{"id":28398,"date":"2008-08-05T05:44:00","date_gmt":"2008-08-05T05:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/08\/05\/la-violenza-e-propria-delluomo-o-si-trova-in-tutta-la-natura\/"},"modified":"2008-08-05T05:44:00","modified_gmt":"2008-08-05T05:44:00","slug":"la-violenza-e-propria-delluomo-o-si-trova-in-tutta-la-natura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/08\/05\/la-violenza-e-propria-delluomo-o-si-trova-in-tutta-la-natura\/","title":{"rendered":"La violenza \u00e8 propria dell&#8217;uomo o si trova in tutta la natura?"},"content":{"rendered":"<p>Domenica 13 dicembre 1992, al Caf\u00e9 des Phares, nella parigina Place de la Bastille, una trentina di persone stanno discutendo appassionatamente intorno ai tavolini disposti a ferro di cavallo, sotto lo guardo benevole del filosofo Marc Sautet, apprezzato traduttore di Nietzsche (e che sarebbe prematuramente scomparso nel 1998).<\/p>\n<p>Quelle persone &#8211; persone comuni, non specialisti &#8211; discutono di filosofia.<\/p>\n<p>Una ragazza ha lanciato il tema del giorno: <em>La violenza \u00e8 propria dell&#8217;uomo o si trova in tutta la natura?<\/em>; un \u00abbuon tema\u00bb a giudizio di Sautet, deciso ad avvicinare ai piaceri del ragionamento filosofico persone di qualunque estrazione culturale, purch\u00e9 sinceramente interessate alla discussione razionalmente argomentata.<\/p>\n<p>La ragazza che ha rotto il ghiaccio sostiene, senza batter ciglio, che quando uno strappa un foglio di carta, compie un gesto violento; e che, senza dubbio, gli provoca una sofferenza. Come facciamo, infatti, a sapere che le cose inerti non possiedono anch&#8217;esse una coscienza?<\/p>\n<p>Dunque, la violenza regna ovunque sovrana, in natura; essa \u00e8 dappertutto, e niente e nessuno possono sfuggire alla sua morsa.<\/p>\n<p>L&#8217;iniziativa di Sautet ha dato vita a una effimera serie di tentativi di imitazione anche fuori della Francia. Noi stessi ne abbiamo visto pi\u00f9 d&#8217;uno in Italia; ma \u00e8 stata una stagione assai breve, consumata &#8211; quasi &#8211; nello spazio d&#8217;un mattino. Ci\u00f2 non significa che fosse un&#8217;idea sbagliata: uscendo dalle aule accademiche, la filosofia ha tutto da guadagnare e poco da perdere.<\/p>\n<p>\u00c8 un fatto, in realt\u00e0, che la sua stagione pi\u00f9 felice \u00e8 stata quella in cui si filosofava camminando, per strada, al mercato, sotto i portici. Socrate l&#8217;ha pagata piuttosto cara, tuttavia l&#8217;esempio \u00e8 rimasto; e, con l&#8217;esempio, un metodo, una prospettiva.<\/p>\n<p>Oggi, con le automobili divenute padrone dello spazio urbano, non \u00e8 pi\u00f9 possibile discutere di filosofia camminando (se non, magari, nelle aree pedonali dei centri storici); neppure la fuga verso la campagna, come nel <em>Fedro<\/em> vediamo Socrate evadere lungo le rive dell&#8217;Ilisso, offre sufficienti garanzie di relativa tranquillit\u00e0. Non restano che i giardini pubblici o, appunto, i caff\u00e8; almeno quelli che &#8211; come in Francia &#8211; per lunga tradizione, sanno fare spazio alle cose belle e accogliere le novit\u00e0 intelligenti: come, &#8211; ad esempio &#8211; negli anni Cinquanta e Sessanta, le interpretazioni dal vivo dei bravi <em>chansonniers<\/em>&#8230;<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, Socrate interrogava la gente, ma non era certo avaro di indicazioni sul metodo e sul merito delle questioni affrontate. Non era un demagogo e non pensava, n\u00e9 sosteneva, che ciascun essere umano sia <em>naturaliter philosophus<\/em>; n\u00e9, meno ancora, che tutte le opinioni siano egualmente valide, con la scusa pseudo-democratica che ciascuno avrebbe diritto alla <em>propria<\/em> verit\u00e0. E perch\u00e9 avrebbe dovuto crederlo? Non tutti sono bravi quanto un sarto nel confezionare vestiti, o quando un cuoco nel preparare i cibi, o quanto una stratega nel guidare l&#8217;esercito. Perch\u00e9 mai, dunque, tutti dovrebbero essere ugualmente bravi nell&#8217;arte di pensare?