{"id":28522,"date":"2006-07-25T03:06:00","date_gmt":"2006-07-25T03:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/07\/25\/donne-contro-lapartheid-ricordo-di-ruth-first\/"},"modified":"2006-07-25T03:06:00","modified_gmt":"2006-07-25T03:06:00","slug":"donne-contro-lapartheid-ricordo-di-ruth-first","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/07\/25\/donne-contro-lapartheid-ricordo-di-ruth-first\/","title":{"rendered":"Donne contro l&#8217;apartheid: ricordo di Ruth First"},"content":{"rendered":"<p><em>Ruth First, militante anti-razzista, comunista, bianca sudafricana. Processata e condannata &quot;per alto tradimento&quot; dai tribunali razzisti. Uccisa il 5 agosto 1982 con un pacco-bomba, a Maputo.<\/em><\/p>\n<p><em>A tanti anni di distanza dalla sua morte (da lei messa in conto per la causa abbracciata) il suo ricordo parla ancora. Il suo esempio di vita &quot;buttata&quot; per far riconoscere i diritti dell&#8217;uomo, di ogni uomo, al di sopra di ogni interesse economico e di ogni impresa di sviluppo industriale e finanziario, \u00e8 ricco di significato per tutti.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato sulla rivista &quot;Raggio. Fatti, problemi, linee della missione&quot;, mensile delle missionarie della Nigrizia, Verona, n. 7 del settembre 1987 (anno 53), pp. 21-22. Anche se l&#8217;<\/em>apartheid <em>\u00e8 stata abolita fra il 1985 (legalizzazione dei matrimoni misti) e il 1991, \u00e8 giusto ricordare quanti hanno pagato di persona un alto prezzo per consentire la creazione di una societ\u00e0 pi\u00f9 rispettosa dei diritti fondamentali dell&#8217;essere umano anche in un paese che, come il Sudafrica, ha vissuto il dramma secolare dell&#8217;incontro-scontro fra civilt\u00e0 radicalmente diverse, incapaci di dialogo a causa di antichi e radicati pregiudizi.<\/em><\/p>\n<p>Maputo, capitale del Mozambico indipendente, 17 agosto 1982. Un pomeriggio come tanti dell&#8217;inverno australe, caldo ma non afoso. All&#8217;Universit\u00e0 &quot;Eduardo Mondlane&quot;<em>,<\/em> presso il <em>&quot;Centro de Estudos Africanos<\/em> (C.E.A.), viene recapitato un pacco indirizzato alla professoressa Ruth First. \u00c8 lei stessa che lo apre, poco dopo, nell&#8217;ufficio in cui lavora indefessamente da cinque anni. La donna non nutre alcun sospetto o, per meglio dire, ha rinunciato a ogni precauzione che possa intralciare i suoi rapporti umani e di lavoro. Sa di essere nel mirino dei razzisti sudafricani, e specialmente dei servizi di sicurezza di Pretoria, poich\u00e9 vari attentati hanno gi\u00e0 colpito, a Londra e altrove, esponenti dell&#8217;A.N.C. (<em>African national Congress<\/em>) e dell&#8217;opposizione all&#8217;<em>apartheid.<\/em> Tuttavia, chiunque pu\u00f2 avvicinarla all&#8217;Universit\u00e0. Non vi sono diffidenze n\u00e9 controlli.<\/p>\n<p>Dall&#8217;ufficio giunge il fragore di un&#8217;esplosione. Il pacco indirizzato a Ruth First conteneva un ordigno mortale, confezionato con vile e meticolosa abilit\u00e0. La donna rimane uccisa. Alcuni dei suoi amici e collaboratori &#8211; tra cui il direttore del C.E.A., Aquio de Bragan\u00e7a &#8211; rimangono feriti.<\/p>\n<p><strong>UNA VITA CONTRO L&#8217;APARTHEID.<\/strong><\/p>\n<p>Chi era questa donna di cinquantasette anni, e perch\u00e9 una professoressa di razza bianca era cos\u00ec odiata dai razzisti bianchi del Sud Africa? Perch\u00e9 costoro l&#8217;avevano giudicata tanto pericolosa da volerla eliminare fisicamente, dopo averla gi\u00e0 costretta all&#8217;esilio?