{"id":28384,"date":"2008-11-29T04:55:00","date_gmt":"2008-11-29T04:55:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/29\/che-cose-la-patria-per-uno-scrittore-friulano-contemporaneo-riedo-puppo-1920-2002\/"},"modified":"2008-11-29T04:55:00","modified_gmt":"2008-11-29T04:55:00","slug":"che-cose-la-patria-per-uno-scrittore-friulano-contemporaneo-riedo-puppo-1920-2002","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/29\/che-cose-la-patria-per-uno-scrittore-friulano-contemporaneo-riedo-puppo-1920-2002\/","title":{"rendered":"Che cos&#8217;\u00e8 la patria per uno scrittore friulano contemporaneo : Riedo Puppo (1920-2002)"},"content":{"rendered":"<p>I piccoli popoli hanno questa ricchezza, che possono mettere a disposizione del mondo odierno: una saggezza antica, umile, paziente, che ha visto succedersi tanti Stati diversi e tanti spostamenti di confine, ma che ha conservato intatti, nei secoli, il proprio senso di appartenenza, il proprio legame con la terra.<\/p>\n<p>Si tratta di un patrimonio di saggezza elementare e quasi primitiva, ma profonda; se, poi, si tratta di popoli che hanno conservato pi\u00f9 a lungo di altri &#8211; proprio per la loro collocazione periferica rispetto al baricentro degli Stati vicini &#8211; la cultura contadina e patriarcale, allora la ricchezza che possono offrire \u00e8 ancora pi\u00f9 grande e preziosa.<\/p>\n<p>E questo crediamo sia particolarmente vero allorch\u00e9, oggi, i meccanismi della globalizzazione economica rischiano di farci passare direttamente da una cultura e da una visione del mondo propria dello Stato-nazione a quella del Super-Stato continentale o mondiale, saltando la fase &#8211; logica e necessaria &#8211; delle culture locali.<\/p>\n<p>Prendiamo il caso del popolo friulano.<\/p>\n<p>Secondo alcuni linguisti, il friulano \u00e8 il ramo pi\u00f9 orientale del ladino; che \u00e8 rappresentato anche dal romancio (ladino occidentale) e dal ladino dolomitico (ladino centrale). In ogni caso, si tratta di una lingua parlata da un piccolo popolo, parte del quale ha gi\u00e0 adottato, da molto tempo, la lingua nazionale o il dialetto veneto importato dai conquistatori veneziani nel 1420, alla caduta del Patriarcato di Aquileia (che era uno Stato essenzialmente tedesco, perch\u00e9 tedeschi erano molti patriarchi e quasi tutti i signori feudali).<\/p>\n<p>Oggi non sono pi\u00f9 di 500 mila le persone che parlano friulano, anche se si notano segni di ripresa. A Udine, per esempio, dove il friulano era pressoch\u00e9 scomparso dal centro storico e resisteva solo in alcuni borghi periferici, si sta verificando un ritorno alla \u00abmari lenghe\u00bb, alla lingua materna. In effetti, uno studente che sedeva sui banchi di scuola, almeno fino a pochi anni fa, apprendeva l&#8217;italiano come terza lingua (e l&#8217;inglese o il francese come quarta o quinta): la prima era il friulano, la seconda il dialetto veneto-udinese.<\/p>\n<p>Non \u00e8 facile trovare uno scrittore che scelga di scrivere in una piccola lingua e che le rimanga fedele per tutta la vita. Riedo Puppo (nato a Ceresetto, presso Martignacco, l&#8217;11 agosto 1920 e morto a Udine il 12 marzo 2002) lo ha fatto.<\/p>\n<p>Se avesse scelto di scrivere in italiano, il suo nome &#8211; molto probabilmente &#8211; sarebbe oggi conosciuto in un ambito ben pi\u00f9 vasto; ma egli volle rimanere costantemente fedele alla \u00abmari lenghe\u00bb, perch\u00e9, pensava, come si pu\u00f2 tradire la propria madre? Cos\u00ec, egli \u00e8 stato forse lo scrittore pi\u00f9 letto e pi\u00f9 amato dal popolo friulano, e uno dei pochissimi che hanno scelto di restare fedeli alla madrelingua friulana. Molti altri &#8211; come Alcide Paolini, Elio Bartolini, Carlo Sgorlon, Davide Maria Turoldo (dei quali abbiamo gi\u00e0 trattato in precedenti articoli) &#8211; hanno scelto l&#8217;italiano; lui, no.