{"id":28549,"date":"2017-06-21T01:56:00","date_gmt":"2017-06-21T01:56:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/06\/21\/salgari-un-europeo-tutto-dun-pezzo-che-non-amava-gli-stati-uniti-damerica\/"},"modified":"2017-06-21T01:56:00","modified_gmt":"2017-06-21T01:56:00","slug":"salgari-un-europeo-tutto-dun-pezzo-che-non-amava-gli-stati-uniti-damerica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/06\/21\/salgari-un-europeo-tutto-dun-pezzo-che-non-amava-gli-stati-uniti-damerica\/","title":{"rendered":"Salgari, un europeo tutto d\u2019un pezzo che non amava gli Stati Uniti d\u2019America"},"content":{"rendered":"<p>Ci eravamo chiesti, a suo tempo &#8212; e la domanda, lo sappiamo, non \u00e8 particolarmente originale &#8212; se Emilio Salgari fosse colonialista o anticolonialista; se il suo cuore battesse pi\u00f9 forte per i popoli oppressi o per i popoli che rappresentavano la &quot;civilt\u00e0&quot; (cfr. il nostro articolo: <em>Emilio Salgari \u00e8 modernista o antimoderno, colonialista anticolonialista?<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 22\/09\/2014, poi ripubblicato su <em>Il Corriere delle Regioni<\/em>). Non staremo qui a ripetere i concetti gi\u00e0 espressi a suo tempo. Una cosa, per\u00f2, \u00e8 certa: in un certo senso, la sua prospettiva di romanziere e d&#8217;intellettuale supera quella strettamente politica e ideologica; \u00e8 una prospettiva, la sua, ideale, o, se si preferisce, strettamente personale, che non cade mai nei trabocchetti del politicamente corretto (nei quali cadono in tanti, anche oggi!), ma segue, d&#8217;istinto, la causa pi\u00f9 nobile, nel senso squisitamente donchisciottesco della parola. La causa &quot;nobile&quot;, pertanto, pu\u00f2 essere quella dei pirati della Malesia, che lottano contro l&#8217;onnipotente colonialismo britannico, e pu\u00f2 essere quella degli Stati americani del Nord in lotta contro quelli del Sud, per difendere, com&#8217;egli crede, e come allora credevano quasi tutti, il principio della libert\u00e0 contro lo schiavismo; ma \u00e8 anche quella di una potenza occidentale pi\u00f9 debole di fronte a una pi\u00f9 forte, la quale dissimula i suoi veri intenti dietro la maschera ipocrita di ragioni &quot;ideali&quot; che sono, in realt\u00e0, del tutto strumentali.<\/p>\n<p>E questo \u00e8 quanto appare in occasione della guerra ispano-americana del 1898, che deve aver colpito molto la fantasia, e non solo la fantasia, del Nostro, sino ad apparirgli come la lotta di chi ha un ideale contro chi possiede solo la ricchezza e la forza: lo spirito contro la carne, o, addirittura (ma la citazione \u00e8 politicamente troppo scorretta, essendo di matrice fascista) il sangue contro l&#8217;oro e il lavoro contro il capitale. Non solo: egli, in quella circostanza, sente e pensa da vero europeo, da europeo tutto d&#8217;un pezzo, che vede nella politica statunitense una mostruosa avidit\u00e0, un egoismo sfacciato, e, soprattutto, una forza smisurata, ma senz&#8217;anima, la forza della macchina, che degenera nella brutalit\u00e0 pura e semplice, per mancanza di storia, di tradizioni, di civilt\u00e0; dando voce a un sentimento che, in quel momento, era assai forte sul nostro continente, ma che non si tradusse in alcun atto politico concreto, restando limitato alla sfera di una generica &quot;simpatia&quot; da parte della stampa e, quindi, dell&#8217;opinione pubblica, nei confronti della monarchia spagnola e contro la repubblica nordamericana. In effetti, qualcuno parl\u00f2 di concretizzare quella simpatia in un&#8217;azione politica e militare effettiva, ma non se ne fece nulla, forse anche per la rapidit\u00e0 con cui si svolsero le cose: il 23 aprile la Spagna dichiarava guerra agli Stati Uniti, ma gi\u00e0 il 12 agosto venne firmato l&#8217;armistizio, seguito, il 10 dicembre, dal trattato di pace di Parigi. Il cancelliere Bismarck osserv\u00f2, in quella occasione: <em>Gli Stati Uniti hanno la fortuna sfacciata che assiste gli incoscienti, i pazzi e gli ubriachi<\/em>.