{"id":28412,"date":"2008-12-06T09:54:00","date_gmt":"2008-12-06T09:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/06\/una-pagina-al-giorno-cena-a-talmassons-di-rino-domenicali\/"},"modified":"2008-12-06T09:54:00","modified_gmt":"2008-12-06T09:54:00","slug":"una-pagina-al-giorno-cena-a-talmassons-di-rino-domenicali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/06\/una-pagina-al-giorno-cena-a-talmassons-di-rino-domenicali\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: \u00abCena a Talmassons\u00bb, di Rino Domenicali"},"content":{"rendered":"<p>Gi\u00e0 da diversi anni ci ha lasciato il professor Rino Domenicali, nato a Portogruaro nel 1920 ma vissuto fra Codroipo e Udine, insegnante di lettere per moti anni presso la Scuola Media statale \u00abAlessandro Manzoni\u00bb del capoluogo friulano.<\/p>\n<p>Ritiratosi in pensione, aveva trovato il gusto di dedicarsi alla scrittura, pubblicando alcuni pregevoli volumi di racconti che, purtroppo, sono passati praticamente inosservati: \u00abCena a Talmassons e altri racconti\u00bb, \u00ab9 date &#8211; Cronache codroipesi, \u00abRacconti ospedalieri\u00bb.<\/p>\n<p>Tra i fondatori dell&#8217;Istituto Friulano per la Storia della Resistenza, aveva pubblicato in precedenza \u00abPer uno studio democratico della Costituzione\u00bb, a cura dell&#8217;A. N. P. I. di Udine; nonch\u00e9 le \u00abNoterelle\u00bb ad accompagnamento di dieci acqueforti del pittore friulano Fred Pittino, segno della vastit\u00e0 dei suoi interessi culturali.<\/p>\n<p>Molte generazioni di studenti lo ricordano con stima e affetto: lo sguardo intenso e penetrante, i baffoni alla Stalin, gli occhiali dalla grossa montatura stretti nervosamente in mano, non era certo un insegnante qualsiasi. Era profondo, assorto, un po&#8217; burbero come quasi tutti i friulani, a volte perfino brusco; ma, dietro quella rude scorza, possedeva una profonda umanit\u00e0. I Friulani sono cos\u00ec: non amano le facili espansioni affettive.<\/p>\n<p>Il suo collega e pittore Luigi Diamante, del quale abbiamo discorso a suo tempo (cfr. F. Lamendola, \u00abUn quadro al giorno: &quot;Forni di Sotto&quot;, di Luigi Diamante, 1930\u00bb, consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice), gli ha fatto un ritratto a matita, nel 1969, che vale pi\u00f9 di una fotografia. Quattro segni, e par di vedere il professor Domenicali schizzare fuori dal foglio: con quei tratti del viso spigolosi, un po&#8217; \u00abcinesi\u00bb, e quello sguardo fermo, indagatore dei suoi occhi verdi; mentre, sotto i baffi, pare aleggiare un sorriso sornione, quasi impercettibile.<\/p>\n<p>Era un uomo dalle idee politiche chiare ed esplicite: comunista convinto, non ne faceva mistero; non era, per\u00f2, in alcun modo fazioso. Aveva fatto la Resistenza, militando sia nelle brigate \u00abOsoppo\u00bb, sia in quelle \u00abGaribaldi\u00bb: e se n&#8217;era portato a casa un ricordino, sotto forma di un enfisema polmonare (aumento del contenuto d&#8217;aria nei polmoni dovuto alla dilatazione degli alveoli). Invalido di guerra, la sua salute ne aveva risentito in modo permanente, tanto che doveva sottoporsi regolarmente a periodi di degenza ospedaliera.