{"id":28458,"date":"2009-12-31T11:12:00","date_gmt":"2009-12-31T11:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/12\/31\/la-rivincita-del-corpo-dopo-i-trionfi-del-materialismo-becero\/"},"modified":"2009-12-31T11:12:00","modified_gmt":"2009-12-31T11:12:00","slug":"la-rivincita-del-corpo-dopo-i-trionfi-del-materialismo-becero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/12\/31\/la-rivincita-del-corpo-dopo-i-trionfi-del-materialismo-becero\/","title":{"rendered":"La rivincita del corpo dopo i trionfi del materialismo becero"},"content":{"rendered":"<p>In questi giorni torna di attualit\u00e0 una tematica trattata dallo scrittore americano Irving Wallace in un suo romanzo del 1974, \u00abThe Fan Club\u00bb.<\/p>\n<p>In esso, egli immagina che quattro uomini assolutamente normali &#8211; un meccanico, un assicuratore, un commesso e un contabile &#8211; fondino il \u00abClub dei Fan\u00bb in onore di una famosissima attrice cinematografica, vera e propria icona del sesso: Sharon Fields. Ossessionati dalle seducenti fattezze del suo corpo, dapprima come semplice gioco di fantasia, poi come allucinante realt\u00e0, i quattro organizzano il rapimento della donna, assurdamente convinti che la Dea del Sesso collaborer\u00e0 spontaneamente a realizzare i loro sogni proibiti&#8230;<\/p>\n<p>L&#8217;aggressione a Berlusconi e l&#8217;incidente toccato al papa Benedetto XVI durante la Messa natalizia di mezzanotte sembrano avere almeno due elementi in comune con questa tematica: un ritorno, da parte del sentire collettivo, alla dimensione della fisicit\u00e0, del rapporto diretto, materiale, con la figura del capo carismatico, sia esso odiato oppure amato; e l&#8217;assoluta, irragionevole incapacit\u00e0 di separare quel corpo fisico dalle potenti suggestioni e dalla forza simbolica che esso \u00e8 in grado di evocare.<\/p>\n<p>Lo si vuole colpire, ferire, distruggere; lo si vuole sentire, stringere, abbracciare: non lo si vuole pi\u00f9 vedere e ascoltare da lontano, si vuole un rapporto immediato, a pelle, viscerale, totale: si vuole raggiungerne il corpo con il proprio corpo, entrare a farne parte. Alla realt\u00e0 virtuale, alla realt\u00e0 mediata e filtrata da infinite cortine, tecnologiche e di sicurezza, si vuole reagire con un ritorno al contatto immediato, personale, fisico.<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che in questo non vi \u00e8 nulla di strano, dal momento che da molti decenni la societ\u00e0 in cui viviamo esalta la dimensione fisica, corporea, in chiave specificamente edonistica e sensuale, bombardandoci con infiniti messaggi che esaltano il corpo. Ma \u00e8 proprio vero? A ben guardare, non si tarda ad accorgersi che il corpo che viene esaltato dalla pubblicit\u00e0, dalla televisione, dal cinema e da numerosi spettacoli pubblici di musica, danza, intrattenimento, ha solamente le apparenze del corpo naturale .<\/p>\n<p>Tanto per cominciare, si tratta di un corpo eternamente giovane e bello; eternamente agile e sano; eternamente tonico e fresco: vale a dire, un corpo che non esiste nella vita reale, ma solo a livello di immaginario. In secondo luogo, \u00e8 un corpo ampiamente modellato e &quot;corretto&quot; mediante strategie artificiali, che vanno dalla cosmesi alla depilazione, dalla palestra alle lampade abbronzanti, dall&#8217;assunzione di sostanze ormoniche alla chirurgia estetica. Infine, si tratta di un corpo esibito con tutti gli accorgimenti della tecnica, sia quando \u00e8 nudo (studio degli effetti di ombra e luce nelle foto di un calendario, ad esempio), sia quando \u00e8 vestito (sfoggiando i vestiti firmati pi\u00f9 costosi ed esclusivi, che le persone comuni non possono permettersi e che, comunque non avrebbero occasioni sociali in cui esibirli).