{"id":28371,"date":"2008-10-26T10:30:00","date_gmt":"2008-10-26T10:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/26\/dal-monte-glemina-avvolto-nel-mistero-scende-profumata-dautunno-londa-dei-ricordi\/"},"modified":"2008-10-26T10:30:00","modified_gmt":"2008-10-26T10:30:00","slug":"dal-monte-glemina-avvolto-nel-mistero-scende-profumata-dautunno-londa-dei-ricordi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/26\/dal-monte-glemina-avvolto-nel-mistero-scende-profumata-dautunno-londa-dei-ricordi\/","title":{"rendered":"Dal Monte Glemina avvolto nel mistero scende, profumata d&#8217;autunno, l&#8217;onda dei ricordi"},"content":{"rendered":"<p>Il Monte Glemina non \u00e8 che una modesta elevazione (m. 942), uno sperone del Monte Cuarnan (m. 1.336) che domina la cittadina di Gemona, arroccata fra le Alpi Giulie e la valle del fiume Tagliamento, al di l\u00e0 del quale, isolata e strana, si alza la vetta del Monte San Simeone, che un&#8217;atmosfera vagamente inquietante avvolge sempre: luogo proibito dei Sabba delle streghe ed epicentro di tutti i terremoti.<\/p>\n<p>E, su tutto, spicca la mole del duomo romanico-gotico dal gigantesco San Cristoforo, che il Maestro Giovanni, detto il Griglio, ha scolpito sulla facciata nel 1337, innalzandola a pi\u00f9 di sette metri da terra: gigante di pietra dal volto ieratico, che tiene in spalla il Divin Bambino, e che fa la sentinella accanto al portale e sotto il rosone dalle stupende colonnine, sfidando i secoli, le bufere, le guerre, gli incendi e le scosse telluriche.<\/p>\n<p>Un monte modesto, il Glemina; eppure, a suo modo, un monte favoloso, che, un tempo, si diceva popolato da branchi di ferocissimi lupi; tanto che, per allontanarne il pericolo dal centro abitato, si rese necessario incendiare i fitti boschi che crescevano lungo le sue pendici, rendendole spoglie e brulle, come sono rimaste fino al giorno d&#8217;oggi.<\/p>\n<p>Si parla anche, nel Medioevo di questa cittadina che possedeva un bel castello in cima al colle, abbattuto &#8211; come tanta parte del vecchio Friuli &#8211; dal tragico terremoto del 6 maggio 1976, di streghe che praticavano ogni genere d&#8217;incantesimi; di tesori nascosti e poi, forse ritrovati; di anime che, a notte fonda, si aggirano tra le antiche pietre, come fantasmi senza pace.<\/p>\n<p>Si parla, in particolare, della strega Margherita, che sapeva guarire i bambini, far ritrovare le cose smarrite o rubate, unire famiglie divise e dividere famiglie unite, sempre per mezzo di filtri, scongiuri ed arti magiche. Erano stati un mugnaio, mastro Simone, e un prete dalla dubbia reputazione, don Andrea, a istruirla sul modo di metter pace nelle le famiglie ove regnava la discordia; ma anche a vendicarsi delle offese con le sue male arti. Anche l&#8217;amante di don Andrea, Montonina &#8211; che doveva essere una buona lana pure lei &#8211; le aveva insegnato cerimoniali proibiti, mediante i quali raddrizzare l&#8217;economia domestica, messa in crisi dalle perdite al gioco di suo marito.<\/p>\n<p>Fino a quando la povera Margherita, processata e condannata all&#8217;esilio, era stata scacciata dalla citt\u00e0 a colpi di frusta, davanti a tutto il popolo; con la minaccia di metterla al rogo, se avesse mai osato farsi rivedere da quelle parti.