<\/p>\n<p>Non era scontato, comunque, che Salgari simpatizzasse per gli spagnoli e prendesse decisamente posizione contro gli americani. La Spagna era pur sempre una potenza coloniale, per giunta decrepita e inefficiente: dopo quattro secoli di dominio, non aveva saputo farsi amare dai cubani, n\u00e9 dai filippini, e lo scrittore veronese ben lo sapeva, dato che nel 1897 aveva pubblicato il romanzo <em>Le stragi delle Filippine<\/em>, in cui simpatizza per la causa della libert\u00e0 di quell&#8217;arcipelago. E dunque, cosa l&#8217;ha indotto a cambiare idea appena due anni dopo, quando, sempre per l&#8217;editore genovese Donath, esce <em>La capitana del &quot;Yucatan&quot;<\/em>, in cui narra le imprese d&#8217;una eroina spagnola, la nobile Dolores del Castillo, che arma una nave corsara per aiutare la sua patria nell&#8217;impari lotta contro la strapotente flotta americana? Per provare a rispondere a questa domanda, bisogna confrontarsi direttamente con il testo salariano e rileggersi specialmente il capitolo XXX di quest&#8217;ultimo romanzo, intitolato <em>Attraverso la flotta americana<\/em> (da: Emilio Salgari, <em>La Capitana del &quot;Yucatan&quot;<\/em>, Edizioni Paoline, 1973, sul testo del torinese Andrea Viglongo &amp; C., pp. 227-229):<\/p>\n<p><em>Durante l&#8217;ardito viaggio intrapreso dal &quot;Yucatan&quot; per forzare il blocco degli americani, nulla di veramente deciso era stato ancora intrapreso dalle poderose flotte partite dai porti degli Stati dell&#8217;Unione, contro le colonie spagnuole del Golfo del Messico.<\/em><\/p>\n<p><em>Da tre mesi la guerra era stata dichiarata fra le due potenze, ma, cosa davvero strana, all&#8217;infuori della distruzione della flotta spagnuola delle Filippine, una vittoria gi\u00e0 prevista e della quale non dovrebbero certamente andare alteri gli americani, nessun successo era stato ottenuto n\u00e9 da una parte, n\u00e9 dall&#8217;altra.<\/em><\/p>\n<p><em>Sampson, il famoso ammiraglio americano che si era proposto di ridurre tutti i porti di Cuba in un ammasso di fumanti rovine, se non si fossero prontamente resi, non aveva avuto alcuna fortuna fino ai primi di giugno. Aveva fatto grande spreco di munizioni, \u00e8 vero, aveva cannoneggiato a destra ed a manca fortini e cittadelle impotenti a resistergli, aveva tentato qualche sbarco; gran rumore, molto fumo e risultati negativi. La sua formidabile armata, una delle pi\u00f9 numerose, delle pi\u00f9 potenti del mondo, contro la quale la povera Spagna nulla avrebbe potuto intraprendere senza venire schiacciata, non possedendo una flotta capace di misurarsi con la rivale, non aveva raccolto nulla, assolutamente nulla, con grande meraviglia di tutte le nazioni marinaresche.<\/em><\/p>\n<p><em>Le sue imprese, gabellate per strepitose vittorie dalla ciarlatanesca stampa americana, si possono riassumere in poche righe.<\/em><\/p>\n<p><em>Il 24 aprile apre la campagna, sparando colpi contro il forte Morro che difende l&#8217;Avana, la capitale dell&#8217;isola, tenendosi per\u00f2 alla prudente distanza di 4.000 metri, per non esporsi ai cannoni Krupp di quel forte; il 27, mentre le cannoniere spagnuole e americane scambiano cannonate a Marinaio, il valoroso ammiraglio se la prende coi fortini della cittadella di mattanza,. Assolutamente incapaci di tenergli testa e per quarantacinque minuti li bombarda senza riuscire a distruggerli: il 29, la nave ammiraglia il &quot;New York&quot; spreca le sue munizioni contro le coste di Pinal del Rio, abbattendo un gran numero di alberi, scambiati forse per giganti spagnuoli.<\/em><\/p>\n<p><em>Il 2 maggio, il bombardati ore, geloso forse delle vittoria riportata da Dewey alle Filippine contro la vecchia malandata squadra spagnuola, corre a Key-West a rifornire la sua squadra di munizioni, poi manda gl&#8217;incrociatori a scambiare cannonate contro le cannoniere spagnuole di Cardenas, le quali, quantunque vecchie, mettono in fuga gli avversari.