{"id":28403,"date":"2020-01-03T09:41:00","date_gmt":"2020-01-03T09:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/01\/03\/rileggendo-polibio-quanto-vale-la-vita-umana\/"},"modified":"2020-01-03T09:41:00","modified_gmt":"2020-01-03T09:41:00","slug":"rileggendo-polibio-quanto-vale-la-vita-umana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/01\/03\/rileggendo-polibio-quanto-vale-la-vita-umana\/","title":{"rendered":"Rileggendo Polibio: quanto vale la vita umana?"},"content":{"rendered":"<p>Quando si \u00e8 adolescenti si leggono gli storici classici per la curiosit\u00e0 di conoscere le vicende dei popoli antichi, dei loro eroi, dei loro costumi, delle loro leggi e delle loro guerre: ed \u00e8 cos\u00ec, con quello spirito, che abbiano divorato, dai quindici ai diciotto anni, sia i latini, Cesare, Sallustio, Tito Livio, Svetonio, Tacito, Ammiano Marcellino e gli scrittori della <em>Historia Augusta<\/em>, fino a Paolo Orosio e a Paolo Diacono; sia, soprattutto, i greci, Erodoto, Tucidide, Senofonte, Polibio, Plutarco, Zosimo, Procopio. Quelle letture erano per noi cos\u00ec entusiasmanti che ci immergevamo in esse fino a perdere la nozione del tempo, proprio come se si fosse trattato di romanzi d&#8217;avventura o di resoconti di viaggi o navigazioni dei grandi esploratori del passato, e assai malvolentieri ce ne staccavamo quando giungeva il richiamo del pranzo, o per assolvere agli altri obblighi e alle varie necessit\u00e0 della vita quotidiana. Pi\u00f9 tardi, divenuta la filosofia il centro dei nostri interessi, quegli stessi libri sono divenuti letteralmente una miniera di osservazioni sulla natura umana, rivelando un lato sino allora da noi poco considerato e aprendo squarci di riflessione sulla politica, sull&#8217;etica, sulla psicologia, sulla natura profonda del reale. Tutte cose alle quali, in precedenza, non avevamo prestato alcuna speciale attenzione, anzi, per dirla tutta, delle quali non avevamo neppure sospettato l&#8217;esistenza, come il proprietario di un campo il quale rivolga tutta la sua attenzione al raccolto di grano, perch\u00e9 ignora completamente che, sotto le zolle, qualcuno, cos\u00ec tanto tempo prima che se n&#8217;\u00e8 perso anche il ricordo, ha nascosto, all&#8217;interno di anfore di terracotta, un inestimabile tesoro di gemme, di collane e monili d&#8217;oro, di pietre preziose d&#8217;ogni tipo. E la stessa scoperta ci \u00e8 accaduto di fare per tutte le altre discipline: dalle scienze naturali, ad esempio con <em>La vita delle api<\/em> di Maurice Maeterlinck, all&#8217;astronomia, con <em>I mostri del cielo<\/em> di Paolo Maffei; per non parlare dei libri di matematica e di geometria. Ma, tornando agli storici antichi, con la scoperta della filosofia \u00e8 cominciato il rinnovato saccheggio: quegli autori hanno rivelato di essere fonte di continue scoperte di ordine filosofico, mentre prima non li avevamo apprezzati se non per il loro valore di documenti delle vicende storiche. \u00c8 ben vero che la saggezza romana soleva ripetere che <em>historia magistra vitae<\/em>, la storia \u00e8 maestra di vita (Cicerone, <em>De oratore<\/em>, II, 9,36), ma \u00e8 un fatto che quell&#8217;affermazione ha sempre incontrato pareri discordi. Accolta e lodata da molti, \u00e8 stata respinta sdegnosamente da altri, secondo i quali gli uomini non imparano mai nulla dalla passata esperienza e, proprio come dei ragazzi inesperti e impulsivi, sono condannati a ripetere a loro volta gli stessi errori dei padri, e a nulla vale che questi ultimi li mettano in guardia e narrino loro le proprie esperienze e ci\u00f2 che da esse hanno imparato.