{"id":28510,"date":"2009-03-13T09:21:00","date_gmt":"2009-03-13T09:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/03\/13\/lo-stato-terroristico-della-volonta-generale-nel-pensiero-politico-di-jean-jacques-rousseau\/"},"modified":"2009-03-13T09:21:00","modified_gmt":"2009-03-13T09:21:00","slug":"lo-stato-terroristico-della-volonta-generale-nel-pensiero-politico-di-jean-jacques-rousseau","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/03\/13\/lo-stato-terroristico-della-volonta-generale-nel-pensiero-politico-di-jean-jacques-rousseau\/","title":{"rendered":"Lo stato terroristico della Volont\u00e0 Generale nel pensiero politico di Jean-Jacques Rousseau"},"content":{"rendered":"<p>Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) parte dalla ferma convinzione che \u00abtutto \u00e8 bene uscendo dalle mani dell&#8217;Autore delle cose, tutto degenera fra le mani dell&#8217;uomo\u00bb, la quale lo porta a spostare il problema del male &#8211; che rimase sempre il suo problema fondamentale &#8211; dal campo dell&#8217;ontologia a quello della politica.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo \u00e8 stato creato \u00abbuono\u00bb: perci\u00f2, esclusa la possibilit\u00e0 di ricondurlo allo stato di innocenza originaria, Rousseau individua nel progresso la causa della sua degenerazione e si mette alla ricerca di una riforma politica capace di arrestare un tale processo e di riportare alla luce quel fondo originario di bont\u00e0 che appartiene alla sua natura.<\/p>\n<p>Conducendo l&#8217;uomo fuori dal suo stato primitivo di felice innocenza, le scienze e le arti &#8211; frutto di orgoglio e di vana curiosit\u00e0 &#8211; hanno corrotto l&#8217;anima umana in maniera tanto pi\u00f9 grave, quanto pi\u00f9 esse sono progredite verso la perfezione. Di conseguenza, tutto il processo di incivilimento si risolve &#8211; per il ginevrino &#8211; in un allontanamento dallo stato di natura e in uno sprofondarsi dell&#8217;uomo nei suoi vizi pi\u00f9 esecrandi.<\/p>\n<p>Tale \u00e8 l&#8217;originale e pessimistica conclusione del suo \u00abDiscorso sulle scienze e sulle arti\u00bb (1750), con il quale Rousseau esordisce nell&#8217;agone filosofico illuminista, partecipando al bando di concorso dell&#8217;Accademia di Digione sul tema \u00abSe il ristabilimento delle scienze e delle arti abbia contribuito a purificare i costumi\u00bb.<\/p>\n<p>Ma come \u00e8 potuto avvenire &#8211; egli si domanda &#8211; che l&#8217;umanit\u00e0, buona in origine, sia degenerata fino allo stato presente, precipitando dallo stato di natura a quello sociale, caratterizzato dall&#8217;ingiustizia e dalla corruzione?<\/p>\n<p>Nel \u00abDiscorso sull&#8217;origine e i fondamenti della disuguaglianza fra gli uomini\u00bb (1754) egli tenta di rispondere alla domanda, sostenendo che nello stato di natura non esisteva la propriet\u00e0 privata, quindi non esistevano n\u00e9 la disuguaglianza, n\u00e9 la sopraffazione dei forti a danno dei deboli. Paradossalmente, sono state proprio le tecniche mediante le quali gli uomini si sono avviati verso l&#8217;incivilimento &#8211; l&#8217;agricoltura, la metallurgia, la divisione del lavoro, ecc. &#8211; a distruggere la libert\u00e0 naturale, dando vita alla legge della propriet\u00e0 e a tutte le istituzioni &#8211; come la magistratura ed il potere politico arbitrario &#8211; che hanno stabilito definitivamente la disuguaglianza e creato la divisione fra ricchi e poveri, fra padroni e schiavi.<\/p>\n<p>Peraltro, Rousseau ammette esplicitamente che il tanto decantato \u00abstato di natura\u00bb non \u00e8 che una ipotesi necessaria come termine di paragone con lo stato presente; ma, probabilmente, corrisponde a uno stato che non \u00e8 mai esistito e che, forse, non esister\u00e0 mai. Egli non sembra rendersi conto che una tale ammissione inficia alle fondamenta tutta la sua concezione politica, dal momento che riduce la pietra angolare di essa ad una semplice finzione retorica, creata al solo scopo di dare una base alla sua critica dell&#8217;idea di progresso.<\/p>\n<p>Non si deve pensare, peraltro &#8211; come sembrano aver fatto tutti gli svariati cultori del mito del \u00abbuon selvaggio\u00bb &#8211; da Bernardin de Saint-Pierre con il suo \u00abPaul et Virginie\u00bb, a Fran\u00e7ois-Ren\u00e9 de Chateaubriand con il celeberrimo \u00abAtala\u00bb, e poi su su, fino (secondo il sociologo Carlos Rangel) ai movimenti rivoluzionari latino-americani: i Barbudos cuban, i Tupamaros dell&#8217;Urugay, i guerriglieri peruviani di \u00abSendero luminoso\u00bb &#8211; che l&#8217;et\u00e0 di natura corrisponda all&#8217;et\u00e0 patriarcale cui erano fermi, all&#8217;epoca di Rousseau, i cosiddetti selvaggi.