{"id":28476,"date":"2008-08-20T02:13:00","date_gmt":"2008-08-20T02:13:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/08\/20\/robespierre-aspettava-la-morte-senza-mai-distogliere-lo-sguardo-da-dio\/"},"modified":"2008-08-20T02:13:00","modified_gmt":"2008-08-20T02:13:00","slug":"robespierre-aspettava-la-morte-senza-mai-distogliere-lo-sguardo-da-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/08\/20\/robespierre-aspettava-la-morte-senza-mai-distogliere-lo-sguardo-da-dio\/","title":{"rendered":"Robespierre aspettava la morte senza mai distogliere lo sguardo da Dio"},"content":{"rendered":"<p>Finalmente una biografia di Robespierre &#8211; no, non una biografia, ma un vero tentativo d&#8217;interpretazione &#8211; che si muove libero dai soliti pregiudizi e malintesi; che si sforza di ridare a Robespierre quello che \u00e8 di Robespierre, ma anche di levargli quello che non \u00e8 suo; che procede con assoluta indipendenza di giudizio, senza lasciarsi deviare n\u00e9 dalle passioni n\u00e9 dalle ideologie politiche.<\/p>\n<p>\u00c8 quanto ha fatto uno storico francese tanto ammirevole quanto imparziale, Henri Giullemin (1903-1992), gi\u00e0 autore di una notevole biografia di Jaur\u00e8s, e che \u00e8 stato dapprima direttore degli studi francesi all&#8217;Universit\u00e0 del Cairo (dal 1936 al 1938), quindi ordinario di letteratura francese all&#8217;Universit\u00e0 di Bordeaux, consigliere culturale all&#8217;Ambasciata francese di Berna e professore straordinario all&#8217;Universit\u00e0 di Ginevra.<\/p>\n<p>Il suo studio esemplare <em>Robespierre politico e mistico<\/em> (titolo originale: <em>Robespierre politique et mystique<\/em>, Editions du Seuil, Paris, 1987; traduzione italiana di Tuckery Capra, editore Garzanti, Milano, 1999), \u00e8 stato recentemente riproposto nella <em>Biblioteca storica<\/em> del quotidiano <em>Il Giornale<\/em>, operazione culturale che ci sembra assai meritevole.<\/p>\n<p>La sua tesi di fondo emerge chiaramente gi\u00e0 dal titolo, in linea &#8211; del resto &#8211; con la franchezza programmatica e quasi brutale che ne attraversa ogni singola pagina: non si pu\u00f2 capire il politico Robespierre se si fa astrazione dal mistico Robespierre; non si pu\u00f2 comprendere affatto la sua azione di capo riconosciuto della rivoluzione giacobina, se si mette tra parentesi il culto dell&#8217;Essere Supremo.<\/p>\n<p>Si obietter\u00e0 che non \u00e8 niente di originale, che Mathiez lo aveva gi\u00e0 detto. \u00c8 vero, Mathiez lo aveva detto; non aveva spinto, per\u00f2, la sua coerenza sino in fondo. Non aveva compreso la natura mistica di Robespierre: e diciamo \u00abmistica\u00bb nel senso letterale della parola, senza alcuna sfumatura dispregiativa.<\/p>\n<p>Bene, questa \u00e8 la tesi di Guillemin: Robespierre fu un autentico mistico, nel senso che visse la sua passione politica dalla particolare prospettiva di un mistico religioso. Una tesi che &#8211; \u00e8 quasi inutile dirlo &#8211; ha suscitato il furore degli storici di destra e di sinistra: dei primi, perch\u00e9 non sopportano Robespierre in alcun modo; dei secondi perch\u00e9 non sopportano di vederlo rappresentato in una luce dichiaratamente religiosa e anti-materialistica.<\/p>\n<p>S\u00ec, l&#8217;autore non lo nasconde: egli \u00e8 un robespierrista.<\/p>\n<p>No, non \u00e8 un fazioso: ogni qualvolta Robespierre esita, bordeggia, si contraddice; ogni qual volta ha un momento di debolezza; ogni qual volta si lascia trasportare dal suo amor di patria oltre il segno, avallando provvedimenti eccessivi e sanguinari (come l&#8217;ordine alle truppe francesi di non fare prigionieri fra i soldati britannici e hannoveriani), Guillemin punta il dito, inesorabilmente, su di lui, smascherando le sue difese.