{"id":28437,"date":"2016-03-23T04:43:00","date_gmt":"2016-03-23T04:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/03\/23\/il-fine-ultimo-dellesistenza-e-tornare-a-dio-quale-e-il-fine-della-vita-umana\/"},"modified":"2016-03-23T04:43:00","modified_gmt":"2016-03-23T04:43:00","slug":"il-fine-ultimo-dellesistenza-e-tornare-a-dio-quale-e-il-fine-della-vita-umana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/03\/23\/il-fine-ultimo-dellesistenza-e-tornare-a-dio-quale-e-il-fine-della-vita-umana\/","title":{"rendered":"Il fine ultimo dell\u2019esistenza \u00e8 tornare a Dio Quale \u00e8 il fine della vita umana?"},"content":{"rendered":"<p>Quale \u00e8 il fine della vita umana?<\/p>\n<p>Di fronte a questa domanda esistono due maniere di porsi: negare che sia una domanda legittima, oppure prenderla in tutta la sua seriet\u00e0. La prima posizione \u00e8 quella del nichilismo; la seconda, dello spirito religioso. Questo \u00e8 il vero spartiacque fra chi non crede in nulla e chi crede in qualcosa. Chi non crede in nulla giudica che sia una domanda priva di senso; chi crede in qualcosa, o \u00e8 alla ricerca di qualcosa, ritiene che sia la domanda decisiva, dalla quale dipende tutto il resto.<\/p>\n<p>Il fatto stesso di porsi questa domanda, o di accettarla, o, comunque, di sentirla come pienamente legittima, anzi, come la domanda decisiva, equivale a riconoscere che la vita umana, cos\u00ec com&#8217;\u00e8, come ci si presenta nella dimensione attuale, non \u00e8 sufficiente a se stessa; che promette pi\u00f9 di quanto possa mai mantenere, anche nel caso pi\u00f9 fortunato; che rimanda a qualche cosa d&#8217;altro, a qualcosa dove quelle promesse troveranno risposta e piena attuazione. E la prima di tali promesse, naturalmente, \u00e8 quella della vita eterna. Ma chi ci ha mai promesso una cosa del genere? Nessuno in modo esplicito; ma tutto, implicitamente. Le religioni fanno perno su questa promessa; ma non avrebbero potuto fare presa sugli individui e sui popoli, se quella domanda, quel desiderio, quell&#8217;ardente nostalgia di eternit\u00e0, non fossero gi\u00e0 presenti nel mistero dell&#8217;anima umana. Noi desideriamo la vita eterna perch\u00e9, osservandoci, troviamo che questo desiderio era gi\u00e0 in noi fin dall&#8217;inizio; e scopriamo, vivendo, che altri desideri brucianti &#8212; di bellezza, di amore, di verit\u00e0, di giustizia &#8212; sono ugualmente presenti dentro di noi, senza essere stati da noi evocati: si presentano da s\u00e9, bussano alla nostra porta e ci chiedono di aprirla.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un punto centrale: il sentimento religioso \u00e8 presente nell&#8217;anima umana anteriormente a qualsiasi costruzione storica; non \u00e8 stato versato in essa dalle religioni: altrimenti queste da dove sarebbero sorte? E come mai non si \u00e8 trovato un solo popolo privo di religione? <em>Le religioni sono un prodotto e non la causa del sentimento religioso<\/em>. Nell&#8217;Europa centro-orientale, nello spazio di due o tre generazioni, \u00e8 stato fatto un esperimento: quello di sradicare la religione. Sono stati chiusi i monasteri e le chiese, \u00e8 stato soppresso il clero, sono stati perseguitati i preti, le suore e i semplici fedeli, sovente fino alla deportazione e alla morte. Si pensava di aver raggiunto lo scopo, e sostituito il culto dell&#8217;uomo alla religione: ma il sentimento religioso non era morto, covava sotto la cenere, ed \u00e8 riemerso con prepotenza; ed \u00e8 stato il esso, indomabile, invincibile, a riedificare le chiese e i monasteri in Russia, in Polonia, in Romania, eccetera, non appena ci\u00f2 \u00e8 stato possibile.