{"id":28473,"date":"2008-03-10T04:04:00","date_gmt":"2008-03-10T04:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/10\/il-1789-e-figlio-dellilluminismo-e-questultimo-della-massoneria\/"},"modified":"2008-03-10T04:04:00","modified_gmt":"2008-03-10T04:04:00","slug":"il-1789-e-figlio-dellilluminismo-e-questultimo-della-massoneria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/10\/il-1789-e-figlio-dellilluminismo-e-questultimo-della-massoneria\/","title":{"rendered":"Il 1789 \u00e8 figlio dell\u2019Illuminismo e, quest\u2019ultimo, della Massoneria?"},"content":{"rendered":"<p>In un nostro recente saggio intitolato <em>Il pensiero laicista dell&#8217;illuminismo erede della struttura politica dell&#8217;assolutismo<\/em> (inserito sul sito di Arianna Editrice il 25\/11\/2007), ci eravamo occupati delle tesi assai stimolanti dello storico tedesco Renhart Koselleck, esposte nel suo libro <em>Critica illuminista e crisi della societ\u00e0 borghese<\/em> (edizione originale <em>Kritik und Krise. Ein Beitrag zur Phatogenese der b\u00fcrgerlichen Welt,<\/em> Freiburg-M\u00fcnchen, 1959; traduzione italiana Il Mulino, Bologna, 1972).<\/p>\n<p>In esso si prospetta la tesi che la struttura politica dell&#8217;assolutismo abbia costituito la premessa del fenomeno culturale dell&#8217;Illuminsimo e, pi\u00f9 specificamente, che l&#8217;autocoscienza degli illuministi, come ideologia critica della classe borghese, trovi nello Stato assoluto i suoi elementi fondanti. Con Locke, in particolare, l&#8217;elaborazione di una morale extrastatuale, anzi la teorizzazione della estraneit\u00e0 della morale alla natura dello Stato, avrebbe costituito il nucleo di un pensiero laicista sia nei confronti della religione, sia nei confronti dello Stato stesso &#8211; il Leviatano di Hobbes, la cui funzione era stata quella di impedire e prevenire lo scoppio di una guerra civile *omnium contra omnes[. **<\/p>\n<p>Al tempo stesso, Koselleck sostiene che la nascita e lo sviluppo della Massoneria hanno rappresentato il collaudo di una forma di potere indiretto &#8211; parallelo e segretamente conflittuale, o quantomeno alternativo &#8211; a quello dello Stato. Le premesse di un tale &quot;esperimento&quot; risalgono alla separazione tra morale e politica e, quindi, a molto prima della realizzazione della monarchia assoluta: per lo meno al <em>Principe<\/em> di Machiavelli. Ma se il segretario fiorentino aveva teorizzato esplicitamente la netta separazione della sfera dell&#8217;etica da quella della politica, con lo sviluppo delle sette massoniche e, in particolare, con quella degli Illuminati, quella rottura trova il suo significato politico, e la sua pi\u00f9 coerente realizzazione, nella fondazione di una critica borghese al sistema dell&#8217;<em>ancien r\u00e9gime<\/em>. La Massoneria, inoltre, e pi\u00f9 ancora gli Illuminati di Baviera, avrebbero elaborato un progetto di presa del potere contro lo Stato assoluto dissimulandone per\u00f2 il significato politico mediante il dualismo tra morale e politica, che consentiva di occultare i loro veri obiettivi dietro la facciata di un laicismo apparentemente &quot;neutro&quot; in senso politico o quantomeno presentato come apartitico.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro, a questo punto &#8211; a grandi linee &#8211; lo schema interpretativo proposto dallo studioso tedesco. La societ\u00e0 \u00e8 minacciata continuamente dallo scoppio della guerra civile, stante la natura ferina dell&#8217;uomo e la sua aggressivit\u00e0 innata nei confronti dei propri simili (<em>homo homini lupus<\/em>). La concezione dell&#8217;assolutismo nasce appunto dall&#8217;esperienza della guerre civili del tardo Cinquecento in Francia e del primo Seicento in Inghilterra; per porvi un argine, anzi per renderne impossibile la ripresa, si invoca e si teorizza lo Stato &quot;Leviatano&quot;, diretto da un&#8217;unica volont\u00e0 e forte abbastanza per incutere terrore ai violenti e costringere ciascuno al rispetto dei propri simili: non in nome di un principio morale superiore e assoluto, ma in nome dell&#8217;onnipotenza della legge. Sulla scia di Machiavelli, morale e politica si separano per sempre.