{"id":28410,"date":"2008-11-05T11:00:00","date_gmt":"2008-11-05T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/05\/saper-dire-grazie-agli-incontri-della-nostra-vita-a-cominciare-da-chi-non-e-piu-fra-noi\/"},"modified":"2008-11-05T11:00:00","modified_gmt":"2008-11-05T11:00:00","slug":"saper-dire-grazie-agli-incontri-della-nostra-vita-a-cominciare-da-chi-non-e-piu-fra-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/05\/saper-dire-grazie-agli-incontri-della-nostra-vita-a-cominciare-da-chi-non-e-piu-fra-noi\/","title":{"rendered":"Saper dire \u00abgrazie\u00bb agli incontri della nostra vita, a cominciare da chi non \u00e8 pi\u00f9 fra noi"},"content":{"rendered":"<p>Il 2 novembre si celebra, nella nostra cultura, la commemorazione dei defunti: <em>&quot;commemoratium omnium fidelium defunctorum&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Contrariamente a quanto molti credono, tale ricorrenza non \u00e8 mai stata festiva. Per questa ragione si \u00e8 creata l&#8217;abitudine di recarsi a visitare i propri cari defunti nella festivit\u00e0 liturgica immediatamente precedente, quella del 1\u00b0 novembre: <em>&quot;Festum omnium sanctorum&quot;.<\/em><\/p>\n<p>In origine, la Chiesa cattolica celebrava quest&#8217;ultima festa nella prima domenica dopo la Pentecoste; fu papa Gregorio III (731-741) a decidere di spostarla il primo giorno di novembre, su richiesta dei monaci irlandesi (l&#8217;Irlanda era, all&#8217;epoca, una delle roccaforti pi\u00f9 agguerrite della cristianit\u00e0 occidentale), in modo da sovrapporla al <em>Samhain<\/em>, l&#8217;antichissima festa celtica del nuovo anno.<\/p>\n<p>A volte sorge il dubbio che Hegel, nonostante tutte le assurdit\u00e0 della sua filosofia, ci avesse azzeccato quando parlava delle astuzie della Ragione: Shamain, la festa pagana celebrata dai sacerdoti druidi (in gaelico: <em>Sam<\/em>, \u00abestate\u00bb, pi\u00f9 <em>Fuin<\/em>, \u00abfine\u00bb: la fine dell&#8217;estate) si \u00e8 presa una allegra rivincita sulla nuova religione, riemergendo sotto la forma di <em>Halloween<\/em>, la notte delle streghe e degli spiriti che tornano dall&#8217;aldil\u00e0.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 le streghe, i vampiri, gli spettri?<\/p>\n<p>Tutto ha origine dal fatto che <em>Shamain<\/em> si trovava al di fuori della dimensione del tempo: non apparteneva n\u00e9 all&#8217;anno vecchio, n\u00e9 a quello nuovo. In un simile giorno, e particolarmente nella notte che lo precede, il velo sottile che separa l&#8217;aldiqua dall&#8217;aldil\u00e0 si solleva, e il mondo dei vivi e quello dei morti possono comunicare.<\/p>\n<p>Etimologicamente, <em>Halloween<\/em> deriva da <em>All Hallows Eve<\/em>, ossia \u00abvigilia della festa di tutti i santi\u00bb e attesta chiaramente l&#8217;avvenuto sincretismo fra la tradizione pagana e quella cristiana.<\/p>\n<p><em>Per fatto personale<\/em>, come si suol dire, la cosa ci disturba parecchio: a noi che siamo nati in quel giorno (anzi, in quella notte), e che abbiamo introiettato la cara tradizione di ricordare i nostri cari defunti, questa irruzione del folclore anglosassone in salsa consumistica, e lo spettacolo dei nostri bambini e bambine vestiti da diavoli e streghette che bussano alle porte, minacciando dispetti (e piccoli vandalismi) se non ricevono qualche bocconcino, invece di pensare ai loro nonni che riposano al camposanto, \u00e8 pi\u00f9 di quanto possiamo sopportare.