{"id":28427,"date":"2015-07-28T05:54:00","date_gmt":"2015-07-28T05:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/la-resistenza-e-lerede-legittima-del-risorgimento\/"},"modified":"2015-07-28T05:54:00","modified_gmt":"2015-07-28T05:54:00","slug":"la-resistenza-e-lerede-legittima-del-risorgimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/la-resistenza-e-lerede-legittima-del-risorgimento\/","title":{"rendered":"La Resistenza \u00e8 l&#8217;erede legittima del Risorgimento?"},"content":{"rendered":"<p>La cultura politica che, per alcuni decenni, ha dominato la societ\u00e0 italiana dopo la Seconda guerra mondiale, ha rappresentato il Risorgimento come una rivoluzione mancata e la Resistenza come una promessa tradita; evidentemente, per\u00f2, non ha valutato quale pesantissima eredit\u00e0 una simile concezione lasciava alle generazioni successive, e quale spaventoso condizionamento per la vita politica e sociale della nazione.<\/p>\n<p>Dire che il Risorgimento \u00e8 stata una rivoluzione mancata, significava anche, implicitamente, suggerire che quella rivoluzione, prima o poi, qualcuno la doveva riprendere, e farla sul serio, per colmare il vuoto storico venutosi a creare nel tessuto della societ\u00e0 italiana; significava lasciar credere, o, talvolta, affermarlo apertamente, che tutti i ritardi, tutte le debolezze, tutte le incongruenze della vita nazionale soffrivano di questo peccato originale. Sostenere, poi, che la Resistenza era stata l&#8217;espressione di quelle forze nazionali che avevano cercato di riprendere e realizzare la &quot;rivoluzione mancata&quot; risorgimentale, ma che, anche questa volta, qualcosa non aveva funzionato, e la &quot;promessa&quot; di una societ\u00e0 migliore, pi\u00f9 libera e giusta, eccetera, era stata &quot;tradita&quot;, equivaleva a porre una terribile ipoteca sulla vita futura della societ\u00e0 italiana. Se qualcuno aveva tradito, infatti, avrebbe potuto tradire ancora: bisognava individuarlo; bisognava alzare il livello dello scontro politico, raddoppiare in diffidenza e in pratiche demistificanti: insomma, bisognava misconoscere l&#8217;Italia democratica e repubblicana in nome di quell&#8217;altra Italia, quella autenticamente democratica, che avrebbe dovuto nascere e non era nata, quella che avrebbe dovuto concludere il percorso iniziato dalle generazioni risorgimentali, e che non l&#8217;aveva compiuto.<\/p>\n<p>Si dice che le bugie abbiano le gambe corte: ebbene, proprio il fatto che la mitologia fondante dell&#8217;Italia democratica e repubblicana fosse stata intessuta di mezze verit\u00e0, cio\u00e8 di menzogne pi\u00f9 o meno spudorate, aveva sortito questo esito paradossale: che, nel corso di pochissimi decenni, quella mitologia si fosse usurata, e ci\u00f2 proprio in nome di quel bisogno di verit\u00e0 che scaturisce dalla condivisione della vita sociale in un organismo democratico, basato, appunto, sulla verit\u00e0 quale presupposto di ogni altro valore e di ogni altro bisogno. E il paradosso consisteva in questo: che il Risorgimento era stato davvero una rivoluzione mancata, ma non per le diaboliche trame di qualche nemico occulto, ma semplicemente per l&#8217;insufficienza delle forze politiche, sociali e morali che l&#8217;avevano prodotto; e che la Resistenza si era davvero riallacciata al Risorgimento, ma non diversamente da quanto aveva fatto il Fascismo stesso, ossia come tentativo di portare a compimento quel processo di formazione del popolo italiano, della sua coscienza civile, del suo sentimento nazionale, che le trincee del 1915-16 e la resistenza sul Piave del 1917-18 avevano portato a buon punto, ma che, subito dopo, era stato vanificato dalle discordie esplose nell&#8217;immediato dopoguerra e dalla strisciante guerra civile del 1919-1922 (rinnovatasi, ma in territorio spagnolo, nel 1936-39).