{"id":28417,"date":"2018-08-20T01:28:00","date_gmt":"2018-08-20T01:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/20\/occorre-ripristinare-il-primato-del-reale-sul-pensiero\/"},"modified":"2018-08-20T01:28:00","modified_gmt":"2018-08-20T01:28:00","slug":"occorre-ripristinare-il-primato-del-reale-sul-pensiero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/20\/occorre-ripristinare-il-primato-del-reale-sul-pensiero\/","title":{"rendered":"Occorre ripristinare il primato del reale sul pensiero"},"content":{"rendered":"<p>Il male pi\u00f9 grande che il pensiero moderno ha causato alla societ\u00e0 e alla cultura \u00e8 stato quello di aver affermato il primato del pensiero sul reale, invertendo il rapporto naturale fra i due e gettando in soffitta, nello spazio di pochi anni, una tradizione antica duemila anni. Salvo rare eccezioni, i filosofi, da quando \u00e8 nata la filosofia, hanno visto nel pensiero lo strumento per esplorare il reale, ma non la garanzia della realt\u00e0 di questo: non hanno mai pensato, cio\u00e8, che il pensiero garantisca l&#8217;esistenza delle cose, ma, al contrario, che l&#8217;esistenza delle cose garantisce la possibilit\u00e0 del pensiero. Se il monde sussiste, non \u00e8 perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 il pensiero; il pensiero invece esiste perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 il mondo. Questa \u00e8 stata la base di ogni sana filosofia, dai presocratici al rinascimento. Poi, nel 1600, arriva la cosiddetta rivoluzione scientifica, arrivano i Cartesio, i Galilei, i Bacone, gli Spinoza, i Leibniz, i quali, per quanto possano essere in disaccordo fra loro su delle singole questioni, condividono per\u00f2 l&#8217;orizzonte complessivo, quello che gli storici della filosofia chiamano l&#8217;avvento del razionalismo. Da quel momento, la filosofia capovolge letteralmente la sua prospettiva e opera una &quot;rivoluzione copernicana&quot;, che, in una progressione graduale, ma irresistibile, spazzer\u00e0 via, uno dopo l&#8217;altro, tutti i puntelli del pensiero realista, per sostituirli con un razionalismo sempre pi\u00f9 esasperato. Il culmine di questo processo arriver\u00e0 due secoli dopo, con l&#8217;idealismo e con la pretesa di Fichte, Hegel e Schelling che non sia l&#8217;essere a creare il pensiero, ma il pensiero a creare l&#8217;essere. Oltre questo limite non si poteva andare, e infatti n on si \u00e8 andati; si poteva per\u00f2 fare ancora molta strada sulla via della distruzione della concezione realista, e la si \u00e8 fatta, con tenacia, con perseveranza, si direbbe con zelo. Si potevano mettere in dubbio o far cadere gli ultimi capisaldi del realismo: primo fra tutti, l&#8217;io della coscienza, caposaldo al quale neppure Cartesio aveva voluto rinunciare, anzi, che il filosofo francese aveva posto a garanzia del conoscere, e perfino dell&#8217;essere. Ma se nulla, di ci\u00f2 che \u00e8 reale, \u00e8 come appare; se nulla pu\u00f2 essere accertato in senso assoluto, ma solo pensato in va teoretica; se quello che conta non \u00e8 che le cose abbiano un senso, ma che abbia un senso il discorso sulle cose; se, infine, nessuno pu\u00f2 dire che noi siamo, ma soltanto prendere atto che in quello che diciamo &quot;io&quot; vi \u00e8 un fascio di idee e di associazioni mentali, oltre le quali nessuno pu\u00f2 dire se esista davvero il noumeno, la cosa in s\u00e9: allora, chi pu\u00f2 dire con certezza se non viviamo, come a un certo punto azzarda Shakespeare ne <em>La Tempesta<\/em>, all&#8217;interno di un sogno, in un mondo fatto della stessa, impalpabile sostanza di cui sono fatti i sogni? Chi pu\u00f2 garantire qualsiasi cosa, tranne ci\u00f2 che si pu\u00f2 empiricamente constatare, ma solo nell&#8217;istante presente e alle condizioni presenti, e ci\u00f2 che \u00e8 incontrovertibilmente certo sul piano della logica, in particolare della logica matematica, ma non lo \u00e8 affatto sul piano di quella che siamo soliti chiamare la realt\u00e0 concreta? Tutto diventa opinabile, tutto diventa aleatorio, tutto diventa soggettivo; ogni cosa sfuma, si allontana, si perde in una nebbia, in una dimensione &quot;altra&quot;, che si sottrae ai nostri sforzi conoscitivi, che si nega al nostro desiderio di verit\u00e0. Nulla \u00e8 come sembra e di nulla si pu\u00f2 avere alcuna certezza, tranne che del <em>qui e ora<\/em>: tale sembra essere il punto d&#8217;arrivo del pensiero contemporaneo. Che, infatti, nell&#8217;ultimo mezzo secolo, non ha saputo far molto di meglio che decostruire tutti i sistemi di verit\u00e0 e di certezza e affermare la propria debolezza costituzionale, la propria congenita impotenza, per\u00f2 con la sciocca petulanza di chi ha fatto chi sa mai quale sublime scoperta, solo perch\u00e9 si \u00e8 specializzato nel fare le pulci a tutti gli altri. Valga per tutti l&#8217;esempio del cosiddetto &quot;pensiero debole&quot; e la vastissima, frivola e inutile opera di Umberto Eco: una monotona, ossessiva, esasperante ripetizione dello stesso concetto: le cose si possono ridurre a segni, la realt\u00e0 vera non \u00e8 quella che, ingenuamente, ci suggeriscono i sensi, ma quella a cui decidiamo di dare un determinato significato; se cambiano il valore dei segni, cambiano la realt\u00e0. Si tratta di un giochino cos\u00ec ingegnoso, che Eco ha dedicato la sua intera esistenza a smontarlo e rimontarlo all&#8217;infinto, in combinazioni innumerevoli, per far vedere quanto era bravo; ma \u00e8 un gioco a somma zero, e infatti si riduce all&#8217;assunto che le cose sono nomi. Cos\u00ec, dal razionalismo si passa alla logica del linguaggio, e infine al nominalismo. Noi non abbiamo a che fare con le cose, ma con i segni; e al posto delle cose, ci troviamo alle prese con dei semplici nomi.<\/p>\n<p>Le conseguenze del totalitarismo razionalista, perch\u00e9 di questo si tratta, sono state enormi, non solo nel campo del pensiero, ma in tutti i campi della vita, dall&#8217;economia all&#8217;arte. L&#8217;economia \u00e8 stata gradualmente soggiogata dalla finanza: non pi\u00f9 dai beni che possono essere rappresentati dal denaro, ma dal denaro, cio\u00e8 da un segno convenzionale, che rappresenta i beni, e alla fine dal segno slegato completamente dai beni, cio\u00e8 dal mondo delle cose. La finanza odierna \u00e8 il regno dell&#8217;astrazione: sposta gigantesche somme di denaro che non esiste, ma che tuttavia esercita un dominio assoluto, insindacabile, tirannico, sui beni reali e sulle persone fisiche, le quali non hanno mai visto, n\u00e9 sperimentato i fiumi di ricchezza che sono nelle mani delle grandi banche, ma che non trovano alcuna corrispondenza con il mondo reale, e tuttavia vi si debbono sottomettere. Se su un pezzo di carta c&#8217;\u00e8 scritto che un piccolo risparmiatore deve pagare un certo interesse mensile alla banca per il prestito a suo tempo ottenuto, ebbene il risparmiatore deve pagare in moneta reale, cio\u00e8 corrispondente ad un pari quantitativo di beni o servizi; mentre nessuno va a verificare se la banca possiede davvero il denaro che dice di avere, in base alla convenzione dei titoli e delle azioni, che sono astrazioni pure e semplici. Nel campo dell&#8217;arte, si passati gradualmente da una descrizione delle cose reali ad una rappresentazione sempre pi\u00f9 astratta di esse, anzi, ad una rappresentazione sempre pi\u00f9 astratta di ci\u00f2 che le cose suscitano nel soggetto a livello di emozioni. Si prenda un romanzo come <em>Ulisse<\/em> di Joyce: la realt\u00e0 vi si attenua, vi si scioglie e si smaterializza, per cedere il posto alle associazioni mentali del protagonista, che &quot;filtra&quot; la realt\u00e0 in maniera del tutto personale e imprevedibile. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 un criterio di certezza, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 un criterio di verit\u00e0 e non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 un criterio di sanit\u00e0 mentale. I pensieri di un dormiente valgono quelli di un uomo sveglio; i pensieri di un pazzo, valgono quelli di un uomo lucido e sano. Che cos&#8217;\u00e8 la pazzia, del resto, dicono i <em>philosophes<\/em> del XX secolo, tipo Foucault, se non una malvagia invenzione della societ\u00e0 borghese, per sua natura repressiva e nemica della libert\u00e0 e della spontaneit\u00e0 dell&#8217;individuo? Il signor Basaglia porter\u00e0 questa brillante intuizione alle sue logiche conseguenze pratiche e far\u00e0 chiudere i manicomi, ragion per cui viene tuttora ricordato come un eroe del nostro tempo, un liberatore degli oppressi. Oppure prendiamo il cinema: per quale strana pretesa lo spettatore dovrebbe pretendere che un film sia comprensibile, che