{"id":28484,"date":"2015-11-22T09:29:00","date_gmt":"2015-11-22T09:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/22\/il-cinema-di-rohmer-una-teologia-senza-religione\/"},"modified":"2015-11-22T09:29:00","modified_gmt":"2015-11-22T09:29:00","slug":"il-cinema-di-rohmer-una-teologia-senza-religione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/22\/il-cinema-di-rohmer-una-teologia-senza-religione\/","title":{"rendered":"Il cinema di Rohmer: una teologia senza religione?"},"content":{"rendered":"<p>Eric Rohmer (Jan Marie Maurice Sch\u00e9ere; nato a Tulle, nel Limosino, il 21 marzo 1920, ma da una famiglia di origini alsaziane, e morto a Parigi l&#8217;11 gennaio 2010), uno dei maggiori esponenti della <em>Nouvelle Vague<\/em>, \u00e8 stato, a nostro avviso, uno dei pi\u00f9 grandi registi cinematografici in assoluto: quasi tutte le sue opere hanno il carattere di altrettanti classici, tanto pi\u00f9 ammirevoli in quanto possiedono, dei veri classici, anche la profondit\u00e0, mascherata da una sorridente (ed apparente) semplicit\u00e0; la nitidezza, la sobriet\u00e0, il rigore formale, ma anche l&#8217;amabilit\u00e0, la leggibilit\u00e0, la simpatia umana.<\/p>\n<p>Rohmer \u00e8 profondo come Bergman, ma senza la sua cerebrale pesantezza; \u00e8 affascinante come Kurosawa, ma senza la sua epica drammaticit\u00e0; \u00e8 intelligente come Truffaut, ma con maggiore bonomia ed autoironia; \u00e8 fantasioso come Fellini, ma senza le sue sbavature e i suoi barocchismi; ha la densit\u00e0 di un Resnais, ma senza riuscire mai noioso. \u00c8 un grande, vestito di modestia, di umilt\u00e0, di squisita quotidianit\u00e0: talmente grande che, per riuscire a cogliere la sua grandezza, bisogna affinare particolarmente lo sguardo, che di solito si lascia distrarre dalla quantit\u00e0.<\/p>\n<p>In tutto il suo cinema, dal principio alla fine, vi \u00e8, insieme ad una estrema coerenza di temi e di contenuti &#8211; che non diventa mai monotonia, perch\u00e9 egli possiede una capacit\u00e0 quasi prodigiosa di scoprire ed effettuare infinite variazioni sul tema -, un eccezionale rigore etico, che non viene mai meno a se stesso, che evita con superba eleganza e con disarmante facilit\u00e0 tutte le insidie e i trabocchetti dell&#8217;ovvio, del banale, del dolciastro, del <em>kitsch<\/em>: un rigore quasi da prete, se ci \u00e8 concessa l&#8217;espressione, ma nel suo senso migliore. Il rigore del curato di campagna di Bernanos o del monsignor Myrel di Hugo; un rigore ostinato, bench\u00e9 tutt&#8217;altro che tetro, anzi, sempre benevolo e sorridente: il rigore di L\u00e9on Morin, <em>pr\u00eatre<\/em>, di B\u00e9atrix Beck (cfr. il nostro precedente articolo: \u00abCosa spinge le donne a innamorarsi di un prete?\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 20\/09\/2011), confezionato con un sorriso che \u00e8 pi\u00f9 cordiale e pi\u00f9 indulgente di quello di Jean-Paul Belmondo nel film omonimo di Jean-Pierre Melville. Rohmer, insomma, tiene sempre il punto e non lo molla mai, neanche per una brevissima distrazione: e il punto \u00e8 l&#8217;etica; ma non un&#8217;etica astratta, bens\u00ec quella che si cala tutti i giorni nelle nostre vite, nelle nostre scelte, nelle nostre azioni, nelle nostre parole e nei nostri silenzi quotidiani.<\/p>\n<p>La maggior parte dei suoi ventitre film si possono raggruppare in tre grandi cicli: i \u00abSei racconti morali\u00bb, le \u00abCommedie e Proverbi\u00bb, i \u00abRacconti delle quattro stagioni\u00bb.<\/p>\n<p>Ebbene, fin dai \u00abSei racconti morali\u00bb appare questa caratteristica essenziale e irrinunciabile del discorso sull&#8217;umano di Eric Rohmer: l&#8217;etica; un&#8217;etica che non \u00e8 mai gettata l\u00ec, non \u00e8 mai affidata al caso, non \u00e8 mai consegnata a personaggi banali e a comportamenti dispersivi (anche se pu\u00f2 sembrare, a volte, che sia cos\u00ec), ma che, al contrario, trova sempre un terreno fertile per depositarsi e germogliare nel fondo misterioso della coscienza, per interrogarsi, persino per tormentarsi, e per tendere verso un qualcosa di pi\u00f9 alto, un qualcosa di assoluto, Ed ecco perch\u00e9 qualche critico ha parlato di una dimensione &quot;teologica&quot; sottesa al cinema di Rohmer.