{"id":28438,"date":"2015-10-21T04:15:00","date_gmt":"2015-10-21T04:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/21\/per-crescere-spiritualmente-dobbiamo-saper-tornare-la-dove-siamo-stati-spezzati\/"},"modified":"2015-10-21T04:15:00","modified_gmt":"2015-10-21T04:15:00","slug":"per-crescere-spiritualmente-dobbiamo-saper-tornare-la-dove-siamo-stati-spezzati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/21\/per-crescere-spiritualmente-dobbiamo-saper-tornare-la-dove-siamo-stati-spezzati\/","title":{"rendered":"Per crescere spiritualmente, dobbiamo saper tornare l\u00e0 dove siamo stati spezzati"},"content":{"rendered":"<p>Il genitore che non riesce a dialogare con i suoi figli, che non riesce ad ascoltarli e a capirli, che non sa mettersi nella loro prospettiva, vive un profondo disagio, che pu\u00f2 manifestarsi o no, ma che, quasi sempre, nasconde un acuto senso di inadeguatezza e di frustrazione e, quindi, un lacerante senso di colpa. Non si tratta, peraltro, di una condizione esistenziale esclusiva, e nemmeno caratteristica, di colui che \u00e8 genitore: lo stesso disagio e la stessa frustrazione, con relativa perdita di autostima e di energia vitale, sono tipici di un grandissimo numero di uomini e donne, i quali, indipendentemente dal loro ruolo familiare e sociale, dalle loro responsabilit\u00e0 professionali (dietro le quali, nondimeno, talvolta amano nascondersi), dal sesso, dall&#8217;et\u00e0 e dalla condizione economica, si sentono costantemente, qualsiasi cosa facciano e qualunque decisione prendano, incapaci e fuori parte, ansiosi e amareggiati; e ci\u00f2 non a causa di circostanze oggettive sfavorevoli &#8212; qualunque cosa significhi codesto concetto di &quot;oggettivit\u00e0&quot;, che \u00e8 assai meno evidente di come lo descrive la cultura di matrice positivista -, ma proprio per una radicale, drammatica sfasatura tra ci\u00f2 che si \u00e8 e ci\u00f2 che si vorrebbe essere, tra come si vive e come si vorrebbe vivere.<\/p>\n<p>Di per s\u00e9, sentirsi inadeguati non \u00e8 un male, anzi, \u00e8 il segno che si \u00e8 vivi, che ci s&#8217;interroga, che si tende a qualche cosa di migliore e di pi\u00f9 alto della quotidianit\u00e0 abituale, pigramente soddisfatta di se stessa; significa che si percepisce la distanza tra le proprie potenzialit\u00e0, tra le proprie aspirazioni pi\u00f9 profonde, tra lo scopo di vita che si sta perseguendo, e la realt\u00e0 effettiva: senza tale consapevolezza, e dunque senza tale insoddisfazione, non ci sarebbe la tensione verso qualche cosa d&#8217;altro, non vi sarebbe alcuna ricerca interiore; anzi, per parlare pi\u00f9 esattamente, non vi sarebbe alcuna forma di vita interiore, ma solo una piatta e banale esteriorit\u00e0. \u00c8 chiaro, d&#8217;altra parte, quanto sia pericoloso, e, alla lunga, esiziale, il permanere in un simile stato di scoraggiamento e di scarsa autostima: si finisce, inevitabilmente, o per piegare verso una crescente rassegnazione, un compiaciuto senso di sconfitta, sconfinante nel vittimismo e, forse, nel masochismo, oppure per cadere nel cinismo di chi ha deciso che non c&#8217;\u00e8 niente da fare e, dunque, la cosa migliore \u00e8 quella di sfruttare al massimo, in senso puramente edonistico e utilitaristico, tutte le occasioni favorevoli che si presentino alla portata.<\/p>\n<p>Possiamo ingannare tutti, ma non i bambini; non i nostri figli. Essi intuiscono, o addirittura vedono con molta chiarezza, quello che noi ci sforziamo di nascondere non solo ad essi, ma perfino a noi medesimi: se siamo degli sconfitti, dei rassegnati, dei disillusi, oppure se teniamo vivi, nel profondo della nostra anima, lo stupore, la meraviglia, la disponibilit\u00e0 a mettersi in gioco per tutto quanto vi \u00e8 di migliore in essa, in una parola: l&#8217;anelito verso l&#8217;Assoluto. Ed \u00e8 inutile aggiungere che quei genitori, i quali riversano sui propri figli le loro frustrazioni e delusioni, le loro paure e le loro vilt\u00e0, pensando di risolvere i propri conflitti mediante una azione compensativa su di loro, sbagliano il bersaglio, e di grosso, senza contare che non rendono loro un buon servizio.