<\/p>\n<p>Ma quella che, ad un pubblico nazionale che nulla sa della specificit\u00e0 friulana (anzi, che non sa neppure che il friulano \u00e8 una lingua e non un dialetto) pu\u00f2 sembrare ostinazione e una forma di campanilismo esasperato, \u00e8 una scelta perfettamente limpida e coerente per chi, nato e vissuto in Friuli, sa quanto il popolo friulano ami la propria terra, le proprie radici, le proprie tradizioni.<\/p>\n<p>Ora, il punto di vista di uno scrittore come Riedo Puppo &#8211; collaboratore, per molti anni, del giornale \u00abLa vita cattolica\u00bb &#8211; offre al lettore italiano (ed europeo) un utilissimo spaccato sulla saggezza semplice, umile, contadina, di un piccolo popolo fiero e tenace, che per secoli ha saputo preservare la propria identit\u00e0 attraverso mille bufere della storia, mille invasioni e conquiste, mille e mille violenze, dalle invasioni di Goti, Unni e Avari in poi.<\/p>\n<p>La pagina che abbiamo scelto di presentare oggi \u00e8 una riflessione sul concetto di patria.<\/p>\n<p>Ci sembra che sia una riflessione quanto mai opportuna, dopo che abbiamo visto &#8211; con la dissoluzione della Jugoslavia, per esempio, negli anni Novanta del secolo appena concluso &#8211; il riesplodere di nazionalismi feroci e di orrori a base di fanatismo etnico, che credevamo consegnati alla storia di un remoto passato.<\/p>\n<p>Certo, alcune riflessioni di Puppo &#8211; specialmente espresse per bocca di Angelo, il suo ideale interlocutore &#8211; peccano un poco di ingenuit\u00e0: noi che abbiamo visto la pulizia etnica in Bosnia e in Kosovo, sappiamo che non sempre \u00e8 vero che i confini si spostano e i popoli rimangono; a volte, i popoli vengono fatti sparire anch&#8217;essi&#8230;. \u00c8 toccato agli Armeni, nel 1915; ed \u00e8 toccato ai Tutsi del Ruanda, nel 1994.<\/p>\n<p>Per\u00f2, quel che dice Puppo, allorch\u00e9 paragona una patria a una famiglia, e quando fa notare che nessuna famiglia pu\u00f2 immaginare come una cosa &#8216;naturale&#8217; la distruzione di un&#8217;altra famiglia, il suo ragionamento \u00e8 talmente piano e convincente, che ci troviamo inevitabilmente portati alle sue stesse conclusioni: non sono le patrie a scatenare le guerre (col pretesto di volersi ingrandire: cosa assurda ed illogica), ma le amministrazioni.<\/p>\n<p>Il lettore italiano farebbe bene a meditare anche le considerazioni di Puppo circa il rapporto fra patria e amministrazione. I politici di Roma hanno fatto molto male a sottovalutare la profonda insoddisfazione delle realt\u00e0 locali, e specialmente di quelle periferiche (ma periferiche rispetto allo Stato nazione: ch\u00e9 il Friuli, ad esempio, \u00e8 situato proprio al centro dei flussi commerciali e culturali fra il Nord e il Sud dell&#8217;Europa, fra l&#8217;Est e l&#8217;Ovest) nei confronti della gestione amministrativa dello Stato.<\/p>\n<p>I Friulani, nella loro storia tribolata, hanno sperimentato parecchie amministrazioni straniere (e quella italiana, dal loro punto di vista, rientra fra esse): e il confronto fra quella attuale, recata dallo Stato-nazione che ha Roma per capitale, e le precedenti, \u00e8 a dir poco imbarazzante per la prima. In pratica, l&#8217;amministrazione italiana \u00e8 stata vissuta come la peggiore di tutte, nonostante che il suo arrivo, nel 1866, fosse stato accolto con simpatia &#8211; ma senza scene deliranti di entusiasmo &#8211; da parte della maggior parte dei Friulani. Il fatto \u00e8 che essi, uscendo dagli alti <em>standard<\/em> di circa mezzo secolo di amministrazione austriaca (e, prima, francese), avevano delle aspettative che, poi, sono rimaste amaramente deluse.