<\/p>\n<p>Ne \u00abLa fornaia di Monceau\u00bb (1962), ne \u00abLa carriera di Suzanne\u00bb (1963), ne \u00abLa collezionista\u00bb (1967), ne \u00abLa mia notte con Maud\u00bb (1969; secondo alcuni critici, il vertice dell&#8217;itinerario creativo di Rohmer: forse anche per l&#8217;interpretazione di un ottimo Trintignant, oltre che per la coraggiosa scelta del bianco e nero), ne \u00abIl ginocchio di Claire\u00bb (1970) e ne \u00abL&#8217;amore il pomeriggio\u00bb (1972: che noi, personalmente, metteremmo al primo posto), costanti, pazienti, incrollabili sono la ricerca, la <em>queste<\/em>, lo scavo, condotti con una linearit\u00e0 senza fronzoli, con una esigenza quasi luterana, ma anche con una benevolenza che li purifica da ogni tetraggine e con una seriet\u00e0 e con una sorta di purezza che fanno dei personaggi, a loro modo, degli eroi silenziosi, quasi degl&#8217;inconsapevoli operai nella vigna del Signore.<\/p>\n<p>Dunque, la produzione cinematografica di Eric Rohmer si pu\u00f2 interpretare come un discorso teologico, anche se staccato da una ben precisa religione?<\/p>\n<p>Di questo avviso, fra gli altri, \u00e8 il saggista ed esperto di cinema Sandro Toni, di cui riportiamo questo passaggio (da: \u00abCinema di tutto il mondo\u00bb, a cura di Alfonso Canziani, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1978, p. 390):<\/p>\n<p><em>\u00abNel 1962 Rohmer inizia a girare quel corpus di sei film che costituiscono il ciclo dei &quot;racconti morali&quot;, i primi due dei quali girati in 16 mm e ancora inediti: si tratta di &quot;La boulang\u00e8re de Monceau&quot; (&quot;La fornaia di Monceau&quot;, 1962) e di &quot;La carri\u00e8re de Suzanne&quot; (&quot;La carriera di Suzanne&quot;, 1963). Gli altri quattro film sono: &quot;La collezionista&quot; (&quot;La collectioneuse&quot;, 1967), &quot;La mia notte con Maud&quot; (&quot;Ma nuit chez Maud&quot;, 1969), &quot;Le genou de Claire&quot; (&quot;Il ginocchio di Claire&quot;, 1970) e &quot;L&#8217;amour, l&#8217;apr\u00e8s-midi&quot; (&quot;L&#8217;amore, il pomeriggio&quot;, 1972). La morale rohmeriana consiste soprattutto in un&#8217;etica dell&#8217;immagine cui \u00e8 affidato il compito di rappresentare la realt\u00e0 non nella sua accezione naturalista ma nella sua composizione sociale, il che significa spogliarla di ogni spettacolarit\u00e0 con un&#8217;opera di sfrondamento di tipo bressoniano.<\/em><\/p>\n<p><em>Quanto alla struttura narrativa lo schema di Rohmer \u00e8 addirittura elementare nella sua semplicit\u00e0, componendosi essenzialmente di una situazione data, della possibilit\u00e0-desiderio di cambiarla, della riflessione, del ritorno alla situazione originale. E tale procedimento, per ricordare ancora Bresson, \u00e8 traducibile nello schema teologico del precetto, insidiato dalla tentazione, contrastato dalla preghiera e risolto con il trionfo del bene. In questo senso il mondo di Rohmer non prevede cambiamenti, significa la pi\u00f9 totale sfiducia nelle possibilit\u00e0 di modificare la realt\u00e0. Le motivazioni d Rohmer non sono tuttavia di tipo religioso, ma totalmente laiche e logiche, una logica che la forma dei suoi film traduce perfettamente. Si veda da questo punto di vista la splendida trascrizione che egli ha fatto in &quot;La marchesa von O&#8230;&quot; (&quot;La marquise von O.&quot;, 1977) del racconto di H. von Kleist, che sembra per\u00f2 modificare seppure non sostanzialmente le sue posizioni&#8230;\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Piuttosto che una teologia senza religione, la produzione cinematografica di Eric Rohmer si potrebbe interpretare, invece, in maniera diametralmente opposta: ossia come un cinema profondamente religioso, ma di una religiosit\u00e0 senza teologia, cio\u00e8 senza un Dio ben definito, o forse, addirittura, senza alcun dio.