<\/p>\n<p>Nell&#8217;Europa occidentale, e, ancor pi\u00f9, negli Stati Uniti d&#8217;America, \u00e8 stato fatto, ed \u00e8 tuttora in corso, l&#8217;esperimento opposto e tuttavia complementare: distruggere la religione non gi\u00e0 assalendola frontalmente, ma inglobandola nella mentalit\u00e0 materialistica moderna e negli stili di vita consumisti ed edonisti. Staremo a vedere come finir\u00e0; anche in questo caso, peraltro, vi sono forti indizi che il fuoco del sentimento religioso continui a covare sotto la cenere. Quando esso sembra aver raggiunto il grado zero, improvvisamente risorge, magari in forme aberranti, con la tentazione del fondamentalismo, magari di provenienza esterna alla nostra civilt\u00e0, e in palese contraddizione con essa. Ma tant&#8217;\u00e8: una forza costituiva della natura umana non sopporta di essere ingabbiata, imprigionata, negata, derisa, sbeffeggiata, e si prende, presto o tardi, la sua rivincita; cacciata dalla porta, ritorner\u00e0 dalla finestra. E non \u00e8 detto che ritorni nella forma pura e spirituale che possedeva in origine. Tutti i rivoluzionari conoscono questo segreto: che l&#8217;umanit\u00e0 non pu\u00f2 fare a meno di una religione. Perfino Robespierre tent\u00f2 di instaurarne una, il culto dell&#8217;Essere Supremo, dopo che gli <em>enrag\u00e9s<\/em> si erano scatenati nell&#8217;opera furibonda della scristianizzazione.<\/p>\n<p>Al cuore del sentimento religioso c&#8217;\u00e8, dunque, la domanda: che cosa si deve fare della propria vita? Qual \u00e8 la sua destinazione finale? Fra coloro che hanno formulato una risposta chiara e coerente, spicca il pedagogista Comenio (Jan Amos Komensky: 1592-1670), esponente dell&#8217;Unione dei Fratelli Boemi, poi rifugiato in Olanda, e considerato uno dei maggiori pensatori ed educatori del Seicento. La sua risposta \u00e8 chiara, netta, limpidamente argomentata: si vive sulla terra per trovare la strada del cielo, del ritorno a Dio. Anche se la sua prospettiva, ancora pienamente rinascimentale, \u00e8 pervasa da un ottimismo filosoficamente non giustificato, e soffre di una grave sottovalutazione dei fattori contrari al suo progetto di educazione universale (cfr. il nostro precedente articolo: \u00abLa pedagogia di Comenio ci interroga se sia giusto insegnare tutto a tutti\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 12\/12\/2007), nondimeno, nel delineare lo scopo ultimo dell&#8217;educazione e della stessa vita umana, egli ci appare come una delle menti pi\u00f9 lucide e illuminate della sua epoca.<\/p>\n<p>Secondo Comenio, l&#8217;uomo \u00e8 destinato a soggiornare in tre successive dimore: nell&#8217;utero materno, dove si sviluppa gradualmente la sua forma umana; sulla terra, dove realizza il suo desiderio di conoscenza e di armonia della vita morale; e infine in cielo, dove il suo destino si compie interamente, mediante il ritorno a Dio. Cos\u00ec, dunque, egli scriveva nella sua <em>Didactica magna<\/em> (in: <em>Opere<\/em>, a cura di M. Fattori, U.T.E.T., Torino, 1974):<\/p>\n<p><em>Tutti coloro che hanno il compito di formare gli uomini debbono educarli a vivere memori della loro dignit\u00e0 e della loro eccellenza: cerchino dunque di indirizzare i loro sforzi a questo sommo scopo.<\/em><\/p>\n<p><em>La stessa ragione ci indica che una creatura tanto eccelsa \u00e8 destinata ad un fine pi\u00f9 eccelso di tutte le altre creature: a godere in eterno la gloria e la beatitudine pi\u00f9 assoluta congiunta con Dio, sommit\u00e0 di ogni perfezione, gloria, beatitudine.<\/em><\/p>\n<p><em>Bench\u00e9 questo appaia chiaramente dalla Sacra Scrittura, e noi crediamo fermamente che sia cos\u00ec, non sar\u00e0 tuttavia inutile osservare, sia pure di sfuggita, in quanto modi Dio ci ha rappresentato in questa vita il nostro al di l\u00e0. Anzitutto nella stessa creazione. Infatti all&#8217;uomo non ordin\u00f2 semplicemente di esistere, come alle altre creature, ma dopo solenne consiglio form\u00f2 il suo corpo quasi con le proprie dita, e gli ispir\u00f2 l&#8217;anima direttamente da s\u00e9.