<\/p>\n<p>Un uomo schierato, ma non un settario, n\u00e9 &#8211; tanto meno &#8211; un fazioso. Sapeva riconoscere il valore di uomini e idee che la pensavano diversamente, a cominciare dai suoi studenti. A mia mamma, che veniva ai colloqui riservati ai genitori, diceva di me che \u00abMi fa dei temi d&#8217;italiano come non li saprebbe fare nemmeno uno studente universitario; peccato che siano cos\u00ec&#8230; cos\u00ec&#8230;\u00bb; e qui non so che parola adoperasse esattamente, ma il significato era chiarissimo, anche per la stizza che faticava a trattenere: \u00abdi destra\u00bb.<\/p>\n<p>Del resto, per una serie di ragioni che altrove abbiamo cercato di esporre (cfr. il nostro articolo \u00abL&#8217;eccidio di Porz\u00fbs del 1945, visto da un &quot;osovano&quot; e da un &quot;garibaldino&quot;\u00bb, sempre sul sito di Arianna Editrice), in Friuli pi\u00f9 che in qualunque altra parte d&#8217;Italia, la Resistenza \u00e8 stata un fenomeno controverso e drammatico, che ha lasciato un lungo strascico di incomprensioni, odi e rancori, oltre che di vicende giudiziarie; un fenomeno che ha lacerato le coscienze pi\u00f9 che altrove, complici le mire annessionistiche di Tito sulla Venezia Giulia e su una parte del Friuli stesso e le relative complicazioni internazionali (vedi anche il nostro articolo \u00abNel dramma di Mafalda Codan tutto l&#8217;orrore dimenticato delle foibe\u00bb, anch&#8217;esso reperibile sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Ci piace ricordarlo cos\u00ec, il professor Domenicali: rigoroso, severo, ma pieno di passione e capace di comunicare l&#8217;amore per la cultura, specialmente per la storia e per la letteratura (\u00e8 stato lui a farmi innamorare di Omero, e glie ne sono ancora grato); e, soprattutto, equanime e leale.<\/p>\n<p>Qualche volta interrompeva la lezione e si avvicinava alla finestra, restando assorto a guardare fuori. Era un atteggiamento caratteristico, credo inconsapevole: quanto ai suoi studenti, che lo stimavano e non si azzardavano a prenderlo sotto gamba, perch\u00e9 un po&#8217; lo temevano, non restava loro che meditare su quelle pause inattese, cariche di cose inespresse, di significasti misteriosi. Nella presentazione dei \u00abRacconti ospedalieri\u00bb, qualcuno ha scritto che si trattava di un modo di far lezione senza parole, di richiamare la nostra attenzione dallo studio alla vita.<\/p>\n<p>Penso che siano tutte balle. Penso che il professor Domenicali, che &#8211; forse &#8211; era pi\u00f9 tagliato per insegnare all&#8217;universit\u00e0 o, almeno, al liceo, che non alla scuola media inferiore, qualche volta si annoiasse in mezzo ai ragazzini di undici, dodici o tredici anni; e che per questo guardasse fuori dalla finestra, magari rivedendo le tragiche vicende della seconda guerra mondiale e della Resistenza, cui aveva partecipato con rischio e sacrificio personali.<\/p>\n<p>Non mi piacciono le agiografie; non condivido il tentativo di voler trovare ad ogni costo dei significati profondissimi e metafisici in ogni minimo gesto delle persone che ammiriamo. Il professor Domenicali, ovunque si trovi adesso, non me ne vorr\u00e0 se penso che guardava fuori dalla finestra perch\u00e9, pur amando profondamente il mondo della scuola e la sua professione di educatore, talvolta si annoiava fra quegli adolescenti che, nati dopo la guerra, non avevano vissuto i bombardamenti, n\u00e9 i rastrellamenti, n\u00e9 l&#8217;incendio dei paesi per rappresaglia &#8211; com&#8217;era toccato a Nimis, Attimis e Faedis -; e che, non sapendo nulla, appartenevano a un altro mondo, col quale non era sempre facile dialogare.