<\/p>\n<p>Tuttavia, se la morale ammessa dallo Stato e controllata dalla coscienza \u00e8 quella dell&#8217;obbedienza alla politica, le opinioni personali dei sudditi devono per forza venir relegate <em>in interiore homine<\/em>, mimetizzarsi, occultarsi. Da questa frattura nasce un dualismo: come Cartesio ha tenuto a battesimo il dualismo di <em>res cogitans<\/em> e <em>res extensa<\/em>, cos\u00ec Hobbes tiene a battesimo il dualismo di <em>publicus<\/em> e <em>privatus<\/em>, di obbedienza formale alle leggi dello Stato e di libero pensiero coltivato in segreto, come una colpa ma anche come l&#8217;unico mezzo per conservare integra la propria dignit\u00e0 di soggetto dotato di libero arbitrio.<\/p>\n<p>Nasce un nuovo tipo umano, doppio, astuto, dissimulatore, ossequiente nei confronti dello Stato ma, al tempo stesso, animato da una segreta avversione, da un odio profondo verso di esso, tanto pi\u00f9 forte quanto pi\u00f9 costretto a dissimularsi e a nascondersi nell&#8217;ombra. Ed ecco prendere corpo, come frutto di questa scissione e di questa frustrazione, la propensione al segreto e, contemporaneamente, a una radicale riforma della politica: i due elementi che sono alle origini del fenomeno della Massoneria e di quello degli Illuminati di Baviera. Si trattava, in sostanza, di un rifiuto dello Stato, divenuto troppo potente e coercitivo, in nome di un ritorno al rango di uomini liberi; di un innalzamento morale e politico da sudditi a cittadini &#8211; non cittadini di questo o quello Stato, perch\u00e9 lo Stato \u00e8 divenuto un idolo da abbattere, ma cittadini del mondo: l&#8217;ideale cosmopolita proprio dell&#8217;Illuminismo maturo.<\/p>\n<p><em>&quot;La libert\u00e0 dallo Stato esistente &#8211; pi\u00f9 ancora della sua uguaglianza sociale &#8211; fu il vero e proprio elemento politico delle logge massoni. La legislazione interna delle logge, la loro libert\u00e0 e indipendenza erano possibili soltanto in u campo che fosse sottratto all&#8217;influenza tanto delle istanze ecclesiastiche quanto all&#8217;intervento politico del potere statale esistente. Perci\u00f2 fin dall&#8217;inizio il segreto ebbe funzione di rifiuto e di protezione. \u00abI segreti e il silenzio &#8211; \u00e8 detto esplicitamente nel 1738 in un protocollo supplementare della Loggia di Amburgo, la prima ad essere fondata su suolo tedesco- i segreti e il silenzio sono il mezzo principalissimo per affermarci e per affermare e rafforzare il godimento della massoneria\u00bb. Al posto della protezione dello Stato subentr\u00f2 la protezione dallo Stato.&quot;<\/em> (<em>Op. cit.,<\/em> p. 88).<\/p>\n<p>E cos\u00ec la separazione tra politica e morale porta in un primo tempo all&#8217;onnipotenza dello Stato, in un secondo tempo alla reazione contro quella onnipotenza e, quindi, al progetto di un potere efficace, ma occulto, in grado di proteggere l&#8217;individuo contro di essa e di allenarlo a un esercizio del potere effettivo, che si sappia celare abilmente fra le pieghe stesse dello Stato: una sorta di Antistato (l&#8217;espressione non \u00e8 del Koselleck, ma nostra) che ricorda, nelle sue linee generali, il concetto odierno di <em>lobby<\/em> ovvero di centro decisionale occulto.<\/p>\n<p><em>&quot;Nel continente, due formazioni hanno dato n&#8217;impronta decisiva all&#8217;et\u00e0 dell&#8217;Illuminismo: la R\u00e9publique des lettres e le logge della Massoneria. L&#8217;Illuminismo e il segreto appaiono fin dall&#8217;inizio una coppia storica.&quot;<\/em> (<em>Idem,<\/em> pp. 77-78).