<\/p>\n<p>No, l&#8217;et\u00e0 patriarcale rappresenta gi\u00e0 un&#8217;epoca intermedia tra lo stato di natura e lo stato civilizzato: essa segna, per cos\u00ec dire, la giovinezza del mondo, ma procede inarrestabilmente verso il progresso che, perfezionando l&#8217;individuo, ha rovinato la specie umana.<\/p>\n<p>N\u00e9 il ginevrino \u00e8 in grado di spiegare come mai tanti popoli siano rimasti apparentemente fermi a quello stadio di sviluppo, mentre l&#8217;umanit\u00e0 occidentale, portando al culmine la perfezione della scienza e della tecnica, si sia spinta molto pi\u00f9 avanti sulla via dell&#8217;incivilimento e del vizio. Dato il carattere ipotetico e fittizio della premessa (la bont\u00e0 originaria nello stato di natura), un tale problema sarebbe stato ben difficilmente risolvibile in termini storici.<\/p>\n<p>Del resto, come abbiamo detto, per Rousseau \u00e8 impensabile un ritorno dell&#8217;uomo verso lo stato di natura: a lui non \u00e8 dato ripercorrere all&#8217;indietro le vie del progresso, per ristabilire lo stato di felicit\u00e0 originaria. Non resta, pertanto, che battere la via della fondazione di una nuova societ\u00e0, il cui scopo dichiarato sia il ristabilimento &#8211; mediante il diritto &#8211; della perduta uguaglianza naturale fra gli uomini, e, con essa, anche della libert\u00e0, conculcata dall&#8217;ingiustizia e dalla sopraffazione.<\/p>\n<p>Ecco, dunque, delineato lo scopo de \u00abIl contratto sociale\u00bb, la sua opera maggiore e pi\u00f9 famosa (pubblicato nel 1762, l&#8217;anno stesso in cui appare la sua maggiore opera pedagogica: l&#8217;\u00abEmilio\u00bb), nonch\u00e9 quella che ha ispirato tutto il pensiero e tutta l&#8217;azione politica di Robespierre (nella casa del falegname Duplay, ove l&#8217;Incorruttibile abitava fino alla caduta del 9 Termidoro 1794, pare che Rousseau fosse l&#8217;unico autore presente nella sua biblioteca, oltre a una gran mole di scritti dello stesso Robespierre). E gi\u00e0 quest&#8217;ultima circostanza dovrebbe farci avvertiti che quest&#8217;opera ha avuto una risonanza tale, che sarebbe difficile sopravvalutarne l&#8217;importanza per la successiva storia dell&#8217;Europa e del mondo.<\/p>\n<p>Ne \u00abIl contratto sociale\u00bb, Rousseau, pertanto, pone in questi termini il problema fondamentale della politica: trovare una forma di associazione che protegga e difenda con tutta la forza comune la persona e i beni di ciascun associato; e mediante la quale ognuno, unendosi a tutti, non obbedisca tuttavia che a se stesso, e rimanga libero come prima.<\/p>\n<p>Per prima cosa, egli sbarazza il campo da quelle teorie politiche le quali &#8211; come quella di Hobbes -propongono, s\u00ec, un patto sociale, ma basandolo sulla soggezione di una delle due parti, e mettendo ogni potere nelle mani dell&#8217;altra. I diritti naturali, a cominciare da quello della libert\u00e0, non possono essere alienati: altrimenti il patto automaticamente si annulla. In altri termini, non basta il mutuo consenso per stabilire la validit\u00e0 di un patto: \u00e8 necessario che esso abbia per scopo la garanzia della libert\u00e0.<\/p>\n<p>Rousseau chiarisce che non si tratta di ristabilire o di riconquistare la libert\u00e0 naturale, ossia quella dell&#8217;uomo allo stato di natura, allorch\u00e9 le volont\u00e0 dei singoli individui &#8211; non esistendo la propriet\u00e0 privata &#8211; non avevano occasione di entrare in confitto tra di loro. Quel tipo di libert\u00e0 naturale \u00e8 andata smarrita per sempre, dal momento in cui gli uomini, uscendo dal reciproco isolamento, hanno stabilito i primi rapporti sociali e, con essi, hanno creato anche i loro inevitabili corollari, la disuguaglianza e l&#8217;ingiustizia.<\/p>\n<p>Per sopravvivere alle nefaste conseguenze del disfacimento dello stato di natura, gli uomini istituiscono tra loro un patto sociale, nel quale tutti decidono di sottomettersi non ad un singolo individuo, ma alla volont\u00e0 generale. Ci\u00f2 significa che i rapporti individuali dell&#8217;uomo con i propri simili vengono sostituiti e, per cos\u00ec dire, assorbiti, dalla relazione fondamentale dell&#8217;uomo con la legge, espressione della volont\u00e0 generale. Ma, a questo punto, l&#8217;uomo \u00e8 diventato essenzialmente un cittadino, ossia un individuo che liberamente decide di sottomettersi alla legge che, coi suoi simili, ha determinato.<\/p>\n<p>Come dice lo steso Rousseau, il contratto sociale nasce dall&#8217;atto con cui le singole persone si mettono in comune, sotto la suprema direzione della volont\u00e0 generale; e in cui ciascun membro viene a far parte indivisibile del tutto. Ci\u00f2 che viene a prodursi in tal modo \u00e8 un corpo morale collettivo, composto di tanti membri, quanti sono i voti dell&#8217;assemblea.