{"id":28396,"date":"2022-07-15T10:25:00","date_gmt":"2022-07-15T10:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/07\/15\/riflessioni-sul-nostro-destino-rileggendo-o-spengler\/"},"modified":"2022-07-15T10:25:00","modified_gmt":"2022-07-15T10:25:00","slug":"riflessioni-sul-nostro-destino-rileggendo-o-spengler","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/07\/15\/riflessioni-sul-nostro-destino-rileggendo-o-spengler\/","title":{"rendered":"Riflessioni sul nostro destino, rileggendo O. Spengler"},"content":{"rendered":"<p>Le civilt\u00e0 sono simili agli organismi viventi: nascono, crescono, raggiungono l&#8217;apogeo e infine declinano e muoiono? Ne era convinto Oswald Spengler (Blankenburg am Harz, 29 maggio 1880- Monaco di Baviera, 8 maggio 1936), secondo il quale la civilt\u00e0 occidentale stava vivendo appunto &#8212; il suo capolavoro, <em>Il tramonto dell&#8217;Occidente<\/em>, apparve fra il 1918 e il 1923 &#8212; nella fase del declino, che lui chiamava <em>Zivilisation<\/em>, civilizzazione, una fase alla quale non esiste rimedio, come non esiste rimedio alla vecchiaia e alla progressiva decadenza di un essere vivente. \u00c8 proprio vero che una civilt\u00e0 \u00e8 simile, in tutto e per tutto, a un organismo biologico? Che nasce, si sviluppa e muore come avviene alle piante e agli animali?<\/p>\n<p>Partiamo dal principio, vale a dire dalla chiarezza sui concetti che adoperiamo. Che cos&#8217;\u00e8 una civilt\u00e0? Per Spengler, essa \u00e8 la manifestazione limitata e peritura di una potenzialit\u00e0 illimitata e permanente: l&#8217;umanit\u00e0 &quot;primitiva&quot; (egli dice: fanciulla) produce, di tratto in tratto, delle &quot;grandi anime&quot; che si innalzano al di sopra della condizione ordinaria dell&#8217;esistenza e imprimono all&#8217;intero corpo sociale la svolta da esse intrapresa: <em>una civilt\u00e0 nasce nel momento in cui una grande anima si distacca dallo stato originario dell&#8217;umanit\u00e0 eternamente fanciulla, in cui una forma emerge dall&#8217;informe, in cui qualcosa di limitato e di perituro scaturisce dall&#8217;illimitato e dal permanente<\/em>. Pertanto si pu\u00f2 definire la civilt\u00e0 come l&#8217;esplicazione della somma delle possibilit\u00e0 creative presenti in essa: infatti egli afferma che <em>una civilt\u00e0 perisce quando quest&#8217;anima ha realizzato l&#8217;intera somma delle sue possibilit\u00e0 sotto forma di popoli, di lingue, di dottrine religiose, di arti, di stati e di scienze<\/em>.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 \u00e8 sufficiente per affermare che le civilt\u00e0 sono l&#8217;equivalente di un organismo biologico, caratterizzato dalla nascita, dallo sviluppo, dalla decadenza e dalla morte? E a fissare un tempo prestabilito ad ogni fase della civilt\u00e0 &#8212; infanzia, giovinezza, vecchiaia &#8212; asserendo che tutto ci\u00f2 si ripete continuamente nella storia, <em>con l&#8217;insistenza di un simbolo<\/em>? A nostro parere, no: Spengler \u00e8 uno di quei filosofi moderni che procedono per affermazioni, come Hegel: essi pongono i loro assunti, ma non si danno la pena di dimostrarli. Oppure, peggio ancora, fanno come Heidegger: ripetono il medesimo concetto, con parole diverse, per tre o quattro volte: poi adoprano un <em>pertanto<\/em>, o un <em>dunque<\/em>, e passano all&#8217;anello successivo del loro ragionamento, come se avessero esaurito la dimostrazione: senza aver dimostrato un bel nulla. Spengler sostiene che le civilt\u00e0 sono equiparabili a degli organismi viventi, anzi, che <em>sono<\/em> degli organismi viventi: e su tale affermazione costruisce un discorso di circa duemila pagine. Ma tutto quel che si pu\u00f2 dire \u00e8 che le civilt\u00e0, come le idee, camminano sulle gambe degli uomini: che sono gli uomini a farle, non individualmente, ma collettivamente. Non si pu\u00f2 dire, per\u00f2, che la somma delle idee, del lavoro, delle realizzazioni materiali e spirituali di quegli uomini riproduca esattamente un corpo vivente: come non si pu\u00f2 dire che l&#8217;uomo \u00e8 solo un corpo, perch\u00e9 nell&#8217;essenza <em>uomo<\/em> c&#8217;\u00e8 molto di pi\u00f9 del suo corpo e delle sue funzioni biologiche.