<\/p>\n<p>S\u00ec: il ritratto che ne esce, pur fra luci ed ombre inquietanti, \u00e8, nel complesso, elogiativo: soprattutto sul piano morale. Guillemin fa notare l&#8217;abisso che separa Robespierre dalle canaglie che sedevano nei due Comitati, di Salute pubblica e di Sicurezza generale, e sui banchi della Convenzione: gli avidi di denaro e di potere, i corrotti, i viziosi, i sanguinari, gli opportunisti, i cinici, gli accaparratori. L&#8217;abisso che lo separa dai Tallien, dai Siey\u00e9s, dai Barras, dai Carnot, dai Fouch\u00e9; e anche dai Collot d&#8217;Herbois e dai Billaud-Varenne. Per non parlare dei Danton&#8230;<\/p>\n<p>Per dirla con le parole colorite, ma eloquenti, di un giovane saggista francese, scomparso anzitempo Pierre Ch\u00e2telain, amico di Guillemin (e citato nella <em>Postfazione<\/em>, p. 416):<\/p>\n<p><em>Non scocciarmi con il tuo Robespierre. Ghigliottina e ghigliottina e poi ancora ghigliottina, \u00e8 disgustoso. E la sua famosa castit\u00e0? Cosa vuol dire? Uno svitato, un falso monaco. Avrebbe fatto maledettamente meglio a baciare le donne come tutti quanti anzich\u00e9 tagliare le teste. Per\u00f2 ci sono due punti al suo attivo. Due punti importanti. Primo, non cercava la grana, come quella carogna di Danton. Secondo, il ribrezzo che gli ispiravano i razionalisti con i paraocchi, razza di coglioni.<\/em><\/p>\n<p>In breve, per Guillemin, Robespierre &#8211; di cui ricostruisce le tappe della straordinaria carriera politica e, in particolare, i mesi che precedettero la disfatta del 9 Termidoro &#8211; non era un mistico della rivoluzione che voleva irrobustire lo spirito civico del popolo mediante il culto religioso dell&#8217;Essere Supremo; bens\u00ec un politico mistico, che si proponeva l&#8217;obiettivo di restaurare il sentimento religioso nel popolo.<\/p>\n<p>Senza di ci\u00f2, a giudizio di Maximilien, la rivoluzione era perduta: perch\u00e9 solo la rinascita del sentimento religioso, con l&#8217;idea della virt\u00f9 premiata e del delitto punito, avrebbe potuto consentire di tenere dritta e salda la barra del timone della rivoluzione. Ricordiamo la sua celebre espressione: <em>L&#8217;ateismo \u00e8 aristocratico.<\/em><\/p>\n<p>Mistico per natura e per convinzione, Robespierre credeva che una rivoluzione senza virt\u00f9 avrebbe condotto inevitabilmente al trionfo dei briganti e degli assassini. E la sua idea di virt\u00f9 non era pi\u00f9 sanguinaria di quella di tanti altri suoi contemporanei, i quali non avevano &#8211; per\u00f2 &#8211; il suo stesso disinteresse. Egli temeva che i ricchi borghesi, i quali si erano impadroniti dei beni nazionali confiscati ai nobili e al clero, volessero congelare la rivoluzione, paghi di quanto avevano ottenuto; e che il popolo avrebbe dovuto sopportare una condizione di ingiustizia e sfruttamento ancor peggiore di quella precedente il 1789<\/p>\n<p>Ed ha avuto ragione, perch\u00e9 cos\u00ec \u00e8 stato.<\/p>\n<p>Per tentar di scongiurare questo destino, egli non vedeva che un&#8217;unica strada: quella della Virt\u00f9 e del Terrore, binomio inseparabile. La virt\u00f9 per incoraggiare e rinsaldare la fiducia nei buoni, il terrore per spazzar via le mene dei malvagi.<\/p>\n<p>Una visione tropo schematica, troppo semplicistica?