{"id":28456,"date":"2007-11-13T12:56:00","date_gmt":"2007-11-13T12:56:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/11\/13\/rivelazione-dellessere\/"},"modified":"2007-11-13T12:56:00","modified_gmt":"2007-11-13T12:56:00","slug":"rivelazione-dellessere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/11\/13\/rivelazione-dellessere\/","title":{"rendered":"Rivelazione dell&#8217;essere"},"content":{"rendered":"<p>Il Sole del tardo autunno e dell&#8217;inverno crea dei giochi di luce straordinari e consente al viandante in cerca dell&#8217;Essere di fare delle esperienze che, pur sviluppandosi a partire dal senso della vista, rimandano oltre il mondo dei sensi fisici, alla dimensione della spiritualit\u00e0 e, al limite, della pura intuizione mistica.<\/p>\n<p>Basso sull&#8217;orizzonte, nelle belle giornate sfolgora al mattino attraverso l&#8217;aria limpida, si posa sulle superfici sfiorandole e fa apparire il cielo come di vetro, con le montagne cos\u00ec nitide che sembra di poterle toccare solo allungando un braccio.<\/p>\n<p>Quando poi ci s&#8217;inoltra in un viale alberato, nella semioscurit\u00e0 creata dalle fronde che ancora conservano una parte del manto fogliare spruzzato dei caldi colori del giallo, dell&#8217;arancio, del marrone e del rosso fuoco, il Sole novembrino appare e scompare fra i rami, per poi sfolgorare vittorioso al di sopra delle cime, dritto negli occhi, come un disco di pura luce.<\/p>\n<p>Solo in questa parte dell&#8217;anno \u00e8 possibile guardarlo a lungo, anzi fissarlo; solo adesso che splende in tutto il suo fulgore, ma di un fulgore che non \u00e8 insostenibile come al colmo dell&#8217;estate, bens\u00ec vagamente attenuato, schermato, velato.<\/p>\n<p>\u00c8 un momento magico, una autentica ierofania: il disco infuocato del Sole che traluce impassibile nell&#8217;aria ferma, sfiorando il fogliame e proiettando attorno a s\u00e9 degli aloni ellittici, elicoidali simili ad arcobaleni, che si scompongono ai margini e piovono in forma di lampi e sprazzi di luce, in raggi sottilissimi e rettilinei che dardeggiano tutto intorno, mentre l&#8217;occhio non percepisce che una inesplicabile oscurit\u00e0 che fa da cornice a tutto quello splendore.<\/p>\n<p>In quella danza di faville iridescenti l&#8217;occhio comincia a non vedere pi\u00f9 le cose esterne, ma le interne; o meglio, comincia a farsi trampolino delle cose esterne per proiettarsi verso l&#8217;altra dimensione, verso ci\u00f2 che sta <em>oltre lo specchio<\/em> della realt\u00e0 quotidiana. Forse, solo ora incomincia a <em>vedere<\/em> veramente, proprio ora che non gli \u00e8 pi\u00f9 possibile guardare.<\/p>\n<p>Abbagliato, accecato, lo sguardo riesce tuttavia a restare fermo nel disco solare, a sostenerne l&#8217;impareggiabile fulgore come se una potenza benevola gli avesse fatto il dono inesplicabile di una seconda vista.<\/p>\n<p>Scrive il filosofo neoplatonico Ammonio Sacca, maestro di Plotino, nel II frammento conservato in Nemesio, <em>De natura hominis<\/em> (traduzione di F. Lamendola dal testo latino di Alfano, c. 2, 7-15):<\/p>\n<p><em>&quot;Come il Sole, infatti, con la sua sola presenza muta l&#8217;aria in luce, rendendola luminosa, e la luce si unisce all&#8217;aria e vi si diffonde restandone, tuttavia, distinta; allo stesso modo l&#8217;anima si unisce al corpo rimanendo, per\u00f2, in tutto distinta da esso. In una sola cosa l&#8217;anima differisce dall&#8217;esempio del Sole: che il Sole, essendo un oggetto corporeo e circoscritto nello spazio, non si pu\u00f2 trovare dappertutto dove si trova la sua luce, allo stesso modo del fuoco. Il fuoco, infatti, si trova in un luogo ben circoscritto, come nel legno e nella