{"id":28481,"date":"2015-07-28T04:33:00","date_gmt":"2015-07-28T04:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/bellezza-austerita-e-magnificenza-delle-rogazioni\/"},"modified":"2015-07-28T04:33:00","modified_gmt":"2015-07-28T04:33:00","slug":"bellezza-austerita-e-magnificenza-delle-rogazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/bellezza-austerita-e-magnificenza-delle-rogazioni\/","title":{"rendered":"Bellezza, austerit\u00e0 e magnificenza delle Rogazioni"},"content":{"rendered":"<p>In un tempo non cos\u00ec lontano che alcuni di noi non possano ricordarlo perfettamente, ma gi\u00e0 cos\u00ec lontano che sembra appartenere ad un altro mondo, ad un&#8217;altra epoca, ad un&#8217;altra storia, gli uomini non davano affatto per scontato il loro &quot;diritto&quot; al benessere (insieme a molti altre cose che noi, oggi, consideriamo diritti, ma che loro consideravano, tutt&#8217;al pi\u00f9, come doni del Cielo), e invece chiedevano umilmente a Dio il necessario per vivere.<\/p>\n<p>Non domandavano il superfluo; non pretendevano nemmeno il &quot;diritto&quot; alla salute: pregavano affinch\u00e9 la terra desse loro i frutti del raccolto, e consentisse loro di mantenere le proprie famiglie: se mancava la pioggia, pregavano perch\u00e9 venisse; se ne cadeva tropo, pregavamo perch\u00e9 smettesse: e ci\u00f2 facevano attraverso riti collettivi, unendo le loro preghiere in un unico coro, in una sola, grande preghiera dell&#8217;intera collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Chiedevano inoltre a Dio di proteggere i campi, di risparmiarli dalla tempesta e dalla grandine, di assicurare un raccolto sufficiente e di preservare la fertilit\u00e0 della terra; non vedevamo se stessi come i padroni della terra, solo perch\u00e9 c&#8217;era scritto, sopra un pezzo di carta, che l&#8217;avevamo acquistata, pagandola una certa cifra: sapevano molto bene che l&#8217;uomo pu\u00f2 utilizzare la terra, anzi, pu\u00f2 utilizzare i frutti della terra, ma non mai considerarla come una cosa sua; che la terra resta, mentre gli uomini passano e le generazioni si avvicendano; e che essa, con tutti i suoi frutti, \u00e8 un dono di Dio, del quale bisogna aver cura e di cui non si deve abusare.<\/p>\n<p>Quando, insieme al &quot;boom&quot; degli anni Cinquanta, la mentalit\u00e0 del progresso e del guadagno a ogni costo si \u00e8 aperta la strada fin nel cuore del mondo rurale, e ha contaminato la psicologia degli agricoltori, i nostri nonni hanno incominciato a pregare Dio sempre di meno e a ricorrere sempre di pi\u00f9 a quell&#8217;altro Dio, quel Dio posticcio e fasullo, quel Dio stupido e crudele, che \u00e8 la Cupidigia: e si sono affidati non pi\u00f9 alle preghiere, ma ai pesticidi e ai diserbanti, per aumentare il raccolto e per far crescere i frutti sempre pi\u00f9 grossi, gli acini d&#8217;uva sempre pi\u00f9 succosi. Giorno dopo giorno, si sono comportati come gli apprendisti stregoni, o come il dottor Faust: hanno stretto un patto scellerato con il loro nuovo Dio, che non era affatto Dio, ma il Diavolo, abilmente travestito, cos\u00ec che essi non lo avevano riconosciuto.<\/p>\n<p>Hanno introdotto trattori e carri agricoli sempre pi\u00f9 grandi, per aumentare il ritmo di lavoro e per migliorare i tempi di produzione, proprio come stavano facendo, in fabbrica, i loro cugini e i loro conoscenti di citt\u00e0; e, per far passare quei mezzi cos\u00ec grandi, hanno incominciato ad abbattere i vecchi portoni, a tagliare i filari dei pioppi e a spianare le siepi secolari, quei bellissimi &quot;muri verdi&quot; che offrivano ombra e frescura da tempo immemorabile, ad abbattere la ricca vegetazione che cresceva sulla rive dei canaletti, provocando anche la scomparsa dei piccoli animali che vivevano in quelle minuscole isole ecologiche: dai pesciolini dei fossi, ai gamberetti, alle rane, agli