<\/p>\n<p>Nasce cos\u00ec lo Stato, ente morale collettivo che non coincide con la somma aritmetica degli individui o dalla somma delle loro volont\u00e0; le leggi che esso emana, sono espressone della volont\u00e0 generale e acquistano validit\u00e0 che impegnano tutti i cittadini alle medesime condizioni, e garantiscono il godimento dei medesimi diritti.<\/p>\n<p>\u00c8 in questo modo che la volont\u00e0 generale svolge la duplice funzione di garantire la libert\u00e0 di ciascuno e di ristabilire, mediante il diritto, quella uguaglianza naturale fra gli uomini, che era andata persa allorch\u00e9 era nata la propriet\u00e0 privata.<\/p>\n<p>La libert\u00e0, pertanto, coincide con la sottomissione al patto liberamente stabilito: patto nel quale gli uomini possono esplicare e realizzare, mediante l&#8217;intelligenza e il sentimento, quelle potenzialit\u00e0 che, allo stato di natura, erano destinate a rimanere inespresse. La morale e la ragione si realizzano solo nella societ\u00e0; l&#8217;uomo allo stato di natura \u00e8 ancora un uomo selvaggio e, se pure innocente, \u00e8 tuttavia incapace di elevarsi al livello di una vita secondo ragione.<\/p>\n<p>Pertanto, l&#8217;uomo inserito nella societ\u00e0 \u00e8, egli solo, suscettibile di perfezionamento: un&#8217;idea, quest&#8217;ultima, che non va molto d&#8217;accordo con la concezione negativa del progresso esposta nelle opere precedenti; ma che, tuttavia, si pu\u00f2 comprendere, ammettendo il carattere paradossale della civilizzazione, cos\u00ec come la concepisce Rousseau: da un lato come un progressivo degrado e una perdita di virt\u00f9 e d&#8217;innocenza; dall&#8217;altro, come la condizione che rende possibile la piena realizzazione dell&#8217;umanit\u00e0 nell&#8217;uomo, illuministicamente vista soprattutto come il prodotto della ragione.<\/p>\n<p>Verremo accusati di eccessiva disinvoltura se accosteremo questa ambivalente concezione della civilt\u00e0 a quella di Freud, secondo il quale essa rende possibili le manifestazioni superiori della vita umana, reprimendo i bassi istinti primordiali, ma al terribile prezzo di una frustrazione permanente della nostra parte pi\u00f9 profonda e, forse, pi\u00f9 vera, origine dell&#8217;infelicit\u00e0 dell&#8217;uomo moderno e di tutte le sue innumerevoli nevrosi? Sia come sia, l&#8217;analogia sussiste, e non \u00e8 necessario sforzarsi poi tanto per vederla e per valutarne la portata.<\/p>\n<p>Rousseau, comunque, pur ribadendo il carattere inalienabile della sovranit\u00e0 e pur insistendo sulla libert\u00e0 e sull&#8217;uguaglianza che si realizzano nella societ\u00e0 mediante il patto sociale, non esita a porre come assoluto il carattere della sovranit\u00e0 stessa, il che spiega come egli possa essere stato considerato sia come il padre della democrazia (o, addirittura, ma molto alla lontana, del socialismo), sia dell&#8217;assolutismo.<\/p>\n<p>In effetti, Rousseau \u00e8 talmente convinto che la volont\u00e0 comune, per stabilirsi, necessiti di un sostegno che non deriva solo dalla ragione, da ritenere che le sia indispensabile l&#8217;apporto delle energie morali che solo una vera e propria religione civile \u00e8 in grado di sprigionare: di una religione, cio\u00e8, la quale riceva dal corpo sovrano gli articoli essenziali, come norme i sociabilit\u00e0, senza le quali non si d\u00e0 l&#8217;esistenza di un buon cittadino.<\/p>\n<p>Rousseau distingue tre tipi fondamentali di religione, in rapporto alla societ\u00e0 (ossia da un punto di vista politico): la religione dell&#8217;uomo, del cittadino e del prete.<\/p>\n<p>La religione dell&#8217;uomo non ha bisogno n\u00e9 di templi, n\u00e9 di altari, n\u00e9 di riti: si svolge nel cuore dell&#8217;uomo e consiste in un puro culto rivolto a Dio. Tale, a suo giudizio, \u00e8 il cristianesimo, ma non quello storicamente esistente al suo tempo, bens\u00ec &#8211; com&#8217;egli dice &#8211; \u00abquello del Vangelo\u00bb, senza mai prendersi la briga di spiegare meglio questo espressione. L&#8217;impressione che se ne ricava (tanto pi\u00f9 che egli si prende a mala pena la briga di nominare Ges\u00f9 Cristo, quasi che il \u00abcristianesimo del Vangelo\u00bb potesse astrarre dalla sua figura) \u00e8 che, per codesta \u00abreligione del Vangelo\u00bb, valga lo steso tipo di finzione retorica che sta alla base del concetto di \u00abstato di natura\u00bb: che la si debba intendere, cio\u00e8, non in senso propriamente storico, ma bens\u00ec in senso meta-storico e, forse, immaginario.