{"id":28530,"date":"2018-10-08T03:16:00","date_gmt":"2018-10-08T03:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/10\/08\/s-o-s-pianeta-giovani-la-fine-del-cervello\/"},"modified":"2018-10-08T03:16:00","modified_gmt":"2018-10-08T03:16:00","slug":"s-o-s-pianeta-giovani-la-fine-del-cervello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/10\/08\/s-o-s-pianeta-giovani-la-fine-del-cervello\/","title":{"rendered":"S.O.S. pianeta giovani: la fine del cervello"},"content":{"rendered":"<p>I giovani stanno smettendo di far funzionare il cervello; il cervello dei giovani si sta atrofizzando. E c&#8217;\u00e8 un colpevole: il telefonino; insieme alla televisione, al computer, ai giochi elettronici e a tutto il contesto della societ\u00e0 informatizzata, superficiale, edonista. Ma gli adulti se ne sono accorti, o no? Chi fa l&#8217;insegnante, per esempio, dovrebbe aver notato che, nel corso degli ultimissimi anni, la situazione \u00e8 letteralmente precipitata. Fino a una decina d&#8217;anni fa, si notava che i ragazzi erano sempre pi\u00f9 distratti, avevano sempre pi\u00f9 difficolt\u00e0 a concentrarsi; ma, a parte questo, riuscivano ancora a fare dei ragionamenti di senso compiuto. Magari molto poveri, perch\u00e9 privi sia di corretta informazione, sia di una prospettiva complessiva e di un criterio di valutazione dei fatti stessi, per non parlare del linguaggio; per\u00f2, in qualche modo, si poteva ancora ragionare. Vogliamo dire che un professore di lettere, fino a una decina d&#8217;anni fa, se assegnava i sui studenti di liceo la lettura di un capitolo dei <em>Promessi Sposi<\/em>, poi li poteva interrogare e riusciva ancora a cavare, come si dice, un ragno dal buco. Magari doveva constatare che molti si esprimevano maluccio, che il loro vocabolario era sempre pi\u00f9 limitato, quindi sempre pi\u00f9 generico e impreciso; che la loro capacit\u00e0 di fare collegamenti, di cogliere significati, di andare dritti al cuore del discorso, lasciava alquanto a desiderare. Ma insomma, pi\u00f9 o meno tutti gli studenti riuscivano a spiccicare quelle quattro acche da cui risultava che avevano letto, che avevamo capito (press&#8217;a poco), che avevano riconosciuto i tratti essenziali della vicenda e del comportamento dei personaggi.<\/p>\n<p>Oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec. In realt\u00e0, non c&#8217;\u00e8 stato un brusco passaggio; \u00e8 stato un processo graduale, che parte da ben pi\u00f9 di dieci anni fa. Chi \u00e8 giunto, come noi, quasi alla fine della carriera, e quindi si torva da oltre quarant&#8217;anni di fronte agli studenti, si \u00e8 accorto che da alcuni decenni le cose hanno preso una piega drammatica; e che uno studente di oggi, anche fra i pi\u00f9 bravi, possiede meno della met\u00e0, forse meno di un quarto, del bagaglio culturale di un ragazzo della generazione dei suoi professori, della sua capacit\u00e0 di ragionare, di collegare, di approfondire, di porsi interrogativi. Sia come sia, per quanto graduale, il processo degenerativo \u00e8 stato sempre pi\u00f9 rapido, e, negli ultimissimi anni, si \u00e8 sviluppato a velocit\u00e0 esponenziale: negli ultimi tre, quattro anni, esso ha fatto pi\u00f9 strada di quanta ne avesse fatta negli ultimi venti. La situazione attuale \u00e8 quella di una specie di paralisi dell&#8217;intelligenza: pertanto \u00e8 un grido d&#8217;allarme quello che stiamo lanciando. Attenzione: le intelligenze stanno svaporando; la memoria, l&#8217;attenzione, la concentrazione, stanno sparendo; e la capacit\u00e0 di pensare, cio\u00e8 di riflettere sulle cose, per esempio su un testo letterario, ma anche su un fatto, un&#8217;esperienza, un viaggio, una conversazione, un film, si \u00e8 quasi dissolta. Anche di fronte alle domande pi\u00f9 semplici, uno studente-tipo di oggi vi guarda con occhi imbambolati: non riesce neppure a capire ci\u00f2 che gli viene chiesto. E non stiamo parlando di dettagli, di pignolerie; stiamo parlando di significati generali, di saper cogliere il senso complessivo di una situazione, di un comportamento, di un carattere. Vi guardano e non capiscono: non sanno cosa rispondere. Vi guardano e nei loro occhi si intuisce che c&#8217;\u00e8, anche da parte loro, una domanda, una domanda che esprime stupore, incredulit\u00e0, sbigottimento: <em>Ma costui cosa vuole da me? Cosa pretende? Cosa mi sta chiedendo?