<\/p>\n<p>Ebbene, c&#8217;\u00e8 una pagina di Polibio di Megalopoli (c. 203-121 a.C.) relativa alle guerre macedoniche, nella quale lo storico greco si sofferma sul risvolto umano della sorte di alcuni suoi connazionali, specialmente due fratelli di Rodi, Dinone e Poliarato, i quali, avendo avviato trattative segrete con il re Perseo, quando la guerra si risolse a favore di Roma si videro scoperti e posti di fronte alle loro responsabilit\u00e0. Per Polibio quello era il caso classico nel quale l&#8217;unica soluzione accettabile \u00e8 il suicidio: poich\u00e9 la loro sorte era segnata, a che scopo tergiversare e mostrare a tutti lo spettacolo di un vile attaccamento alla vita? Per gli antichi, un uomo degno di questo nome non pu\u00f2 sopravvivere alla disfatta della propria causa, n\u00e9 deve gettare nel fango la propria dignit\u00e0, cercando di salvarsi ad ogni costo: essi erano convinti che la vita umana non \u00e8 un valore assoluto e irrinunciabile, e che vi sono circostanze, come questa, nelle quali non solo \u00e8 lecito, ma \u00e8 doveroso togliersela, onde custodire un bene pi\u00f9 grande: la propria dignit\u00e0. Cos\u00ec la pensavano un po&#8217; tutti, a Roma e fra i nemici di Roma (si pensi al suicidio di Annibale, pochi minuti prima che i romani lo catturassero), e tanto gli stoici che gli epicurei: come dimenticare, ad esempio, lo sdegnato <em>denique vivunt<\/em> di Lucrezio, nel <em>De rerum natura<\/em>, riferendosi a quelli che, pur tormentati da cento mali fisici e morali, esitano tuttavia a togliersi la vita, mostrando un indegno attaccamento nei suoi confronti? Ne abbiamo gi\u00e0 parlato (cfr. i nostri articoli: <em>Rileggendo Lucrezio l&#8217;uomo \u00e8 un assurdo gettato a caso in attesa del nulla?<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 09\/07\/08 e ripubblicati su quello dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 21\/11\/17; e <em>Lucrezio vuol liberare l&#8217;uomo dalla paura della morte: ma ci riesce?<\/em>, sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 17\/11\/17). La stessa idea era presente in tutte le altre culture antiche: pensiamo al re giudeo Saul, che si getta sulla propria spada per non cadere vivo nelle mani dei vittoriosi Filistei (sebbene nella <em>Bibbia<\/em> siano presenti due versioni differenti, in una delle quali egli cade ucciso per mano di un Amalecita); oppure a Decebalo, il re dei Daci che, sconfitto da Traiano, per non cadere prigioniero e tradotto a Roma, ove comunque sarebbe stato certamente giustiziato, si toglie la vita tagliandosi la gola con un pugnale, come \u00e8 narrato da Cassio Dione e come si pu\u00f2 tuttora vedere nei realistici rilievi della Colonna Traiana.<\/p>\n<p>Scrive, dunque, Polibio nelle sue <em>Storie<\/em> (XXX, 6-9; traduzione di Carla Schick, Milano, Mondadori, 1955, 1979, vol. 3\u00b0, pp. 188-192):<\/p>\n<p><em>6. Attirammo gi\u00e0 in precedenza l&#8217;attenzione dei lettori sul comportamento di Dinone e Poliarato: essendo accaduti gravi sconvolgimenti non solo presso i Rodi, ma anche presso quasi tutti gli altri Stati, sarebbe opportuno giudicare i criteri di governo di ogni citt\u00e0, per vedere chi abbia seguito una condotta ragionevole, e chi invece non abbia compiuto il suo dovere. Con il loro esempio davanti agli occhi gli uomini futuri in circostanze simili potranno seguire il cammino migliore ed evitare gli sbagli dei loro predecessori, in modo da non violare come quelli il loro dovere proprio alla fine della vita e rendere cos\u00ec vane anche le loro benemerenze precedenti. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>7. (&#8230;) In Rodi, a Cos e in molte altre citt\u00e0 alcuni fautori di Perseo osarono parlare presso i loro concittadini a favore dei Macedoni e contro i Romani, per indurli ad allearsi cin Perseo, ma non riuscirono nel loro intento. I pi\u00f9 illustri fra costoro erano a Cos i due fratelli Ippocrito e Geomedonte, a Rodi Dinone e Poliarato.