<\/p>\n<p>Forse. \u00c8 certo che Robespierre non sapeva quasi nulla di economia e di finanza, e non lo nascondeva. Per\u00f2 vedeva bene le difficolt\u00e0 in cuoi versava il popolo, specialmente a Parigi; vedeva la miseria degli operai, degli artigiani salariati, delle famiglie dei coscritti mandati alle frontiere &#8211; un esercito enorme, nel 1794: qualcosa come 800.000 uomini, necessari per far fronte alla coalizione di quasi tutta l&#8217;Europa&#8230;<\/p>\n<p>Non solo vedeva la miseria del popolo e lo spettacolo rivoltante dei ricchi che si arricchivano sempre pi\u00f9, a forza di speculazione e di aggiotaggio; vedeva anche profilarsi in distanza, dietro le vittorie tanto sbandierate da Carnot, la figura di un dittatore militare che avrebbe soppresso la libert\u00e0 in cambio della sicurezza. E aveva buona vista, bench\u00e9 Napoleone Bonaparte, all&#8217;epoca, fosse solo uno sconosciuto ufficialetto corso, amico del suo fratello minore Augustin (circostanza che, dopo Termidoro, l&#8217;ambizioso avventuriero avrebbe fatto di tutto per cancellare).<\/p>\n<p>Il Terrore, quindi, nella mente di Robespierre, non era fine a se steso. Era semplicemente lo strumento per intimorire i nemici della rivoluzione, occulti e palesi. Ma se, subito dopo la fine di lui, il Terrore \u00e8 stato abolito dalla Convenzione termidoriana (peraltro, per venire subito sostituito dal Terrore bianco), la ragione \u00e8 che aveva ormai esaurito il suo ufficio: quello di far ricadere sul solo Robespierre tutta l&#8217;odiosit\u00e0 del Tribunale rivoluzionario. Mentre \u00e8 vero che Robespierre non amava il sangue e non godeva affatto all&#8217;idea di mandare la gente al patibolo: lo riteneva una dura necessit\u00e0, e in pi\u00f9 d&#8217;una occasione intervenne per la salvezza di questi o di quelli.<\/p>\n<p>Guillemin, poi, sfata anche la leggenda (divulgata da Michelet) secondo cui Robespierre avrebbe subito terribili umiliazioni all&#8217;inzio della sua carriera di rivoluzionario, e che se ne sarebbe poi vendicato, allorch\u00e9 divenne &#8211; <em>de facto<\/em> se non <em>de jure<\/em> &#8211; il capo supremo della Francia. Anche il ritratto convenzionale di un Robespierre malinconico, taciturno, freddo e dissimulatore, \u00e8 da considerarsi sostanzialmente falso.<\/p>\n<p>Come ricorder\u00e0 sua sorella, anni dopo la scomparsa di lui, Maximilien era di carattere allegro e gli piaceva ridere e scherzare. Solo negli ultimi tempi della sua vita si era fatto cupo e pessimista: aspettava la morte. L&#8217;aspettava, ma non la temeva.<\/p>\n<p>A partire dall&#8217;aprile del 1794 &#8211; ossia, secondo la Vulgata, dal momento del suo maggior fulgore, con l&#8217;eliminazione delle opposte fazioni degli \u00abarrabbiati\u00bb di H\u00e9bert e degli \u00abindulgenti\u00bbdi Danton -, Robespierre si era reso conto che la sua fine era ormai questione di tempo: di poco tempo, probabilmente.<\/p>\n<p>Sapeva che i \u00abbriganti\u00bb &#8211; commissari in missione che si erano resi colpevoli di massacri e di saccheggi; convenzionali pronti a vendersi al migliore offerente; membri dei comitati mossi da implacabile ambizione personale e bisognosi di mascherare inconfessabili speculazioni finanziarie &#8211; erano riusciti a invischiarlo nella loro rete, a screditarlo con l&#8217;affare della &#8216;profetessa&#8217; Catherine Th\u00e9ot, a renderlo odioso per la ghigliottina e per il <em>maximum<\/em> sui salari, a dipingerlo segretamente come un mostro assetato di sangue e di potere.<\/p>\n<p>Sapeva che il tuo tempo stava per finire, ma non temeva la morte.<\/p>\n<p>Non la temeva perch\u00e9 ogni suo pensiero era sorretto da un profondo, incondizionato, vivissimo sentimento religioso; e dalla convinzione che solo affrontando il suo destino sino in fondo, e bevendo l&#8217;amaro calice del martirio, avrebbe potuto giovare al popolo sfruttato e affamato di giustizia, non meno che di pane, lasciandogli la forza del suo esempio.<\/p>\n<p>Guillemin non lo dice, ma il confronto con la passione di Cristo &#8211; non sembri sacrilego questo paragone &#8211; emerge dalla forza stessa delle cose. Come Ges\u00f9, nel Vangelo di Giovanni, disse ai suoi discepoli, alla vigilia della fine, che \u00abpresto non lo avrebbero pi\u00f9 visto\u00bb, anche Robespierre pronunci\u00f2 una frase quasi identica, rivolto ad alcuni fedelissimi, alla vigilia di quella tragica giornata alla Convenzione, il 9 Termidoro del 1794&#8230;<\/p>\n<p>Robespierre mistico e votato consapevolmente al martirio, dunque.