{"id":28457,"date":"2013-09-20T09:28:00","date_gmt":"2013-09-20T09:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/09\/20\/la-rivelazione-fra-le-pagine-dun-libro\/"},"modified":"2013-09-20T09:28:00","modified_gmt":"2013-09-20T09:28:00","slug":"la-rivelazione-fra-le-pagine-dun-libro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/09\/20\/la-rivelazione-fra-le-pagine-dun-libro\/","title":{"rendered":"La rivelazione fra le pagine d&#8217;un libro"},"content":{"rendered":"<p>In un chiaro mattino di settembre, un ragazzino si avvia di buon passo verso la biblioteca cittadina, con un&#8217;idea ben precisa nella mente.<\/p>\n<p>Conosce bene quell&#8217;edificio, quel bel palazzo seicentesco che si apre in cima alla piazzetta, con il colle boscoso subito alle spalle, tanto che i rami degli abeti giungono a sfiorare i muri e le finestre del lato posteriore. Lo ha frequentato alcune volte, durante l&#8217;estate arroventata: l&#8217;estate al principio della quale ha sostenuto gli esami di terza media; ma senza mai spingersi al piano superiore, riservato agli adulti. Conosce soltanto lo scalone di marmo, l&#8217;atrio con i busti e le statue addossati alle pareti &#8211; quei busti con i baffi alla moschettiera e le gorgiere che danno loro un&#8217;aria particolarmente solenne -, e la prima met\u00e0 della rampa di scale: perch\u00e9 la saletta riservata ai ragazzi si apre l\u00ec, sul pianerottolo, a destra di chi sale.<\/p>\n<p>Anche dopo la fine degli esami, ha continuato a recarsi in quella saletta dall&#8217;arredamento moderno, facendo richiesta di libri che non sempre erano l\u00ec, a portata di mano, e immergendosi deliziosamente, per qualche ora serena, nello studio delle sue materie preferite: la geografia, la storia e l&#8217;astronomia. Ma adesso \u00e8 iscritto alla prima superiore; mancano solo pochi giorni e poi affronter\u00e0 la grande svolta: non ultima delle novit\u00e0, il fatto che entrer\u00e0 in una classe mista, esperienza che non ha pi\u00f9 fatta dai tempi della quinta elementare, perch\u00e9 alle medie vigeva una divisione rigorosa tra ragazzi e ragazze e l&#8217;intero edificio scolastico era diviso in due parti non comunicanti, le classi dei primi a sinistra, quelle delle seconde a destra e, in mezzo, un preside severissimo, sempre occhiuto e vigilante.<\/p>\n<p>Intanto, ha assaporato il piacere di sfogliare i libri di testo, gi\u00e0 portati a casa da un fattorino della libreria: bei volumi dalle copertine a vivaci colori: rosa intenso l&#8217;antologia letteraria; verde chiaro la grammatica latina; nero, ma con dei triangoli e dei cerchi colorati, il testo di geometria; verde-azzurro scuro quello di biologia; e marroncino l&#8217;\u00abEneide\u00bb, nella vecchia traduzione di Annibal Caro, ma con delle tavole illustrate all&#8217;interno. Non che quel ragazzino sia un secchione: gli piace lo studio, ma solo di alcune materie; ma gli piacciono anche le corse in bicicletta, le arrampicate sui rami degli alberi, gli scherzi e la compagnia dei cari amici d&#8217;infanzia: quando \u00e8 con loro, il tempo vola, non ci sono pi\u00f9 pensieri n\u00e9 tristezze: tutto diventa bello, intenso, entusiasmante.<\/p>\n<p>Adesso, per\u00f2, si sta dirigendo alla biblioteca con uno spirito nuovo: in questo mattino d&#8217;un settembre che ha lavato via, insieme alle prime piogge, anche l&#8217;afa dell&#8217;estate ormai trascorsa, \u00e8 tutto compreso dalla solennit\u00e0 del gran momento che lo attende: non andr\u00e0 pi\u00f9 nella saletta dei ragazzi, ma potr\u00e0 accedere, per la prima volta, al piano superiore, cio\u00e8 alla sezione riservata agli adulti, dove non \u00e8 mai stato e che gli incute una sorta di timore reverenziale.