{"id":28436,"date":"2018-02-22T10:30:00","date_gmt":"2018-02-22T10:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/02\/22\/ritornare-a-dio-per-ricostruire-lumano\/"},"modified":"2018-02-22T10:30:00","modified_gmt":"2018-02-22T10:30:00","slug":"ritornare-a-dio-per-ricostruire-lumano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/02\/22\/ritornare-a-dio-per-ricostruire-lumano\/","title":{"rendered":"Ritornare a Dio per ricostruire l&#8217;umano"},"content":{"rendered":"<p>Da quando la nostra societ\u00e0 e la nostra cultura si sono allontanate da Dio, inseguendo il miraggio di una piena affermazione dell&#8217;umano, \u00e8 accaduto esattamente il contrario di quanto i nostri cosiddetti intellettuali avevano auspicato, promesso, evocato: ci\u00f2 a cui abbiamo assistito, ci\u00f2 che abbiamo vissuto, nel corso delle ultime generazioni, \u00e8 stato un progressivo allontanamento da noi stessi, vale a dire una progressiva perdita dell&#8217;umano. La civilt\u00e0 moderna, in quanto nasce dal rifiuto, sempre pi\u00f9 cosciente e deliberato, di Dio, sfocia in una progressiva, inesorabile, distruttiva decostruzione di ci\u00f2 che \u00e8 umano; in una crescente alienazione dell&#8217;uomo da se stesso e in una sua metodica auto-distruzione, non importa se voluta oppure no. Il rifiuto di Dio implica il rifiuto di ci\u00f2 che \u00e8 intimamente umano, perch\u00e9 la relazione con Dio \u00e8 parte della struttura ontologica dell&#8217;uomo: e come non potremmo immaginare un essere umano privo di un corpo, perch\u00e9 sarebbe un puro spirito, o privo dell&#8217;anima, perch\u00e9 sarebbe solo un automa, cos\u00ec non possiamo immaginare un uomo che si spogli completamente del bisogno di Dio, perch\u00e9 laddove ci\u00f2 accadesse saremmo in presenza di un essere post-umano, di una creatura non riuscita, fallimentare, incompleta e infelice: non un semi-uomo, ma un anti-uomo, cio\u00e8 un &quot;uomo&quot; intimamente, irreversibilmente nemico di se stesso. Sarebbe il peggior nemico dell&#8217;uomo che si possa immaginare: dell&#8217;uomo avrebbe solo le apparenze e le forme esteriori, ma, nella sua essenza, sarebbe il contrario dell&#8217;uomo: l&#8217;uomo radicalmente immanente, senza pi\u00f9 alcuna scintilla di trascendenza e, quindi, condannato a una vita innaturale, contraria alla sua vera natura, e perci\u00f2 a una vita perduta. L&#8217;uomo moderno \u00e8 la creatura che sta perdendo se stessa, che ha smarrito se stessa. Si agita di qua e di l\u00e0, si illude e si dispera, sbatte sempre contro le sbarre della gabbia che lui stesso ha costruito: ma quanto pi\u00f9 si affanna e si proietta verso l&#8217;esterno, tanto pi\u00f9 si smarrisce e si allontana dal suo centro. Il centro dell&#8217;uomo non \u00e8 il suo piccolo io, ma Dio, l&#8217;Assoluto. L&#8217;uomo \u00e8 la creatura che ha in s\u00e9 la nostalgia dell&#8217;infinito; ma se la nega, le sue energie si rivoltano contro di lui, creano un corto circuito ed egli stesso si distrugge, si brucia come una falena sulla lampada che l&#8217;attrae.