{"id":28518,"date":"2016-04-25T08:34:00","date_gmt":"2016-04-25T08:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/04\/25\/ma-e-proprio-questo-il-volto-del-nostro-redentore\/"},"modified":"2016-04-25T08:34:00","modified_gmt":"2016-04-25T08:34:00","slug":"ma-e-proprio-questo-il-volto-del-nostro-redentore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/04\/25\/ma-e-proprio-questo-il-volto-del-nostro-redentore\/","title":{"rendered":"Ma \u00e8 proprio questo il volto del nostro Redentore?"},"content":{"rendered":"<p>La mente pensa per immagini: questa \u00e8 una grande verit\u00e0, della quale non bisogna mai scordarsi, anche quando si parla di cose assolutamente spirituali. <em>La mente pensa per immagini, non per concetti;<\/em> o meglio: i concetti vengono &quot;tradotti&quot; dalla mente a se stessa per mezzo d&#8217;immagini. La mente umana funziona cos\u00ec: non saprebbe, n\u00e9 potrebbe, staccarsi mai del tutto dalle immagini fisiche di cose materiali, quand&#8217;anche riflettesse intorno all&#8217;Assoluto. Quando noi diciamo, ad esempio: &quot;Dio&quot;, diciamo qualcosa che la mente, da se stessa, non \u00e8 in grado di rendere chiaro a se medesima per mezzo di un pensiero astratto; ha bisogno, anche in questo caso, di pensare un&#8217;immagine concreta, proprio come fa quando diciamo: &quot;casa&quot;, &quot;mamma&quot;, &quot;strada&quot;, &quot;fiore&quot;, &quot;gatto&quot;, e cos\u00ec&#8217; via. Ora, qualunque cosa essa pensi quando qualcuno pronunzia la parola &quot;Dio&quot; &#8212; e ciascuna mente penser\u00e0 a qualcosa di particolare, dato che ciascuna mente \u00e8 unica e irripetibile &#8212; \u00e8 chiaro che essa sta compiendo una operazione indebita sul piano concettuale, perch\u00e9 nulla di pensabile pu\u00f2 tradurre, sul piano concreto, l&#8217;idea di Dio; e, dunque, \u00e8 chiaro ed evidente che essa non deve scambiare la propria immagine mentale, che \u00e8 sempre e solo un simbolo ed una approssimazione, con la cosa pensata, che \u00e8, in se stessa, assolutamente intraducibile, perch\u00e9 assolutamente non pensabile da una mente umana.<\/p>\n<p>In effetti, l&#8217;idea di Dio \u00e8 un&#8217;idea-limite: essa supera di tanto la mente che la pensa, da sfuggire del tutto a qualunque possibilit\u00e0 di rappresentazione concettuale. Ed \u00e8 ben per questo che Ges\u00f9 Cristo, quando parlava di Dio, parlava per mezzo di parabole; e diceva: <em>Il Regno dei Cieli \u00e8 simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra<\/em> (<em>Matteo<\/em>, 13, 45-46); oppure: <em>Io sono la vera vite e il Padre mio \u00e8 il vignaiolo; ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota, affinch\u00e9 rechi ancora pi\u00f9 frutto<\/em> (<em>Giovanni<\/em>, 15, 1-2). Ma pensare il Regno dei Cieli come esso \u00e8 realmente, \u00e8 impossibile, a meno d&#8217;immaginarselo come il Paradiso islamico, pieno di cose bellissime e umanamente desiderabili, ma nel senso pi\u00f9 materiale che sia dato immaginare. Anche pensare Dio, in se stesso, \u00e8 impossibile: non solo il Padre, ma lo stesso Cristo \u00e8 di natura cos\u00ec perfetta e luminosa, che nessuno lo potrebbe vedere come egli \u00e8 realmente. Quando, sul Monte Tabor, si trasfigur\u00f2, i suoi discepoli, che pure lo conoscevano ed erano soliti vederlo, perch\u00e9 vivevano con lui, rimasero abbagliati e quasi instupiditi dal suo sovrumano splendore.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 l&#8217;arte sacra, quando tenta di rappresentare ci\u00f2 che non \u00e8 rappresentabile, deve sforzarsi di farlo con infinita prudenza, umilt\u00e0 e consapevolezza del limite. Deve rammentare sempre che si sta servendo di simboli, ma simboli di enorme significato, dai quali discende la possibilit\u00e0 che i fedeli si avvicinino, per via istintiva e immediata, alle grandi, eterne verit\u00e0 del Vangelo; oppure, viceversa, che se ne allontanino, che le fraintendano, che le interpretino in maniera inadeguata, grossolana, deformante. Di fatto, quest&#8217;ultimo pericolo \u00e8 sempre