<\/p>\n<p>La definizione di Spengler di che cosa sia civilt\u00e0 presume un concetto puramente materialista dell&#8217;uomo e rigidamente determinista di ci\u00f2 che l&#8217;uomo pu\u00f2 fare. La cosa diviene esplicita allorch\u00e9 egli introduce il concetto di destino. Per lui, il destino di tutte le civilt\u00e0 \u00e8 quello di passare, a un certo punto, nella fase della civilizzazione, ossia della decadenza, che precede l&#8217;esaurimento finale; e la saggezza degli uomini che vivono in una tale fase storica consiste nell&#8217;accettare quel destino.<\/p>\n<p>Come egli scrive ne <em>Il tramonto dell&#8217;Occidente<\/em> (titolo originale: <em>Der Untergang des Abendlandes<\/em>, Introd., 12, vol. I, p. 41; vol. I, II, i, 7 e 8, pp. 142-43, 147: vol. I, V, ii, 13, p. 446; Introd., 15, vol. I, p. 59; in: <em>Lo storicismo contemporaneo<\/em>, a cura di Pietro Rossi, Torino, Loescher Editore, 1968, 1981, pp. 160-162):<\/p>\n<p><em>Il tramonto dell&#8217;Occidente, considerato in questa prospettiva, non designa nulla di meno che il PROBLEMA DELLE CIVILT\u00c0 IN DECLINO. Si presenta qui una delle questioni fondamentali di ogni storia superiore: che cos&#8217;\u00e8 la civilt\u00e0 in declino, intesa come conseguenza logico-organica, come compimento e conclusione di una civilt\u00e0?<\/em><\/p>\n<p><em>Ogni civilt\u00e0 ha infatti la PROPRIA civilt\u00e0 in declino. Per la prima volta i due termini [&quot;Kultur&quot; e &quot;Zivilisation&quot;] &#8212; che finora hanno servito a designare una differenza indeterminata di carattere etico &#8212; vengono concepiti in senso temporale, come espressione di una SUCCESSIONE ORGANICA rigorosa e necessaria. Le civilt\u00e0 in declino \u00e8 l&#8217;inevitabile DESTINO di una civilt\u00e0. Qui raggiungiamo il vertice dal quale possono essere risolte le questioni ultime, e pi\u00f9 difficili, della morfologia storica. Le civilt\u00e0 in declino sono gli STATI ESTREMI E PI\u00d9 ARTIFICIALI, accessibili a una specie superiore di uomini. Esse rappresentano una conclusione; sono il divenuto che fa seguito al divenire, la morte che fa seguito alla vita, l&#8217;irrigidimento che fa seguito allo sviluppo&#8230; Esse costituiscono una FINE irrevocabile, ma sono sempre di nuovo riprodotte in virt\u00f9 di un&#8217;intrinseca necessit\u00e0. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Una civilt\u00e0 nasce nel momento in cui una grande anima si distacca dallo stato originario dell&#8217;umanit\u00e0 eternamente fanciulla, in cui una forma emerge dall&#8217;informe, in cui qualcosa di limitato e di perituro scaturisce dall&#8217;illimitato e dal permanente. Essa fiorisce sulla base di un territorio ben delimitato, al quale rimane vincolata come una pianta. Una civilt\u00e0 perisce quando quest&#8217;anima ha realizzato l&#8217;intera somma delle sue possibilit\u00e0 sotto forma di popoli, di lingue, di dottrine religiose, di arti, di stati e di scienze, e quindi ritorna nel grembo della spiritualit\u00e0 originaria&#8230; Quando il fine \u00e8 raggiunto e la pienezza delle possibilit\u00e0 interiori \u00e8 giunta a realizzarsi compiutamente verso l&#8217;esterno, la civilt\u00e0 SI IRRIGIDISCE improvvisamente, si avvia verso la morte, il suo sangue si coagula, le sue forze vengono meno &#8212; ed essa diventa una CIVILT\u00c0 IN DECLINO&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Ogni civilt\u00e0 percorre le fasi di sviluppo dell&#8217;uomo singolo. Ognuna ha la sua infanzia, la sua giovinezza, la sua maturit\u00e0 e la sua vecchiaia&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>OGNI CIVILT\u00c0, OGNI SUA FASE INIZIALE, OGNI CRESCITA E OGNI DECLINO, OGNUNA DELLE SUE FASI E DEI SUOI PERIODI INTERNAMENTE NECESSARI POSSIEDE UNA DURATA DETERMINATA, SEMPRE EGUALE, SEMPRE RICORRENTE CON L&#8217;INSISTENZA DI UN SIMBOLO.