<\/p>\n<p>Le prove?<\/p>\n<p>Ve ne sono parecchie.<\/p>\n<p>I chirurghi incaricati di bendargli la mascella fracassata da un proiettile (al momento dell&#8217;irruzione dei soldati convenzionali nell&#8217;Hotel de Ville), per non privare i suoi nemici dello spettacolo edificante della sua salita alla ghigliottina, riferiscono che l&#8217;Incorruttibile non emise un lamento, bench\u00e9 il dolore fisico dovesse essere atroce. Per tutto il tempo, dicono, Robespierre continu\u00f2 a guardare in alto: ma, osserva sapidamente Guillemin, \u00e8 piuttosto probabile che non lo facesse per contemplare le modanature del soffitto&#8230;<\/p>\n<p>E poi altre, non poche.<\/p>\n<p>Ancora alla vigilia della sua ricomparsa alla tribuna della Convenzione, dopo un&#8217;assenza di quarantatr\u00e9 giorni (una eternit\u00e0 di quei tempi, quando un&#8217;assenza di due o tre giorni poteva segnare la differenza tra la vita e la morte), Robespierre &#8211; riferiscono gli sbirri che avevano l&#8217;incarico di sorvegliarlo a distanza: lui, il preteso \u00abdittatore\u00bb della Francia, che viveva in casa Duplay e girava per le strade di Parigi senza uno straccio di scorta &#8211; se ne andava a passeggio verso la campagna, con la sola compagnia del suo cane, e sedeva a lungo in riva alla Senna, immobile, meditando&#8230; o, forse, pregando.<\/p>\n<p>Decisamente, non \u00e8 l&#8217;atteggiamento di uno che ha paura di morire.<\/p>\n<p>Se i suoi nemici avessero avuto un briciolo di coraggio fisico, avrebbero potuto spacciarlo in qualunque momento, senza incontrare la minima difficolt\u00e0. Ma a loro non bastava eliminarlo fisicamente: dovevano anche, e soprattutto, estirparne la leggenda dal cuore di migliaia, di milioni di umili membri del popolo lavoratore.<\/p>\n<p>Robespierre, con la sua parrucca debitamente incipriata e il suo vestito azzurro cielo, che si era fatto confezionare apposta per la grandiosa festa dell&#8217;Essere supremo &#8211; quello stesso vestito con cui verr\u00e0 messo in stato d&#8217;accusa e, poi, dichiarato nemico pubblico e mandato a morte &#8211; amava le persone semplici e virtuose, come il falegname Duplay e la sua eroica famiglia.<\/p>\n<p>Amava i lavoratori con i calli sulle mani, ma &#8211; alieno dalla demagogia &#8211; voleva innalzarli materialmente e spiritualmente, senza lusingarli nelle loro debolezze o fare leva sui loro bassi istinti.<\/p>\n<p>Era convinto che solo la virt\u00f9 avrebbe potuto preservare lo spirito migliore della rivoluzione; e che solo il sentimento religioso avrebbe custodito la fiammella della virt\u00f9. Per cui, una volta che la rivoluzione aveva rovesciato il cattolicesimo (cosa di cui non si compiaceva e, meno ancora, si vantava), era indispensabile affrettarsi a fornire al popolo una nuova religione: altrimenti, nella voragine morale aperta dall&#8217;ateismo, l&#8217;intero edificio della rivoluzione avrebbe cominciato a franare&#8230;<\/p>\n<p>Un solo episodio, ma emblematico. Fra i primi prigionieri a essere liberati dalle galere dopo la morte del \u00abtiranno\u00bb c&#8217;era il marchese De Sade: e la sua liberazione parve la liberazione di un martire del libero pensiero. Cos\u00ec, almeno, qualcuno cerc\u00f2 di presentarla; e cos\u00ec la dipinse il diretto interessato. Meno male, si disse, che il mostro sanguinario era stato tolto di mezzo: finalmente sarebbe tornata la libert\u00e0&#8230;<\/p>\n<p>Dopotutto, Robespierre non aveva forse tutti i torti quando aveva messo in guardia che, privata del sostegno della religione, anche la morale sarebbe andata in pezzi. Per questo si era opposto, con tutte le sue forze, all&#8217;ondata crescente della scristianizzazione (attirandosi l&#8217;odio implacabile degli <em>enrag\u00e9s<\/em>), che aveva raggiunto la massima intensit\u00e0 negli ultimi mesi del 1793. I sanculotti, in fondo, non erano veramente interessati a quella battaglia: per loro, il problema vero era il caro vita, divenuto sempre pi\u00f9 insopportabile.