<\/p>\n<p>Non che ci sia bisogno di uno stimolo esterno per ricordarsi delle persone che hanno contribuito a formare la nostra vita e che ora ci hanno lasciato (ma ci hanno davvero lasciato?); per\u00f2 \u00e8 innegabile che gli esseri umani, in generale, hanno bisogno di riti, e che quello \u00e8 uno dei pochi riti veramente essenziali e doverosi nel corso dell&#8217;anno.<\/p>\n<p>Essenziale, perch\u00e9?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 noi non saremmo quello che ora siamo, se le persone che abbiamo incontrato nel cammino della vita non avessero agito sul nostro spirito, imprimendovi ciascuna il proprio segno: senza di loro noi non saremmo nulla e, se qualche cosa abbiamo realizzato, lo dobbiamo a loro. Negare a quelle persone un pensiero riconoscente non \u00e8 soltanto una forma di ingratitudine; \u00e8 un furto: perch\u00e9 chi prende senza ringraziare i doni ricevuti &#8211; dice l&#8217;autore della <em>&quot;Bhagavadgita&quot;<\/em>, riferendosi a Dio (ma ci\u00f2 vale anche per gli uomini), \u00e8 certamente un ladro.<\/p>\n<p>Sempre, nella nostra vicenda terrena, dovremmo conservare l&#8217;attitudine alla riconoscenza per quello che abbiamo ricevuto dalle persone incontrate nel corso della nostra vita: dalle pi\u00f9 importanti a quelle che abbiamo incrociato solo fuggevolmente. E, ovviamente, dovremmo partire per prima cosa dalla memoria delle persone che, pur non essendo pi\u00f9 tra noi sul piano fisico, hanno per\u00f2 contribuito a formare ci\u00f2 che noi siamo attualmente.<\/p>\n<p>Non stiamo parlando, \u00e8 ovvio, delle cose materiali che possiamo aver ricevuto, ma di quel bagaglio di amore, affetto, gentilezza, cultura, fantasia, generosit\u00e0, allegria, onest\u00e0 e rettitudine, che ci ha permesso di superare i momenti difficili, di orientarci nella confusione morale, di godere delle cose (apparentemente) semplici.<\/p>\n<p>I piccoli gesti, per esempio: di come la nonna cucinava l&#8217;arrosto per il pranzo della domenica per tutta la famiglia, e lo profumava con dei rametti di rosmarino; di come il nonno fornaio impastava solo per i suoi nipotini, il giorno di Pasqua, delle artistiche focacce con dentro un uovo colorato; di come il pap\u00e0 costruiva castelli di cartone e vestitini da fata per le nipotine; di come il fratello sapeva sognare e, da bambini, ci aveva insegnato a giocare&#8230;<\/p>\n<p>I piccoli gesti che, sovente, racchiudono un profondo insegnamento: un insegnamento che non ha bisogno di parole, ma che esprime grandissimi valori quali il senso della famiglia, l&#8217;attenzione per i piccoli, la laboriosit\u00e0, l&#8217;onest\u00e0, il piacere per le cose ben fatte, per il dovere compiuto, per tutto ci\u00f2 che umilmente rende lode alla vita e la rende pi\u00f9 amabile.<\/p>\n<p>Un gesto, a volte, racchiude il senso di una intera vita.<\/p>\n<p>Il nonno, ad esempio, fu uno di coloro che vissero il dramma dell&#8217;invasione austro-tedesca del Friuli, dopo la rotta di Caporetto, nell&#8217;autunno del 1917. Era appena un ragazzo quando si trov\u00f2 anche lui, in mezzo a quel mare di profughi, che si riversava sulle strade piovose, inframmezzato da brandelli di divisioni in ritirata, da soldati senza fucile, da cannoni e salmerie, da quel poco bestiame che i contadini, fuggendo, potevano portarsi dietro, verso un avvenire ancora pi\u00f9 incerto di quel cielo grigio e inclemente, carico di minaccia.<\/p>\n<p>A un tratto si ricord\u00f2 che a casa, a Udine, aveva lasciato i canarini chiusi nella gabbietta: e lo colp\u00ec l&#8217;idea che le bestiole erano condannate a morire di fame&#8230; A quel pensiero, non ebbe esitazioni: si volse e ritorn\u00f2 indietro, in mezzo a quel flusso di disperati, col cuore in gola, mentre il rombo dell&#8217;artiglieria gi\u00e0 si faceva sentire in lontananza. E non ebbe pace fino a che, rientrato nella citt\u00e0 semideserta, non rientr\u00f2 in casa e non apr\u00ec la porticina della gabbietta, per permettere ai canarini di uscirne e, forse, di sopravvivere, nel disastro generale.