{"id":28544,"date":"2012-11-12T04:58:00","date_gmt":"2012-11-12T04:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/11\/12\/la-persona-saggia-e-colei-che-ha-imparato-a-liberarsi-di-se-stessa\/"},"modified":"2012-11-12T04:58:00","modified_gmt":"2012-11-12T04:58:00","slug":"la-persona-saggia-e-colei-che-ha-imparato-a-liberarsi-di-se-stessa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/11\/12\/la-persona-saggia-e-colei-che-ha-imparato-a-liberarsi-di-se-stessa\/","title":{"rendered":"La persona saggia \u00e8 colei che ha imparato a liberarsi di se stessa"},"content":{"rendered":"<p>La vita, talvolta, ci minaccia come un serpente velenoso che avvicina i suoi denti mortali alla nostra mano e sembra sul punto di morderci.<\/p>\n<p>Che cosa si deve fare, in simili casi, quando non possiamo ritrarre la mano, quando non esiste un luogo in cui rifugiarci, nel quale metterci a sufficiente distanza dal serpente velenoso? E ci\u00f2 accade abbastanza spesso: non siamo stati noi a metterci in situazioni difficili, angoscianti, dolorose: sono state esse a venirci a cercare, in un modo tale che non abbiamo potuto evitarle. E allora?<\/p>\n<p>Quelle sono precisamente le situazioni nelle quali viene in luce, se c&#8217;\u00e8, la nostra saggezza; e non \u00e8 cosa che si possa improvvisare. Richiede una lunga preparazione; altrimenti, saremo costretti ad imparare in fretta, sotto l&#8217;urgenza della necessit\u00e0: e la fretta non \u00e8 una buona consigliera. Meglio pensarci per tempo, dunque; meglio cercar di diventare delle persone sagge: perch\u00e9 le persone sagge possiedono l&#8217;antidoto contro il morso del serpente; anzi, possiedono il segreto per non aver bisogno di antidoti. Semplicemente, il morso del serpente velenoso, su di esse, non produce che effetti assai modesti, e, nel caso del vero saggio, non ne produce affatto.<\/p>\n<p>Ma come si fa a diventare saggi? Togliamoci dalla testa l&#8217;idea che il saggio sia una specie di superuomo: \u00e8 un uomo come gli altri, con pregi e difetti come gli altri, con punti di forza ed elementi di debolezza, proprio come chiunque altro. Possiede, per\u00f2, una risorsa fondamentale, che gli altri non hanno: ha imparato a vincere la tirannia dell&#8217;io, a liberarsi dall&#8217;illusione dell&#8217;io: ed \u00e8 questo che toglie al morso del serpente velenoso il suo effetto mortale.<\/p>\n<p>Il saggio pu\u00f2 essere morso, dunque, esattamente come chiunque altro: non passa la sua vita a esaminare le tracce su terreno, per evitare la presenza dei serpenti; se cos\u00ec fosse, tutta la sua vita si svolgerebbe sotto l&#8217;insegna della trepidazione e della paura; e nemmeno quello basterebbe: perch\u00e9 i serpenti, si sa, amano arrotolarsi con le spire sui rami degli alberi e poi, quando la vittima designata passa sotto di loro, si lasciano cadere su di essa, e in attimo l&#8217;hanno gi\u00e0 morsa. Chi potrebbe procedere tenendo d&#8217;occhio, contemporaneamente, il sentiero su cui cammina e le folte chiome degli alberi sopra di lui? Nessuno sguardo, del resto, \u00e8 talmente acuto da poter scrutare l&#8217;intrico della vegetazione, cos\u00ec da scorgere il pericolo del serpente in tempo utile per ritrarsi e schivarne l&#8217;attacco.<\/p>\n<p>No, il saggio non procede cos\u00ec: non tenta di evitare d&#8217;essere morso; fa in modo che il morso non sia mortale PER LUI: si rende immune al veleno del serpente. Il serpente \u00e8 la trappola dell&#8217;io, la trappola per cui ci identifichiamo con una parte del nostro essere, quella che sempre brama e sempre teme, quella che si agita senza posa per affermarsi, per possedere di pi\u00f9, per non perdere quello che gi\u00e0 possiede. \u00c8 il &quot;piccolo io&quot; dei buddhisti zen, l&#8217;ego della psicologia occidentale.