uccelli di siepe: tortore, colombacci, scanapini, pigliamosche, rigogoli, picchi rossi, picchi verdi, averle, usignoli dal canto meraviglioso. E cos\u00ec sono scomparse le siepi, e il paesaggio agrario ha perduto &#8212; quasi da un giorno all&#8217;altro &#8211; quel senso di mistero, di profondit\u00e0 e d&#8217;indefinito, che lo caratterizzava da sempre; i campi sono divenuti un&#8217;unica distesa, piatta e monotona, e un grande, innaturale silenzio \u00e8 sceso sulle campagne (cfr. il nostro articolo \u00abLa scomparsa delle siepi dal paesaggio agrario segno e metafora dell&#8217;aggressione della modernit\u00e0\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 08\/11\/2008).<\/p>\n<p>I contadini hanno anche incominciato a recarsi nei campi e nei vigneti indossando una specie di scafandro e coprendosi il viso con la maschera, perch\u00e9 ci\u00f2 che maneggiavano era veleno; e hanno incominciato a ritornare a casa con il mal di testa e con un senso di vomito, perch\u00e9, nonostante tutte le precauzioni, una parte di quel veleno l&#8217;avevano respirata, e un&#8217;altra pare l&#8217;avrebbero mangiata e bevuta, al momento di sedersi a tavola e consumare quel pane, o bere quel vino. Infatti, proprio come gli apprendisti stregoni, proprio come il dottor Faust, avevano venduto l&#8217;anima al Diavolo: solo che non se n&#8217;erano ancora resi conto. Per rendersene conto, hanno dovuto incominciare ad ammalarsi e a morire &#8212; loro o quelli che mangiavano e bevevano i prodotti della loro terra, coltivati a quel modo, non importa chi, se prima essi o prima quegli altri, i consumatori; ad ammalarsi e a morire di tumore. Perch\u00e9 non si vende l&#8217;anima al Diavolo senza pagare un prezzo: non la si vende gratis, il Diavolo vuole in cambio anche il corpo.<\/p>\n<p>Le grandi e belle case coloniche, costruite per ospitare generazioni di famiglie numerose, hanno incominciato a farsi vuote, e i loro muri ad essere invasi dall&#8217;edera selvatica; i fienili, i balconi di legno, sono caduti in abbandono; le aie, a riempirsi di erbacce, cresciute spontaneamente fra la ghiaia; e dai camini, l&#8217;inverno, il fumo ha smesso di uscire e di rigare il cielo al tramonto, non segnalando pi\u00f9 la presenza di una grande famiglia seduta in cucina, intorno alla tavola, dopo una dura giornata di lavoro.<\/p>\n<p>Dio si \u00e8 ritirato dai fondi rurali non pi\u00f9 benedetti, perch\u00e9 divenuti incapaci di pregare; le famiglie sono divenute sempre meno numerose; i figli e i nipoti hanno preso la via della citt\u00e0, vergognandosi del mestiere dei padri; le stalle si sono svuotate delle mucche, ne sono rimaste sempre meno, poi sono sparite anche le ultime. La piccola propriet\u00e0 contadina \u00e8 letteralmente scomparsa, sostituita dalle grandi aziende agricole moderne, magari di propriet\u00e0 di qualche banca, o di qualche multinazionale; i vigneti in collina sono stati abbandonati anch&#8217;essi, perch\u00e9 troppo faticosi da lavorare, e poco redditizi; in compenso \u00e8 cresciuta a dismisura la pratica dei trattamenti chimici, e la terra dei campi \u00e8 divenuta sempre pi\u00f9 secca, sempre pi\u00f9 dura, cos\u00ec tagliente da ferire i piedi, mentre prima, concimata col letame, era cos\u00ec morbida e grassa che si poteva carezzarla, e i bambini potevano giocarci sopra a piedi scalzi&#8230;<\/p>\n<p>Una delle cerimonie collettive pi\u00f9 importanti dell&#8217;anno agricolo, poste sotto l&#8217;ala protettrice della Chiesa cattolica, erano le rogazioni: processioni religiose nelle quali si chiedeva la protezione del Cielo per la buona riuscita delle seminagioni.