lucerna. L&#8217;anima, invece, essendo incorporea e non circoscritta entro un luogo preciso, si diffonde per tutto il corpo con la sua luce, e non resta alcuna parte del corpo da essa illuminata, dove non sia tutta presente. L&#8217;anima si unisce al corpo, ma domina il corpo; n\u00e9 si trova nel corpo come in un vaso o in un otre, ma piuttosto il corpo si trova in essa che, per nulla impacciata, rimane presente a se stessa&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Ed ecco che il disco del Sole, fissato intensamente dallo sguardo ormai assorbito nella sua luce, passa improvvisamente dal colore giallo a un rosso corrusco, dapprima sui bordi, poi anche all&#8217;interno. Un rosso incredibile, un rosso simile a un bicchiere di vino guardato in controluce; eppure continua a restare giallo: \u00e8 rosso e giallo allo stesso tempo, come un cerchio che si divide in tre cerchi, pur continuando a rimanere uno solo: \u00e8 l&#8217;immagine adoperata da Dante nell&#8217;ultimo canto del <em>Paradiso<\/em> per alludere al mistero dell&#8217;unit\u00e0 e della trinit\u00e0 divina.<\/p>\n<p>E non basta.<\/p>\n<p>Ecco che da rosso il disco solare assume inesplicabilmente un colore verde smeraldo, purissimo, incredibile. Un Sole verde! E poi di nuovo rosso, e poi di nuovo giallo; e di nuovo verde.<\/p>\n<p>Lo sguardo rapito, estasiato, \u00e8 sempre pi\u00f9 risucchiato da quella visione meravigliosa e non saprebbe distaccarsene.<\/p>\n<p>In quel momento non vi sono pi\u00f9 il mattino o la sera, l&#8217;alto e il basso, il vicino e il lontano; tutto \u00e8 unico e impagabile, sontuoso, affascinante; tutto \u00e8 luce, verit\u00e0, bellezza; tutto \u00e8 Uno. Il disco \u00e8 uno, il Sole \u00e8 uno, il cielo \u00e8 uno; e noi siamo uniti ad ogni cosa, e ogni cosa \u00e8 parte di noi.<\/p>\n<p>Le sagome nere delle cime degli abeti, ferme e solenni nell&#8217;aria cristallina, fanno da cornice e da contrasto a quella esplosione di luce, di grazia, di esultanza; come lo <em>yin<\/em> e lo <em>yang<\/em>, oscurit\u00e0 e luce si incontrano e si abbracciano, si completano, si armonizzano, sia pure restando distinti e, anzi, strappandosi l&#8217;uno una scintilla dell&#8217;altro, in un mistero ineffabile di totale diversit\u00e0 e di totale integrazione.<\/p>\n<p>E non vi sono pi\u00f9 il passato e il futuro, ma solo un presente che vibra, che permane, che si fa esso stesso luce, calore, bellezza pura.<\/p>\n<p>A questo punto, l&#8217;anima incomincia a vedere realmente: comincia a vedere quando l&#8217;occhio, abbagliato e sprofondato nella luce, non \u00e8 pi\u00f9 in grado di distinguere i contorni delle cose; cos\u00ec come l&#8217;orecchio comincia a udire veramente una poesia quando non distingue pi\u00f9 il suono distinto delle parole, ma la sua musica interna, aerea, ineffabile.<\/p>\n<p>L&#8217;anima pu\u00f2 salire a queste altezze, ma ad una condizione: che non sia macchiata dalla impurit\u00e0 dell&#8217;ego, che non sia trascinata verso il basso dai mille nodi tenaci dell&#8217;attaccamento, del desiderio e del timore.<\/p>\n<p>Solo se \u00e8 riuscita a fare silenzio e chiarezza entro di s\u00e9, riuscir\u00e0 a sollevarsi e a spiccare il balzo verso la Luce: non la luce del Sole, che \u00e8 materiale, ma la Luce in se stessa, di cui quella del Sole \u00e8 un presentimento e una immagine simbolica.<\/p>\n<p>Infatti, uscita da se stessa e proiettata verso le cose divine, l&#8217;anima \u00e8 divenuta parte dell&#8217;Uno, o meglio \u00e8 tornata a quell&#8217;Uno da cui si era distaccata, immergendosi nelle cose del corpo. Ora non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;occhio che vede la luce, ma <em>l&#8217;occhio che si \u00e8 fatto luce esso stesso.