<\/p>\n<p>Alcuni abusano della formula secondo la quale la natura dell&#8217;uomo sarebbe di non avere alcuna natura. Lo fanno perfino certi teologi, fra gli altri quel don Enrico Chiavacci, del quale ci siamo recentemente occupati, e, in generale, un po&#8217; tutti gli esponenti della cosiddetta &quot;svolta antropologica&quot; nella teologia post-conciliare. La verit\u00e0 \u00e8 che l&#8217;uomo ha una natura indeterminata, non che non ha alcuna natura: la differenza fra i due concetti \u00e8 sostanziale. Se l&#8217;uomo non avesse alcuna natura, potrebbe diventare qualsiasi cosa, ma noi sappiamo che non \u00e8 cos\u00ec. Pu\u00f2 diventare un mostro oppure un santo, questo s\u00ec, ma ci\u00f2 non significa che potrebbe diventare <em>qualsiasi<\/em> cosa. Non potrebbe diventare, per esempio, l&#8217;equivalente di un minerale o di una pianta; neppure nelle forme pi\u00f9 gravi di autismo, l&#8217;uomo pu\u00f2 privarsi da se stesso di un qualcosa che \u00e8 specificamente umano, anche se indeterminato. La vera natura dell&#8217;uomo \u00e8 l&#8217;indeterminatezza, ma sempre entro una certa cornice, entro un certo quadro che \u00e8 pur sempre tipicamente umano, e di nessun altro essere. Nessun uomo pu\u00f2 scegliere di diventare un animale, per esempio, perch\u00e9, anche se l&#8217;espressione \u00e8 effettivamente adoperata, la verit\u00e0 \u00e8 che nessun animale sa godere o soffrire alla maniera dell&#8217;uomo. E non potrebbe diventare un angelo, e neppure un demone, se non in senso allegorico e figurato, perch\u00e9 gli angeli sono spiritualmente perfetti, mentre i diavoli sono spiritualmente irrecuperabili, ci\u00f2 che non si verifica, alla lettera, per nessun essere umano, neppure per il pi\u00f9 perverso, dato che la redenzione, almeno in teoria, \u00e8 sempre possibile. Pertanto non si deve abusare della formula secondo la quale la natura dell&#8217;uomo \u00e8 di non aver natura: una natura umana esiste, anche se non \u00e8 definita e se \u00e8 compito di ciascun uomo lavorare alla sua costruzione e, quindi, alla sua definizione, sempre nell&#8217;ambito di ci\u00f2 che \u00e8 umano. Se si vuole, la differenza fra inesistente e indefinito ricorda un po&#8217; quella della geometria, fra infinito e illimitato. Una superficie pu\u00f2 essere illimitata, senza perci\u00f2 essere infinita: tale \u00e8, ad esempio, la superficie di una sfera. Una formichina, che cammini su di essa, non incontrer\u00e0 mai un limite al proprio procedere, ma questo non significa che la superficie di quella sfera sia infinita: al contrario, essa \u00e8 finita, e pu\u00f2 essere calcolata con una millimetrica precisione. Se la natura umana fosse inesistente, sarebbe vuota, e &quot;vuoto&quot; \u00e8 equivalente ad infinito, perch\u00e9 in entrambi i casi si pone qualcosa che non \u00e8 suscettibile di misurazione. Non si pu\u00f2 misurare ci\u00f2 che non ha estensione, come non si pu\u00f2 individuare ci\u00f2 che non ha forma. Ma se la natura umana non esistesse, evidentemente non avrebbe forma e se non avesse forma, non potremmo neanche parlare di lei; pi\u00f9 precisamente, non avremmo alcun diritto di parlare di una natura umana. Non si pu\u00f2 parlare di ci\u00f2 che non esiste, se non per sottrazione e per negazione. Si pu\u00f2 dire: <em>in questa stanza non ci sono elefanti<\/em>, ma non si pu\u00f2 dire: <em>gli elefanti non esistono<\/em>, perch\u00e9 il solo fatto di parlarne, implica che essi, in qualche modo, da qualche parte, esistono. Magari solo nella nostra mente; questo \u00e8 un altro aspetto della questione. A rigore, non si pu\u00f2 dire nemmeno: <em>gli elefanti volanti non<\/em> esistono, perch\u00e9 nessuno sa se davvero non esistano: se ne parliamo, vuol dire che esistono, anche solo come ipotesi o come un prodotto della nostra fantasia. Le cose pensate esistono: esistono nella nostra mente. Solo ci\u00f2 che non \u00e8 n\u00e9 pensato n\u00e9 