<\/p>\n<p>Cos\u00ec rievoca le rogazioni lo scrittore trevigiano Ferruccio Mazzariol nel suo bel libro \u00abIl Paese dei Gelsi\u00bb (Treviso, Editrice Santi Quaranta, 1990, pp. 42-44):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; Una volta, poi, si tenevano le sante e mattutine rogazioni, che ho sempre amato. Adesso, nei paesi del Veneto, tranne che per la Grande Rogazione di Asiago sull&#8217;Altopiano Vicentino dei Sette Comuni, non si tengono quasi pi\u00f9. Per\u00f2 l&#8217;attuale arciprete di Negrisia, grossa frazione del comune di Ponte [di Piave], si \u00e8 provato lodevolmente a ripristinarle.<\/p>\n<p>Le mattutine rogazioni si snodavano all&#8217;alba, partendo dalla parrocchiale; subito entravano trionfalmente nella campagna, al canto salmodiante delle litanie dei Santi. Molti camminavano scalzi, per non rovinare le scarpe a causa della rugiada. Don Pietro Zanetti, pievano di Ponte per quasi quarant&#8217;anni, si fermava ad ogni capitello, ad ogni altarino innalzato o ai crocicchi o in mezzo ai campi, scacciando peste, fulmini, &quot;tempestate&quot; e diavoli. Lo seguivano i contadini e i non-contadini, con il cappello in mano, dietro la schiena; le donne, allora, portavano naturalmente il velo paolino, che era un amabile e anche civettuolo &quot;chador&quot; cattolico.<\/p>\n<p>Erano le Rogazioni una grande festa popolare e apostolica; incantevole, folclorica, attraversata dai segni e dai gesti di una fede simpatica. Ci sono andato diverse volte, alzandomi alle quattro, con il mio amico Floreno; talvolta, dopo l&#8217;edificazione del capitello della Grasseghella, le aspettavo davanti a casa mia, dove la tappa era obbligatoria.<\/p>\n<p>Il canto si alzava alto e commovente, tutto un popolo contadino e sapienziale chiamava la Chiesa e i Santi a essergli solidali contro le avversit\u00e0 naturali (e atmosferiche), contro le malattie, ma anche contro i mali spirituali della vita. Li chiamava con la preghiera e la magnificenza di un &quot;viaggio&quot; pieno di umanit\u00e0 e comunione. Io sognavo in quelle occasioni, perch\u00e9 \u00e8 in fondo nel sogno che si pu\u00f2 sperimentare, oltre il visibile, l&#8217;appartenenza al regno del Signore. Anche i contadini sognavano, come dei grandi poeti di Dio e della natura, in quelle tre mattine delle Rogazioni che precedevano il radioso giorno del&#8217;Ascensione.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 avanti, dopo la Domenica di Pentecoste e la Domenica dedicata alla Santissima Trinit\u00e0, giungeva la festa del Corpus Domini, che cadeva di gioved\u00ec (nel mese di giugno pi\u00f9 che nel mese di maggio).<\/p>\n<p>Essa mi \u00e8 molto cara per la fastosa processione del Corpus Domini, che era un tripudio di festoni floreali, di canti, di piccoli altari posti all&#8217;ingresso delle viuzze o nei cortili delle case.<\/p>\n<p>Suggestive composizioni floreali, che si richiamavano a motivi e raffigurazioni eucaristiche, stavano adagiate sopra la polvere, o sull&#8217;asfalto; splendevano meravigliosi i calici d&#8217;oro con l&#8217;Ostia bianca (intarsiata di petali di giglio), lievemente innalzata. Anche i molti Cuori di Ges\u00f9 si offrivano smaglianti e teneri allo sguardo incantato.<\/p>\n<p>La processione si svolgeva dopo la Messa prima, che negli anni del dopoguerra era celebrata alle 5 del mattino. Le suore ci vestivano da paggetti, coadiuvate dai chierici giuseppini, all&#8217;interno della casa della dottrina. Prendevamo posto nella processione, quasi davanti al baldacchino, ornato e ricamato di disegni, drappelloni e fregi rutilanti e delicati. Due a due, io con Floreno, tenevamo il cestello dei fiori di campo, raccolti verso il tramonto del mercoled\u00ec. Noi bambini eravamo in mezzo a due file interminabili di uomini e di giovani.<\/p>\n<p>Sotto il baldacchino, alzato da giovanotti nerboruti e pii, stava l&#8217;arciprete che teneva in mano, sfolgorante, il grande Ostensorio con il Santissimo Sacramento. Ai lati facevano buona guardia quattro carabinieri in alata uniforme. Dietro al baldacchino seguiva una gran folla di donne e ragazze. Al passaggio della processione del Corpus Domini, chi si trovava lungo il ciglio della strada s&#8217;inginocchiava.