<\/p>\n<p>La religione del cittadino \u00e8 quella che si esprime mediante un apparato esteriore di dogmi, di riti e di prescrizioni, all&#8217;interno di una comunit\u00e0 nazionale, e che guarda con disprezzo e con avversione a tutte le religioni degli altri popoli, ritenendo che solo la propria sia vera e che solo mediante la propria si possa ottenere la salvezza.<\/p>\n<p>La religione del prete &#8211; la pi\u00f9 bizzarra e la peggiore delle tre &#8211; \u00e8 quella risultante da una sovrapposizione di due legislazioni, due capi e due patrie: quella terrena e quella celeste, talvolta in opposizione reciproca, mai in autentico accordo. Il \u00abcristianesimo romano\u00bb (come lo chiama Rousseau) appartiene a questo tipo inferiore: un tipo cos\u00ec evidentemente negativo, che &#8211; dice il ginevrino &#8211; non vale neanche la pena di prendersi il gusto di dimostrarlo. Esso, infatti, produce l&#8217;effetto di rompere l&#8217;unit\u00e0 sociale; e tutto ci\u00f2 che rompe l&#8217;unit\u00e0 sociale &#8211; egli afferma testualmente &#8211; \u00abnon vale nulla\u00bb.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si potrebbe obiettare, tuttavia, che il cristianesimo romano dura ormai da duemila anni, e gi\u00e0 da due secoli e mezzo continua a sopravvivere alle parole del \u00abContratto sociale\u00bb che suonano per esso come una profezia di morte; mentre il culto dell&#8217;Essere Supremo, instaurato da Robespierre per dare vita a una religione civile sul tipo di quella predicata da Rousseau, non \u00e8 durato pi\u00f9 di qualche mese; e, anzi, molti storici vedono in esso la causa occasionale della caduta dell&#8217;Incorruttibile (cfr. il nostro precedente articolo \u00abRobespierre aspettava la morte senza mai distogliere lo sguardo da Dio\u00bb, consultabile sempre suo sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Tuttavia, considerati sotto il punto di vista politico, anche i primi due tipi presentano degli inconvenienti.<\/p>\n<p>Il difetto pi\u00f9 grave del primo tipo \u00e8 che, non possedendo alcuna relazione organica con il sistema politico, esso lascia alle leggi solo la forza che esse possono darsi da se stesse, senza dar loro quella spinta ulteriore di cui avrebbero bisogno per radicarsi nel profondo dell&#8217;anima. Una tale religione, pertanto, \u00e8 per sua natura contraria allo spirito sociale: addita agli uomini una patria che non \u00e8 di questo mondo, ma che \u00e8 altrove, in un&#8217;altra vita.<\/p>\n<p>La religione del secondo tipo, poi, \u00e8 cattiva perch\u00e9 \u00absi fonda sull&#8217;errore e sulla menzogna\u00bb e, pur producendo dei cittadini cos\u00ec rispettosi delle leggi , da vedere in esse qualche cosa di sacro, li rende per\u00f2 \u00abcreduli e superstiziosi\u00bb; inoltre, li pone in uno stato di guerra permanente con i membri delle altre comunit\u00e0, il che \u00e8 estremamente pericoloso anche per la loro nazione.<\/p>\n<p>Rousseau, poi, si sofferma in modo particolare a soppesare pregi e difetti del primo tipo di religione, che egli equipara, puramente e semplicemente, al cristianesimo del Vangelo. I pregi sono riconducibili al messaggio di fratellanza ad esso connaturato, in quanto proclama che tutti gli uomini sono figli del medesimo Dio. I difetti sono quelli sopra accennati, e si possono riassumere nella formula che un buon cristiano \u00e8, s\u00ec, un cittadino rispettoso delle leggi, ma assolutamente privo di entusiasmo per la difesa della propria comunit\u00e0, dato che egli non identifica con essa la sua vera patria, n\u00e9 il suo autentico destino.<\/p>\n<p>Si tratta di una parte interessante, perch\u00e9 mostra bene le caratteristiche del particolare modo di argomentare di Rousseau; un modo che ha poco di filosofico nel senso rigoroso del termine, ma molto del \u00abphilosophe\u00bb: brillante, vivace, arguto, mai profondo e meno ancora criticamente argomentato.<\/p>\n<p>Ma la parte pi\u00f9 significativa dell&#8217;ultimo capitolo del \u00abContratto sociale\u00bb \u00e8 quella propriamente dedicata alla religione civile, nella quale Rousseau postula la necessit\u00e0, per la societ\u00e0, di dotarsi di una fede puramente civile, strumento necessario per rafforzare il patto sociale e il senso di comune appartenenza ad una sfera di valori condivisi, senza i quali non si danno &#8211; egli afferma &#8211; n\u00e9 buoni cittadini, n\u00e9 sudditi fedeli.<\/p>\n<p>\u00c8 significativo il fatto che il mite ginevrino, amante della natura e delle passeggiate solitarie, sostenga che nessuno pu\u00f2 essere obbligato a credere nei dogmi di una tale religione civile; ma che \u00e8 legittimo bandire dallo Stato chi non vi crede, e anche condannare a morte chi affermi di credervi, ma poi si comporti come se non vi prestasse fede. Quest&#8217;ultimo, infatti, avr\u00e0 commesso il pi\u00f9 grave dei reati: quello di mentire davanti alla legge.