{"id":28447,"date":"2016-12-23T03:33:00","date_gmt":"2016-12-23T03:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/12\/23\/dobbiamo-ritrovare-il-concetto-e-il-criterio-del-vero-per-uscire-dalla-palude-del-relativismo\/"},"modified":"2016-12-23T03:33:00","modified_gmt":"2016-12-23T03:33:00","slug":"dobbiamo-ritrovare-il-concetto-e-il-criterio-del-vero-per-uscire-dalla-palude-del-relativismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/12\/23\/dobbiamo-ritrovare-il-concetto-e-il-criterio-del-vero-per-uscire-dalla-palude-del-relativismo\/","title":{"rendered":"Dobbiamo ritrovare il concetto e il criterio del vero per uscire dalla palude del relativismo"},"content":{"rendered":"<p>Come figli di quella civilt\u00e0 moderna di cui andiamo cos\u00ec scioccamente fieri, ma che dovremmo chiamare, piuttosto, la prima, compiuta anti-civilt\u00e0 della storia, stiamo sprofondando sempre di pi\u00f9 nella palude del relativismo; e, bench\u00e9 vediamo le conseguenze disastrose che ci\u00f2 comporta, non facciamo nulla per tentar di uscirne, anzi, si direbbe che facciamo di tutto per affondare ulteriormente, come se fossimo afferrati dal demone del <em>cupio dissolvi<\/em>, da una masochistica, selvaggia euforia di auto-distruzione.<\/p>\n<p>Eppure, la strada per uscire dalla palude c&#8217;\u00e8, lo sappiamo bene, e sappiamo anche da quale parte dovremmo cercarla: nel ritrovare il concetto e il criterio del vero, perno di ogni certezza, presupposto di ogni sapere, condizione indispensabile per qualsiasi costruzione sociale, politica, economica, culturale, senza di cui nulla si pu\u00f2 fare, progettare, costruire, che non sia viziato e minato da una terribile, insuperabile fragilit\u00e0, da un peccato originale che porter\u00e0 a cattivo fine qualunque iniziativa, per quanto intrapresa con entusiasmo e generosit\u00e0.<\/p>\n<p>Che cosa sia il vero, lo sapevamo, lo abbiamo sempre saputo, fino a quando la cultura del sospetto, la presunzione del razionalismo, le fumisterie dell&#8217;idealismo, le farneticazioni dell&#8217;esistenzialismo, e tutti gli altri deliri e sproloqui della modernit\u00e0, camuffati da profonde esplorazioni e spacciati per sottili ragionamenti, non ci hanno confuso le idee sino al punto da non vedere anche le cose pi\u00f9 solide e ovvie, da smarrire anche il puro buon senso: il vero \u00e8, per dirla con san Tommaso d&#8217;Aquino (che si rifaceva al filosofo egiziano-giudeo Isaac Israeli ben Solomon), <em>adaequatio rei et intellectus<\/em>, cio\u00e8 concordanza fra la realt\u00e0 e il giudizio.<\/p>\n<p>Per essere ancora pi\u00f9 precisi: il vero consiste nel conformarsi del giudizio (del discorso) alla cosa, e della cosa all&#8217;intelletto. In altre parole, i passaggi sono due, come in un movimento di andata e ritorno: il giudizio si pronuncia sulla natura della cosa, e questa trova una rispondenza in ci\u00f2 che l&#8217;intelletto conosce. Per esempio: il mio giudizio afferma che le biglie di vetro che ho qui sul tavolo sono due; e l&#8217;intelletto riconosce il concetto di &quot;due&quot;, ossia comprende che cosa significhi il giudizio espresso circa la natura della cosa. Se il giudizio fosse esatto, ma non trovasse rispondenza in ci\u00f2 che conosce l&#8217;intelletto, il vero resterebbe inconoscibile, tagliato fuori dalle nostre capacit\u00e0 di comprensione. Ecco perch\u00e9 si dice che la nostra intelligenza ordinaria \u00e8 di natura discorsiva: perch\u00e9 non si limita a formulare dei giudizi, per quanto oggettivi