{"id":28479,"date":"2015-11-01T11:09:00","date_gmt":"2015-11-01T11:09:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/01\/in-rodolfo-doni-ce-il-segreto-di-accettare-lesistenza-nella-sua-interezza\/"},"modified":"2015-11-01T11:09:00","modified_gmt":"2015-11-01T11:09:00","slug":"in-rodolfo-doni-ce-il-segreto-di-accettare-lesistenza-nella-sua-interezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/01\/in-rodolfo-doni-ce-il-segreto-di-accettare-lesistenza-nella-sua-interezza\/","title":{"rendered":"In Rodolfo Doni c\u2019\u00e8 il segreto di accettare l\u2019esistenza nella sua interezza"},"content":{"rendered":"<p>Uno scrittore non si definisce &quot;cattolico&quot; in quanto scrittore; nondimeno, il fatto di essere cattolico non pu\u00f2 non riflettersi nella sua opera, dal momento che la fede religiosa non \u00e8 un vestito della domenica, che s&#8217;indossa e poi si ripone nell&#8217;armadio, ma, fra le altre cose, un modo di vedere il mondo; e la visione del mondo di ciascuno scrittore \u00e8 l&#8217;elemento fondamentale del suo mondo poetico, sul quale s&#8217;innestano personaggi, situazioni, problemi.<\/p>\n<p>Negli altri Paesi di tradizione cattolica, e perfino in quelli ove, da secoli, i cattolici sono ridotti a una esigua minoranza, esiste una tradizione letteraria cattolica, riconosciuta come tale dagli storici delle letteratura, dai critici e dal mondo culturale in genere. In Francia esiste una tradizione letteraria e filosofica che va da Blaise Pascal, a F\u00e9nelon, a Fran\u00e7ois-R\u00e9n\u00e9 de Chateaubriand, a Joseph De Maistre, a Fr\u00e9d\u00e9ric Ozanam, a Charles P\u00e9guy, a Paul Claudel, a Joris-Karl Huysmans, a L\u00e9on Bloy, a Fran\u00e7ois Mauriac, a Julien Green, a Maxence Van der Meersch, a Gilbert Cesbron, e che si prolunga fino ai nostri giorni: \u00e8 ben nota, riconosciuta, accettata, &quot;fa blocco&quot;. In Gran Bretagna esiste una tradizione che parte da Thomas More e prosegue con il cardinale Newman, Robert Hugh Benson, Gilbert Keith Chesterton, Ronald Knox, Clive Staples Lewis, John Ronald Reuel Tolkien, Graham Greene, Evelyn Waugh: e l&#8217;elenco potrebbe continuare; anche qui, vi \u00e8 continuit\u00e0, si nota il flusso di una tradizione.<\/p>\n<p>In Italia, ovviamente, gli scrittori cattolici ci sono, ma la critica e la storia letteraria tendono a minimizzare la cosa, e, soprattutto, a dedicarvi una breve presa d&#8217;atto, caso per caso; non li considera come parte d&#8217;una tradizione. Il fatto che siano cattolici scrittori come Antonio Fogazzaro, Federigo Tozzi, Giuseppe Fanciulli, Giovanni Papini, Aldo Palazzeschi, Domenico Giuliotti, Piero Bargellini, Tito Casini, Marino Moretti, Nicola Lisi, Giovanni Testori, Eugenio Corti, Mario Pomilio, Rodolfo Doni, non viene percepito e, perci\u00f2, rappresentato, come un elemento di continuit\u00e0, di tradizione, ma come qualcosa di episodico ed estemporaneo. Si va dal: \u00abToh, anche lui era cattolico! Ma guarda, chi l&#8217;avrebbe mai detto?\u00bb, al pi\u00f9 sommesso: \u00abMa certo, \u00e8 noto che si tratta di uno scrittore cattolico; e allora? Ciascuno \u00e8 libero di professare le idee che crede, c&#8217; \u00e8 posto per tutti\u00bb. E dietro questa finta tolleranza, un feroce sottinteso: \u00abPer\u00f2 non entrer\u00e0 mai a far parte del salotto buono della cultura letteraria italiana\u00bb; perch\u00e9 quel salotto, da quando l&#8217;Italia \u00e8 stata forgiata a misura della Massoneria, negli ultimi decenni del XIX secolo, e, pi\u00f9 ancora, da quando la cultura italiana \u00e8 stata abbandonata, per ragioni strategiche, alla cultura marxista, dopo il 1945 (mentre il partito cattolico si riservava il potere politico, e lasciava ai comunisti le idee: un suicidio annunciato), \u00e8 riservato per forza di cose agli intellettuali laici e, se possibile, irreligiosi o ateisti: agli Svevo e ai Pirandello, ai Montale e ai Calvino, ai Moravia e agli Eco. Gli scrittori cattolici sono tollerati, ma solo in anticamera: non possono aspirare a nulla di pi\u00f9, perch\u00e9 rappresentano la tradizione cui massoni e marxisti hanno dichiarato guerra, e che, prima o dopo, deve rassegnarsi a scomparire. <em>Questo si vuole, l\u00e0 dove si puote ci\u00f2 che si vuole: e pi\u00f9 non dimandare.