{"id":28393,"date":"2015-12-02T11:14:00","date_gmt":"2015-12-02T11:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/02\/il-rifiuto-del-limite-imprigiona-luomo-nella-dimensione-del-finito\/"},"modified":"2015-12-02T11:14:00","modified_gmt":"2015-12-02T11:14:00","slug":"il-rifiuto-del-limite-imprigiona-luomo-nella-dimensione-del-finito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/02\/il-rifiuto-del-limite-imprigiona-luomo-nella-dimensione-del-finito\/","title":{"rendered":"Il rifiuto del limite imprigiona l\u2019uomo nella dimensione del finito"},"content":{"rendered":"<p>Il tratto fondamentale della civilt\u00e0 moderna \u00e8 il rifiuto del limite: tutto il resto &#8212; il materialismo, l&#8217;edonismo, lo scientismo, il relativismo, il superomismo, il nichilismo &#8212; tutto il resto, con logica assolutamente rigorosa, \u00e8 una conseguenza di questo fatto.<\/p>\n<p>Ebbene: il rifiuto del limite, che proietta l&#8217;uomo verso l&#8217;assoluto, \u00e8 anche la sua maledizione: perch\u00e9 il limite umano non pu\u00f2 essere superato; per cui, rifiutandolo, ci\u00f2 che egli trova \u00e8 solo la sconfitta, a cominciare dalla sconfitta della morte, e la pi\u00f9 amara delusione, che degenera in uno stato di angoscia e disperazione permanente.<\/p>\n<p>Che fare, dunque, se, da un lato, l&#8217;uomo non pu\u00f2 fare a meno di tendere al di l\u00e0 di se stesso, ma, dall&#8217;altro, non pu\u00f2 fare a meno di riconoscere il proprio limite, e, dunque, di riconoscersi vinto, sconfitto, mortale? \u00c8 dunque, l&#8217;intera vita umana, l&#8217;intero corso della storia umana, una tragica farsa, una beffa ed un circolo vizioso, nel quale si esplicano quelle stesse forze che, trovando la porta sbarrata, si ritorcono contro se stesse, generando ancora pi\u00f9 angoscia e sempre maggiore disperazione? \u00c8 dunque l&#8217;uomo condannato alla pazzia?<\/p>\n<p>No: non solo non \u00e8 condannato alla delusione, alla disperazione, alla sconfitta e alla pazzia; al contrario, egli \u00e8 chiamato alla piena e luminosa realizzazione di s\u00e9: ma non nel senso che a queste espressioni d\u00e0 il &quot;mondo&quot; &#8212; usiamo l&#8217;espressione nel significato, decisamente negativo, che essa ha nel quarto Vangelo -, ma in un senso nuovo e diverso, che presuppone, da parte sua, una vera e propria rivoluzione copernicana interiore.<\/p>\n<p>Eppure non si tratta affatto di un paradosso, e nemmeno di una sorta di auto-consolazione forzata: si tratta di un percorso di una linearit\u00e0 e di una consequenzialit\u00e0 assolute. L&#8217;uomo vorrebbe trascendere il proprio limite, ma non lo pu\u00f2: se si ostina nel tentativo, non potr\u00e0 che evocare fantasmi paurosi, generare mostri, e divenire un mostro egli stesso. Se, viceversa, egli accetta il proprio limite &#8212; un limite che non \u00e8 storico, ma ontologico; che non dipende da un determinato stadio di evoluzione scientifica, o tecnologica &#8211; o, comunque, materiale &#8211; ma \u00e8 connaturato alla sua struttura biologica e psichica, allora, e solo allora, resosi conto della sua effettiva impotenza, della sua finitezza, della sua caducit\u00e0, gli viene offerta l&#8217;occasione di gettare uno sguardo sull&#8217;orizzonte <em>altro:<\/em> quello in cui chi si umilia viene esaltato, e chi si annienta, trova il suo principio, il suo scopo, il suo fine: \u00abl&#8217;Amor che muove il sole e l&#8217;altre stelle\u00bb.<\/p>\n<p>Non ci sono alternative: <em>tertium non datur<\/em>. All&#8217;uomo sono concesse solo due strade: essere quel che deve essere, nell&#8217;unione con Dio; essere niente, e quindi trasformarsi in un demone della disperazione, senza Dio e contro Dio. La sua libert\u00e0 consiste in questo. Non \u00e8 una libert\u00e0 assoluta: se lo fosse, egli sarebbe Dio; \u00e8 una libert\u00e0 relativa e condizionata. Ma \u00e8 da essa che dipende il suo destino; ed \u00e8, nonostante tutto, nelle sue mani. Se sceglie per Dio, tutto in lui trova il suo perfezionamento e il suo compimento: intelligenza, volont\u00e0, cultura, senso del bello, del giusto, del vero; se sceglie contro Dio, le