e motivati, ma li articola in un discorso che risulta comprensibile all&#8217;intelletto. In un certo senso, \u00e8 la stessa cosa che si verifica con i sensi, ad esempio con il senso della vista: non basta vedere le cose e vederle esattamente, bisogna anche che l&#8217;occhio, e, attraverso di esso, il cervello, le &quot;riconosca (ci\u00f2 che non si verifica, ad esempi, quando siamo talmente assorti in un pensiero intimo&quot;, da non riconoscere le cose che si stanno intorno, pur avendole davanti agli occhi); altrimenti, noi vedremmo, ma sarebbe come se non vedessimo nulla, perch\u00e9 vedere non \u00e8 solo posare lo sguardo su un determinato oggetto, ma riconoscere quel che si vede e collocarlo nella propria mappa concettuale.<\/p>\n<p>In fondo, si tratta di concetti relativamente semplici: per averli smarriti con tanta facilit\u00e0 bisogna proprio che la cultura moderna abbia dispiegato tutte le sue risorse per confondere le idee pi\u00f9 chiare e intorbidare i concetti pi\u00f9 trasparenti. Fra le altre cose, gli intellettuali moderni hanno riservato il loro disprezzo per la cultura medioevale, che di tali problemi si era specialmente occupata: come ammettere che si possa imparare qualcosa da quell&#8217;et\u00e0 buia e ignorante? Se la filosofia moderna non fosse stata cos\u00ec superba e altezzosa nei confronti di quella medievale, forse non avrebbe smarrito con tanta facilit\u00e0 il concetto e la pratica del vero &#8212; e cos\u00ec pure, parallelamente, del giusto, del buono e del bello; le sarebbe stato sufficiente attingere, con umilt\u00e0 e riconoscenza, alle opere di san Tommaso e degli altri grandi filosofi e teologi del XII, XIII e XIV secolo.<\/p>\n<p>Uno dei pensatori medievali che hanno trattato il tema \u00e8 stato Roberto Grossatesta (1175-1253), che fu vescovo di Lincoln, in Inghilterra, e che fu filosofo, teologo, fisico e matematico, anticipatore di molte scoperte di Ruggero Bacone, nonch\u00e9 statista, che tenne le fila, con alterna fortuna, di una vasta e complicata rete di relazioni fra il papa, il re d&#8217;Inghilterra e la nobilt\u00e0 feudale, denunciando, nel contempo, gli scandali e gli abusi dilaganti nella Curia romana.<\/p>\n<p>In un piccolo trattato intitolato <em>De veritate<\/em>, nel quale egli si rif\u00e0 soprattutto a sant&#8217;Agostino e ad Anselmo d&#8217;Aosta, oltre che al <em>Vangelo di Giovanni<\/em>, egli giunge all&#8217;identificazione della Verit\u00e0 con la parola di Dio, e, quindi, ritiene si possa giudicare il grado di verit\u00e0 inerente alle cose riferendolo al grado di fedelt\u00e0 con cui esse riflettono il progetto originario di Dio su ciascuna di esse. Riportiamo il passaggio iniziale e quello finale del suo ragionamento (da: Roberto Grossatesta, <em>Metafisica della luce. Opuscoli filosofici e scientifici<\/em>, a cura di Pietro Rossi, Milano, Rusconi Editore, 1986, pp. 213-214 e 228-229):<\/p>\n<p><em>&quot;Io sono la via, la verit\u00e0 e la vita&quot; (Gv 14, 6). Qui la verit\u00e0 stessa afferma di essere la verit\u00e0, per cui non sena motivo ci si pu\u00f2 domandare se vi sia qualche altra verit\u00e0 o non esista altra verit\u00e0 al di fuori della somma verit\u00e0. Se infatti non c&#8217;\u00e8 altra verit\u00e0, allora la verit\u00e0 \u00e8 una sola e non si pu\u00f2 predicare di essa la totalit\u00e0 o la pluralit\u00e0, cos\u00ec che si dica: &quot;tutta la verit\u00e0&quot;, o: &quot;molte verit\u00e0&quot;. Ma, d&#8217;altra parte, nel Vangelo si legge: &quot;Egli vi insegner\u00e0 tutta la verit\u00e0&quot; (ivi, 16, 13).