<\/p>\n<p>Ci sar\u00e0 bene una ragione se, in un paese del Goriziano, si festeggia ancora oggi, con una sagra annuale, l&#8217;onomastico dell&#8217;imperatore Francesco Giuseppe; a meno di pensare che i Friulani sono un popolo di pazzi furiosi e di ingrati della peggiore specie. Ecco, il pericolo \u00e8 proprio questo: che il pubblico italiano, poco o nulla informato sulle realt\u00e0 locali, sia portato a formulare giudizi superficiali, magari dettati dal pregiudizio ideologico.<\/p>\n<p>Come! Ricordare con gratitudine l&#8217;odiato imperatore austriaco, il carnefice dei martiri di Belfiore e di Guglielmo Oberdan! Ma che razza di gente sono codesti Friulani? Questo \u00e8 ci\u00f2 che pu\u00f2 pensare il cittadino medio di altre parti d&#8217;Italia. E allora bisogner\u00e0 spiegare, a questo cittadino medio, che il Friuli, sotto l&#8217;Austria, godeva di una burocrazia e di un sistema scolastico che erano di gran lunga i migliori d&#8217;Italia, quali non si sono mai pi\u00f9 visti al di qua delle Alpi; e che, abituato a questi <em>standard<\/em>, si aspettava qualche cosa di meglio dall&#8217;arrivo dell&#8217;amministrazione italiana, e non qualche cosa di peggio.<\/p>\n<p>Certo, i Friulani erano un popolo povero.<\/p>\n<p>Ma la grande emigrazione, che si li ha dispersi ai quattro angoli del mondo (a costruire la Transiberiana, per esempio; o a colonizzare l&#8217;estremo sud dell&#8217;Argentina) \u00e8 incominciata proprio con l&#8217;unione all&#8217;Italia; e lo Stato italiano, per dare ad essa una risposta, non ha saputo fare niente di niente, per tre quarti di secolo; tanto che essa era ancora l&#8217;unica soluzione per moltissime famiglie contadine, nel 1945, dopo il disastro della seconda guerra mondiale&#8230;<\/p>\n<p>Se sono usciti dalla miseria e se non sono pi\u00f9 un popolo di emigranti, i Friulani lo devono quasi esclusivamente al loro spirito di sacrificio, alla loro sobriet\u00e0, al loro senso del lavoro e della famiglia; l&#8217;Italia, per essi, non ha fatto un gran che.<\/p>\n<p>Ecco, su questa insoddisfazione delle periferie dello Stato la classe politica italiana, e buona parte della classe degli intellettuali, farebbero bene a informarsi un po&#8217; meglio e a fare qualche riflessione e, magari, qualche <em>mea culpa<\/em>. Il fenomeno della Lega si spiega in gran parte con questa chiusura, con questa insensibilit\u00e0, con questa arroganza da parte della classe politica romana.<\/p>\n<p>I politici di Roma (in larga misura esponenti della classe dirigente meridionale) e la classe degli intellettuali, a loro subalterna, non hanno idea di sedere su di un vulcano, anzi, su una catena di vulcani grandi e piccoli; non si rendono conto che la pazienza di alcune realt\u00e0 locali, come il Friuli, non pu\u00f2 durare in eterno. Non si rendono conto di essere stati posti sulla bilancia, e giudicati scarsi. E non capiscono che non ci saranno pi\u00f9 prove d&#8217;appello, quando il principio dell&#8217;autodeterminazione dovesse affermarsi anche all&#8217;interno degli Stati e al di l\u00e0 delle barriere artificiali che ne delimitano i confini.<\/p>\n<p>Non capiscono che la fedelt\u00e0 dei popoli minoritari bisogna conquistarsela e meritarsela, e non porla come scontata e come dovuta, in nome di un principio nazionale adoperato come una coperta per nascondere inefficienze, sprechi, corruzione e prepotenza.