{"id":28409,"date":"2014-01-30T07:08:00","date_gmt":"2014-01-30T07:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/01\/30\/il-rinascimento-e-mai-finito-e-mai-finito-il-rinascimento\/"},"modified":"2014-01-30T07:08:00","modified_gmt":"2014-01-30T07:08:00","slug":"il-rinascimento-e-mai-finito-e-mai-finito-il-rinascimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/01\/30\/il-rinascimento-e-mai-finito-e-mai-finito-il-rinascimento\/","title":{"rendered":"Il Rinascimento \u00e8 mai finito? \u00c8 mai finito, il Rinascimento?"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 mai finito, il Rinascimento?<\/p>\n<p>Si credeva di sapere quando e perch\u00e9 incomincia, quando e perch\u00e9 finisce; ma ora gli storici non ne sono pi\u00f9 tanti sicuri, come lo erano in passato.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l&#8217;inizio, a lungo si \u00e8 vista &#8212; con Jakob Burckhardt &#8212; la civilt\u00e0 rinascimentale come un fiore sbocciato nel deserto (del Medioevo), come una creazione eccezionale e irripetibile, sostanziata dalla volont\u00e0 di ripristinare la civilt\u00e0 classica, il suo stile, le sue forme, e, in buona parte, i suoi valori. Ma la cosa non appare pi\u00f9 tanto scontata ed evidente: a partire da Johan Huizinga, si \u00e8 via via imposta un&#8217;altra visione del Medioevo, che non viene bruscamente archiviato, ma che si spegne lentamente, che appassisce come un albero autunnale e che si trasforma in qualcosa di diverso, in un nuovo mondo di forme e di valori, legato per\u00f2, mediante mille fili, al mondo originario dal quale deriva. Determinare la fine del Rinascimento, poi, ci sottopone un problema ancora pi\u00f9 arduo: agli eventi tradizionali &#8212; la caduta di Costantinopoli, la scoperta dell&#8217;America &#8212; si oppone la considerazione che non vi fu una rottura drastica, nella linea di sviluppo della civilt\u00e0 europea, se non fino alla Rivoluzione industriale: in questo senso, come sostiene Jacques Le Goff, il Medioevo finisce nel XIX secolo; e, di conseguenza, il Rinascimento, come generalmente lo s&#8217;intende, non \u00e8 forse mai esistito.<\/p>\n<p>Eppure, si dice, il Rinascimento rappresenta l&#8217;inizio della modernit\u00e0. Una simile tesi pu\u00f2 anche essere condivisa, a patto che si chiarisca a quale ambito si riferisce: se alla sfera delle idee e dei valori, o a quello della vita pratica; e, pi\u00f9 ancora, se si riferisce alle \u00e9lite intellettuali e artistiche, oppure alla massa della popolazione.<\/p>\n<p>Dal punto di vista della cultura, il Rinascimento, se non altro per il disprezzo che riserva al Medioevo e per la sconfinata ammirazione che tributa all&#8217;antichit\u00e0 classica, certamente rappresenta una frattura nella storia europea, peraltro pi\u00f9 psicologica e soggettiva, che reale. Gli scrittori, i filosofi, gli artisti rinascimentali sono orgogliosamente consapevoli di voler rappresentare qualcosa di nuovo, che per\u00f2, paradossalmente, si richiama all&#8217;antico; non vogliono riconoscere il loro debito con la tanto biasimata civilt\u00e0 medievale, da essi equiparata a una vera e propria &quot;barbarie&quot;: eppure \u00e8 cosa evidente che, senza l&#8217;amore degli uomini di cultura del Medioevo per la classicit\u00e0 (non era ancora nata l&#8217;esecrabile categoria dei sedicenti &quot;intellettuali&quot;), anche se filologicamente &quot;ingenuo&quot; e sprovveduto, come quello di Dante per Virgilio, il Rinascimento stesso non sarebbe stato neppure concepibile.