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;11, manda 4 navi a Cinfuegos per tentare uno sbarco. Sparano seicento colpi, mettono in acqua le scialuppe e queste ritornano a bordo pi\u00f9 che in fretta, respinte dal fuoco di moschetteria di poche compagnie di volontari spagnuoli.<\/em><\/p>\n<p><em>Finalmente il 12, il terribile bombardatore decide di far stupire il mondo. Con nove delle pi\u00f9 poderose corazzate, compare dinanzi a S. Juan, la capitale di Portorico ed apre un fuoco infernale lanciando granate da 12 pollici, ma i forti spagnuoli rispondono con pari vigore e l&#8217;obbligano a ritirarsi con qualche corazzata danneggiata; alla sera, la citt\u00e0 che gli americani dicevano distrutta per met\u00e0, si illumina a festa per l&#8217;insuccesso degli assalitori.<\/em><\/p>\n<p><em>Coda fare? Ritentare gli sbarchi. Ed il bravo ammiraglio manda infatti delle navi per mettere a terra truppe nella baia di Zoicotea e sulla spiaggia di Barres, senza frutto, mentre gl&#8217;incrociatori spagnuoli &quot;Conte Venancio&quot; e &quot;Nueva Espa\u00f1a&quot;, quantunque non protetto da corazzate, escono dall&#8217;Avana e fugano i vapori armati da guerra incaricati di bloccare la capitale dell&#8217;isola.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma ecco che si sparge la notizia che una squadra spagnuola ha attraversato l&#8217;Atlantico, senza che nessuno se ne fosse accorto e che \u00e8 comparsa presso le Piccole Antille. La guida Cervera, uno dei pi\u00f9 valenti ammiragli ed uno dei pi\u00f9 audaci. Tutti la credevano a Cadice, mentre si trovava gi\u00e0 in America. Sono poche navi montate da pochi animosi, impotenti assolutamente a sostenere l&#8217;urto della formidabile flotta americana quattro colte pi\u00f9 numerosa; ci\u00f2 per\u00f2 non impedisce che l&#8217;ammiraglio spagnuolo corra in aiuto di Cuba. Suo obiettivo era di portarsi all&#8217;Avana per rinforzare la difesa di quella capitale.<\/em><\/p>\n<p><em>Il bombardatore americano deve, con rincrescimento, sospendere le sue poco fortunate imprese e guardarsi da quel nemico che \u00e8 comparso improvvisamente nelle acque antillane. D&#8217;accordo col suo collega Schley, comandante della squadra volante, si mette in cerca degli audaci spagnuoli, giurando di distruggerli tutti, prima che scorgano le coste cubane.<\/em><\/p>\n<p><em>Disgraziatamente non era ancora all&#8217;Avana, meta del suo ardito viaggio. Un ritardo nel provvedersi di carbone lo costringe a fermarsi e la flotta americana lo blocca nel porto, cominciando il bombardamento dei forti.<\/em><\/p>\n<p>Quando scriveva il suo romanzo, la guerra era gi\u00e0 finita e gli americani si erano anche presi il lusso di inserirla nella loro ancor giovane mitologia nazionalista con l&#8217;appellativo di <em>splendid little war<\/em>, magnificando oltremodo le gesta dei <em>Rough Riders<\/em> e di Terry Roosevelt, minimizzando il valore mostrato dall&#8217;avversario a El Caney e San Juan Hill, e soprattutto le insormontabili difficolt\u00e0 logistiche che avevano impedito alla Spagna una valida difesa dei suoi lontani possedimenti, pur senza distoglierlo dalla scelta di conservare <em>l&#8217;onore senza la flotta<\/em>, piuttosto che <em>la flotta senza onore<\/em> (una scelta opposta a quella che far\u00e0 l&#8217;Italia, con la sua marina, l&#8217;8 settembre del 1943). Ma a Salgari non importa di apparire come l&#8217;ultimo paladino di una causa persa, anzi, rovescia l&#8217;ironia contro il vincitore quando paragona il bombardamento navale dell&#8217;ammiraglio Sampson a una strage d&#8217;alberi scambiati per giganti spagnoli. Ma di gigantesco c&#8217;\u00e8 solo il coraggio dell&#8217;ammiraglio Cervera e dei suoi marinai; e, naturalmente, quello della <em>se\u00f1orita<\/em> Dolores, la &quot;sua&quot; eroina.