<\/p>\n<p>Gli intellettuali, invece, non glie l&#8217;avevano perdonata. Gi\u00e0 lo tenevano d&#8217;occhio perch\u00e9, in quanto seguace di Rousseau, non mostrava alcuna stima per le teorie di Voltaire, l&#8217;idolo dei salotti della \u00abbrava gente\u00bb (si fa per dire). Adesso, poi, che difendeva il clero (tanto da accettare l&#8217;invito di una famiglia amica di tenere a battesimo il loro bambino), aveva realmente passato il segno. Per dirla con il filosofo Condorcet, portavoce di quei salotti illuministi nel segno del pi\u00f9 rigoroso razionalismo: \u00abRobespierre \u00e8 un prete e non sar\u00e0 mai altro che un prete\u00bb.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 falso, sostiene Guillemin, che egli abbia voluto restaurare il cattolicesimo; cos\u00ec come manca il bersaglio Mathiez, quando afferma che il culto dell&#8217;Essere Supremo, per lui, era solo un espediente per ricompattare moralmente il popolo di Francia.<\/p>\n<p>No, non era affatto un espediente: al contrario, era il cuore della sua concezione politico-religiosa.<br \/>\nLa fine di Robespierre inizi\u00f2 la sera della festa dell&#8217;Essere Supremo, con la gazzarra organizzata contro di lui dai suoi nemici occulti, che sparsero ad arte la voce che egli voleva farsi papa della rivoluzione.<\/p>\n<p>Nel suo <em>Robespierre politico e mistico<\/em> (ed. cit., pp. 407-09), Guillemin, nel tracciare un bilancio finale delle idee di Robespierre e della sua azione politica, scrive:<\/p>\n<p><em>Robespierre non \u00e8 uno di quelli che, pur credendo in Dio, pensano che questo \u00abcredo\u00bb non impegni a niente, seppur non si riduce a semplice forma, a u innocuo omaggio ala tradizione, all&#8217;osservanza di riti spogliati del loro significato. \u00c8 invece uno di quelli per i quali questa fede, quando \u00e8, come la sua, sincera e ardente, comporta un impegno di tutto l&#8217;essere. Robespierre crede in Dio \u00abcon tutta la sua anima, con tutta la sua vita\u00bb (Bernanos). Ci\u00f2 che scriver\u00e0 un giorno Fran\u00e7ois Mauriac in una pagina del suo diario, Robespierre avrebbe potuto scriverlo nei medesimi termini; io sono, scriveva Mauriac, immerso nella politica del mio paese (e schierato, non senza coraggio), un uomo\u00abimpegnato nei problemi di quaggi\u00f9 per ragioni di lass\u00f9\u00bb. Robespierre \u00e8 un uomo che ha fatto in segreto, e fors&#8217;anche inconsciamente, un patto con Dio, che ha dato la sua parola, pronunciato nel suo cuore, senza aver bisogno di parole, non so quale imprescrittibile giuramento. La sua volont\u00e0 aderisce interamente alla sollecitazione della sua natura; \u00e8 quello che chiama \u00abl&#8217;istinto sacro\u00bb che vive in lui, indistruttibile. In un mondo del quale ha subito in misura crescente l&#8217;opacit\u00e0, l&#8217;aridit\u00e0, in un mondo cieco e sordo, dedalo notturno, insieme sovraffollato e vuoto in cui la creatura, a sua insaputa, muore d&#8217;ignoranza, di separazione, di cattiveria, Maximilien Robespierre si sente investito di una missione. La sua vocazione &#8211; che gli brucia in fondo al cuore come una fiamma -, \u00e8 quella di dare un significato alla Storia, restituendo all&#8217;uomo (come Jean-Jacques ha tentato di fare con i suoi scritti, e lui tenta di fare con i suoi atti) la sua \u00abdignit\u00e0\u00bb. Questa