<\/em><\/p>\n<p><em>8. Essi si comportarono in modo del tutto biasimevole: bench\u00e9 i loro concittadini fossero tutti testimoni delle loro azioni e dei loro discorsi, bench\u00e9 i loro scritti &#8212; sia quelli che essi avevano mandato sia quelli che avevano ricevuto da Perseo &#8212; fossero stati intercettati e resi noti, bench\u00e9 fossero stati catturati i messaggeri inviati da entrambe le parti, essi non seppero cedere e togliersi di mezzo, ma rimasero incerti. Cos\u00ec insistendo nell&#8217;amare la vita bench\u00e9 avessero perduto ogni speranza, essi distrussero anche la fama di audacia e di coraggio che si erano precedentemente procurata, e non lasciarono ai posteri possibilit\u00e0 alcuna di compassione e di indulgenza; denunciati infatti dai loro stessi scritti e dai loro incaricati, apparvero non solo disgraziati, ma addirittura impudenti. Un certo Toante era stato pi\u00f9 volte inviato in Macedonia da Dinone e Poliarato; costui quando il corso degli eventi mut\u00f2, conscio di quanto aveva fatto, spaventati si ritir\u00f2 a Cnido; imprigionato dagli abitanti dell&#8217;isola e richiesto dai Rodi, egli ritorn\u00f2 in patria e quivi costretto dai tormenti confess\u00f2 tutto; le notizie che egli diede apparvero perfettamente conformi a quelle contenute negli scritti intercettati e nelle lettere inviate da Perseo a Dinone e viceversa. Vi \u00e8 dunque ragione di domandarsi come mai Dinone abbia continuato a vivere e abbia osato mostrarsi cos\u00ec vile.<\/em><\/p>\n<p><em>9. Poliarato poi super\u00f2 di gran lunga Dinone in stoltezza e vilt\u00e0; avendo Popilio ordinato al re Tolemeo di mandare a Roma Poliarato, il re non obbed\u00ec, ma prefer\u00ec per rispetto della sua patria e di Poliarato stesso rimandarlo a Rodi, poich\u00e9 anche l\u00ec egli era stato richiesto. Egli fece dunque allestire una imbarcazione e la affid\u00f2 a un suo amico di nome Demetrio; scrisse e pure ai Rodi per informarli della compiuta spedizione. Poliarato, approdato durante il viaggio a Faselide, formulato non so quale piano, prese i rami di ulivo insegna dei supplici e si rifugi\u00f2 nel pubblico asilo. Se qualcuno gli avesse chiesto le sue intenzioni, sono convinto che non avrebbe saputo che cosa dire: se egli desiderava ritornare in patria, che bisogno aveva dei rami di ulivo? I suoi accompagnatori avevano proprio l&#8217;incarico di ricondurlo a Rodi. Se egli voleva andare a Roma, avrebbe dovuto farlo per necessit\u00e0, anche contro i suoi desideri? Che altro partito gli rimaneva? Non esisteva altro luogo nel quale egli potesse rifugiarsi. I Faseliti inviarono ambasciatori a Ridi per invitare gli isolani a mandare a prendere Poliarato; saggiamente i Rodi mandarono una nave scoperta che lo conducesse in patria, ma in realt\u00e0 proibirono al comandante della nave di accettare a bordo Poliarato, perch\u00e9 gi\u00e0 precedentemente essi avevano inviato da Alessandria alcuni loro incaricato che lo accompagnassero a Roma. Quando la nave giunse a Faselide, Epicare che ne era il comandante non volle accogliere a bordo Poliarato; Demetrio, che era stato scelto dal re come sua scorta, gli ordin\u00f2 di partire salpando di l\u00ec; i Faseliti inoltre aggiungevano le loro insistenze nello stesso senso, perch\u00e9 temevano di incorrere in qualche accusa da parte dei Romani; colpito da tutto ci\u00f2, Poliarato fin\u00ec con l&#8217;imbarcarsi di nuovo insieme a Demetrio. Mentre salpavano per\u00f2 con un pretesto, riusc\u00ec di nuovo a fuggire a Cauno dove supplic\u00f2 i cittadini di soccorrerlo. Anche questi per\u00f2 lo respinsero perch\u00e9 erano stati assoggettati dai Rodi; egli mand\u00f2 allora un messaggio ai Cibirati, pregandoli di accoglierlo e di mandargli una scorta: egli aveva appoggi in quella citt\u00e0, perch\u00e9 aveva allevato presso di s\u00e9 i figlioli del