<\/p>\n<p>Altra cosa \u00e8 il modo di vivere: con la sola eccezione delle corti, nel XV e XVI secolo ben pochi cambiamenti si verificano nello stile di vita rispetto ai secoli precedenti, nelle tecniche produttive, nello stesso immaginario collettivo. L&#8217;invenzione della stampa, \u00e8 vero, crea le premesse per una rivoluzione culturale, che sar\u00e0 subito sfruttata dal luteranesimo e dal calvinismo; gli studi di Copernico creano le premesse per una rivoluzione non solo scientifica, ma altres\u00ec intellettuale e filosofica; i viaggi di scoperta, di commercio e di colonizzazione, raddoppiano e quadruplicano la scena della storia europea, dilatandola a dimensioni mondiali, con tutte le implicazioni culturali e spirituali che ci\u00f2 comporta; e l&#8217;avvento del moderno capitalismo, con la nascita delle grandi compagnie commerciali e soprattutto delle banche e delle borse, pone i presupposti per l&#8217;ulteriore evoluzione dell&#8217;economia occidentale in senso industriale e finanziario.<\/p>\n<p>Pure, tutte queste trasformazioni non bastano ancora a delineare una frattura irreparabile con il passato, tanto pi\u00f9 che il passaggio dal vecchio mondo al nuovo avviene in maniera da mescolare abbondantemente i rispettivi contenuti. Colombo scopre l&#8217;America, \u00e8 vero: ma senza averlo voluto, senza averla riconosciuta, e, soprattutto, con lo scopo iniziale di procurare al Papa e all&#8217;Occidente le risorse per riprendere la guerra contro il Turco e strappargli Gerusalemme e la Terra Santa, a maggior gloria di Dio e per la sicurezza dei pellegrini cristiani. Copernico spalanca nuovi orizzonti cosmologici, \u00e8 vero: ma, in fondo, non fa altro che riprendere la vecchia ipotesi di Aristarco di Samo; n\u00e9 lui, n\u00e9, forse, lo stesso Galilei, immaginano che quello sar\u00e0 l&#8217;inizio di un radicale cambiamento nel modo di concepire il rapporto fra l&#8217;uomo e il creato e, in ultima analisi, fra l&#8217;uomo e Dio (con buona pace del Galilei di Bertolt Brecht, che tale consapevolezza possiede in pieno). Il libro stampato si diffonde ovunque e alimenta fenomeni culturali nuovi, compreso il diffondersi di opinioni religiose eterodosse: ma non si dimentichi che le persone in grado di leggerlo sono ancora pochissime e che il suo costo \u00e8 ancora proibitivo per la grande maggioranza della popolazione; e, inoltre, che esercitare un controllo e una censura su di esso \u00e8 ancora cosa relativamente facile, a differenza di quello che sarebbe oggi, nell&#8217;era della rete informatica. Quanto al capitalismo industriale e finanziario, sta muovendo appena i primi passi: prima che la trasformazione arrivi a segnare e modificare in profondit\u00e0 la vita delle popolazioni, occorreranno ancora non meno di tre secoli.<\/p>\n<p>La cosa pi\u00f9 importante di tutte, ad ogni modo, \u00e8 che il Rinascimento riguarda piccole minoranze istruite; e, se \u00e8 vero che il teatro di Shakespeare, per esempio, penetra fra le masse e incomincia a diffondere il nuovo ideale anche al fuori della corte, generalmente, in Europa, fino al XVIII secolo le popolazioni rurali, e buna parte di quelle urbane, rimangono ancorate, sostanzialmente, ai vecchi modi di pensare, di sentire, di pregare, di lavorare, di impiegare il tempo libero, del tutto indifferenti alle orgogliose declamazioni di Marsilio Ficino, di Tommaso Campanella, di Francis Bacon o alla &quot;rivoluzione pedagogica&quot; di un Vittorino da Feltre, che, in fondo, coinvolge poche decine o centinaia di bambini ed insegnanti (cos\u00ec come, assai pi\u00f9 tardi, sar\u00e0 per le tanto sbandierate &quot;rivoluzioni pedagogiche&quot; di Lev Tolstoj e di don Lorenzo Milani).