<\/p>\n<p>A torto noi ci identifichiamo in esso, come se in noi non vi fosse altro che lui, come se lui fosse la totalit\u00e0 di noi. Invece \u00e8 solo una parte: la parte pi\u00f9 superficiale, quella esterna; e anche la pi\u00f9 volubile, la pi\u00f9 instabile, la pi\u00f9 capricciosa. Dobbiamo ribellarci alla sua tirannia, spezzare la sua pretesa egemonica. La sua forza deriva dalla nostra debolezza; e la nostra debolezza, dalla nostra illusione. Dissipata l&#8217;illusione, noi torniamo forti e lui impallidisce, si fa sempre pi\u00f9 piccolo, scompare. Restiamo noi: che non ci identifichiamo pi\u00f9 con l&#8217;io, ma che siamo come l&#8217;acqua del fiume che corre verso il mare: libera di assecondare la corrente e diretta verso il proprio fine.<\/p>\n<p>Il nostro fine \u00e8 l&#8217;Essere. Se vogliamo ritrovare la padronanza di noi stessi, dobbiamo ricordarci che non siamo degli atomi gettati qua e l\u00e0, a caso, in un universo caotico e insensato; non siamo dei piccoli &quot;io&quot; eternamente agitati dal timore e dalla brama: siamo frammenti di luce cosmica, scintille dello splendore divino, dal quale veniamo e al quale facciamo ritorno.<\/p>\n<p>Riportiamo, su questo tema, una pagina del francescano Ignacio Larra\u00f1aga (\u00abDalla sofferenza alla pace. Verso una liberazione interiore\u00bb; titolo originale: \u00abDel sufrimiento a la paz. Hacia una liberaci\u00f3n interior\u00bb, Santiago de Chile, Ediciones Cefepal, 1985\u00b8traduzione dallo spagnolo di Ada Jachia Feliciani, Ciniello Balsamo, Edizioni Paoline, 1986, pp. 140-43):<\/p>\n<p>\u00abChi si \u00e8 liberato di se stesso \u00e8 un saggio.<\/p>\n<p>Se riuscissimo a farlo completamente, torneremmo al&#8217;infanzia dell&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Per chi non possiede nulla, il ridicolo non esiste; vivere \u00e8 sognare; mai il timore busser\u00e0 alla sua porta; gli imprevisti non lo spaventano; non si cura dei giudizi sulla sua persona; la tristezza non calca mai le sue frontiere. Scompaiono gli aggettivi ossessivi &quot;mio&quot;, &quot;tuo&quot;, cos\u00ec come i verbi appartenere e possedere, termini questi che sono causa di frizioni e di conflitti, perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;&quot;io&quot; che tende, con le sue lunghe braccia, ad appropriarsi delle cose, dei fatti e delle persone<\/p>\n<p>Chi si libera si se stesso prova quella sensazione benefica che si ha quando scompare la febbre alta: riposo e refrigerio, proprio perch\u00e9 l&#8217;&quot;io&quot; \u00e8 fiamma, fuoco, febbre, desiderio, passione.<\/p>\n<p>Ben sappiamo che spesso l&#8217;intimo dell&#8217;uomo dimora fiammeggiante di dolore. Che accade se si incendia la casa e tu sei dentro? Come fuggire? Non \u00e8 necessario. Sappiamo come si spegne l&#8217;incendio. Chi ha visto come dalla passione sorga il timore, sa che la pace della mente si acquista spegnendo la passione stessa. Basta destarsi, aprire gli occhi, levare il capo e prendere coscienza che eri in errore: credevi reale ci\u00f2 che, in verit\u00e0, era irreale.<\/p>\n<p>L&#8217;importante \u00e8 fermare l&#8217;attivit\u00e0 della coscienza ordinaria, perch\u00e9 essa \u00e8 accentrata sull&#8217;&quot;io&quot;. Quando la mente opera, lo fa necessariamente rinvigorendo e generando l&#8217;&quot;io&quot; egoista; che, a sua volta, stende le sue braccia avide (che sono i desideri di possesso, la cupidigia, la sete di gloria) su oggetti-avvenimenti-persone, e da tale appropriazione sorgono i timori e gli spaventi. Annullando il corso dell&#8217;attivit\u00e0 mentale, scompare questo processo.<\/p>\n<p>La liberazione della mente pone l&#8217;uomo in un mondo nuovo, nel mondo della realt\u00e0 ultima, diverso da quello delle apparenze in cui normalmente ci muoviamo. Chi ama la vita, la perder\u00e0; chi la odia, la guadagner\u00e0. Nulla che provenga dall&#8217;esterno o dall&#8217;interno riesce a smuovere il saggio. Come un uragano lascia immutata la scogliera, cos\u00ec i dispiaceri lasciano impassibile l&#8217;uomo saggio. In questo modo egli si colloca al di sopra dell&#8217;avvicendarsi delle emozioni e delle passioni.