<\/p>\n<p>Ma lasciamo parlare Riedo Puppo sul rapporto fra patria, amministrazione e conflittualit\u00e0 tra gli Stati.<\/p>\n<p>Scriveva Riedo Puppo nel suo libro \u00abMagari ancje\u00bb (Udine, La vita cattolica Editrice, 1983, pp. 15-26:<\/p>\n<p>\u00abI FURLANS E LA PATRIE.<\/p>\n<p>Finalmentri une question l\u00e0 che duc&#8217; a&#8217; son d&#8217;acordo e l\u00e0 che nol \u00e8 propit nuje di contest\u00e2 ni reson di polemiz\u00e2. Che i furlans a&#8217; vu\u00e8lin ben a la patrie lu d\u00ecsin simpri duc&#8217; i talians: tant i omps civ\u00eci, che la trupe milit\u00e2r, che lis autorit\u00e2z&#8230; duc&#8217;. &quot;Baste cjal\u00e2 lis ueris!&quot; a&#8217; d\u00ecsin. Parceche al p\u00e2r che la patrie &#8216;e s\u00e9i buine di f\u00e2si cognossi, di f\u00e2si vol\u00ea ben e di f\u00e2si siarv\u00ee nome cu lis ueris. Justeapont f\u00e2si siarv\u00ee. E s&#8217;e je cuss\u00ec, &#8216;e je vere, alore, che i furlans a&#8217; son i plui granc&#8217; patreoz. Baste cjal\u00e2 i muarz ch&#8217;e \u00e0n lass\u00e2t sun duc&#8217; i fronz dal mont, i monumenz incolmen\u00e2z di nons in duc&#8217; i borcs dal Fri\u00fbl, lis cerimoniis che in Fri\u00fbl si f\u00e0ssin ancjm\u00f2 di un cont\u00ecnuo par comemor\u00e2 ueris, bat\u00e0is e &quot;c\u00e0richis legendaris&quot;. Ce Gjarmanie, ce Gjapon! Nissun nos bat. Il Fri\u00fbl al \u00e8 il pa\u00ees plui patreot. Al part\u00ecs, al scombat, al m\u00fbr. Cid\u00ecn.<\/p>\n<p>I furlans no prot\u00e8stin, no si rib\u00e8lin; no c\u00f2pin i comandanz come ch&#8217;e \u00e0n fat chei de brigade &quot;Catanzaro&quot; che, pluitost di torn\u00e2 al front prime da l&#8217;ore che ur tocjave, si son ribel\u00e2z, e&#8217; \u00e0n scombat\u00fbt une d\u00ec e une gnot a sun di mitr\u00e2e cuintri i ufici\u00e2i, i carbin\u00eers, la cavalerie e lis autoblindo prin di r\u00ecndisi e di s\u00e9i decim\u00e2z (31 muarz te ribelion di Sante Marie La Lungje &#8211; Vi\u00f4t: &quot;Storia Illustrata&quot; n. 279, febbraio 1981).<\/p>\n<p>No, i furlans no si son mai ribel\u00e2z; massacr\u00e2z in uere ma mai decim\u00e2z. Duncje, patreoz. Forsi i plui patreoz di duc&#8217; &#8211; a&#8217; d\u00ecsin i talians.<\/p>\n<p>Bon. Ma n\u00f4, cem\u00fbt la pens\u00ecno? Ce v\u00ecno di d\u00ee su la storie dal patriot\u00ecsim?<\/p>\n<p>&#8216;O pod\u00ecn d\u00ee nome ch&#8217;je vere. Anzit, &#8216;o zontin che i furlans a&#8217; son, cence forsi, i plui patreoz di duc&#8217;. Ma n\u00f2 parv\u00ece che si f\u00e0sin cop\u00e2 in uere come agn\u00eai o parceche no si rib\u00e8lin come chei di Catanzaro. N\u00f2. La uere no jentre cul patriot\u00ecsim.<\/p>\n<p>&quot;E alore, la patrie?&quot; si ur domande ai vecios furlans.<\/p>\n<p>&quot;La patrie &#8216;e je un&#8217;altre robe; la patrie &#8216;e je une fam\u00e8e e no comande di cop\u00e2. Al sares come se une fam\u00e8e &#8216;e comand\u00e0s di cop\u00e2 un&#8217;altre: chel nol sares am\u00f4r di fam\u00e8e, al sar\u00e8s del\u00ect, strage. Chei ch&#8217;a ord\u00e8nin di l\u00e2 a cop\u00e2 altre int no san ce ch&#8217;e je la patrie.&quot;<\/p>\n<p>Cuss\u00ec a&#8217; rispu\u00ecndin i vecjos\u00bb<\/p>\n<p>Che il lettore non friulano non si spaventi.<\/p>\n<p>Anche senza l&#8217;aiuto di un vocabolario friulano-italiano (ad esempio, l&#8217;ottimo Pirona), con un po&#8217; di pazienza e d&#8217;immaginazione, provi a tradurre da s\u00e9 questa pagina di prosa in lingua friulana: \u00e8 meno difficile di quanto pu\u00f2 sembrare sul momento, almeno a livello scritto.<\/p>\n<p>Forniamo un esempio di tradizione di questo primo brano, per incoraggiare la lettura degli articoli successivi, che ci proponiamo di presentare al pubblico.