<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che la distanza fra le \u00e9lite dominanti e la massa del popolo \u00e8 sempre esistita, sia nell&#8217;antichit\u00e0, sia nel Medioevo, e che non \u00e8 certo un elemento nuovo, introdotto dal Rinascimento. In un certo senso \u00e8 vero, ma solo in un certo senso. Limitandoci al Medioevo (per non allargare eccessivamente il discorso), sarebbe forse pi\u00f9 esatto dire che le \u00e9lite culturali medievali detenevano e forgiavano un sapere che non era, certamente, alla portata dell&#8217;uomo della strada, ma le cui basi spirituali e le cui premesse culturali e religiose affondavano nello stesso terreno della concezione popolare dell&#8217;uomo, della vita, di Dio. Il contadino medievale e San Tommaso d&#8217;Aquino credevano nel medesimo Dio, nel medesimo tipo di valori, avevano la stessa idea dell&#8217;uomo, anche se, ovviamente, su livelli di approfondimento e di riflessione diversi.<\/p>\n<p>A partire dal Rinascimento, invece (ma la cosa \u00e8 gi\u00e0 ben visibile in Petrarca), non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec; nasce una \u00e9lite intellettuale che si vanta di distinguersi dalla massa, che ostenta un sovrano disdegno verso i contadini, i lavoratori manuali, e che si sente infinitamente pi\u00f9 vicina ai classici latini e greci che ai propri concittadini in carne ed ossa appartenenti ai ceti inferiori: tanto \u00e8 vero che questa \u00e9lite predilige esprimersi in latino, lingua sconosciuta alle persone comuni. In effetti, con il Rinascimento incomincia la frattura tra la societ\u00e0 civile e il mondo della cultura &quot;alta&quot;: due universi separati, che non s&#8217;incontrano, che non cercano neppure di dialogare, di conoscersi, ma che vivono ignorandosi reciprocamente.<\/p>\n<p>Gli intellettuali, d&#8217;altra parte, sentono di rappresentare l&#8217;innovazione vincente, di rappresentare il futuro, e, sostenuti da tale certezza, conducono la loro battaglia nella sicurezza della bont\u00e0 della loro causa e nella vittoria finale: sanno che sono gli altri, le masse popolari, che, un poco alla volta, dovranno adeguarsi e riconoscere la giustezza della loro visione del reale, anche se, per il momento, non si affannano troppo a diffonderla e a volgarizzarla, quasi temendo di contaminarsi e di degradarsi. Per intanto, che i &quot;villici&quot; continuino pure a ritenere che la Terra \u00e8 piatta (lo creder\u00e0 ancora la &quot;signorina Felicita&quot; di Guido Gozzano, ai primi del Novecento): che importa? Il mondo della cultura va avanti a dispetto della loro &quot;ignoranza&quot; e delle loro &quot;superstizioni&quot;.<\/p>\n<p>Si tratta di una linea di pensiero e di un atteggiamento mentale che le \u00e9lite odierne hanno conservato pressoch\u00e9 immutato, di &quot;avanguardia&quot; in &quot;avanguardia&quot;: gli architetti, gli urbanisti, i pittori, i filosofi, i teologi, tutti vanno avanti per la loro strada, impongono le loro idee e le loro opere, incuranti dello scarso apprezzamento, della perplessit\u00e0 del &quot;popolo&quot;: ritengono che un certo grado di incomprensione sia lo scotto che il genio deve pagare all&#8217;ignoranza dei pi\u00f9, e s&#8217;immaginano di essere tutti dei geni che, incompresi sul momento, verranno alla fine riconosciuti da tutti, e le cui opere resteranno a testimonianza imperitura della loro lungimiranza