<\/p>\n<p><em>In illo tempore<\/em>, fatti di un passato incalcolabile: quando i folletti dal corpo deforme e dallo spirito dispettoso e maligno, spiccando balzi formidabili, si aggiravano in questi luoghi, spaventando i viandanti e burlandosi di loro in cento modi, e facendo risuonare i boschi delle loro stridule risate, che facevano accapponare la pelle dei cristiani&#8230;<\/p>\n<p>Chi non conosce, da queste parte, le malefatte del Pamarindo, che spinge le greggi nei burroni e poi, la notte, riempie il silenzio con le sue macabre risate, mentre banchetta fra le carogne dei poveri animali?<\/p>\n<p>E chi non ha mai sentito parlare della leggenda di Costantino e del castello di Gemona?<\/p>\n<p>Costantino, non l&#8217;imperatore romano, ma un pover&#8217;uomo che faceva il venditore ambulante, giunse una volta col suo carrettino sgangherato in citt\u00e0; e, non avendo soldi per andare all&#8217;osteria, decise di dormire sulle panchine che si trovano sotto la loggia dell&#8217;antico Palazzo Comunale.<\/p>\n<p>Per fortuna era estate, e, con la volta della loggia a proteggerlo dall&#8217;umidit\u00e0 notturna, non stava poi tanto male; sempre meglio, del resto, che dormire in un prato, a cielo aperto.<\/p>\n<p>A mezzanotte una voce lo chiama per nome; e, con suo enorme stupore, gli d\u00e0 appuntamento per la notte successiva, promettendogli la fortuna, purch\u00e9 egli si mostri coraggioso.<\/p>\n<p>Dopo alcune indecisioni, il merciaiolo decide di fare come gli \u00e8 stato detto; e, la notte seguente, si sistema nuovamente su di una panchina sotto il Palazzo del Comune.<\/p>\n<p>A mezzanotte in punto, la voce si fa udire di nuovo: \u00e8 la voce di un&#8217;anima che, per una qualche opera di magia nera, \u00e8 stata rinchiusa in una cassa custodita da un drago, e che aspetta qualcuno abbastanza coraggioso da saperla liberare,<\/p>\n<p>La leggenda \u00e8 stata raccolta da Valentino Ostermann (1841-1904), il notevole studioso di folclore friulano, nativo appunto di Gemona; e tradotta dalla lingua friulana in quella italiana da Filippo Casaleggi.<\/p>\n<p>Ne riportiamo la parte centrale (cit. in \u00abFriuli-Venezia Giulia\u00bb, Edizioni Aristea, Milano, s. d., pp. 243-44):<\/p>\n<p>\u00abA mezzanotte precisa, l&#8217;anima ritorn\u00f2.<\/p>\n<p>&#8211; Costantino &#8211; disse &#8211; armati di coraggio, e vieni con me sulla torre del castello. Tu non mi vedrai, ma io ti sar\u00f2 sempre vicino. Appena entrato nella torre, lancia un sasso e subito dopo vedrai comparire una bestiaccia a cavallo di una gran cassa contenente un tesoro. Essa terr\u00e0 una chiave in bocca. Se non ci riuscirai la prima volta, tenta la seconda ed anche una terza. Ricordati, per\u00f2, che devi far prima che suoni il tocco.<\/p>\n<p>Costantino, tremando, sal\u00ec la riva del castello ed appena entrato nella torre gett\u00f2 un sasso. Immediatamente, fra tuoni e lampi, comparve la bestiaccia. Costantino le and\u00f2 incontro per toglierle la chiave, ma prese a tremare per la grande paura e la prima volta pot\u00e9 appena toccarla.<\/p>\n<p>Prov\u00f2 la seconda e non riusc\u00ec a strappargliela. Prov\u00f2 anche la terza, ma, proprio quando stava compiendo il maggiore sforzo, sent\u00ec battere l&#8217;una, e bestiaccia e cassa sparirono tra le fiamme.<\/p>\n<p>Costantino, sconvolto, usc\u00ec dalla torre, e a met\u00e0 della discesa ritrov\u00f2 l&#8217;anima che gli disse:<\/p>\n<p>Costantino, io avevo sperato proprio che tu mi avresti liberata. Ora, purtroppo, deve ancora nascere l&#8217;albero, con cui sar\u00e0 fatta la culla di colui che mi liberer\u00e0.