<\/p>\n<p>Il Sessantotto batteva alle porte: era la protesta di un&#8217;altra generazione. Non so come lui la prese, vecchio comunista formatosi negli anni della guerra; ricordo solo la malcelata irritazione che gli provoc\u00f2 un mio tema sui fatti di Praga, in cui dichiaravo che, se i carri armati sovietici se ne fossero rimasti a casa loro, Jan Palach sarebbe stato ancora vivo.<\/p>\n<p>Dicevamo del Domenicali scrittore.<\/p>\n<p>I suoi racconti sono sorprendentemente freschi, ironici, e tuttavia costruiti con semplicit\u00e0 solo apparente; in effetti, a una lettura non superficiale non si fatica ad accorgersi del notevole grado di padronanza del meccanismo narrativo, smontato e rimontato secondo la raffinata lezione dei grandi maestri del Novecento.<\/p>\n<p>Come ha scritto Amedeo Giacomini nella presentazione al volume: \u00abCena a Talmassons e altri racconti\u00bb (Udine, Arti Grafiche Friulane, 1985, pp. 5-7):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; sapevo che Rino, una volta andato in pensione, s&#8217;era dato alle lettere&#8230; Avevo anche, tempo addietro, scorso un suo puntuale libretto sulla Resistenza dedicato ai ragazzi delle scuole; la sorpresa mi \u00e8 venuta invece dalla lettura di questi testi, sorprendentemente freschi e validi. In uno di essi &#8211; &quot;Cena a Talmassons&quot;, che \u00e8 quello che preferisco &#8211; Rino si definisce &quot;scrittore del sabato sera quando, come in primavera, siamo tutti un po&#8217; matti&#8230;&quot;: Apprezzata quanto basta l&#8217;autoironia dello specimen, dir\u00f2 che non \u00e8 vero affatto: Rino \u00e8 scrittore senza aggettivi, capace di tagliare al punti giusto un racconto di trar fuori un carattere da poche frasi colte al volo in un dialogo, capace persino di astuzie \u0161klovskiane, come l&#8217;estraniazione, che \u00e8 strutturalmente la trave portante di &quot;Pneumologia uomini&quot;, dove, parlando d&#8217;altro, ironizzando magari su atteggiamenti e frasi di alcuni ospiti di una clinica, egli riesce a farvi sentir sotto, amaro e strisciante, un dolore di pietra&#8230;\u00c8, questo appena citato, il racconto di maggior impegno, ma ho detto che preferisco l&#8217;altro, e spiegher\u00f2 il perch\u00e9: nella parte finale, poche righe e sostenute comunque da notevole dignit\u00e0 espressiva, Rino si fa prendere un poco la mano dal moralista che sonnecchia sempre in fondo ad ogni pedagogo, e ci\u00f2 annacqua in parte la sapiente costruzione con la quale ci aveva fin qui avvinti.. Poco male comunque, perch\u00e9 ci\u00f2 che conta in &quot;Pneumologia uomini&quot; \u00e8 il non detto, \u00e8 il severo dolore, severamente accettato, di chi sa di non avere conti aperti con la vita&#8230;<\/p>\n<p>Pretesto della &quot;Cena a Talmassons&quot;, definito dall&#8217;autore: &quot;Racconto associativo&quot; \u00e8 un raduno di &quot;Invalidi di guerra&quot; svoltosi nel paesetto friulano, presso la locale trattoria al &quot;Gambero rosso&quot;. Qui la vena ironica ed autoironica del Nostro trova modo di spiegarsi in piena libert\u00e0, di fare i conti soltanto con la &quot;letteratura&quot;, qualcosa di supposto s\u00ec &quot;come alto&quot;, ma da cui prende subito le distanze con garbo da narratore scaltrito. Il racconto, apparentemente &quot;facile&quot;, \u00e8 retto da una struttura solidissima, &quot;a pannelli sovrapposti&quot; la direi, che funziona in maniera davvero inusuale. Ci sono gli &quot;attanti&quot; del