sue stesse potenzialit\u00e0 gli si rivoltano contro, diventano esplosive, distruttive, laceranti: la sua intelligenza si trasforma in pazzia; la sua volont\u00e0, in delirio; il suo sapere, in ignoranza; il suo desiderio di bene, di verit\u00e0, di giustizia, di bellezza, nel loro esatto contrario, travolgendolo in una spirale negativa senza fine, perch\u00e9 senza possibilit\u00e0 di redenzione. L&#8217;uomo, infatti, non pu\u00f2 redimersi da solo: pu\u00f2 fare molte cose, ma questa non la pu\u00f2 fare. Non pu\u00f2 redimersi, perch\u00e9 non sa perdonarsi. Non ci si lasci ingannare dalle apparenze: pu\u00f2 sembrare che gli uomini, e specialmente gli uomini malvagi, si auto-assolvano con molta facilit\u00e0, ma \u00e8 solo apparenza; nel profondo, il senso di colpa li divora, li acceca, li rende folli, li trascina verso la nemesi. E questo perch\u00e9 il senso della giustizia \u00e8 inscritto nell&#8217;anima umana, fin dal principio: la coscienza non \u00e8, come volevano gli illuministi e i sensisti, una <em>tabula rasa<\/em>; al contrario: la legge morale <em>naturale<\/em> \u00e8 presente nella coscienza di ciascun essere umano, anteriormente all&#8217;educazione e all&#8217;influsso ambientale. Avere in se stessi la legge naturale, infatti, significa che la legge morale \u00e8 secondo natura: pertanto, chi la infrange, chi la viola, chi la deride, va contro la natura e ne risente le conseguenze. \u00c8 una cosa che si pu\u00f2 fare, perch\u00e9 l&#8217;uomo possiede il libero arbitrio: ma c&#8217;\u00e8 un prezzo da pagare. Non si va impunemente contro la natura: e la legge morale fondamentale \u00e8 secondo natura; anche se, nelle sue manifestazioni storiche, essa riflette un determinato momento e un determinato ambiente.<\/p>\n<p>Bernard Ronze \u00e8 stato uno scrittore e un pensatore che ha particolarmente approfondito questi temi.<\/p>\n<p>Accostarsi alla sua personalit\u00e0 e alla sua opera, significa andare incontro a parecchie sorprese. Chi abbia letto uno dei suoi libri, magari acquistato alla bancarella di qualche mercatino dell&#8217;usato, si rende conto, immediatamente, di essere in presenza di un autore che ha qualcosa da dire, e che sa dirlo con forza, con chiarezza, con estrema concisione; di un uomo che deve aver molto riflettuto prima di mettersi a scrivere, e che, palesemente, non era interessato a far parlare di s\u00e9, ma a suscitare interesse rispetto ai temi della vita spirituale. E gi\u00e0 questa \u00e8 una cosa insolita: in un <em>establishment<\/em> culturale ove quasi tutti, chi pi\u00f9, chi meno, sgomitano e si azzuffano per conquistare la luce dei riflettori, mettono il petto in fuori per attribuirsi meriti e benemerenze, vantano veri o supposti diritti di priorit\u00e0 (e quindi, se possibile, di propriet\u00e0) rispetto a questa o quella idea, questo o quel ragionamento, eccoci al cospetto di un saggista sobrio e discreto, che non cerca la notoriet\u00e0, ma che vuole invitarci &#8211; quasi da amico, quasi in sordina &#8211; a pensare, o ripensare, i valori essenziali sui quali abbiamo impostato la nostra vita.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 dell&#8217;altro. La cultura filosofica contemporanea, e specialmente quella francese (che si \u00e8 irradiata nel resto d&#8217;Europa e del mondo, a partire dalla stagione illuminista dei <em>philosophes<\/em>, e fino alla stagione esistenzialista degli intellettuali del Quartiere Latino, con la sigaretta all&#8217;angolo della bocca e l&#8217;impermeabile dalla Humphrey Bogart), si qualifica, per definizione, come progressista, laicista, ateista, &quot;rivoluzionaria&quot; (di qualunque rivoluzione si tratti: perch\u00e9, come disse qualcuno nel Maggio del &#8217;68, <em>la beaut\u00e9 est dans la rue<\/em>, la bellezza \u00e8 nella strada); mentre Bernard Ronze \u00e8 stato, evidentemente, tutt&#8217;altro che un rivoluzionario e un &quot;progressista&quot;. Nato il 2 giugno 1927 a Saint-Mand\u00e9, nel dipartimento della Valle della Marna, regione dell&#8217;\u00cele de France (per i curiosi delle coincidenze, la stessa cittadina che avrebbe dato i natali, due anni dopo, nel 1929, all&#8217;attore Bruno Cremer, il futuro ispettore Maigret della Televisione francese), e percorse regolare carriera di funzionario statale, divenendo Ispettore generale delle Finanze, carica che ricopr\u00ec a varie riprese, fra il 1956 e il 1979, oltre a numerosi altri incarichi per conto della Pubblica amministrazione.