<\/p>\n<p>Ma si tenga presente che tradurre \u00e8 un po&#8217; tradire; e che, per capire un popolo, bisogna leggerne gli scrittori nella lingua originale: solo cos\u00ec \u00e8 dato affacciarsi sul segreto della sua anima.<\/p>\n<p>\u00abFinalmente una questione sulla quale sono tutti d&#8217;accordo e su cui non vi \u00e8 proprio nulla da contestare N\u00e9 ragioni di far polemiche. Che i friulani vogliano bene alla patria lo dicono sempre tutti gli italiani: sia i civili, sia gli esponenti dell&#8217;esercito, che le autorit\u00e0&#8230; tutti. &quot;Basta guardare le guerre!&quot;, dicono. Perch\u00e9 sembra che la patria sia capace di farsi conoscere, di farsi voler bene e di farsi servire soltanto con le guerre. Appunto, farsi servire. E se \u00e8 cos\u00ec, allora \u00e8 proprio vero che i friulani sono i pi\u00f9 grandi patrioti. Basta guardare i morti che hanno lasciato su tutti i fronti del mondo, i monumenti incolonnati di nomi in tutti i paesi del Friuli, le cerimonie che si tengono ancora in Friuli, in continuazione, per commemorare guerre, battaglie e &quot;cariche leggendarie&quot;. Altro che Germania, altro che Giappone! Nessuno ci batte. Il Friuli \u00e8 il paese pi\u00f9 patriottico. Lui parte, combatte, muore. In silenzio.<\/p>\n<p>I friulani non protestano, non si ribellano; non ammazzano i comandanti come hanno fatto quelli della brigata &quot;Catanzaro&quot; i quali, piuttosto di tornare al fronte prima dell&#8217;ora che gli toccava, si son ribellati e hanno combattuto un giorno e una notte a suon di mitraglia contro gli ufficiali, i carabinieri, la cavalleria e gli autoblindo, prima di arrendersi e di essere decimati (31 morti nella ribellione di Santa Maria La Longa, ecc.).<\/p>\n<p>No, i friulani non si sono mai ribellati; massacrati in guerra ma mai decimati. Dunque, patrioti. Forse i pi\u00f9 patrioti di tutti &#8211; dicono gli italiani.<\/p>\n<p>Bene. Ma noi, come la pensiamo? Cosa abbiamo da dore sulla faccenda del patriottismo?<\/p>\n<p>Possiamo dire soltanto che \u00e8 vera. Anzi, aggiungiamo che i friulani sono, senza forse, i pi\u00f9 patrioti di tutti. Ma non per il fatto che si fanno ammazzare in guerra come agnelli o perch\u00e9 non si ribellano come quelli di Catanzaro. No. La guerra non c&#8217;entra col patriottismo.<\/p>\n<p>&quot;E allora, la patria?&quot;, se si domanda ai vecchi friulani.<\/p>\n<p>&quot;La patria \u00e8 un&#8217;altra cosa; la patria \u00e8 una famiglia e non ordina di uccidere. Sarebbe come se una famiglia ordinasse di ammazzarne un&#8217;altra: quello non sarebbe amor di famiglia, sarebbe delitto, strage. Quelli che ordinano di andare a uccidere altra gente non sanno che cos&#8217;\u00e8 la patria.&quot;<\/p>\n<p>Cos\u00ec rispondono i vecchi.\u00bb<\/p>\n<p>Continua il Puppo:<\/p>\n<p>\u00ab&quot;E alore&quot; si ur d\u00ees &quot;spieg\u00e0it vualtris ce ch&#8217;e je la patrie!&quot;.<\/p>\n<p>Jo &#8216;o \u00e0i fate cheste domande a Agnul Padron\u00e2l e Agnul mi \u00e0 rispond\u00fbt cuss\u00ec: &quot;La patrie &#8216;e je la m\u00ea tiare, i miei pa\u00ees, la m\u00ea int e la storie de m\u00ea int, la m\u00ea lenghe, il gno popul. No \u00e0 cunfins parceche no po ne slargj\u00e2si ne scurt\u00e2si: come une fam\u00e8e. Mi ven da ridi &#8211; al d\u00ees Agnul &#8211; fin chealtre d\u00ec Stupizze, Cjaur\u00eat, Plez, Tulmin, Cjscjeldobre a&#8217; jerin la stesse patrie; vu\u00ea a varessin di j\u00e8ssi d\u00f4s patriis diferentis. Ma \u00ecsal pussibil! Se a Stupizze e a Cjaur\u00eat &#8216;e je simpri la stesse int, e se fin \u00ecar a&#8217; v\u00e8vin la stesse patrie, cem\u00fbt pu\u00e8dino v\u00eale piardude? Parc\u00e8? Cem\u00fbt? A&#8217; scugnin v\u00eale ancjm\u00f2.