dignit\u00e0 &#8211; pegno di salvezza e unica promessa di felicit\u00e0 futura &#8211; risiede nella scoperta della parentela che ha con la sua Origine, cio\u00e8 nella accoglienza fata a Dio. Un cuore che si apre a Dio \u00e8 conquistato per il bene pubblico. Esso si integra alla collettivit\u00e0 per far s\u00ec che essa si unisca in una collaborazione fraterna per mezzo di ci\u00f2 che ogni creatura ha, al tempo stesso, di pi\u00f9 intimo e di pi\u00f9 simile a ogni altra. Ricordatevi, sulla citt\u00e0 futura, i commoventi \u00abvogliamo\u00bb messi in fila da Maximilien il 5 febbraio 1794; la societ\u00e0 abitabile, dove regner\u00e0 la giustizia, dove la generosit\u00e0 si sostituir\u00e0 all&#8217;avarizia, il dovere alle convenienze, dove le persone buone sostituiranno la buona societ\u00e0, non ha alcuna possibilit\u00e0 di nascere quaggi\u00f9 s i suoi membri non hanno ritrovato il senso del divino. Il ruolo assegnato da Robespierre \u00e8, prima di tutto, quello di un testimone. Ha mai creduto possibile, concepibile, realizzabile quella trasfigurazione degli uomini che \u00e8, in fondo, il suo scopo? Un giorno &#8211; era il 3 dicembre 1792 &#8211; ha guardato in faccia e indicato col dito questa \u00abcontraddizione\u00bb invincibile, che fa, dice, la nostra disgrazia, tra \u00abla depravazione dei nostri spiriti\u00bb e \u00abl&#8217;energia di carattere che suppone il governo libero al quale osiamo ambire\u00bb; \u00abper formare le nostre istituzioni politiche, sarebbero necessari i costumi che queste stesse istituzioni dovrebbero darci\u00bb. Eco immediata, nel pensiero di Robespierre, del<\/em> Contratto sociale <em>nel quale Jean-Jacques ha visto fin troppo bene l&#8217;insolubile nodo del dramma; per riuscire nella costruzione di uno Stato giusto, \u00abbisognerebbe che gli uomini fossero, prima delle leggi, ci\u00f2 che devono divenire grazie a loro\u00bb. Robespierre vuole una Repubblica \u00abnella quale tutte le anime si ingrandiranno\u00bb, e dovrebbero gi\u00e0 esser grandi perch\u00e9 si attui il movimento che consentir\u00e0 alla razza umana di \u00abadempiere al suo destino\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma in fin dei conti, ma insomma, esistono altri esseri viventi (oltre a lui) che hanno gi\u00e0, per il loro disinteresse, il loro civismo, la loro completa buona volont\u00e0, la capacit\u00e0 di rendere concreta la Repubblica dei suoi sogni. I Duplay prima di tutti, tutta quella ammirevole famiglia, e Lebas, e altri che conosce Saint-Just? Non \u00e8 di un ottimismo esemplare Saint-Just, che dice a voce alta il suo scetticismo: \u00abIl Terrore pu\u00f2 sbarazzarci della monarchia e dell&#8217;aristocrazia,. Ma cosa ci liberer\u00e0 dalla corruzione?\u00bb. Assurdamente, appassionatamente Maximilien aveva conservato la speranza sino al giorno, sino al terribile giorno&#8230; Abbiamo assistito a questo dramma. Ha voluto andare troppo in fretta, ha commesso un errore, un colpevole errore, volendo far riconoscere dalla nazione degli assiomi che essa non lo aveva affatto incaricato di proclamare. Jaur\u00e8s ha un bel condividere il pensiero profondo di Robespierre, egli disapprova il decreto del 18 floreale che gli apparir\u00e0 &#8211; a ragione &#8211; come un abuso di potere, come l&#8217;instaurazione, inaccettabile, di una religione di Stato. L&#8217;8 giugno, in occasione della nuova \u00abF\u00eate-Dieu\u00bb immaginata, realizzata da Maximilien, sopraggiunge la catastrofe. Tutto era cominciato cos\u00ec bene, in un&#8217;atmosfera radiosa! Una felicit\u00e0 da non crederci. Allora era vero! Era stato capito! L&#8217;avrebbero seguito! Poi, all&#8217;improvviso, quelle grida, dirette contro di lui, come una lapidazione. L&#8217;implacabile rifiuto. La