racconto: i mutilati che, dall&#8217;inizio alla fine dell&#8217;azione, narrano con scaltrita (da parte dell&#8217;auto-riferente) noncuranza le proprie vicende d&#8217;ex eroi, d&#8217;ex vagabondi e di attuali maltrattati dal Governo; c&#8217;\u00e8 il sacerdote antifascista don Moretti che, pur senza ostentati moralismi, vorrebbe imprimere alla riunione un carisma di solennit\u00e0; e c&#8217;\u00e8 lui, infine, Rino, che conduce le fila del giuoco, in un dentro e fuori scandito da ironici &quot;monologhi interiori&quot; sulle vivande, sul se stesso narratore e oratore appunto del &quot;sabato&quot;, tenuti su un tono di garbatissima retorica e di parodia (delizioso il &quot;manzoniano&quot; addio alla zuppa di pesce!), necessarie a nascondere, ad &quot;estraniarci&quot; direbbe \u0160klowskij dalla storia vera, o meglio dal succo della medesima, che \u00e8, impastato d&#8217;amarezza e di ironia, un discorso non detto, ma lasciato trapelare per mezzo d&#8217;astutissimi indizi seminati qua e l\u00e0, sulla vecchiaia che avanza, sulla morte che d&#8217;anno in anno assottiglia il numero degli &quot;associati&quot;, discorso che nemmeno lo stupendo finale in crescendo riesce ad addolcire. Il risultato di tanta sapiente costruzione, di tanto detto e non detto, \u00e8 un brano d&#8217;antologia degno del miglior Panzini, senza le compiacenze letterarie di quello direi, pi\u00f9 modernamente graffiante&#8230; \u00bb<\/p>\n<p>Non sappiamo se i racconti di Rino Domeniali (uno dei quali, \u00abRacconti ospedalieri\u00bb, era stato recensito favorevolmente anche da Fulvio Tomizza) siano ancora reperibili; crediamo di no; ed \u00e8 un peccato. Succede che in questi scrittori non professionisti e non famosi si trovino pagine pi\u00f9 belle, nella loro schietta e fresca carica umana, che non nei best-seller preconfezionati con cui certi scrittori ormai affermati, tipo Umberto Eco, inondano le librerie e le pagine di critica letteraria con scadenza per lo meno annuale, supportati dalle grandi case editrici e dal coro degli scrittori amici-rivali, ma soprattutto colleghi, di una casta gerontocratica sostanzialmente chiusa e gelosissima dei propri privilegi<\/p>\n<p>Il racconto \u00abCena a Talmassons\u00bb, che d\u00e0 il titolo ad uno dei volumetti di racconti (illustrato in copertina da un pregevole disegno di Fred Pittino), andrebbe letto integralmente, essendo sapientemente costruito come un tutto unico e con una particolare tecnica che richiama un gioco di specchi, per cui ogni parte si richiama e si riflette nelle altre. Ma, non potendolo fare per motivi di spazio, dobbiamo limitarci a riportarne la parte finale; non senza invitare il lettore a cercare di procurarsi l&#8217;originale e a leggerlo per intero.<\/p>\n<p>\u00abOra i camerieri ci pongono davanti una fruttiera ricolma di pere, mele, grappoli di uva dorata dagli acini oblunghi e polposi, nonch\u00e9, omaggio della Casa, qualche esemplare di quei frutti di terre lontane che da qualche tempo fanno mostra di s\u00e9 nelle vetrine dei fruttivendoli a prezzi, &quot;cadauno&quot;, che irridono la mia parca mensa di pensionato.<\/p>\n<p>Un solo commensale \u00e8 fermo ancora alla carne e si lamenta con il vicino: &quot;Usgnot no mi lavore ben!&quot; [&quot;Stanotte non mi funziona bene!\u00bb]. Sotto accusa \u00e8 la dentiera che lui non riesce a districare da qualcosa che si \u00e8 impigliata e che resiste ai colpi di lingua ora carezzevoli ora energici.