pensabile, non esiste. La non esistenza non \u00e8 il contrario dell&#8217;esistenza; \u00e8 la sua non pensabilit\u00e0 e non dicibilit\u00e0. Beninteso, la non esistenza di qualcosa <em>per noi<\/em>, e cio\u00e8 sempre in un ambito, ampio quanto si vuole, ma comunque relativo; non in termini assoluti. Nessuno pu\u00f2 dire, al di fuori delle menti pensanti, che una cosa non esiste affatto, ma solo che non esiste come oggetto pensabile e nominabile. Qui andiamo a sbattere contro il limite della nostra mente, che pu\u00f2 pensare le cose solo all&#8217;interno di certi parametri e secondo certe regole logiche: la nostra mente \u00e8 fatta in modo tale da non poter pensare l&#8217;impensabile; e tuttavia, a rigore, l&#8217;impensabile potrebbe esistere, solo che noi non saremmo in grado di pensarlo n\u00e9, probabilmente, riusciremmo a vederlo, a percepirlo, se anche ce lo trovassimo di fronte.<\/p>\n<p>Ora, se noi parliamo di una natura umana, prima ancora di vedere in che cosa consista esattamente, dobbiamo ammettere che esiste, altrimenti non potremmo neanche parlarne; meglio ancora, non potremmo nominarla. Nominare qualcosa significa evocare quella cosa. Se parlo dei fantasmi, evoco l&#8217;esistenza dei fantasmi; altro discorso \u00e8 se ci creda davvero, o no; e se esistano fuori della mia mente, o no. Per\u00f2, se li nomino, li evoco; e se li sto evocando, allora li chiamo all&#8217;esistenza, in qualche forma, in qualche luogo. Forse non esistono in questa stanza, ma devono esistere, altrimenti non li potrei n\u00e9 pensare, n\u00e9 chiamare per nome. In questo senso, crediamo, Pirandello affermava che lo scrittore non \u00e8 colui che crea i personaggi delle sue opere, ma semplicemente colui che li chiama all&#8217;esistenza: laddove, da qualche parte, essi gi\u00e0 <em>sono<\/em>. Quel che viene chiamato all&#8217;esistenza, passa da una esistenza potenziale ad una esistenza reale: ma non vien fuori dal nulla, perch\u00e9 dal nulla niente vien fuori. Il nulla \u00e8 il nulla, vuoto, <em>nihil<\/em>. E se una forma \u00e8 vuota, quella forma \u00e8 nulla, non esiste. \u00c8 evidente pertanto che la natura umana esiste: \u00e8 una forma, anche se indeterminata e indefinita. Il mestiere di vivere consiste nel dare una forma alla propria natura di uomo, ed \u00e8 un compito che ciascuno deve compiere su se stesso. Ancora Pirandello, con una certa arguzia, ha osservato che la vita o la si vive, o la si scrive: in questo senso, lo scrittore \u00e8 colui che, invece di svolgere su se stesso il compito di diventare qualcuno, lo attua nei suoi personaggi, cio\u00e8 lo trasferisce da se stesso a qualcun altro, che esiste solo nella sua mente. Ma il concetto di fondo non cambia: sia pure attraverso i propri personaggi, anche lo scrittore si applica al compito di dare una forma alla natura informe dell&#8217;uomo che \u00e8 in lui. Nessuno vive e muore senza aver assunto una forma: mostruosa o beata, come abbiamo detto, ma una forma, alla fine, ciascuno l&#8217;assume. \u00c8 la vita stessa che la scolpisce nel volto e nell&#8217;anima delle persone; anche nel caso di quelle che non si pongono mai la questione di cosa vogliono diventare e che, perci\u00f2, lasciano che siano gli eventi ed il tempo a fare di loro ci\u00f2 che, alla fine, li caratterizza come esseri umani. In questo senso si pu\u00f2 anche dire, senza esagerare, che una bella fetta di umanit\u00e0 \u00e8 costituita da esseri sostanzialmente casuali, vale a dire che sono