<\/p>\n<p>Scrive in proposito Gloria Steinem, una autrice americana femminista e &quot;progressista&quot;, dalla quale pressoch\u00e9 tutto ci divide &#8212; e, in particolare, l&#8217;idea dell&#8217;origine esclusivamente sessuale, traumatica e infantile, del disagio genitoriale -, ma che, nel caso specifico, ci sembra aver espresso una opinione suscettibile di alcune importanti riflessioni (da: G. Steinem, \u00abAutostima\u00bb; titolo originale: \u00abRevolution from Within\u00bb, Little, Brown &amp; Company, 1992; traduzione dall&#8217;inglese di Serena Lauzi e Annabianca Mazzoni, Milano, Rizzoli, 1992, pp. 99-100):<\/p>\n<p><em>\u00abSono troppo poche [&#8230;] le teorie sul modo di allevare i bambini che assumono come punto di partenza l&#8217;infanzia dei GENITORI. Quello di trattare i nostri figli altrettanto bene di quanto facciamo con noi stessi \u00e8 un principio reversibile: verso noi stessi dovremmo comportarci come ci comportiamo con i nostri figli. Tuttavia coloro che dentro di s\u00e9 portano un bambino sofferente e maltrattato, le cui esigenze non vengono mai prese in considerazione, potrebbero fare confusione fra &quot;trattare altrettanto bene&quot; e &quot;trattare allo stesso modo&quot;, e una simile confusione avrebbe esiti disastrosi: basta pensare ai tre errori pi\u00f9 frequenti che si possono fare allevando un figlio, che voglio sommariamente elencare:<\/em><\/p>\n<p><em>DARE A NOSTRO FIGLIO CI\u00d2 CHE AVREMMO DESIDERATO E NON ABBIAMO MAI AVUTO. Ci\u00f2 significa che al figlio viene dato ci\u00f2 che corrisponde ai desideri del genitore, non ai DESIDERI DEL FIGLIO: indipendentemente dalle sue esigenze e bisogni reali, gli si offre quel che i genitori avevano desiderato per se stessi da piccoli. Con un&#8217;ulteriore complicazione: il bambino che il genitore porta dentro di s\u00e9, sentendosi tuttora inascoltato nelle sue richieste, tender\u00e0 a provare un sentimento di gelosia nei confronti del figlio, pretendendo da lui obbedienza e gratitudine a mo&#8217; di compensazione.<\/em><\/p>\n<p><em>SERVIRCI DI NOSTRO FIGLIO PER VIVERE LA VITA CHE NOI NON ABBIAMO POTUTO VIVERE. Il padre che spinge il figlio alla professione che lui stesso aveva tanto sognato, la madre che fa della figlia il sostituto di quel compagno adulto che il marito non riesce a essere; i genitori che spingono i figli verso successi e traguardi che sono essenzialmente degli status symbol&#8230; questi e altri ancora sono tutti sistemi di subordinazione del s\u00e9 autentico dei figli a vecchie e nuove aspirazione dei genitori.<\/em><\/p>\n<p><em>FARE A NOSTRO FIGLIO QUEL CHE \u00c8 STATO FATTO A NOI PER GIUSTIFICARE E NORMALIZZARE LA NOSTRA INFANZIA. In mancanza di una scelta liberatoria quale quella di volgere il nostro cammino, di rivedere, di ripensare, e soprattutto di capire che ci\u00f2 che ci hanno fatto era sbagliato, immeritato e non necessariamente fatto &quot;per il nostro bene&quot;, noi genitori tendiamo inevitabilmente a riproporre ai figli, anche se in forme diverse, gli stessi abusi che abbiamo dovuto subire nell&#8217;infanzia.<\/em><\/p>\n<p><em>In ciascuno dei casi che ho appena menzionato il bambino bisognoso del passato che vive DENTRO IL GENITORE tende a sovrapporsi continuamente al bambino reale del presente. \u00c8 soprattutto nell&#8217;ultimo caso citato, quello dell&#8217;abuso che si trasmette da una generazione all&#8217;altra, che oggi si sta iniziando a prendere coscienza della gravit\u00e0 del fenomeno. [&#8230;] Come ha detto W. D. Wall, un esperto inglese di psicologia dell&#8217;infanzia, &quot;i figli crescono bene quando crescono bene i loro genitori&quot;.