<\/p>\n<p>Finch\u00e9 impazientito con la sinistra si copre la bocca il tovagliolo e con la destra \u00e8 facile arguire che risolva in qualche modo l&#8217;intrico.<\/p>\n<p>&quot;Io non ho di questi problemi!&quot;, sogghigna il vicino rivolto a mia moglie, &quot;mi sono rimasti due denti, ma riesco a frantumare anche i sassi&quot;.<\/p>\n<p>\u00c8 un coltivatore diretto e alleva ogni anno sei maiali: uno per ciascuna figlia &#8211; ne ha quattro &#8211; e due per il figlio che vive in casa con i genitori.<\/p>\n<p>&quot;Ma due, sono tanti!&quot;, esclama mia moglie.<\/p>\n<p>Quello ridacchia come compiaciuto di tanta abbondanza ed aggiunge: &quot;Ha ragione, signora, ma mio figlio riceve tanti amici e parlano e discutono a gesti per ore ed anche consumano, giovani come sono, allegri e pieni di salute.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 mio figlio, signora, \u00e8 sordomuto come gli amici che vengono a trovarlo!<\/p>\n<p>Se sapesse quanto l&#8217;avevamo desiderato. E la festa che abbiamo fatto quando \u00e8 venuto al mondo. Dopo quattro femmine, capir\u00e0!<\/p>\n<p>Allora io ho detto: Signore, ti ringrazio!&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Ma quando vi siete accorti che era cos\u00ec?&quot;.<\/p>\n<p>&quot;\u00c8 stata dura, signora. Ma sia io che mia moglie che \u00e8 una santa l&#8217;abbiamo accettato come una prova. Sa quella poesia che incomincia: &quot;Quando io nacqui mi disse una voce: Tu sei nato per portar la tua croce&#8230;&quot;. Ecco cos\u00ec, una croce da portare. E il nostro affetto si \u00e8 fatto pi\u00f9 rande e l&#8217;abbiamo circondato di ogni cura. Ed ha studiato, ha fatto anche la patente ed ora \u00e8 impiegato a Udine, dove tutti lo stimano e gli vogliono bene! Cosa vuole che le dica signora&quot; e la fissa sicuro dell&#8217;effetto che quanto le sta per dire non mancher\u00e0 di produrre.<\/p>\n<p>Il tono della voce \u00e8 cos\u00ec solenne che sembra quello di un predicatore: &quot;Quando io vedo tanti giovani di oggi che per i genitori sono soltanto una croce quella s\u00ec pesante che lq mia in confronto \u00e8 una piuma, dannosi a s\u00e9 ed alla societ\u00e0, terroristi, drogati, banditi come i tre ammazzati l&#8217;altro giorno a Maiano dai carabinieri, rapinatori, sfruttatori, invertiti, sfaccendati e tanti disoccupati, allora io penso al mio ed ai suoi amici tutti ragazzi con la testa a posto e dico una seconda volta: Signore, ti ringrazio!&quot;.<\/p>\n<p>Vedo mia moglie commossa, ma, anche, un po&#8217; dubbiosa su questo Giobbe dei nostri tempi che possiede tanta serenit\u00e0 da apparire quasi contento di avere un figlio cos\u00ec.<\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p>La figura snella e giovanile, sul volto un&#8217;espressione limpida, si avvicina al nostro tavolo la padrona del ristorante.<\/p>\n<p>Si ferma alle spalle del fiduciario, piega la testa e gli bisbiglia qualcosa all&#8217;orecchio. Probabilmente per chiedergli se la cena \u00e8 stata di nostro gradimento. La risposta (e come pu\u00f2 essere altrimenti di fronte a tanta premurosa sollecitudine) deve essere di totale assenso se quella si raddrizza sprizzando dal volto una soddisfazione che sa di alta professionalit\u00e0.<\/p>\n<p>Indi fa un cenno ad una delle ragazze.