<\/p>\n<p>Infine, era vero che qualcuno aveva tradito: ma non nel senso che la Vulgata di sinistra aveva ipotizzato; il tradimento non era consistito nel deviare, vanificare e disperdere il patrimonio morale e l&#8217;intenzione palingenetica della Resistenza, perch\u00e9 quel patrimonio morale era quantomeno dubbio (ogni forza suscitatrice di guerra civile, \u00e8 moralmente dubbia) e quella intenzione palingenetica era stata, in larga misura, appannaggio delle formazioni partigiani comuniste, le quali tutto volevano, tranne che instaurare un&#8217;Italia veramente democratica: al contrario, esse desideravamo importare e realizzare in Italia il modello sovietico, vale a dire un sistema politico rispetto al quale la dittatura mussoliniana appariva poco pi\u00f9 di un blando autoritarismo, tutto sommato pi\u00f9 goffo, ma bonario, che spietato e sanguinario. A tradire, pertanto, non era stato qualcuno o qualcosa all&#8217;interno del fronte resistenziale, ma la Resistenza in se stessa (a cominciare dal nome che essa si era dato, falsificando la realt\u00e0 storica, ossia assumendo una verit\u00e0 parziale a verit\u00e0 totale e ignorando la dimensione della guerra fratricida): non fenomeno democratico e di popolo, come \u00e8 stata rappresentata per almeno quattro decenni, ma guerra civile crudele, priva di appoggio da parte delle masse, moralmente discussa e discutibile, divisa al suo interno, vittima di funeste illusioni ideologiche e dominata dai deliranti disegni staliniani.<\/p>\n<p>Del resto, tutta la terminologia resistenziale nasce da un equivoco, da una deliberata e sistematica distorsione della verit\u00e0: che altro furono i GAP, i Gruppi di Azione Patriottica, ad esempio, se non gruppi terroristici quasi totalmente egemonizzati dall&#8217;ideologia totalitaria sovietica, che decidevano in totale autonomia, e in totale spregio del sentire comune, l&#8217;assassinio a sangue freddo di bersagli inermi o lo scatenamento di azioni sanguinose al preciso scopo di provocare una reazione nazista e fascista, onde costringere il popolo ad una pi\u00f9 incisiva partecipazione, quel popolo che si ostinava a restare &quot;apatico&quot; e che non mostrava sufficiente impegno nella lotta contro la &quot;belva nazifascista&quot;, non si mostrava abbastanza desideroso di riscattare la &quot;vergogna&quot; di avere soggiaciuto alla ventennale dittatura di Mussolini?<\/p>\n<p>Osserva Sergio Romano, partendo da una riflessione sui trascorsi rivoluzionari di Crispi &#8211; che questi, \u00a0una volta realizzata l&#8217;unit\u00e0 d&#8217;Italia, e giunto al potere egli stesso, si sforz\u00f2 di cancellare dalla memoria storica della nuova nazione &#8211; e, pi\u00f9 in generale, dal fatto che ogni nazione rimuove dal proprio passato ci\u00f2 che non le sembra pi\u00f9 presentabile, e seleziona, invece, avvolgendolo di retorica, ci\u00f2 che contribuisce a rafforzare il proprio mito, come il Risorgimento, nel caso dell&#8217;Italia (da: S,. Romano, &quot;Crispi&quot;, Milano, Bompiani, 1986, pp. 17-18).<\/p>\n<p>\u00abLa cosa non mi parrebbe tanto importante per la storia d&#8217;Italia se non constatassi che una stessa operazione pedagogica e estetica \u00e8 stata compiuta dalla resistenza dopo la caduta del fascismo. Non mi riferisco naturalmente alla guerra partigiana e agli atti di giustizia sommaria compiuti per un breve periodo [sic] dopo la caduta del conflitto. Mi riferisco a quelle manifestazioni di terrorismo e di violenza politica che caratterizzarono la guerra civile in Italia fra il 1943 e il 1945: le &quot;esecuzioni dei GAP, l&#8217;eliminazione di alcuni personaggi che avevano assunto per il fascismo repubblicano valore di simbolo (Pericle Ducati, Giovanni Gentile), gli attentati diretti a provocare le reazioni dell&#8217;avversario e a coinvolgere la popolazione civile, come quello di via Rasella a Roma. In questo caso parlare di silenzio sarebbe del tutto improprio. Compiuti in circostanze del tutto diverse da quelle che avevano distinto la cospirazione risorgimentale e in un&#8217;epoca in cui la pubblicit\u00e0 dell&#8217;avvenimento era garantita, se non altro, dalle versioni contraddittorie della guerra psicologica, quei fatti godettero subito di larga notoriet\u00e0. Ma il dibattito sulla loro legittimit\u00e0 politica e morale rimase per molto tempo generico e approssimativo, mentre la descrizione degli episodi mostr\u00f2 sin dall&#8217;inizio una spiccata tendenza a sopprimere gli aspetti contenziosi fissando una volta per tutte i loro lineamenti storico-estetici. Ecco tre esempi tratti da uno dei primi libri sulla Resistenza, la &quot;Breve storia della Resistenza italiana&quot; di Roberto battaglia e Giuseppe Garritano (Torino, Einaudi, 1955).