{"id":28543,"date":"2017-07-23T12:40:00","date_gmt":"2017-07-23T12:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/07\/23\/mihail-sadoveanu-limpida-eco-dun-mondo-sparito\/"},"modified":"2017-07-23T12:40:00","modified_gmt":"2017-07-23T12:40:00","slug":"mihail-sadoveanu-limpida-eco-dun-mondo-sparito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/07\/23\/mihail-sadoveanu-limpida-eco-dun-mondo-sparito\/","title":{"rendered":"Mihail Sadoveanu, limpida eco d&#8217;un mondo sparito"},"content":{"rendered":"<p>Quanto \u00e8 stata fortunata la nostra generazione, quella dei nati negli anni &#8217;50 del Novecento: ha avuto tutto, buoni esempi, buoni valori, buona educazione, buona cultura, perfino buoni giocattoli, buoni fumetti, buon cinema e buona televisione; e ha avuto i modelli viventi ai quali ispirarsi, buoni genitori, buoni professori, buoni sacerdoti, buoni lavoratori e professionisti, addirittura (<em>incredibile dictu<\/em>) buoni politici, almeno in parte. Davvero, non le \u00e8 mancato nulla; se poi non ha saputo fare buon uso di tutto ci\u00f2, deve rimproverare solo se stessa, non qualcun altro: \u00e8 la generazione che ha ricevuto ogni ben di Dio, specialmente in senso morale e intellettuale, ma che ha dissipato quasi tutto nella maniera pi\u00f9 stupida, e che ha saputo lasciare, dietro di s\u00e9, poco o niente, e quel poco quasi solo in senso materiale.<\/p>\n<p>Prendiamo la stampa: quanti buoni libri ha avuto da leggere, nel tempo della sua fanciullezza e adolescenza. C&#8217;erano delle signore case editrici che pubblicavamo libri al prezzo pi\u00f9 economico possibile e mettendo la cultura a disposizione di tutti: di tutti quelli che avessero un minimo di buona volont\u00e0. Al prezzo di una birra o di una coppa di gelato, un ragazzo poteva acquistare una edizione economica dei grandi classici della filosofia e della letteratura, o un manuale scientifico o un saggio storico, imbandendo a se stesso un vero e proprio banchetto intellettuale. Fra queste signore case editrici c&#8217;erano (c&#8217;erano, purtroppo: usiamo il verbo al passato non per il gusto della nostalgia, ma a ragion veduta) le Edizioni Paoline. Aleggiava su di esse lo spirito geniale del loro fondatore, don Giacomo Alberione (Fossano, Cuneo, 4 aprile 1884-Roma, 26 novembre 1971). Parliamo di quelle prima della stagione conciliare e, poi, per pochi altri anni ancora, ossia prima che le micidiali novit\u00e0 allora varate giungessero a far sentire i loro tristi effetti. Non troveremo mai espressioni abbastanza ammirate per elogiarle e per ringraziarle dell&#8217;eccezionale opera di promozione culturale e spirituale da esse svolta fra gli anni &#8217;50 e i primi ani &#8217;70, ripubblicando o pubblicando per la prima volta, in veste economica e accessibile a tutte le tasche, opere <em>come La citt\u00e0 di Dio<\/em> di sant&#8217;Agostino, gli splendidi volumi della collana <em>Pyschologica<\/em>, i capolavori della letteratura universale, specie per un pubblico di giovanissimi. C&#8217;erano delle collane di letteratura per ragazzi che presentavano dei bei volumi, rilegati e tuttavia economici, come <em>I classici della giovent\u00f9<\/em>, o la <em>500 EP<\/em>, o <em>I Capolavori<\/em> (questi ultimi, addirittura in cofanetto), oltretutto illustrati da eccellenti pittori o disegnatori. C&#8217;era una ricca collana, il <em>Filo d&#8217;erba<\/em>, che, per poche lire al volume, offriva un vastissimo assortimento di opere, in brossura e in formato tascabile, di ogni letteratura, comprese quelle, tradotte per la prima volta, dei Paesi dell&#8217;Est europeo: polacchi, bulgari, romeni, accanto ai francesi, agli inglesi, ai russi, ai tedeschi, agli spagnoli; sempre scelti con cura, sempre selezionati con il criterio dell&#8217;eccellenza letteraria, e, nello stesso tempo, della limpidezza morale. A differenza di quel che avviene oggi, un adulto che voleva fare un regalo a suo figlio, a suo nipote, al suo figlioccio di battesimo, poteva andare a colpo sicuro: non c&#8217;era alcun veleno nascosto, alcuna trappola mascherata dietro la bravura artistica. Crescendo, il ragazzo avrebbe potuto curiosare anche al di fuori, sperimentare e farsi una opinione di altri autori e altre tematiche: intanto, per\u00f2, aveva ricevuto delle basi perfettamente sane, anche se, oggi, senza dubbio, alcuni di quei libri farebbero storcere il naso ai preti progressisti e ai teologi neomodernisti: basti dire che fra essi c&#8217;era anche L\u00e9on Bloy, il re del politicamente scorretto nell&#8217;ambito della cultura cattolica. E, pur nella modestia dell&#8217;apparenza, motivata dalla preoccupazione di tenere il prezzo basso, erano libri ben curati, ben tradotti, ben presentati: e questo mentre certe spocchiose case editrici comunistoidi e massoniche, delle quali non occorre fare il nome, tanto ci siamo capiti benissimo, offrivano ai &quot;compagni&quot; i loro volumi con gli autori d&#8217;obbligo della vulgata marxista, sontuosamente rilegati, aprezzi letteralmente proibitivi, tanto che nessun operaio avrebbe mai potuto permettersi di acquistarli: alla faccia della coerenza e con buona pace della solidariet\u00e0 della classe lavoratrice.<\/p>\n<p>All&#8217;interno del <em>Filo d&#8217;erba<\/em> c&#8217;era una scelta, quanto mai ricca, di autori della letteratura romena, allora pressoch\u00e9 sconosciuti al pubblico italiano: non quelli, per lo pi\u00f9 mediocri, dell&#8217;ultima generazione, cio\u00e8 dell&#8217;era staliniana, ma i classici del XIX e della prima met\u00e0 del XX secolo, riflesso di un popolo fedelmente ancorato alle proprie radici contadine, fiero e cosciente di s\u00e9, ben deciso a tenersi unito alla propria latinit\u00e0 e al proprio sentimento religioso; autori senza tempo, che parlano agli uomini di sempre, e che, infatti, non hanno peso nulla della loro attualit\u00e0 (anche se non hanno pi\u00f9 trovato, almeno da noi, case editrici disposte ad investire su una letteratura &quot;minore&quot;, in ossequio alle logiche della globalizzazione, ossia della americanizzazione dell&#8217;economia mondiale), mentre i tanto decantati &quot;classici&quot; dell&#8217;era marxista sono caduti nell&#8217;oblio e ben difficilmente ne riemergeranno mai pi\u00f9, visto che, caduti i regimi che li puntellavano artificiosamente, e in gloria dei quali profondevano le loro lodi, non hanno pi\u00f9 nulla da dire ad alcuno. Quelle traduzioni dal romeno facevano capo al Seminario di lingua romena dell&#8217;Universit\u00e0 di Roma, diretto dalla professoressa Rosa Del Conte, ella stessa valente traduttrice, e, forse, la massima esperta di letteratura romena esistente nel nostro Paese. I fortunati ragazzi italiani degli anni &#8217;60 hanno potuto cos\u00ec leggere, nella prima traduzione nella nostra lingua, degli autori che, altrimenti, nessuno si sarebbe mai preso la briga di far loro conoscere, e cos\u00ec hanno scoperto l&#8217;anima ricca e sensibile di quel nostro popolo fratello dell&#8217;Europa centro-orientale, allora languente sotto la pluridecennale dittatura di Nicolae Ceausescu: Agirbiceanu, Caragiale, Rebreanu, Sadoveanu, Slavici, Stancu, Zamfirescu (Petrescu era reperibile nella collana <em>I Capolavori<\/em>, oltre che negli