<\/em><\/p>\n<p><em>Inoltre: se non c&#8217;\u00e8 altra verit\u00e0, ogniqualvolta si dice che qualcosa \u00e8 vero, si dice che \u00e8 Dio, seppure per inerenza, per denominazione e designazione. Dunque, sono forse la stessa cosa essere vero e essere divino? Cos\u00ec sembra dalle correlazioni fatte. Se non c&#8217;\u00e8 altra verit\u00e0 all&#8217;infuori di Dio, essere vero \u00e8 essere divino, e dire che la pianta \u00e8 vera \u00e8 lo stesso che dire che la pianta \u00e8 divina, e dire che una proposizione \u00e8 vera \u00e8 come dire che \u00e8 divina, e cos\u00ec di seguito per tutte le altre cose.<\/em><\/p>\n<p><em>Ancora: nelle cose future e nelle contingenti sembra che la verit\u00e0 sia corruttibile. Ma la verit\u00e0, che \u00e8 Dio, in nessun modo \u00e8 corruttibile; dunque, c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra verit\u00e0 oltre alla somma verit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Ancora: la verit\u00e0 di una proposizione \u00e8 la corrispondenza tra il discorso e la cosa. Ma Dio non \u00e8 questo adeguamento, perch\u00e9 non c&#8217;era questa corrispondenza prima che esistessero il discorso e la cosa, mentre Dio e la somma verit\u00e0 erano anteriori sia al discorso sia alle cose create indicate nel discorso. C&#8217;\u00e8 dunque qualche altra verit\u00e0 che non \u00e8 la somma verit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Ancora: Agostino dice nei &quot;Soliloqui&quot; (II, 5 n. 8) che la verit\u00e0 \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8, quindi l&#8217;essere di ogni cosa \u00e8 la sua verit\u00e0; ma l&#8217;essere di nessuna creatura \u00e8 la somma verit\u00e0, che \u00e8 Dio; dunque c&#8217;\u00e8 qualche altra verit\u00e0 oltre alla somma verit\u00e0. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>&#8230; Allo stesso modo ogni creatura, lasciata a se stessa, come \u00e8 dal nulla cos\u00ec nel nulla ricadrebbe. Poich\u00e9 dunque non \u00e8 da s\u00e9, ma considerata in se stessa la si trova tendente al non-essere, quando o come si vedr\u00e0 che \u00e8, se non nell&#8217;adattarsi a ci\u00f2 che la sostiene perch\u00e9 non rifluisca nel non-essere, e nel vedere che questa \u00e8 sostenuta da quello? Questo \u00e8 dunque, come pare, l&#8217;essere per qualche creatura, che sostenuto dalla parola eterna, della quale Paolo dice: &quot;sostiene il tutto con la parola della sua potenza&quot; (Ebr 1, 3). N\u00e9 si sa veramente che c&#8217;\u00e8 qualcosa di creato, se nella mente non lo si vede sostenuto dalla Paola eterna. E cos\u00ec in ogni essere, che \u00e8 adesione all&#8217;essere primo, si vede in certo qual modo il primo essere, sebbene anche chi vede non sappia di vedere l&#8217;essere primo; n\u00e9 si vede l&#8217;essere contingente se non rapportandolo all&#8217;essere primo, che lo sostiene. Abbiamo detto sopra che l&#8217;occhio della mente sano che vedesse la luce prima e suprema in s\u00e9, in essa vedrebbe pure tutte le cose pi\u00f9 chiaramente che se le vedesse in loro stesse. Forse a qualcuno non sembrer\u00e0 che una cosa possa essere vista meglio nel suo modello che in se stessa; ma poich\u00e9 la conoscenza della cosa \u00e8 duplice, l&#8217;una in s\u00e9, l&#8217;altra nel suo modello o nella sua immagine, quando l&#8217;immagine o il modello ha un&#8217;essenza pi\u00f9 chiara che la cosa stessa di cui \u00e8 immagine, la conoscenza della cosa nella sua immagine o esemplare \u00e8 