segua un filo logico, che si attenga al principio di realt\u00e0? Macch\u00e9: tutte superstizioni del tempo antico. In film come <em>L&#8217;angelo sterminatore<\/em> di Bu\u00f1uel non si capisce nulla, e cos\u00ec deve essere: la pretesa di capire \u00e8 una pretesa reazionaria, bigotta e irragionevole. Il razionalismo ha concluso la sua parabola e divora se stesso. Come ha osservato Corrado Gnerre, l&#8217;affermarsi del pensiero razionalista nella sfera estetica ha pervertito gradualmente l&#8217;idea dell&#8217;arte bella nella pratica dell&#8217;arte brutta. L&#8217;arte moderna \u00e8 brutta, sempre pi\u00f9 brutta, perch\u00e9, a un certo punto, rinuncia a rappresentare le cose e incomincia a rappresentare le nostre impressioni soggettive di esse. Se per me il giardino che si vede dalla finestra del mio studio \u00e8 un groviglio di linee spezzate, di curve tortuose, di cerchi e di triangoli, di colori disarmonici, di figure indistinguibili, ebbene chi sei tu per giudicarmi, per dirmi che questa non \u00e8 arte, che non \u00e8 una legittima rappresentazione della realt\u00e0 <em>come io la vedo e la percepisco<\/em>? Lo stesso discorso vale per <em>Il battello ebbro di Rimbaud<\/em>: la realt\u00e0 non \u00e8 quella che \u00e8, ma quella che a me pare che sia, fosse pure un &quot;viaggio&quot; nei paradisi artificiali della droga. E le cose sono arrivate al segno che qualunque tentativo di tornare all&#8217;idea e alla pratica tradizionale dell&#8217;arte viene guardato con ironia e con sovrano disprezzo, ignorato dalla critica, boicottato dagli editori, dagli impresari delle gallerie e dai produttori cinematografici.<\/p>\n<p>Sarebbe ora, pertanto, di prendere atto che il pensiero moderno \u00e8, di fatto, un anti-pensiero; che rende impossibile pensare qualcosa di positivo, perch\u00e9, se si accetta il paradigma del quale \u00e8 l&#8217;espressione, nulla si pu\u00f2 dire di certo, tanto meno in senso generale; che, di conseguenza, si \u00e8 lasciato cadere il discorso sull&#8217;essere, che \u00e8 il discorso filosofico sul quale si regge qualsiasi altro discorso. Bisognerebbe anche avere il coraggio di trarre le conclusioni pratiche dalla presente tirannia del razionalismo, che ha condotto all&#8217;economia finanziaria e speculativa, da un lato, e all&#8217;arte astratta e informale, dall&#8217;altro (solo per citare due fra i casi pi\u00f9 vistosi; ma si potrebbe allargare il discorso a tutto il resto, dalla televisione allo sport, e dalla scienza alla religione). Il fatto \u00e8 che l&#8217;anima non pu\u00f2 vivere senza la verit\u00e0, cos\u00ec come non pu\u00f2 vivere senza la bellezza. E anche se la verit\u00e0 fosse solo una speranza, perch\u00e9, di fatto, \u00e8 difficile giungervi, o vi si giunge solo imperfettamente, l&#8217;idea che essa esiste, al di sopra delle opinioni contingenti e delle impressioni contraddittorie, \u00e8 di fondamentale importanza per assicurare alla vita umana un orizzonte di senso. Allo stesso modo, pu\u00f2 darsi che la bellezza sia qualcosa di opinabile e di perennemente incompleto e imperfetto, nondimeno gli uomini hanno bisogno di sapere che essa esiste, che non \u00e8 una mera astrazione, che non \u00e8 una semplice illusione, perch\u00e9 solo se essa esiste, ha un senso che le cose siano ordinate verso la bellezza. Bellezza implica ordine e armonia; bruttezza \u00e8 sinonimo di caos e sproporzione. Osserviamo la natura: in essa vi sono una proporzione, un&#8217;armonia, e quindi una bellezza innegabili, dal fiore di campo alle pi\u00f9 immense e remote galassie che brillano in una chiara notte stellata. E se ingrandiamo il fiore al microscopio elettronico, o se osserviamo la nebulosa per mezzo di un potente radiotelescopio, quel che vediamo sono un ordine, una proporzione, un&#8217;armonia ancor maggiori di quelle che potevamo apprezzare a occhio nudo; sempre pi\u00f9 delicati, sempre pi\u00f9 perfetti. Cos\u00ec come sono armoniose le formule matematiche mediante le quali si pu\u00f2 esprimere la realt\u00e0 biologica del fiore, o la realt\u00e0 chimica dei corpi celesti. Questo significa che il bisogno di bellezza fa parte della natura umana, cos\u00ec come ne fa parte il bisogno di verit\u00e0. Per quanto ardua possa essere la ricerca della verit\u00e0, l&#8217;istinto ci dice che la verit\u00e0 esiste: altra cosa \u00e8 affermare che la possiamo cogliere sino in fondo. Il mondo materiale \u00e8 il regno delle cose parziali, contingenti, imperfette; ma ci\u00f2 di cui ha sete l&#8217;anima nostra \u00e8 un regno nel quale tutto \u00e8 come deve essere, secondo un&#8217;armonia perfetta, una bellezza intramontabile.