ottimi classici della U.T.E.T.). Il pi\u00f9 presente era, com&#8217;\u00e8 giusto, Mihail Sadoveanu (Pascani, Moldavia, 5 novembre 1880-Bucarest, 19 ottobre 1961), il patriarca di quella letteratura, il pi\u00f9 rappresentativo di tutti e quello che meglio ha saputo interpretare l&#8217;anima della sua gente, semplice e profonda nello stesso tempo, dolce e robusta, sognante e concreta, piena di malinconia. C&#8217;erano parecchi suoi titoli, che comprendevano alcuni dei pi\u00f9 noti capolavori, a cominciare da <em>La scure<\/em> e <em>L&#8217;osteria di Ancutza<\/em> (questi, per la verit\u00e0, gi\u00e0 tradotti, anni prima, dalla Mondadori), scelti fra gli oltre 100 romanzi di questo Balzac della letteratura romena, del quale abbiamo gi\u00e0 avuto occasione di occuparci altra volta (cfr. il nostro articolo: <em>\u00c8 sospeso tra fantastico e reale il mondo incantato di Mihail Sadoveanu<\/em>, pubblicato su <em>Il Corriere delle Regioni<\/em> il 28\/07\/2015).<\/p>\n<p>Si prenda, ad esempio, questo semplice, ma splendido scorcio notturno, sotto la luce argentea della luna, nel racconto lungo <em>Il vortice di Valinash<\/em> (da: Mihail Sadiveanu, <em>Il vortice di Valinash<\/em>; titolo originale: <em>Bulboana lui V\u0103lina\u015f<\/em>; versione dal romeno di Ida Garzonio, Francavilla, Chieti, Edizioni Paoline, 1966, pp. 31-35):<\/p>\n<p><em>Maddalena sapeva che doveva sorgere la luna. Altrimenti, avrebbe avuto paura attraverso il buio, sul sentiero sotto i pini, lungo la riva del fiume. Celata nella svolta, all&#8217;ombra, aspett\u00f2 qualche momento, per essere sicura che Mateie\u015f non la seguisse. Sorrideva maliziosamente nel buio e i suoi occhi neri luccicavano come giochi di onde.<\/em><\/p>\n<p><em>Poi si mosse rapida, calandosi sulla costa a picco lungo la riva della Bistri\u0163a, e si incammin\u00f2 in un boschetto. Quando entr\u00f2 sotto l&#8217;ombra degli abeti, le sembr\u00f2 di avere gli occhi chiusi: non vedeva pi\u00f9 nulla. Il cuore incominci\u00f2 a batterle. Quando usc\u00ec dall&#8217;altra parte, come da una grotta d&#8217;ombra, le sembr\u00f2 di trovarsi su un&#8217;altra sponda.<\/em><\/p>\n<p><em>La luna piena, rossa, si mostrava sui boschi tra un alone violaceo, e sulla Bistri\u0163a si tese un ponte oscillante di squame d&#8217;oro che scivolava verso monte, sul filo della corrente, tra lei e la luna. Una sorgente sussult\u00f2 all&#8217;improvviso da un corno di roccia: sembrava nascosta, in agguato. I suoi passi risuonarono un poco sul bianco sentiero. Una rondine d&#8217;acqua volteggi\u00f2 stridula due volte e pass\u00f2 di l\u00e0 violando sul filo dell&#8217;acqua; qui la Bistri\u0163a si allargava in una grande ansa e riposava lenta, invasa ai rami dei salici. Maddalena si ferm\u00f2 con un piccolo grido, e subito cominci\u00f2 a ridere: due braccia l&#8217;avevano afferrata alle spalle, e sotto l&#8217;orecchio sinistro sent\u00ec i baffi sottili e morbidi di Ilie B\u0103di\u015for.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Eri tu, b\u0103d\u00ec\u0163\u0103? Che paura mi hai fatto!<\/em><\/p>\n<p><em>Il giovine le si mostr\u00f2 in luce: pi\u00f9 alto di lei, col cappello tondo sulla nuca, il mantello corto sulle spalle, la scure sotto il braccio.<\/em><\/p>\n<p><em>La prese con un braccio come un cucciolo e gli occhi gli splendevano negli incavi fondi.<\/em><\/p>\n<p><em>Davanti a loro, sotto la luna, turbinava l&#8217;antico, misterioso vortice di Valinash. Il gorgo portava il nome di un giovane sconosciuto, d altri tempi. Di lui, pi\u00f9 nessuno si ricordava, ma la sua memoria durava in una canzone che si cantava per tutta la montagna. L&#8217;aveva cantata molte volte anche Maddalena con le amiche alle riunioni di veglia, ed ora, al braccio di Ilie, pensava che anche lei aveva trovato un bel giovane come nell&#8217;antica canzone.