<\/p>\n<p>Il mistero, caratteristico delle logge massoniche e, in genere, delle societ\u00e0 segrete, svolse una funzione notevole nell&#8217;attrarre nuovi adepti, in una vasta operazione che vide la borghesia &quot;arruolare&quot; numerosi esponenti del ceto aristocratico; esso fu quasi una versione moderna degli antichi Misteri eleusini, e la Massoneria ricorda per certi aspetti (sono sempre paragoni nostri) la setta orfico-pitagorica. Il giuramento di mantenere il segreto si accompagna a una forte volont\u00e0 di rinnovamento spirituale della societ\u00e0, grazie ad una <em>\u00e9lite<\/em> di saggi o &quot;illuminati&quot; che sanno interpretare gli autentici bisogni dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Per Koselleck, la Massoneria non \u00e8 affatto un aspetto marginale dell&#8217;Illuminismo, ne \u00e8 la vera essenza, perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;essenza dello spirito borghese. All&#8217;interno delle logge, l&#8217;uomo non era pi\u00f9 il suddito sottoposto al potere dello Stato, ma un uomo tra gli uomini, libero di progettare e di operare al di fuori dello Stato. Riallacciandosi, in un certo senso, alla tradizione dei Templari, dei Rosa Croce e dei Filateti, i membri delle logge speravano di illuminare e riscattare l&#8217;uomo; ma, se quelli avevano fatto leva sulle scienze occulte, i massoni fanno leva sui &quot;lumi&quot; della ragione naturale. Scrive Lessing (citato a p. 87 e a p. 146) che<\/p>\n<p><em>&quot;Per sua natura, la massoneria \u00e8 tanto antica quanto la societ\u00e0 borghese. Entrambe non potevano che nascere contemporaneamente, se addirittura la societ\u00e0 borghese non \u00e8 un rampollo della massoneria. (&#8230;)La massoneria non \u00e8 niente di arbitrario, niente di inutile, ma qualcosa di necessario, che \u00e8 fondato sull&#8217;essenza dell&#8217;uomo e sulla societ\u00e0 borghese.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Apolitico in senso stretto, perch\u00e9 mirante a vivere una vita del tutto indipendente da quella dello Stato, il massone \u00e8 politico in senso ampio e indiretto, perch\u00e9 la sua teorizzazione di una istanza morale superiore a quella dello Stato (la &quot;felicit\u00e0&quot;), e nella quale lo Stato trova eventualmente la sua unica giustificazione, \u00e8 potenzialmente rivoluzionaria.<\/p>\n<p>L&#8217;immoralit\u00e0 dei governi, dunque, giustifica la rivolta: Rousseau batte alle porte, e il suo discepolo Robespierre sapr\u00e0 trarne le logiche conseguenze. Il vizio non ha diritto di esistere, esso \u00e8 intimamente contrario alla natura umana e inevitabilmente contro-rivoluzionario. La morale (della borghesia, della massoneria, degli illuministi) \u00e8 divenuta l&#8217;unica fonte di legittimazione del potere: un potere che non vi si sottometta non \u00e8 altro che un disordine costituito, cos\u00ec come un sovrano che non governi nell&#8217;interesse del bene collettivo \u00e8 &quot;uno schiavo ribelle&quot; che merita l&#8217;eliminazione non solo politica, ma altres\u00ec fisica. Si va verso il totalitarismo etico, verso la &quot;dittatura della virt\u00f9&quot; e (sono sempre conclusioni nostre) verso la &quot;santa ghigliottina&quot; del 1793-94.<\/p>\n<p><em>&quot;La volont\u00e0 una e incondizionata, cui veniva ricondotta la decisione sovrana del signore assoluto, fu da Rousseau rivendicata alla societ\u00e0. Il risultato \u00e8 la volont\u00e0 generale assoluta, che si d\u00e0 da s\u00e9 la legge. Il signore visibile, condannato alla corruzione in quanto portatore del potere, viene detronizzato , ma la volont\u00e0 sovrana \u00e8 mantenuta come principio della decisione politica. Essa viene consegnata ad una societ\u00e0 che in quanto societ\u00e0 non pi\u00f2 affatto disporre di questa volont\u00e0. Infatti la somma di individui dotati di volont\u00e0 non d\u00e0 una volont\u00e0 globale, cos\u00ec come la somma di singoli interessi non d\u00e0 un interesse globale. Semmai la<\/em> volont\u00e9 g\u00e9n\u00e9rale <em>\u00e8 l&#8217;emanazione di una totalit\u00e0, l&#8217;espressione del popolo-Stato che soltanto con questa volont\u00e0 si costituisce in popolo-Stato. Il paradosso logico di Hobbes, che lo Stato poggia su un contratto ma poi continua ad esistere come grandezza autonoma, era politicamente realizzabile