<\/p>\n<p>Un momento dopo quella arriva spingendo un carrello pieno di bottiglie di varia foggia e dimensione, con esotiche e nazionali.. Indi versa a chi un blando digestivo a chi un corroborante liquore. Ora il copione vuole che io mi alzi e dica alcune cose sullo stato di salute del sodalizio. &quot;Stavan taciti, attenti, desiosi d&#8217;udir gi\u00e0 tutto&quot;, come gli ingenui sudditi di Didone di fronte alla sciolta parlantina del fascinoso Enea. Sar\u00f2 io ora in grado di non deluderli, imbranato e disadorno come sempre quando in qualche consesso \u00e8 giocoforza che anche io intervenga? Incapace come sono di ricorrere a quegli ingredienti retorici che con tanta efficacia vivacizzano anche il pi\u00f9 vuoto dei discorsi e che altri, or non son molti anni, sapeva far giungere alle loro orecchie.<\/p>\n<p>L&#8217;inizio mi riesce abbastanza facile consistendo nel portare il caldo saluto del presidente cav. Rag. Lido impegnato a Salsomaggoiore nelle annuali cure idropiniche. E strappo anche una facile risata quando sottolineo che si tratta sul serio non di vino ma di acqua. Del resto tutti sanno che \u00e8 astemio o quasi.<\/p>\n<p>Poi, deposto ogni atteggiamento conviviale, elenco tutta una serie di fattori negativi che hanno impedito una soluzione organica della pensionistica di guerra.<\/p>\n<p>Elogio l&#8217;impegno e la coerenza con cui operano gli attuali dirigenti nazionali mentre non risparmio una aspra punta polemica in particolare al Ministro del tesoro sempre pronto a stringere i cordoni della borsa quando si tratta degli invalidi di guerra. (Vivi consensi). Definisco autentica scorrettezza l&#8217;operazione con cui lo stesso ministro ha utilizzato per altri scopi i ben 227 miliardi &quot;risparmiati&quot; nel 1983 in conseguenza della inesorabile legge della vita, cos\u00ec occhiuta e tempestiva con gli invalidi di guerra. (Stupore, indignazione, rabbia).<\/p>\n<p>Prendo coraggio e la mia voce vibra di indignata protesta quando mi soffermo a descrivere la dolorosa e disumana sorte che attende le vedove dei grandi invalidi di guerra. Queste sventurate, alternando il ruolo di sposa con quello della pietosa samaritana, dopo aver dedicato con amore e totale dedizione ogni energia al proprio sfortunato congiunto, alla di lui dipartita, ormai stanche e sciupate, si trovano ad affrontare l&#8217;incipiente vecchia (incredibile a dirsi) con una pensione base di L. 162.494. (Distaccato silenzio).<\/p>\n<p>&#8211; Quindi di siffatte dolenti non ne devono essere! &#8211; deduco. Allora, null&#8217;altro venendomi da dire, mi seggo.<\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p>L&#8217;amabile, ingenuo sorriso simile ad uno sprazzo di luce, le guance sul finir della cena leggermente arrossate, si alza ora don Aldo.<\/p>\n<p>Il suo pi\u00f9 che un discorso diventa un dialogo a pi\u00f9 voci in cui lui da insuperabile maestro di maieutica interroga un timido, sollecita un riservato, d\u00e0 corda ad uno pi\u00f9 spavaldo, alternando l&#8217;italiano con frequenti battute della sua gustosa parlata tarcentina.<\/p>\n<p>&quot;In primis&quot; una esortazione al fiduciario perch\u00e9 al prossimo incontro siano presenti anche le mogli e in un locale con una saletta tutta per noi.