{"id":28526,"date":"2021-11-14T10:27:00","date_gmt":"2021-11-14T10:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/11\/14\/santa-augusta-e-lintima-verita-della-pieta-popolare\/"},"modified":"2021-11-14T10:27:00","modified_gmt":"2021-11-14T10:27:00","slug":"santa-augusta-e-lintima-verita-della-pieta-popolare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/11\/14\/santa-augusta-e-lintima-verita-della-pieta-popolare\/","title":{"rendered":"Santa Augusta e l&#8217;intima verit\u00e0 della piet\u00e0 popolare"},"content":{"rendered":"<p>Nel precedente articolo <em>Storie dimenticate: S. Priamo, la sua chiesa, il culto<\/em> (pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 20\/09\/21) avevamo accennato a quei culti religiosi locali che sono attestati <em>ab antiquo<\/em> dalla piet\u00e0 popolare, ma che la scarsezza delle fonti storiche hanno spinto i soliti ipercritici a mettere in dubbio o addirittura, come nel caso del povero San Simonino di Trento, a espungere dal calendario liturgico, magari per fare un favore ai fratelli luterani, o ai fratelli ebrei, o ai fratelli islamici, insomma a tutti i fratelli possibili e immaginabili, e tanto peggio se si mortifica senza riguardi e si ferisce nel profondo la fede dei cattolici (vedi anche il nostro articolo <em>Dove vogliono arrivare i cattolici come don Iginio Rogger?<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 19\/01\/18). Non bisogna credere che l&#8217;atteggiamento di sufficienza, spinto talvolta fino a un vero e proprio disprezzo verso le forme della piet\u00e0 popolare, specialmente nel culto dei santi locali, sia un portato del protestantesimo, n\u00e9 che sia una strategia tipica della massoneria: di fatto tale mentalit\u00e0 nasce all&#8217;interno della stessa cultura cattolica, ed \u00e8 tanto antica quanto lo \u00e8 l&#8217;inizio del distacco della cultura laica da quella religiosa. Ne troviamo infatti una rappresentazione esemplare nella blasfema novella di Giovanni Boccaccio dedicata a Ser Ciappelletto (giornata 1, novella 1 del <em>Decameron<\/em>), nella quale un uomo totalmente e irrimediabilmente depravato, sprofondato in tutti e sette i peccati capitali, compie un&#8217;ultima beffa sacrilega in punto di morte, ingannando il buon frate che lo confessa, e facendogli credere di essere vissuto come un perfetto cristiano: ragion per cui, dopo morto, si sparge la voce delle sue virt\u00f9 eroiche ed egli stesso viene venerato come un santo, e il suo corpo, sepolto con tutti gli onori dentro la chiesa, diviene oggetto di devoti pellegrinaggi e di un culto popolare spontaneo e molto vivo.<\/p>\n<p>La festa di Santa Augusta di Serravalle, patrona (insieme a san Tiziano) di Vittorio Veneto, ricorre il 22 agosto (il 27 marzo ricorre il ritrovamento dei resti) ; il culto \u00e8 stato ufficializzato da Benedetto XIV il 22 maggio 1754. Ella era, secondo la tradizione, la figlia di un re o un capo barbaro, forse visigoto, Matruc o Matrucco, che al tempo delle invasioni di Alarico, al principio del V secolo, aveva costruito un fortilizio sul monte Marcantone, oggi noto anche come monte di Santa Augusta, e da l\u00ec controllava la chiusa di Serravalle e la via strategica che dai Paesi tedeschi conduce nella pianura padano-veneta (ancora ai nostri giorni la statale che percorre la sella del Fadalto e la stretta di Serravalle si chiama Statale di Alemagna, cio\u00e8 di Germania). Orfana di madre, la quale era morta dandola alla luce, verso il 410, la piccola Augusta venne segretamente battezzata e istruita nella religione cristiana da un eremita che viveva nei pressi, e crescendo mise in pratica gli insegnamento ricevuti, distinguendosi nelle opere di carit\u00e0 verso i poveri della zona. Scoperta dal padre, pagano fanatico, che era divenuto sospettoso per le frequenti uscite dalla figlia dal