<\/em> O si sta con il Progresso, con i maggiori premi letterari e con i salotti buoni televisivi, ove \u00e8 d&#8217;obbligo ripetere i mantra e le giaculatorie laiciste &#8212; i salotti <em>bipartisan<\/em> dei Corrado Augias e dei Giordano Bruno Guerri, tanto per la <em>par condicio<\/em> -, dove si rinverdiscono i crimini della Santa Inquisizione e si descrive la civilt\u00e0 moderna come il Migliore dei Mondi Possibili; oppure si sta con il regresso, la superstizione, l&#8217;ignoranza, e, allora, bisogna rassegnarsi a essere dei perdenti.<\/p>\n<p>Scriveva, circa quarant&#8217;anni anni fa, Mario Pomilio nel presentare il secondo romanzo di Rodolfo Doni, \u00abMuro d&#8217;ombra\u00bb, che gli era valso il Premio Selezione Campiello (da: R. Doni, \u00abMuro d&#8217;ombra\u00bb, Milano, Rusconi, 1974):<\/p>\n<p><em>\u00abRodolfo Doni torna al romanzo dopo i due volumi del &quot;Diario d&#8217;un cinquantenne&quot;, una pausa di riflessione che \u00e8 servita tra l&#8217;altro come a esaurire la ricca vena autobiografica che nel Dini della prima fase debordava volentieri all&#8217;interno dei romanzi: tant&#8217;\u00e8 vero che il secondo dei due volumi si concludeva col proposito di &quot;riprendere lo scrivere in altra forma: pi\u00f9 immaginosa; e dove la fantasia faccia ancor pi\u00f9 &#8216;verit\u00e0&#8217;&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>La promessa \u00e8 stata assolta appunto con &quot;Muro d&#8217;ombra&quot;, la prova pi\u00f9 felice, fino a oggi, di Doni, quella dove la sua inventiva si muove pi\u00f9 libera e netta di scorie, ma per un verso conservando intatta la giustezza realistica e il sapore di &quot;vissuto&quot; delle sue prove autobiografiche, per &#8216;altro sviluppando meglio la sottile qualit\u00e0 metaforica che gli era peculiare fin dalle prime prove.<\/em><\/p>\n<p><em>Scrittore di ispirazione cattolica, \u00e8 definito solitamente Doni. E del cattolico egli possiede sicuramente sia la capacit\u00e0 di muovesi attraverso la pi\u00f9 dimessa realt\u00e0 quotidiana come dentro una mappa folta di segni, sia soprattutto la concretezza: la disposizione, vogliamo dire, ad accettare l&#8217;esistenza nella sua interezza, senza evasioni, e anzi con l&#8217;intero carico delle sue responsabilit\u00e0; il sentimento di essa come &quot;servizio&quot; da compiersi, in tutta umilt\u00e0, al posto in cui siamo stati scelti; la convinzione che l&#8217;assoluto lo si pu\u00f2 rintracciare nell&#8217;esperienza di tutti i giorni. \u00c8 in fondo il suo messaggio. E il lettore di &quot;Muro d&#8217;ombra&quot; lo verr\u00e0 scoprendo attraverso la vicenda del protagonista, un uomo piuttosto tipico, per tanti versi, del nostro tempo (un piccolo industriale arrivato e adagiatosi nell&#8217;inautenticit\u00e0 e nelle abitudini del benessere), che da una frattura che lo costringe a letto \u00e8 indotto a un ripensamento di s\u00e9 e delle inadempienze della propria vita: una crisi da cui lui sente di non poter certo uscire riaffondando nell&#8217;inautenticit\u00e0 dell&#8217;esistenza di prima, ma nemmeno attraverso le false tentazioni mistiche e le velleit\u00e0 di fuga nel &quot;religioso&quot; che per un attimo sembrerebbero attirarlo. Si tratta piuttosto di operare un giro di vite, una &quot;riduzione cruenta&quot; nei propri sentimenti (analoga all&#8217;altra che deve subire perch\u00e9 torni a posto la sua caviglia fratturata), si tratta di riprendere il proprio posto nella vita assumendone\u00a0 con animo mutato il peso quotidiano e gli stessi errori, e sapendo che essa \u00e8 dura pazienza, e semmai dura gioia.