<\/p>\n<p>Quindi dice: &quot;Ora che, cosa veramente degna e giusta, abbiamo spaziato dal deserto ai mari e agli oceani con tutte quelle barche e pifferi in mezzo, dalle montagne dell&#8217;Albania e della Grecia alle steppe dei cosacchi, dal caldo infuocato al tanto freddo che si gelavano perfino le parole come un momento fa al professore qui presente, e ci\u00f2 su ogni fronte dove il nostro combattente si \u00e8 battuto con maggiore o minor fortuna ma sempre con dignit\u00e0, a questo punto mi sembra altrettanto doveroso e giusto, parlare anche di quell&#8217;altra guerra, minore se vogliamo, ma combattuta da tutti in Italia ed anche qui, nel nostro Friuli, cio\u00e8 la guerra dei partigiani.<\/p>\n<p>&quot;Giusto! &#8211; grida dall&#8217;altro capo della tavola Dario con le gote che si sono fatte rosse come quelle del gambero. &#8211; Io sono stato il primo partigiano d&#8217;Italia!&quot; ed urla inarcando le sopracciglia come uno che si vede contestare un diritto.<\/p>\n<p>Infatti tutti lo guardano interrogativi. &quot;S\u00ec, a Roma, l&#8217;8 settembre a Porta S. Paolo, contro i tedeschi!&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Tu as f\u00e2t ben a dilu [&quot;Hai fatto bene a dirlo&quot;!&quot;]. Vedete, si finisce sempre col dimenticare qualcuno. Bravo!&quot; gli dice don Aldo e Dario appare soddisfatto per quel granellino di sabbia che anche lui ha portato in quei giorni di smarrimento e di sfiducia.<\/p>\n<p>&quot;Ma noi, riprende don Aldo, eravamo gi\u00e0 soldati e non facevamo altro che continuare a combattere, questa volta, non una guerra che ci era stata imposta, ma una violenza contro la quale non sarebbe stato degno di un uomo non reagire. E questa guerra la vollero fare anche dei ragazzi che soldati non erano e che finora si erano cimentati soltanto con i libri.<\/p>\n<p>Come Tonino Friz. Esattamente quaranta anni fa.<\/p>\n<p>E racconta di Tonino Friz che, fattosi ribelle per amore, a diciotto anni era stato fucilato dai tedeschi assieme ad altri due coetanei, l&#8217;alba del 10 dicembre fuori la porta carraia del Tribunale di Udine.<\/p>\n<p>Poi rapidamente conclude: &quot;J&#8217;o jeri vign\u00fbt cun ch\u00ea di fa\u00fbs une predicje sui &#8216;zovins di u\u00ea che n\u00f4 &#8216;o crod\u00ecn ch&#8217;a sedin cetant pi\u00eas di n\u00f4. Ma il nestri fiduciari nus \u00e0 men\u00e2z a cheste cene in tun ambi\u00e8nt dul\u00e0 ch&#8217;al \u00e0 z\u00e0 fevel\u00e2t il vicepresident e no si po pretindi ch&#8217;a stedin a sintinus cid\u00ecns duc&#8217; chei che no son dai nestris.<\/p>\n<p>Dal arest &#8216;o le viod\u00ecn chi at\u00f4r la &#8216;zoventut legre e contente. Pob\u00e8n, i\u00f2 us auguri che i &#8216;zovins des vuestris fameis &#8216;a puedin vivile la l\u00f4r primevere de vite in gjonde e ligrie e no sul brut spieli ch&#8217;a la vin vidude n\u00f4 di une vuere o di che altre. E cun chest av\u00f4t dal c\u00fbr alzin la tace!&quot;.<\/p>\n<p>[&quot;io ero venuto con l&#8217;intenzione di fare una predica sui giovani di oggi che noi crediamo che siano tanto peggiori di noi. Ma il nostro fiduciario ci ha portati a questa cena in un locale dove ha gi\u00e0 parlato il vicepresidente e non si pu\u00f2 pretendere che stiano zitti a sentirci tutti quelli che non sono dei nostri.<\/p>\n<p>Del resto noi vediamo qui intorno della giovent\u00f9 allegra e contenta. Ebbene, io vi auguro che i giovani delle vostre famiglie possano vivere la primavera della loro vita in gaudio e allegria e non nella brutta luce in cui l&#8217;abbiamo vissuta noi di una guerra o di quell&#8217;altra. E con ci\u00f2, di tutto cuore, alziamo i bicchieri!&quot;].