<\/p>\n<p>Ecco: un gesto cos\u00ec, secondo noi, vale pi\u00f9 di un poema. E il racconto di un tale episodio, lievitando nella mente di un bambino, vi pu\u00f2 imprimere tanti pensieri e sentimenti benefici: non solo l&#8217;amore per i nostri fratelli minori &#8211; gli animali -, ma, pi\u00f9 in generale, la compassione che per chi soffre, per chi \u00e8 debole e indifeso, verso tutto ci\u00f2 che \u00e8 vita, umana e non umana.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 la compassione, come Foscolo fa dire a Jacopo Ortis nella famosa <em>\u00abLettera da Ventimiglia\u00bb<\/em>, il sentimento che davvero ci rende umani, che ci rende un po&#8217; meno belve di quello che saremmo altrimenti.<\/p>\n<p>Viviamo in una civilt\u00e0 che, pur avendo deificato la Storia (da Hegel e Marx in poi), sembra avere il terrore del passato e il rifiuto della memoria. E che non si d\u00e0 molto pensiero del futuro, a giudicare dai crimini irreparabili che sta perpetrando ai danni della natura: cio\u00e8, in ultima analisi, anche ai danni delle prossime generazioni.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, l&#8217;unico tempo che viene celebrato \u00e8 il presente: un tempo che non \u00e8 un tempo, ma una assenza di tempo (come avevano intuito i sacerdoti druidi a proposito del <em>Samhain<\/em>; ma come ha anche mirabilmente mostrato Sant&#8217;Agostino).<\/p>\n<p>Senonch\u00e9, vivere nell&#8217;assenza di tempo \u00e8 impossibile; equivale a mettersi alla guida di un treno con gli occhi bendati, incuranti delle conseguenze. Vivere soltanto nella dimensione dell&#8217;oggi \u00e8 la barbarie, in quanto disprezzo e disconoscimento del passato; ed \u00e8 la follia, in quanto disprezzo e disconoscimento del futuro.<\/p>\n<p>Noi tutti viviamo in bilico fra la barbarie e la follia; o, per lo meno, queste sono le condizioni date entro l&#8217;orizzonte spirituale della civilt\u00e0 in cui siamo inscritti e con la quale dobbiamo coabitare, in un modo o nell&#8217;altro.<\/p>\n<p>Non si creda che stiamo usando un linguaggio figurato: questa \u00e8 la nostra situazione <em>reale<\/em>.<\/p>\n<p>I nostri bambini che bussano alle case nella notte di Ognissanti, travestiti da mostri o da vampiri e scimmiottando una tradizione che non ci appartiene e che serve solo a far vendere giocattoli e costumi inutili, che verranno usati per poche ore e poi gettati via, sono una espressione, al tempo stesso, di barbarie e di follia.<\/p>\n<p>Eppure, c&#8217;\u00e8 qualche cosa che possiamo fare per sottrarci al nostro destino di barbari folli; per sottrarci al destino di regredire allo stadio di ex uomini (come diceva lo scrittore e filosofo polacco Witkiewicz), abbrutiti dalla dipendenza verso le macchine che noi stessi abbiamo fabbricato, credendo di renderci la vita pi\u00f9 comoda.<\/p>\n<p>Possiamo, anzi, dobbiamo riprenderci il nostro passato e il nostro futuro: pi\u00f9 precisamente, il nostro futuro mediante il nostro passato: come ha insegnato Kierkegaard col suo concetto della \u00abripresa\u00bb: <em>procedere ricordando<\/em>.<\/p>\n<p>Di solito, quel che viene rimproverato a coloro i quali sostengono l&#8217;importanza di ricordare \u00e8 di indugiare nella nostalgia di qualcosa che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, invece di guardare avanti.