<\/em> Pare quasi che la domanda sia stata fatta loro in un&#8217;altra lingua, in un idioma sconosciuto.<\/p>\n<p>Fate la prova, se non ci credete. Provate a chiedere per quale motivo Gertrude decide di farsi suora, pur non avendo la vocazione e pur, in realt\u00e0, non volendolo affatto. E diciamo Gertrude, immaginando di aver lasciato allo studente la libert\u00e0 di scegliersi l&#8217;argomento, o il personaggio, di cui parlare. Vi dir\u00e0, nove su dieci: <em>Perch\u00e9 il padre l&#8217;ha costretta<\/em>. &#8211; <em>Benissimo<\/em>, direte voi; <em>ma come l&#8217;ha costretta?<\/em> Qui incominciano i problemi. Se il ragazzo \u00e8 lasciato libero di andare avanti come preferisce, per lui il discorso \u00e8 gi\u00e0 finito: che altro c&#8217;\u00e8 da dire? Gertrude si \u00e8 fatta monaca; \u00e8 diventata l&#8217;amante di Egidio; e quando al convento arriva Lucia, prima la prende in simpatia, poi la tradisce e l&#8217;abbandona al suo destino. Che altro c&#8217;\u00e8 da dire? Se voi gli chiedete: <em>S\u00ec, ma come ha preso il fatto di esser diventata suora, come ha vissuto in quel convento, prima che arrivasse Lucia?<\/em> <em>Perch\u00e9 son passati degli anni<\/em>, direte voi, <em>e vorremmo sapere che tipo di suora \u00e8 stata suor Gertrude<\/em>. &#8211; <em>Una suora un po&#8217; cos\u00ec<\/em>, risponder\u00e0 quello; <em>infatti, quando arriva Lucia, la vediamo con una ciocca di capelli che le sfugge da sotto il velo, segno che non osserva scrupolosamente la regola.<\/em> &#8211; <em>Benissimo, direte voi, per\u00f2 quello \u00e8 un singolo dettaglio; ma che tipo di suora \u00e8 stata? Faceva la maestra delle educande: che tipo di maestra \u00e8 stata?<\/em> Niente, silenzio. Allora voi prenderete il libro e leggerete la pagina precisa del capitolo X, in cui Manzoni descrive il comportamento di suor Gertrude quale maestra delle educande; poi ripeterete la domanda. Ancora silenzio. Allora farete notare gli sbalzi d&#8217;umore di suor Gertrude; farete notare che passava da un eccesso di severit\u00e0, che poi non era severit\u00e0, ma sfogo della propria rabbia, a eccessi di allegria, che poi non era allegria, ma una forma di euforia malsana. <em>E dunque?<\/em> Niente: lo studente vi guarda, e nei suoi occhi c&#8217;\u00e8 la domanda: <em>Ma che vuole costui?<\/em> E allora gli farete notare che quello della monaca di Monza \u00e8 un comportamento ambivalente, schizoide, quasi bipolare: \u00e8 come se ci fossero in lei due persone diverse; e le educande certo se ne rendevano conto. A quel punto chiederete: <em>Per quale ragione il comportamenti della monaca di Monza era schizofrenico?<\/em> Niente. Poi, forse, il ragazzo vi dir\u00e0: <em>Era invidiosa delle giovani<\/em>. &#8211; <em>Benissimo<\/em>, direte voi; <em>c&#8217;era anche questo. E poi?<\/em> Quello ci pensa su un bel poco, poi dice: <em>Era rabbiosa<\/em>. &#8211; <em>Benissimo, direte voi: e una persona rabbiosa, invidiosa, che riversa sugli altri la sua rabbia e la sua invidia, perch\u00e9 agisce in tal modo?<\/em> Niente, silenzio; domanda troppo difficile. <em>Una persona che si comporta cos\u00ec<\/em>, direte allora voi, per sboccare il punto morto, <em>lo fa perch\u00e9 \u00e8 molto<\/em>&#8230; Molto che? Non si sa; nessuna risposta. Poi, di nuovo: <em>Rabbiosa, invidiosa<\/em>. &#8211; <em>S\u00ec, lo abbiamo gi\u00e0 detto; ma da cosa nascono quella invidia, quella rabbia? Pensate che nove persone su dieci fanno proprio cos\u00ec; mariti, mogli che riversano la rabbia e l&#8217;invidia per un matrimonio infelice, rendendo la vita difficile agli altri: ai figli, ai colleghi, ai vicini<\/em>&#8230;<\/p>\n<p>Credete che finalmente quel ragazzo, o uno dei suoi compagni, riuscir\u00e0 a dire: perch\u00e9 quelle persone sono infelici? Che riuscir\u00e0 a dire: perch\u00e9 la monaca di Monza era infelice? Figuriamoci, poi, fargli capire quel che intendeva Manzoni, quando diceva che perfino in una situazione sgradita e indesiderata, si pu\u00f2 ugualmente affrontare la vita in maniera accettabile, costruttiva, purch\u00e9 si chieda l&#8217;aiuto di Dio e ci si rivolga per aiuto alla fede. Noi, qui siamo sul pianeta Marte. Eppure, Manzoni lo scrive: non c&#8217;\u00e8 bisogno di supporlo, il