<\/p>\n<p>Sotto il Castello di Gemona dovrebbe essere sepolto il tesoro. Ci si pu\u00f2, dunque, spiegare perch\u00e9, come dicono, compare ogni tanto qua e l\u00e0 qualche buca scavata di fresco. Qualcuno, certamente, cerca nottetempo di scoprirlo.\u00bb<\/p>\n<p>Questa, la leggenda del castello di Gemona.<\/p>\n<p>Ma ogni valle, ogni borgo ha il suo ricco patrimonio di racconti, di storie, di leggende; un patrimonio meraviglioso, che viene rapidamente dimenticato, mano a mano che le forme peggiori della modernit\u00e0 &#8211; consumismo, omologazione culturale, appiattimento spirituale e distruzione dei valori &#8211; avanzano e s&#8217;insediano nelle menti e nei cuori delle nuove generazioni.<\/p>\n<p>Quanti giovani sanno ancora del Pamarindo; quanti della storia di Costantino; quanti, nella valle d&#8217;Incarojo, sanno dei Guri\u00f9z, stirpe di gnomi dispettosi che abitano sui monti e nelle grotte della Carnia e che s&#8217;infiltrano nelle case di Paularo (Paularo che, nella frazione di Dierico, ospita un incomparabile capolavoro dell&#8217;arte religiosa: un altare ligneo cinquecentesco &#8211; opera del bergamasco Antonio Tironi &#8211; che farebbe il suo figurone al Museo del Louvre o nelle gallerie del British Museum; ma che in Italia, e nello stesso Friuli, sono ben pochi a conoscere!).<\/p>\n<p>E chi non sa che, a non molta distanza da qui &#8211; nel villaggio di Imponzo, frazione di Tolmezzo &#8211; era nato Ponzio Pilato, il governatore romano della Giudea che condann\u00f2 a morte Ges\u00f9 Cristo, lavandosi le mani della sua sorte; e che al suo piccolo paese volle tornare per morirci? Ora, sulla sua tomba, \u00e8 sorto addirittura un monte, il Monte San Floriano; perch\u00e9, nel corso del tempo, tutti coloro che le passavano accanto, le gettavano un sasso in segno di disprezzo; e dall&#8217;accumulo di tutti quei sassi, un po&#8217; alla volta, si \u00e8 formato il monte.<\/p>\n<p>Il colle di Osoppo, un tempo, era uno scoglio che emergeva dalle acque di un grande lago, ed era il rifugio di un drago spaventoso, che rendeva la campagna circostante inabitabile. Nessuno era in grado di affrontarlo con la spada; solo le preghiere di un santo riuscirono a mettere in fuga la bestia, sprofondandola nell&#8217;Inferno da cui, forse, era uscita. Nel punto in cui il mostro era precipitato sotto terra, si form\u00f2 un passo tra i monti: il Passo della Tabina, attraverso il quale defluirono le acque del lago, lasciando asciutta la campagna di Osoppo.<\/p>\n<p>E a Nimis (non lontano da Tarcento), in quel punto del sentiero che conduce a Chialminis e che \u00e8 noto come &quot;Grote di Torl\u00e0n&quot;, vi era , un tempo, un&#8217;edicola, dietro la quale &#8211; nelle notti del Sabba, il d\u00ec di San Giovanni &#8211; streghe e demoni si radunavano per ballare oscenamente fino allo spuntare dell&#8217;alba. C&#8217;erano anche dei tesori sepolti, l\u00ec attorno, in una localit\u00e0 detta &quot;i cret\u00e0z&quot;; e furono in molti gli abitanti di Nimis che, stando alle voci, scavarono il terreno per cercarli.