violenza del No. L&#8217;annuncio, che gli viene dato, di uno sbarramento insuperabile. L&#8217;ingiunzione di non insistere pi\u00f9, di ritirarsi e tacere. E in effetti Robespierre si ritira; le feste decadarie, delle quali aveva proposto, il 7 maggio, un elenco dettagliato, non saranno pi\u00f9 ricordate. L&#8217;8 giugno 1794 \u00e8 la dimostrazione del suo fallimento. Quale sinistra distanza tra la fisionomia illuminata di gioia che aveva mostrato la mattina dell&#8217;8 e il viso segnato, minaccioso, che oppone che oppone quattro giorni dopo a Bourdon de l&#8217;Oise. Uno scoraggiamento senza nome lo opprime. A che cosa servono le sue responsabilit\u00e0 ufficiali? Non si mostrer\u00e0 pi\u00f9 al Comitato di salute pubblica se non di passaggio e per salvare la forma, fino al 26 luglio in cui decider\u00e0 di farla finita.<\/em><\/p>\n<p>S\u00ec, ci sembra che Guillemin abbia colto nel segno, quando indica il tratto decisivo della personalit\u00e0 politica di Robespierre nella sua volont\u00e0 di mobilitare le risorse morali del popolo al fine di edificare un tipo umano diverso e migliore: pi\u00f9 altruista, pi\u00f9 aperto ai doveri sociali, pi\u00f9 sensibile alla libert\u00e0 e alla giustizia; in breve, con \u00abun&#8217;anima pi\u00f9 grande\u00bb. E lui, lui per primo, ci credeva cos\u00ec tanto, da aver fatto della sua vita (e come avrebbe fatto, da ultimo, della sua morte) una offerta suprema sull&#8217;altare di un simile ideale.<\/p>\n<p>Questo, per\u00f2, \u00e8 precisamente quanto i suoi detrattori continuano ad imputargli.<\/p>\n<p>Robespierre, per loro, era uno spietato tiranno, e forse un folle, appunto perch\u00e9 non teneva conto della natura umana e non rispettava l&#8217;ambivalenza strutturale che la contraddistingue. Essi fanno notare che la \u00abvirt\u00f9\u00bb non si pu\u00f2 insegnare a colpi di ghigliottina; e che, d&#8217;altra parte, l&#8217;ambizione di creare \u00abl&#8217;uomo nuovo\u00bb \u00e8 l&#8217;essenza del disegno totalitario.<\/p>\n<p>Di pi\u00f9: la sua costante, quasi ossessiva preoccupazione di far s\u00ec che lo Stato sia educatore del popolo, prima ancora che legislatore, evoca i fantasmi dello \u00abStato etico\u00bb i quali, in clima di esasperato individualismo borghese &#8211; quali sono quelli in cui viviamo &#8211; irritano ancora di pi\u00f9, se possibile, dei fantasmi del nazismo e dello stalinismo. Lo Stato, si dice, non deve affatto stabilire che cosa sia il bene e tanto meno farsene custode e sorvegliante. Ogni cittadino ha il diritto di cercare il <em>proprio bene<\/em>, e allo Stato non deve rimanere altro compito che quello del notaio: prendere atto di questa pluralit\u00e0 di diritti, garantirla e tutelarla.<\/p>\n<p>Aveva dunque torto, Maximilien, con la sua ossessione per la virt\u00f9 e con la pretesa che i governanti siano i primi a darne l&#8217;esempio e che paghino senza sconti, se cedono alle lusinghe del denaro e di una facile popolarit\u00e0, dando cos\u00ec il cattivo esempio?<\/p>\n<p>Dobbiamo concludere che una pessima democrazia sar\u00e0 pur sempre meglio di una dittatura ottimamente intenzionata; e che \u00e8 preferibile essere governati da dei cinici furfanti piuttosto che da degli uomini incorruttibili, ma decisi a imporre il civismo e l&#8217;onest\u00e0 con ogni mezzo, compresa la forza?<\/p>\n<p>E, pi\u00f9 in generale, \u00e8 vero che la contraddizione fondamentale della politica \u00e8 che essa presuppone nei cittadini di una data societ\u00e0 il possesso di quelle stesse virt\u00f9 che solo delle buone leggi, e una lunga consuetudine con esse, possono &#8211; gradualmente &#8211; formare?<\/p>\n<p>Noi, lo ammettiamo, non abbiamo in tasca la risposta a simili interrogativi.