{"id":28426,"date":"2015-07-29T12:36:00","date_gmt":"2015-07-29T12:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/da-dove-nasce-tutto-questo-risentimento-contro-le-virtu-cristiane\/"},"modified":"2015-07-29T12:36:00","modified_gmt":"2015-07-29T12:36:00","slug":"da-dove-nasce-tutto-questo-risentimento-contro-le-virtu-cristiane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/da-dove-nasce-tutto-questo-risentimento-contro-le-virtu-cristiane\/","title":{"rendered":"Da dove nasce tutto questo risentimento contro le virt\u00f9 cristiane?"},"content":{"rendered":"<p>Quando si parla delle virt\u00f9 morali che la tradizione europea ha ereditato dal cristianesimo, e che sono sensibilmente diverse da quelle trasmesse dal mondo classico &#8212; la mitezza in luogo della ferocia; il perdono in luogo della vendetta; la collaborazione, la benevolenza e la pace in luogo dell&#8217;eterna lotta di tutti contro tutti &#8212; si nota, sovente, una reazione che sembra partire da un riflesso condizionato: una reazione negativa, fatta di svalutazione e di derisione, come a suggerirne non solo il carattere fondamentalmente erroneo, ma anche una permanente ipocrisia.<\/p>\n<p>Si prenda, per cominciare, il concetto di bont\u00e0: dire che una azione \u00e8 buona, che una persona \u00e8 buona, che un consiglio \u00e8 buono, tutto questo suscita, quasi istintivamente, un moto di diffidenza, di sospetto, quando non di aperta e veemente ripulsa; si citano episodi della storia, medievale o moderna, che mostrerebbero la falsit\u00e0 del concetto cristiano di &quot;bont\u00e0&quot;; si tirano fuori Freud e l&#8217;inconscio, sostenendo che chi vuol essere buono, o piuttosto apparire tale, in realt\u00e0 \u00e8 mosso da impulsi cattivi, egoistici, inconfessabili, e che mira soltanto a dissimularli; e si conclude con un sorrisetto che vorrebbe essere furbo, come a dire: \u00abQua nessuno \u00e8 stupido; ci vuol altro per darcela a bere: noi sappiamo perfettamente come stanno, in realt\u00e0, le cose\u00bb.<\/p>\n<p>Non \u00e8 solo incredulit\u00e0 e non \u00e8 solo scetticismo; \u00e8 proprio una forma di risentimento, come se il parlare delle virt\u00f9 cristiane suscitasse una esasperazione, una indignazione, una sacrosanta ripulsa in tutti coloro i quali &#8212; e chi non vorrebbe essere della partita? &#8212; si considerano &quot;moderni&quot;, vale a dire figli di una societ\u00e0 che ha fatto dell&#8217;uomo il proprio termine esclusivo di paragone e che, in nome di una scienza materialista e di un relativismo assoluto, ha abolito dal proprio orizzonte concettuale qualsiasi nozione di valori assoluti, di verit\u00e0 perenni, di virt\u00f9 permanenti. A chiunque osi parlare di tali cose, subito si risponde indignati: \u00abMa come, tu credi ancora a codeste favole per fanciulli e per vecchierelle? Tu solo sei cos\u00ec ignorante, cos\u00ec arretrato, da non aver sentito la grande notizia, ormai definitivamente assodata e universalmente accettata: che Dio \u00e8 morto, e che, con lui, sono morte tutte le virt\u00f9 che pretendevano di fondarsi su d&#8217;un modello ideale e perfetto, un modello assoluto, slegato dalle contingenze del tempo e dello spazio, in breve, su un piano di realt\u00e0 soprannaturale? Solo tu trascini ancora la tua esistenza in mezzo alle superstizioni del passato e all&#8217;oscurantismo di una morale obsoleta, basata sul tradimento del corpo e delle sue legittime esigenze?\u00bb.<\/p>\n<p>Ecco: c&#8217;\u00e8 del risentimento, in costoro; non un freddo e lucido distacco da un paradigma culturale e spirituale giudicato ormai superato, ma un vivo e astioso risentimento, che tradisce, a ben guardare, proprio il fatto che quel paradigma, quel sistema di valori, quell&#8217;insieme di modi di sentire, di pensare, di pregare, di amare, non \u00e8 poi cos\u00ec remoto e sorpassato, come si vorrebbe far credere. Chi si risente, si risente contro qualcosa di attuale: il passato non suscita in noi risentimento, ma, tutt&#8217;al pi\u00f9, noia e fastidio, anche qualora lo giudichiamo in maniera del tutto