pi\u00f9 nobile, pi\u00f9 alta e pi\u00f9 manifesta. Quando invece, al contrario, l&#8217;essenza della cosa \u00e8 pi\u00f9 chiara della sua immagine esemplare, \u00e8pi\u00f9 evidente e pi\u00f9 manifesta all&#8217;occhio della mente sano la conoscenza della cosa in se stessa che nell&#8217;immagine o modello. Per questo, poich\u00e9 l&#8217;essenza divina \u00e8 luce luminosissima, ogni sua conoscenza per mezzo delle immagini \u00e8 pi\u00f9 oscura di quella ottenuta attraverso se stessa, mentre nelle case esterne delle creature chiarissime nella mente divina, che sono il modello luminosissimo delle creature, ogni conoscenza della creatura \u00e8 pi\u00f9 certa, pi\u00f9 pura e pi\u00f9 manifesta che non in se stessa. Ora, l&#8217;esempio del fatto che alcune cose sono viste pi\u00f9 chiaramente nella loro immagine, si ritrova con evidenza nella visione corporea: quando infatti dall&#8217;occhio il raggio, col quale si vede il corpo in s\u00e9, finisce nell&#8217;oscurit\u00e0 e il raggio riflesso da uno specchio sul medesimo corpo, col quale quel corpo \u00e8 visti nella sua immagine, finisce nella luce, il corpo sar\u00e0 visto indistintamente in s\u00e9 e chiaramente nella sua immagine, come accade quando al tramonto o di notte si vedono pi\u00f9 distintamente le piante nell&#8217;acqua che in se stesse, a causa del raggio riflesso dall&#8217;acqua alla pianta che passa attraverso la trasparenza del cielo, mentre il raggio diretto sulla pianta stessa passa nella opacit\u00e0 di qualcosa di oscuro opposti ad essa. Al contrario, invece, quando il raggio riflesso dallo specchio passa nell&#8217;opacit\u00e0 e il raggio diretto al corpo passa nella trasparenza, si vedr\u00e0 la cosa confusamente nella sua immagine e chiaramente in se stessa.<\/em><\/p>\n<p><em>Le sopraddette definizioni della verit\u00e0 sono comuni a tutti ci\u00f2 che \u00e8 vero, ma se si scende ai casi particolari si trover\u00e0 una natura diversa per ogni cosa vera. Le verit\u00e0 infatti delle cose singole sono definizioni del loro essere primo o secondo, come la verit\u00e0 della proposizione, per la quale una proposizione \u00e8 vera, non \u00e8 altro che l&#8217;enunciazione di qualcosa che conviene ad un&#8217;altra o che non conviene; e questa \u00e8 la definizione del suo essere primo. La verit\u00e0 invece di una proposizione, per la quale una proposizione \u00e8 vera, non \u00e8 altro che il significato dell&#8217;essere per ci\u00f2 che \u00e8 o del non-essere per ci\u00f2 che non \u00e8; e questa la definizione del suo secondo essere. Perci\u00f2 la definizione della verit\u00e0 \u00e8 ambigua come quella di ente: da una parte \u00e8 una in tutte le coeve, e tuttavia, poich\u00e9 \u00e8 adeguata, \u00e8 diversa in ciascuna cosa.<\/em><\/p>\n<p>In conclusione: \u00e8 vero ci\u00f2 il cui essere \u00e8 conforme alla sua idea esistente nella Parola eterna, il Verbo di Dio, mentre \u00e8 falso ci\u00f2 che sembra essere, e invece non \u00e8, conforme alla sua idea nella Parola eterna.