{"id":28495,"date":"2016-03-15T07:06:00","date_gmt":"2016-03-15T07:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/03\/15\/per-fare-un-grande-romanzo-storico-ci-vogliono-grandi-vicende-nazionali\/"},"modified":"2016-03-15T07:06:00","modified_gmt":"2016-03-15T07:06:00","slug":"per-fare-un-grande-romanzo-storico-ci-vogliono-grandi-vicende-nazionali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/03\/15\/per-fare-un-grande-romanzo-storico-ci-vogliono-grandi-vicende-nazionali\/","title":{"rendered":"Per fare un grande romanzo storico ci vogliono grandi vicende nazionali?"},"content":{"rendered":"<p>Per scrivere un romanzo storico che possieda un respiro autenticamente universale, \u00e8 necessario collocarlo in una cornice nazionale di ampio respiro; e, soprattutto, \u00e8 necessario presupporre un sentimento nazionale radicato e maturo?<\/p>\n<p>Sembrano domande piuttosto bizzarre; eppure non solo le pone, ma vi risponde affermativamente, uno dei massimi (e dei pochi) intellettuali marxisti che abbiano avuto un alto profilo internazionale, il filosofo ebreo ungherese Gy\u00f6rgy Luk\u00e1cs (Budapest, 1885-1971), in una sua opera &quot;classica&quot;, \u00abIl romanzo storico\u00bb, scritta mentre l&#8217;Autore si trovava in Unione Sovietica, nel 1936-37, ospite del Paradiso staliniano.<\/p>\n<p>In sintesi, parlando di Alessandro Manzoni e paragonando \u00abI promessi sposi\u00bb ad \u00abIvanhoe\u00bb di sir Walter Scott, e alle altre opere del famoso romanziere scozzese, egli se ne viene fuori con una teoria decisamente originale: sostiene che, per poter scrivere un buon romanzo storico, \u00e8 necessario che lo scrittore disponga di un retroterra storico-culturale idoneo, vale a dire una societ\u00e0 nella quale si \u00e8 sviluppato, non importa come e a che prezzo, un saldo sentimento nazionale; se ci\u00f2 non si d\u00e0, la materia del romanzo risulter\u00e0 fatalmente meschina, limitata, con qualcosa di asfittico e, per usare le sue parole, con una sorta di limitazione dell&#8217;orizzonte umano.<\/p>\n<p>Secondo lui, nei romanzi storici di Walter Scott si respira una dimensione universale, anche quando l&#8217;Autore tratta di vicende legate a piccoli clan scozzesi e a situazioni, in se stesse, modeste, perch\u00e9 lo sfondo \u00e8 quello di una dimensione storica in movimento, sorretta da un forte sentimento patriottico, che aprono un orizzonte pi\u00f9 ampio, quello della storia &quot;vera&quot;; mentre in Manzoni, come pure negli scrittori romantici tedeschi, la frammentazione politica e la debolezza del sentimento nazionale (ma questo \u00e8 valido anche per la Germania?), si ha a che fare con un orizzonte provinciale, limitato, meschino, nel quale non \u00e8 possibile che un autore, per quanto geniale &#8212; ed egli riconosce, bont\u00e0 sua, che Manzoni \u00e8, in molte cose, superiore a Walter Scott &#8212; possa attingere pi\u00f9 di una volta le vette dell&#8217;arte nel romanzo storico.<\/p>\n<p>Per questo, secondo lui, Manzoni non avrebbe potuto replicare il successo dei \u00abPromessi sposi\u00bb: la sua abilit\u00e0 si vede anche dal fatto che si \u00e8 limitato a tentare una sola volta la strada del romanzo storico nell&#8217;ambiente della societ\u00e0 italiana. Dopo aver formulato questa bizzarra teoria, ed essersi guardato bene dal tentare, se non di spiegarla, almeno di chiarirla, aggiunge, come a riprova, che Walter Scott, invece, non annoia mai i suoi lettori, pur avendo scritto diversi romanzi storici su una materia che \u00e8 sempre la stessa, quella della societ\u00e0 inglese e scozzese dei secoli passati. Strano modo di ragionare: come si fa a mettere a confronto le opere che uno scrittore ha scritto, e quelle che un altro scrittore <em>non<\/em> ha scritto? E chi lo autorizza a sostenere che Manzoni non avrebbe potuto scrivere due, tre, quattro romanzi storici di ambientazione italiana? Forse che, nella storia italiana, manca un respiro universale? Ma andiamo! La storia