negativa. &quot;Risentirsi&quot;, equivale a scaldarsi contro qualcosa o qualcuno, provare della rabbia, del rancore: e non si prova rabbia, n\u00e9 rancore per i morti, o per i moribondi. Ci si scalda quando ci si sente sfidati nell&#8217;intimo della propria anima, delle proprie convinzioni pi\u00f9 profonde, nella sfera sacra di ci\u00f2 che si ritiene essenziale, intangibile, irrinunciabile: ci si scalda allorch\u00e9 si sente che tutto questo \u00e8 minacciato; e, se \u00e8 cos\u00ec, allora \u00e8 chiaro che non pu\u00f2 trattarsi d&#8217;una cosa che viene dal passato, che per noi non significa pi\u00f9 nulla, perch\u00e9, in tal caso, non si proverebbe risentimento, ma solo indifferenza e, al massimo, una qualche forma d&#8217;insofferenza.<\/p>\n<p>Karol Wojtyla, che era anche un fine teologo, osservava, a proposito della virt\u00f9 della castit\u00e0 &#8212; ma il ragionamento si potrebbe estendere a tutte le altre virt\u00f9 consegnateci dalla tradizione e dall&#8217;educazione cristiana (da: K. Woytyla, \u00abAmore e responsabilit\u00e0\u00bb (titolo originale: \u00abMilosc i odpowiedzialnosc\u00bb, Krakow, Wydawnictwo &quot;Znak&quot;, traduzione dal polacco di Ambretta Berti Milanoli, Milano, Marietti, 1978, pp. 131-133):<\/p>\n<p>\u00abLA CASTIT\u00c0 E IL RISENTIMENTO.<\/p>\n<p>Il titolo di questo paragrafo \u00e8 desunto da Max Scheler, autore dello studio &quot;Riabilitazione della virt\u00f9&quot; (&quot;Rehabilitierung der Tugend&quot;). Sembra una provocazione. Infatti, pu\u00f2 venir riabilitato solo colui (o ci\u00f2) che ha peso la buona fama e il diritto alla stima. Ora la virt\u00f9 in generale, e la virt\u00f9 di castit\u00e0 in particolare, hanno peso la loro buona reputazione? La castit\u00e0 non viene pi\u00f9 considerata dagli uomini una virt\u00f9? Ma qui non si tratta esclusivamente della buona fama. Il solo appellativo &quot;virt\u00f9&quot; e un riconoscimento nominale non risolvono il nostro problema. Qui si parla del diritto di cittadinanza nell&#8217;anima e nella volont\u00e0 umana, perch\u00e9 l\u00ec \u00e8 il suo vero posto, al di fuori del quale la virt\u00f9 cessa di esistere come essere reale. La stima per le parole &quot;virt\u00f9&quot; o &quot;castit\u00e0&quot; non ha allora pi\u00f9 molto valore. Scheler trovava che fosse necessario riabilitare la virt\u00f9, perch\u00e9 aveva intuito nell&#8217;uomo contemporaneo un atteggiamento spirituale contrario alla stima vera. Ha chiamato questo atteggiamento &quot;risentimento&quot;.<\/p>\n<p>Il risentimento consiste in un falso atteggiamento nei confronti dei valori. \u00c8 una mancanza di obbiettivit\u00e0 di giudizio e di valutazione, che ha origine nella debolezza della volont\u00e0. Infatti, per raggiungere o realizzare un valore pi\u00f9 alto, \u00e8 necessario che noi forniamo uno sforzo maggiore di volont\u00e0. Quindi, per liberarsi soggettivamente dall&#8217;obbligo di fornire questo sforzo, per convincersi dell&#8217;inesistenza di questo valore, l&#8217;uomo ne riduce l\u00ec importanza, gli rifiuta il rispetto al quale esso in realt\u00e0 ha diritto, arriva perfino a vedersi un male, sebbene l&#8217;oggettivit\u00e0 obblighi a vedervi un bene. Si direbbe quindi che il risentimento possieda gli stessi tratti caratteristici del peccato capitale di accidia. Secondo san Tommaso, l&#8217;accidia &quot;acedia&quot; \u00e8 quella &quot;tristezza che deriva dalla difficolt\u00e0 del bene&quot;. Tuttavia, la tristezza in quanto tale non falsa il bene: indirettamente, sostiene persino nell&#8217;anima la stima per l suo valore. Il risentimento si spinge pi\u00f9 in l\u00e0: non soltanto deforma l&#8217;immagine del bene, ma, perch\u00e9 l&#8217;uomo non sia costretto ad elevarsi faticosamente fino al bene vero e perch\u00e9 possa &quot;in tutta sicurezza&quot; riconoscere come bene quel che gli conviene e che gli \u00e8 comodo, svaluta i valori che meritano la stima. Il risentimento fa parte della mentalit\u00e0 soggettivistica, in cui il piacere sostituisce il vero valore.