<\/p>\n<p>Altro che precursore dell&#8217;assolutismo: qui Rousseau ci si mostra in tutta la sua dimensione di lucido profeta del totalitarismo pi\u00f9 spietato e conseguente, quale &#8211; forse &#8211; nemmeno Hitler e Stalin hanno osato immaginare.<\/p>\n<p>Ci piace, a questo punto, riportare direttamente il passo in questione de \u00abIl contratto sociale\u00bb, contenuto nella sezione ottava del libro quarto (traduzione italiana di Gianluigi Barni, Milano, Fratelli Fabbri Editori, 1995, pp. 187-94):<\/p>\n<p>\u00abLa religione, considerata in rapporto alla societ\u00e0, che \u00e8 o generale o particolare, pu\u00f2 pure essere divisa in due specie, cio\u00e8 la religione dell&#8217;uomo e quella del cittadino. La prima senza templi, senza altari, senza riti, limitata al puro culto interiore del Dio supremo e ai doveri terni della morale \u00e8 la pura e semplice religione del Vangelo, il vero teismo e ci\u00f2 che si pu\u00f2 chiamare il diritto divino naturale. L&#8217;altra, limitata a un solo paese, gli fornisce i suoi dei, i suoi patroni particolari e tutelari; questa religione ha i suoi dogmi, i suoi riti, il suo culto esteriore prescritto da leggi: tolta la sola nazione che la segue, tutte le altre sono per lei infedeli, straniere, barbare; essa non stende i doveri e i dritti dell&#8217;uomo pi\u00f9 lontano de suoi altari. Tali furono tutte le religioni primitive alle quali si pu\u00f2 dare il nome di diritto divino civile o positivo.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 un terzo tipo di religione, pi\u00f9 bizzarra, che dando agli uomini due legislazioni, due capi, due patrie, li sottomette a dover contraddittori ed impedisce loro di essere in un sol tempo devoti e cittadini. Tale \u00e8 la religione dei lama, tale quella dei giapponesi, tale il cristianesimo romano. Si pu\u00f2 chiamare questa la religione del prete. Ne risulta una specie di diritto misto e non corrispondente alla societ\u00e0, dritto che non ha nome.<\/p>\n<p>Volendo considerare questi tre tipi di religione da un punto di vista politico, tutte hanno i loro difetti. La terza \u00e8 cos\u00ec evidentemente cattiva, che sarebbe una perdita d tempo divertirsi a dimostrarlo. Tutto ci\u00f2 che rompe l&#8217;unit\u00e0 sociale non vale nulla: tutte le istituzioni che mettono l&#8217;uomo in contraddizione con se stesso non valgono nulla.<\/p>\n<p>La seconda \u00e8 buona per il fatto che riunisce il culto divino e l&#8217;amore delle leggi e perch\u00e9, rendendo la patria l&#8217;oggetto dell&#8217;adorazione dei cittadini, insegna loro che servire lo stato vuol dire servire il dio tutelare. \u00c8 una specie di teocrazia, nella quale non s deve avere altro pontefice che il principe, n\u00e9 altri preti che magistrati. In tal caso, morire per il proprio paese significa andare al martirio; violare le leggi \u00e8 essere empio e sottoporre un colpevole alla pubblica esecrazione vuol dire dedicarlo allo sdegno degli dei: &quot;sacer esto&quot;.<\/p>\n<p>Ma questa religione \u00e8 cattiva perch\u00e9, essendo fondata sull&#8217;errore e sulla menzogna, inganna gli uomini, li rende creduli, superstiziosi e sommerge il vero culto della divinit\u00e0 in un vano cerimoniale. \u00c8 ancor pi\u00f9 cattiva quando, diventando esclusiva e tirannica, rende un popolo sanguinario e intollerante, d modo che questo non agogna che assassinio e massacro e crede di fare un&#8217;opera santa uccidendo chiunque non ammetta i suoi de. Ci\u00f2 pone un tal popolo in uno stato naturale di guerra con tutti gli altri, assai nocivo alla sua stessa scurezza.<\/p>\n<p>Resta dunque la religione dell&#8217;uomo o il cristianesimo, non quello di oggi, ma quello del Vangelo, che ne \u00e8 del tutto differente. Attraverso questa religione, santa, sublime, vera, gli uomini, figli dello stesso Dio, si riconoscono tutti per fratelli e la societ\u00e0 che li unisce non s scioglie neppure con la morte. Ma questa religione, non avendo alcuna relazione particolare col corpo politico, lascia alle leggi la sola forza che esse possono ricavare da se stesse senza aggiungervene altra e da ci\u00f2 deriva che uno de grandi legami della societ\u00e0 particolare resta senza effetto. Anzi, in luogo di legare i cuori dei cittadini allo stato, essa li allontana come da ogni cosa della terra. Non conosco nulla di pi\u00f9 contrario allo spirito sociale.<\/p>\n<p>Ci si dice che un popolo d veri cristiani formerebbe la pi\u00f9 perfetta societ\u00e0 che si possa immaginare. Non vedo in questa ipotesi che una grave difficolt\u00e0 ed \u00e8 che una societ\u00e0 di veri cristiani non sarebbe pi\u00f9 una societ\u00e0 di uomini.