<\/p>\n<p>Ecco, questo &#8211; probabilmente &#8211; \u00e8 il limite intrinseco dell&#8217;iniziativa di Sautet. Il fatto che i baroni universitari abbiano ammazzato la filosofia, non significa che <em>chiunque<\/em> possa fare della filosofia; e dal fatto che molti esseri umani (tutti, non oseremmo dirlo) avvertano l&#8217;esigenza di una chiarificazione sui grandi problemi del vivere, non consegue che colui il quale non ha mai tentato di costruire un ragionamento in vita sua, possa farlo, da un momento all&#8217;altro, non appena gliene sorga il desiderio. Tanto varrebbe affermare che basta il desiderio per avere, di punto in bianco, un atleta del pentathlon, un esperto agronomo o, magari, un fisico nucleare.<\/p>\n<p>No; ci vogliono una base culturale, sia pur minima; una certa abitudine al ragionamento; una sufficiente padronanza del linguaggio, almeno quanto basta per non cadere nelle trappole pi\u00f9 clamorose di un lessico fuorviante.<\/p>\n<p>In altre parole, ci vuole qualcuno che guidi la discussione, che la orienti, che la riporti in carreggiata quando tende a deragliare. E ci vogliono persone abbastanza coraggiose da esporre le proprie idee senza imbarazzo, ma anche abbastanza umili da capire che non basta buttar l\u00ec qualche osservazione estemporanea per aver \u00abdimostrato\u00bb qualcosa. Parafrasando il buon vecchio Socrate: ci vogliono persone abbastanza sapienti da conoscere quel che vanno cercando, e abbastanza ignoranti da non presumere di averlo gi\u00e0 in tasca, con poca o nessuna fatica&#8230;<\/p>\n<p>Gi\u00e0, perch\u00e9 il problema \u00e8 proprio questo: esiste una diffusa insofferenza nei confronti della fatica intellettuale, e ben pochi sono coloro che riconoscono la necessit\u00e0 di sobbarcarsela, se si vuol puntare a dei risultati non effimeri. Ma come! Ci tocca gi\u00e0 faticare per pagare le tasse, per decifrare la ricetta del medico, per capire cosa far\u00e0 la nostra banca dei risparmi che noi le affidiamo; perfino per avere la linea telefonica di qualche ufficio pubblico, si fa una fatica enorme: e adesso ci vengono a dire che anche per ragionare e per capire qualcosa sui problemi generali dell&#8217;esistenza bisogna fare fatica? Eh, no: questo \u00e8 davvero troppo.<\/p>\n<p>Dunque, la violenza.<\/p>\n<p>Nell&#8217;epoca attuale, caratterizzata dal culto dei diritti (dell&#8217;uomo, del cittadino, delle masse, dei lavoratori, delle donne, dei bambini, dei pensionati, degli utenti, dei consumatori, ecc.) la semplice parola \u00abviolenza\u00bb desta in noi un sobbalzo, quasi un riflesso condizionato. La nostra mentalit\u00e0 neo-illuminista, ormai profondamente radicata nella modernit\u00e0 (e ancor pi\u00f9, se possibile, nella post-modernit\u00e0) freme e ribolle d&#8217;indignazione. Come, nell&#8217;anno Domini 2008 esiste ancora quell&#8217;odioso relitto del passato che chiamiamo violenza?<\/p>\n<p>Molti si meravigliano e si arrabbiano, perch\u00e9 pensano che essa avrebbe dovuto essere scomparsa da un pezzo: insieme alle epidemie di colera e di vaiolo, alla malaria, all&#8217;analfabetismo, alla denutrizione, allo sfruttamento del lavoro minorile nelle miniere di carbone., alle gravidanze indesiderate e ai Crocifissi nelle aule scolastiche.