<\/p>\n<p>Ruth First non \u00e8 una guerrigliera dell&#8217;A.N.C., pur appartenendo a tale organizzazione. Non \u00e8 una sostenitrice di teorie violente, pur credendo &#8211; da marxista militante nel Partito comunista sudafricano &#8211; nello sbocco rivoluzionario della societ\u00e0 di quel Paese. Le sue armi sono esclusivamente la penna, l&#8217;insegnamento, la ricerca sul campo, poste al servizio del nuovo Mozambico sotto la guida del F.R.E.L.I.M.O. e, attraverso di esso, del riscatto di tutti i popoli oppressi dell&#8217;Africa australe: non solo dall&#8217;<em>apartheid<\/em> e dal colonialismo, ma anche dalla dipendenza economica, dall&#8217;emigrazione forzata, dalla fame.<\/p>\n<p>\u00c8 nata a Johannesburg nel 1925 da genitori ebrei di fede comunista, emigrati dai Paesi Baltici. Da ragazza ha potuto osservare non solo i prodromi storici della politica di <em>apartheid,<\/em> ma anche le ripercussioni economiche del dopoguerra e il progressivo peggioramento delle condizioni di vita della maggioranza nera sudafricana. Iscritta dal 1942 all&#8217;Universit\u00e0 di Witwatersrand, si laurea in sociologia maturando la sua scelta politica e morale di lotta senza quartiere al razzismo.<\/p>\n<p>Lo sciopero generale dei minatori neri del 1946 e la sua feroce repressione le forniscono la spinta definitiva. Si iscrive al Partito comunista e inizia una febbrile attivit\u00e0 giornalistica in senso progressista, resa sempre pi\u00f9 difficile dalla censura e dalla soppressione, l&#8217;uno dopo l&#8217;altro, dei vari giornali anti-razzisti ai quali collabora. Mentre il presidente D. F. Malan, capo del Partito nazionalista, porta alle estreme conseguenze il modello giuridico della segregazione razziale, Ruth va maturando le due concezioni-cardine del suo pensiero di intellettuale militante, cui rester\u00e0 sempre fedele. La connessione esistente tra le lotte di liberazione di <em>tutti<\/em> i popoli oppressi, grandi e piccoli, vicini e lontani; e la certezza che l&#8217;<em>apartheid<\/em> non \u00e8 un residuo coloniale di un popolo di agricoltori arretrati &#8211; i Boeri &#8211; destinato quindi a sgretolarsi per sua natura, ma al contrario un elemento essenziale del moderno capitalismo sudafricano, basato sullo sfruttamento razionale della forza-lavoro migrante dei neri, sia dentro il Sudafrica che nel contesto regionale dell&#8217;Africa australe. S&#8217;illudono quindi, o barano con la propria coscienza, quei bianchi <em>liberal<\/em> che si aspettano il miglioramento della condizione dei neri dallo sviluppo industriale e finanziario sudafricano: al contrario, proprio quello sviluppo ribadisce la loro crescente oppressione economica e politica.<\/p>\n<p>Diagnosi che resta oggi di estrema attualit\u00e0 e che dovrebbe seriamente far riflettere sulle varie politiche occidentali del cosiddetto &quot;impegno costruttivo&quot;, dietro le quali si celano gli inconfessabili interessi economici di U.S.A., Germania e Gran Bretagna: interessi funzionali al sistema di <em>apartheid<\/em> e incompatibili, al contrario, con il suo smantellamento.<\/p>\n<p><strong>IL CARCERE E L&#8217;ESILIO.<\/strong><\/p>\n<p>Ruth e suo marito, Joe Slovo, un avvocato comunista militante, sono arrestati una prima volta nel 1956 e, poco dopo, rilasciati. Non per questo ella recede dalla lotta intrapresa.<\/p>\n<p>Nel 1963, a conclusione di una minuziosa ricerca sul campo, in Namibia, pubblica il volume <em>South West Africa<\/em>, in cui si profetizza che il governo di Pretoria non sar\u00e0 mai disposto a trattare in buona fede sul destino dell&#8217;&quot;ultima colonia&quot; (che allora non era tale).