<\/em><\/p>\n<p><em>La nostra costituzione ci mostra che quanto ci \u00e8 dato in questa vita non \u00e8 sufficiente. Noi infatti viviamo tre specie di vita, la vegetativa, l&#8217;animale e l&#8217;intellettuale o spirituale. La prima non esce mai fuori dal corpo, la seconda si estende alle cose con le azioni sensitive e motori, la terza pu\u00f2 esistere separatamente, come mostrano gli angeli. Ma poich\u00e9 \u00e8 evidente che questo supremo grado della vita \u00e8 in noi oscurato e ostacolato dai precedenti, ne segue di necessit\u00e0 che deve esservi un luogo ove sar\u00e0 attuata nella sua pienezza. Tutto ci\u00f2 che facciamo o soffriamo in questa vita mostra che noi non raggiungiamo qui il fine ultimo, ma tutte le nostre azioni, come noi stessi, tendono altrove. Ci\u00f2 che siamo, facciamo, pensiamo, diciamo, inventiamo, conosciamo possediamo, \u00e8 solo come una scala, di cui, salendo sempre pi\u00f9 innanzi, raggiungiamo gradini pi\u00f9 alti, ma non guadagniamo mai la vetta.<\/em><\/p>\n<p><em>In tutte queste cose c&#8217;\u00e8 solo una progressiva gradualit\u00e0: anche l&#8217;intelligenza delle cose inizia a poco a poco a scintillare, come il raggio luminoso dell&#8217;aurora che emerge dalle tenebre profonde della notte; poi in tutta la vita, sempre di pi\u00f9 aumenta la sua luce (se uno non si abbrutisce del tutto) fino alla morte. Egualmente le nostre azioni sono sull&#8217;inizio deboli, inabili, rozze e confuse; poi, a poco a poco, insieme alle forze del corpo, si esplicano le virt\u00f9 dell&#8217;animo, e finch\u00e9 viviamo (salvo colui che \u00e8 preso dal torpore e vive come morto) non mancano le cose da fare, da proporsi, da tentare: tutte le facolt\u00e0, in un animo generoso, tendono sempre pi\u00f9 in alto, senza tuttavia raggiungere un termine ultimo. Infatti in questa vita non \u00e8 possibile raggiungere alcun fine, n\u00e9 dei nostri desideri, n\u00e9 dei nostri sforzi.<\/em><\/p>\n<p><em>Ovunque uno si volga, imparer\u00e0 questo per esperienza. Se uno ama la potenza e la ricchezza, non trover\u00e0 ove poter saziare la sua fame, anche se possiede l&#8217;universo mondo: il caso di Alessandro \u00e8 esemplare. Se uno si abbandona ai piaceri, per quanto i sensi si immergano in fiumi di delizie, tutte le cose si consumano, e il desiderio si volge da un oggetto all&#8217;altro. Se uno applica il suo animo allo studio della sapienza, non trover\u00e0 mai fine: quanto pi\u00f9 uno sa, tanto pi\u00f9 comprende che gli mancano molte cose da sapere. Ben disse, quindi, Salomone che non si sazia l&#8217;occhio di vedere, n\u00e9 l&#8217;orecchio di udire (Eccl., 1, 8).<\/em><\/p>\n<p><em>Ma questo \u00e8 pi\u00f9 chiaro a noi cristiani, dopoch\u00e9 Cristo, figlio di Dio vivo, mandato dal cielo per restaurare in noi la perduta immagine di Dio, mostr\u00f2 questo col suo esempio.<\/em><\/p>\n<p><em>Concepito e dato alla luce, gir\u00f2 tra gli uomini: morto, risuscit\u00f2 e ascese al cielo, n\u00e9 la morte lo domina pi\u00f9. Egli \u00e8 detto, ed \u00e8, nostro precursore (Ebr., 6, 20), primogenito tra i fratelli (Rom., 8, 29), capo della Chiesa (Ef., 1, 22) e archetipo di tutti coloro che debbono essere riformati ad immagine di Dio (Rom., 8, 29). Come egli non fu qui per restare, ma per passare alle eterne dimore, una volta portato a termine il suo compito, cos\u00ec noi, che ne condividiamo la sorte, non dobbiamo rimanere qui, ma migrare altrove.<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;ottimismo, invero assai poco calvinista,di Comenio, consiste nel fatto che egli sembra dare quasi per scontato che gli uomini si muovano secondo questa linea evolutiva, che li porta naturalmente dal grembo materno alla dimora del Signore, attraverso una successiva realizzazione di ci\u00f2 che essi sono chiamati ad essere. Qua e l\u00e0 egli pare sfiorato da un dubbio, ad esempio quando specifica che le facolt\u00e0 umane tendono sempre verso l&#8217;alto, <em>almeno in un animo generoso<\/em> (ammettendo che non proprio tutti gli esseri umani provano questa spinta, o attrazione, verso le altezze); oppure quando afferma che l&#8217;uomo, procedendo nel suo cammino di perfezione, vede sempre di pi\u00f9 la luce divina sul proprio cammino, <em>salvo colui che \u00e8 preso dal torpore e vive come morto.