<\/p>\n<p>A Moggio Udinese, all&#8217;imbocco della Val d&#8217;Aupa, si narra la storia del fantasma della Bele, una ragazza del paese che fu abbandonata dal fidanzato il quale volle farsi prete; lei, allora, si suicid\u00f2 gettandosi in un burrone, dopo aver strappato e gettato nel vuoto una croce piantata su una rupe, e proferendo orribili bestemmie. Da quel momento, la Bele divenne un&#8217;anima dell&#8217;inferno: il suo cadavere, che era stato ripescato dal torrente Pissande, venne rimosso dal cimitero di Moggio e gettato nel torrente Glagn\u00f2. Tutto inutile: il suo fantasma torna a spaventare i vivi, specialmente sul monte Naplis, dove \u00e8 stato relegato a forza di esorcismi.<\/p>\n<p>Racconti, leggende, tradizioni tramandate a voce, di bocca in bocca, per chiss\u00e0 quante generazioni; frammenti di un sapere popolare, testimonianze di un&#8217;altra prospettiva sulla realt\u00e0, in cui il possibile e l&#8217;impossibile s&#8217;incrociano, si confondono, si scambiano &#8211; talvolta &#8211; i ruoli, e disegnano strani arabeschi sulla memoria degli uomini, drappeggiando luoghi e creature viventi con uno strano alone di fiaba, con una polvere d&#8217;infinito e di sovrumano, che elude tenacemente ogni sforzo della ragione calcolante per imbrigliarli e catturarli.<\/p>\n<p>Un vento di mistero scende gi\u00f9 dal Monte Glemina e sfiora le vecchie case, portando seco il vento dell&#8217;autunno in questa notte stranamente tiepida, che sembra ritornata dall&#8217;estate, come un ospite inatteso che torna al banchetto sparecchiato.<\/p>\n<p>Anni e anni di lontananza svaniscono, si dissolvono in un istante; secoli e secoli paiono cancellarsi, come per magia: e tutto \u00e8 ancora possibile, qui e ora, ai piedi del monte dove un tempo si aggiravano i lupi; dove ancora, forse, abitano le fate e gli gnomi; dove s&#8217;indugiano le ombre dell&#8217;infanzia, di un tempo lontanissimo, eppure come non mai vicino; e che questa strana notte d&#8217;autunno quasi calda porta con s\u00e9, nel respiro possente dei boschi che odorano di terra, di foglie, del respiro carezzevole di un altrove che \u00e8 sempre stato qui, proprio qui&#8230;<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 quante volte, percorrendo i sentieri ai margini del bosco, siamo passati accanto al Pamarindo, e non l&#8217;abbiamo visto saltellare veloce tra le piante; quante volte la sua risata beffarda \u00e8 salita dal torrente gi\u00f9 in fondo alla valle, senza che giungesse ai nostri orecchi. Chiss\u00e0 quante volte l&#8217;anima prigioniera del drago ha sussurrato la sua richiesta d&#8217;aiuto nelle notti d&#8217;estate popolate dal concerto di centinaia di grilli; ma noi &#8211; troppo distratti, o troppo soverchiati da altri rumori ed altre voci &#8211; non l&#8217;abbiamo udita, e abbiamo seguitato per la nostra strada.<\/p>\n<p>Del resto, non si deve pensare che i racconti leggendari appartengano solo a un passato favoloso e lontanissimo, che si perde nel buio della notte dei tempi.<\/p>\n<p>Ve ne sono anche di recenti e, a volte, di recentissimi: basta solo aprire gli occhi e gli orecchi, per accorgersi che noi viviamo in un mondo magico, in un mondo incantato, popolato di mille presenze strane ed arcane; ma non ce ne accorgiamo.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, ad esempio, sulle pendici del Monte Cuarnan (ancora lui!), sopra l&#8217;abitato di Montenars, sono ancora visibili gli anelli ai quali venivano ormeggiate le imbarcazioni, al tempo in cui il mare lambiva i fianchi delle Alpi Giulie? E perch\u00e9 anelli del tutto simili si possono ancor oggi vedere in altri luoghi \u00abimpossibili\u00bb, come la Val di Gorto, in Carnia; il Monte San Simeone, gi\u00e0 ricordato; e lo storico Castel del Monte, sopra Cividale?