<\/p>\n<p>Dico di pi\u00f9 che questa supposta societ\u00e0 non sarebbe, con tutta la sua perfezione, n\u00e9 la pi\u00f9 forte, n\u00e9 la pi\u00f9 durevole: a forza di essere perfetta mancherebbe d ogni legame, il suo vizio distruttore sarebbe nella sua stessa perfezione.<\/p>\n<p>Ciascuno compirebbe il proprio dovere: i popoli sarebbero sottomessi alle leggi, i capi sarebbero giusti e moderati, i magistrati integri ed incorruttibili, i soldati disprezzerebbero la morte; non vi sarebbe n\u00e9 vanit\u00e0 n\u00e9 lusso: tutte cose bellissime, ma guardiamo un po&#8217; pi\u00f9 lontano.<\/p>\n<p>Il cristianesimo \u00e8 una religione completamente spirituale, diretta unicamente alle cose del cielo: la paura del cristiano non \u00e8 d questo mondo. Egli fa il suo dovere, ma lo fa con una profonda indifferenza circa il buono o il cattivo esito dei suoi sforzi. Purch\u00e9 non v sa nulla da rimproverarsi, poco gli importa che tutto vada bene o male quaggi\u00f9. Se lo stato \u00e8 fiorente, a mala pena egli osa gioire della pubblica felicit\u00e0, temendo di inorgoglirsi della gloria del suo popolo; se lo stato deperisce, benedice la mano di Dio che grava sul suo popolo.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 una tale societ\u00e0 fosse pacifica e vi si mantenesse l&#8217;armonia,, bisognerebbe che tutti i cittadini, senza eccezione, fossero ugualmente buoni cristiani; ma se per disgrazia vi si trova un solo ambizioso, un solo ipocrita, un Catilina, per esempio, un Cromwell, questi certamente avr\u00e0 buon gioco rispetto ai suoi pii compatrioti. La carit\u00e0 cristiana non permette facilmente di pensar male del prossimo. Dal momento che egli avr\u00e0 trovato con qualche trucco l&#8217;arte dei imporsi a loro e di impadronirsi di una parte dell&#8217;autorit\u00e0 pubblica, ecco un uomo costituito in dignit\u00e0; Dio vuole che lo si rispetti: ben presto ecco un potere; Dio vuole che gli si obbedisca. Il depositario di questo potere ne abusa: \u00e8 il bastone con cui Dio punisce i suoi figli. Scacciare l&#8217;usurpatore diverrebbe un caso di coscienza; bisognerebbe turbare la pubblica quiete, usare la violenza, versare del sangue: tutto ci\u00f2 mal si accorda con la dolcezza del cristiano, e, dopo tutto, che cosa importa l&#8217;essere liberi o servi in questa valle di miseria? L&#8217;essenziale \u00e8 andare in Paradiso e la rassegnazione non \u00e8 altro che un mezzo d pi\u00f9 per giungere a ci\u00f2.<\/p>\n<p>Capita qualche guerra straniera: i cittadini marciano senza fatica al combattimento; nessuno tra loro pensa a fuggire, fanno il loro dovere, ma senza passione per la vittoria: sanno piuttosto morire che vincere. Che essi siano vincitori o vinti, che cosa importa? La Provvidenza non sa meglio di loro ci\u00f2 di cui essi abbisognano? Si pensi qual vantaggio possa trarre da questo loro stoicismo un nemico fiero, impetuoso, appassionato. Mettete faccia a faccia a essi quei popoli generosi che erano divorati dall&#8217;ardente amore della gloria e della patria, immaginate la vostra repubblica cristiana di fronte a Sparta o a Roma: i pii cristiani saranno battuti, schiacciati, distrutti prima di aver avuto il tempo d riprendersi, o dovranno la loro salvezza solo al disprezzo che il nemico concepir\u00e0 per loro. Fu, a mio giudizio, un bel giuramento quello dei soldati di Fabio: essi non giurarono di morire o di vincere, giurarono di tornare vincitori e mantennero il loro giuramento; mai i cristiani ne avrebbero fatto uno simile: avrebbero pensato di tentare Dio.<\/p>\n<p>Ma io mi sbaglio parlando d una repubblica cristiana: ciascuno di questi termini esclude l&#8217;altro. Il cristianesimo non predica che servit\u00f9 e dipendenza. Il suo spirito \u00e8 troppo favorevole alla tirannia, perch\u00e9 questa non ne approfitti sempre. I veri cristiani son fatti per essere schiavi: essi lo sanno e non se ne preoccupano troppo; questa corta vita ha troppo poco valore ai loro occhi.<\/p>\n<p>Le truppe cristiane sono eccellenti, ci si dice. Lo nego. Mi si mostrino tali truppe. Per quanto mi riguarda, non conosco truppe cristiane. Mi si citeranno le crociate. Senza disputare sul valore delle crociate, io farei notare che, lungi dall&#8217;essere dei castani, quei crociati erano soldati del prete, erano de cittadini della chiesa: s battevano per il suo paese spirituale, che essa aveva reso temporale, non si sa come. A ben guardare, tutto ci\u00f2 rientra nel paganesimo; dato che il Vangelo non stabilisce una religione nazionale, ogni guerra sacra \u00e8 impossibile tra cristiani.