<\/p>\n<p>P\u00e9er lo spazio di mezzo minuto rimaniamo muti e pensosi con il cuore stretto pensando a Tonino Friz e agli altri due ragazzi ed \u00e8 solo per cortesia che accogliamo l&#8217;invito al brindisi. Ma gi\u00e0 le voci stridule ed acute e le risate fragorose provenienti dalle altre tavolate creano un clamore ininterrotto che ci persuadono a ritenere chiusa la serata.<\/p>\n<p>Fanno il resto la nebbia azzurrognolo e lieve ma doppiamente nociva di sigari e sigarette commista agli incipienti sbadigli.<\/p>\n<p>Sicch\u00e9 mi alzo facendo segno che l&#8217;ora del commiato \u00e8 giunta. Fuori i mie polmoni enfisematici si spalancano, ma come un mantice logoro, ad un sorso d&#8217;aria pieno di stelle.<\/p>\n<p>Il gambero dell&#8217;insegna mi guarda con un sogghigno di compassione per questo uomo che se ne torna in citt\u00e0 senza aver gustato le delizie nemmeno di una zuppa di pesce.<\/p>\n<p>Stringiamo una infinit\u00e0 di mani e don Aldo assicura: &quot;S\u00ec l&#8217;an cu ven. Ma di bessoi. O sin rest\u00e2s in p\u00f4s e nus baste une stanziute. Nomo? E cun lis feminis, us recomandi&quot; [&quot;S\u00ec, l&#8217;anno prossimo. Ma da soli. Siamo rimasti in pochi e ci basta una stanzetta. Non \u00e8 vero? E con le mogli, mi raccomando&quot;].<\/p>\n<p>Tutti assicurano con voce che sa di riparazione.<\/p>\n<p>Uno, pi\u00f9 fine, ci tiene a distinguersi: &quot;Monsignore non dubiti. Ci sar\u00f2!&quot;.<\/p>\n<p>Fa una pausa densa di pensiero e aggiunge: &quot;Con la mia signora!&quot;.<\/p>\n<p>(15 novembre 1984).\u00bb<\/p>\n<p>Molto bella la chiusa, cos\u00ec brusca e pudica: perch\u00e9 dire quello che gi\u00e0 \u00e8 trapelato in maniera evidente, sia pur fra le righe, lungo l&#8217;intero racconto?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 esplicitare il timore che forse, tra un anno, qualcuno dei convitati non ci sar\u00e0 pi\u00f9, e gli altri resteranno a contemplarne pensosi la sedia vuota, cercando di immaginare a chi toccher\u00e0 la prossima volta?<\/p>\n<p>La morte, convitato di pietra della cena a Talmassons, grava sugli invalidi di guerra di Lestizza con il suo mistero inquietante. E non \u00e8 stato appunto per esorcizzarla che molti di loro, lungo il corso della serata, non hanno fatto altro che parlare dei loro ricordi di guerra, dalla Russia al Nordafrica; e di come erano riusciti a beffarla in mezzo alle schegge delle granate e nelle tormente di neve sui monti dei Balcani?<\/p>\n<p>Ma \u00e8 ancora l\u00ec, la vecchia signora.<\/p>\n<p>\u00c8 di nuovo l\u00ec accanto, seduta in un angolo del ristorante &quot;Al gambero rosso&quot;: e li guarda di sottecchi, tenendosi discretamente in disparte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gi\u00e0 da diversi anni ci ha lasciato il professor Rino Domenicali, nato a Portogruaro nel 1920 ma vissuto fra Codroipo e Udine, insegnante di lettere per<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[13,25],"tags":[92],"class_list":["post-28412","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-una-pagina-al-giorno","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28412","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28412"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28412\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28412"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28412"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28412"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}