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 il Dio di Rohmer, infatti? Non \u00e8 abbastanza chiaro che si tratta di un <em>Deus absconditus<\/em>, che gioca un poco a rimpiattino con gli uomini; ma che sembra sempre suggerire loro, con il buon vecchio Pascal: \u00abVoi non mi cerchereste, se non mi aveste gi\u00e0 trovato\u00bb? Il regista della leggerezza, il regista che sa fare dei gran film con mezzi decisamente modesti, possiede il sorriso di don Bosco e la benevolenza universale di San Francesco; la sua formazione, inoltre, \u00e8 stata cattolica; pure, nel suo cinema Dio \u00e8 una specie di convitato di pietra: tutti lo attendono, pur senza nominarlo, ma Lui no arriva mai. Oppure era gi\u00e0 l\u00ec, fin dall&#8217;inizio, e gli uomini non sono stati capaci di accorgersene, di intuirne la presenza numinosa.<\/p>\n<p>Sia come sia, il discorso poetico di Rohmer parte dall&#8217;uomo e all&#8217;uomo ritorna; tutta la sua parabola non si allontana un istante, non devia di un centimetro dalla riflessione sulla condizione umana, con pensosa seriet\u00e0 vestita di tenera e indulgente ironia; nondimeno, si ha sempre la netta, nettissima impressione che l&#8217;uomo sia al centro, ma non sia il fine della ricerca cinematografica e &quot;filosofica&quot; di Rohmer; al contrario: che l&#8217;uomo sia proiettato alla ricerca di una Verit\u00e0 superiore, per la quale valga la pena di vivere e lottare &#8212; anche d&#8217;illudersi, qualche volta; ma da non dimenticare mai. Anche perch\u00e9, se per caso gli uomini e le donne si dimenticano di essa, \u00e8 lei che torna a bussare alla loro porta; non c&#8217;\u00e8 modo di eluderla: \u00e8 come un parente povero che bussa e ribussa alla nostra porta, senza mai stancarsi, e magari anche nel cuore della notte.<\/p>\n<p>E la religione di Rohmer? Non \u00e8 una religione definita; non \u00e8 neppure un vago deismo alla Rousseau; \u00e8 legata alla vita, ai suoi ritmi, alle sue stagioni, alle sue incertezze, ai suoi dubbi, alle sue domande, alle sue piccole e grandi sofferenze, le quali, talvolta, schiudono la porta ad un bene pi\u00f9 grande, a una pienezza pi\u00f9 vera. Eppure non \u00e8 nemmeno una religione buonista e zuccherosa, una religione di tipo New Age, tutta spiriti buoni e natura amica e pratiche salutistiche o meditative; no: niente del genere, assolutamente. Semmai, \u00e8 il contrario di tutto questo: \u00e8 rigore, fedelt\u00e0 a se stessi, incapacit\u00e0 di mentire su ci\u00f2 che \u00e8 essenziale. Se pure la vogliamo definire, in prima approssimazione, come una religione dell&#8217;uomo, sia ben chiaro che quest&#8217;uomo \u00e8 estremamente esigente con se stesso e che non se l&#8217;\u00e8 creata per assolversi con maggiore facilit\u00e0, tutto al contrario, se l&#8217;\u00e8 creata per passare al setaccio la propria anima, senza concedersi sconti o indulgenze. E rifiutando costantemente la tentazione d&#8217;imboccare le scorciatoie. Gli uomini e le donne di Rohmer sono veri uomini e vere donne, perch\u00e9, pur nella loro fragilit\u00e0 (a volte estrema), rifiutano le scorciatoie per principio; se, in un momento di stanchezza o di paura, ne imboccano una, fatti appena pochi passi, si fermano e tornano indietro. Preferiscono tutti i rischi e le fatiche di un lungo viaggio, tutte le incognite di un sentiero che non si sa dove andr\u00e0 a sboccare, alle mediocri sicurezze del compromesso, della vilt\u00e0, dell&#8217;infedelt\u00e0 a se stessi.<\/p>\n<p>Il tipico personaggio di Rohmer, uomo o donna che sia, , fondamentalmente, un puro; non diciamo un ingenuo: ma certamente un idealista, e sia pure a modo suo. E anche, di solito, un poeta: nel senso che possiede occhi per la bellezza, e ne rimane ogni volta conquistato. Non solo la bellezza fisica, la bellezza di un sorriso, di un paesaggio o di un giovane corpo: ma la bellezza come dimensione dello spirito, come preannuncio dell&#8217;Assoluto.