e della loro &quot;modernit\u00e0&quot;. Perch\u00e9 &quot;moderno&quot;, a partire dal XVI secolo, vuole dire &quot;migliore&quot; di ci\u00f2 che esisteva prima: un&#8217;idea del tutto sconosciuta al Medioevo (ma anche all&#8217;antichit\u00e0 classica, se \u00e8 per questo), il cui valore fondamentale, anche in ambito culturale, era la stabilit\u00e0 fondata sulla tradizione e per il quale la bont\u00e0 di una cosa non si misurava dalla sua &quot;novit\u00e0&quot;, ma, al contrario, dal suo essere collaudata, sperimentata e attestata &quot;ab antiquo&quot;.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, che le persone del popolo seguitino pure a pensare al mondo della politica come a un prolungamento di quello della morale; che importa se non hanno letto Machiavelli e non hanno compreso che la politica \u00e8 una scienza autonoma, slegata da ogni principio morale astratto? Tanto, essi non contano nulla: sono sudditi, \u00e8 sufficiente che obbediscano alle leggi e che paghino le tasse e le decime. Quando sar\u00e0 ora di far loro aprire gli occhi, ci penser\u00e0 lo Stato: per esempio, eccitando i loro sentimenti contro il nemico di turno, interno o esterno. Anche questa \u00e8 un&#8217;idea della politica che nasce nel Rinascimento e si prolunga fino ad oggi.<\/p>\n<p>Sia chiaro: non \u00e8 che nel Medioevo non vi fossero uomini politici che agivano senza tener conto della morale e della religione; nessuno di loro, per\u00f2, salvo rarissime eccezioni, avrebbe osato vantarsene. Perch\u00e9, nel Medioevo, la politica era considerata un ramo della morale, e pi\u00f9 precisamente della morale cristiana: le guerre, per esempio, dovevano essere interrotte dal venerd\u00ec a tutta la domenica, per rispetto alla Passione del Signore. I patti si giuravano sulla Bibbia e cos\u00ec pure si faceva nei tribunali; il potere politico era investito da Dio e se ci\u00f2, da un lato, faceva s\u00ec che fosse &quot;sacro&quot; agli occhi dei sudditi, dall&#8217;altro lato caricava i sovrani e i loro rappresentanti di una enorme responsabilit\u00e0 morale e li rendeva responsabili delle loro azioni davanti a Dio, per il tramite del Papa e della Chiesa. La scomunica, che poteva abbattersi anche sul sovrano pi\u00f9 potente di tutti, cio\u00e8 sull&#8217;imperatore, attendeva quanti trasgredivano a tale indefettibile principio.<\/p>\n<p>L&#8217;idea che il potere sia qualcosa di puramente umano nasce con Machiavelli, si rafforza con Hobbes (che ne teorizza la netta separazione dalla religione) e si carica poi, con Locke e soprattutto con Rousseau, dell&#8217;ulteriore acquisizione che il vero sovrano \u00e8 il popolo: gli Stati moderni sviluppano l&#8217;idea della sovranit\u00e0 popolare e attribuioscono all&#8217;uomo ci\u00f2 che prima spettava a Dio. L&#8217;uomo moderno diventa, cos\u00ec, il Dio di se stesso: le sue leggi sono leggi puramente umane; la sua giustizia, una giustizia puramente umana: tutte idee che avrebbero meravigliato e scandalizzato l&#8217;uomo medievale, tanto l&#8217;analfabeta quanto lo studioso.<\/p>\n<p>\u00c8 quasi inutile precisare che, quando diciamo &quot;Medioevo&quot;, intendiamo una civilt\u00e0 durata una decina di secoli e che, dunque, al suo interno si trovano differenze notevoli, mano a mano che ci si allontana dal suo nucleo originario, germanico e feudale, e ci si inoltra verso la modernit\u00e0. Ma quando abbia inizio la modernit\u00e0, \u00e8 cosa assai ardua da determinare: come si \u00e8 visto, c&#8217;\u00e8 spazio per fissarla dal crollo dell&#8217;Impero Bizantino alla Rivoluzione industriale.