{"id":28428,"date":"2008-11-20T05:07:00","date_gmt":"2008-11-20T05:07:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/20\/la-risposta-sbagliata-al-senso-di-colpa-e-anche-la-piu-facile-perseverare-sulla-via-del-male\/"},"modified":"2008-11-20T05:07:00","modified_gmt":"2008-11-20T05:07:00","slug":"la-risposta-sbagliata-al-senso-di-colpa-e-anche-la-piu-facile-perseverare-sulla-via-del-male","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/20\/la-risposta-sbagliata-al-senso-di-colpa-e-anche-la-piu-facile-perseverare-sulla-via-del-male\/","title":{"rendered":"La risposta sbagliata al senso di colpa \u00e8 anche la pi\u00f9 facile: perseverare sulla via del male"},"content":{"rendered":"<p>Mi sono chiesto molte volte, Sabina, quale sia la forza malvagia che spinge le persone a perseverare nei propri errori, nei propri comportamenti sbagliati a danno del prossimo, pur rendendosi conto benissimo di agire male.<\/p>\n<p>Questo, per me, \u00e8 rimasto a lungo un enigma. Pensavo, come insegna Socrate, che gli esseri umani non si rendono conto di fare il male; perch\u00e9, se lo capissero, smetterebbero di farlo. Poi ho capito che non \u00e8 cos\u00ec; che sarebbe troppo bello e troppo semplice, se cos\u00ec fosse.<\/p>\n<p>No: molte volte gli esseri umani sanno bene quello che stanno facendo; sanno quale sia la differenza tra il bene e il male: e, ciononostante, imboccano volontariamente la via del male.<\/p>\n<p>Ho detto di aver capito che l&#8217;etica di Socrate si regge su una premessa erronea; devo correggermi: non l&#8217;ho capito, l&#8217;ho <em>visto<\/em>. E, precisamente, ho visto come si comportano i bambini, e pi\u00f9 ancora gli adolescenti, quando commettono una cattiva azione ai danni di un compagno.<\/p>\n<p>Cosa c&#8217;entrano i bambini? C&#8217;entrano, eccome: perch\u00e9 essi incominciano appena a intuire la differenza tra il bene e il male e, pertanto, osservarli significa osservare il comportamento umano anteriormente all&#8217;origine dell&#8217;etica.<\/p>\n<p>Capisci, Sabina? L&#8217;essere umano in s\u00e9 e per s\u00e9, cos\u00ec come esso \u00e8 realmente, prima che l&#8217;educazione, l&#8217;ambiente e tutto il resto comincino a modellarlo e dargli una struttura morale che, poi, lo accompagner\u00e0 per il resto della sua vita (anche se, crescendo, magari decider\u00e0 di infrangerla). Insomma, quell&#8217;uomo \u00abprimitivo\u00bb che tanto cercavano i <em>philosophes<\/em> illuministi e pre-romamtici, Rousseau in testa a tutti gli altri.<\/p>\n<p>Ricordi? Te ne ho gi\u00e0 parlato, narrandoti la storia del &#8216;ragazzo selvaggio&#8217; dell&#8217;Aveyron, sul quale il regista Truffaut ha costruito uno dei suoi film pi\u00f9 belli [cfr. il nostro precedente articolo: \u00abIl conflitto tra &quot;natura&quot; e &quot;cultura&quot; nel caso del ragazzo selvaggio dell&#8217;Aveyron\u00bb, consultabile anch&#8217;esso sul sito di Arianna Editrice].<\/p>\n<p>Quanto all&#8217;adolescenza, \u00e8 un discorso un po&#8217; diverso. Non \u00e8 che l&#8217;adolescente sia pre-morale o a-morale, come lo \u00e8 l&#8217;infanzia: l&#8217;adolescente sa distinguere perfettamente il bene dal male; per\u00f2 la tempesta ormonale che lo afferra e lo squassa e il tramonto delle sue certezze infantili e dei relativi punti di riferimento ne fanno una specie di \u00abanalfabeta di ritorno\u00bb sul piano etico.<\/p>\n<p>\u00c8 per questo che l&#8217;adolescente, cos\u00ec spesso, mostra di non saper valutare la portata e le conseguenze delle proprie azioni: non perch\u00e9 non conosca la differenza tra bene e male, ma perch\u00e9 \u00e8 talmente assorbito dai suoi problemi esistenziali, che la vista gli si offusca e la prospettiva gli si deforma, letteralmente; e i contorni del giusto e dell&#8217;ingiusto tendono a sfumare, a divenire ambigui e perfino inconsistenti, come un paesaggio ben noto ma che, per effetto del posarsi di un denso banco di nebbia, diviene all&#8217;improvviso sconosciuto e inquietante.<\/p>\n<p>Orbene: osservando i bambini e gli adolescenti, ho potuto constatare come si comportano allorch\u00e9 agiscono male nei confronti di un coetaneo, e l&#8217;adulto interviene, con tatto e delicatezza, per farlo notare loro.