<\/em><\/p>\n<p><em>Allorch\u00e9 Nietzsche parl\u00f2 per la prima volta di &quot;rovesciamento di tutti i valori&quot;, il movimento spirituale di questo secolo &#8212; in mezzo al quale viviamo &#8212; ha trovato finalmente la sua formula. Il rovesciamento di tutti i valori \u00e8 il carattere intimo di OGNI civilt\u00e0 in declino. Essa comincia trasformando tutte le formule della civilt\u00e0 che l&#8217;ha preceduta, intendendole e trattandole in maniera differente. Essa non produce pi\u00f9, si limita a interpretare. In ci\u00f2 consiste l&#8217;aspetto negativo di ogni et\u00e0 di questa specie. Esse presuppongono l&#8217;atto propriamente creativo; non fanno altro che raccogliere un&#8217;eredit\u00e0 di grandiose realt\u00e0. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Un secolo di attivit\u00e0 puramente estensiva, con esclusione di qualsiasi produzione artistica e metafisica di carattere superiore&#8230; \u00e8 un&#8217;epoca di declino. Certamente; per\u00f2 noi non abbiamo SCELTO questa epoca. Non possiamo mutare il fatto che siamo nati uomini al momento dell&#8217;inverno incipiente di una civilt\u00e0 in declino, e non uomini all&#8217;apice di una civilt\u00e0 matura dell&#8217;epoca di Fidia o di Mozart. Tutto dipende dal fatto che ci si renda conto di questa situazione, di questo DESTINO, e che si comprenda che si pu\u00f2 s\u00ec mentire a se stessi a questo proposito, ma non gi\u00e0 sottrarsi a tale destino.<\/em><\/p>\n<p>Come si vede, per l&#8217;individuo vivere in un&#8217;et\u00e0 di declino della civilt\u00e0 implica il concetto di destino in due sensi: sia nel senso di accettarlo, con tutte le conseguenze che ne derivano; sia nel senso che allora, e solo allora, gli uomini &quot;superiori&quot; (concetto nietzschiano riadattato alla filosofia della storia di Spengler) possono &quot;avere accesso&quot; a quella particolare temperie culturale, sviluppando la capacit\u00e0 di interloquire creativamente con essa, tanto sul piano intellettuale, quanto su quello politico: <em>le civilt\u00e0 in declino<\/em>, egli dice, <em>sono gli stati estremi e pi\u00f9 artificiali, accessibili a una specie superiore di uomini.<\/em><\/p>\n<p>In realt\u00e0, quando si parla di Spengler e del <em>Tramonto dell&#8217;Occidente<\/em> non lo si fa per discettare in maniera asettica sul destino delle civilt\u00e0, ma perch\u00e9 ci si chiede se anche la <em>nostra<\/em> civilt\u00e0 stia subendo il medesimo irreversibile destino di tutte le altre: morire; e se non sia gi\u00e0 entrata da tempo nella fase del declino che prelude alla fine.<\/p>\n<p>Qui per\u00f2 s&#8217;impone, ancora una volta, la necessit\u00e0 di adoperare i termini giusti per definire i concetti, in modo da evitare possibili fraintendimenti. Quando usiamo un&#8217;espressione come <em>la nostra civilt\u00e0<\/em>, che cosa intendiamo esattamente? Qual \u00e8 la <em>nostra<\/em> civilt\u00e0? Spengler, come quasi tutti, risponde: la civilt\u00e0 <em>occidentale<\/em>. Ma esiste una simile civilt\u00e0? Rispondere affermativamente significa affermare che non vi \u00e8 alcuna sostanziale soluzione di continuit\u00e0 fra la civilt\u00e0 greca e quella romana, fra quella greco-romana e la cristiana medievale, nonch\u00e9 fra quest&#8217;ultima e la cultura ebraica; infine che la civilt\u00e0 europea moderna, figlia delle tre rivoluzioni &#8212; quella scientifica, quella politica e quella industriale &#8212; \u00e8, ancora e sempre, non tanto l&#8217;erede diretta, quanto la continuazione immutata dell&#8217;unica civilt\u00e0 greco-romana-ebraica-medievale. \u00c8 credibile, \u00e8 verosimile? Sul piano strettamente storico ci sembra una vera e propria pazzia: una di quelle pazzie che assumono l&#8217;apparenza della plausibilit\u00e0 solo perch\u00e9 tutti le ripetono e nessuno si prende la briga di smascherarle, rischiando di passare lui per pazzo.