<\/p>\n<p>A lato di questa carriera cos\u00ec borghese, Bernard Ronze ha coltivato, per tutta la vita, la vocazione alla scrittura: non di romanzi, ma di una serie assai nutrita di saggi, tutti incentrati sui grandi problemi morali dell&#8217;uomo moderno, sul mistero della fede, sul senso dell&#8217;esistenza e della storia; e, nello stesso tempo, ha collaborato attivamente alla rivista \u00ab\u00c9tudes\u00bb (sottotitolo: \u00abStudi di teologia, di filosofia e di storia\u00bb), una prestigiosa testata cattolica che usciva una sola volta l&#8217;anno (e che esiste ancora, ma \u00e8 diventata mensile), la quale \u00e8 stata fondata nel 1856 da un diplomatico russo residente a Parigi e convertitosi al cattolicesimo, Ivan Gagarin, il quale si fece prete, entr\u00f2 nell&#8217;Ordine dei Gesuiti e si propose di riportare il suo Paese natale nell&#8217;ambito della Chiesa romana. Oggi, sia detto fra parentesi, la rivista \u00e8 caduta molto in discredito e anche le sue vendite sono precipitate; i suoi fedeli lettori la stanno abbandonando, perch\u00e9 non capiscono pi\u00f9 il suo attuale orientamento. Basti dire che, per un malinteso senso di solidariet\u00e0 con la rivista, irreligiosa e blasfema, \u00abCharlie Hebdo\u00bb, dopo il sanguinoso attentato terroristico del 7 gennaio 2015, i gesuiti che la dirgono hanno deciso di ripubblicare, a loro volta, una serie di vignette anticattoliche &quot;incriminate&quot;; cosa che ha suscitato una viva indignazione e la pronta reazione di un altro gesuita, Jean-Fran\u00e7ois Thomas, il quale ha deprecato la &quot;libert\u00e0 di blasfemia&quot; e richiamato i suoi confratelli a recuperare &quot;un po&#8217; di buon senso&quot;.<\/p>\n<p>Tornando a Bernard Ronze, ricordiamo i titoli dei suoi libri, poco conosciuti e pochissimo tradotti in Italia: \u00abL&#8217;homme de quantit\u00e9\u00bb (1977), \u00abL&#8217;homme de foi\u00bb (1988), \u00abL&#8217;homme de Dieu\u00bb (1979), \u00abFaire la verit\u00e9 ou l&#8217;Evangile et le comportement\u00bb (1983), \u00abLe Dernier repas ou l&#8217;av\u00e8nement du r\u00e9el\u00bb (1990), \u00abLa M\u00e9re du Christ ou la vraie Structure de la R\u00e9v\u00e9lation\u00bb (1996), \u00abL&#8217;essence du Christianisme\u00bb (1996), \u00abLe Christ, R\u00e9alit\u00e9 nouvelle\u00bb (1997).<\/p>\n<p>Ha scritto Bernard Ronze nel secondo volume della sua trilogia antropologica \u00abL&#8217;homme de foi\u00bb (Paris, Descl\u00e9e de Brouwer, 1978; titolo italiano: \u00abL&#8217;impossibile fa parte del reale\u00bb, traduzione dal francese di Padre David Turoldo, Roma, Edizioni Paoline, 1981, pp. 46-47):<\/p>\n<p><em>\u00abL&#8217;idea di limite sta al centro dello spirito di fede e del suo trasferimento nel reale. Gli d\u00e0 radici, forza e linguaggio. Radici. La fede ha per condizione un successo: nella ricerca dell&#8217;&quot;essere&quot;, questo sogno vano, tenace e catturante dei filosofi; nella ricerca dell&#8217;anima. Come entrare in noi, quando tutto vi esce? Nella ricerca del perdono: se vi \u00e8 una cosa di cui siamo incapaci, \u00e8 proprio quella di perdonare a noi stessi. Essa scava nell&#8217;uomo un foro gigantesco, senza bordo n\u00e9 fondo: esistenza fuggente, anima fuggitiva, colpa vivente, ecco che cos&#8217;\u00e8, sotto il suo dominio, la nostra verit\u00e0 senza maschera n\u00e9 orpelli. Forza. Dalla natura alla libert\u00e0, dalla storia al destino, dalla ripetizione alla novit\u00e0, tutti passaggi al limite. Pi\u00f9 profondo il punto in cui noi cadiamo, pi\u00f9 potente \u00e8 la spinta che ci fa risalire. Infine, il linguaggio. Il limite ha una funzione misteriosa. Non si tratta di superarlo: perderebbe il suo carattere e ci\u00f2 che ne deriva. Al contrario, \u00e8 proprio per l&#8217;impotenza in cui ci affonda che ci apre a una realt\u00e0 differente di cui \u00e8 segno. Noi lo percepiamo, del resto, attraverso la parola e l&#8217;amore: quella ne \u00e8 l&#8217;espressione continua, questo non vive che per essa. All&#8217;orgoglioso concetto dell&#8217;essere, alle fiere costruzioni di cui \u00e8 il materiale, succede allora un&#8217;&quot;ontologia&quot; dell&#8217;umilt\u00e0: l&#8217;uomo di fede \u00e8 prima di tutto un mendicante.