castello (nel corso di una delle sue ispezioni il pane che ella nascondeva sotto il mantello fu mutato miracolosamente in un mazzo di fiori), le venne imposto di rinnegare la fede in Cristo e, di fronte, al suo netto rifiuto, il padre furibondo ordin\u00f2 che fosse sottoposta a svariate torture, fra le quali quella della ruota. Tuttavia ogni tentativo di toglierle la vita con i metodi consueti risult\u00f2 vano, compreso quello di bruciarla viva sul rogo, per cui da ultimo fu necessario decapitarla. Si dice che dopo l&#8217;orrendo misfatto il padre, disperato e pentito, si sia rimproverato per ci\u00f2 che aveva fatto senza pi\u00f9 trovar pace, tanto che alla fine decise di lasciare il castello sul Marcantone e partire per sempre.<\/p>\n<p>Il culto della santa \u00e8 molto antico; e, a dispetto di ci\u00f2 che sostengono gli scettici, secondo i quali &quot;augusta&quot; non sarebbe il nome di battesimo di una santa, vergine e martire, ma un aggettivo che si riferisce alla Madonna, nel 1450 i suoi resti vennero rinvenuti durante dei lavori di restauro all&#8217;interno del santuario sul fianco del monte, ove si trovano tuttora. La voce di <em>Wikipedia<\/em> a lei dedicata informa che<\/p>\n<p><em>La storia di Sant&#8217;Augusta \u00e8 in gran parte leggendaria. La fonte pi\u00f9 approfondita al riguardo \u00e8 una &quot;Vita di Sant&#8217;Augusta&quot; edita nel 1581 da Minuccio Minucci, protonotario apostolico e segretario di papa Clemente VIII, e inviata nelle stamperie di Colonia per essere inserita nel &quot;De probatis sanctorum historiis&quot; di Lorenzo Surio. \u00c8 ovvio che questo testo si basa su leggende e tradizioni precedenti.<\/em><\/p>\n<p>Tuttavia aggiunge anche che<\/p>\n<p><em>La storia del culto di Sant&#8217;Augusta si pere nel tempo, in quanto le fonti archivistiche sono andate n gran parte perdute. Si sa che il monte Marcantone, luogo del martirio, era denominato &quot;Mons sancte Auguste&quot; gi\u00e0 nel 1234. La santa viene citata anche negli statuti di Serravalle del 1360 come patrona venerata sin dai temi pi\u00f9 antichi.<\/em><\/p>\n<p>Ora, se il culto della santa \u00e8 cos\u00ec remoto che si perde nella nebbia del tempo e lo si ritrova nei pi\u00f9 antichi statuti del comune di Serravalle, come \u00e8 possibile che si basi sul nulla, cio\u00e8 su un banale equivoco fra la parola &quot;augusta&quot; come nome proprio e come aggettivo riferito a qualcun altro? E le migliaia e migliaia di pellegrini che, dal Medioevo fino quasi ad oggi (s\u00ec, quasi: fino a un paio di decenni fa; poi, si sa, anche da queste parti \u00e8 arrivata la modernit\u00e0, la laicizzazione e soprattutto \u00e8 arrivato il cattolicesimo adulto e antimitologico del Vaticano II), si sono avviate, il 22 agosto di ogni anno, su per le ripide pendici del Marcantone, oggi per mezzo di un sentiero scandito da sette cappelle settecentesche, avrebbero pregato invano una santa inesistente? Il solo pensiero ci sembra assurdo e insostenibile, a meno di essere accecati dall&#8217;ideologia: la devozione popolare non nasce dal nulla. E il ritrovamento dei resti nel 1450, una pia illusione anche quella? In ogni caso non \u00e8 questa la sede per condurre un&#8217;adeguata ricognizione storica sulla Santa; ci piace invece cogliere l&#8217;occasione per svolgere una riflessione sull&#8217;intimo significato e la profonda verit\u00e0 della piet\u00e0 popolare, a dispetto del fatto che la documentazione storica, in taluni casi, appaia lacunosa e insoddisfacente dal punto di vista di una critica intrisa di scetticismo e materialismo.