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Sono venuta un po&#8217; in ritardo, b\u0103d\u00ec\u0163\u0103&#8230; &#8211; mormor\u00f2 piano la fanciulla.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Appunto: che cosa \u00e8 successo? &#8212; chiese inquieto il giovane, avvertendo qualcosa nella sua voce.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Niente. Ho incontrato il notaio. Ma gli sono sfuggita. L&#8217;ho mandato a parlare con la zia&#8230; &#8211; incominci\u00f2 a ridere, divertita. Poi, la voce le s&#8217;incup\u00ec: _ Ha cercato di fermarmi anche ieri&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Il giovane rimase zitto. Lei gli si aggrapp\u00f2 al collo, nascondendo la fronte sul petto di lui. &#8211; Sono molto triste, Ilie b\u0103d\u00ec\u0163\u0103. Dice che ti far\u00e0 richiamare.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Chi? Il notaio?<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; S\u00ec. Ma io gli ho detto che non \u00e8 possibile. \u00c8 vero che non \u00e8 possibile?<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; No, non \u00e8 possibile &#8212; rispose, esitando, Ilie. &#8212; Mia madre \u00e8 vedova.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Certo! Lui, solo cattiverie pensa. Quando lo vedo, mi viene voglia di sputare e di fuggire, come davanti al diavolo. Ha stordito anche la zia Paraschiva. Anche lei mi riempie la testa con ogni sorta di chiacchiere, che mi porter\u00e0 all&#8217;altare e mi terr\u00e0 come una principessa; mi far\u00e0 vestiti come in citt\u00e0 e scarpette di vernice. Ma io non mi curo delle sue chiacchiere &#8212; prosegu\u00ec con tenera grazia spalancando su di lui gli occhi lucenti di pianto. &#8212; Io voglio bene a B\u0103di\u015for. &#8212; Il giovane si curv\u00f2 verso gli occhi di lei, pieni d&#8217;ombra. La ragazza ebbe un breve riso e poi continu\u00f2 con sdegno: &#8211; La zia potrebbe giocarmi uno scherzo; potrebbe perseguitarmi, picchiarmi e forzarmi a sposare quel bruttone. Ma non osa, perch\u00e9 si sta godendo lei il mio podere, che mi stato lasciato dai miei genitori, e vende gli abeti che mi appartengono. Io fingo di non accorgermi, purch\u00e9 mi lasci in pace. Ma perch\u00e9 non parli e sei cos&#8217; pensieroso? Quando andrai a Piatra? \u00c8 vero che ci andrai tra poco?<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Come lo sai?<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Da nessuno. Lo capisco e me ne accorgo da me. Ti ho visto, oggi, dalla collina, mentre legavi le zattere.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Non \u00e8 per questo che sono triste, Maddalena. Tra una settimana sar\u00f2 di ritorno.<\/em><\/p>\n<p><em>-Purch\u00e9 tu torni sano e salvo, b\u0103d\u00ec\u0163\u0103 Ilie! Per una settimana io sar\u00f2 molto triste. Se almeno piovesse, cos\u00ec non uscirei pi\u00f9 di casa!<\/em><\/p>\n<p><em>Il ragazzo sorrise. E lei cin gesto fanciullesco gli diede una cornata con la fronte: &#8211; Lo vedo che ridi, sai! No, non deve piovere, cos\u00ec non correrai pericoli sull&#8217;acqua. Quando sarai di ritorno, io lo sapr\u00f2 e ti aspetter\u00f2 qui. Non amareggiarti per altre cose. Sempre girando e cercando, invecchier\u00e0 quel povero signor Mateie\u015f! Lui passa la vita con la gente di citt\u00e0 e con i forestieri che hanno invaso la montagna. Si cerchi una cittadina! Che vuole da me? Io sono una ragazza semplice. E da un anno, da quella festa a Probajeni, voglio bene a un altro. Dillo, B\u0103di\u015for, che anche tu mi vuoi bene! Il ragazzo non trovava che risponderle. La accarezzava come una bambina e si sentiva morire d&#8217;amore per lei.