la risultante di azioni involontarie e di movimento inconsapevoli. Ci\u00f2 non toglie che anche per costoro si attui la legge universale, secondo la quale nessun uomo conserva una struttura indefinita, ma tutti, per una via o per un&#8217;altra, finiscono per assumere una certa forma, per diventare qualcosa che originariamente non erano, se non allo stato potenziale; nessuno, insomma, pu\u00f2 sottrarsi al mestiere di vivere, come lo chiamava Cesare Pavese; che \u00e8, poi, il mestiere di diventare questo o quell&#8217;uomo determinato, mentre il bambino piccolissimo \u00e8 ancora un essere umano indeterminato (tralasciando, in questa sede, il problema, puramente biologico, della determinatezza relativa al suo dna, ed anche, in certa misura, quella prodotta dall&#8217;ambiente esterno, cominciando dal seno materno rispetto al feto; perch\u00e9 \u00e8 chiaro che al filosofo interessa quel che l&#8217;uomo pu\u00f2 e deve diventare una volta fatta la tara dei fattori ereditari e di quelli esterni). E quel che resta \u00e8 la libert\u00e0 dell&#8217;uomo. Se poi uno non l&#8217;adopera, se lascia che la sua vita, e quindi la sua forma, siano determinati dal caso, ebbene anche questa sar\u00e0 una scelta, dopotutto: la scelta di non scegliere. Ma <em>\u00e8<\/em> una scelta, e sia pure in negativo. La libert\u00e0, infatti, consta di due facce: la libert\u00e0 di agire e quella di non agire; ma anche chi non agisce, anche chi lascia che altri agisca su di lui e per lui, ha compiuto comunque un&#8217;azione: l&#8217;azione di rinunciare a qualcosa che gli \u00e8 essenziale, perch\u00e9 la vita \u00e8 movimento, quindi \u00e8 azione.<\/p>\n<p>Giungiamo cos\u00ec alla conclusione perfettamente logica e naturale, che l&#8217;uomo, per ritrovarsi e per ricostruirsi, dopo aver perseguito cos\u00ec a lungo la propria auto-alienazione e la propria auto-demolizione, deve tornare a Dio. Pi\u00f9 precisamente: deve liberarsi dall&#8217;ossessione narcisista del suo piccolo io, per ritrovare quell&#8217;io pi\u00f9 grande, immenso, infinito, di cui possiede la nozione, la scintilla e la nostalgia: Dio. Ecco perch\u00e9 la civilt\u00e0 atea \u00e8 una civilt\u00e0 anti-umana: perch\u00e9 l&#8217;uomo, se sopprime in se stesso la ricerca di Dio, il bisogno di Dio, sopprime anche ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 caratteristicamente umano. Tutto il resto, tutto ci\u00f2 che noi tendiamo a vedere come umano, in realt\u00e0 non \u00e8 specifico dell&#8217;uomo; neppure la volont\u00e0 e la ragione, perch\u00e9 alcuni esperimenti dimostrano che anche alcuni animali superiori possono sviluppare queste facolt\u00e0, anche se in grado minore dell&#8217;uomo. La sola cosa che \u00e8 tipicamente umana, cio\u00e8 essenzialmente umana, ed esclusivamente umana, \u00e8 la relazione con Dio: il fatto che l&#8217;uomo, fin da quando sviluppa l&#8217;uso della ragione, si pone alla ricerca del suo Creatore si interroga sul perch\u00e9 egli \u00e8 stato creato, e desidera amare e servire Dio come un figlio desidera ritrovare, amare e onorare il genitore dal quale \u00e8 stato a lungo separata a causa di circostanze indipendenti dal suo volere. La ricostruzione di ci\u00f2 che \u00e8 umano passa attraverso il ritorno dell&#8217;uomo a Dio; senza questo movimento essenziale, l&#8217;uomo continuer\u00e0 ad allontanarsi sempre di pi\u00f9 dal suo centro, dalla sua essenza, e si condanner\u00e0 a una solitudine e ad una infelicit\u00e0 sempre pi\u00f9 