<\/p>\n<p>Per giunta, non ci va a casaccio, ma con un piano ben definito: vuole trovare delle notizie relative a due battaglie navali che si combatterono, nel 1914, nelle vastit\u00e0 del Pacifico e dell&#8217;Atlantico meridionali, al largo del Sud America, all&#8217;epoca delle navi a vapore; vuol sapere e capire cosa ci facevano delle navi tedesche laggi\u00f9, cos\u00ec lontane dall&#8217;Europa: da dove provenivano, dov&#8217;erano dirette; e come avvenne che nel primo scontro esse sconfissero clamorosamente la marina pi\u00f9 potente del mondo, quella britannica, per poi finire distrutte ed affondate, con quasi tutti i loro equipaggi, nel secondo (cfr. il nostro saggio \u00abL&#8217;ultima crociera dell&#8217;ammiraglio Spee. Battaglie navali di Coronel e Falkland (novembre-dicembre 1914)\u00bb, apparso sul sito del Centro Studi La Runa in data 27 dicembre 2009).<\/p>\n<p>Ha cercato di saperne di pi\u00f9 nei libri di casa, ma ha trovato poche notizie; le enciclopedie non riservano che poco spazio a quei fatti d&#8217;arme, a quell&#8217;ammiraglio dal nome secco e nitido come un colpo di carabina: Spee; e neanche nella saletta dei ragazzi, l\u00e0 alla biblioteca, \u00e8 riuscito a saperne molto di pi\u00f9, per cui gli \u00e8 rimasta una viva curiosit\u00e0, un acuto desiderio di approfondimento, nato cos\u00ec, spontaneamente, nel suo animo; perch\u00e9 nessun professore, nessun adulto gliene aveva mai parlato o anche solo fatto cenno, e tanto meno i libri di scuola.<\/p>\n<p>Et\u00e0 meravigliosa, quella in cui si scoprono le cose per la prima volta; in cui ci si avvicina alla soluzione di un mistero e vi si entra, come in un giardino segreto, con tutta la fragranza della scoperta; in cui tante cose, un po&#8217; come nell&#8217;infanzia, sembrano uscire dal cono d&#8217;ombra in cui giacevano, in attesa del raggio di sole che le rivelasse in piena luce.<\/p>\n<p>La geografia, per esempio: quel ragazzo ricorda ancora quel mattino d&#8217;ottobre di tre anni prima, quando, camminando per le amate strade della sua citt\u00e0, la mente e il cuore ancora pieni di stupore &#8212; frequentava, allora, il primo anno delle scuole medie &#8212; aveva scoperto che quella penisola lass\u00f9, ai limiti del mondo ghiacciato, dove l&#8217;Europa confina con l&#8217;Artico, si chiama Penisola di Kola; e pronunciava mentalmente il nome, strano e affascinante: \u00abPenisola di Kola\u00bb, che suonava cos\u00ec esotico ai suoi orecchi. E intanto pensava che cosa strana fosse quella di andarsene cos\u00ec in giro, per le strade, portandosi dietro questo piccolo tesoro di nuova conoscenza: la Penisola di Kola, lass\u00f9, oltre il Circolo Polare; la Penisola di Kola! Lui sapeva che cos&#8217;era, avrebbe saputo individuarla su di una carta muta, godeva ad ammirarne la verde superficie sull&#8217;atlante, disseminata di lineette azzurre che significavano &quot;paludi&quot;; e provava uno strano piacere a immaginare i boschi, le foreste di abeti e di betulle, le renne al pascolo.<\/p>\n<p>E intanto lui era l\u00ec, camminava per le strade, guardava i portoni degli antichi palazzi, udiva lo scorrere dell&#8217;acqua sotto i ponticelli delle rogge, si mescolava alla gente ignara che non sapeva, che non conosceva il suo segreto, che non lo sospettava neanche: lui sapeva della Penisola di Kola! Fino a pochi giorni prima non sapeva neppure che esistesse, quella terra, e adesso invece lo sapeva; lo sapeva, e questa nuova informazione aveva trovato posto nell&#8217;armadio della sua memoria, accanto ad altre, vecchie e nuove; e vi sarebbe rimasta per sempre, quieta, paziente, in attesa che lui la tirasse fuori all&#8217;occorrenza. Ma intanto era cos\u00ec bello pensarci senza un fine preciso; non per l&#8217;interrogazione, non per fare bella figura o per condurre una ricerca; ma cos\u00ec, per il puro e spassionato piacere di conoscere; pensarci e accarezzarla, per cos\u00ec dire, come un bambino accarezza il suo giocattolo nuovo e quasi non si capacita d&#8217;averlo finalmente in mano, dopo averlo tanto desiderato quando occhieggiava dietro la vetrina del negozio, irresistibilmente bello e invitante!