<\/p>\n<p>A noi sembra chiaro che \u00e8 gi\u00e0 una forzatura parlare di una civilt\u00e0 greco-romana; e lo \u00e8 ancor di pi\u00f9 immaginare che la componente cultuale e religiosa ebraica, lontanissima da entrambe, nondimeno si possa assimilare ad esse. Ma \u00e8 palese che il sorgere della cristianit\u00e0 medievale, anzi della cristianit\u00e0 tardo-antica (qui c&#8217;\u00e8 un problema di periodizzazione storiografica: quando inizia il tardo-antico? ed \u00e8 una semplice appendice del mondo antico o contiene gi\u00e0 elementi del tutto estranei ad esso?; noi propendiamo per la seconda), segna un distacco, una rottura, una netta soluzione di continuit\u00e0 a tutti i livelli: politico, economico, artistico, e perfino linguistico e razziale, con l&#8217;avvento di nuovi popoli e la fine del latino come lingua parlata universale. Sostenere, poi, che la civilt\u00e0 moderna sia ancora la stessa cosa sia della civilt\u00e0 cristiana medievale (mentre ne \u00e8, semmai, la radicale, programmatica negazione), sia della greco-romana, pi\u00f9 la componente ebraica, \u00e8 una tesi artificiosa, illogica, che fa acqua da tutte le parti e che viene portata avanti per ragioni meramente ideologiche. Inoltre voler denominare una tale civilt\u00e0, che oltretutto civilt\u00e0 non \u00e8, perch\u00e9 le manca qualunque base spirituale e perch\u00e9 si caratterizza come radicale rifiuto e negazione della civilt\u00e0 precedente (cosa che non si addice a una civilt\u00e0 allo stato nascente e che mai si \u00e8 vista nel corso della storia universale), volerla dunque qualificare come occidentale non ha senso, tranne quello di voler conferirle un elemento unificatore altrimenti irreperibile perch\u00e9 inesistente.<\/p>\n<p>La civilt\u00e0 greca non fu affatto <em>occidentale<\/em>, perch\u00e9 aveva il suo fulcro nel Mediterraneo orientale e traeva alimento e ispirazione, specie a partire dall&#8217;ellenismo, assai pi\u00f9 dalle culture orientali &#8212; l&#8217;egiziana, la siriaca, la persiana e perfino l&#8217;indiana, ma non l&#8217;ebraica, che essa percepiva come un corpo estraneo &#8212; che non dall&#8217;Occidente, se con tale vocabolo s&#8217;intende la parte occidentale, Roma, Cartagine ed Etruria comprese. Le cose non cambiano di molto se si considera la supposta civilt\u00e0 greco-romana, che fa perno anch&#8217;essa sulla met\u00e0 orientale del Mediterraneo e che si estende, s\u00ec, alla Penisola Iberica, alla Gallia, alla Britannia e &#8212; molto limitatamente &#8212; alla Germania, ma quasi solo per esportarvi il proprio modello, la propria lingua &#8212; il latino e in parte il greco &#8212; ricevendone solo un apporto minimo. E non \u00e8 stata per nulla <em>occidentale<\/em> la civilt\u00e0 cristiana dei secoli di mezzo, che aveva il suo baricentro politico ed economico nella valle del Reno e nelle regioni circonvicine &#8212; l&#8217;antica Lotaringia &#8211; e quello culturale e spirituale fra il Nord Italia e la Roma papale (mentre l&#8217;Italia del Sud, bizantina, araba e normanna, era gi\u00e0 un elemento a s\u00e9 stante), e che dunque si potrebbe chiamare, per la prima volta, <em>europea<\/em>, perch\u00e9, se anche le regioni centro-orientali e quelle pi\u00f9 settentrionali vennero a farne parte solo gradualmente e faticosamente (si pensi al martirio di san Bonifacio a opera dei Frisoni), in un ampio lasso di tempo, aveva il fulcro nel cuore del continente, e dal lato simbolico-ideale, che rivestiva somma importanza, guardava ancora e sempre a <em>Roma caput mundi<\/em>, sia pure in un senso diverso da quello della Roma antica, o meglio reinterpretandolo secondo nuove categorie, proprie del Medioevo.