grandi e sempre pi\u00f9 distruttive. La situazione \u00e8 rea ancor pi\u00f9 drammatica dal fatto che vi sono delle forze oscure, solo in parte di natura umana, le quali stano attuando una precisa strategia per spingere l&#8217;uomo sempre pi\u00f9 lontano da Dio, in modo da spingerlo sempre pi\u00f9 lontano da se stesso e poterlo, cos\u00ec, controllare e asservire, senza che egli neppure se ne renda conto, anzi, sotto le apparenze di un aumento della sua facolt\u00e0 decisionale. <em>La nostra battaglia infatti non \u00e8 contro creature fatte di sangue e di carne<\/em> &#8212; scrive san Paolo nella <em>Lettera agli Efesini<\/em>, 6, 12 &#8212; <em>ma contro i Principati e le Potest\u00e0, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti<\/em>.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 ancora qualcosa da dire, riguardo al ritorno dell&#8217;uomo a Dio. Non si tratta solo di percorrere, a ritroso, il giusto cammino a suo tempo abbandonato; n\u00e9 solo di riconoscere l&#8217;errore commesso e trarne tutti i necessari insegnamenti. Tutto questo non sarebbe ancora sufficiente. Si tratta di tornare non ad un dio qualsiasi, n\u00e9 a un dio abitudinario, al quale rivolgere un&#8217;adorazione formale. Si tratta di tornare al solo, vero Dio, riconoscendo che \u00e8 una teologia erronea anche quella che ci presenta tutte le religioni e tutte le fedi come altrettante strade per giungere alla Verit\u00e0. Dio \u00e8 la Verit\u00e0, ma la Verit\u00e0 \u00e8 una; o, se si preferisce la formula pi\u00f9 sfumata, ma sostanzialmente analoga, che viene preferita dalle filosofie dell&#8217;India, la verit\u00e0 non \u00e8 duale. Ora, il cristiano \u00e8 colui che ha fede in Colui che disse di s\u00e9: <em>Io sono la via, la verit\u00e0 e la vita<\/em>. Non disse: <em>io sono una delle vie<\/em>; ma disse: <em>io sono la via<\/em>. Il cristiano \u00e8 colui che ha fede in quel Dio che si \u00e8 reso visibile agli uomini e che li ha tanto amati, da farsi uomo come loro e offrire la sua vita per essi. Ritornare a Dio significa ritornare a Cristo; e ritornare a Cristo significa ritornare anche alla necessit\u00e0 della croce, perch\u00e9 senza la croce non v&#8217;\u00e8 resurrezione. Il cristiano \u00e8 colui che ha compreso il valore salvifico della croce e davanti ad essa non fugge, ma l&#8217;accetta, come l&#8217;ha accettata Cristo. Solo cos\u00ec Cristo pu\u00f2 vincere la morte anche per lui. Dice ancora il divino Maestro (<em>Matteo<\/em>, 16, 24-25): <em>Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perch\u00e9 chi vuol salvare la propria vita, la perder\u00e0; ma chi perder\u00e0 la propria vita per causa mia, la trover\u00e0.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da quando la nostra societ\u00e0 e la nostra cultura si sono allontanate da Dio, inseguendo il miraggio di una piena affermazione dell&#8217;umano, \u00e8 accaduto esattamente il<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[95,117,263],"class_list":["post-28436","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-angeli","tag-dio","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28436","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28436"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28436\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28436"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28436"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28436"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}