<\/p>\n<p>Ecco, anche adesso, avviandosi con passo risoluto verso la biblioteca, quel ragazzo pensa alle battaglie di Coronel e delle Isole Falkland, delle quali sa ancora cos\u00ec poco, cos\u00ec ridicolmente poco; e vorrebbe saperne di pi\u00f9, molto di pi\u00f9: ma chiss\u00e0 se riuscir\u00e0 a soddisfare la sua curiosit\u00e0, a spegnere tutta la sua ardente sete&quot;! Chi lo sa se riuscir\u00e0 a trovare quel che cerca; se in qualche enciclopedia, in qualche libro verr\u00e0 a conoscere i particolari; se potr\u00e0 farsi un&#8217;idea pi\u00f9 precisa. Lui, un ragazzino che deve ancora incominciare le scuole superiori; che non \u00e8 mai stato seduto, sul banco, accanto a una ragazza; che abita in una citt\u00e0 di provincia posta ai confini dell&#8217;Italia, con le montagne bianche di neve le cui creste sono gi\u00e0 oltre il confine; con gli antichi palazzi carichi d&#8217;anni e di storia, solenni, silenziosi, con i mascheroni di pietra sulle porte; lui, che non immagina altre gioie all&#8217;infuori di una bella corsa in bicicletta, o di un pomeriggio trascorso con gli amici, o di una sera d&#8217;estate con il cielo spalancato innanzi e le costellazioni che brillano nel buio, evocando gli antichi miti greci: Castore e Polluce, Cefeo e il Dragone, Perseo e Andromeda.<\/p>\n<p>Per far pi\u00f9 presto, prende la ripida salita al castello e poi svolta a sinistra, infilandosi nella stradina strettissima che corre ai piedi del colle e che si chiama, appunto, Via Sottomonte: cos\u00ec angusta, cos\u00ec fiabesca, che le grondaie dei due lati si sfiorano e il sole non arriva mai a penetrarvi, tranne a mezzogiorno, nella stagione estiva; cos\u00ec misteriosa e vagamente inquietante, priva di negozi, di passanti, e popolata quasi solo dai piccioni che, tubando, si librano sui tetti: come se appartenesse a un altro mondo, dove il tempo si fermato chiss\u00e0 quando, in un giorno lontano.<\/p>\n<p>Ed ora ecco il palazzo della biblioteca; ecco gli scalini di marmo; ecco l&#8217;ingresso perennemente avvolto nella semioscurit\u00e0, perch\u00e9 il portone \u00e8 sempre accostato, con le sue statue solenni e i suoi busti enigmatici di antichi personaggi; ecco l\u00e0 lo scalone interno, ecco il pianerottolo a met\u00e0 di esso, con la porta delle sezione per ragazzi; ecco la seconda rampa, quella mai salita prima, che sembra tanto pi\u00f9 ampia e solenne, tanto pi\u00f9 imponente della prima, con il tappeto rosso che l&#8217;attraversa tutta, fermato da listelli di metallo dorato al piede d&#8217;ogni gradino, e sul quale si cammina silenziosi, come in una dimensione ovattata. E poi la porta a vetri: ecco, \u00e8 entrato: a sinistra, la stanza con il banco per le richieste e, al di l\u00e0 di esso, la misteriosa sala di lettura; a destra, una stanzetta poco illuminata, con le pareti interamente occupate dagli schedari di metallo grigio, e il cartellino con le lettere corrispondenti su ogni cassetto.<\/p>\n<p>Il ragazzino legge quei cartelli, va a cercare quello con la &quot;C&quot; e lo apre: sfoglia i cartoncini con le indicazioni battute a macchina, attraversati da una sottile sbarra d&#8217;acciaio; non ci spera pi\u00f9 di tanto, non s&#8217;illude di essere fortunato al primo colpo&#8230; e invece! Ecco, quasi all&#8217;inizio, trova il cartellino che fa al caso suo, che pare fatto apposta per lui: l&#8217;indicazione \u00e8 quella di un libro stampato negli anni Trenta, il nome dell&#8217;autore \u00e8 certamente quello d&#8217;un tedesco, dal suono quasi impronunciabile: figuriamoci, ci sono perfino due &quot;h&quot; consecutive (ma la &quot;h&quot;, diceva la maestra alle elementari, non \u00e8 la letterina muta? E allora che senso ha metterne due in fila?), le pagine sono pi\u00f9 di trecento e il titolo non lascia spazio a dubbi o malintesi: \u00e8 proprio quel che cerca lui: \u00abL&#8217;ultima crociera dell&#8217;Ammiraglio Spee. Battaglie navali di Coronel e Falkland\u00bb. Col batticuore, compila la richiesta e si presenta al banco; attende in silenzio, guardandosi intorno, gi\u00e0 quasi trasportato in un&#8217;altra dimensione; ed ecco che l&#8217;impiegato ritorna dall&#8217;archivio e gli consegna un volume dalla copertina azzurra, rilegato in brossura, con le pagine un po&#8217; ingiallite dal tempo. Un volume che, forse, nessuno aveva mai richiesto da chiss\u00e0 quanto tempo e giaceva l\u00e0 dimenticato, accanto a mille altri, come una cosa di nessun valore: mentre lui avrebbe dato un occhio della testa per averlo avuto prima, per aver potuto leggerlo prima e spegnere, cos\u00ec, la sete divorante della sua passione!