<\/p>\n<p>Sotto gli imperator pagani i soldati cristiani erano valorosi; tutti gli autor cristiani lo assicurano e io vi credo: era evidentemente una onorevole emulazione in rapporto alle truppe pagane. Da quando gli imperatori furono cristiani questa emulazione non vi fu pi\u00f9, e quando la croce ebbe cacciato l&#8217;aquila tutto il valore romano scomparve.<\/p>\n<p>Ma, lasciando da parte le considerazioni politiche, torniamo al diritto e fissiamo i principi su questo punto importante. Il diritto che il patto sociale d\u00e0 al corpo sovrano sui sudditi non oltrepassa, come ho detto, i confini dell&#8217;utilit\u00e0 pubblica. I sudditi non debbono render conto al corpo sovrano delle loro opinioni, se non in quanto tali opinioni abbiano importanza per la comunit\u00e0. Ora, \u00e8 senza dubbio importante per lo stato che ogni cittadino abbia una religione che gli faccia amare i suoi doveri, ma i dogmi di questa religione non interessano n\u00e9 lo stato, n\u00e9 i suoi membri, se non in quanto tali dogmi si riferiscono alla morale e ai doveri che colui che la professa \u00e8 tenuto ad adempiere riguardo agli altri. Ciascuno pu\u00f2 avere, anzi, tutte quelle opinioni che gli piacciono, senza che spetti al corpo sovrano di occuparsene. Perch\u00e8, dato che esso non ha alcuna competenza sull&#8217;altro mondo, qualsiasi sa la sorte dei sudditi nella vita futura, questo non \u00e8 un suo problema, a condizione che tali sudditi siano dei buoni cittadini in questa.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 dunque una professione di fede puramente civile, di cui spetta al corpo sovrano il fissare gli articoli, non precisamente come dogmi di religione, ma come sentimenti di sciabilit\u00e0, senza dei quali \u00e8 impossibile essere n\u00e9 buon cittadino n\u00e9 suddito fedele.<\/p>\n<p>Senza poter obbligare nessuno a credere in essi, si pu\u00f2 bandire dallo stato chiunque non vi creda; si pu\u00f2 bandirlo, non come empio, ma come essere non sociale, come incapace di amare sinceramente le leggi, la giustizia, e di sacrificare, in caso di bisogno, la sua vita al suo dovere. Che se poi qualcuno, dopo aver pubblicamente riconosciuto questi dogmi, si condurr\u00e0 come se non vi credesse, sia condannato a morte: ha commesso il pi\u00f9 grande dei reati, ha mentito davanti alle leggi.<\/p>\n<p>I dogmi della religione civile debbono essere semplici, in piccolo numero, enunciati con precisione, senza spiegazioni n\u00e9 commenti. L&#8217;esistenza della divinit\u00e0 possente, intelligente, benefica, previdente e provvidente, la vita futura, la felicit\u00e0 dei giusti, la punizione de cattivi, la santit\u00e0 del contratto sociale e delle leggi, ecco i dogmi positivi. Quanto ai dogmi negativi, io li limito a uno solo ed \u00e8 l&#8217;intolleranza: questa rientra nei culti che noi abbiamo escluso.<\/p>\n<p>Coloro che distinguono l&#8217;intolleranza civile dall&#8217;intolleranza teologica, a mio parere, si sbagliano. Queste due intolleranze sono inseparabili. \u00c8 impossibile vivere in pace con delle persone che s ritengono dannate: amarle sarebbe odiare Dio che le punisce; bisogna assolutamente riconvertirle o sottoporle a tormenti. In ogni luogo in cui \u00e8 ammessa l&#8217;intolleranza religiosa \u00e8 impossibile che non ne derivi qualche effetto civile e, appena questi si verificano, il corpo sovrano non \u00e8 pi\u00f9 sovrano neppure nel campo temporale: da quel momento i preti sono veri padroni: i re non sono che i loro ufficiali.<\/p>\n<p>Nei tempi presenti ne quali non vi \u00e8 pi\u00f9 e non vi pu\u00f2 essere una religione nazionale esclusiva, si devono tollerare tutte quelle che tollerano le altre, fin quando i loro dogmi non hanno nulla in contrario ai doveri de cittadini. Ma chiunque osi dire: &quot;Fuori della chiesa non esiste salvezza&quot; deve essere cacciato dallo stato, salvo che lo stato non sia la Chiesa e che il principe non sia il pontefice. Un tale dogma \u00e8 buono in un governo teocratico; in ogni altro \u00e8 dannoso. La ragione secondo cui s raccont\u00f2 che Enrico IV avrebbe abbracciato la religione romana avrebbe dovuto farla abbandonare a ogni uomo onesto e soprattutto a ogni principe che sapesse ragionare.\u00bb<\/p>\n<p>Dicevamo che la raccapricciante proposta di mettere a morte colui che violi la religione civile dopo averla formalmente accettata, e di cacciare in esilio colui che non la voglia accogliere, costituisce l&#8217;aspetto pi\u00f9 inquietante di questo filosofo falsamente mite e benevolo, roso, in realt\u00e0 &#8211; come tutti gli illuministi, del resto, Voltaire in testa &#8211; da un rancore profondo, da un astio implacabile e feroce contro chiunque osi fare resistenza al paradiso in terra che codesti campioni della pubblica felicit\u00e0 hanno inteso presentarci nei loro \u00abpamphlets\u00bb e nei loro trattati &#8211; tutti, beninteso, pervasi da un sacro sdegno nei confronti dell&#8217;intolleranza&#8230; altrui.