italiana \u00e8 stata, per parecchi secoli, il centro della civilt\u00e0 europea e mondiale: il cristianesimo, il papato, i comuni, l&#8217;umanesimo, il rinascimento, i pi\u00f9 grandi geni del XVI e XVII secolo, gli artisti, gli scienziati, i navigatori, i santi: e la prima forma di capitalismo moderno, quando il fiorino era la moneta aurea del continente. Non ce n&#8217;\u00e8 abbastanza per costruire, attorno a personaggi comuni, come Renzo e Lucia, dieci, cento, mille romanzi storici? Che cos&#8217;ha la storia scozzese, o quella inglese, che non vi sia in quella italiana, e in misura assai pi\u00f9 universale, in un orizzonte assai pi\u00f9 spazioso?<\/p>\n<p>Scrive, dunque, Gy\u00f6rgy Luk\u00e1cs nel suo saggio \u00abIl romanzo storico\u00bb (titolo originale: \u00abDer historische Roman\u00bb, Berlin, Aufbau Verlag, 1957; traduzione dal tedesco di Eraldo Arnaud, Torino, Einaudi, 1965, pp. 81-83):<\/p>\n<p><em>\u00abUna simile situazione sfavorevole [simile, cio\u00e8, a quella della Germania dei primi anni del XIX secolo] sussiste anche per l&#8217;Italia. In questo paese, per\u00f2, Walter Scott ha trovato un continuatore che, sia pure in una sola opera, ne ha sviluppato in modo grandioso e originale le tendenze e lo ha superato in pi\u00f9 aspetti. Alludiamo naturalmente ai &quot;Promessi Sposi&quot; di Alessandro Manzoni. Lo stesso Walter Scott ha riconosciuto questa grandezza di Manzoni. Allorch\u00e9 quest&#8217;ultimo a Milano gli disse di essere un suo discepolo, Walter Scott rispose che in tal caso l&#8217;opera del Manzoni era la sua opera migliore. \u00c8 per\u00f2 molto caratteristico che, mentre Walter Scott pot\u00e9 scrivere tutta una serie di romanzi sulla storia inglese \u00a0e scozzese, Manzoni si sia limitato a quest&#8217;unico capolavoro. Ci\u00f2 non dipende certo da un limite del talento personale di Manzoni. La sua capacit\u00e0 inventiva per l&#8217;intreccio, la sua fantasia nel rappresentare caratteri delle pi\u00f9 diverse classi sociali, la sua sensibilit\u00e0 per l&#8217;autenticit\u00e0 storica nella vita interiore ed esteriore dei personaggi sono qualit\u00e0 ch&#8217;egli possiede in grado almeno pari a Walter Scott. Anzi proprio nella ricchezza e nella profondit\u00e0 con cui sono delineati in caratteri, nella completa utilizzazione dei grandi contrasti tragici per delineare la psicologia dei personaggi, Manzoni \u00e8 perfino superiore. Come creatore di figure individuali egli \u00e8 un poeta superiore \u00a0a Walter Scott.<\/em><\/p>\n<p><em>Come poeta veramente grande egli ha trovato quel tema in cui \u00e8 superata la caratteristica oggettiva che rende la storia italiana poco adatta per un vero romanzo storico che possa trascinare il lettore e in cui i contemporanei possano rivivere il proprio passato. Egli infatti, ancor pi\u00f9 dello stesso Walter Scott, confina nello sfondo i grandi avvenimenti storici, sebbene li delinei tutti con quella concretezza dell&#8217;atmosfera storica di cui Walter Scott era stato il maestro. Ma il suo tema fondamentale non \u00e8, come sempre in Walter Scott, una concreta crisi della storia nazionale, bens\u00ec la situazione di perenne crisi di tutta la vita del popolo italiano in conseguenza della divisione dell&#8217;Italia e del carattere feudale-reazionario che le continue piccole guerre e la soggezione a potenze straniere avevano impresso alle singole parti del paese. Manzoni descrive \u00a0quindi direttamente soltanto un episodio concreto della vita del popolo italiano: \u00a0l&#8217;amore, la separazione e il ritrovarsi di un giovane e di una fanciulla, entrambi di condizione contadina. ma nella sua rappresentazione il fatto si sviluppa in modo da diventare la generale tragedia del popolo italiano \u00a0in una situazione di avvilimento e spezzettamento nazionale. Senza mai uscire da una concreta cornice locale e temporale; \u00a0da una psicologia condizionata dall&#8217;epoca e dalla classe sociale, il destino dei due protagonisti diventa &quot;la&quot; tragedia del popolo italiano in genere.