<\/p>\n<p>Osservava a tale proposito Augusto Campo Dell&#8217;Orto, un colto sacerdote vittoriese che a suo tempo abbiamo conosciuto, particolarmente interessato alla storia della sua citt\u00e0 e della sua diocesi e molto sensibile ai temi culturali e spirituali in generale (da: A. Campo Dell&#8217;Orto, <em>Un fiore sulla roccia. S. Augusta Vergine e Martire Serravallese,<\/em> Arti Grafiche Conegliano, 1982, pp. 33-36):<\/p>\n<p><em>Poich\u00e9 messaggio e storia sono intimamente legati nella vita di ogni santo, bisogner\u00e0 non perdere mai ci\u00f2 che \u00e8 essenziale nella devozione ai santi: l&#8217;imitazione. \u00abOnorare e non imitare, altro non \u00e8 che bugiarda adulazione\u00bb. Occorre cio\u00e8 saper carpire alla storia devozionale le notizie che essa ci offre intorno a S. Augusta vergine e martire, resistendo alla tentazione di cedere tanto alla fantasia che crea, quanto alla devozione che amplifica.<\/em><\/p>\n<p><em>Anche in questo campo, \u00e8 la semplicit\u00e0 che si impone alla nostra cultura cristiana; soprattutto in un momento, come il nostro, in cui le ideologie dominanti e le idee ricevute colludono in una sorta di congiura a scapito dell&#8217;intelligenza e dell&#8217;uomo.<\/em><\/p>\n<p><em>Urge realizzare il progetto culturale di qualificazione delle devozioni ai santi in modo da rendere la societ\u00e0 a misura dell&#8217;uomo. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Al di \u00e0 di quanto di vivace e folkloristico pu\u00f2 essersi insinuato nella devozione a S. Augusta, bisogner\u00e0 capire, approfondire e distinguere i suoi contenuti e sviluppi, ammettendo innanzitutto che il concetto stesso di religiosit\u00e0 popolare, dalla sua nozione intuiva alla sua rigorosa definizione, si frantuma oggi in una pluralit\u00e0 di significati. Infine le sue manifestazioni riflettono una realt\u00e0 composita: rito religioso, gita turistica, pellegrinaggio, mercato ed evento ludico.<\/em><\/p>\n<p><em>Il tutto come non pu\u00f2 giudicarsi con dubbio sistematico, cos\u00ec non pu\u00f2 partire da un preconcetto che escluda il significato religioso. Rischieremmo l&#8217;immobilit\u00e0 del positivismo, che non riesce a vedere al di l\u00e0 delle proprie ipotesi; mentre dovremmo rimproverare a noi stessi di non aver occhi per vedere che l&#8217;uomo religioso ha il compito di essere creatore di significati. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Come nei tempi lontani di S. Augusta, e forse ancor pi\u00f9 oggi incombe questo incontro generatore di pi\u00f9 credibile testimonianza cristiana. Per smussare spigoli, ammorbidire contrasti ideologici e sociali, irrigiditi e quasi sclerotizzati dal tempo, l&#8217;uomo deve convergere all&#8217;amore, legge fondamentale del proprio esistere. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Certamente parecchi dei nostri padri hanno inteso cos\u00ec la devozione a S. Augusta. Molti di noi possono ricordare ancora le migliaia di devoti pellegrini che con preghiere e canti, fin dalla vigilia della festa, giungevano a piedi o sui &quot;saraban&quot; (carri trainati da cavalli o da buoi) ornati di verdi festoni e di fiori, dalla pianura Trevigiana e dal Friuli a questo convegno annuale di fede e di grazia.(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Non posso dimenticare la felice impressione che riportai alcuni anni fa, discendendo dal colle di S. Augusta, proprio il giorno della sua festa.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel gioioso alternarsi di saluti e di incontri con volti sudati d fanciulli e di adulti, ebbi l&#8217;occasione di accompagnarmi per qualche tratto con una persona particolarmente serena. Del breve dialogo che intercorse fra noi, ricordo solo queste sue espressioni: \u00abIo sono contento e sono venuto quass\u00f9 a chiedere una &#8216;grazia&#8217; per mia moglie. Ma sento &#8212; disse sento &#8212; che S. Augusta ascolter\u00e0 la mia preghiera perch\u00e9, dopo molti anni che non mi accostavo al sacramento della Penitenza, ora mi sono convertito a Dio, tornando a credere in Cristo\u00bb. E sorridendo piangeva dalla gioia&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Nel salutarlo, lo ringraziai per avermi reso partecipe della sua fede nella grazia pi\u00f9 grande ottenuta presso S. Augusta: la conversione.