<\/p>\n<p>&quot;Ma Agnul&quot; &#8216;o dis\u00ecn n\u00f4 &quot;il cunfin al \u00e8 spost\u00e2t. No v\u00easo sav\u00fbt?&quot;<\/p>\n<p>&quot;E ce j\u00e8ntrial il cunfin!&quot; al rispuint Agnul. &quot;Di quant in ca si puedial div\u00ecdi lis patriis cun tune stangje! I cunfins a&#8217; s\u00e8rvin par div\u00ecdi lis ministrazions., venast\u00e1j i st\u00e2z, no lis patriis.&quot;<\/p>\n<p>&quot;Ma alore, Agnul, quant che si puarte indenant o inda\u00fbr un cunfin, no si ingramd\u00ecssial la patrie?&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Nancje par id\u00e8is. Si ingrand\u00ecs la ministrazion. Come quant che si compre un cjamp: si ingrand\u00ecs la propriet\u00e2t no la fam\u00e8e&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Ma alore n\u00f4, &#8216;o vin fatis lis ueris pe ministrazion, Agnul?&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Ve&#8217; mo, ch&#8217;o s\u00eas riv\u00e2z. Propit cuss\u00ec. Lis ueris si f\u00e0sin pe ministrazion, no pe patrie. Dutis lis patriis a&#8217; vivin cence ueris e a&#8217; durin mi\u00e2rs di \u00e0nis, fin ch&#8217;al dure il popul ch&#8217;al \u00e0 fate fam\u00e8e insieme&quot; al rispuint Agnul. &quot;Cjal\u00e0it il Fri\u00fbl: chi &#8216;e \u00e0 comand\u00e2t la ministrazion romane, ch\u00ea todescje, ch\u00ea veneziane, ch\u00ea francese, ch\u00ea austriache e cum\u00f2 &#8216;e comande ch\u00ea taliane ma la Patrie dal Fri\u00fbl &#8216;e je simpri restade, parceche patrie al \u00fbl d\u00ee popul, fam\u00e8e.<\/p>\n<p>&quot;E lis ministrazions, Agnul?&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Urcje vie, a&#8217; son come i si\u00f4rs di une volte ch&#8217;a lotavin, anzit a&#8217; fasevin lot\u00e2, la int par v\u00ea unevore di col\u00f2nos sot di l\u00f4r, un plui di chel altri. E come che i si\u00f4rs no jerin duc&#8217; compains, cuss\u00ec nancje lis ministrazions no son dutis compagnis: a &#8216;nd&#8217; \u00e8 di mi\u00f4r e di pi\u00eas. E no st\u00e0it domand\u00e2mi cum\u00f2 quuale ch&#8217;e je la pi\u00eas&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Agnul, pal avign\u00ee ce v\u00ecno di augur\u00e2si?.<\/p>\n<p>&quot;Che dutis lis patriis a&#8217; v\u00e9in la libert\u00e2t di vivi e di resur\u00ee. Dutis. E che lis ministrazions a&#8217; v\u00e9in di impar\u00e2 a rispet\u00e2lis e a tign\u00eelis cont come val\u00f4rs. E ch&#8217;a no v\u00e9in di spaur\u00eesi se il plevan di Tribil al sem\u00e8e z\u00ecmul spud\u00e2t di pape Wojtyla e se, invezzit, il senad\u00f4r Bonifacio al sem\u00e8e z\u00ecmul spud\u00e2t dal seicco dal Yemen. Nol \u00e8 nuje di strani: si trate di d\u00f4s patriis diferentis sot di une sole ministrazion: ch\u00ea di Bonifacio. E ch&#8217;a p\u00e8nsin ancje cheste: se i furlans a&#8217; son tant fed\u00eai a une ministrazion che&#8230; come mert\u00e2&#8230; ben lass\u00ecn l\u00e0, ce meracui podaressino f\u00e2, invezzit, s&#8217;a fossin jud\u00e2z a j\u00e9ssi fed\u00eai a la Patrie!&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>\u00ab&quot;E allora, spiegatelo voi che cos&#8217;\u00e8 la patria!&quot;.<\/p>\n<p>Io ho rivolto questa domanda ad Angelo Padronal e Angelo mi ha risposto cos\u00ec: &quot;La patria \u00e8 la mia terra, i miei paesi, la mia gente e la storia della mia gente, la mia lingua, il mio popolo. Non ha confini perch\u00e9 non pu\u00f2 n\u00e9 ingrandirsi n\u00e9 rimpicciolirsi: come una famiglia. Mi vien da ridere &#8211; dice Angelo &#8211; a sentire che una patria si allarga o si restringe; una patria non \u00e8 una bretella. Pensare a Stupizza &#8211; va avanti Angelo -: fino all&#8217;altro giorno Stupizza, Caporetto, Plezzo, Tolmino, Castel Dobra erano la stessa patria; oggi devono essere due patrie differenti. Ma \u00e8 mai possibile! Se a Stupizza e a Caporetto c&#8217;\u00e8 sempre la stessa gente, e se fino a ieri avevano la stessa patria, come possono averla perduta? Perch\u00e9? In che modo? Devono averla anche adesso.