<\/em><\/p>\n<p><em>Il merito di Doni sta nell&#8217;aver narrato questo processo di &quot;conversione&quot; secondo un&#8217;alta perplessit\u00e0 che esclude i miracolistici approdi a una certezza tutta dispiegata. Sta soprattutto nell&#8217;aver estratto da una realt\u00e0 cos\u00ec dimessa, e narrata per modi cos\u00ec sommessi, la parabola di un&#8217;esperienza che ci \u00e8 comune a tutti, quando la vita ci mette alle corde e ci costringe ai suoi bilanci.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Secondo Mario Pomilio, dunque, sono quattro le caratteristiche essenziali, che contraddistinguono la visione del mondo propria di Rodolfo Doni, in quanto scrittore cattolico: il fatto di cogliere, nella dimessa realt\u00e0 quotidiana, una fitta trama di segni, che richiedono d&#8217;essere decifrati (come Dante nella selva oscura); la concretezza, intesa come la disponibilit\u00e0 ad accogliere la realt\u00e0 nella sua interezza, nel bene come nel male, senza eliminare nulla dal quadro d&#8217;insieme, ma accettandolo per quel che esso \u00e8 (in quanto la creazione \u00e8 cosa buona, come dice Dio stesso nel primo libro della Bibbia; e, se esiste il male, ci\u00f2 dipende da colpa umana), senza tentativi di fuga davanti al negativo e senza sottrarsi al fardello delle responsabilit\u00e0 umane; il senso della vita come servizio, che va adempiuto in spirito di umilt\u00e0; e infine la certezza che l&#8217;Assoluto pu\u00f2 essere attinto nella realt\u00e0 ordinaria, nella vita d&#8217;ogni giorno, e non solo mediante esperienze particolarmente solenni o particolarmente drammatiche.<\/p>\n<p>Questo, infatti, \u00e8 il messaggio di fondo: l&#8217;Assoluto, cio\u00e8 Dio, si trova ovunque; cos\u00ec come ovunque si trovano occasioni per incontrare l&#8217;Amore, che \u00e8 il faccia a faccia fra l&#8217;uomo e Dio. Non occorre andare chiss\u00e0 dove, n\u00e9 fare &#8212; o tentare di fare &#8212; chiss\u00e0 cosa: Dio \u00e8 dietro ogni angolo; di pi\u00f9: \u00e8 dietro di noi, dietro ciascun essere umano, vicinissimo, palpabile: sta all&#8217;uomo sentirne il respiro e voltarsi per riconoscerlo. E uno scrittore cattolico, in fondo, si pone questo obiettivo, e nessun altro: aiutare il lettore ad acquisire tale consapevolezza; accompagnarlo per mano, come fa Dante nel suo immenso poema, alla scoperta di questa folgorante, semplice verit\u00e0: che solo in Dio, come dice S. Agostino, l&#8217;uomo pu\u00f2 trovare la pace, e, finch\u00e9 non l&#8217;ha trovata, continua a girare a vuoto, a illudersi e a restare puntualmente deluso, a soffrire i tormenti della fame e della sete. Ma, una volta che abbia intuito questa verit\u00e0, il cammino verso la luce non pu\u00f2 non avere inizio, perch\u00e9 lo sospinge una forza istintiva: la forza dell&#8217;anima che cerca la felicit\u00e0, che cerca la pienezza, che cerca il bene; e che, una volta che i abbia intravisti, si avvia in quella direzione.<\/p>\n<p>Questo concetto \u00e8 bene espresso nell&#8217;ultima pagina di una delle opere pi\u00f9 vere e commoventi di Graham Greene, \u00abLa fine dell&#8217;avventura\u00bb: Bendrix, esausto e amareggiato per aver perduto Sara, il suo grande amore, moglie del suo amico Henry (che \u00e8 morta di malattia), e per il fatto che a rubargliela \u00e8 stato Dio, si complimenta ironicamente con Lui, perch\u00e9 ha saputo portargliela via, Gli rimprovera di &quot;aver fatto abbastanza&quot; e Gli chiede soltanto di lasciarlo in pace per sempre; per\u00f2 si intuisce che anche per lui, come gi\u00e0 per Sara, il cammino verso la conversione, e verso la pace in Dio, \u00e8 ormai iniziato: sono le ultime resistenze di un&#8217;anima esacerbata, che non vorrebbe arrendersi alla forza luminosa dell&#8217;amore, perch\u00e9 ne ha paura.