<\/p>\n<p>La PADRONANZA di s\u00e9 \u00e8 normalmente turbata dai deliri dell&#8217;io. Ma, eliminato l&#8217;&quot;io&quot;, il saggio la riacquista pienamente e pu\u00f2 controllare il suo agire, il parlare, il reagire, il camminare.<\/p>\n<p>Con questo sincero e spontaneo abbandono di se stesso e delle sue cose, il vero saggio, libero da tutti gli avidi legami dell&#8217;&quot;io&quot;, si lancia senza pi\u00f9 ostacoli nel seno profondo della libert\u00e0. Per questo, una volta che abbia conseguita la liberazione mentale, egli vive al di fuori di ogni timore e permane nella stabilit\u00e0 di chi \u00e8 al di sopra di ogni cambiamento.<\/p>\n<p>E cos\u00ec il povero, il derelitto, nel sentirsi liberato da se stesso, entra lentamente nelle tiepide acque della serenit\u00e0, dell&#8217;umilt\u00e0, dell&#8217;oggettivit\u00e0, della mitezza, della compassione e della pace. Come possiamo vedere, siamo gi\u00e0 nel cuore delle &quot;beatitudini&quot;.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo artificiale, cio\u00e8 colui che \u00e8 sottoposto alla tirannide dell&#8217;&quot;io&quot;, \u00e8 sempre volto verso l&#8217;esterno, ossessionato dal PRESENTARSI BENE, dal dare una buona impressione, preoccupato da &quot;ci\u00f2 che pensano di me&quot;, da &quot;quello che dicono di me&quot;; e, dal viavai dei mutamenti, soffre, teme, trema. La vanit\u00e0 e l&#8217;egoismo legano l&#8217;uomo all&#8217;esistenza dolorosa, rendendolo schiavo dei capricci dell&#8217;&quot;io&quot;.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo saggio, invece, \u00e8 un essere VOLTO soprattutto VERSO L&#8217;INTERNO: dato che ormai si \u00e8 liberato dall&#8217;ossessione dell&#8217;immagine, poich\u00e9 si \u00e8 convinto che l&#8217;&quot;io&quot; non esiste, non si preoccupa assolutamente di tutto ci\u00f2 che si pensa o si dice di un &quot;io&quot; di cui conosce l&#8217;irrealt\u00e0; vive staccato dalle preoccupazioni artificiali, in una gioiosa interiorit\u00e0, silenziosa, profonda e feconda. Si muove nel mondo delle cose e degli avvenimenti, ma la sua dimora \u00e8 nel regno della serenit\u00e0. Sviluppa attivit\u00e0 esterne, ma la sua intimit\u00e0 \u00e8 posta n quel fondo immutabile che, senza possibilit\u00e0 di trasformazioni, d\u00e0 origine a ogni sua azione. Il cobra potrebbe iniettargli il suo veleno, ma il saggio non avr\u00e0 febbre. Ma&#8230; \u00e8 impossibile. Il cobra, che \u00e8 la collera, non pu\u00f2 attaccare il saggio. Le sue fonti profonde sono purificate e l&#8217;acqua che ne sgorga non pu\u00f2 che essere pura. Senza potere n\u00e9 propriet\u00e0, il saggio compie il suo cammino guardando tutto con tenerezza e trattando ogni creatura con rispetto e venerazione. La tunica che l&#8217; avvolge \u00e8 la pazienza, e le sue acque non saranno mai agitate.<\/p>\n<p>Non ha nulla da difendere; non minaccia nessuno e non si sente minacciato da alcuno; per questo pu\u00f2 contare sull&#8217;amicizia di tutti. Armi: per che cosa? Chi pu\u00f2 turbare colui che non ha n\u00e9 vuole possedere nulla? Forse l&#8217;agitazione non \u00e8 un esercito in armi alla difesa delle propriet\u00e0 minacciate? Ma chi spontaneamente si liber\u00f2 perfino dei rottami di se stesso, cosa lo pu\u00f2 turbare? Da quali trincee lo possono minacciare? No, in conclusione, il vero saggio non pu\u00f2 essere morso dal cobra.\u00bb<\/p>\n<p>Di Ignacio Larra\u00f1aga ci eravamo gi\u00e0 occupati in un precedente articolo (\u00abDobbiamo liberarci dall&#8217;inganno del&#8217;io, centro illusorio della nostra persona\u00bb, apparso sul sito di Arianna Editrice in data 15\/10\/2009); attingiamo nuovamente alla fonte della sua profonda spiritualit\u00e0 per sviluppare una ulteriore riflessione intorno al tema della vera saggezza.