perch\u00e9 in tal modo veniva lasciata libera la volont\u00e0 sovrana del signore che rappresentava lo Stato. Ma il paradosso di Rousseau, che il popolo-Stato ha una volont\u00e0 generale grazie alla quale diviene popolo-Stato, dal punto di vista politico non \u00e8 direttamente realizzabile: esso suppone libera una volont\u00e0 che per prima cosa non ha nessuno che la realizzi. Non delegabile, non rappresentabile, la volont\u00e0 considerata sovrana scompare nell&#8217;invisibile. L&#8217;identit\u00e0 tra lo Stato e la societ\u00e0, tra l&#8217;istanza decisionale sovrana e la totalit\u00e0 dei cittadini \u00e8 condannata a priori a rimanere un mistero.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La volont\u00e0 pura in quanto tale, che \u00e8 essa stessa meta della sua realizzazione, \u00e8 la vera sovrana. La metafisica della rivoluzione permanente \u00e8 in tal modo anticipata. Il risultato \u00e8 lo Stato totale. Esso poggia sulla supposta identit\u00e0 tra morale borghese e decisione sovrana. Ogni manifestazione di volont\u00e0 della totalit\u00e0 \u00e8 una legge generale, perch\u00e9 pu\u00f2 intendere soltanto la propria totalit\u00e0. Sopra lo Stato popolare regna la<\/em> volont\u00e9 g\u00e9n\u00e9rale<em>, la volont\u00e0 comune assoluta, che non conosce eccezioni. Soltanto grazie alla sua esistenza questo sovrano \u00e8 sempre ci\u00f2 che deve essere, e lo \u00e8 sempre in modo totale. La volont\u00e0 generale assoluta che non conosce eccezioni \u00e8 l&#8217;eccezione e basta.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La sovranit\u00e0 di Rousseau si rivela cos\u00ec una dittatura permanente. Essa ha la medesima origine della rivoluzione permanente, in cui si \u00e8 trasformato il suo Stato. Le funzioni della dittatura vengono assolte da colui che riesce a realizzare la volont\u00e0 generale ipostatizzata. La presupposta<\/em> volont\u00e9 g\u00e9n\u00e9rale <em>in quanto nuovo principio politico trasforma in nodo radicale il portatore di tale principio, cio\u00e8 la societ\u00e0. Questa viene statalizzata trasformandosi in collettivit\u00e0. La collettivit\u00e0 scaturisce dalla somma degli individui dopo che questi hanno assorbito lo Stato che li ha dapprima fatti nascere come individui politici. Lo Stato popolare, la collettivit\u00e0 che governa se stessa, presuppone insomma la volont\u00e0 generale, cos\u00ec come questa si fonda su una collettivit\u00e0 che in precedenza ha essa stessa creato. Spiegando l&#8217;una grandezza con l&#8217;altra, Rousseau pu\u00f2 far apparire la postulata unit\u00e0 di entrambe come una realt\u00e0 in s\u00e9 conchiusa. Ma questa totalit\u00e0 razionale ha una fessura attraverso la quale trapela la fattualit\u00e0 pura e semplice. Il cittadino ottiene la sua libert\u00e0 soltanto se partecipa alla volont\u00e0 globale, ma come uomo questo cittadino non pu\u00f2 mai sapere quando e come il suo io interno si fonde con la volont\u00e0 globale. Gli individui possono sbagliare, la<\/em> volont\u00e9 g\u00e9n\u00e9rale <em>mai. La totalit\u00e0 razionale della collettivit\u00e0 e della sua<\/em> volont\u00e9 g\u00e9n\u00e9rale <em>impongono perci\u00f2 una costante correzione della realt\u00e0, cio\u00e8 degli individui viventi che non sono ancora entrati nella collettivit\u00e0. Realizzare questa correzione della realt\u00e0 \u00e8 compito della dittatura.&quot;<\/em> (<em>Idem,<\/em> pp. 206-207).<\/p>\n<p>Alle tesi del Koselleck, che a noi sembrano largamente condivisibili &#8211; se non sempre nei particolari, certo nelle linee generali &#8211; ha risposto, per cos\u00ec dire, Margaret C. Jacob, insegnante la New School for Social Research di New York, e gi\u00e0 nota al pubblico italiano grazie alla traduzione di suoi saggi quali <em>Illuminismo radicale<\/em>(Bologna, 1983) e <em>Il significato culturale della rivoluzione scientifica<\/em> (Torino, 1992).