<\/p>\n<p>Il bambino prova vergogna per il male commesso e, se guidato, arriva a comprenderlo e a porgere le sue scuse o a tentare di rappacificarsi con la sua vittima. L&#8217;adolescente prova anch&#8217;egli vergogna, ma non \u00e8 altrettanto pronto a riconoscersi in torto e a offrire una riparazione; pu\u00f2 accadere che si incattivisca ulteriormente e che perseveri nei comportamenti precedenti.<\/p>\n<p>Questo mi ha fatto capire quanto sia ingenuo e semplicistico pensare che basti mostrare agli esseri umani la via del bene, perch\u00e9 essi la percorrano e volgano le spalle a quella del male. Tra capire il male che si sta facendo e cambiare strada c&#8217;\u00e8 un abisso: l&#8217;abisso che consiste nell&#8217;accettare di guardarsi dentro e di riconoscere le proprie vilt\u00e0, cattiverie e debolezze. Ed \u00e8 un abisso che tende ad allargarsi, allorch\u00e9 ci si sente addosso gli sguardi altrui e si teme, pi\u00f9 di ogni altra cosa, di essere giudicati.<\/p>\n<p>E allora diventa pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 facile fare finta di niente, negare ogni addebito e perseverare sulla via del male, magari accentuando la propria cattiveria. In ogni caso, quel che importa \u00e8 liberarsi dal peso del senso di colpa: senso di colpa che non nasce da un giudizio negativo degli altri, ma che la propria coscienza gi\u00e0 avverte, pi\u00f9 o meno oscuramente, nel momento stesso in cui l&#8217;ingiustizia viene commessa a danno di qualcuno.<\/p>\n<p>In questo, s\u00ec, Socrate aveva ragione: quando affermava (o, per dir meglio, lo affermava Platone per bocca di Socrate, ad esempio nel \u00abGorgia\u00bb) che \u00e8 pi\u00f9 infelice chi commette ingiustizia di chi non la commette, anche se il primo viene premiato dal successo e il secondo, al contrario, deve soffrire per la sua condotta improntata a giustizia.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 vero che il bene \u00e8 premio a se stesso, e che il bene fatto per ottenere riconoscimenti non paga; mentre commettere il male, al contrario, spesso consente di ottenere onori, denaro e potere. Per\u00f2, se \u00e8 vero che la persona onesta e virtuosa gode gi\u00e0 il premio del suo bene operare, che consiste nella pace dell&#8217;anima con se stessa (altro discorso, ovviamente, \u00e8 quello riguardante la pace dell&#8217;anima con la realt\u00e0 esterna), da ci\u00f2 non discende affatto che la persona che agisce in modo ingiusto sia pronta a ravvedersi, non appena abbia la possibilit\u00e0 di comprendere che la sua azione \u00e8 cattiva e che gli ruber\u00e0 la pace dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>Al contrario: per moltissime persone risulta pi\u00f9 facile (o, se preferisci, meno difficile) convivere con l&#8217;inferno nella propria anima, piuttosto che accettare di mettersi in conflitto con il proprio \u00abpiccolo io\u00bb, quello che vuole imperiosamente soddisfare tutte le proprie brame ed i propri capricci, con qualunque mezzo; e tanto pi\u00f9, se desistere dal male significa esporsi anche al giudizio degli altri.<\/p>\n<p>La maggior parte delle persone, infatti, teme pi\u00f9 l&#8217;umiliazione di dover fare ammenda del male commesso, che il disagio di essere giudicata negativamente sotto il profilo morale. In altre parole, non teme tanto di apparire ingiusta e cattiva, quanto di apparire debole e sconfitta.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 accade perch\u00e9 la maggior parte delle persone ha un \u00abpiccolo io\u00bb ipertrofico e, per contro, un S\u00e9 appena embrionale; e un S\u00e9 poco sviluppato implica anche un basso livello di autostima. Ora, avere poca stima di s\u00e9 \u00e8 precisamente ci\u00f2 che rende cos\u00ec difficile ammettere i propri sbagli, riconoscere le proprie colpe, chiedere perdono a coloro che abbiamo offeso. Tutte queste cose richiedono una personalit\u00e0 forte e un animo coraggioso: sono un sintomo di forza, non di debolezza; ma le persone dominate dal \u00abpiccolo io\u00bb non lo sanno e credono tutto il contrario.<\/p>\n<p>Per esse, riconoscere le proprie colpe e cercare di porvi rimedio \u00e8 un sintomo di debolezza: e non sono disposte ad apparire deboli, n\u00e9 davanti agli altri, n\u00e9 davanti a se stesse, proprio perch\u00e9, in qualche luogo profondo e nascosto del loro S\u00e9, sanno invece, perfettamente, di essere, appunto, deboli e vili.