<\/em><\/p>\n<p><em>Su questa linea che conduce fra le braccia di Cristo, la devozione si fa storia di salvezza.<\/em><\/p>\n<p>Oggi, come dicevamo, non si vedono pi\u00f9 folle di pellegrini inerpicarsi su per il ripido sentiero che conduce dal Duomo di Serravalle al Santuario di Sant&#8217;Augusta, sul crinale del monte Marcantone; tanto meno si vede la gente arrivare il giorno prima, anche da paesi relativamente lontani, dalla destra Piave e dalla destra Tagliamento, per rivolgere alla santa una preghiera o per sciogliere un voto. \u00c8 un fenomeno di carattere generale, che riguarda non solo il culto dei santi pi\u00f9 cari alla tradizione popolare di un tempo gi\u00e0 quasi lontano, ma anche i santuari mariani, tranne i pi\u00f9 grandi, dove per\u00f2 prevale l&#8217;aspetto turistico e in genere l&#8217;organizzazione parrocchiale o diocesana, mentre la fede individuale, che \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante, vi ha una parte sempre minore. Colpa, si dir\u00e0, del processo di secolarizzazione che ha attraversato tutte le societ\u00e0 moderne: e sta bene; per\u00f2, senza dubbio il clero ha fatto la sua parte, perch\u00e9 nel clero stesso si sono insinuate le tendenze moderniste, storiciste, filo-protestanti, insieme ad una esasperata volont\u00e0 di sopprimere tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 rappresentare un ostacolo al tanto sbandierato dialogo con chi non \u00e8 cattolico, non vuol saperne dei cattolici e mai arriver\u00e0 a formulare un giudizio equo sul cattolicesimo, per la buona ragione che lo odia e vorrebbe vederlo estirpato; non essendoci riuscito finora, batte la strada fraudolenta della progressiva, metodica erosione interna. Ora la devozione popolare, fatta la tara a quanto d&#8217;eccessivo e talvolta (ma questo aspetto \u00e8 stato fin troppo enfatizzato dagli anticattolici) quasi di pagano vi si pu\u00f2 annidare, \u00e8 quanto di pi\u00f9 sincero, commovente, e in definitiva quanto di pi\u00f9 specificamente cattolico esiste nella nostra fede. Anche la cornice mitizzante che sovente l&#8217;accompagna non \u00e8 affatto un male in s\u00e9: \u00e8 un male solo se da cornice diventa il quadro stesso; ma se \u00e8 uno strumento per condurre l&#8217;anima alla verit\u00e0 della fede, e dunque alla conversione, allora che sia benedetta. Ci sia concesso di spiegarci con un piccolo esempio. L&#8217;8 settembre si celebra la Madonna del Runal, presso un piccolo santuario aggrappato alle pendici occidentali dell&#8217;Altipiano del Cansiglio, quasi a strapiombo sul lago di Santa Croce. In una splendida cornice di faggi e abeti rossi, i bambini accompagnano gli adulti in un pellegrinaggio di preghiera e devozione. C&#8217;\u00e8 anche, o c&#8217;era fino a qualche anno fa, un signore che, al termine della santa Messa, offriva ai pi\u00f9 piccoli la sua merce, dei giocattoli colorati di plastica che nei raffinati negozi di citt\u00e0 non si trovano pi\u00f9. Il cattolico adulto e dialogante si scandalizza di fronte a tale commistione di sacro e profano; noi no Ci sono cose che la mente del bambino, pi\u00f9 aperta e intuitiva, sa cogliere nella loro totalit\u00e0; la mente dell&#8217;adulto, pi\u00f9 settoriale, le comprender\u00e0 pi\u00f9 tardi e in sostanza le confermer\u00e0 con il lume della ragione naturale. Dice Ges\u00f9: <em>Se non vi farete piccoli come questi bambini, non entrerete nel regno dei cieli<\/em> (<em>Mt<\/em> 18,3).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel precedente articolo Storie dimenticate: S. 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