<\/p>\n<p>&quot;Ma Angelo&quot;, gli diciamo noi, &quot;il confine si \u00e8 spostato. Non l&#8217;avete saputo?&quot;.<\/p>\n<p>&quot;E che c&#8217;entra il confine!&quot;, risponde Angelo&quot;. &quot;Di quando in qua si pu\u00f2 dividere le patrie con una stanga di confine! I confini servono per dividere le amministrazioni, riguardano gli stati, non le patrie.<\/p>\n<p>&quot;Ma allora, Angelo, quando si porta un confine avanti o indietro, non si ingrandisce la patria?&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Nemmeno per idea. Si ingrandisce l&#8217;amministrazione. Come quando si compra un campo: si ingrandisce la propriet\u00e0, non la famiglia&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Ma allora, noi abbiamo fatto le guerre per l&#8217;amministrazione, Angelo?&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Vedi, che ci siamo arrivai. Proprio cos\u00ec. Le guerre si fanno per le amministrazioni, non per la patria. Tutte le patrie vivono senza guerre e durano migliaia di anni, finch\u00e9 dura il popolo che ha fatto famiglia insieme&quot;, risponde Angelo. Guardate il Friuli: chi ha comandato una amministrazione romana, chi tedesca, chi veneziana, chi francese, chi austriaca e ora comanda quella italiana ma la patria del Friuli \u00e8 sempre rimasta, perch\u00e9 patria vuol dire popolo, famiglia.<\/p>\n<p>&quot;E le amministrazioni, Angelo?&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Sono come i signori di una volta che lottavano, anzi facevano combattere la gente per avere un molti coloni sotto di loro, uno pi\u00f9 dell&#8217;altro. E come i signori non erano tutti uguali, cos\u00ec neanche le amministrazioni sono tutte uguali: ce ne sono di migliori e di peggiori. E adesso non starmi a domandare qual \u00e8 la peggiore.<\/p>\n<p>&quot;Angelo, per il futuro che cosa dobbiamo augurarci?&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Che tutte le patrie abbiano la libert\u00e0 di vivere di risorgere. Tutte. E che le amministrazioni imparino a rispettarle e a considerarle come dei valori. E che non si spaventino se il parroco di Tribil sembra preciso sputato papa Wojtyla e se, invece, il senatore Bonifacio sembra preciso sputato lo sceicco dello Yemen. Non c&#8217;\u00e8 niente di strano: si tratta di due patrie diverse sotto un&#8217;unica amministrazione: quella di Bonifacio. E che pensino anche questo: se i friulani sono cos\u00ec fedeli a una amministrazione che&#8230; quanto a merito&#8230; meglio lasciar perdere, quali miracoli potrebbero fare, invece, se fossero aiutati a essere fedeli alla Patria!&quot;.<\/p>\n<p>Gi\u00e0: la patria!<\/p>\n<p>Ma quando un Friulano dice: \u00abla patria\u00bb, non pensa affatto all&#8217;Italia, ma alla <em>sua<\/em> patria: il Friuli; che \u00e8 fatta di terra, paesi, gente, anima e tradizione.<\/p>\n<p>Lo Stato nazione \u00e8, per la stragrande maggioranza degli Europei, una patria artificiale, cos\u00ec come la sua lingua \u00e8 una lingua imposta. Ci\u00f2 vale in primo luogo per le \u00abpiccole patrie\u00bb negate, come il Friuli, la Sardegna, la Corsica, la Bretagna, i Paesi Baschi; ma anche, in secondo luogo, per tutte le regioni che non sono state interamente omologate al modello sociale e culturale delle capitali dei rispettivi Stati.