l&#8217;essere \u00e8 impegnativo, l&#8217;apparire \u00e8 cangiante.<\/p>\n<p>Per sua tranquillit\u00e0 ha bisogno di sentirsi vario, liquido, duttile, malleabile, adattabile. Non ha amor proprio. \u00c8 viscido, gesuitico.<\/p>\n<p>Non ha e non pu\u00f2 avere carattere. La fermezza non \u00e8 di sua natura. La sua spina dorsale \u00e8 do gomma elastica. L&#8217;austerit\u00e0 e la dignit\u00e0 non sono il suo pane quotidiano: \u00e8 un versi pelle. [p. 69]<\/p>\n<p>Il borghese \u00e8 adulatore per il tempo indispensabile a raggiungere e a ottenere quanto desidera. Egli non loda alcuno. [p. 71]<\/p>\n<p>Il coraggio non \u00e8 del borghese. Il borghese non osa mai. Non vede pi\u00f9 in l\u00e0 del suo naso, non fa mai il passo pi\u00f9 lungo della gamba. Non crede nel successo. [p. 79]<\/p>\n<p>Il borghese \u00e8 nemico del lavoro. \u00c8 indolente, infingardo, vive immerso nelle sue abitudini. [&#8230;]<\/p>\n<p>Il sudore fa schifo al borghese. Egli disprezza il lavoro manuale: casomai \u00e8 per le contemplative fatiche della mente. L&#8217;ebreo \u00e8 in genere un borghese: non vi sono ebrei che vivono con il sudore della fronte. [p. 83]<\/p>\n<p>Il borghese \u00e8 segretamente un affarista, perch\u00e9 l&#8217;affarismo conduce al denaro: egli vuol possedere.<\/p>\n<p>E se l&#8217;affarismo non vuol scrupoli o rimorsi di coscienza, il borghese dice che chi ha scrupoli e casi do coscienza \u00e8 un fesso, che non sa vivere e che avr\u00e0 tempo di pentirsi della sua onest\u00e0. [p. 85]<\/p>\n<p>Quando il borghese \u00e8 industriale o commerciante, la sua industria od il suo commercio sono basati sulla fregatura. Quando frega il cliente si frega le mani.<\/p>\n<p>Se \u00e8 capitalista concepisce il lavoro come merce e l&#8217;operaio un pezzo della macchina: spesso anche di meno.<\/p>\n<p>Ha di regola il denaro in banca, di preferenza nelle banche garantite dallo Stato: non vuole scherzi. [p. 87]<\/p>\n<p>Il borghese \u00e8 contro la guerra. Non ama il rischio e il pericolo. Il destino degli uomini non \u00e8 per lui la lotta e nella lotta.<\/p>\n<p>La vita eroica per lui non ha senso.<\/p>\n<p>\u00c8 un imboscato. [P. 91]<\/p>\n<p>Il borghese non ha patria. Nasce per uno strano caso con una patria. La sua patria \u00e8 la pancia. Egli ha dei diritti non dei doveri. [p. 93]<\/p>\n<p>Il borghese non crede nella politica. Per lui \u00e8 un trucco, un inganno: egli ha scacciato la morale dalla politica, e per questo non capisce e non pu\u00f2 capire pi\u00f9 niente. Egli la considera un intrigo. [p. 95]<\/p>\n<p>Potremmo continuare, ma crediamo che basti.<\/p>\n<p>Dietro questa prosa greve, monotona, ossessiva, si colgono umori e orientamenti che presentano una certa quale aria di famiglia con il \u00abLibretto Rosso\u00bb di Mao Tze Tung e, prima ancora, con il \u00abManifesto del Partito Comunista\u00bb di Marx ed Engels.<\/p>\n<p>Del resto, si pu\u00f2 facilmente sentire che il borghese di cui parla, con tanta acredine, Salvatore Gatto, non \u00e8 il borghese in generale; non \u00e8, ad esempio, il borghese inglese o americano; ma \u00e8 il borghese italiano, con il suo amore per la vita comoda, la sua paura del rischio, la sua propensione a ricorrere all&#8217;appoggio dello Stato.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 anche capire che il borghese di cui parla non \u00e8 il membro di una classe sociale (che \u00e8, semmai, l&#8217;alta borghesia e non quella piccola o media), ma un carattere psicologico, una inclinazione, uno stato d&#8217;animo; quasi una categoria metafisica.<\/p>\n<p>\u00c8 comprensibile che, nel momento in cui il regime fascista si accingeva a lanciare il guanto della sfida al \u00abpopolo dei cinque pasti\u00bb e (come recitava un filmato cinematografico di propaganda relativo a Winston Churchill e alla Battaglia d&#8217;Inghilterra) al \u00abmostruoso egoismo\u00bb della City londinese, esso doveva mobilitare al massimo tutto ci\u00f2 che, nella societ\u00e0 e nella cultura italiana, era implicitamente o esplicitamente antiborghese, o suscettibile di divenire tale. Si trattava, per\u00f2, di un&#8217;operazione assai problematica, dopo che per vent&#8217;anni il fascismo aveva stretto un patto di ferro con gli agrari, con la grande industria e con l&#8217;alta finanza: vale a dire, proprio con quella detestata borghesia che adesso, a parole, esso voleva fustigare e additare al pubblico disprezzo, come tipico esempio di mentalit\u00e0 non patriottica e perfino poco nazionale.<\/p>\n<p>Infatti, date le premesse, si trattava di una operazione che presentasse una sia pur piccola probabilit\u00e0 di successo?<\/p>\n<p>In altri termini: dopo aver stipulato un accordo strategico con la grande borghesia ed aver fatto con essa solidi affari; dopo aver messo nel cassetto, per una serie di ragioni, la dimensione popolare e proletaria del fascismo: poteva ora il fascismo trascinare il Paese in guerra contro le massime potenze della borghesia mondiale, ed aspettarsi che la borghesia di casa propria lo seguisse in una tale svolta anticapitalistica e &quot;socialista&quot;?<\/p>\n<p>Rispondere a questa domanda, significherebbe rispondere anche a molte questioni relative alla storia dell&#8217;Italia nei decenni successivi, fino ai nostri giorni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cultura politica nata dalla Vulgata democratico-resistenziale vorrebbe far credere che lo spirito antiborghese fosse una caratteristica precipua ed esclusiva della sinistra e, in particolare, del<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[102,137],"class_list":["post-28554","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-benito-mussolini","tag-fascismo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28554","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28554"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28554\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28554"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28554"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28554"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}