<\/p>\n<p>Ora la studiosa americana torna alla carica con il volume <em>Living the Enlinghtenment. Freemasonry and Politics in the Eighteenth-Century Europe<\/em>, pubblicato dalla Oxford University Press e tradotto in italiano da Pietro Arlorio per la Casa Editrice Giulio Einaudi di Torino nel 1995, nonch\u00e9 riproposto al lettore italiano nella <em>Biblioteca storica<\/em> del quotidiano <em>Il Giornale<\/em> di Milano, col titolo <em>Massoneria illuminata. Politica e cultura nell&#8217;Europa del Settecento.<\/em><\/p>\n<p>Nonostante il titolo volutamente neutro, sia dell&#8217;originale che della traduzione, e nonostante lo stile discorsivo e accattivante della studiosa anglosassone e il suo sfoggio di una mentalit\u00e0 storiografica rigorosamente &quot;scientifica&quot; e obiettiva, si tratta, in effetti, di un vero e proprio <em>pamphlet<\/em> di circa 400 pagine, scritto in difesa delle pure e oneste intenzioni della Massoneria settecentesca, fucina di quelle virt\u00f9 civiche culminanti in quella che lei chiama &quot;sociabilit\u00e0&quot;, e contro la tesi che vede nella Massoneria l&#8217;anima del movimento illuminista e il modello ideologico, tendenzialmente totalitario, che sarebbe sfociato dapprima nel Terrore giacobino, indi nei progetti totalitari del XX secolo, sia di destra che di sinistra, basati sul comune denominatore della volont\u00e0 di creare un &quot;uomo nuovo&quot; e una societ\u00e0 il cui fine fosse la realizzazione della &quot;felicit\u00e0&quot;.<\/p>\n<p>Si legge, infatti, in un anonimo opuscolo massonico dato alle stampe in Francia nel 1744 (e riportato anche dalla Jacob, a p. 9 del suo libro):<\/p>\n<p><em>&quot;Sacre leggi dei Massoni, \u00e8 a voi che quest&#8217;opera \u00e8 affidata; dipende da voi debellare il crimine, colpire il criminale, difendere l&#8217;innocenza, sostenere il debole, costringere l&#8217;uomo a diventare felice&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p>Appunto: <em>costringere l&#8217;uomo a diventare felice.<\/em> Una simile idea, permeata di un concetto totalitario della politica, presuppone, evidentemente, che qualcuno sappia che cos&#8217;\u00e8 la felicit\u00e0, e che lo sappia cos\u00ec bene da farsi paladino e impositore di una sua applicazione forzata nella societ\u00e0 e, all&#8217;occorrenza, <em>contro<\/em> la societ\u00e0 civile.<\/p>\n<p>Infatti, chi potrebbe desiderare l&#8217;infelicit\u00e0, se non il criminale che si pasce di delitti e che ha in odio ogni forma di convivenza pacifica e ordinata?<\/p>\n<p>Che questa deduzione non sia opera di una nostra, malevola interpretazione del passo sopra citato, \u00e8 dimostrato dal tenore dello stesso opuscolo massonico, che subito dopo la frase da noi evidenziata, cos\u00ec prosegue (e sembra proprio di sentire l&#8217;oratoria di Robespierre: chiunque abbia letto i suoi discorsi pronunciati alla Convenzione, dovr\u00e0 riconoscerlo):<\/p>\n<p><em>&quot;Oh, vergogna della natura! Oh, confusione dell&#8217;umanit\u00e0! Si deve proprio<\/em> [e qui manca il verbo, che doveva essere &quot;pensare&quot;] <em>che l&#8217;uomo non possa esser libero senza essere nel contempo criminale? Occorre rendersi schiavi per essere virtuosi? S\u00ec, miei cari fratelli, questa \u00e8 la nostra condizione; le nostre passioni esigono leggi, i nostri desideri indebiti e sconsiderati abbisognano d&#8217;un freno.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Dunque, il ragionamento dei massoni \u00e8 chiaro: bisogna fare in modo che gli uomini siano felici, con le buone o con le cattive; ma, per essere felici, bisogna che gli uomini siano anche virtuosi; dunque, bisogna imporre la virt\u00f9 con la forza, allo scopo di liberare il genere umano dall&#8217;infelicit\u00e0, ossia per il suo stesso bene.<\/p>\n<p>Ma ecco la parte del libro <em>Massoneria illuminata<\/em> nella quale Margaret Jacob se la prende direttamente con Koselleck (e con lo storico francese Fran\u00e7ois Furet), rimproverandogli di ignorare le vere radici dell&#8217;illuminismo per una sorta di ostilit\u00e0 ideologica preconcetta verso di esso, nonch\u00e9 acusandolo di disinvolta manipolazione dei dati, allo scopo di prefabbricare una tesi di comodo (pp. 23-24):<\/p>\n<p><em>&quot;Forse nessun altro movimento culturale laico dell&#8217;et\u00e0 moderna \u00e8 riuscito a suscitare reazioni altrettanto ostili, e talvolta persino violente, dell&#8217;illuminismo.