stato neutralizzato, o quasi sempre, dalla purezza dell&#8217;intenzione dell&#8217;artista e dalla santit\u00e0 del soggetto medesimo, la quale non chiede che di lasciar agire l&#8217;ispirazione dell&#8217;Altissimo. \u00c8 notevole il fatto che, mentre la Chiesa ha dovuto ricorrere (talvolta anche errando) a una serie di precauzioni e di misure repressive per combattere gli abusi in ambito dottrinale &#8212; si pensi all&#8217;Indice dei libri proibiti -, non vi \u00e8 mai stata la necessit\u00e0 di operare con altrettanta severit\u00e0 e rigore nei confronti delle arti figurative, e anche della musica sacra, perch\u00e9 qualcosa, a monte della stessa volont\u00e0 umana, ha evitato a quegli artisti e a quei musicisti di deviare dall&#8217;ortodossia, cio\u00e8 dalla giusta rappresentazione delle verit\u00e0 di fede mediante le loro opere. E non solo quando l&#8217;artista era un uomo consacrato a Dio, come nel caso di fra Beato Angelico, ma anche quando era un semplice laico, ben raramente la rappresentazione delle verit\u00e0 eterne ha dato occasione a scandali o, comunque, a rappresentazioni inadeguate. Qualche discussione, ad esempio, vi fu intorno all&#8217;opera di Caravaggio dedicata alla <em>Morte della Vergine<\/em>, giudicata da alcuni troppo realistica e poco rispettosa (l&#8217;artista si era servito, come modella, di una povera donna di strada, ripescata annegata dal fiume). Tuttavia, si tratta di rare eccezioni. In pratica, l&#8217;ispirazione della divina Provvidenza sembra aver guidato la mano della stragrande maggioranza dei pittori, dei mosaicisti, degli scultori, degli architetti e dei compositori di musica sacra &#8212; almeno fino alle soglie della modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Le cose cambiano con l&#8217;avvento dell&#8217;arte moderna e della civilt\u00e0 moderna. Negli ultimi decenni, e specialmente dopo il Concilio Vaticano II, sono state erette numerose chiese che non trasmettono il senso del sacro, la maest\u00e0 di Dio, la spiritualit\u00e0 della Buona Novella; che non trasmettono neppure, a dire il vero, un minimo senso di interiorit\u00e0 e di raccoglimento. Chiese che sembrano cattedrali erette dall&#8217;uomo a gloria di se stesso: brutte, arroganti, sgraziate, disarmoniche; chiese <em>moderniste<\/em>, nel peggior denso del termine (cio\u00e8 nel senso dell&#8217;eresia modernista, condannata solennemente da san Pio X nel 1907). In esse non si coglie l&#8217;empito, lo slancio dell&#8217;anima verso Dio, ma una sorta di auto-glorificazione dell&#8217;uomo, come se l&#8217;umanesimo cristiano avesse dato origine a una nuova religione, solo apparentemente ancora incentrata su Dio, ma, in realt\u00e0, divenuta la religione dell&#8217;Uomo, ebbro di fiducia e di sicurezza in se stesso e ben deciso a redimersi da s\u00e9, a salvarsi con le sue sole forze, ammesso che di redenzione e di salvezza vi sia ancora bisogno (data la rarit\u00e0 con cui ci s&#8217;imbatte nel concetto di &quot;peccato&quot; in certe omelie di preti post-conciliari).<\/p>\n<p>Della musica sacra, meglio non parlare: abbandonato il canto gregoriano, sostituito l&#8217;organo con la chitarra, con i tamburelli e con le nacchere, e i canti devozionali d&#8217;un tempo, pieno di spiritualit\u00e0 e di dolcezza, con delle canzonette sguaiate, i giovani e i meno giovani cantano a gola spiegata, senza umilt\u00e0, senza rispetto o timor di Dio, alzando la voce il pi\u00f9 possibile, come se si sentissero tutti ugole d&#8217;oro in un provino per lo Zecchino d&#8217;Oro o per il Festival di Sanremo. Lo diciamo con tristezza, ma con rispetto, perch\u00e9 sappiamo bene che non \u00e8 facile, oggi, mettere insieme un coro parrocchiale, insegnare ai bambini e agli adulti i rudimenti del canto sacro; pure, ci sembra che lo spirito della modernit\u00e0 sia penetrato anche qui, come un veleno sottile e inafferrabile, pervertendo dall&#8217;interno anche le buone intenzioni, e, soprattutto, facendo perdere di vista a quelle persone, pur bene intenzionate, che il canto liturgico \u00e8 una cosa a parte, una cosa speciale, un sottofondo alla santa Messa, il cui scopo \u00e8 favorire il raccoglimento dell&#8217;anima in Dio. Ma questa \u00e8 appunto l&#8217;astuzia di Satana: insinuarsi in mezzo al recinto delle pecorelle; spargere silenziosamente il suo mortale veleno, e stravolgere dal di dentro, senza averne l&#8217;aria, il senso del sacro.