<\/p>\n<p>E che dire delle &quot;mummie di Venzone&quot;, ventidue cadaveri disseccati, e relativamente ben conservati, grazie a una muffa, l&#8217;<em>Hipa bombicina nigra<\/em>, e a particolari condizioni del suolo, dell&#8217;aria e dell&#8217;umidit\u00e0? Esse offrono a tutt&#8217;oggi uno spettacolo orripilante e suggestivo: sembrano uscite da una &quot;Danza Macabra&quot; del Medioevo o da un Sabba di scheletri e fantasmi sul Monte Calvo, in una notte di tregenda.<\/p>\n<p>E a Maiano (tra san Daniele del Friuli ed Osoppo), come mai, poco pi\u00f9 di cinquant&#8217;anni or sono, si scatenarono le forze del mistero, mettendo a soqquadro il paese e destando la curiosit\u00e0 della stampa, senza che nessuno riuscisse a venire a capo di nulla?<\/p>\n<p>Cos\u00ec ricorda il fatto Luciano Zeppegno nella \u00abGuida ai misteri e segreti del Trentino Alto-Adige e del Friuli-Venezia Giulia\u00bb (Sugar Editore, Milano, 1972, pp. 252-253):<\/p>\n<p>\u00abNel 1954 Maiano fu teatro d&#8217;uno dei cosiddetti &quot;cicli infestatori&quot; pi\u00f9 lunghi e meglio documentati nella storia della medianit\u00e0 fisica, di cui parlarono tutti i giornali e ad alcuni episodi del quale assistettero le autorit\u00e0 cittadine. Vittima, Arturo Riva, proprietario di un&#8217;officina; protagonisti, attrezzi che si nascondevano, lattine di lubrificante che si rovesciavano senza che nessuno le toccasse, e soprattutto biciclette e motorette in deposito nell&#8217;officina che di tanto in tanto, in pieno giorno, si impennavano, compivano strane evoluzioni e tornavano al loro posto, tutto da sole.<\/p>\n<p>Arturo Riva tenne duro per due mesi e mezzo, licenzi\u00f2 il suo aiutante pensando che potesse essere un medium, responsabile senza volerlo di tanto scompiglio, e infine si arrese e trasloc\u00f2 altrove.<\/p>\n<p>I nuovi affittuari dello stanzone vollero farne un deposito di ortaggi, ma vi avevano appena portato un carico di patate che queste cominciarono a volare e saltare in tutte le direzioni.\u00bb<\/p>\n<p>Anche Leo Talamonti, il celebre studioso del paranormale, si \u00e8 occupato, a suo tempo del fatto, e ne parla nel suo bellissimo libro \u00abUniverso proibito\u00bb (Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1969, 1971, p. 271, 294-96); ricordando poi, molto opportunamente, una teoria del fisico e matematico Luigi Fantappi\u00e9, che potrebbe rendere ragione di simili fenomeni, senza dover ricorrere a ipotesi eccessivamente romanzesche o stravaganti:<\/p>\n<p>\u00abAppare chiaro che non tutta la realt\u00e0 si esaurisce nello spazio-tempo dell&#8217;universo sensibile. Per poterla spiegare in tutta la sua completezza, bisogna dunque cercare uno schema pi\u00f9 ampio al di l\u00e0 di questo. [Fantappi\u00e9 ha quindi elaborato la teoria degli universi possibili, non come semplici astrazioni, ma come realt\u00e0 che, forse, esistono veramente. Tali universi esisterebbero inclusi l&#8217;uno dentro l&#8217;altro], presentando cos\u00ec una inesauribile variet\u00e0 di forme e di possibilit\u00e0, pur nell&#8217;unit\u00e0 organica da cui essi tutti derivano. (&#8230;) Grazie al nostro io spirituale, [noi apparteniamo] a tutta la catena degli universi.