<\/p>\n<p>le azioni dei GAP &quot;contrappongono il pronto castigo alla violenza bestiale dei nazi-fascisti&quot;. L&#8217;attentato di via Rasella \u00e8 un&#8217;azione di guerra condotta da formazioni militari agli ordini della giunta militare del CLN contro mercenari nazisti: &quot;trentadue nazisti appartenenti alla &#8216;S\u00fcdtiroler Ordnungsdiebnst&#8217; (milizia volontaria sorta nell&#8217;Alto Adige con compiti di polizia) cadevano sul posto, la colonna ripiegava in preda al terrore, attaccata nuovamente dal fuoco dei gappisti&quot;. E l&#8217;uccisione di Gentile \u00e8 l&#8217;esecuzione d&#8217;una condanna firmata dallo stesso filosofo, una sorta di suicidio in cui la Resistenza offre il proprio braccio secolare alla &quot;moralit\u00e0 della storia&quot;. Potremmo citare altri esempi tratti dalla stampa di partito, discorsi politici e pubblicazioni apologetiche. Ci limiteremo ad osservare che queste versioni della guerriglia urbana e del terrorismo politico in Italia fra &#8217;43 e &#8217;45 non sono ideologicamente innocenti. Esse concorrono a quell&#8217;equazione fra Risorgimento e Resistenza che \u00e8 uno dei temi dominanti della letteratura politica italiana sino alla seconda met\u00e0 degli anni sessanta. E come il Risorgimento aveva cancellato dal proprio autoritratto tutto ci\u00f2 che poteva apparire moralmente discutibile o contestabile, cos\u00ec la Resistenza, per assomigliare al Risorgimento, accredita di se stessa una versione stilizzata e oleografica. In circostanze diverse essa contrappone alla curiosit\u00e0 delle nuove generazioni la stessa brusca risposta che Crispi aveva dato ai suoi collaboratori quando li aveva dissuasi dal porre domande con l&#8217;affermazione sacramentale che quelle cospirazioni avevano fatto l&#8217;Italia.<\/p>\n<p>Dovettero passare molti anni \u00a0\u00e8 perch\u00e9 alcuni episodi di terrorismo &#8211; l&#8217;attentato di via Rasella, l&#8217;uccisione di Gentile &#8211; venissero discussi concretamente, talora con il contributo di persone che erano state testimoni o protagonisti di quegli avvenimenti. Ma ci\u00f2 \u00e8 avvenuto non tanto per scrupolo storiografico della cultura italiana quanto sotto l&#8217;impatto psicologico della situazione che il paese dovette affrontare a partire dalla fine degli anni sessanta. Personalmente credo che questo ritardo abbia avuto molte conseguenze sul dibattito politico italiano degli ultimi anni e sul modo in cui il fenomeno terrorista venne percepito e apprezzato. Non avremmo impiegato tanti anni ad accettare la tesi degli opposto estremismi e non avremmo negato cos\u00ec lungamente come menzogneri e provocatorii certi &quot;album di famiglia&quot; se avessimo riconosciuto che la violenza politica \u00e8 iscritta nel certificato di battesimo dello Stato nazionale e che essa pu\u00f2 quindi fornire patenti di legittimit\u00e0 a chi voglia servirsene in una certa prospettiva. Se il Risorgimento \u00e8 una rivoluzione mancata e la Resistenza una promessa tradita &#8211; come una parte della cultura italiana ha ripetutamente affermato negli ultimi quarant&#8217;anni &#8211; non \u00e8 sorprendente che qualcuno ricorra ai mezzi del Risorgimento e della Resistenza per completare quella rivoluzione e realizzare quella promessa.