<\/em> Divenuto luce, l&#8217;occhio vede se stesso, vede l&#8217;unit\u00e0 di ogni cosa che esiste nel grande abbraccio dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Scrive Plotino nelle <em>Enneadi,<\/em> I, 6, 9 (antologia a cura di G. Faggin <em>La presenza divina<\/em>, Messina-Firenze, Casa Editrice G. D&#8217;Anna, 1967, pp. 117-118):<\/p>\n<p><em>&quot;Come si pu\u00f2 vedere la bellezza dell&#8217;anima buona? Ritorna in te stesso e guarda: se non ti vedi ancora interiormente bello, fa come lo scultore di una statua che deve diventar bella; egli toglie, raschia, liscia, ripulisce, finch\u00e9 nel marmo appaia la bella immagine; come lui, leva tu il superfluo, raddrizza ci\u00f2 che \u00e8 storto, purifica ci\u00f2 che \u00e8 impuro e rendilo splendente e non cessare di scolpire la tua propria statua finch\u00e9 non ti si manifesti lo splendore divino della virt\u00f9 e tu non vegga la temperanza sedere su un trono sacro. Se tu sei diventato ci\u00f2, se vedi tutto questo, se pura sar\u00e0 la tua interiorit\u00e0 e tu non avrai alcun ostacolo alla tua unificazione e nulla che sia mescolato interamente a te stesso, se tu sei diventato completamente una luce vera, non una luce di grandezza e di forma misurabile, che pu\u00f2 diminuire o aumentare indefinitamente, ma una luce del tutto senza misura perch\u00e9 superiore a ogni misura e a ogni qualit\u00e0, se ti vedi in questo modo, tu sei diventato ormai una potenza veggente<\/em> [una &#8216;visione&#8217;, dice Faggin, un puro occhio veggente] <em>e puoi confidare in te stesso; anche rimanendo quaggi\u00f9 tu sei salito n\u00e9 hai pi\u00f9 bisogno di chi ti guidi; fissa lo sguardo e mira: questo soltanto \u00e8 l&#8217;occhio che vede la grande luce.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma se tu vieni a contemplare, lordo di cattiveria e non ancora purificato oppure debole per la tua poca forza, non puoi guardare gli oggetti assai brillanti e non vedi nulla, anche se ti sia posto innanzi un oggetto che pu\u00f2 essere veduto. \u00c8 necessario infatti che l&#8217;occhio si faccia eguale e simile all&#8217;oggetto per accostarsi e contemplarlo. L&#8217;occhio non vedrebbe mai il sole se non fosse gi\u00e0 simile al sole, n\u00e9 un&#8217;anima vedrebbe il bello se non fosse gi\u00e0 bella. Ognuno dunque diventi anzitutto divino e bello se vuol contemplare Dio e la Bellezza. Salendo, egli arriver\u00e0 dapprima presso lo Spirito e sapr\u00e0 che col\u00e0 tutte le idee sono belle e dir\u00e0 che quella \u00e8 la bellezza&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p>Ma per essere attratta dalla bellezza, dalla verit\u00e0 e dalla bont\u00e0, dice Platone nel <em>Fedro<\/em>, bisogna che l&#8217;anima abbia gi\u00e0 contemplato, in un passato di cui non serba ricordo consapevole, i modelli originali di quelle forme del Bello, del Vero e del Buono che quaggi\u00f9 ci si presentano solo come copie pallide e sbiadite.<\/p>\n<p>Scrive infatti in un passo famoso (<em>Edro,<\/em> 249b-250c; traduzione di Giovanni Caccia, in <em>Platone, tutte le opere,<\/em> Roma, Newtin &amp; Compton Editori1997, 2 voll., II, pp. 463-465):<\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;uomo infatti deve comprendere in funzione di ci\u00f2 che viene detto idea, e che muovendo da una molteplicit\u00e0 di sensazioni viene raccolto<\/em> <em>dal pensiero in unit\u00e0; questa \u00e8 la reminiscenza delle cose che un tempo la nostra anima vide nel suo procedere assieme al dio, quando guard\u00f2 dall&#8217;alto ci\u00f2 che ora definiamo essere e lev\u00f2 il capo verso ci\u00f2 che realmente \u00e8. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Cos\u00ec della giustizia, della temperanza, e di tutte le altre cose che hanno valore perle anime non c&#8217;\u00e8 splendore alcuno nelle cose di quaggi\u00f9, ma soltanto pochi, accostandosi alle immagini, contemplano a fatica, attraverso i loro organi ottusi, la matrice del modello riprodotto. Allora invece si poteva vedere la bellezza nel suo splendore, quando in un coro felice, noi al seguito di Zeus, altri di un altro dio. Godemmo di una visione e di una contemplazione beata ed eravamo iniziati a quello che \u00e8 lecito chiamare il pi\u00f9 beato dei misteri, che celebravamo in perfetta integrit\u00e0 e immuni dalla prova di tutti quei mali che dovevano attenderci nel tempo a venire, contemplando nella nostra iniziazione mistica visioni perfette, semplici, immutabili e beate in una luce pura, poich\u00e9 eravamo puri e non rinchiusi in questo che ora chiamiamo corpo e portiamo in giro con noi, incatenati dentro ad esso come un&#8217;ostrica.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Questo non significa, come talvolta inesattamente si afferma, che la bellezza della visione non stia nella cosa guardata, ma nell&#8217;occhio che guarda; bens\u00ec che l&#8217;occhio pu\u00f2 vedere e riconoscere la bellezza, e contemplarla senza rimanere abbagliato, solo a condizione che si sia purificato e fatto trasparente; che sia divenuto luce esso stesso.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec raro vedere la bellezza; ecco perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec raro vedere <em>attraverso<\/em> le cose e immergere lo sguardo in quella pura Luce nella quali esse finiscono per sciogliersi, rivelando infine la loro natura opaca e illusoria.<\/p>\n<p>Se l&#8217;occhio non si \u00e8 purificato, non pu\u00f2 spingersi oltre la superficie delle cose; se l&#8217;anima non si \u00e8 distaccata, almeno in parte, dal peso dell&#8217;ego, non riuscir\u00e0 mai a intravedere lo splendore dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Il simile chiama il simile.<\/p>\n<p>A noi, viandanti dalla doppia cittadinanza, la libert\u00e0 di scegliere.<\/p>\n<p>Se scegliamo di assecondare l&#8217;avidit\u00e0 dell&#8217;ego, sempre pi\u00f9 il nostro sguardo sar\u00e0 attratto dagli oggetti dei nostri desideri e dei nostri timori, e rivolto verso il basso.<\/p>\n<p>Se scegliamo di assecondare le parti superiori della nostra anima, il nostro lato spirituale, saremo attratti verso l&#8217;alto e non potremo mai pi\u00f9 scordare gli squarci di pura luce che si offriranno alla nostra vista e alla nostra profonda nostalgia.<\/p>\n<p>Ma solo nel secondo caso avremo fatto della nostra vita un ponte, un arcobaleno gettato verso l&#8217;orizzonte del nostro ultimo destino.<\/p>\n<p>Scegliendo di inseguire le passioni disordinate dell&#8217;ego, invece, avremo reso la nostra vita un trampolino spezzato, una rotaia abbandonata su cui erbacce e arbusti spinosi indicano che nessun treno passer\u00e0 mai pi\u00f9 a rallegrare le buie solitudini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Sole del tardo autunno e dell&#8217;inverno crea dei giochi di luce straordinari e consente al viandante in cerca dell&#8217;Essere di fare delle esperienze che, pur<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[92],"class_list":["post-28456","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28456","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28456"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28456\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28456"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28456"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28456"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}