<\/p>\n<p>Ha scritto Jean Delumeau nel suo saggio \u00abChe cos&#8217;\u00e8 il Rinascimento?\u00bb (nel volume collettaneo \u00abIl Rinascimento italiano e l&#8217;Europa\u00bb, Fondazione Cassamarca, Colla Editore, 2005, vol. 1, pp. 37-39):<\/p>\n<p>\u00abNon \u00e8 sbagliato chiedersi oggi: &quot;Che cos&#8217;\u00e8 il Rinascimento?&quot;; o riformulare la domanda in questo modo: &quot;Il Rinascimento \u00e8 mai esistito?&quot;. Pi\u00f9 volte, anche rivolgendosi al grande pubblico, Jacques Le Goff ha dichiarato che il Medioevo \u00e8 finito nel XIX secolo. Dal punto di vista della cultura materiale e delle conoscenze scientifiche certamente noi siamo molto pi\u00f9 lontani degli uomini dei tempi di Luigi XIV di quanto costoro non lo fossero dai Greci dell&#8217;et\u00e0 di Pericle. L&#8217;industrializzazione, la ferrovia, l&#8217;invenzione del motore a scoppio, l&#8217;uso dell&#8217;elettricit\u00e0 e la rivoluzione informatica che \u00e8 sotto i nostri occhi hanno respinto e continuano pi\u00f9 che mai a relegare in blocco in una specie di preistoria, in rapporto a noi, tutti i periodi che hanno preceduto la modernit\u00e0 tecnica e scientifica. Partendo da questa analisi Jean Fourasti\u00e9 scriveva che rispetto ai &quot;gloriosi [anni] Trenta&quot; noi siamo &quot;su un altro pianeta&quot;. Da qui forse certa indifferenza o sufficienza da parte dei giovani nei riguardi di un passato da essi considerato, all&#8217;epoca del trionfo di internet e dei telefoni cellulari, nel suo insieme senza importanza. Ma se, per non essere privati delle nostre radici, ci rifiutiamo di fare tabula rasa del passato, ritorna allora la domanda: &quot;Che cos&#8217;\u00e8 il Rinascimento?&quot;. L&#8217;interrogativo \u00e8 tanto pi\u00f9 legittimo dal momento che il concetto di Rinascimento \u00e8 stato sottoposto a un processo riduttivo. Nei libri di storia si parla di &quot;Rinascimento carolingio&quot; e di &quot;Rinascimento del XII secolo&quot;. Perch\u00e9 si ricorre allo stesso termine? Perch\u00e9, anticipando in qualche modo quello che avverr\u00e0 su pi\u00f9 grande scala nel XV e XVI secolo, i letterati contemporanei di Carlo Magno e quelli del XII secolo si sforzarono di promuovere un ritorno alle opere dell&#8217;antichit\u00e0 classica. La storiografia utilizza retroattivamente una formula che, a rigore, dovrebbe essere riservata solo al movimento iniziato da coloro che l&#8217;hanno inventato. Ora, &quot;Rinascita&quot;, da Petrarca a Vasari attraverso Villani e Alberti, significa &quot;risveglio delle (antiche) muse addormentate&quot;, un ritorno, grazie all&#8217;antichit\u00e0 meglio conosciuta, all&#8217;eloquenza e alla grammatica, una ripresa dei canini estetici dell&#8217;arte greco-romana. Non c&#8217;\u00e8 dubbio che questo sguardo pieno di ammirazione verso un passato artistico e letterario simboleggiato da Atene e da Roma abbia provocato in Europa, a partire dall&#8217;Italia delle fine del XIV secolo, degli sconvolgimenti culturali che prima certo non si erano verificati n\u00e9 con il &quot;Rinascimento carolingio&quot; n\u00e9 con quello del secolo XII. Questa evidenza storica viene confermata dall&#8217;esperienza. Il lettore, anche quello superficiale, si accorge subito che le opere dei poeti francesi della Pl\u00e9iade sono pervase di mitologia e i &quot;Pensieri&quot; di Montaigne di citazioni di autori latini e greci. Il turista riconosce immediatamente come rinascimentale un monumento caratterizzato da