<\/p>\n<p>E veniamo alla pittura. Imperversano, da qualche tempo, le immagini sacre, o che tali dovrebbero essere, di un gesuita sloveno la cui carriera di artista \u00e8 esplosa durante il pontificato di Giovanni Paolo II e che prosegue, a vele spiegate, verso la gloria e la celebrit\u00e0, come se fosse una forza della natura, mentre \u00e8 probabile che esistano cento altri artisti i quali, pi\u00f9 di lui, avrebbero meritato di attirare l&#8217;attenzione delle alte sfere ecclesiastiche, e, dunque, che si tratta di una operazione ideologica: stiamo parlando di padre Marko Ivan Rupnik, classe 1954, mosaicista di Salloga d&#8217;Idria La sua ascesa spettacolare, apparentemente irresistibile; la sua chiamata a decorare i luoghi pi\u00f9 importanti della Chiesa del terzo millennio, partendo dal &quot;laboratorio&quot; del Centro Ezio Aletti di Roma; il fatto a lui si debba anche il logo del Giubileo straordinario del 2016 (che alcuni hanno definito &quot;il giubileo di papa Bergoglio&quot; anzich\u00e9 di Ges\u00f9 Cristo); che ovunque ci s&#8217;imbatte, anche sotto forma di riproduzioni e segnalibri, nelle sue opere, al punto che, ormai, sembrano la pi\u00f9 accreditata versione dell&#8217;arte cristiana dei nostri giorni: tutto questo ci lascia perplessi, sconcertati, tutt&#8217;altro che persuasi. Non noi soltanto, ma molti cristiani e anche dei sacerdoti. Un santo prete di nostra conoscenza, un giorno, mostrandoci il Messale illustrato da Rupnik, ci confidava tutto il suo disagio, tutta la sua scontentezza nel dover guardare, nell&#8217;esercizio della sacra liturgia, quel tipo di immagini, trovandovi ben poco di sacro, e nulla di cristiano.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 il problema, per l&#8217;arte musiva di Rupnik, \u00e8 proprio questo: che le sue immagini sacre hanno ben poco di sacro; che i suoi Cristi, le sue Madonne, i suoi Santi, non trasmettono n\u00e9 la maest\u00e0, n\u00e9 la nobilt\u00e0, n\u00e9 la dolcezza che dovrebbero trasmettere; che ci presentano dei volti emaciati, sbigottiti, tristi, deformati, incomprensibili; che non comunicano alcun senso di elevazione dell&#8217;anima, ma un suo restringimento, un suo disorientamento; che non parlano affatto al cuore, ma solo alla testa, e anche male; che non paiono l&#8217;opera di un artista cristiano, ma di un artista New Age, il quale ha mal digerito la lezione delle icone russe, di Masaccio, dei pittori bizantini, romanici e gotici, ai quali pretenderebbe d&#8217;ispirarsi. Ha dichiarato padre Rupnik, con poca modestia: <em>Ho impiegato anni di ricerca per arrivare a una semplice essenzialit\u00e0 che si rif\u00e0 al primo romanico, alla prima epoca bizantina e gotica. Quelle epoche sono di una maturit\u00e0 artistico-spirituale formidabile. Non si tratta di imitare, ma di ispirarsi e ricreare quell&#8217;intenzionalit\u00e0 spirituale.<\/em> Peccato che un artista non dovrebbe dire da se stesso se abbia, o non abbia, raggiunto &quot;una semplice essenzialit\u00e0&quot;, tanto meno nel rifarsi a dei modelli illustri: dovrebbero dirlo gli altri. A noi, non \u00e8 certo questa l&#8217;impressone che suscitano i mosaici di padre Rupnik; al contrario: quel che evocano al nostro spirito \u00e8 un senso di smarrimento, di angoscia, d&#8217;insopportabile debolezza e quasi di stravolgimento, di derisione del sacro. Stentiamo a prendere sul serio quei volti di Cristo, e ci domandiamo: \u00e8 questa l&#8217;immagine del nostro divino Salvatore? Certo, il volto di Cristo nessuno l&#8217;ha visto; non sarebbe stato male, tuttavia, se padre Rupnik avesse tenuto conto del volto della Sindone, che una tradizione antichissima identifica con il volto autentico di Cristo; o, almeno, di quella nobile maest\u00e0 e di quella dolce autorevolezza che tutti gli artisti di soggetti sacri, compresi i sommi, come Leonardo e Michelangelo, hanno sempre impresso nei tratti del divino Maestro.