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec, alcuni storici francesi hanno creduto di vedere nelle societ\u00e0 di pensiero non solo i germi della societ\u00e0 civile moderna, ma anche quelli della prassi rivoluzionaria e democratica con tutte le sue terribili implicazioni.. D&#8217;altra parte, stoici tedeschi come Reinhart Koselleck ci hanno visto tutto questo e persino qualcosa di pi\u00f9. In un libro pubblicato in Germania nel 1959, Koselleck sostiene che il &#8216;segreto&#8217; della massoneria \u00abtracci\u00f2 una frontiera spirituale che passava attraverso il mondo statale assolutistico\u00bb. La sua &#8216;funzione sociale&#8217; consistette nell&#8217;\u00abunificare il mondo borghese\u00bb sotto il manto della segretezza. Secondo la prospettiva adottata da Koselleck, gli Illuminati, costituitisi in Germania nel 1776 su posizioni politiche radicali, non erano dei semplici imitatori delle forme politiche massoniche, bens\u00ec ne costituivano la logica conseguenza, realizzando l&#8217;inevitabile passaggio dall&#8217;attivismo sociale a quello politico. Il \u00abpiano segreto di abolire lo Stato\u00bb si basava sulla certezza della visione morale massonica che esaltava la virt\u00f9, il perfezionamento e la fratellanza secolari quali prerequisiti di un progresso ininterrotto. Non molto diversamente dai radicali di Furet che, ispirandosi alla massoneria, pervengono a far coincidere Stato e societ\u00e0, e pertanto perseguono un&#8217;impresa di tipo totalitario pescando nel torbido della democrazia diretta, i radicali di Koselleck perseguono l&#8217;abolizione dello Stato. Abbastanza curiosamente, questi due radicalismi finiscono per produrre lo stesso risultato. Secondo Koselleck, infatti, anche la fratellanza dei giusti Illuminati, una volta abolitolo Stato assoluto, imbocca, armata della parola d&#8217;ordine della volont\u00e0 generale gentilmente fornita da Rousseau, la strada della dittatura. \u00abConformemente alla concezione delle logge\u00bb, per guidare il popolo al bene \u00ab\u00e8 necessario&#8230; qualcosa di pi\u00f9 del domini assoluto, che coglie soltanto gli aspetti esteriori&#8230;Non soltanto le azioni ma le opinioni debbono essere guidate\u00bb. Nell&#8217;analisi di Koselleck, l&#8217;illuminismo contiene i germi della propria distruzione: \u00abLa forza dell&#8217;illuminismo, che si \u00e8 sviluppata in modo invisibile e segreta, \u00e8 rimasta vittima del suo stesso travestimento\u00bb. E alla base di tale travestimento c&#8217;\u00e8 una visione utopistica fatalmente viziata dall&#8217;illusione di poter fornire \u00abuna risposta definitiva all&#8217;assolutismo\u00bb. Secondo Koselleck, l&#8217;ingresso nell&#8217;et\u00e0 moderna sarebbe avvenuto all&#8217;insegna di un utopismo fuorviato e gravido di conseguenze totalitarie.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;A patto di ignorare le vere radici dell&#8217;illuminismo europeo &#8211; in cui confluirono sia l&#8217;esperienza rivoluzionaria inglese contro l&#8217;assolutismo degli Start, sia l&#8217;opposizione continentale all&#8217;assolutismo francese, stabilitasi, a partire dal 1685 e sino alla morte di Luigi XIV (1715), soprattutto nella Repubblica olandese delle Province Unite -, Koselleck non ha molta difficolt\u00e0 a condannarne sommariamente l&#8217;universo ideale in quanto disperatamente utopico, data la sua incapacit\u00e0 di cogliere la precoce e diretta connessione tra illuminismo e concreta esperienza politica. Dopo essersi ritagliato il modello di un illuminismo ottenebrato e ambiguo, pu\u00f2 tranquillamente cucirgli sopra l&#8217;esperienza massonica continentale, peraltro analizzata pressoch\u00e9 esclusivamente sulla scorta della