lettore non deve immaginare qualcosa che non c&#8217;\u00e8, perch\u00e9 \u00e8 tutto scritto, nero su bianco. Ma i ragazzi di oggi leggono e non capiscono. Forse sono le numerose parole che non conoscono, e la pigrizia fa s\u00ec che non vadano a controllare sul vocabolario cosa significano: perci\u00f2, alla fine di un capitolo, hanno capito s\u00ec e no la met\u00e0 di quel che c&#8217;\u00e8 scritto. Del resto, delle 47.000 parole che potrebbero usare, nella loro vita di ogni giorno ne usano solo poche centinaia: sempre le stesse, e sempre pi\u00f9 storpiate, imprecise, usate a sproposito. Sempre per merito del telefonino e dei messaggini. O forse il problema \u00e8 ancora pi\u00f9 profondo: a parte la conoscenza delle parole, quel che sfugge loro \u00e8 proprio la comprensione del testo. Semplicemente, non sono pi\u00f9 abituati a leggere. Se per caso leggono, leggono Federico Moccia e Fabio Volo. Ma per leggere quei libri non serve un cervello, basta un midollo spinale. Non ci sono idee, solamente emozioni. Per\u00f2 se lo sentono ripetere ogni giorno, da cento parti, e specialmente dalla televisione: <em>la vita \u00e8 fatta di emozioni; bisogna vivere le emozioni sino in fondo; che vita sar\u00e0 mai, una vita senza le emozioni?<\/em><\/p>\n<p>E cos\u00ec siamo arrivati al nodo del problema: i giovani, oggi, non sanno pi\u00f9 leggere, perch\u00e9 non sanno riflettere; e non sanno riflettere, perch\u00e9 non hanno pi\u00f9 un cervello. Non lo usano, \u00e8 come se non l&#8217;avessero. Del resto, l&#8217;organo inutilizzato finisce per marcire. Una bella intelligenza potenziale avvizzisce e muore, se lasciata a far la muffa. I giovani, oggi, tendono a lasciare che il loro cervello faccia la muffa. Perch\u00e9 dovrebbero usarlo? Hanno un sacco di cose gi\u00e0 belle e pronte, a cominciare dai giochi, quando sono ancora bambini. I giochi elettronici sono giochi che giocano al posto del bambino; il bambino \u00e8 solo un&#8217;appendice, una variabile secondaria. Il gioco fa tutto da s\u00e9; il bambino \u00e8 lo spettatore di un gioco che \u00e8 gi\u00e0 stabilito, che \u00e8 gi\u00e0 organizzato. Per giocare a un gioco elettronico, bastano riflessi e manualit\u00e0 con i tasti: il pensiero non c&#8217;entra. Il pensiero \u00e8 riflessione, non riflessi. Coi riflessi si pu\u00f2 addestrare anche un cane, un cavallo, una scimmia. Il pensiero \u00e8 un&#8217;altra cosa, richiede altre abilit\u00e0, mobilita altre energie. Richiede attenzione, concentrazione, capacit\u00e0 associativa, elaborazione mentale, memoria, apertura, rielaborazione personale dei dati. Soprattutto, pensiero astratto. Tutte cose che vengono richieste sempre meno dalla vita moderna. Nella maggior parte dei casi, la vita moderna non ci chiede di possedere, e tanto meno di sviluppare, simili abilit\u00e0. Il resto del pedaggio autostradale ve lo d\u00e0 la macchinetta, non occorre che voi facciate il calcolo. Il risultato di una moltiplicazione ve lo d\u00e0 la calcolatrice, non serve che lo facciate voi. Perfino una creazione artistica, come un disegno, pu\u00f2 farlo il computer, elaborando i dati che voi vi immettete. Al telefono, pu\u00f2 rispondere per voi la segreteria automatica. Alla verifica di scienze, o di latino, basta che lo studente metta una crocetta sulla casella di destra o di sinistra, tipo quiz: giusto, sbagliato, dipende dalla x sulla casella. Si potrebbe anche tirare e a caso, il risultato non cambier\u00e0 molto; in ogni caso, nessuno chieder\u00e0 allo studente di motivare la sua risposta. Ha messo la x su quella casella, e sapr\u00e0 lui perch\u00e9 l&#8217;ha fatto fatto; sono fatti suoi. Del ragionamento, del pensiero logico e discorsivo, del pensiero astratto, nessuno sente pi\u00f9 la mancanza. E i professori che fanno le verifiche distribuendo questionari a risposte secche: &quot;s\u00ec&quot; o &quot;no&quot;, avranno tutte le giustificazioni di questo mondo, a cominciare dal poco tempo a loro disposizione rispetto al programma che devono svolgere, e dalle classi troppo numerose, per\u00f2 \u00e8 certo che contribuiscono, per la loro parte, alla caduta della facolt\u00e0 raziocinante nei giovani.