tiranno Pancrate. I Cibirati diedero ascolto alle sue preghiere e fecero quanto egli chiedeva, ma arrivato a Cibira egli procur\u00f2 a se stesso e a quei cittadini un imbarazzo ancora maggiore di quello nel quale aveva posto ai Faseliti. Essi non osavano infatti tenerlo presso di s\u00e9 per timore dei Romani, n\u00e9 potevano mandarlo a Roma perch\u00e9, vivendo esclusivamente nell&#8217;entroterra, non avevamo alcuna pratica della navigazione. Furono dunque costretti a mandare ambasciatori a Rodi e al proconsole romano in Macedonia, chiedendo di venire a prendere Poliarato. Lucio rispose ai Cibirati di custodire con cura Poliarato e di condurlo a Rodi, ai Rodi di scortarlo per mare, perch\u00e9 giungesse con sicurezza nel territorio dei omani Sia i Cibirati che i Rodi obbedirono agli ordini del proconsole e in questo modo Poliarato fu condotto a Roma dopo aver reso a tutti note a tutti la sua stoltezza e la sua vilt\u00e0 ed essere stato consegnato non solo dal re Tolemeo, ma anche dai Faseiliti, dai Cibirati, dai Rodi. Per quale ragione ho insistito cos\u00ec a lungo su Poliarato e Dinone? Non certo per infierire contro di loro nella disgrazia &#8212; questo sarebbe stato riprovevole &#8212; ma perch\u00e9, resa nota la loro stoltezza, anche gli altri apprendano come si debbano comportare se si troveranno in circostanze analoghe.<\/em><\/p>\n<p>A noi moderni, naturalmente, i disperati tentativi di questi due sventurati fratelli, e specialmente di Poliarato, per ritardare con ogni espediente la fine inevitabile, bench\u00e9 appaiano inutili fin dal principio, non suscitano gli stessi sentimenti che prova Polibio e con lui tutti, o quasi tutti gli antichi e perfino, probabilmente, un Seneca, per altri aspetti cos\u00ec pietoso e lontano dalla mentalit\u00e0 di allora, visto che loda il suicidio di un gladiatore che volle privare il pubblico della gioia malvagia di vederlo morire nell&#8217;arena, come un animale da combattimento. Infatti anche il pietoso Seneca, a proposito del suicidio dettato da ragioni di dignit\u00e0 personale, dichiara con estrema fermezza, nella settantesima epistola delle <em>Lettere a Lucilio<\/em>: <em>Quae, ut scis, non semper retinenda est; non enim vivere bonum est, sed bene vivere<\/em> (<em>Non sempre, lo sai, \u00e8 giusto conservare la propria vita; vivere non \u00e8 un bene di per s\u00e9, ma lo \u00e8 il vivere bene<\/em>). E se anche Seneca la pensa cos\u00ec, possiamo star certi che tale \u00e8 l&#8217;opinione pressoch\u00e9 universale degli antichi, a cominciare dai filosofi e dagli intellettuali (vedi i nostro articoli: <em>La fragilit\u00e0 e la grandezza dell&#8217;uomo nella visione filosofica di Seneca<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il01\/02\/12 e ripubblicato su quello dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 12\/11\/17; e <em>Il razionalismo pessimista di Seneca \u00e8 frutto d&#8217;un naturalismo radicale<\/em>, sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 10\/11\/17). Per noi moderni, parlando in linea generale, la vita \u00e8 un valore assoluto, irrinunciabile: il suicidio dei generali giapponesi nel 1945, cos\u00ec come quello di alcuni tedeschi, come Hitler, Himmler, Goebbels e G\u00f6ring, e di alcuni italiani, come Giovanni Preziosi e sua moglie, sempre nelle stesse circostanze, cio\u00e8 in seguito alla sconfitta dell&#8217;Asse nella Seconda guerra mondiale, appare come qualcosa di strano e di anacronistico, perfino di biasimevole (cfr. il nostro articolo: <em>\u00c8 stata eroica, la morte di Adolf Hitler?