<\/p>\n<p>Se c&#8217;\u00e8 una virt\u00f9 che a causa del risentimento ha perso il proprio diritto di cittadinanza nell&#8217;anima, nella volont\u00e0, nel cuore dell&#8217;uomo, \u00e8 proprio la castit\u00e0. Ci si \u00e8 dati da fare per costruire tutta una argomentazione atta a dimostrare ch&#8217;essa non soltanto non \u00e8 utile all&#8217;uomo, ma al contrario gli \u00e8 nociva. A questo proposito basta ricordare, anche brevemente, quelle diverse riserve pseudo-igieniche e mediche, formulate riguardo alla castit\u00e0 e alla continenza sessuale. L&#8217;argomento: &quot;Una castit\u00e0 eccessiva (\u00e8 d&#8217;altra parte difficile stabilire che cosa s&#8217;intenda con questo) \u00e8 nociva alla salute; un giovane deve soddisfare le proprie esigenze sessuali&quot; \u00e8 sempre attuale. Ma nella castit\u00e0 e nella continenza sessuale si vedono soprattutto dei grandi nemici dell&#8217;amore, e per questo fatto si rifiuta loro la stima e il diritto di cittadinanza nell&#8217;anima umana. Secondo questa opinione, la castit\u00e0 trova la propria ragione d&#8217;essere AL DI FUORI dell&#8217;amore dell&#8217;uomo e della donna, ma non in esso. \u00c8 proprio a partire da argomentazioni del genere che il risentimento si diffonde; d&#8217;altra parte, non costituisce una particolarit\u00e0 della nostra epoca: un&#8217;inclinazione al risentimento sonnecchia nell&#8217;anima di ogni uomo. Il cristianesimo vede in esso una conseguenza del peccato originale. Se perci\u00f2 dobbiamo liberarci del risentimento, e soprattutto delle sue conseguenze sul nostro modo di considerare il grave problema della castit\u00e0, bisogna che in qualche modo riabilitiamo la castit\u00e0. Conviene eliminare in primo luogo tutta quella zavorra di soggettivit\u00e0 che grava sulle nostre opinioni a proposito dell&#8217;amore e della felicit\u00e0 che esso pu\u00f2 apportare all&#8217;uomo e alla donna.<\/p>\n<p>Si sa che l&#8217;amore deve essere integrale, tanto in ciascuna delle persone che si amano, quanto tra loro. [&#8230;] L&#8217;amore non pu\u00f2 restare soltanto una relazione soggettiva, in cui si manifestino le energie della sensualit\u00e0 e dell&#8217;affettivit\u00e0 ridestate dalla tendenza sessuale; perch\u00e9 allora non raggiunge il proprio livello personale, n\u00e9 pu\u00f2 unire le persone. Perch\u00e9 possa unire veramente l&#8217;uomo e la donna e raggiungere il proprio pieno valore personale, bisogna che abbia una solida base nell&#8217;affermazione del valore della persona. Partendo di l\u00ec, \u00e8 facile arrivare a designare realmente il bene della persona amata &#8212; un bene degno della persona &#8212; grazie al quale l&#8217;amore apporta la felicit\u00e0, \u00e8 &quot;eurogeno&quot;. L&#8217;uomo e la donna desiderano l&#8217;amore perch\u00e9 contano sulla felicit\u00e0 che esso offrir\u00e0 loro.\u00bb<\/p>\n<p>Ci fermiamo qui, perch\u00e9 non intendiamo, in questa sede, addentrarci nel discorso specifico sulla natura dell&#8217;amore, sulla relazione che esso presuppone fra due esseri umani, sui bisogni da cui nasce e sugli scopi che realizza; \u00e8 sufficiente, ai fini del nostro ragionamento, prendere il caso della castit\u00e0 come un esempio tipico della maniera in cui la cultura contemporanea si comporta nei confronti delle virt\u00f9 cristiane. Semplicemente, le pone come antitetiche alla realizzazione dell&#8217;uomo, dei suoi bisogni autentici, perfino della sua salute fisica e psicologica; e, partendo da questo pregiudizio &#8212; che, a sua volta, si giustifica col pregiudizio che l&#8217;uomo non abbia bisogno di Dio, n\u00e9 di fondare nel soprannaturale la propria dimensione naturale, e dunque anche la propria legge morale &#8212; svaluta, deride e disprezza quelle virt\u00f9, non prendendosi la briga di mostrare in che cosa esse sarebbero contrarie al bene dell&#8217;uomo, ma, piuttosto, volendo giustificare la propria debolezza di fronte ai vizi contrari, che non vuole chiamare vizi, ma che vuole promuovere al rango di &quot;nuove&quot; virt\u00f9, precisamente allo scopo di rimuovere il senso di colpa.