<\/em><\/p>\n<p><em>Per questo il rifiuto del limite si identifica con il rifiuto del sacro. Distinguere quest&#8217;ultimo dal profano significa distinguere ci\u00f2 di cui l&#8217;uomo \u00e8 definitivamente incapace da quello di cui \u00e8 capace. Cerniera fra il mondo e il regno, il limite ci imprigiona nel mondo, se noi lo rifiutiamo; ci libera nel regno, se lo accettiamo. Traviamento, perversione nel primo caso; capovolgimento, conversione nel secondo. Da qui l&#8217;inversione permanente del Vangelo: a che cosa serve all&#8217;uomo guadagnare l&#8217;universo? Chi perde la sua vita per causa mia&#8230; Da qui le sue divisioni implacabili: padre contro figli, figlio contro padre. Niente di straordinario, se il mondo non tollera una fede che rovescia i suoi sogni, gli parla attraverso la morte e lo rimanda incessantemente alla sua colpa. Un mondo che non sa di essere caduto, non ha bisogno dell&#8217;anima, irride il perdono, ne ha poca esperienza. Un mondo immortale, che aspira all&#8217;illimitato, ha forzatamente in orrore la fede. \u00c8 una curiosa idea quella di cercare, come le chiese oggi, di trovarle un aspetto meno turbante, meno sconcertante, quando per natura essa sconvolge, di darle una figura pi\u00f9 umana, quando essa ha i tratti dello scandalo. La sua parola \u00e8 sempre dura da intendere, il suo linguaggio sempre troppo forte: chi pu\u00f2 ascoltarlo? Addolcirlo, difendersene, vuol dire adeguarsi al mondo e ai suoi pensieri. La fede non deve essere accettata: va dall&#8217;inaccettabile all&#8217;inaccettabile.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Rifiutare il limite, significa rifiutare il sacro; rifiutare il sacro, significa rifiutare la condizione creaturale: vale a dire pretendere per s\u00e9 la condizione del sacro. Di qui nasce l&#8217;idolatria delle cose, dei disegni umani e dell&#8217;uomo stesso: idolatria che sfocia in una diabolica contraffazione del sacro. L&#8217;abbiamo vista pi\u00f9 volte, per esempio con l&#8217;hitlerismo e con lo stalinismo; oggi essa si esprime in forme pi\u00f9 subdole e sottili, ma non meno totalitarie, n\u00e9 meno sacrileghe.<\/p>\n<p>Dovrebbe far riflettere il plauso che certa cultura laicista e massonica riserva a quei cattolici e a quegli esponenti della Chiesa i quali, per un senso malinteso di rispetto della diversit\u00e0, rinunciano alla propria cultura del sacro: qui il senso del limite \u00e8 stravolto e trasformato in pretesto per distruggere il sacro in quanto tale e non per rispettare le &quot;altre&quot; concezioni di esso. I cristiani progressisti e modernisti, che si sforzano di togliere al Vangelo il pungiglione dello scandalo, forse perch\u00e9 desiderosi di piacere al &quot;mondo&quot;, tradiscono se stessi e abdicano alla loro ragion d&#8217;essere: ricordare a tutti che, se viene meno l&#8217;umano senso del limite, la storia diventa un autentico Inferno&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il tratto fondamentale della civilt\u00e0 moderna \u00e8 il rifiuto del limite: tutto il resto &#8212; il materialismo, l&#8217;edonismo, lo scientismo, il relativismo, il superomismo, il nichilismo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[117],"class_list":["post-28393","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-dio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28393","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28393"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28393\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28393"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28393"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28393"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}