<\/em><\/p>\n<p><em>La luna li illuminava in pieno. Si ritrassero pi\u00f9 in ombra, sulla sponda del fiume, sotto un salice. Sul chiarore del vortice si deline\u00f2 la loro ombra nera, come se l&#8217;avesse all&#8217;improvviso suscitata l&#8217;incantesimo della solitudine.<\/em><\/p>\n<p><em>Non si muoveva nemmeno una foglia. Tutta la valle taceva, fino alle nebbie misteriose lass\u00f9, sulle vette. Il vortice sembrava immobile. La fanciulla continuava a bisbigliare, ricordando gli inizi del loro amore. Le piaceva parlare cos\u00ec, come un uccellino che pigolasse sotto l&#8217;ala di B\u0103di\u015for.<\/em><\/p>\n<p><em>Un anno fa, quando aveva ballato &#8212; paurosa, col cuore in gola e gli occhi bassi &#8212; per la prima volta la &quot;hora&quot;, era ancora una fanciulletta timida. L\u00e0, a Ponoare, sotto gli abeti presso l&#8217;osteria di Bulbuc, aveva scorto tra i giovani Ilie.<\/em><\/p>\n<p>Vediamo riuniti in questa pagina i caratteri essenziali dell&#8217;arte di Sadoveanu: il senso poetico della natura primitiva, il sentimento di profonda umanit\u00e0 che pervade la sua gente, la capacit\u00e0 di rendere l&#8217;eterno dramma della vita umana con una scioltezza di scrittura e una fluidit\u00e0 narrativa veramente eccezionali: quel perfetto equilibrio di leggerezza e pensosit\u00e0, che solamente i grandi riescono a raggiungere, senza sforzo apparente.<\/p>\n<p>Ecco qui due giovani, poveri, che si amano: lui \u00e8 uno zattiere, che conduce i carichi di legname gi\u00f9 per la Bistri\u0163a, un affluente del Siret lungo quasi 300 km. che attraversa il Maramures, la Bucovina e la Moldavia, e la cui valle superiore, negli anni in cui \u00e8 collocata l&#8217;azione, ossia i primi del Novecento, era ancora selvaggia e in gran parte ricoperta di fittissimi boschi (fra parentesi, nel racconto di Sadoveanu c&#8217;\u00e8 una segheria dove lavora una squadra di operai italiani, cos\u00ec come italiano \u00e8 l&#8217;ingegner Juvani, uno dei quattro amici che si ritrovano quasi ogni giorno all&#8217;osteria dell&#8217;ebreo Leizer, per bere il vino e chiacchierare all&#8217;ombra degli abeti; gli altri tre sono il sindaco, il <em>pope<\/em> e il notaio, quello stesso che fa inutilmente la corte a Maddalena). Ma c&#8217;\u00e8 anche il terzo incomodo, un pezzo grosso del paese, quasi un don Rodrigo della societ\u00e0 moderna, che ha messo gli occhi sulla ragazza e la vuole ad ogni costo; anche a costo di assoldare un sicario per eliminare il moroso di lei, Ilie, facendolo perire nel vortice di Valinash, un punto particolarmente pericoloso del fiume. Perch\u00e9 quello dello zattiere, oltre che duro, era anche un mestiere pericoloso: non pi\u00f9 di quello del minatore, forse, almeno a quei tempi; ma certo assai pi\u00f9 di quasi tutti gli altri lavori manuali, un vero e proprio relitto di epoche passate, quando le ferrovie non esistevano e le strade erano cos\u00ec cattive, che la via migliore per trasportare a valle il legname delle montagne era quella, semplice e naturale, ma, ovviamente, impervia e un po&#8217; rischiosa, dei fiumi.