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale: quando si parla della verit\u00e0, bisognerebbe sempre distinguere fra la verit\u00e0 assoluta e la verit\u00e0 relativa. La Verit\u00e0 assoluta \u00e8 Dio: e di essa bisogna riconoscere che noi non avremo mai una conoscenza adeguata. Questa era precisamente anche l&#8217;idea di san Tommaso, bench\u00e9 molti storici della filosofia se ne mostrino poco consapevoli e perfino molti studiosi, che si dicono tomisti, lo ignorino. Per san Tommaso, noi possiamo portare delle prove razionali dell&#8217;<em>esistenza<\/em> di Dio, ma non abbiamo molto da dire circa la sua <em>essenza<\/em>, che \u00e8 cosa ben diversa. L&#8217;essenza di Dio rimane inaccessibile alle menti umane; tutto quel che sappiamo di Lui, lo sappiamo dalla divina Rivelazione, che Egli stesso si \u00e8 degnato di rivolgerci, fino al sublime mistero dell&#8217;Incarnazione del Verbo: il Figlio di Dio, che \u00e8 anche la Parola di Dio, fattosi uomo di carne. La mente finita dell&#8217;uomo non pu\u00f2 comprendere l&#8217;infinita realt\u00e0 della mente di Dio: questo \u00e8 un dato perfino ovvio, e opinare diversamente significherebbe fare torto o all&#8217;uomo, imponendogli una meta che \u00e8 al di sopra delle sue possibilit\u00e0 e della sua stessa natura, o a Dio, sminuendone l&#8217;infinit\u00e0 e l&#8217;eternit\u00e0 per un peccato di orgoglio, ossia per non voler riconoscere che la creatura, in quanto tale, necessariamente nulla pu\u00f2 sapere circa l&#8217;essenza del suo Creatore.<\/p>\n<p>Ora, questo \u00e8 proprio quel che ha fatto la cultura moderna: ha rifiutato lo statuto ontologico della creatura e ha preteso di equipararsi al Creatore. Cos\u00ec facendo, si \u00e8 scordata che la verit\u00e0, umanamente parlando, non pu\u00f2 essere che una verit\u00e0 parziale, e cio\u00e8 relativa. Come ha fatto notare Roberto Grossatesta, negli enti finiti esistono due gradi dell&#8217;essere: assoluto e relativo. Ad esempio, nella proposizione<em>: l&#8217;uomo \u00e8 un essere animale, dotato di anima razionale<\/em>, la prima parte esprime una verit\u00e0 assoluta: <em>l&#8217;uomo \u00e8 un essere animale<\/em>, ossia appartiene agli esseri animati; la seconda \u00e8 una verit\u00e0 relativa, perch\u00e9 questo o quel determinato uomo, per ragioni particolari (un incidente, una grave malattia, eccetera) potrebbe anche non possedere, o possedere solo in misura inadeguata, la facolt\u00e0 razionale, per cui l&#8217;animale razionale, in questi soggetti, esisterebbe solo allo stato potenziale.<\/p>\n<p>Dunque, nella dimensione umana, la verit\u00e0 assoluta non esiste. Ci\u00f2 non significa che l&#8217;uomo non possa, anzi, non debba tendere costantemente ad essa; e non significa neppure che non possa giungervi, e sia pure nella misura delle sue limitate capacit\u00e0: come l&#8217;occhio che vede, e riconosce, ma non \u00e8 in grado di vedere tutto, n\u00e9 di riconoscere tutto, bens\u00ec solo una piccola parte, e confusamente, e imperfettamente. Per comprendere quel che vogliamo dire, si pensi all&#8217;ultimo canto della <em>Divina Commedia<\/em>, dove Dante tenta di descrivere la sublime esperienza della visione di Dio. La sua difficolt\u00e0 deriva sia dall&#8217;imperfezione dei sensi e della ragione, che non gli ha consentito di vedere perfettamente, sia dall&#8217;inadeguatezza del linguaggio e dall&#8217;oblio della visione, che gli fanno mancare le parole per descrivere ci\u00f2 che ha visto. D&#8217;altra parte, Dante mette bene in evidenza il fatto che, se ha potuto spingere il suo sguardo cos\u00ec in alto, a quelle sublimi altezze, non \u00e8 stato certo per i suoi meriti o per le sue capacit\u00e0, ma solo e unicamente per la bont\u00e0 di Dio, il quale, sollecitato dalle preghiere dei beati, gli ha dato la possibilit\u00e0 di trascendere se stesso per quel meraviglioso istante in cui si \u00e8 realizzata la visione.