<\/p>\n<p>Naturalmente, il pensiero corre subito alla violenza fisica e, in modo particolare, alla violenza sessuale: sempre per effetto del riflesso condizionato di ci\u00f2 che scuote le nostre fermissime convinzioni in fatto di diritti: in questo caso, il diritto a un libero esercizio della propria sessualit\u00e0. Solo con un certo sforzo dell&#8217;immaginazione, per analogia e per estensione, si forma nella nostra mente l&#8217;idea della violenza psicologica e morale; quella, ad esempio, esercitata &#8211; con sottile e diabolica maestria &#8211; dal padre della piccola Ludovica, non ancora divenuta monaca di Monza, nei capitoli IX e X de <em>I promessi sposi.<\/em><\/p>\n<p>Ah, e poi ci viene in mente la violenza contro gli animali.<\/p>\n<p>Chi di noi, da bambino, non \u00e8 stato iscritto, almeno per un periodo, a qualche societ\u00e0 per la protezione degli animali &#8211; salvo poi, non appena si vedeva una lucertola stesa al sole, tempestare la povera bestiola di con una autentica gragnola di sassi, quasi fosse stata un drago minaccioso, pronto a scattare per ghermire qualche preda umana? E chi non \u00e8 impietosito per i maltrattamenti inflitti a qualche gatto randagio; per i cani abbandonati in autostrada a ferragosto; per il raglio o il muggito disperato di maiali e vitelli condotti al vicino macello comunale? O non si \u00e8 commosso per il povero uccellino chiuso nella sua gabbietta, che cinguetta malinconico verso il libero orizzonte, sognando quei voli spensierati che non potr\u00e0 mai fare?<\/p>\n<p>Forse, qualche persona particolarmente sensibile &#8211; non spesso, in verit\u00e0 &#8211; si sar\u00e0 anche commossa per il taglio di un albero, magari eseguito per la semplice ragione che qualche inquilino del condominio si \u00e8 lamentato, presso l&#8217;amministratore, che le sue foglie, cadendo in autunno, \u00absporcavano\u00bb tutto il cortile o che, magari, portate dal vento, si posavano sulle grondaie e ne ostruivano gli scarichi.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, ne <em>La quercia caduta<\/em> di Giovanni Pascoli, gli uomini si chinano pensosi ad ammirare il superbo albero che hanno abbattuto per farne legna, e solo allora paiono accorgersi delle sue qualit\u00e0, prima inosservate. Ma solo gli uccellini che avevano fatto il nido tra i suoi rami sono veramente addolorati; essi non hanno atteso il momento dei tardivi riconoscimenti, per \u00absapere\u00bb che la quercia era loro amica&#8230;<\/p>\n<p><em>Dov&#8217;era l&#8217;ombra, or s\u00e9 la quercia spande<\/em><\/p>\n<p><em>morta, n\u00e9 pi\u00f9 coi turbini tenzona.<\/em><\/p>\n<p><em>La gente dice: Or vedo: era pur grande!<\/em><\/p>\n<p><em>Prendono qua e l\u00e0 dalla corona<\/em><\/p>\n<p><em>i nidietti della primavera.<\/em><\/p>\n<p><em>La gente dice: Or vedo: era pur buona!<\/em><\/p>\n<p><em>Ognuno loda, ognuno taglia. A sera<\/em><\/p>\n<p><em>ognuno col suo grave fascio va.<\/em><\/p>\n<p><em>Nell&#8217;aria, un pianto&#8230; d&#8217;una capinera<\/em><\/p>\n<p><em>che cerca il nido che non trover\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 alcun dubbio che tagliare un albero &#8211; come, del resto, strappare un fiore &#8211; sia un atto di violenza. Che, poi, possa anche trattarsi di una violenza giustificata, questo \u00e8 un altro genere di discorso.<\/p>\n<p>Ma il leone che assale e spezza il collo alla gazzella, per divorarsela? Il ragno che attende di catturare la mosca nella tela, per immobilizzarla e poi cibarsene? La dionea che attira l&#8217;insetto e poi lo fa scivolare all&#8217;interno del fiore, ove apposite sostanze lo scioglieranno per nutrire l&#8217;ospite ingannevole? La lampreda che si attacca al pesce con la sua terribile bocca da predatore e comincer\u00e0 a mangiarselo, ancora vivo, poco alla volta?