<\/p>\n<p>Ecco dunque, a grandi linee, il labirinto tortuoso e perverso del male, con le sue spirali che si autoalimentano incessantemente e che si nutrono, come le sanguisughe, di quelle stesse forze vive, dalle quali potrebbe scaturire la salvezza, se le persone in questione avessero il coraggio di afferrare le schifose bestiacce e di strapparle via dalla propria pelle, risparmiando a s\u00e9 stesse, con un attimo di acuta sofferenza, lunghi e interminabili tormenti senza speranza di redenzione.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 questo, Sabina, il castigo peggiore riservato a coloro i quali non hanno abbastanza coraggio, abbastanza lealt\u00e0 e onest\u00e0 con se stessi, per riconoscere il male commesso e per cercare di uscirne, nonch\u00e9 &#8211; fin dove possibile &#8211; di porvi rimedio: il fatto di precipitare nell&#8217;inferno della disperazione, della oscura consapevolezza che nessuna redenzione sar\u00e0 possibile.<\/p>\n<p>Nessun male compiuto \u00e8, forse, del tutto irrimediabile, finch\u00e9 sopravvive una coscienza desiderosa di tornare alla luce del bene, assumendosi la responsabilit\u00e0 di espiare volontariamente le proprie cattive azioni; ma, se tutte le nostre forze sono assorbite nello sforzo di mascherare il grido della coscienza anche a noi stessi &#8211; il grido, dico, della coscienza che urla di dolore non per il male subito, ma per il male commesso &#8211; allora tutto \u00e8 perduto, e quell&#8217;anima non uscir\u00e0 mai pi\u00f9 dal proprio inferno.<\/p>\n<p>In questo senso, Sabina, anche se a livello istintivo possiamo provare avversione e ripulsa per tutti coloro i quali, consapevolmente, si macchiano di ingiustizia nei confronti dei propri simili e perseverano nel male, senza mostrare alcun segno di ravvedimento, da un altro punto di vista dovremmo provare per essi una profonda piet\u00e0.<\/p>\n<p>Con il loro rifiuto di ammettere le proprie colpe e di espiare, si sono preclusi con le proprie mani l&#8217;unica via di salvezza, quella della redenzione; e si sono condannati a convivere per sempre con il senso di colpa represso o rimosso.<\/p>\n<p>Davvero, essi sarebbero meritevoli pi\u00f9 di commiserazione che di odio o disprezzo: si stanno gi\u00e0 infliggendo la peggiore delle punizioni, quella che non avr\u00e0 mai fine: vivere nella menzogna, nel tradimento permanente del proprio vero S\u00e9.<\/p>\n<p>Non vorremmo, per nulla al mondo, essere nei loro panni.<\/p>\n<p>Essere nei panni di una madre che ha ucciso il proprio figlio e che lo nega ostinatamente, gettando accuse di ogni tipo sui vicini di casa, su misteriosi personaggi venuti da fuori, sui giudici che, per pigrizia, hanno voluto incastrarla, invece di indagare seriamente.<\/p>\n<p>Essere nei panni di una coppia che ha massacrato un&#8217;intera famiglia di vicini di casa e che poi, dopo aver reso una piena confessione, ritratta ogni cosa e si proclama innocente, dicendo di essersi solo immedesimata nel ruolo degli assassini.<\/p>\n<p>E cos\u00ec via, di menzogna in menzogna, di vilt\u00e0 in vilt\u00e0: qualunque cosa, qualunque assurda inverosimiglianza, pur di rifiutare le proprie responsabilit\u00e0, di negare il male commesso.<\/p>\n<p>Anche di questo, Sabina, ricordo di averti gi\u00e0 parlato [cfr. l&#8217;articolo \u00abLa rimozione della colpa, malattia mortale della modernit\u00e0\u00bb, sempre sul sito di Arianna Editrice]; perci\u00f2 non mi soffermo oltre su questo aspetto.<\/p>\n<p>Tu forse penserai che sto esagerando, che sono troppo pessimista.<\/p>\n<p>Bene; ti chiedo allora di ripensare alla tua esperienza diretta, quotidiana, delle persone che stanno intorno a te.<\/p>\n<p>Avrai certamente notato come si originano certe piccole insofferenze, certe forme di malcelata insofferenza. Il tale, un certo giorno, ha commesso uno sgarbo, o una piccola scorrettezza nei tuoi confronti; e se ne \u00e8 accorto immediatamente. Ebbene, che cosa ha fatto a quel punto? Ti ha tolto il saluto.<\/p>\n<p>Ogni volta che t&#8217;incontra, si rabbuia. Un poco alla volta, \u00e8 divenuto un tuo nemico segreto e implacabile: quando ti incontra, vede rosso. Ce l&#8217;ha con te; ti vorrebbe incenerire, se potesse. E tutto questo, perch\u00e9? Perch\u00e9 si sente in colpa nei tuoi confronti; ma, non avendo la forza e l&#8217;onest\u00e0 di riconoscere il suo torto, ha preferito autoconvincersi che sei stata tu a commettere chi sa quale grave torto nei suoi confronti. Un po&#8217; alla volta, ha finito per vedere se stesso come la vittima, e tu come il suo persecutore.