<\/p>\n<p>Ma la sedicente civilt\u00e0 moderna, che nasce e si sviluppa a partire dal tardo Medioevo, poi con l&#8217;Umanesimo e il Rinascimento (Lutero compreso), per giungere alla piena affermazione con l&#8217;Illuminismo e infine la Rivoluzione industriale, ammesso che si possa definire <em>occidentale<\/em> perch\u00e9 crea una vasta appendice realmente occidentale, il Nuovo Mondo al di l\u00e0 dell&#8217;Atlantico (e il Nuovissimo al di l\u00e0 dell&#8217;Indiano) conquistato e colonizzato dalle potenze dell&#8217;Europa atlantica (mentre la Russia, per secoli dominata dall&#8217;Orda d&#8217;Oro, \u00e8 ancora marginale rispetto all&#8217;Europa, e i Balcani giacciono sotto gli ottomani, che tentano d&#8217;imporvi il proprio modello culturale), qual legame di continuit\u00e0 presenta con la Grecia, con Roma, e col mondo cristiano dell&#8217;et\u00e0 di mezzo? Qual legame se non quello d&#8217;un drastico rifiuto e una lotta senza quartiere (vedi la scristianizzazione, esplicita nelle rivoluzioni moderne: francese, russa, messicana, spagnola, e implicita sempre) e una sistematica negazione sul piano della filosofia, della scienza, dell&#8217;arte e dello stesso sentimento religioso, prima col protestantesimo, poi con la secolarizzazione e infine col modernismo, eutanasia del cattolicesimo?<\/p>\n<p>Ora, per concludere, la domanda \u00e8: la supposta <em>civilt\u00e0 occidentale<\/em>, che altro non \u00e8 se non la pseudo civilt\u00e0 europea moderna, o meglio l&#8217;anti civilt\u00e0 europea, del tutto staccata e contrapposta alla civilt\u00e0 che l&#8217;ha partorita, ossia la civilt\u00e0 cristiana medievale, \u00e8 giunta alla fine? Molti, troppi indizi dicono di s\u00ec. Non si pu\u00f2 dire, sul terreno puramente filosofico, che questa sia una legge, e tanto meno un destino: si pu\u00f2 solo constatare che tutte le civilt\u00e0 umane sono tramontate. Ma quella attuale, ripetiamo, non \u00e8 una civilt\u00e0: \u00e8 il contrario di ci\u00f2 che una vera civilt\u00e0 deve essere. Non \u00e8 nata da una sovrabbondanza di forze creatrici, ma dalla sterilit\u00e0 di un rancore patologico verso la civilt\u00e0 dei padri, ossia la civilt\u00e0 cristiana. In questo senso, invece di chiedersi se stia tramontando e quanto possa durare il suo tramonto, sarebbe pi\u00f9 giusto dire che non \u00e8 mai stata realmente viva: \u00e8 nata morta, e i suoi prodotti recano il marchio della morte. Non vi si trova l&#8217;impronta del genio, o se ci\u00f2 accade, si tratta d&#8217;un genio misconosciuto e incompreso: Bach, Kierkegaard, Van Gogh, sono altrettanti esempi di geni che la modernit\u00e0 non ha compreso, che ha rifiutato, che ha onorato troppo tardi e senza vera convinzione, semmai con atteggiamento archeologico e quindi necrofilo. Ed \u00e8 giusto che sia cos\u00ec: la modernit\u00e0 \u00e8 fatta su misura per i grandi distruttori, non per i creatori; per gli apologeti del disordine e del nulla, o meglio ancora per i sadici, i masochisti, gli anormali, non per quelli che Kierkegaard chiamava <em>i cavalieri dell&#8217;ideale.<\/em> Ogni civilt\u00e0 ha i &quot;grandi&quot; uomini che si merita. E se i grandi uomini della modernit\u00e0 sono Cartesio, Kant, Hegel e Heidegger, o magari Bertrand Russell, e gli espressionisti tedeschi, e Marx, Freud, eccetera, fino a Eugenio Scalfari (che ieri ci ha lasciati, sia pace alla sua anima), e invano vi si cercherebbe l&#8217;equivalente, non diciamo di Dante, Giotto e san Tommaso d&#8217;Aquino, ma almeno qualcosa di meglio di Andrea Zanzotto, Andy Warhol e Umberto Eco, qualche cosa vorr\u00e0 pur dire. L&#8217;albero si conosce dai frutti: e i frutti della modernit\u00e0 sono questi, o &#8212; se possibile &#8211; anche peggiori. Ciascuno ne tragga onestamente le proprie conclusioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le civilt\u00e0 sono simili agli organismi viventi: nascono, crescono, raggiungono l&#8217;apogeo e infine declinano e muoiono? 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