<\/p>\n<p>E i vulcani, i terremoti, gli incendi spontanei nella foresta, le esalazioni sulfuree, le epidemie: tutte queste sono manifestazioni di violenza? Se s\u00ec, allora avremo la certezza che non si tratta di una prerogativa umana.<\/p>\n<p>Da parte sua, Sautet propende per una risposta affermativa.<\/p>\n<p>Scrive, infatti, in <em>Socrate al caff\u00e8<\/em> (titolo originale: <em>Un caf\u00e9 pour Socrate<\/em>, Editions Robert Laffont, Paris, 1995; traduzione italiana di Marina Lia, Garzanti, Milano, 1998, 2004, pp. 20-21):<\/p>\n<p><em>&#8230;Che la violenza sia universale, che la troviamo in tutta la storia dell&#8217;umanit\u00e0, che la ritroviamo nell&#8217;intero mondo animale, che si all&#8217;opera durante le eruzioni vulcaniche e i movimenti delle lastre tettoniche che hanno dato forma al rilievo del nostro pianeta, che sia nascosta al centro dell&#8217;attivit\u00e0 solare, che sia all&#8217;origine del nostro sistema galattico e perfino all&#8217;origine del cosmo sotto il nome di<\/em> big bang<em>, tutto ci\u00f2 lo posso concedere. Ma che la violenza sia<\/em> dappertutto <em>non significa che sia<\/em> sempre.<\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 il cosmo divenga cosmo, la violenza deve cedere il passo al suo contrario:<\/em> k\u00f3smos<em>, in greco, significa \u00abordine\u00bb,ossia uscita dal<\/em> ch\u00e1os<em>. La nascita del cosmo \u00e8 la riorganizzazione di elementi caotici. Il nostro sistema solare \u00e8 il risultato di una pacificazione localizzata del caos; alcuni pianeti vanno a descrivere un&#8217;orbita regolare intorno al sole, ed \u00e8 questa regolarit\u00e0 che permette alla terra di raffreddarsi e in seguito di dare origine alla vita. \u00c8 dunque per il fatto che la violenza naturale in un certo senso diminuisce o cessa, che il nostro pianeta e la biosfera hanno preso forma.<\/em><\/p>\n<p><em>Lo stesso accade per la storia dell&#8217;umanit\u00e0. Ben inteso, noi non siamo che una specie animale tra tante, e tutta la nostra preistoria \u00e8 segnata dalla lotta contro le avversit\u00e0 della natura, tra cui le specie rivali. Ma non per questo la violenza \u00e8 la legge che regola la storia fino ad oggi. Si possono anche annoverare sotto la categoria della violenza le invasioni barbariche che hanno preceduto l&#8217;et\u00e0 feudale, cos\u00ec come il comportamento da predatori dei signori. Ma \u00e8 impossibile definire in questo il motore della civilt\u00e0 moderna: il fondamento del progresso degli ultimi secoli non \u00e8 la predazione, ma il commercio, che poggia esattamente sul contrario della violenza: commerciare \u00e8 scambiare merci equivalenti, tramite baratto o in cambio di denaro o di oro. Questo presuppone non farsi violenza l&#8217;un l&#8217;altro.<\/em><\/p>\n<p><em>Diversamente da ci\u00f2 che sembra, il capitalismo non si fonda sulla violenza. Anzi, ha dovuto combattere i comportamenti dei signori e dei briganti, per imporre a tutti la legge di mercato. Se per questo fine si \u00e8 servito di mezzi aggressivi, la questione non cambia: esso programmava un ordine in cui la violenza doveva cedere il passo al commercio, che implica la trattativa. Che poi la societ\u00e0 di libero mercato non sia in grado di realizzare questo programma, e che le negoziazioni commerciali, invece di raggiungere la pace assoluta auspicata da Kant abbiano un po&#8217; troppo spesso la tendenza a trasformarsi in guerre micidiali, non \u00e8 cosa da poco, ma prova solo che questo sistema ha dei limiti sui quali dovremmo riflettere.