<\/p>\n<p>Proviamo a riflettere. La verit\u00e0 \u00e8 la corrispondenza fra la cosa e il giudizio. Ma il giudizio di chi? \u00c8 chiaro che nessuna mente umana possiede una lucidit\u00e0 tale da cogliere quella corrispondenza al 100%. Solamente Dio possiede uno sguardo cos\u00ec acuto, cos\u00ec perfettamente trasparente. Le menti umane devono accontentarsi di una verit\u00e0 imperfetta, perch\u00e9 imperfetto \u00e8 tutto ci\u00f2 che appartiene a questo mondo, pensiero compreso. Questo, per\u00f2, non ci autorizza a disprezzarlo, da un lato, e nemmeno ad assolutizzarlo, dall&#8217;altro. Esaltandolo al di sopra delle sue possibilit\u00e0, i razionalisti hanno finito per distruggerlo, perch\u00e9 hanno fatto emergere, impietosa, la distanza abissale che separa le sue smisurate pretese dalle sue effettive possibilit\u00e0. Il razionalismo diventa empirismo, e alla fine scetticismo, da un lato (la parabola da Locke a Hume), dall&#8217;altro diventa logica formale o analisi del linguaggio (la parabola da Russell a Wittgenstein): ma in nessun caso mantiene le sue promesse, sempre finisce per dare molto meno di quel che aveva lasciato sperare. \u00c8 evidente che ci troviamo in un vicolo cieco, e che, non potendo andare avanti, invece di insistere a dar testate nel muro, sarebbe cosa di buon senso ritornare indietro sui propri passi, e cercare il puto del sentiero in cui abbiamo sbagliato e siamo andati fuori strada. E il punto \u00e8 quello in cui la filosofia moderna ha dato la precedenza al pensiero rispetto al reale, e ha fatto dipendere il reale dalla garanzia che, di esso, poteva dare il pensiero. \u00c8 stato un pessimo affare, perch\u00e9, dopo averci fatto intravedere la possibilit\u00e0 d&#8217;immensi guadagni, ci ha lasciati in piena bancarotta, fra le macerie delle nostre illusioni perdute e, per soprammercato, intristiti dal dilagare di una bruttezza sempre pi\u00f9 sfacciata, si potrebbe ormai dire programmatica. Per esser accettata come arte, oggi un&#8217;opera deve disprezzare la bellezza delle cose e perdersi negli astratti furori dell&#8217;inesprimibile: paradossalmente, l&#8217;arte moderna pretende di far vedere che non si pu\u00f2 pi\u00f9 dipingere un quadro, n\u00e9 scrivere un romanzo, n\u00e9 comporre una poesia. Analogamente, il pensiero moderno pretende di dimostrare che il pensiero stesso \u00e8 un&#8217;illusione, a meno che si confessi <em>debole<\/em>, cio\u00e8 che rinunci alla verit\u00e0. Ma un pensiero che non mira alla verit\u00e0, n\u00e9 si sforza di stabilire la giusta corrispondenza fra la cosa e il giudizio, non \u00e8 pi\u00f9 pensiero: \u00e8 un&#8217;altra cosa; come un&#8217;arte che rinunci alla bellezza, non \u00e8 pi\u00f9 arte. Per questa via, si sta davvero realizzando la distopia di Umberto Eco: noi non abbiamo pi\u00f9 a che fare con le cose, ma coi nomi che abbiamo dato loro. Questa, per\u00f2, non \u00e8 una situazione normale: se ci stiamo adattando, \u00e8 perch\u00e9 stiamo facendo come quei pesci che si adattano a vivere in un lago avvelenato. Per sopravvivere siamo diventati mostruosi. Tuttavia, non sarebbe meglio ripulire il lago dai veleni?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il male pi\u00f9 grande che il pensiero moderno ha causato alla societ\u00e0 e alla cultura \u00e8 stato quello di aver affermato il primato del pensiero sul<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[142,153,169,181,232],"class_list":["post-28417","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-francesco-bacone","tag-georg-wilhelm-friedrich-hegel","tag-gottfried-wilhelm-von-leibniz","tag-johann-gottlieb-fichte","tag-renato-cartesio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28417","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28417"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28417\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28417"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28417"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28417"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}