<\/p>\n<p>Abbiamo iniziato paragonando l&#8217;io ad un serpente velenoso, secondo l&#8217;immagine utilizzata dallo stesso Larra\u00f1aga. Qualcuno potrebbe obiettare che tutto ci\u00f2 sembra facile a dirsi, ma che \u00e8 tremendamente difficile da mettere in pratica. Pu\u00f2 essere: ma dipende, come sempre, dal grado di saggezza che si \u00e8 riusciti a raggiungere. Fino a quando il morso del serpente ci provoca un grave stato di avvelenamento, vuol dire che non siamo ancora pervenuti alla piena saggezza. La saggezza non \u00e8 uno stato, \u00e8 un cammino: nessuno che l&#8217;abbia raggiunta pu\u00f2 sdraiarvisi sopra e dire a se stesso: \u00abecco, sono arrivato. Il cammino \u00e8 continuo, accompagna i nostri passi in ogni giorno della nostra vita, fino a quando giungiamo all&#8217;ultimo.<\/p>\n<p>Il saggio, attenzione, non \u00e8 un freddo: la sua insensibilit\u00e0 alle illusioni e ai turbamenti dell&#8217;io non deriva da una cauterizzazione della sua umanit\u00e0; ci mancherebbe altro. Se cos\u00ec fosse, noi avremmo confuso il saggio con il cinico. Ma il saggio non \u00e8 affatto un cinico, anzi, tutto il contrario: il saggio \u00e8 colui che, pur vivendo intensamente la propria umanit\u00e0, la sposta su di un piano pi\u00f9 alto di quello del&#8217;esistenza quotidiana, dominata dalle apparenze: il piano dell&#8217;essenziale.<\/p>\n<p>Pertanto il saggio gioisce e soffre con gli altri, ma senza lasciarsi travolgere e disorientare; \u00e8 capace di sentimenti profondi, ma non permette alle passioni di strappargli di mano la ruota del timone: saldo e sicuro sulle proprie gambe, dirige la rotta l\u00e0 dove \u00e8 necessario e si tiene ben lontano dagli scogli; quanto alle tempeste, le evita, se pu\u00f2; e, se non pu\u00f2, va loro incontro bravamente, reso forte non dal proprio orgoglio umano, ma dalla confidenza nell&#8217;Essere, al quale si \u00e8 totalmente rimesso, essendosi spogliato delle false sicurezze dell&#8217;io, cos\u00ec come delle paure immaginarie.<\/p>\n<p>Il saggio, infatti, non \u00e8, come pensava Seneca, colui che ha imparato a contare unicamente su se stesso: costui non sarebbe un saggio, ma un orgoglioso; e l&#8217;orgoglio viene sempre punito. Il saggio \u00e8 colui che si affida alla corrente dell&#8217;Essere, dopo aver dissipato l&#8217;illusione e gli inganni del piccolo io, insaziabile e tirannico. Ma non ci sono pi\u00f9 tiranni per il saggio: egli \u00e8 l&#8217;uomo libero per eccellenza.<\/p>\n<p>Chiaro che, per essere veramente libero, deve essersi spogliato non solo in astratto, ma in concreto, di tutte le illusioni e di tutti gli artifizi dell&#8217;io: il possesso in primo luogo, e tutto il codazzo dei suoi ministri: vanit\u00e0, superbia, invidia, gelosia, ira. Non ci si libera dall&#8217;io se non si tagliano drasticamente le passioni che a lui ci tengono legati e che ci fanno schiavi. Non si possono servire due padroni: o si serve il piccolo ego, meschino e capriccioso, oppure si sceglie la libert\u00e0, che \u00e8 abbandonarsi alla volont\u00e0 dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>La pace si trova solo in quest&#8217;ultima scelta: perci\u00f2 l&#8217;uomo saggio \u00e8 pacifico e pacificato: non contende, non \u00e8 in guerra nemmeno con se stesso. La pace \u00e8 una condizione totale: da essa sgorgano la benevolenza, la pazienza, la compassione, l&#8217;amore.<\/p>\n<p>Il saggio \u00e8 colui che ha imparato ad amare, perch\u00e9 l&#8217;Essere \u00e8 Amore.<\/p>\n<p>Chi non ha compreso questo, \u00e8 sempre in guerra con qualcuno, perch\u00e9 non \u00e8 in pace con se stesso&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vita, talvolta, ci minaccia come un serpente velenoso che avvicina i suoi denti mortali alla nostra mano e sembra sul punto di morderci. 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