<\/p>\n<p>La cultura di sinistra ha sempre visto una minaccia di rigurgiti reazionari in questa legittima e sacrosanta aspirazione identitaria delle piccole patrie; e, dalla Vandea in poi, ha sempre cercato di piegarle e sterminarle, se necessario, col ferro e col fuoco. Ha anche inventato, di recente, un termine che vorrebbe essere sociologicamente neutro, mentre nel sinistrese politicamente corretto equivale a una parolaccia, una parola impronunciabile: nazionalitarismo. Invece di riflettere se sia stato giusto che le cultura locali siano sempre state soffocate nell&#8217;abbraccio soffocante degli Stati nazionali, la cultura di sinistra le ha sempre demonizzate, presentandole come antimoderne (il Dio della sinistra: la modernit\u00e0) e, quindi, come intrinsecamente negative.<\/p>\n<p>La cultura politica della destra non si \u00e8 certo comportata meglio. In nome dello Stato nazione assurto a valore supremo, essa interpreta le culture locali come elementi di disgregazione e perci\u00f2 di indebolimento della compagine nazionale; pertanto, come potenziali &#8216;quinte colonne&#8217; del nemico. Non voleva darsi agli Inglesi, la Corsica di fine Settecento, in odio alla Francia? E la Sicilia del secondo dopoguerra, non fu tentata di offrirsi agli Stati Uniti, per staccarsi dall&#8217;Italia?<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che tanto la cultura politica di sinistra, quanto quella di destra &#8211; per ragioni opposte e speculari &#8211; temono e diffidano delle culture locali, delle realt\u00e0 regionali, delle piccole patrie inglobate negli Stati nazionali. La cultura di sinistra teme che le culture locali possano mettersi al servizio della reazione, dei preti, dei capitalisti; la cultura di destra teme che esse possano minare la forza dello Stato e &#8216;tradire&#8217; la cieca obbedienza verso l&#8217;unica istanza superiore ammessa e ammissibile: lo Stato centralizzato.<\/p>\n<p>La logica sopraffattrice degli Stati nazionali ha insegnato alle piccole patrie che solo costituendosi in Stati possono preservare la loro specificit\u00e0: \u00e8 quello che abbiamo visto in Bosnia, in Kosovo, in Cecenia, in Abkhazia. N\u00e9 basta che si costituiscano in Stati: bisogna pure che espellano le minoranze, per mettersi al sicuro da ritorni minacciosi degli Stati nazionali dai quali si sono staccate.<\/p>\n<p>Il modello nazionalitario si diffonde come un perverso effetto domino; la balcanizzazione del mondo dilaga. Perfino la Groenlandia sogna l&#8217;indipendenza dalla Danimarca (con grande appetito di alcuni Stati, fra i quali la Germania, che gi\u00e0 sognano di mettere le mani sulle sue immense ricchezze naturali).<\/p>\n<p>Sapranno, le piccole patrie calpestate, negate e pessimamente amministrate, resistere alla tentazione dell&#8217;eterno richiamo del nazionalismo?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I piccoli popoli hanno questa ricchezza, che possono mettere a disposizione del mondo odierno: una saggezza antica, umile, paziente, che ha visto succedersi tanti Stati diversi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[149],"class_list":["post-28384","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-friuli-venezia-giulia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28384","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28384"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28384\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28384"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28384"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28384"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}