<\/em><\/p>\n<p><em>Con questa grandiosa e profonda concezione storica Manzoni crea un romanzo che per l&#8217;efficacia dei sentimenti umani supera perfino il suo maestro. Ma se si considera l&#8217;intimo carattere della materia trattata, si comprende come questo romanzo dovesse necessariamente essere unico, e che una ripetizione non avrebbe potuto esser tale che nel senso peggiore. Walter Scott, nei suoi romanzi riusciti, non si ripete mai; infatti la storia stessa, la rappresentazione di determinate crisi porta di volta in volta elementi nuovi. Questa inesauribile variet\u00e0 di argomenti non si offriva al genio di Manzoni nella storia italiana. L&#8217;accortezza dello scrittore si manifesta nell&#8217;aver seguito l&#8217;unica via che conduceva a una grande visione della storia italiana e nell&#8217;avere al tempo stesso compreso che ivi la perfezione era raggiungibile solo in un singolo caso.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci\u00f2 naturalmente ebbe le sue conseguenze anche per lo stesso romanzo. Abbiamo gi\u00e0 messo in evidenza quei tratti umani e poetici che per certi aspetti innalzano Manzoni al di sopra di Walter Scott. Ma la mancanza di quella base storica che Goethe ammirava in Walter Scott, non pu\u00f2 farsi sentire solo nei contenuti. Essa ha anche profonde conseguenze artistiche: \u00a0la mancanza di quell&#8217;atmosfera di storia universale, che in Scott si avverte anche quando descrive per esteso piccole lotte di clan, si manifesta in Manzoni anche come un&#8217;interna limitazione dell&#8217;orizzonte umano delle sue figure. Nonostante la verit\u00e0 storica ed umana, nonostante la profondit\u00e0 psicologica che il poeta conferisce loro, nelle loro manifestazioni vitali esse non si possono innalzare a quelle altezze storicamente tipiche che formano i punti culminanti dell&#8217;opera di Walter Scott. Rispetto alla drammaticit\u00e0 eroica della Jeanie Deans o della Rebecca di Walter Scott, le vicende di Lucia sono solo un idillio minacciato dall&#8217;esterno, e d&#8217;altro lato alle figure negative del romanzo deve necessariamente legato un certo tratto di meschinit\u00e0: esse non possono &#8211; proprio nella loro negativit\u00e0 &#8211; rivelare dialetticamente i limiti storici di tutto il periodo e con essi anche quelli delle figure positive, come fa invece, per esempio, il templario di &quot;Ivanhoe&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Ben diverse erano le possibilit\u00e0 del romanzo storico nel paese allora pi\u00f9 arretrato d&#8217;Europa: la Russia. Nonostante l&#8217;arretratezza economica, politica e culturale, l&#8217;assolutismo zarista ha qui creato l&#8217;unit\u00e0 nazionale e l&#8217;ha difesa contro i nemici esterni. Pertanto i pi\u00f9 notevoli rappresentanti dello zarismo, particolarmente quando rappresentano al tempo stesso l&#8217;introduzione della civilt\u00e0 occidentale in Russia, possono diventare i personaggi di un romanzo storico che quell&#8217;epoca, quantunque cronologicamente lontana e volta verso altre mete sociali, politiche e culturali, poteva sentire come preparazione e fondamento reale della sua propria esistenza. Il corso complessivo della storia russa non presenta quindi, dal punto di vista nazionale, quella meschinit\u00e0 di situazioni che \u00e8 propria della storia italiana o tedesca.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Dunque, non solo l&#8217;Inghilterra di Walter Scott, ma anche la Russia di Puskin, si presterebbe assai pi\u00f9 dell&#8217;Italia di Manzoni, o della Germania di Willibald Alexis, alla composizione di un romanzo storico: perch\u00e9, se la prima ha alle spalle la vicenda di una forte monarchia nazionale, anche la Russia ce l&#8217;ha, e sia pure nella forma del dispotismo autocratico degli Zar, e in un quadro di generale arretratezza delle strutture economico-sociali. Niente monarchia nazionale, niente quadro adatto per un romanzo storico, dunque: ma chi l&#8217;ha detto?