<\/p>\n<p>Non basta, insomma, abbandonarsi al vizio; bisogna anche fare in modo che la coscienza non rimorda: allora si proclama che il vizio \u00e8 cosa &quot;naturale&quot;, e dunque buona in se stessa: si d\u00e0 per scontato, infatti, che la &quot;natura&quot; sia buona in quanto tale, senza tener conto n\u00e9 del fatto che la &quot;natura&quot;, cos\u00ec concepita, ossia come un super-individuo, non esiste, ma ci\u00f2 che indichiamo con quel nome \u00e8 l&#8217;insieme dei fenomeni naturali; n\u00e9 del concetto cristiano del peccato originale, che si innesta sul tronco di una natura buona, deviandola, per\u00f2, in una maniera tale, da rendere impossibile alle sole forze umane di ristabilire l&#8217;equilibrio originario.<\/p>\n<p>Wojtyla, peraltro, ci sembra attribuire troppa importanza al fatto della volont\u00e0: non basta dire che le virt\u00f9 vengono svalutate e denigrate, perch\u00e9 non si ha pi\u00f9 la forza di volont\u00e0 di perseverare in esse: bisogna chiedersi perch\u00e9 tale volont\u00e0 si \u00e8 indebolita. Certo, per lo smodato desiderio d&#8217;inseguire il proprio piacere; ma, di nuovo: quando la cosa \u00e8 divenuta talmente forte, da rendere necessario che, per legittimarla, si son dovute sovvertire e capovolgere le virt\u00f9 e degradarle ad altrettanti vizi, come fa, appunto, Giovanni Boccaccio nelle sue novelle, allorch\u00e9 dichiara l&#8217;amore una forza &quot;naturale&quot; e, dunque, non solo irresistibile, ma buona in se stessa, sempre e comunque, e presenta come &quot;male&quot;, per conseguenza, tutto ci\u00f2 che vi si oppone, fossero pure le pi\u00f9 sacre leggi morali e le pi\u00f9 radicate norme del vivere sociale? Se fosse stato coerente &#8212; ma i suoi epigoni, alla fine, hanno imparato ad esserlo &#8212; avrebbe dovuto celebrare ed esaltare non solamente l&#8217;adulterio, ma anche l&#8217;omosessualit\u00e0, la pedofilia, il sadismo, l&#8217;incesto e qualunque altra forma di &quot;amore&quot;, visto che, per lui, l&#8217;amore non \u00e8 altro che la soddisfazione del desiderio sensuale.<\/p>\n<p>Ecco, il punto \u00e8 questo: la volont\u00e0 si indebolisce, quando la morale si relativizza; e la morale si fa relativa, quando si perde di vista l&#8217;unit\u00e0 della coscienza (celebrando il pirandelliano \u00abnon si sa come\u00bb), cio\u00e8, a ben guardare, l&#8217;unit\u00e0 della persona. Solo se si tiene fermo all&#8217;unit\u00e0 della persona, si comprende perch\u00e9 le virt\u00f9 non possono essere capovolte a piacere, e non basta porvi accanto un segno &quot;pi\u00f9&quot; per nobilitarle, n\u00e9 un segno &quot;meno&quot; per svalutarle: la persona, infatti, non vive di capricci, di impulsi bruti, di pulsioni selvagge che bisogna soddisfare a ogni costo, in nome della &quot;salute&quot;: ma \u00e8 un essere individuale, ragionevole, dotato di libert\u00e0 e volont\u00e0, che pu\u00f2 comprendere quale sia il vero bene solo se non rompe la sua relazione ontologica con l&#8217;Essere. Diversamente, essa si trasforma in una scheggia impazzita, abbandonata alla tempesta degli istinti primordiali e delle passioni disordinate, che, per non sentire pi\u00f9 il richiamo della coscienza, si corazza e s&#8217;indurisce di risentimento contro il bene: e diventa, cos\u00ec, la peggiore nemica di se stessa&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si parla delle virt\u00f9 morali che la tradizione europea ha ereditato dal cristianesimo, e che sono sensibilmente diverse da quelle trasmesse dal mondo classico &#8212;<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[265],"class_list":["post-28426","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-virtu"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28426","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28426"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28426\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28426"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28426"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28426"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}