\u00bb<\/p>\n<p>Ma ce n&#8217;\u00e8 anche per gli amanti dell&#8217;ufologia.<\/p>\n<p>Come abbiamo gi\u00e0 avuto modo di raccontare dettagliatamente (cfr. F. Lamendola, \u00abIncontri ravvicinati del terzo tipo: il &quot;caso&quot; di L. R. Johannis a Raveo\u00bb, consultabile sul sito di Edicolaweb e su quello di Arianna Editrice), sulle pendici del Col Gentile, il 14 agosto 1947, il pittore e scrittore Luigi Rapuzzi, in arte &quot;dottor Johannis&quot; ebbe un incontro con due piccoli extraterrestri.<\/p>\n<p>Riportiamo la chiara ed esauriente ricostruzione fattane da Franco Ossola &#8211; uno dei pi\u00f9 seri e competenti studiosi e divulgatori italiani delle problematiche relative alle presunte visite sulla Terra di velivoli extraterrestri &#8211; nel suo \u00abDizionario enciclopedico di ufologia\u00bb (Siad Edizioni, Milano, 1981, vol. 2, pp. 700-03<\/p>\n<p>\u00abIl mattino di quel giorno Johannis si trovava da solo in gita escursionistica nella vallata del torrente Chiarso, munito di un leggero zaino e di una piccozza. Stava risalendo il corso del torrente quasi in secca dirigendosi verso Col Gentile a circa 2.076 metri di altezza. A un tratto, trascorse da poco le nove, l&#8217;artista intravide tra gli alberi di un boschetto di abeti una strana immagine: quasi verticale, lungo una stretta gola, stava posato al suolo uno strano quanto inconoscibile oggetto di forma lenticolare di circa dieci metri di diametro. Il colore della cosa evidentemente metallica era rossastro, e al centro presentava una specie di antenna, apparentemente retrattile. Decise allora, incuriosito quanto mai, di avvicinarsi all&#8217;oggetto per scrutarlo pi\u00f9 da vicino. Prima di muoversi, per\u00f2, si diede un&#8217;occhiata attorno per vedere se c&#8217;era qualche altro testimone. Fu cos\u00ec che scorse due individui di bassa statura, che scambi\u00f2 per pastorelli ed ai quali fece cenno di avvicinarsi per potersi accostare insieme alla strana cosa. Ma, giunto ad una ventina di metri dai due, vide che si trattava, piuttosto che di giovinetti, di due entit\u00e0 dall&#8217;aspetto di nanerottoli assai insoliti. Vestivano una tuta nero-azzurra attillata, avanzavano lentamente in modo meccanico e le loro teste grosse e voluminose, erano immobili, con grandi occhi sporgenti e rotondi di una fissit\u00e0 assoluta e non umana. La pelle del viso era verdastra, il naso dritto e la bocca non era altro pi\u00f9 di una linea tipo accento circonflesso, simile a quella dei pesci. Non avevano ciglia e o sopracciglia e una parvenza di palpebre era rappresentata da una sorta di anello, pure verde ma pi\u00f9 iscurito, che fasciava completamente gli occhi rotondi come una montatura da occhiale. Johannis ed i due misteriosi personaggi rimasero qualche istante in osservazione reciproca e fu l&#8217;artista a rompere gli indugi apostrofando i due. Ci\u00f2 facendo, per\u00f2, alz\u00f2 leggermente il braccio che impugnava la piccozza, gesto che intimor\u00ec non poco le silenziose entit\u00e0. A questo punto uno dei due, probabilmente preoccupato e per correre sai ripari davanti al gesto malinterpretato di Johannis, si tocc\u00f2 la cintola con un atto rapidissimo e da questa fece scaturire una leggera fumata che and\u00f2 a colpire il terrestre. Questi cadde a