<\/p>\n<p>Giungiamo cos\u00ec alla conclusione, solo in apparenza sorprendente, che la societ\u00e0 materialistica ed edonistica in cui viviamo ha perpetrato, nei confronti del corpo naturale, una violenza assai pi\u00f9 grave di quella della societ\u00e0 cosiddetta repressiva, la quale si limitava &#8211; dopo tutto &#8211; a coprirlo, senza alterarlo e senza falsificarlo e, soprattutto, senza imporre all&#8217;immaginario collettivo un ideale corporeo irrealizzabile, davanti al quale la stragrande maggioranza delle persone non possono che sentirsi frustrate, inadeguate, brutte.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che proprio questa societ\u00e0, apparentemente cos\u00ec libertaria e permissiva, ha instaurato, anche nel campo della consapevolezza corporea, il suo caratteristico totalitarismo travestito da democraticismo: non si d\u00e0 verit\u00e0 al di fuori di quella del corpo immaginario della pubblicit\u00e0, cui tutti possono &#8211; in teoria &#8211; aspirare, ma che, in pratica, nessuno raggiunger\u00e0 mai. \u00c8 lo stesso, identico meccanismo del miraggio consumista: si vuol far credere che il consumatore sar\u00e0 sazio e soddisfatto allorch\u00e9 avr\u00e0 acquistato l&#8217;ultimo prodotto reclamizzato, mentre invece egli verr\u00e0 incessantemente bersagliato da sempre nuovi bisogni artificialmente indotti e costretto a vivere in uno stato di perenne ansia, di perenne desiderio e di perenne frustrazione.<\/p>\n<p>E intanto il corpo negato, rifiutato, rimosso &#8211; il corpo che invecchia e che si ammala, il corpo che mostra le ingiurie del tempo e della malattia -, cacciato dalla porta, tende a rientrare dalla finestra: anche attraverso il gesto sconsiderato di persone dalla mente fragile, le quali si illudono che, distrutto o abbracciato il corpo fisico dei capi carismatici dai quali esse credono che tutto dipenda, il loro demone trover\u00e0 pace e le loro ansie si placheranno.<\/p>\n<p>In altri termini, abbiamo talmente deformato e reso irriconoscibile la realt\u00e0 del corpo, e talmente perso il contatto con esso, che, per ritrovare nei suoi confronti un rapporto armonioso, o quanto meno sano e naturale, dovremo fare davvero molta strada, percorrendo a ritroso un bel pezzo del cammino sin qui fatto all&#8217;insegna di una falsa emancipazione.<\/p>\n<p>E, tanto per cominciare, dobbiamo imparare a liberarci dall&#8217;ossessione del giovanilismo e dell&#8217;estetismo plastificato, per riscoprire tutto il fascino degli anni che passano, delle rughe che compaiono, dei capelli bianchi che si diffondono, purch\u00e9 tutte queste cose siano parte di un corpo che ha conservato intatti i legami con l&#8217;anima. Solo a questa condizione l&#8217;et\u00e0 non pi\u00f9 giovane, le rughe e i capelli bianchi possono essere affascinanti: non in se stessi, ma come parte di una persona affascinante, che porta con semplicit\u00e0 il proprio tempo anagrafico.<\/p>\n<p>Si pensi a come un bambino vede la nonna a cui \u00e8 particolarmente legato: non la vede vecchia e brutta; la vede infinitamente affascinante, anche con le rughe e i capelli bianchi; anche se si muove a fatica e non sfoggia un sorriso abbagliante, come fanno le finte nonne nella pubblicit\u00e0 televisiva delle dentiere. Ora, la stessa cosa pu\u00f2 avvenire nel mondo degli adulti, se essi imparano a guardare il corpo dell&#8217;altro non secondo i demenziali canoni estetici del consumismo, ma con lo sguardo interiore, che sa vedere la totalit\u00e0 delle persone che si hanno di fronte.