<\/p>\n<p>Ed eccoci di nuovo alla teologia. Gli uomini e le donne di Rohmer sono intriganti, perch\u00e9 cercano &#8212; ciascuno a suo modo &#8212; l&#8217;Assoluto; anche se, il pi\u00f9 delle volte, non lo sanno, anzi, non ne hanno neppure una vago barlume. E anche se si tratta di ragazze di facili costumi che collezionano amanti, e si portano nel letto un uomo diverso ogni notte (come in \u00abLa collezionista\u00bb), o di giovani mariti in crisi che flirtano con l&#8217;idea dell&#8217;adulterio (come in \u00abL&#8217;amore nel pomeriggio\u00bb), anche allora conservano pur sempre una traccia, un ricordo di una certa quale purezza originaria, che non \u00e8 la purezza &quot;naturalistica&quot; di Rousseau o del &quot;buon selvaggio&quot;, ma proprio quella di Adamo ed Eva prima del Peccato originale.<\/p>\n<p>In questo senso, Rohmer \u00e8 sicuramente un regista cristiano: perch\u00e9 possiede il senso del mistero e il senso del bene e del male. Non \u00e8 uno dei tanti cattivi maestri del relativismo contemporaneo, spacciato per &quot;libero pensiero&quot;, per &quot;pensiero adulto&quot;, per &quot;religione adulta&quot;. Adulta o non adulta, la religione, per esistere, non pu\u00f2 separarsi dal mistero del bene e del male; se lo fa, non \u00e8 pi\u00f9 religione: \u00e8 filosofia antropocentrica, e perci\u00f2 una cattiva filosofia. Nell&#8217;uomo c&#8217;\u00e8 un mistero, perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 una ferita originaria; ma c&#8217;\u00e8 anche una sia pur vaga reminiscenza dell&#8217;Assoluto, che prende la forma della nostalgia, oppure, quando \u00e8 proprio inconsapevole, di una vaga e sognante malinconia. I film di Rohmer sono dolcemente malinconici, perch\u00e9 negli uomini e nelle donne, nei ragazzi e nelle ragazze che li popolano, vi \u00e8 l&#8217;aspirazione ad una dimensione di vita pi\u00f9 alta e pi\u00f9 pura, una specie di nostalgia delle altezze, e, insieme ad essa, intrecciata con essa, vi \u00e8 anche un commovente struggimento di non poterci arrivare, o di non sapere quale sia la porta giusta fra le mille e mille stanze della casa. Oppure trovano la porta, o immaginano d&#8217;aver capito quale sia quella giusta, ma non ne possiedono la chiave; si frugano in tutte le tasche, ma niente, la chiave non salta fuori: eppure la felicit\u00e0 si direbbe proprio l\u00ec, vicinissima, a un passo di distanza, oltre la soglia. Possibile che la vita sia tutta una ironia?<\/p>\n<p>I personaggi di Rohmer sono personaggi alla ricerca: tentano tutte le porte, una dopo l&#8217;altra, e frugano in tutte le tasche alla ricerca della chiave: sanno, o intuiscono, di averla, per\u00f2, al momento decisivo, non riescono a trovarla. E tuttavia continuano a cercare: lo fanno con timore e tremore, che solo l&#8217;inarrivabile levit\u00e0 del suo tocco di regista riesce a sdrammatizzare, salvandoli dal destino di grigiore e pesantezza che incomberebbe su di loro, qualora fossero affidati a una mano pi\u00f9 goffa, meno aerea. Si pu\u00f2 dire, allora, che ogni singolo film di Rohmer \u00e8 anche un romanzo di formazione: proprio nel senso de \u00abLe illusioni perdute\u00bb di Balzac o de \u00abL&#8217;educazione sentimentale\u00bb di Flaubert. Ogni esperienza di vita \u00e8 una lezione preziosa, per chi ha conservato lo stupore e l&#8217;incanto del mondo. Ed \u00e8 appunto questo che salva e redime gli uomini e le donne del cinema di Rohmer, anche nei frangenti pi\u00f9 insidiosi: l&#8217;avere conservato, in qualche angolo dell&#8217;anima, l&#8217;incanto del mondo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Eric Rohmer (Jan Marie Maurice Sch\u00e9ere; nato a Tulle, nel Limosino, il 21 marzo 1920, ma da una famiglia di origini alsaziane, e morto a Parigi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30143,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[26],"tags":[92],"class_list":["post-28484","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cinema","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-cinema.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28484","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28484"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28484\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30143"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28484"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28484"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28484"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}