<\/p>\n<p>Tornando a Rodolfo Doni &#8212; che, dopo \u00abMuro d&#8217;ombra\u00bb, ha scritto parecchi altri romanzi, i pi\u00f9 intensi dei quali sono \u00abLa doppia vita\u00bb (1980, che \u00e8 considerato anche il suo capolavoro), \u00abColloquio con Lorenzo\u00bb (1993) e \u00abDialogo sull&#8217;Aldil\u00e0\u00bb (1998), lo scrittore toscano, nato a Pistoia nel 1919 e morto a Firenze nel 2011, \u00e8 passato acanto ai salotti buoni della cultura italiana, ma senza esservi stato invitato a pieno titolo: ha vinto qualche premio letterario, ma le antologie scolastiche non lo hanno mai preso in considerazione; mentre vi \u00e8 stato un periodo in cui un intero capitolo, accanto ai &quot;grandi&quot;, veniva tranquillamente dedicato ad Alberto Moravia, e frequenti citazioni erano riservate al Pasolini dei \u00abRagazzi di vita\u00bb o, pi\u00f9 recentemente, al solito Eco, per l&#8217;immancabile \u00abNome della Rosa\u00bb: autori ed opere non certo pi\u00f9 profondi o pi\u00f9 significativi; ma che avevano l&#8217;evidente vantaggio di appartenere alla cultura non cattolica. Infatti, in una cultura massonica e marxista, essere cattolici \u00e8 un pessimo biglietto di presentazione: si pu\u00f2 essere riconosciuti come scrittori (o pittori, o filosofi, o scienziati), ma a patto di non dirlo troppo in giro, e, comunque, accontentandosi di sedere nelle poltrone di seconda o terza fila. Perch\u00e9 chi crede al cattolicesimo non lavora per la Civilt\u00e0 e il Progresso, ma per l&#8217;oscurantismo; pertanto, ha molte cose da farsi perdonare, e bisogna farglielo comprendere.<\/p>\n<p>Lo scrittore cattolico ha un torto, in particolare, che la cultura dominante, impastata di materialismo e di relativismo, non \u00e8 disposta a perdonargli: quello di non mettere al centro della sua opera l&#8217;uomo, ma Dio; di non concentrarsi sui problemi sociali e politici, ma &quot;semplicemente&quot; su quelli umani; di non sognare la rivoluzione, ma di &quot;disperdersi&quot; nel quotidiano; e insomma di essere un intimista, un rassegnato, un dispregiatore del mondo, nonch\u00e9 un bigotto, un baciapile, un docile strumento nella mani dei preti. Non gli si rimprovera di essere anche un pessimista, perch\u00e9 tutti i &quot;grandi&quot; scrittori non cattolici, o anti-cattolici, lo sono: perfino quando s&#8217;infervorano nel sognare la rivoluzione (sogni di cui sono rimasti orfani; il che non impedisce loro di trastullarsi con la nostalgia per Fidel Castro e &quot;Che&quot; Guevara, o, alla peggio, per Pancho Villa ed Emiliano Zapata), non estendono, di solito, il loro entusiasmo alla vita d&#8217;ogni giorno. Figli dell&#8217;esistenzialismo di Sartre (e, si capisce, della psicanalisi freudiana), hanno la vita <em>in gran dispitto<\/em> e, tutto sommato, preferirebbero non averci niente a che fare. Allora si stordiscono col sesso, eterosessuale o anche omosessuale, come nei romanzi pornografici di un Moravia o di un Pasolini; ma, naturalmente, solo per testimoniare la condizione alienante dell&#8217;uomo contemporaneo, e non perch\u00e9 piaccia loro rotolarsi nel fango; questo no. Se l&#8217;infame civilt\u00e0 borghese, nata dallo sfruttamento di classe, si decidesse a scomparire, non ci sarebbe pi\u00f9 bisogno di abbrutirsi con la pornografia, n\u00e9 ci sarebbe pi\u00f9 alienazione nel sesso, perch\u00e9 il sesso tornerebbe ad essere una cosa libera e gioiosa.<\/p>\n<p>Rodolfo Doni, come qualsiasi scrittore cattolico, prende la vita con la dovuta seriet\u00e0, ma anche con la schiva affettuosit\u00e0 e con la sobria benevolenza che sono proprie del cristiano. Non esclude nulla, riconosce la dignit\u00e0 di ci\u00f2 che esiste, ma vuole andare ancora oltre: alla radice del mistero &#8212; a Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno scrittore non si definisce &quot;cattolico&quot; in quanto scrittore; nondimeno, il fatto di essere cattolico non pu\u00f2 non riflettersi nella sua opera, dal momento che la<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[107,178],"class_list":["post-28479","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-cattolicesimo","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28479","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28479"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28479\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28479"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28479"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28479"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}