<\/p>\n<p>Scrive a questo proposito Clarissa Pinkola Est\u00e9s nel suo libro \u00abDonne che corrono coi lupi\u00bb (titolo originale: \u00abWoman Who Run with the Wolves\u00bb, 1992, traduzione italiana di Bianca Pizzorno, Edizioni Frassinelli, 1993, p.207):<\/p>\n<p>\u00abIntorno ai vent&#8217;anni ho fatto due esperienze fondamentali, assolutamente contrarie e tutto ci\u00f2 che fino a quel punto mi avevano insegnato sul corpo. Durante un seminario tra donne, di notte, accanto a delle sorgenti di acqua calda, vidi una donna nuda di circa trentacinque anni. Aveva i seni svuotati dall&#8217;allattamento, il ventre striato dalle gravidanze e dai parti. Ero molto giovane, e ricordo che fui dispiaciuta per i danni subiti dalla sua bela pelle. Qualcuno suonava le maracas e il tamburo, e lei prese a danzare, muovendo in diverse direzioni i capelli, i seni, la pelle, le membra. Era bellissima, vitale, con una grazia che inteneriva il cuore. Avevo sempre sorriso alla frase &quot;ha il fuoco in corpo&quot;. Ma quella notte lo vidi, vidi la potenza di un corpo femminile quando \u00e8 animato da dentro. Sono passati trent&#8217;anni, e ancora posso vederla danzare nella notte, e ancora sono colpita dalla potenza del corpo.<\/p>\n<p>Il secondo risveglio venne da una donna molto pi\u00f9 vecchia. Secondo il metro comune, le anche erano a forma di pera, il petto troppo piccolo in proporzione, le gambe erano ricoperte di vene rossastre, una lunga cicatrice lasciata da un intervento chirurgico andava dalla gabbia toracica fino alla spina dorsale.<\/p>\n<p>Era un mistero come mai gli uomini le ronzassero attorno come fosse un favo di miele. Volevano mordicchiare quelle cosce a para, volevano leccare quella cicatrice, posare la guancia su quella ragnatela di vene. Il suo sorriso era abbagliante, il portamento mirabile, e quando i suoi occhi guardavano, veramente carpivano ci\u00f2 che guardavano. Di nuovo vidi quel che mi avevano insegnato a ignorare. Il potere NEL corpo. Il potere culturale DEL corpo \u00e8 la sua bellezza, ma il potere del corpo \u00e8 raro, perch\u00e9 \u00e8 stato per lo pi\u00f9 scacciato alle torture inflittegli o dall&#8217;imbarazzo creato dalla carne.\u00bb<\/p>\n<p>Cos\u00ec \u00e8.<\/p>\n<p>Vi sono uomini e donne che si credono maestri nell&#8217;arte della seduzione, mentre sono di una ignoranza totale riguardo alla natura del corpo, sia il proprio che quello altrui: dovrebbero rimettersi a studiare da zero e rifare di bel nuovo gli esami.<\/p>\n<p>Non ne sanno nulla, assolutamente nulla: credono che sguardi fatali e tacchi a spillo siano tutto quanto basta per dare vitalit\u00e0 al corpo, o che la danza del ventre sia di per s\u00e9 quanto di pi\u00f9 irresistibile in fatto di erotismo del corpo.<\/p>\n<p>Evidentemente, costoro non sanno che &#8211; con opportune tecniche &#8211; si pu\u00f2 rendere superficialmente attraente anche un corpo senza vita; non sanno che, in un&#8217;anima morta, il corpo non potr\u00e0 mai risplendere di forza e di bellezza. Purtroppo, costoro passano per esperti in questo campo, ed il gusto di milioni di persone, soprattutto di giovanissimi, viene radicalmente stravolto dall&#8217;esempio fuorviante di siffatti maestri.<\/p>\n<p>Eppure, tornando al nostro al discorso iniziale, l&#8217;eccesso di spersonalizzazione dei rapporti umani dovuta alla tecnologia, e l&#8217;eccesso di artificializzazione del corpo, ridotto ad oggetto puramente immaginario al servizio del consumismo, stanno provocando, per reazione, un aumento sempre pi\u00f9 forte della richiesta di contatto intimo fra le persone. C&#8217;\u00e8 voglia di corpo, non solo e non semplicemente in senso sessuale; e, anche in quest&#8217;ambito, non solo e non semplicemente in senso limitato e ristretto. C&#8217;\u00e8 desiderio, c&#8217;\u00e8 bisogno di ritorno al corpo naturale, compresi i suoi eventuali inconvenienti e inestetismi, e non gi\u00e0 del corpo artificiale, ingannevolmente perfetto.