<\/p>\n<p>Resta da spiegare la simpatia di Salgari per i &quot;cattivi &quot; colonialisti spagnoli e la sua esplicita antipatia per gli <em>yankee<\/em>, i quali, almeno in apparenza, vengono (come sempre!) a portare la libert\u00e0: sia ai cubani che ai filippini (anche se questo ultimi non la vogliono da loro; e infatti ci vorranno anni di guerriglia nelle foreste e migliaia di morti americani, soprattutto per le micidiali malattie tropicali, come la febbre gialla). Non aveva forse parteggiato per gl&#8217;insorti antipsagnoli, ne <em>Le stragi delle Filippine<\/em>? Certo: ma, in quel caso, i pi\u00f9 deboli erano i filippini; in questo caso, invece, cio\u00e8 nel caso di Cuba e Portorico, i pi\u00f9 deboli sono gli spagnoli. Non solo. Per capire la sua posizione, bisogna tener conto della cinica campagna di stampa orchestrata dal gruppo giornalistico Hearst, per rendere la guerra inevitabile, quando ancora, teoricamente, non lo era; e soprattutto di quel fatale <em>Ricordatevi del &quot;Maine&quot;!<\/em>, la corazzata americana esplosa nel porto dell&#8217;Avana, senza che sia mai stata accertata una precisa responsabilit\u00e0 spagnola. Si rilegga la frase, carica di disprezzo: <em>Le sue imprese &#8212;<\/em> cio\u00e8 dell&#8217;ammiraglio Sampson &#8211; <em>gabellate per strepitose vittorie dalla ciarlatanesca stampa americana.<\/em> No, decisamente a Salgari non vanno gi\u00f9, quei boriosi <em>yankee<\/em> che fanno tanto i rodomonti contro un avversario palesemente pi\u00f9 debole; non gli piacciono a livello politico, cos\u00ec come non gli piacciono nella sua fantasia di scrittore. Se la Tigre della Malesia, per ipotesi, fosse pi\u00f9 forte dei sui nemici, si pu\u00f2 star certi che le simpatie del Nostro andrebbero a questi ultimi, come qui vanno agli spagnoli. A Salgari piace stare coi valorosi, non coi vincitori.<\/p>\n<p>E poi c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra cosa da tener presente. Salgari \u00e8 essenzialmente un individualista e, per certi aspetti, un anarchico, anche se un anarchico pieno di senso della giustizia. Egli non ragiona mai da &quot;politico&quot;, ma sempre e solo da uomo in mezzo ad altri uomini. In fondo, non \u00e8 tanto alla Spagna che vanno, nella guerra del 1898, le sue simpatie, ma ai singoli uomini e donne valorosi: all&#8217;ammiraglio Cervera, alla &quot;capitana&quot; Dolores. In tutti i suoi romanzi, il criterio delle simpatie e delle antipatie dello scrittore \u00e8 sempre un criterio individuale: quel che gl&#8217;interessa sono il coraggio, l&#8217;ardimento, la lealt\u00e0 dei singoli individui; e da questi, talvolta, le sue simpatie si estendono anche alla patria che essi difendono (in <em>Cartagine in fiamme<\/em>, ad esempio, le sue simpatie vanno ai cartaginesi che lottano con valore disperato per difendere la loro citt\u00e0, non ai romani). In fondo, Salgari \u00e8 pi\u00f9 di un romanziere cavalleresco, che riconosce sempre il valore del singolo combattente (meglio se costui si batte per una causa nobile e giusta, ma anche, talvolta, se la sua causa non \u00e8 del tutto nobile, n\u00e9 del tutto giusta); \u00e8 egli stesso l&#8217;ultimo cavaliere solitario. Come non ammirare il ritratto fiero, virile, che egli fa di Minnehah, la tremenda &quot;scotennatrice&quot; sioux, nel ciclo delle Praterie, anche se \u00e8 la &quot;cattiva&quot; di turno e finir\u00e0 abbattuta come un animale feroce? Dopotutto, ella voleva vendicare sua madre, uccisa e scotennata da un bianco. E, per Salgari, la famiglia \u00e8 sacra&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci eravamo chiesti, a suo tempo &#8212; e la domanda, lo sappiamo, non \u00e8 particolarmente originale &#8212; se Emilio Salgari fosse colonialista o anticolonialista; se il<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[254,256],"class_list":["post-28549","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-spagna","tag-stati-uniti-damerica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28549","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28549"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28549\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28549"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28549"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28549"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}