<\/p>\n<p>Ah, dir\u00e0 qualcuno: una storia d&#8217;altri tempi, una storia anacronistica, che non ha niente da dire a un italiano della societ\u00e0 del benessere! Niente affatto: la generazione di cui parlavamo, che cominciava a leggere libri negli anni &#8217;60, poteva ancora ascoltare dai genitori e dai nonni il racconti degli zattieri sui fiumi italiani; sul Piave, ad esempio, la fluitazione del legname \u00e8 stata la via di trasporto principale fino alla vigilia della societ\u00e0 industrializzata, cio\u00e8 fino agli anni &#8217;40 (nel 1942, sul Boite, affluente di destra del Piave, ebbe luogo l&#8217;ultima <em>menada<\/em> delle zattere), allorch\u00e9 si \u00e8 spenta rapidamente, non senza lasciare parecchie tracce della sua esistenza (a Belluno, per esempio, nel sobborgo denominato Piave, la chiesa di San Nicol\u00f2 ospitava l&#8217;antichissima confraternita degli zattieri). Ed ecco perch\u00e9 il racconto di Sadoveanu, e, pi\u00f9 in generale, i romanzi di questo autore e degli altri scrittori romeni, tradotti in quegli anni dalle gloriose Paoline, avevano molto da dire al lettore italiano: descrivevano una civilt\u00e0, quella contadina, ancor viva e vegeta, quando da noi era gi\u00e0 entrata in agonia. Fu proprio in quegli anni, infatti, che la nostra civilt\u00e0 contadina agonizz\u00f2 \u00e8 venne a morte, nel silenzio assordante della nostra cultura: che, dominata dagli intellettuali marxisti, o succube di essi, non dedic\u00f2 neppure uno sguardo a quell&#8217;evento decisivo, o, se lo fece, se ne compiacque, e gir\u00f2 pagina senza rimpianti: il marxismo, per affermarsi, aveva bisogno di operai di fabbrica, meglio se specializzati, non di contadini, e meno ancora di pastori, boscaioli, zattieri: tutta gente infida e pericolosa, perch\u00e9 potenzialmente anarchica, o, peggio, piccolo borghese. E invece, quante cose avrebbe potuto imparare, la generazione italiana degli anni &#8217;50, se avesse letto di pi\u00f9, e con maggiore attenzione, i romanzi di Sadoveanu, Rebreanu, Petrescu, Zamifrescu; soprattutto, quante cose avrebbe potuto imparare <em>su se stessa<\/em>. Davvero, non c&#8217;era molta differenza tra il mondo delle montagne boscose della Moldavia, descritto da Sadoveanu, coi suoi boscaioli, i suoi pecorai, i suoi carrettieri, i suoi osti, la sua gente semplice, uomini e donne, e il mondo rurale, per esempio, del vecchio Friuli, o meglio ancora, della Carnia, dove c&#8217;erano paesi ove non esisteva ancora la strada asfaltata per arrivarci, n\u00e9 la luce elettrica, n\u00e9 l&#8217;acqua corrente nelle camere, e dove ancora c&#8217;erano uomini e famiglie che partivano lontano, per guadagnarsi il pane, i pi\u00f9 fortunati in Svizzera, gli altri in capo al mondo, in Argentina, nelle segherie e nelle fattorie della Patagonia e persino della Terra del Fuoco. Leggendo gli scrittori romeni e riscoprendo, con essi, il mondo delle campagne, avremmo potuto, forse, rendere pi\u00f9 umana la transizione verso la piena societ\u00e0 industriale, evitando la dispersione e la dissoluzione dell&#8217;immenso patrimonio spirituale e morale della civilt\u00e0 contadina.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quanto \u00e8 stata fortunata la nostra generazione, quella dei nati negli anni &#8217;50 del Novecento: ha avuto tutto, buoni esempi, buoni valori, buona educazione, buona cultura,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-28543","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28543","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28543"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28543\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28543"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28543"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28543"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}