<\/p>\n<p>Padre Rupnik non \u00e8 un artista na\u00eff, come pure potrebbe sembrare; \u00e8 un artista colto. Ha studiato filosofia, teologia e missiologia, e sa bene quello che fa. Ha scritto e pubblicato numerosi libri di teologia e di spiritualit\u00e0, tiene conferenze. I suoi mosaici si trovano nella Cappella <em>Redemptoris Mater<\/em> in Vaticano, nelle basiliche di Fatima e di San Giovanni Rotondo, nel Santuario di Lourdes. \u00c8 un ammiratore di Kandinskij e, a quanto pare, ritiene che nell&#8217;arte del pittore russo vi sia una profonda ispirazione mistica (mah&#8230;). Insomma, sar\u00e0 un intellettuale discutibile fin che si vuole, ma certo non pu\u00f2 essere scambiato per uno sprovveduto. Se gli \u00e8 stato concesso tanto spazio, se ha potuto fare una cos\u00ec sfolgorante carriera, se siamo costretti ad ammirare ovunque (ammirare, si fa per dire) le sue opere, ci\u00f2 non \u00e8 frutto del caso, e nemmeno della sua sola bravura di artista, sulla quale crediamo che non noi soltanto, ma anche molti altri avrebbero delle grosse riserve da fare. Siamo portati a dedurre logicamente che l&#8217;arte figurativa di padre Rupnik deve essere figlia della sua teologia; e ci chiediamo, preoccupati, quanto una siffatta teologia sia davvero la sana e teologia cattolica di sempre, rispettosa del perenne e inalterabile <em>Depositum fidei<\/em>.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 non possiamo non concludere che, dietro la sua &quot;rivoluzione&quot; iconografica, e, soprattutto, dietro le intenzioni di coloro che hanno promosso questo oscuro artista di provincia al rango d&#8217;una star mondiale dell&#8217;arte cattolica, vi sia un disegno preciso: quello di cambiare silenziosamente, insensibilmente, ma irrevocabilmente, l&#8217;immaginario collettivo dei cristiani. E qui torniamo al nostro assunto iniziale. Se la mente umana pensa per immagini, la mente delle generazioni del dopo Rupnik penser\u00e0 Cristo con quei tratti somatici deformi, con quegli occhi bovini, con quella espressione imbambolata e triste. I bambini di oggi, cio\u00e8 i cristiani adulti di domani, abituati a frequentare la santa Messa in una chiesa ultra-moderna di ferro e cemento, a sentir suonare le chitarre prima e dopo il Sacrificio eucaristico (a proposito, com&#8217;\u00e8 che tanti preti hanno smesso di chiamarlo in questo modo, e parlano solo, sbrigativamente e impropriamente, di &quot;Comunione&quot;?), saranno anche abituati a pensare a Cristo, alla Vergine Maria, ai Santi, con i volti e le figure dei mosaici di Rupnik. Ci chiediamo: sar\u00e0 ancora il vero cristianesimo, quello che praticheranno e in cui diranno di credere? Sar\u00e0 ancora la religione del Dio Padre, che si rivela agli uomini per mezzo di Ges\u00f9 Cristo e che li assiste, li consola e li sorregge per mezzo dello Spirito Santo?<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 certa. Come ci ammonisce l&#8217;<em>Apocalisse<\/em>, i falsi profeti verranno da dentro la cristianit\u00e0, non da fuori; e sedurranno le masse, non gi\u00e0 assalendo frontalmente le verit\u00e0 eterne del Vangelo, ma annacquandole, smorzandole, aggiustandole, ritoccandole, &quot;aggiornandole&quot;. Poco alla volta: cos\u00ec che molti non si accorgeranno di nulla. Per\u00f2, alla fine, il cristianesimo potrebbe diventare una cosa completamente diversa da ci\u00f2 che realmente \u00e8; e la Chiesa potrebbe scivolare nell&#8217;apostasia, senza quasi rendersene conto. Ci conforta solo la rassicurazione di Ges\u00f9 Cristo: <em>Non praevalebunt<\/em>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mente pensa per immagini: questa \u00e8 una grande verit\u00e0, della quale non bisogna mai scordarsi, anche quando si parla di cose assolutamente spirituali. 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