bibliografia tedesca degli ani 1770. Alla luce di questa interpretazione, il rapporto tra massoneria e illuminismo richiama un po&#8217; il Dio di Voltaire, per cui, se le logge non fossero gi\u00e0 esistite, prima o poi un<\/em> philosophe <em>le avrebbe inventate. Furet e Koselleck condannano l&#8217;illuminismo all&#8217;inevitabile attuazione di una politica di sinistra e ne fanno l&#8217;erede bastardo dell&#8217;assolutismo, ossia qualche cosa che non ha nulla a che fare n\u00e9 col pensiero, n\u00e9 con le istituzioni liberali e democratiche moderne: un punto d&#8217;appoggio concettualmente inconsistente, sul quale non \u00e8 possibile fondare n\u00e9 la modernit\u00e0, n\u00e9 la postmodernit\u00e0.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Prendiamo atto della sicumera con la quale M. C. Jacob ritiene di possedere, lei sola, la conoscenza delle &quot;vere radici dell&#8217;illuminismo europeo&quot;, nonch\u00e9 della accusa che ella rivolge a Koselleck di essersi fabbricato un&#8217;immagine di comodo dell&#8217;illuminismo stesso, per poi &quot;cucirgli sopra&quot; quegli elementi storici che gli sono parsi necessari per presentarlo sotto una luce fortemente negativa, ossia come precursore dei totalitarismi moderni.<\/p>\n<p>A giudizio della studiosa anglosassone, ci\u00f2 che allarmava le autorit\u00e0 dell&#8217;<em>ancien r\u00e9gime<\/em> non erano tanto i contenuti ideologici della massoneria, &#8211; che, del resto, ignoravano, almeno all&#8217;inizio -, quanto le sue caratteristiche di societ\u00e0 con pretese di autogoverno e la sua prassi di costituirsi in assemblee rappresentative, scardinando cos\u00ec le basi stesse della cultura dell&#8217;assolutismo e avviando i cittadini a sperimentare nuove forme di &quot;sociabilit\u00e0&quot;.<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 indicato, nel nostro precedente lavoro, le ragioni per le quali ci sentiamo, invece, di concordare sostanzialmente con l&#8217;interpretazione dell&#8217;illuminismo e della Massoneria avanzata dal Koselleck, per cui non torneremo a ripeterle.<\/p>\n<p>Lo storico tedesco, nato nel 1923, \u00e8 morto il 3 febbraio del 2006 &#8211; poco pi\u00f9 di due anni fa -, lasciando un vuoto nel panorama storiografico contemporaneo, tutto teso alla super-specializzazione. Egli infatti, come ricorda Carlo Gambescia in un articolo consultabile sul sito di Arianna Editrice (in data 9\/2\/2006) era uno &quot;storico totale&quot;, ossia capace di utilizzare al meglio gli strumenti della sociologia, delle scienze politiche e giuridiche, della filologia e della semantica storica.<\/p>\n<p>Uno dei suoi libri pi\u00f9 importanti per la critica radicale alle aporie della societ\u00e0 liberale (citato anche dalla Jacob), e sul quale verteva il nostro precedente saggio, era stato <em>Kritik und Krise<\/em> (tradotto in italiano dalla Casa Editrice Il Mulino di Bologna, nel 1972), che era stata la sua dissertazione dottorale e che un filosofo della storia della statura di Carl Schmitt aveva particolarmente apprezzato.<\/p>\n<p>Scriveva Carlo Gambescia a proposito di quest&#8217;opera:<\/p>\n<p><em>&quot;Nel testo Koselleck dimostra come l&#8217;utopia borghese e illuministica, tutta incentrata sulla separazione tra pubblico e privato, sia frutto della scelta dell&#8217;illuminismo (come movimento di idee) di mascherare l&#8217;ansia di riforme, valorizzando nel privato le fantasie utopistiche (e di qui anche il ruolo delle Logge massoniche, cfr. in particolare il cap. II, pp. 69-170), per potersi cos\u00ec difendere dall&#8217;occhiuto assolutismo monarchico. Le \u00e9lites postrivoluzionarie, incluse quelle attuali (ma questa \u00e8 una ipotesi personale) continueranno a vivere sotto il segno di fantasie morali private (o comunque &#8216;impolitiche&#8217;) che rappresentano non solo l&#8217;antitesi della politica assolutistica (e il che pu\u00f2 essere giusto), ma della politica in quanto tale: come sostrato culturale e sociale dell&#8217;uomo; un &#8216;sottofondo&#8217; che