<\/em><\/p>\n<p><em>Il trucco sta nel non farsi ingannare! Se sono i limiti del sistema dominante a generare violenza, non bisogna fare di quest&#8217;ultima il vero motore della storia umana, n\u00e9 considerarla una fatalit\u00e0. Ecco quel che ci interessa: se l&#8217;attrazione e la repulsione dei corpi celesti e delle particelle di materia regola il passaggio dal<\/em> ch\u00e1os <em>al<\/em> k\u00f3smos<em>, \u00e8 lecito pensare che i rapporti sociali si disporranno un giorno a orbitare attorno all&#8217;oro come hanno fatto i pianeti attorno al Sole. E la loro sar\u00e0 una curva dolce e regolare, armoniosa e generosa come le carezze degli amanti.<\/em><\/p>\n<p>Straordinaria \u00e8 la conclusione del ragionamento, in cui, dopo aver presentato l&#8217;economia capitalistica &#8211; una invenzione dell&#8217;Occidente moderno &#8211; come il culmine e l&#8217;omega della storia universale, il filosofo sentenzia che nel capitalismo non vi \u00e8 violenza strutturale, perch\u00e9 esso \u00e8 basato sullo scambio di merci <em>equivalenti.<\/em><\/p>\n<p>Naturalmente: come quando gli Europei compravano la terra degli indigeni, o un bel carico di carne umana, per qualche perlina di vetro e qualche metro di stoffa colorata; o come quando le multinazionali estraggono le materie prime, in Africa, Asia o America Latina, pagando dei diritti quasi simbolici e potendo usufruire, in compenso, di manodopera a bassissimo costo e di vasti mercati senza possibilit\u00e0 di concorrenza. O, ancora, come quando un pensionato, dopo una vita di lavoro, affida alla banca i suoi sudatissimi risparmi; la quale, in cambio di obbligazioni che a lui renderanno poco o nulla, moltiplicher\u00e0 senza posa i propri dividendi.<\/p>\n<p>Strano, ma pare davvero che Sautet abbia in mente solo la violenza fisica; anzi, solo la forma pi\u00f9 evidente della violenza fisica: quella dei briganti e dei signori feudali. Ma, anche ammesso che si possano qualificare Auschwitz e Hiroshima come spiacevoli inconvenienti del \u00ablimite\u00bb d&#8217;un sistema intrinsecamente equo e pacifico, che dire dei milioni di persone che muoiono di fame ogni anno, perch\u00e9 la Coca-Cola o la General Motors possano continuare a fare man bassa delle risorse del pianeta &#8211; scaricando, oltretutto, sulla collettivit\u00e0 mondiale i costi collaterali dell&#8217;inquinamento e i danni alla salute provocati dai loro prodotti?<\/p>\n<p>E poi, quella profezia su un mondo che, alla fine della storia, orbiter\u00e0, pacifico e sereno, intorno all&#8217;oro, come i pianeti orbitano dolcemente intorno al Sole, pensiamo che Sautet avrebbe potuto proprio risparmiarsela&#8230;<\/p>\n<p>Ma, coi suoi ditirambi in favore dell&#8217;economia di mercato quale migliore dei mondi possibili, Sautet ci ha portati parecchio fuori strada; perci\u00f2, vediamo di rientrare in carreggiata.<\/p>\n<p>Sembra che, per alcuni, il concetto di violenza si leghi automaticamente a quello di coscienza. Dove vi \u00e8 la coscienza, vi \u00e8 anche il dolore e, quindi, si pu\u00f2 parlare di violenza; dove non vi \u00e8 coscienza, ad esempio in un oggetto inanimato, non essendovi possibilit\u00e0 di sofferenza, non si pu\u00f2 parlare nemmeno di violenza.<\/p>\n<p>Bisognerebbe, per\u00f2, distinguere la coscienza di colui che esercita la violenza, da quella di colui che la subisce. Per Cartesio, gli animali erano parte della <em>res extensa<\/em>: dunque, un cane battuto da un uomo non poteva provare realmente dolore. Ma, se anche ci\u00f2 fosse vero (e lo ammettiamo solo per assurdo), resta il fatto che l&#8217;uomo che batte il cane sa benissimo che cosa sta facendo, sa di stare esercitando una violenza, perch\u00e9 \u00e8 la <em>sua<\/em> coscienza che glielo dice; e sia pure scagionandolo, nello stesso tempo, con mille giustificazioni razionali.