<\/em>, sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 26\/11\/17). Eppure i moderni considerano normale sacrificare milioni e milioni di vite in guerra, o far perire decine e centinaia di migliaia di persone innocenti sotto i bombardamento aerei. Inoltre, essi considerano normale, almeno in Occidente, praticare milioni di aborti e ora si apprestano a varare leggi favorevoli all&#8217;eutanasia. Da che cosa viene, ai moderni, l&#8217;idea del valore assoluto della vita, indipendentemente da qualsiasi circostanza, salvo nei casi che abbiamo detto e salvo la volont\u00e0 di evitare fastidi o dolori ? Senza alcun dubbio, dal cristianesimo.<\/p>\n<p>Tuttavia, la modernit\u00e0 ha ripudiato il cristianesimo; inoltre, piaccia o non piaccia ai cattolici progressisti e ai preti modernisti, il cristianesimo non ha <em>mai<\/em> insegnato che la vita umana \u00e8 un valore assoluto: altrimenti, come avrebbe potuto esaltare il sacrificio dei martiri, che rinunciavano con entusiasmo alla loro vita per restare fedeli al Signore Ges\u00f9 Cristo? Se la vita fosse un valore assoluto, gli antichi cristiani non avrebbero esitato a gettare qualche grano d&#8217;incenso davanti alla statua dell&#8217;imperatore romano, e cos\u00ec avrebbero avuto salva la loro. Ma non c&#8217;\u00e8 bisogno di andare indietro di quasi duemila anni: basta guardare a quel che succede oggi, nel terzo millennio, in tanti luoghi del mondo, e specialmente dell&#8217;Africa e dell&#8217;Asia, per vedere che i martiri ci sono ancora, e che si sacrificano per la stessa ragione di quelli antichi, anche se i cattolici europei non vogliono vederlo, n\u00e9 sentirlo, e nessuna autorit\u00e0 cattolica ha ricordato il massacro di cristiani avvenuto in Nigeria, mentre qui da noi ci si scambiavano i regali natalizi e si stappavano bottiglie di <em>champagne<\/em> per festeggiare l&#8217;anno nuovo.<\/p>\n<p>Sia pure per motivi diversi quindi, tanto i pagani che i cristiani ponevano dei limiti al valore assoluto della vita umana: per i primi quel limite era costituito dalla dignit\u00e0 personale, per i secondi dall&#8217;intransigente fedelt\u00e0 verso Dio, senza compromessi. Ma allora, come mai i moderni hanno modificato e stravolto la concezione cristiana, visto che anch&#8217;essi paiono considerare la vita come un bene assoluto, che va difeso a oltranza, tanto da provare orrore nei confronti della pena di morte (e Bergoglio, illegittimamente, lo ha scritto nero su bianco nel Catechismo, sovvertendo il Magistero di sempre), anche se non provano un simile orrore, come abbiamo gi\u00e0 detto, quando la vita viene soppressa per ragioni di tipo edonistico, ossia perch\u00e9 \u00e8 divenuta troppo faticosa o incomoda da portare o da accogliere? La ragione \u00e8 presto detta: perch\u00e9 tutta la cultura moderna non \u00e8 che una contraffazione e una storpiatura della cultura cristiana: le convinzioni dei moderni non essendo altro, come osservava acutamente G. K. Chesterton, che schegge impazzite di antiche verit\u00e0 cristiane, delle quali si \u00e8 smarrito l&#8217;autentico significato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si \u00e8 adolescenti si leggono gli storici classici per la curiosit\u00e0 di conoscere le vicende dei popoli antichi, dei loro eroi, dei loro costumi, delle<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30183,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[63],"tags":[103],"class_list":["post-28403","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-antica","tag-biografia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-antica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28403","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28403"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28403\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30183"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28403"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28403"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28403"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}