<\/p>\n<p>Non \u00e8 tuttavia su questo aspetto che desideriamo soffermarci, per quanto ci sembra che esso dovrebbe far riflettere quanti tendono a sottovalutare la conseguenze pratiche che possono essere tratte &#8211; e che, di fatto, sovente vengono tratte &#8211; da certi enunciati politici di carattere teorico e, perci\u00f2, apparentemente innocui.<\/p>\n<p>Vorremmo, invece, soffermarci &#8211; prima di concludere &#8211; su un altro aspetto del pensiero politico di Rousseau, di carattere molto pi\u00f9 generale: e cio\u00e8 sulla sua convinzione che le relazioni individuali degli uomini fra di loro vengono ad essere sostituite e, per cos\u00ec dire, assorbite dalla relazione fondamentale dell&#8217;uomo con la legge, espressione della volont\u00e0 generale; e che, di conseguenza, l&#8217;uomo finisce per diventare essenzialmente un cittadino, ossia un individuo che liberamente decide di sottomettersi alla legge.<\/p>\n<p>Rousseau, infatti, aveva affermato che il processo di incivilimento dell&#8217;uomo, portandolo fuori dallo stato di natura, ha distrutto la libert\u00e0 naturale, dando vita alla legge della propriet\u00e0 e a tutte le istituzioni &#8211; come la magistratura ed il potere politico arbitrario &#8211; che hanno stabilito definitivamente la disuguaglianza e creato la divisione fra ricchi e poveri, fra padroni e schiavi.<\/p>\n<p>Ora, egli sostiene che proprio mediante la legge diviene possibile ristabilire lo stato di felicit\u00e0 originaria, fondando una nuova societ\u00e0, il cui scopo dichiarato sia il ristabilimento &#8211; mediante il diritto &#8211; della perduta uguaglianza naturale fra gli uomini.<\/p>\n<p>Dunque, esiste una legge che non nasce dalla volont\u00e0 di sopraffazione, ma dal libero consenso dei cittadini. E tuttavia, non possiamo fare a meno di chiederci: se l&#8217;uomo che si allontana dallo stato di natura ed entra nel mondo della civilt\u00e0 cade schiavo dei suoi istinti egoistici e antisociali, per mezzo di quale miracolo riuscir\u00e0 a spogliarsi di essi e a creare il regno della giustizia in terra, dove tutti siano liberi e tutti siano, al tempo stesso, obbedienti? E per quale ulteriore miracolo riuscir\u00e0 a farlo mediante la legge, la quale, in origine, era l&#8217;espressione dell&#8217;ingiustizia e della sopraffazione dell&#8217;uomo ai danni del proprio simile?<\/p>\n<p>Si direbbe che Rousseau, a questo punto, imbocchi una sorta di pericolosa scorciatoia verso il regno della giustizia e della libert\u00e0: una scorciatoia, per dirla con un linguaggio da economisti, a \u00abcosto zero\u00bb.<\/p>\n<p>Che altro \u00e8, infatti, la sua proposta di un patto sociale che protegga e difenda con tutta la forza comune la persona e i beni di ciascun associato, e mediante il quale ognuno, unendosi a tutti, non obbedisca tuttavia che a se stesso e resti libero come prima, se non una modalit\u00e0 di produzione a costo zero o, peggio, una formula retorica priva di serio contenuto?<\/p>\n<p>Come \u00e8 possibile che, nel patto sociale, \u00abognuno, unendosi a tutti, non obbedisca tuttavia che a se stesso e resti libero come prima\u00bb (sono le parole precise di Rousseau), a meno che si tratti di una formula magica da strapazzo, di un \u00ababracadabra\u00bb da prestigiatore di terz&#8217;ordine, dal momento che la libert\u00e0, in una simile prospettiva, finisce per coincidere in maniera allarmante con la sua totale negazione, ossia con un totalitarismo di massa ove quello che conta non \u00e8 pi\u00f9 il bene e la felicit\u00e0 dell&#8217;individuo, ma sempre e soltanto la Volont\u00e0 Generale, pauroso feticcio assetato di sangue umano, come dimostra &#8211; appunto &#8211; la proposta di mettere a morte i \u00abtraditori\u00bb della religione civile?<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) parte dalla ferma convinzione che \u00abtutto \u00e8 bene uscendo dalle mani dell&#8217;Autore delle cose, tutto degenera fra le mani dell&#8217;uomo\u00bb, la quale lo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-28510","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28510","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28510"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28510\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28510"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28510"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28510"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}