<\/em><\/p>\n<p>Comunque, l&#8217;impostazione complessiva della questione del destino ultimo dell&#8217;uomo, da parte di Comenio, ci pare sostanzialmente condivisibile; dispiace soltanto che egli non abbia colto, o, quanto meno, che non abbia evidenziato a sufficienza, la condizione &quot;aperta&quot;, problematica e <em>drammatica<\/em> (nel senso tecnico della parola) dell&#8217;uomo, alla cui libert\u00e0 morale \u00e8 demandata la scelta di cosa fare della propria vita. L&#8217;evoluzione verso il bene, verso la luce, verso Dio, non \u00e8 affatto scontata; se lo fosse, la vita sarebbe una specie di passeggiata o di viaggio turistico ben programmato e dall&#8217;esito scontato, la cui met\u00e0 \u00e8 immancabilmente riservata a tutti i partecipanti. Ma la verit\u00e0 \u00e8 che nel mistero del libero arbitrio \u00e8 inscritta la possibilit\u00e0, per l&#8217;uomo, di dire &quot;no&quot; a Dio, e, dunque, di fallire clamorosamente lo scopo della sua vita, sprecando risorse e talenti in un continuo, insensato vagabondare da un lido all&#8217;altro, senza ragione che non quella della ricerca inesausta e frustrante di beni illusori o, peggio, nel perseguimento consapevole del male.<\/p>\n<p>Certo che l&#8217;uomo \u00e8 chiamato a tornare a Dio, perch\u00e9 gli enti sono attratti necessariamente verso l&#8217;Essere dal quale hanno avuto origine; ma in questo movimento non vi \u00e8 nulla di meccanico, di scontato, di necessario. Se cos\u00ec non fosse, l&#8217;uomo non sarebbe libero: e allora egli non sarebbe la creatura perfetta, creata da Dio a propria immagine, di cui parla lo stesso Comenio, al principio del suo discorso. Quanto al fatto che la ragione stessa ci mostra che siamo chiamati ad un fine pi\u00f9 eccelso di tutte le altre creature, \u00e8 una osservazione indubbiamente giusta, ma che andrebbe corretta con l&#8217;osservazione, altrettanto vera, che molti uomini non si servono affatto della loro ragione naturale, ma vivono all&#8217;insegna di un edonismo e di una superficialit\u00e0 pressoch\u00e9 totali. Comenio, come Socrate, sembra sopravvalutare il ruolo della ragione e presumere che, a patto di scorgere, mediante il lune della ragione, la via del bene, sia impossibile, o molto difficile, non percorrere la strada che conduce ad esso. Ma il fatto \u00e8 che non solo molti uomini sembrano dimentichi della loro vocazione alle altezze; non solo sembrano sprovvisti, o incapaci, di discernimento rispetto alla stessa legge naturale; ma, pur vedendola, non sempre sono capaci di seguirla e di perseverare in essa. E ci\u00f2 per la buona ragione che, senza il soccorso della Grazia divina, un simile percorso finisce per rivelarsi, praticamente, impossibile, anche se teoricamente, forse, non lo sarebbe. Dante si smarrisce nella selva oscura e non \u00e8 capace di salire il colle luminoso, non perch\u00e9 non veda la via del bene, ma perch\u00e9 le sole forze umane non sono bastanti alla salvezza: l&#8217;uomo naturale non pu\u00f2 redimersi da solo, anche se la ragione gli mostra in maniera veritiera la via da seguire.<\/p>\n<p>Pur con questi limiti, la prospettiva delineata da Comenio ci sembra, nel complesso, talmente giusta, che possiamo solo deprecare come oggi, nel nostro progetto educativo, sia a livello scolastico, sia, prima ancora, a livello familiare (e, <em>horribile dictu<\/em>, anche ecclesiale), essa sia stata quasi obliata&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quale \u00e8 il fine della vita umana? 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