<\/p>\n<p>Ma, allora, dobbiamo concludere che lo squalo o il coccodrillo, i quali azzannano e divorano un inerme bagnante, commettono una violenza; n\u00e9 solo perch\u00e9 causano la sofferenza (e la morte) di una creatura cosciente, ma perch\u00e9 sono, essi stessi, coscienti?<\/p>\n<p>Sembra che, quando si parla di violenza, non si possa fare a meno di pensarla in termini di una azione &#8211; fisica o morale &#8211; intenzionale; e, dove c&#8217;\u00e8 intenzionalit\u00e0, c&#8217;\u00e8 anche coscienza. Dunque, per soffrire una violenza, bisogna possedere una coscienza; ma anche per esercitarla. Il cane da guardia che, improvvisamente, aggredisce e dilania il bambino che pur conosce da sempre &#8211; male interpretando un suo gesto &#8211; commette una violenza, anche se agisce solo in base a un riflesso condizionato dell&#8217;istinto, e non a una gratuita volont\u00e0 di nuocere?<\/p>\n<p>Ecco un altro elemento che, in genere, si reputa essenziale alla definizione di cosa sia la violenza: la gratuit\u00e0. La violenza, per essere veramente tale, deve essere una azione non solo intenzionale (e non casuale), ossia frutto di una opzione ben precisa rispetto ad altre scelte possibili; ma deve essere anche gratuita, nel senso di non necessaria <em>a priori<\/em>, di non condizionata da una fatalit\u00e0 inesorabile. \u00c8 gratuito un gesto che si compie per una libera decisione, senza esservi costretti, o indotti, da circostanze di forza maggiore.<\/p>\n<p>Ricordiamo che la parola \u00abviolenza\u00bb deriva dal latino <em>violentia<\/em> ed \u00e8 una astrazione di <em>violentus<\/em>, che non indica soltanto chi \u00e8 violento, ma anche chi \u00e8 impetuoso, duro, aspro, dispotico. I Romani non avevano assolutizzato, come noi moderni, il concetto generale di violenza; preferivano distinguere, caso per caso, se si trattava di attitudine guerresca (Orazio dice <em>Lucania violenta<\/em> per indicare i Lucani bellicosi), di carattere perverso (<em>violentum ingenium<\/em> di Livio), di tendenza al dispotismo (<em>tyrannus violentissimus<\/em>, ancora Livio) o, magari, di un comando imperioso (<em>violentum imperium<\/em>, sempre Livio).<\/p>\n<p>Anche noi, del resto, usiamo espressioni come: \u00abla violenza della scossa\u00bb (sismica); \u00abuna febbre violenta\u00bb; \u00abla violenza del solleone\u00bb, e simili. Quindi, in origine, l&#8217;idea di violenza era sia personale che impersonale; si \u00e8 personalizzata nel corso dei secoli, mano a mano che la natura \u00e8 stata sottomessa dall&#8217;uomo, le bestie feroci sterminate, le malattie domate mediante l&#8217;invenzione di farmaci e la somministrazione di vaccini.<\/p>\n<p>Certo, si parla ancora di \u00absqualo assassino\u00bb, \u00abmontagna assassina\u00bb e, addirittura, \u00abcaldo assassino\u00bb (come quello dell&#8217;estate di alcuni anni fa, che provoc\u00f2 migliaia di decessi in Europa, specie tra gli anziani). Tuttavia, ognuno avverte che si tratta di esagerazioni giornalistiche.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che nessuno ha le idee troppo chiare in questo campo. \u00abViolenza\u00bb \u00e8 una parola alquanto abusata (a cominciare dai politici e dai giornalisti), che nessuno sa bene cosa stia ad indicare; il che non significa che ciascuno di noi non possa avere un concetto estremamente chiaro circa gli <em>effetti<\/em> della violenza, specialmente fisica.