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Ritornare l\u00e0 dove siamo stati spezzati, dunque: avere il coraggio di guardare in faccia le nostre sconfitte, le nostre amarezze, e ripartire proprio da esse, e dalla nostra consapevolezza di quanto esse ci abbiano modificato, per riconquistare un pi\u00f9 alto e pi\u00f9 puro piano di esistenza, al disopra delle paludi malsane, l\u00e0 dove soffiano liberi i venti salmastri dell&#8217;oceano.<\/p>\n<p>Anche se la Steinem, d&#8217;accordo con la cultura freudiana oggi dominante in ambito psicologico, sembra attribuire tutti gli errori dei genitori a un conflitto non risolto risalente a un certo trauma infantile (con costoro non si capisce mai se stanno parlando dei loro pazienti nevrotici o degli esseri umani in quanto tali); resta valida, nondimeno, l&#8217;intuizione fondamentale: che noi non possiamo essere d&#8217;aiuto ad alcuno, meno che meno ai nostri figli, e neppure a noi stessi, se non siamo capaci di confrontarci con il nostro passato, con la nostra realt\u00e0 interiore, e di guardare sino in fondo le nostre fragilit\u00e0 e le nostre insufficienze; perch\u00e9, inevitabilmente, barando al gioco con se stessi, si finisce per riversare su di s\u00e9 e sugli altri le conseguenze di una rimozione feroce, che si traduce in una vera e propria distruzione sistematica della nostra parte pi\u00f9 vitale e generosa, la sola suscettibile di imparare qualcosa dalla vita e di consentirci un reale progresso spirituale.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che in noi c&#8217;\u00e8 un bambino che, talvolta, geme e chiede disperatamente di essere ascoltato; non \u00e8 vero, per\u00f2, che quel bambino sia sempre una creatura infelice e terrorizzata, che si trascina dietro inconfessabili traumi e che ha subito inenarrabili violenze. Cos\u00ec come la psicologia \u00e8 giunta, finalmente &#8212; meglio tardi che mai &#8212; alla consapevolezza che il perfetto genitore non esiste (e anche la Steinem condivide tale acquisizione), cos\u00ec l&#8217;uomo e la donna maturi, o desiderosi di maturare, dovrebbero riconoscere che i loro genitori, nella stragrande maggioranza dei casi &#8212; ed eccettuati, appunto, i casi chiaramente patologici &#8212; hanno fatto meglio che potevano il loro mestiere di genitori; che, per quanti errori possano aver compiuto, essi non possono averci ferito seriamente, se noi abbiamo percepito, aldil\u00e0 di tali errori, la bont\u00e0 sostanziale di colui o colei che li commetteva; e che crescere e divenire adulti vuol dire anche smetterla, una buona volta, di attribuire la responsabilit\u00e0 di ogni nostra debolezza e insufficienza ai nefasti effetti di una parola pronunciata o di un gesto compiuto da nostro padre o nostra madre, quando eravamo piccoli.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale, qui viene al pettine il nodo fondamentale di qualunque impostazione puramente psicologica dei problemi dell&#8217;esistenza: negando il carattere assoluto, strutturale, della nostra inquietudine e la sua funzione di tensione verso l&#8217;essere, ci si inibisce la possibilit\u00e0 di comprendere la vera essenza del nostro disagio e di cogliere quel che di propriamente, autenticamente umano essa esprime, vale a dire il bisogno della verit\u00e0. Gli animali, a quanto ne sappiamo, non provano nulla di simile; in essi non vi \u00e8 distanza alcuna fra l&#8217;essere e il dover essere; si accontentano di quel che sono e null&#8217;altro chiedono alla vita.