<\/p>\n<p>Un minuto dopo \u00e8 nella sala di consultazione: un grande salone rettangolare che si affaccia sulla piazzetta e la guarda dall&#8217;alto, dietro i pesanti tendaggi dei balconi; siede a un tavolo massiccio, ricoperto da una gran lastra di cristallo; gode del silenzio che vi regna, dell&#8217;atmosfera raccolta, del fatto che solo pochi lettori sono gi\u00e0 ai loro posti di lavoro. Ammira gli stucchi alle pareti, il grandioso lampadario a goccia che pende dall&#8217;altissimo soffitto; poi si sprofonda nell&#8217;esplorazione del suo piccolo tesoro.<\/p>\n<p>Sfoglia le pagine, una ad una, con immensa meraviglia, con trepidante senso di scoperta: \u00e8 un diario, il diario di un ufficiale, imbarcato su una di quelle grandi, strane navi a vapore, come non se ne costruiscono pi\u00f9 da un pezzo, con gli alti fumaioli e le torrette corazzate per i pezzi d&#8217;artiglieria; scritto con un tono fiero e patriottico, ma anche con l&#8217;accento di verit\u00e0 di uno che c&#8217;era, che non racconta storie di seconda mano, ma che ha visto tutto, partecipato a tutto, perfino all&#8217;ultima battaglia, quando \u00e8 stato scaraventato in mare, nel gelido mare alle soglie dell&#8217;Antartico, ed \u00e8 stato fra i pochi ad essere salvati. Guarda le fotografie, in bianco e nero, che arricchiscono il volume: fotografie di navi, di equipaggi, di porti lontani.<\/p>\n<p>Di colpo, si ferma incantato: una di quelle fotografie, infatti, ha realmente qualcosa di fantastico, d&#8217;incredibilmente suggestivo: sembra uscita da quel film d&#8217;animazione di Karel Zeman, \u00abLa diabolica invenzione\u00bb, tratto da un romanzo poco conosciuto di Jules Verne; film che ha avuto l&#8217;occasione di vedere, in televisione, proprio nell&#8217;inverno precedente. Rappresenta una nave inclinata sul fianco, con gli alberi senza vele ed un alto fumaiolo, in un mare dalle onde mosse, ai piedi d&#8217;una parete rocciosa a strapiombo, nuda, impressionante. La nave sta affondando, ma non si capisce se in seguito ad un combattimento, o a un incidente, o a che cos&#8217;altro; e la parete di nuda roccia la guarda dall&#8217;alto, gigantesca, impassibile, come se l&#8217;agitarsi degli uomini, le vicende della guerra non la riguardassero affatto, simbolo di una natura primigenia la cui durata si misura in millenni e in milioni d&#8217;anni; mentre le storie degli uomini si consumano in pochi giorni o in pochi mesi, con tutte le loro speranze e i loro timori, con le loro passioni e i loro ideali&#8230;<\/p>\n<p>L&#8217;impressione che il ragazzo ne riceve \u00e8 fortissima, incancellabile: quella scoperta segna una svolta nella sua vita. La prima cosa che far\u00e0, sar\u00e0 quella di chiedere il libro in prestito e di far riprodurre ed ingrandire quella fotografia (ancora non esistono le fotocopie), per poi farla incorniciare ed appendere nella sua camera, sopra il tavolino. La seconda, di ricavare un analogo quadro, ma pi\u00f9 grande, da un&#8217;altra fotografia del libro, raffigurante l&#8217;ammiraglio al centro e tutte le sue belle navi da guerra ai lati, sopra e sotto, ciascuna col suo nome, col suo fascino, con le sue memorie eroiche&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un chiaro mattino di settembre, un ragazzino si avvia di buon passo verso la biblioteca cittadina, con un&#8217;idea ben precisa nella mente. 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