terra, semiparalizzato e per una forza arcana che lo costringeva lasci\u00f2 la piccozza che cadde al suolo. Uno dei nani, allora, si avvicin\u00f2 all&#8217;attrezzo e lo sollev\u00f2 lentamente con una mano verdastra munita di ben otto dita, di cui quattro opponibili. Il professore, frattanto, riuscito a riprendere il dominio di s\u00e9, si mise seduto e pot\u00e9 ancora scorgere i due esseri ritornare verso l&#8217;oggetto lenticolare che li attendeva. Penetrati nell&#8217;UFO in breve scomparvero alla sua vista e l&#8217;oggetto, decollando, abbandon\u00f2 la gola dirupata. Il povero testimone cadde una seconda volta a terra per poi ruzzolare ancora una volta quando l&#8217;UFO, alzandosi in volo, scaten\u00f2 una violenta ventata con un risucchio d&#8217;aria. Johannis, stordito e sconvolto, riusc\u00ec finalmente a risollevarsi e a riprendere il cammino verso casa. Riordinando le idee e facendo la revisione di ci\u00f2 che portava appresso ebbe ancora delle sorprese: non solo non ritrov\u00f2 pi\u00f9 la piccozza, ma si avide che dallo zaino gli erano come smaterializzati l&#8217;alluminio interno del thermos, una forchetta ed un barattolino dello stesso metallo. Quando raggiunse Raveo era ormai mezzogiorno. Il d\u00ec appresso ritorn\u00f2 sul posto, ancora incredulo per ci\u00f2 che gli era accaduto, ma esclusi alcuni segni nel pietrame che era stato rimosso durante la strana avventura, non vide nulla che potesse costituire una prova e non ritrov\u00f2 alcuno degli oggetti che erano misteriosamente spariti e volatilizzati.\u00bb<\/p>\n<p>Camminando sui sentieri del ricordo, illuminati dalla luce dorata di un tramonto che ha la dolcezza di un&#8217;alba primaverile, pensieri ed emozioni incancellabili scendono, a ondate, gi\u00f9 dai fianchi del Monte Glemina, portando il profumo di cose lontane.<\/p>\n<p>Vi sono pi\u00f9 cose fra il cielo e la terra, di quante non ne possa sognare tutta la vostra filosofia, dice Amleto ad Orazio, nel primo atto del dramma shakespeariano.<\/p>\n<p>S\u00ec, davvero: molte pi\u00f9 cose.<\/p>\n<p>Molte pi\u00f9 di quante ne possano immaginare gli ottusi sostenitori di una scienza che vorrebbe spiegare tutto, capire tutto, e dichiarare inutile o inesistente ci\u00f2 che non \u00e8 alla portata dei suoi strumenti d&#8217;indagine.<\/p>\n<p>Forse, se imparassimo il segreto dei bambini; se soltanto <em>ricordassimo<\/em> quel segreto, dato che anche noi, un tempo, lo conoscevamo: allora tutto diventerebbe pi\u00f9 semplice; occhi ed orecchi si aprirebbero al mistero e, finalmente, vedremmo e udremmo tante cose che, pure, i nostri nonni e bisnonni vedevano e udivano, senza perci\u00f2 essere considerati matti o poco intelligenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Monte Glemina non \u00e8 che una modesta elevazione (m. 942), uno sperone del Monte Cuarnan (m. 1.336) che domina la cittadina di Gemona, arroccata fra<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-28371","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28371","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28371"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28371\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28371"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28371"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28371"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}