\u00bb<\/p>\n<p>Insomma: finch\u00e9 gli attentatori di Via Rasella continueranno a essere indicati, da una storiografia ideologizzata e subalterna alle logiche filo-resistenziali, come legittimi combattenti per la libert\u00e0; e fino a che la rappresaglia delle Fosse Ardeatine continuer\u00e0 ad essere decontestualizzata, ignorando o minimizzando l&#8217;antefatto e avvolgendo quel tragico episodio di retorica a buon mercato, vorr\u00e0 dire la cultura italiana non sar\u00e0 stata capace di confrontarsi onestamente con il proprio passato recente.<\/p>\n<p>Come stupirsi, allora &#8212; come osserva giustamente Sergio Romano &#8212; se la tragica irruzione del terrorismo brigatista, negli anni Settanta del &#8216;900, non \u00e8 stata riconosciuta, e a lungo, per quello che realmente era, e se gli intellettuali, i partiti, l&#8217;opinione pubblica si sono rifiutati per anni, anche di fronte all&#8217;evidenza, di abbandonare il preconcetto che l&#8217;unico terrorismo possibile fosse quello di destra, neofascista, perch\u00e9 la ideologia di sinistra non poteva produrre certe cose, visto che essa era intimamente &quot;buona&quot;, democratica, impregnata dei valori della giustizia e della libert\u00e0 e incapace di praticare una violenza gratuita e indiscriminata?<\/p>\n<p>E qui arriviamo al presente. Gli stessi intellettuali e uomini politici che facevano questa lettura, totalmente fuorviante e inattendibile, del fenomeno terroristico negli &quot;anni di piombo&quot;, sono rimasti nei loro posti di potere o li hanno trasmessi ai loro figli (sovente, anche nel senso letterale, anagrafico, del termine): non vi \u00e8 stata, da parte loro, alcuna assunzione di responsabilit\u00e0, alcun riconoscimento dell&#8217;errore compiuto; sono rimasti nelle loro posizioni di potere per forza d&#8217;inerzia, continuando a blaterare le stesse formule sempre pi\u00f9 stantie, le stesse giaculatorie sempre pi\u00f9 ipocrite. E stanno tuttora esercitando un peso decisivo sull&#8217;informazione, sulla cultura e sulla politica italiana dei nostri giorni, come se nulla fosse accaduto.<\/p>\n<p>Nei Paesi che conobbero il pluridecennale totalitarismo sovietico, questa chiarificazione c&#8217;\u00e8 stata: dolorosa, sofferta, ma necessaria per il ritorno a una normalit\u00e0 democratica; da noi, anche a causa della collocazione dell&#8217;Italia all&#8217;interno dello schieramento internazionale risultato vittorioso al termine della &quot;guerra fredda&quot; (quello atlantico), non c&#8217;\u00e8 stata affatto: e cos\u00ec le ipocrisie vanno avanti, le mezze verit\u00e0 seguitano ad essere spacciate per verit\u00e0 totali, e l&#8217;ideologia fasulla che fu all&#8217;origine di tali distorsioni non \u00e8 stata demistificata.<\/p>\n<p>Queste sono le cose che impediscono tuttora all&#8217;Italia di essere un Paese normale, con una democrazia normale, con una classe di governo normale, con un sistema d&#8217;informazione pubblica normale, e &#8211; pertanto &#8211; con una opinione pubblica normale. Finch\u00e9 non verranno sollevati i veli della faziosit\u00e0 e dell&#8217;ipocrisia, persister\u00e0 anche la nostra impossibilit\u00e0 di essere una societ\u00e0 normale. E continueremo ad essere un Paese anomalo, nel quale si candidano alle elezioni dei politici gi\u00e0 condannati in tribunale, e gli elettori li votano e li eleggono, come se fosse la cosa pi\u00f9 naturale &#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cultura politica che, per alcuni decenni, ha dominato la societ\u00e0 italiana dopo la Seconda guerra mondiale, ha rappresentato il Risorgimento come una rivoluzione mancata e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[92],"class_list":["post-28427","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28427","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28427"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28427\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28427"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28427"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28427"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}