purtroppo implica bene e male mescolati insieme. E dunque anche la dicotomia amico-nemico. E qui basta ricordare l&#8217;uso retorico e nefasto, che si fa ancora oggi, dei diritti dell&#8217;uomo, come base privatistica (i diritti soggettivi universali), di una politica di forza &#8216;pubblica&#8217; e militare. Nella convinzione &#8216;assoluta&#8217;, ma fantastica, che una volta instaurato il &#8216;regno&#8217; dei diritti universali dell&#8217;uomo, verr\u00e0 spontaneamente meno anche il ruolo della politica e del &#8216;nemico&#8217;. Il &#8216;privato&#8217; fantastico avr\u00e0 cos\u00ec finalmente la meglio sul &#8216;politico&#8217; realistico. Il rapporto con la politica, viene perci\u00f2 vissuto ancora ogi, come durante le fasi pi\u00f9 acute della rivoluzione francese (e qui \u00e8 invece Koselleck a parlare),quale instaurazione del regno di utopia attraverso l&#8217;uso della forza, se non proprio della violenza. La ghigliottina come i bombardieri, ieri come oggi, sono giudicati veicoli di progresso.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Gi\u00e0, i bombardieri che volano sui cieli del mondo intero e sganciano bombe sui cattivi, a nome e per conto delle Nazioni Unite, della democrazia, del liberalismo, sui regimi brutti, sporchi e cattivi che non vogliono accettare &quot;il migliore dei mondi possibili&quot;: quello delle libert\u00e0 individuali (ma sono poi tali?), del parlamentarismo e del libero mercato.<\/p>\n<p>Storici come Margaret C. Jacob, per\u00f2, non ne sono persuasi. Per loro, l&#8217;interpretazione di Koselleck \u00e8 paranoica, perch\u00e9 ha il torto di vedere fin troppo chiaramente gli esiti totalitari della democrazia preconizzati dai &quot;fratelli&quot; massoni e da filosofi da quattro soldi, come Voltaire, tutti impegnati a convogliare l&#8217;attenzione del pubblico contro un bersaglio di comodo (ad esempio, la filosofia di Leibniz, distorcendone il significato al fine di capovolgere il senso della definizione di &quot;migliore dei mondi possibili), per poter procedere pi\u00f9 speditamente verso l&#8217;obiettivo della felicit\u00e0 imposta a tutti con l&#8217;uso della forza.<\/p>\n<p>Gi\u00e0: perch\u00e9 il migliore dei mondi possibili doveva essere solamente il loro: quello della &quot;santa ghigliottina&quot;, quello degli elicotteri <em>Tomawhak<\/em> e dei cacciabombardieri <em>Apache<\/em> &quot;in missione di pace&quot; (!); e con buona pace dei <em>veri<\/em> Apache, sterminati da una nazione (democratica e massonica) che ne ha poi adoperato il nome per rinnovare i massacri a danno di altri popoli.<\/p>\n<p>Ma sempre, per carit\u00e0, in nome dei pi\u00f9 nobili ideali umani, tanto cari al mondo moderno: a cominciare dall&#8217;instaurazione del regno della libert\u00e0, con tutte le meraviglie che esso infallibilmente reca con s\u00e9, e che dispensa generosamente anche a coloro i quali, avendolo rifiutato, non ne sarebbero neppure degni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un nostro recente saggio intitolato Il pensiero laicista dell&#8217;illuminismo erede della struttura politica dell&#8217;assolutismo (inserito sul sito di Arianna Editrice il 25\/11\/2007), ci eravamo occupati<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30186,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[62],"tags":[196,258],"class_list":["post-28473","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-moderna","tag-massoneria","tag-thomas-hobbes"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-moderna.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28473","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28473"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28473\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30186"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28473"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28473"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28473"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}