<\/p>\n<p>In un certo senso, ci\u00f2 ha a che fare con la nuova tendenza a recuperare un rapporto pi\u00f9 vero e pi\u00f9 leale con il mondo della natura. Un numero sempre pi\u00f9 grande di persone sta imparando a diffidare delle belle mele, grandi e rosse, esposte al supermercato, e a preferire le mele piccole e poco attraenti delle coltivazioni biologiche; a diffidare della frutta e della verdura fuori stagione, di produzione industriale, e ad accontentarsi dei prodotti stagionali, di cui si sa con relativa certezza la provenienza e il trattamento.<\/p>\n<p>Ma la nuova \u00abdomanda\u00bb di corpo \u00e8 anche in relazione con una esigenza di intimit\u00e0, di confidenza, di tenerezza, che scaturisce da una necessit\u00e0 troppo a lungo rimossa e disattesa, in nome di un sistema di vita superficiale e inautentico, basato sull&#8217;apparenza e sulla pedissequa imitazione di modelli artefatti e ingannevoli. \u00c8 il segnale che la natura, a lungo ingannata, sta lottando per riprendersi i suoi diritti e per reclamare quel calore di rapporti, anche sul piano fisico, di cui reca una incancellabile nostalgia.<\/p>\n<p>In effetti, \u00e8 tutta la nostra societ\u00e0 che soffre una vera e propria crisi di identit\u00e0 corporea, sedotta dalle sirene ammaliatrici di una tecnologia che sembrava promettere la risoluzione dolce e indolore di qualsiasi problema. I bambini che crescono giocando non con oggetti fisici atti a stimolare la loro fantasia, ma con lo schermo del computer o dei giochi elettronici, hanno perduto il rapporto con il corpo naturale; e lo hanno perduto anche le bambine che giocano con le bionde Barbie, impeccabili nella loro algida perfezione.<\/p>\n<p>Il male, quindi, parte da lontano; parte dall&#8217;infanzia. I genitori dovrebbero ricordare che prendere i loro figli sulle ginocchia e raccontare loro una storia \u00e8 molto pi\u00f9 formativo e molto pi\u00f9 gratificante sul piano affettivo, che non parcheggiarli davanti a dei costosi, ma freddi videogiochi; e che insegnar loro a costruire un aquilone, o un burattino, \u00e8 molto pi\u00f9 utile ed educativo che non comperare loro dei giochi gi\u00e0 belli e pronti.<\/p>\n<p>Ma non si dimentichi che il primo e fondamentale strumento di gioco e di scoperta del mondo, per il bambino, \u00e8 e dovrebbe continuare ad essere il corpo. Nessun gioco \u00e8 pi\u00f9 benefico per la salute e per la creativit\u00e0 di quello che non richiede altro che la propria fisicit\u00e0 e che sia basato sulla velocit\u00e0, sulla prontezza di riflessi, sul senso dell&#8217;equilibrio; e nessuno \u00e8 pi\u00f9 utile per favorire e sviluppare la capacit\u00e0 di socializzare.<\/p>\n<p>Quando dei bambini, nella bella stagione e con un prato o un giardino a loro disposizione, si annoiano e dichiarano di non saper che cosa fare, allora gli adulti dovrebbero incominciare a preoccuparsi e a domandarsi dove sono venuti meno alla propria funzione educativa. Il tradimento del corpo &#8211; per usare un&#8217;espressione cara ad Alexander Lowen &#8211; incomincia proprio da l\u00ec; e non mancher\u00e0 di dare i suoi frutti avvelenati negli anni a venire. Un bambino che non si \u00e8 mai strappato i calzoni cercando di arrampicarsi su un albero, \u00e8 un adulto che non sapr\u00e0 accarezzare sua moglie o coccolare i suoi figli piccoli.<\/p>\n<p>Il guaio \u00e8 che di questo calore che ci viene negato, di questo rapporto fisico con il corpo che non ci \u00e8 concesso, noi sentiamo dolorosamente la mancanza, come di una ferita mai rimarginata. \u00c8 questo che ci rende cos\u00ec nervosi e scontenti, cos\u00ec aggressivi e insicuri. Restituire alla dimensione fisica del corpo i suoi diritti, significa aprirci la strada verso una vita pi\u00f9 serena, pi\u00f9 fiduciosa e pi\u00f9 aperta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questi giorni torna di attualit\u00e0 una tematica trattata dallo scrittore americano Irving Wallace in un suo romanzo del 1974, \u00abThe Fan Club\u00bb. 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