<\/p>\n<p>Se, ad esempio, andiamo a consultare un buon vocabolario, scopriremo che la violenza \u00e8 \u00abla caratteristica di chi (o di ci\u00f2 che) \u00e8 violento\u00bb, e che \u00abviolento\u00bb viene \u00abdetto di chi \u00e8 solito abusare della propria forza fisica, specialmente in modo incontrollato e impulsivo\u00bb (Zingarelli). Questo, se non altro, ci fa compiere un passo avanti nel tentativo di circoscrivere il vago significato di questo termine, perch\u00e9 vi aggiunge la componente dell&#8217;<em>abuso di forza<\/em> &#8211; e, ci perdoni Nicola Zingarelli, non solo di quella fisica.<\/p>\n<p>Ma, se stabiliamo l&#8217;assunto che la violenza, per essere tale, deve comportare un abuso nell&#8217;esercizio della forza, ci rendiamo conto, immediatamente, che essa deve essere ristretta all&#8217;ambito umano. Nella natura extra-umana, l&#8217;abuso della forza \u00e8 molto raro tra gli animali, e non ha senso parlando di tempeste, terremoti, eruzioni vulcaniche e simili.<\/p>\n<p>La natura non \u00e8 violenta, perch\u00e9 abusa della forza solo chi pu\u00f2 optare per una soluzione di basso profilo, in base a un ben preciso ragionamento. E non \u00e8 nemmeno <em>dolce e regolare, armoniosa e generosa come le carezze degli amanti<\/em>, come Sautet &#8211; in un trasporto improvviso di poetica sensualit\u00e0 &#8211; sembra voler suggerire.<\/p>\n<p>La violenza \u00e8 una prerogativa umana, e non dipende affatto dall&#8217;instaurazione di questo o quel sistema politico-economico: quello sconfinamento nella filosofia della storia, con cui Sautet chiude la sua riflessione sulla violenza, \u00e8 fuori luogo.<\/p>\n<p>La propensione alla violenza, ossia all&#8217;abuso della propria forza, fa parte della natura umana, come abbiamo cercato di mostrare in tutta una serie di saggio ed articoli.<\/p>\n<p>Questo non fa dell&#8217;uomo una specie \u00abmaledetta\u00bb, ma ad una condizione: che egli si renda conto della sua fragilit\u00e0 morale, frutto del libero arbitrio, e che cerchi di porsi dei limiti, recuperando il suo legame originario con l&#8217;Essere.<\/p>\n<p>La peggiore forma di violenza &#8211; quello che, in termini religiosi, si chiama peccato &#8211; \u00e8 il misconoscimento della propria fragilit\u00e0 e limitatezza.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo ha commesso, e continua a commettere, le peggiori forme di violenza, quando si lascia accecare dall&#8217;orgoglio della creatura che rifiuta il legame originario con la creazione; che vorrebbe farsi Creatore di se stesso.<\/p>\n<p>\u00c8 allora che la violenza diviene un abuso intollerabile della forza; ad esempio, mediante il dilagare di una scienza senza coscienza e di una tecnologia senz&#8217;anima.<\/p>\n<p>\u00c8 allora che il Signore del Male sorride, soddisfatto.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, fra tutte le forme di violenza, non ve n&#8217;\u00e8 alcuna che sia peggiore, e foriera di pi\u00f9 sinistri sviluppi, di quella della ragione che vuole insignorirsi del mondo, ignorando o disprezzando il rapporto di amore e gratitudine che dovrebbe legarla all&#8217;Essere da cui discende.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Domenica 13 dicembre 1992, al Caf\u00e9 des Phares, nella parigina Place de la Bastille, una trentina di persone stanno discutendo appassionatamente intorno ai tavolini disposti a<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[141,148],"class_list":["post-28398","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-filosofia","tag-friedrich-nietzsche"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28398","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28398"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28398\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28398"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28398"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28398"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}