<\/p>\n<p>Quindi, la Verit\u00e0 non \u00e8 preclusa agli uomini, perch\u00e9 la Verit\u00e0 \u00e8 Dio, e Dio si fa riconoscere da coloro che lo cercano sinceramente. L&#8217;uomo moderno non trova la verit\u00e0, perch\u00e9 non riconosce la propria condizione creaturale e vorrebbe farsi il dio di se stesso; e siccome, ovviamente, va sempre a sbattere, prima o dopo, in una lunga serie di amare (e talvolta tragiche) delusioni, allora proclama che la verit\u00e0 non esiste, e che chiunque affermi il contrario deve essere, per forza, un povero pazzo, un illuso, o peggio, un aspirante dittatore, un fanatico che vuole imporre agli altri la sua ideologia. Facendo cos\u00ec, gli intellettuali moderni si comportano come quel cieco il quale, non avendo il bene della vista, proclami che il mondo \u00e8 invisibile; o come il sordo che, non potendo udire i suoni, dichiari che qualunque discorso, qualunque musica, qualunque voce della natura, sono solamente favole, illusioni, vaneggiamenti.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente il corto circuito in cui la cultura moderna \u00e8 venuta a mettersi con le sue stesse mani: negando Dio, essa ha negato la Verit\u00e0; costretta a inseguire le piccole, imperfette verit\u00e0 parziali, o le ha idealizzate ed elevate, arbitrariamente, al rango della verit\u00e0 assoluta, o le ha sminuite, disprezzate e dichiarate del tutto menzognere: sicch\u00e9 ondeggia continuamente fra i due estremi dell&#8217;esaltazione e della disperazione. Tutto questo per non aver voluto ammettere la propria finitezza, la propria subordinazione a Dio, la propria incompletezza fino a quando egli non ritorni a Lui. Le verit\u00e0 umane non sono assolte, ma non sono neppure del tutto menzognere, purch\u00e9 si riconoscano per ci\u00f2 che sono: tappe di un lungo percorso e tentativi di avvicinamento all&#8217;unica, autentica Verit\u00e0, che non appartiene a questo mondo, perch\u00e9 consiste in Dio, e in Dio solo.<\/p>\n<p>Chi ha compreso questo, \u00e8 gi\u00e0 sulla strada per uscire dalla palude mefitica del relativismo; chi non l&#8217;ha capito, o piuttosto chi non lo vuole ammettere, \u00e8 condannato a sguazzarvi e a rotolarvisi perennemente, senz&#8217;altro risultato che quello di sprofondare sempre di pi\u00f9, e d&#8217;ingoiare sempre pi\u00f9 fango.<\/p>\n<p>Ed ecco che si tratta di fare una scelta: scegliere la Verit\u00e0, significa anche realizzarsi pienamente come esseri umani; negarla o rifiutarla, significa condannarsi all&#8217;inferno. Sia metaforicamente che letteralmente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come figli di quella civilt\u00e0 moderna di cui andiamo cos\u00ec scioccamente fieri, ma che dovremmo chiamare, piuttosto, la prima, compiuta anti-civilt\u00e0 della storia, stiamo sprofondando sempre<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30162,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[38],"tags":[241,263],"class_list":["post-28447","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-gnoseologia","tag-san-tommaso-daquino","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-gnoseologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28447","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28447"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28447\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30162"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28447"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28447"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28447"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}