<\/p>\n<p>All&#8217;inizio, ogni volta che ti incontrava, era solo la vergogna del ricordo della sua cattiva azione; poi, gradualmente, insensibilmente, la ragione originaria di quel disagio \u00e8 stata dimenticata, cancellata nella sua memoria: non ci crederai, ma quella persona, a suo modo in buona fede, non se la ricorda pi\u00f9. In compenso, sa che tu lo perseguiti, che la tua sola presenza vale a togliergli la pace, la pace sacrosanta cui ogni essere umano ha diritto: e perci\u00f2 ti odia. Ti odia al punto che, se ne avesse l&#8217;occasione, ti farebbe tutto il male possibile, e questa volta in piena consapevolezza.<\/p>\n<p>Per intanto, si vendica della tua esistenza, dell&#8217;affronto intollerabile che la tua esistenza costituisce per lui, sparlando di te a pi\u00f9 non posso con tutto e con tutti, seminando parole velenose a destra e a manca, calunniandoti con quanto fiato ha in gola. Ma, se gli sar\u00e0 possibile, non dubitare che passer\u00e0 anche ai fatti: danneggiandoti nel lavoro, o economicamente, o in qualunque altra maniera gli si presenti.<\/p>\n<p>Ebbene, se questo accade con le persone che ti hanno fatto del male in maniera leggera e casuale, almeno all&#8217;inizio, figurati cosa succede con coloro che te ne hanno fatto tanto, e in modo assolutamente intenzionale.<\/p>\n<p>Davvero puoi immaginarti che costoro riconosceranno la propria colpa, e sia pure non per un atto doveroso di giustizia e di riparazione, ma anche solo per liberare la propria anima dall&#8217;inferno dei sensi di colpa?<\/p>\n<p>Giammai; tutto il contrario.<\/p>\n<p>Inutile dire che, agendo a quel modo, le persone che commettono il male non fanno altro che alimentare incessantemente i propri sensi di colpa; ma, invece di mettersi sulla via maestra della liberazione, imboccano i sentieri tortuosi della ulteriore degradazione.<\/p>\n<p>Sono i peggiori nemici di se stessi e, in qualche parte della loro anima, lo sanno. Non solo: in qualche angolo remoto della loro coscienza, essi si odiano e si disprezzano. Ma ci\u00f2 non basta affatto per farli rinsavire; non basta per rimetterli sulla buona strada: quella del riconoscimento del male fatto e della necessit\u00e0 di espiarlo.<\/p>\n<p>Soffrono; ma soffocano i sintomi del male e cercano di curarli sprofondando sempre pi\u00f9 nella via senza ritorno dell&#8217;ingiustizia e della cattiveria.<\/p>\n<p>Sono anime perse.<\/p>\n<p>Per questo ti dico, Sabina: cerca di tendere loro una mano, se puoi; e se no, abbi compassione di loro, e dirigi lontano i tuoi passi.<\/p>\n<p>Niente e nessuno li potr\u00e0 salvare: sono in bal\u00eca del male.<\/p>\n<p>Per quanto possano aver raggiunto, in apparenza, le mete pi\u00f9 desiderabili &#8211; onori, successo, potere &#8211; sono in verit\u00e0 dei miserabili, straziati a sangue dalle Furie del rimorso.<\/p>\n<p>Fingono di non provare rimorsi, anzi, di non riconoscersi colpevoli di nulla; ma non possono mentire a se stessi fino in fondo. Agli altri s\u00ec, forse; perfino alle mogli, ai mariti, ai figli, all&#8217;intera societ\u00e0.<\/p>\n<p>Ma alla propria anima, no.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 quella la loro condanna.<\/p>\n<p>Una condanna terribile, Sabina: abbi piet\u00e0 di loro, e passa oltre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi sono chiesto molte volte, Sabina, quale sia la forza malvagia che spinge le persone a perseverare nei propri errori, nei propri comportamenti sbagliati a danno<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[221],"class_list":["post-28428","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-platone"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28428","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28428"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28428\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28428"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28428"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28428"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}