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 bisogno di pensare, nel novanta per cento delle situazioni, ma solo da compiere certi gesti, da conoscere un certo tipo di manualit\u00e0. E il risultato \u00e8 questo: l&#8217;avanzare di una sub-umanit\u00e0, formata da ex persone che hanno dato il cervello all&#8217;ammasso. Semplicemente, non sanno pi\u00f9 pensare. Non ne hanno bisogno e non ne sentono la mancanza; anzi, si direbbe siano liete di essersi tolte un peso dalle spalle. Evviva, un fastidio in meno: la vita moderna \u00e8 gi\u00e0 tanto complessa, \u00e8 gi\u00e0 tanto faticosa. Almeno in questo c&#8217;\u00e8 una nota positiva: che qualcuno ci solleva dalla fatica e dalla necessit\u00e0 di pensare. Cos\u00ec resta pi\u00f9 tempo per i giochi elettronici, per lo shopping, per guardare il <em>Grande Fratello<\/em> alla televisione, per mandare messaggini a destra e a sinistra, a ogni ora del giorno e della notte, compreso mente si cammina per la strada, si sta seduti al bar o si va a dormire, la sera. Questa s\u00ec che \u00e8 una cosa buona del progresso: che si viene sollevati dalle cose inutili e noiose, come il pensare, e agevolati nelle cose piacevoli e simpatiche, come scrivere su <em>Facebook<\/em> o altri social, e poter dire <em>Mi piace<\/em> o <em>Non mi piace<\/em> al blogger che ci mostra l&#8217;ultimo grido della moda, l&#8217;ultima tendenza del vestire, e di che colore sono le borse nella nuova stagione, e &#8212; cosa d&#8217;importanza ancor pi\u00f9 vitale &#8211; se le scarpe hanno la punta oppure no, e se la camicia va infilata dentro i pantaloni oppure lasciata cader fuori. E le mutande, dove le mettiamo le mutande? Certo, bisogna che siano a vista, almeno nella bella stagione: sono i vantaggi delle temperature elevate. Ma quel che si vede, quanto deve essere succinto? E di che colore? Le mutande a vista devono essere gialle oppure nere? E i pantaloni, quanto devono essere bassi, quanto devono lasciar vedere quel che c&#8217;\u00e8 sotto? Vuoi mettere, \u00e8 una differenza di portata determinante: di quelle che fanno la differenza fra una ragazza che sa il fatto suo e una povera sfigata. E questo, ripetiamo, \u00e8 un grido d&#8217;allarme che stiamo lanciando. Forse i danni prodotti da questo sistema di vita &#8211; danni cerebrali, misurabili e quantificabili oggettivamente &#8211; sono gi\u00e0 irreparabili; o forse no, forse siamo ancora in tempo a sottrarre i giovani, o almeno una parte di essi, al destino di ridursi allo stato vegetativo. Dell&#8217;aspetto sanitario non parliamo nemmeno: non si sa quali siamo gli effetti dell&#8217;abuso dell&#8217;elettronica, specialmente del telefonino, anche se possiamo sospettare che le onde elettromagnetiche siano responsabili dell&#8217;aumento dei tumori, e specialmente dei tumori al cervello, anche nella fascia pi\u00f9 giovane della popolazione, persino fra i bambini. Lo sospettiamo, ma non se siamo certi. Per cui dovremmo adottare un elementare principio di precauzione: non fare mai qualcosa se non si conoscono gli effetti di quella certa cosa. Invece abbiano totalmente rinunciato al principio di precauzione: cos\u00ec, senza neanche pensarci. In compenso, diamo retta alla pubblicit\u00e0 degli spray che ammazzano tutti i microbi dentro casa, per proteggere i nostri pargoletti da chiss\u00e0 mai quali orribili virus e malattie. Come volevasi dimostrare: il nostro cervello se n&#8217;\u00e8 andato allegramente in pappa&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I giovani stanno smettendo di far funzionare il cervello; il cervello dei giovani si sta atrofizzando. E c&#8217;\u00e8 un colpevole: il telefonino; insieme alla televisione, al<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30172,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[51],"tags":[92],"class_list":["post-28530","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-natura-e-ambiente","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-natura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28530","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28530"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28530\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30172"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28530"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28530"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28530"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}