<\/p>\n<p>Ai balconi delle case erano esposti tappeti e arazzi per salutare, con giubilo, il Signore realmente presente nell&#8217;Eucaristia; intanto noi spargevamo con bravura e parsimonia i fiori del nostro cestino, partecipando a un evento indimenticabile che era insieme realt\u00e0 e sogno.\u00bb<\/p>\n<p>Eppure, non possiamo permettere che tutto quel meraviglioso patrimonio di umanit\u00e0, di saggezza, di spiritualit\u00e0, vada perduto per sempre; e non possiamo limitarci a rimpiangerlo, o a rievocarlo in pagine pur belle e commoventi, come quella che abbiamo ora riportato. \u00c8 nostro preciso dovere fare in modo che quella lezione, cos\u00ec tragicamente ammonitrice, non vada smarrita nel nulla: dobbiamo riflettere su quanto \u00e8 accaduto e trarne una morale, una morale per il nostro presente, che ci aiuti a vivere con pi\u00f9 senso di responsabilit\u00e0 e di giustizia, e che ci dia almeno un poco di speranza per il nostro ormai cos\u00ec incerto domani.<\/p>\n<p>E la lezione potrebbe essere questa: che a Dio non la si fa. Certo, vendere l&#8217;anima al Diavolo assicura dei vantaggi temporanei, ma per lo pi\u00f9 apparenti; e poi ci si trova a dover pagare un prezzo salatissimo, un prezzo esorbitante, che non solo ci render\u00e0 schiavi per tutta la vita, ma che ci costringer\u00e0 a lasciare in eredit\u00e0 la nostra schiavit\u00f9 ai nostri figli e a molte altre generazioni che verranno dopo di noi e dopo di essi.<\/p>\n<p>Oggi si assiste ad un fenomeno- per il momento limitato -, specialmente fra i giovani, di ritorno alla terra; di ritorno all&#8217;agricoltura biologica; di rifiuto degli idoli del consumismo, della tecnologia, della chimica. Certo, \u00e8 un inizio ed \u00e8 una cosa incoraggiante, di buon auspicio: ma non \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante. La cosa pi\u00f9 importante \u00e8 che la lezione del passato sia stata appresa; altrimenti, ricominceremo daccapo a ripetere gli stessi errori, oggi come ieri, domani come oggi, in una spirale perpetua, senza fine e senza senso, i cui costi verranno scaricati sempre pi\u00f9 avanti nel tempo, a carico di generazioni sempre pi\u00f9 lontane, ipotecate dalla nostra follia ancora prima di essere venute al mondo.<\/p>\n<p>E chi siamo noi per assumerci una simile responsabilit\u00e0? Noi non abbiamo il diritto (visto che ci piace tanto parlare di &quot;diritti&quot;) di fare un torto simile a coloro che verranno. E non possiamo neanche cavarcela, n\u00e9 assolverci in anticipo, proclamando che non faremo pi\u00f9 figli, proprio per risparmiare loro di dover vivere in un mondo abbandonato dalla Grazia. Troppo comodo: noi non abbiamo il diritto di decidere una cosa simile: interrompere il fiume della vita. Il fiume della vita non appartiene a noi, noi ne siamo solamente i custodi, come lo sono state le generazioni che ci hanno preceduto. Meglio faremmo, perci\u00f2, a pentirci del male fatto, e a rivolgere l&#8217;anima a Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un tempo non cos\u00ec lontano che alcuni di noi non possano ricordarlo perfettamente, ma gi\u00e0 cos\u00ec lontano che sembra appartenere ad un altro mondo, ad<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[117],"class_list":["post-28481","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-dio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28481","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28481"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28481\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28481"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28481"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28481"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}