<\/p>\n<p>Quanto al concetto che, per veder crescere i bambini, bisogna sperare che siano cresciuti bene i loro genitori, ci sembra davvero un po&#8217; povero e fatalista; ma, soprattutto, ci sembra che si presti a un grosso equivoco: che cosa si intende, infatti, per &quot;crescere bene&quot;? La Steinem afferma, e a ragione, che i genitori non dovrebbero riversare sui figli le loro frustrazioni, n\u00e9 proiettare su di essi il loro desiderio di rivalsa nei confronti della vita; da questo, per\u00f2, non deriva necessariamente che un padre, il quale incoraggi suo figlio a intraprendere la professione che avrebbe desiderato per se stesso, gli rovini immancabilmente l&#8217;esistenza. Le cose sono molto pi\u00f9 complesse e molto pi\u00f9 sottili di come tende a presentarle la cultura oggi dominante, secondo la quale l&#8217;unico scopo della vita \u00e8 quello di essere felici nell&#8217;immediato, e che l&#8217;unica maniera di realizzare tale felicit\u00e0 consista nel rimuovere qualsiasi ostacolo alla gratificazione del nostro piccolo io. Al limite, anzi, vorremmo dire, senza alcun particolare intento polemico, che proprio dalla sconfitta del piccolo io pu\u00f2 nascere qualche cosa di grande: vale a dire la realizzazione del S\u00e9, e, con essa, il raggiungimento del vero scopo di vita di ciascun individuo.<\/p>../../../../n_3Cp>In altre parole: un essere umano non subisce danni esistenziali irrimediabili per il fatto di essere instradato dai genitori a fare questa o quell&#8217;altra cosa, a meno che egli non covi gi\u00e0 in se stesso una debolezza fondamentale, vale a dire un vuoto assoluto circa i valori degni di essere perseguiti e una consapevolezza del tutto insufficiente, o francamente distorta, di se stesso, dei propri bisogni, del proprio fine. I bisogni (e non le &quot;esigenze&quot;, vocabolo usato volentieri dalla Steinem come fosse un sinonimo, mentre \u00e8 quasi l&#8217;opposto: i bisogni sono autentici; le esigenze sono artificiali) sono qualcosa di estremamente serio, ma la loro soddisfazione non dipende principalmente, o non dipende soltanto, dal fatto di dedicarsi a una professione piuttosto che a un&#8217;altra; e nemmeno, fino a un certo dal punto, dal tipo di situazioni affettive che ci si costruisce nel corso della vita. In fondo, uno solo \u00e8 il bisogno fondamentale dell&#8217;uomo, anche se si stenta a riconoscerlo in mezzo alla selva dei bisogni immediati: quello di comunione con l&#8217;essere. Chi riesce a realizzarlo, o almeno a comprenderlo, non si lascer\u00e0 fermare da circostanze esteriori sfavorevoli, n\u00e9 passer\u00e0 la vita a giustificare la propria inerzia con la scusa di essere stato forzato a fare questo o quell&#8217;altro.<\/p>\n<p>Prima di tutto, \u00e8 compito del figlio quello di avere il coraggio, a un certo punto, di assumersi le proprie responsabilit\u00e0, e di avere il coraggio di camminare con le proprie gambe. Non siamo pi\u00f9 nell&#8217;Ottocento, quando un genitore poteva anche obbligare fisicamente i propri figli ad assecondare in tutto la sua volont\u00e0, compresa la scelta del futuro coniuge: oggi, se lo si vuole, si pu\u00f2 veramente seguire la propria strada, anche se &#8212; \u00e8 ovvio &#8212; c&#8217;\u00e8 sempre un prezzo da pagare quando non si vuol dare retta ai propri genitori, e fare a modo proprio. Altrimenti, vuol dire che lo stato di dipendenza \u00e8, in fondo, accettato volontariamente, forse proprio perch\u00e9 solleva il figlio dal compito di diventare adulto e gli permette, inoltre, di scaricare sugli altri eventuali fallimenti. In secondo luogo, \u00e8 tutto da dimostrare che a rovinarci la vita sia quel che facciamo e non piuttosto il come lo facciamo. \u00c8 il modo in cui facciamo le cose a determinare il nostro destino, e non le cose in se stesse&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il genitore che non riesce a dialogare con i suoi figli, che non riesce ad ascoltarli e a capirli, che non sa mettersi nella loro prospettiva,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-28438","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28438","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28438"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28438\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28438"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28438"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28438"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}