<\/p>\n<p>Intanto, la stretta repressiva aumenta, dopo che &#8211; nel 1960 &#8211; il massacro di Sharpeville, in cui perdono la vita 69 inermi dimostranti, ha aperto una nuova fase della lotta politica in Sudafrica. Mandela, leggendario capo dell&#8217;A.N.C., \u00e8 incarcerato nel 1962. In quello stesso anno, ad agosto, Ruth \u00e8 nuovamente arrestata, rilasciata, di nuovo incarcerata: rimane in prigione per 117 giorni esatti, senza processo. Su tale esperienza pubblicher\u00e0 poi il libro <em>117 Days<\/em> (tradotto in italiano nel 1971 col titolo <em>Novanta giorni o l&#8217;eternit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Subito dopo ella sceglie l&#8217;esilio volontario, prima a Londra, poi &#8211; dopo l&#8217;indipendenza dell&#8217;Angola e del Mozambico dal Portogallo (1975), a Maputo. In quest&#8217;ultima citt\u00e0, Ruth trascorrer\u00e0 gli anni forse pi\u00f9 fecondi della sua attivit\u00e0 di intellettuale impegnata nel concreto, di ricercatrice al servizio di un progetto d&#8217;emancipazione umana.<\/p>\n<p><strong>DIFFICILE RICOSTRUZIONE.<\/strong><\/p>\n<p>Il Mozambico all&#8217;indomani dell&#8217;indipendenza era, ed \u00e8 tuttora, travagliato da un gravissimo marasma economico. La partenza precipitosa dei coloni e lo smantellamento indiscriminato di molte infrastrutture, avevano aggravato una crisi alimentata dalla guerriglia &#8211; proseguita ora, sul versante neocolonialista, dal gruppo R.E.N.A.M.O. &#8211; e soprattutto da uno stato di cronica dipendenza dell&#8217;economia locale da quella sudafricana. Pesante eredit\u00e0 degli anni del dominio portoghese che, non avendo la forza finanziaria per sfruttare in prima persona la colonia, l&#8217;aveva &quot;sub-appaltata&quot; al potente vicino, specie col lavoro migrante di minatori a contratto stagionale, sotto-pagati e il cui esodo rendeva cronico lo stato di abbandono delle campagne mozambicane.<\/p>\n<p>Convinta che la sua dottrina economica e sociologica potesse venire utilmente impiegata al servizio della ricostruzione economica avviata dal F.R.E.L.I.M.O., Ruth aveva fatto della teoria marxista il fondamento della ricerca (non dogmatico, per\u00f2), e della ricerca sul campo: il termometro per la verifica della teoria. Immagazzinare dati, sollevare sempre nuovi problemi, verificare i punti deboli della teoria economica socialista &#8211; che sognava di vedere estesa a tutta l&#8217;Africa australe: questi gli imperativi dei suoi ultimi anni, che la videro stimolatrice instancabile di centinaia di studenti e ricercatori. E tutti coloro che hanno lavorato con lei al C.E.A. la ricordano cos\u00ec: esigente, operosa, totalmente dedita all&#8217;impegno della ricostruzione.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 un&#8217;analogia fra la sua morte e quella del presidente mozambicano Samora Machel, precipitato il 19 ottobre scorso, col suo aereo, in territorio sudafricano. Tra i due avvenimenti si colloca il bombardamento di Maputo da parte dell&#8217;aviazione razzista, il 26 maggio 1983. L&#8217;ombra del Sudafrica bianco incombe minacciosa, oggi come allora, sugli Stati vicini, eternamente ricattati e destabilizzati sul terreno economico e su quello militare.<\/p>\n<p>E le parole di Ruth, oggi pi\u00f9 attuali che mai, amminiscono che<\/p>\n<p><em>&quot;&#8230; la liberazione nazionale della massa degli sfruttati pu\u00f2 venir raggiunta solo contestualmente all&#8217;abolizione del capitalismo in Sudafrica&#8230; La doppia contraddizione del Sudafrica &#8211; di classe e di razza &#8211; pu\u00f2 venir risolta solo in modo unitario.&quot;<\/em> (1)<\/p>\n<p>1)  Da <em>Regimi coloniali dell&#8217;Africa australe<\/em>, in <em>Ruth First: alle radici dell&#8217;apartheid,<\/em> Franco Angeli Editore, 1984.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ruth First, militante anti-razzista, comunista, bianca sudafricana. Processata e condannata &quot;per alto tradimento&quot; dai tribunali razzisti. 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