<\/p>\n<p>Robespierre, spirito profondamente religioso, sentiva la debolezza ontologica della natura umana, ma pensava che solo con l&#8217;apertura esistenziale al divino, tale debolezza pu\u00f2 venire compensata. \u00c8 per questo che rimase sempre fedele, a rischio della vita, al suo ideale di una Repubblica ispirata da una profonda religiosit\u00e0 popolare.<\/p>\n<p>Ma le contraddizioni rimangono, come ferite aperte.<\/p>\n<p>Se gli uomini puri sono impegnati \u00abnelle cose di quaggi\u00f9 per delle ragioni di lass\u00f9\u00bb, bisogna rassegnarsi al pragmatismo di coloro i quali non hanno altro orizzonte che il proprio vantaggio, e preferirlo alla virt\u00f9 di questi mistici i quali, se andassero al potere, vorrebbero rendere gli uomini migliori, riempiendo le ceste della ghigliottina?<\/p>\n<p>L&#8217;unica possibile risposta, crediamo &#8211; parziale e insoddisfacente, lo riconosciamo di buon grado &#8211; non pu\u00f2 consistere che in un profondo ripensamento del dilemma in cui venne a trovarsi Robespierre nel 1793-94.<\/p>\n<p>La politica non pu\u00f2 vivere senza una componente di idealismo, di disinteresse, di purezza d&#8217;intenti da parte di coloro che la praticano; altrimenti si riduce a un gioco meschino intorno alle posizioni di potere.<\/p>\n<p>Ma, d&#8217;altra parte, questa componente di idealismo e di purezza deve tener conto dei tempi lunghi e dei meccanismi estremamente complessi dell&#8217;evoluzione spirituale degli esseri umani; che pu\u00f2 essere, s\u00ec, favorita dalle buone leggi e dalla buona politica, ma non promossa per decreto e neanche imposta dall&#8217;alto, collettivamente, a tappe forzate.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, anche se si realizza nella collettivit\u00e0, la conquista della virt\u00f9 \u00e8 sempre un fatto individuale, nel quale ogni essere umano, a un certo punto, si trova a fare i conti con se stesso e compie una scelta etica fondamentale.<\/p>\n<p>Non esistono scorciatoie, di nessun tipo.<\/p>\n<p>Esistono per\u00f2 delle condizioni generali &#8211; e il buon esempio dei politici e degli amministratori ne \u00e8 parte non secondaria &#8211; le quali possono favorire tale presa di coscienza e aiutare gli individui, e specialmente i giovani, a orientare le loro vite in direzione dell&#8217;altruismo, della solidariet\u00e0, della condivisione, piuttosto che in quella dell&#8217;egoismo, del cinismo e dell&#8217;indifferenza.<\/p>\n<p>Che \u00e8 quello che sta avvenendo oggi: con la complicit\u00e0 interessata di quegli intellettuali che, criticando il robespierrismo per la sua astrattezza dottrinaria, vorrebbero in realt\u00e0 abituarci alla rassegnazione nei confronti di una classe politica totalmente sprofondata nei giochi di potere e nel perseguimento di inconfessabili vantaggi personali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Finalmente una biografia di Robespierre &#8211; no, non una biografia, ma un vero tentativo d&#8217;interpretazione &#8211; che si muove libero dai soliti pregiudizi e malintesi; che<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30186,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[62],"tags":[103,117],"class_list":["post-28476","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-moderna","tag-biografia","tag-dio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-moderna.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28476","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28476"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28476\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30186"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28476"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28476"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28476"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}