<\/p>\n<p>Pu\u00f2 sembrare strano che Gy\u00f6rgy Luk\u00e1cs, che pure non \u00e8 (troppo) avaro di lodi al Manzoni, mostri una cos\u00ec totale incomprensione della concezione storico-letteraria del Nostro: possibile che non si renda conto che Manzoni ha voluto mostrare, appunto, come si possa fare un romanzo storico partendo dal basso, con situazioni umili e quotidiane, e con personaggi tutt&#8217;altro che epici? Quando poi dichiara, con saccenteria, che Lucia \u00e8 solo una ragazza gelosa del proprio idillio contrastato, mostra di non aver capito nulla del significato spirituale, cristiano, del romanzo: e infatti non nomina neppure il cristianesimo, non spende una parola per il vero protagonista del romanzo, che \u00e8 la Provvidenza. Forse che al marxista Luk\u00e1cs riesce impossibile spogliarsi dei suoi pregiudizi ateisti e guardare al romanzo di Manzoni con onest\u00e0 e obiettivit\u00e0, riconoscendo in esso l&#8217;<em>epos<\/em> dei semplici, illuminati dalla fede cristiana?<\/p>\n<p>Il filosofo ungherese sottolinea che, nella societ\u00e0 avvilita dalle divisioni politiche e dalla soggezione allo straniero, esisteva una &quot;tragedia permanente&quot;; il che, secondo lui, andrebbe contro il principio della &quot;individualit\u00e0&quot; della tragedia storica da rappresentare. Ma, di nuovo: chi lo dice? Parlando della servit\u00f9 e dell&#8217;avvilimento delle masse contadine in Russia, egli dice che le rivolte, come quella di Puga\u010d\u00ebv o di Sten&#8217;ka Razin, costituiscono un valido sfondo per un romanzo storico: dunque il problema \u00e8 questo? Che nella storia italiana (e in quella tedesca) si incontrano troppo poche rivolte? Il problema \u00e8, dunque, che la &quot;rassegnazione&quot; cristiana dei personaggi di Manzoni non va d&#8217;accordo con le teorie di Marx circa la lotta di classe permanente e inevitabile fra i possidenti i lavoratori sfruttati? Di nuovo: \u00e8 la prospettiva cristiana di Manzoni, ci\u00f2 che disturba la sua lettura della storia? Manzoni ha voluto mostrare che si pu\u00f2 fare un romanzo storico parlando dei piccoli, degli anonimi; Luk\u00e1cs insiste a parlare di Puga\u010d\u00ebv e Sten&#8217;ka Razin, se proprio non si pu\u00f2 parlare di Ivan il Terribile o di Pietro il Grande. Insomma, per lui, i grandi ci devono pur essere: niente grandi, niente romanzo storico. Decisamente, non ha capito nulla di Manzoni e dei \u00abPromessi Sposi\u00bb; e sospettiamo che abbia capito assai poco del romanzo storico in quanto tale. Ma tant&#8217;\u00e8: per un filosofo che ha fatto sue le categorie pseudo-scientifiche del marxismo, quali la lotta di classe e l&#8217;azione progressiva delle classi possidenti &#8212; un tempo la nobilt\u00e0 feudale, poi la monarchia nazionale, infine la borghesia capitalista &#8212; come preparazione all&#8217;avvento finale del proletariato e della societ\u00e0 comunista, non stupisce pi\u00f9 di tanto una incomprensione cos\u00ec ottusa, cos\u00ec totale, di quegli artisti e di quei fenomeni storici che non si lasciano inquadrare nelle suddette categorie&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per scrivere un romanzo storico che possieda un respiro autenticamente universale, \u00e8 necessario collocarlo in una cornice nazionale di ampio respiro; e, soprattutto, \u00e8 necessario presupporre<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[91],"class_list":["post-28495","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-alessandro-manzoni"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28495","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28495"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28495\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28495"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28495"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28495"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}