<\/p>\n<p>\u00c8 un&#8217;accusa sciocca: certo che bisogna guardare avanti. Tuttavia, per guardare avanti, bisogna anche sapere da dove si proviene, e come si \u00e8 diventati quel che si \u00e8 attualmente. Non \u00e8 possibile venire dal niente, dalla terra di nessuno. Tutti abbiamo una patria: e dovremmo esserne fieri.<\/p>\n<p>La nostra patria pi\u00f9 autentica, la pi\u00f9 antica e la pi\u00f9 santa, \u00e8 quella formata dalla rete di coloro che ci hanno formato, accompagnato, incoraggiato e, talvolta, contrastato; di coloro che hanno fatto di noi ci\u00f2 che ora siamo.<\/p>\n<p>Vergognarsi di questa patria \u00e8 cosa abietta; ignorarla, scordarla, rimuoverla, \u00e8 cosa insieme folle e barbarica. Soltanto i barbari e i folli non hanno patria; o, piuttosto, credono di non averla.<\/p>\n<p>Le pi\u00f9 alte opere di poesia di tutti i tempi celebrano la <em>pietas<\/em> verso i defunti, la memoria per le persone che sono state presenti nella nostra vita: l&#8217;\u00abOdissea\u00bb di Omero, con l&#8217;incontro di Ulisse e la madre Anticlea; l&#8217;\u00abEneide\u00bb di Virgilio, con la discesa di Enea nel&#8217;Ade per incontrare il padre Anchise; la \u00abDivina Commedia\u00bb, col commovente colloquio fra Dante e l&#8217;antenato Cacciaguida, fra i beati del Paradiso.<\/p>\n<p>Provare riconoscenza per quella patria ideale, del resto, non \u00e8 solo una operazione della memoria: \u00e8 anche un gesto di amore per la vita. Per suo mezzo, essa vive in noi; e il legame tra le due dimensioni della realt\u00e0 &#8211; quella visibile e quella invisibile &#8211; si rafforza. \u00c8 vero che solo una parete sottile le divide; ma, finch\u00e9 perdurano la nostra ignoranza, la nostra ingratitudine e il nostro cieco attaccamento al presente, per quanto sia sottile, essa rimane invalicabile.<\/p>\n<p>Viceversa, nella misura in cui noi conserviamo vivo e caldo di affetti il nostro legame con il mondo invisibile, dove ci hanno preceduti coloro che fisicamente non sono pi\u00f9 qui, noi contribuiamo ad un&#8217;opera preziosa e insostituibile: contribuiamo, cio\u00e8, a preservare l&#8217;equilibrio del mondo. \u00c8 anche grazie a noi se l&#8217;asse del mondo, <em>&quot;axis mundi&quot;<\/em>, rimane in equilibrio.<\/p>\n<p>Il mondo non \u00e8 una cosa morta; non \u00e8 una sfera di roccia che vaga a caso in un universo casuale, senza un&#8217;anima e senza uno scopo.<\/p>\n<p>Il mondo visibile, del resto, \u00e8 solo una piccola parte della realt\u00e0; ci sono molte pi\u00f9 cose fra la terra e il cielo di quante non ne spossa sognare tutta la nostra filosofia, dice Shakespeare per bocca di Amleto.<\/p>\n<p>Noi, dunque, non siamo affatto i signori del mondo; ma possiamo esserne i custodi amorevoli e i difensori contro le forze del Nulla.<\/p>\n<p>Ogni qual volta leviamo un pensiero riconoscente verso coloro che hanno contribuito a formarci, a comunicarci vita e calore, a farci sentire amati e protetti, noi non solo compiamo una doverosa opera di giustizia, ma collaboriamo alla grande vita del mondo, al grande mistero dell&#8217;Essere, che ci abbraccia e ci pervade.<\/p>\n<p>Basterebbe gi\u00e0 questo per dare uno scopo dignitoso ad una vita umana; per dare un senso a questa nostra avventura terrena, intorno alla quale non cessiamo d&#8217;interrogarci &#8211; inconsapevoli, spesso, di essere gi\u00e0 all&#8217;interno dell&#8217;ultima risposta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2 novembre si celebra, nella nostra cultura, la commemorazione dei defunti: &quot;commemoratium omnium fidelium defunctorum&quot;. 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