strutture architettoniche orizzontali, frontoni triangolari o curvilinei, archi di cortili interni a tutto sesto, pilastri istoriati, capitelli dorici, ionici o corinzi, decorazioni scultoree a ghirlande e palmette ecc. Oserei dire che per il turista in questione il problema di sapere se il Rinascimento sia mai esistito non si pone. Lo vede con i suoi occhi in San Lorenzo a Firenze o nel castello di Anet. A Vannes, per esempio, il contrasto tra la cattedrale gotica e l&#8217;annessa cappella circolare costruita nel 1537 nel pi\u00f9 puro stile italiano delle poca ha un&#8217;evidenza pedagogica. Ampliando il discorso, appare del tutto chiaro, allo storico e a chi non \u00e8 specialista, come il recupero di un patrimonio spesso precristiano abbia indotto senza dubbio anche alla riscoperta e alla riappropriazione di valori terreni. In questo senso il Rinascimento segn\u00f2 la fine dell&#8217;era teologica medievale. L&#8217;arte accord\u00f2 un&#8217;importanza sempre maggiore al viso e al corpo umano. Inoltre i palazzi, i giardini, le feste, le smanie edificatorie e anche il peso crescente dei fattori economici assottigliarono progressivamente, nella nuova cultura, l&#8217;interesse un tempo riservato a Dio. L&#8217;uomo si appropri\u00f2 cos\u00ec di una parte dello spazio che prima era dedicato alla religione. La visita, anche rapida, a un museo permette di cogliere in maniera chiara questo passaggio dal Medioevo al Rinascimento. Tuttavia, nonostante l&#8217;evidenza, la parola &quot;Rinascimento&quot; \u00e8 utilizzata con significati diversi, cos\u00ec come il termine &quot;Medioevo&quot; che le sta a fronte. L&#8217;origine \u00e8 polemica. Nello spirito dei creatori del Rinascimento, il termine indicava la rottura e il desiderio, come diceva Leonardo Bruni, di &quot;ridare luce all&#8217;antica eleganza di stile che si era perso e spento&quot;. Si trattava, come afferm\u00f2 pi\u00f9 tardi Jacques Carron nella prefazione a una nuova edizione degli &quot;Adagia&quot; d Erasmo del 1571, di fare riemergere &quot;le belle lettere dal fango della barbarie&quot;. Vasari lod\u00f2 gli artisti toscani che, a partire dalla seconda met\u00e0 del XIII secolo, &quot;abbandonando il vecchio stile, cominciarono a copiare gli antichi con alacrit\u00e0 e diligenza&quot;. Marsilio Ficino espresse bene la coscienza, forse un po&#8217; ingenua, che il Rinascimento ebbe di se stesso, e lo contrappose con disprezzo al periodo precedente con questa celebre affermazione: &quot;Si tratta di una vera et\u00e0 del&#8217;oro che ha riportato alla luce le arti liberali prima quasi estinte: grammatica, eloquenza, pittura, architettura, scultura, musica. E tutto a Firenze&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Concludendo: la vera cesura non \u00e8 fra Medioevo e Umanesimo, ma, semmai, fra Umanesimo e Rinascimento; l&#8217;uno ancora consapevole dei limiti umani (la &quot;dotta ignoranza&quot; di Nicola Cusano), l&#8217;altro che, pur riconoscendoli (&quot;virt\u00f9&quot; contro &quot;Fortuna&quot; di Machiavelli), pretende di oltrepassarli con le sole forze umane (gli &quot;eroici furori&quot; di Bruno), iniziando ad avvitarsi in quel circolo chiuso che si prolunga, dimentico dell&#8217;essere, fino a Kant, a Hegel, a Nietzsche, a Husserl e a Sartre. In questo senso, il Rinascimento non \u00e8 mai finito: e noi ne siamo gli eredi diretti, nel bene e nel male&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 mai finito, il Rinascimento? 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