{"id":28370,"date":"2010-01-24T09:16:00","date_gmt":"2010-01-24T09:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/01\/24\/i-ricordi-sono-nostri-amici-o-sono-i-nostri-peggiori-nemici\/"},"modified":"2010-01-24T09:16:00","modified_gmt":"2010-01-24T09:16:00","slug":"i-ricordi-sono-nostri-amici-o-sono-i-nostri-peggiori-nemici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/01\/24\/i-ricordi-sono-nostri-amici-o-sono-i-nostri-peggiori-nemici\/","title":{"rendered":"I ricordi sono nostri amici o sono i nostri peggiori nemici?"},"content":{"rendered":"<p>I ricordi sono nostri amici o sono i nostri peggiori nemici? Ci aiutano a vivere meglio o ci fanno vivere peggio di come potremmo?<\/p>\n<p>Incominciamo dalla definizione di &quot;amico&quot;. Certamente un amico ci aiuta a vivere meglio, ma questo \u00e8 un effetto della sua presenza, non il suo scopo. Il suo scopo \u00e8 quello di sostenerci, consigliarci, accoglierci: quando vi sono queste cose fra due esseri umani, vi \u00e8 dell&#8217;amicizia, e, di conseguenza, vi \u00e8 un vivere meglio.<\/p>\n<p>Molte persone sono affezionate ai propri ricordi, ad un punto tale che finiscono per vivere in funzione di essi, specialmente quelle di una certa et\u00e0. Oppure trasfigurano il passato nel gioco della memoria e, pi\u00f9 o meno consapevolmente, vivono di ricordi inautentici, di falsi ricordi: vale a dire di un passato che non \u00e8 mai stato cos\u00ec come essi se lo raffigurano allorch\u00e9 si compiacciono di rievocarlo incessantemente.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 accade soprattutto a coloro la cui vita \u00e8 molto vuota, il cui presente \u00e8 desolatamente arido e che, dal futuro, non si aspettano alcun cambiamento positivo. Allora operano una vera e propria distorsione del passato: come fa Emilio Brentani, il protagonista di \u00abSenilit\u00e0\u00bb di Italo Svevo, allorch\u00e9, mentre decide di chiudersi un una precoce vecchiaia spirituale, trasfigura la sua triste esperienza sentimentale con Angiolina e vi costruisce il mito della propria &quot;giovent\u00f9&quot;, lui che giovane non lo era mai stato; mentre la volgare, l&#8217;infedele Angolina della realt\u00e0 diviene, nella nostalgia del ricordo, una figura nobilmente pensosa, dolce e un po&#8217; malinconica, assorbendo in parte i tratti della scomparsa sorella di lui, Amalia, timida, introversa e tutta dedita a lui.<\/p>\n<p>In linea generale, comunque, potremmo dire che i ricordi sono degli amici quando hanno l&#8217;effetto di aiutarci a vivere meglio la nostra vita, e dei nemici quando sortiscono l&#8217;effetto opposto. Possono essere, pertanto, degli ottimi amici, cos\u00ec come i nostri peggiori nemici: ci\u00f2 non dipende da essi, ma da noi, da come li viviamo e da come li gestiamo.<\/p>\n<p>A questo punto, dovremmo spiegare che cosa intendiamo per &quot;vivere bene&quot;; solo allora, infatti, potremo decidere se e in quale misura il nostro rapporto con i ricordi sia tale da migliorare o peggiorare la qualit\u00e0 della nostra vita.<\/p>\n<p>Diciamo che si vive bene, allorch\u00e9 si \u00e8 realizzata una proporzione ed un&#8217;armonia tra ci\u00f2 che si \u00e8 e ci\u00f2 che si vorrebbe essere, tra ci\u00f2 che si desidera e ci\u00f2 che si \u00e8 in grado di realizzare; e che si vive male, quando accade tutto il contrario.<\/p>\n<p>Non bisogna pensare, tuttavia, che l&#8217;obiettivo di &quot;vivere bene&quot; sia evidente di per se stesso, vale a dire che costituisca un obiettivo naturale per tutti gli esseri umani; perch\u00e9, in tal caso, rischieremmo di scambiare il punto d&#8217;arrivo per il punto di partenza. La persona consapevole non dovrebbe porsi il fine di vivere bene, ma quello di vivere nel modo giusto, secondo ragione e secondo il rispetto della propria verit\u00e0 interiore; nella misura in cui vi riuscir\u00e0, trover\u00e0 anche il bene, e, pertanto, si potr\u00e0 dire che egli sia riuscito a vivere bene. Insomma, vivendo alla ricerca del bene, si vive bene: ma questo \u00e8 il premio della ricerca, non il punto di partenza.<\/p>\n<p>Ed ora torniamo ai ricordi.<\/p>\n<p>Indipendentemente dal fatto che siano belli o brutti, piacevoli o dolorosi, i ricordi sono l&#8217;ombra del nostro passato, per cui dovremmo trovare un giusto equilibrio fra essi ed il nostro presente, in modo che quest&#8217;ultimo non sia soffocato dalla pianta dei ricordi, ma, semmai, che ne venga rinvigorito e che vi trovi nuovo slancio per protendersi verso la luce.<\/p>\n<p>Ma questo pu\u00f2 accadere solo se noi siamo sufficientemente soddisfatti della nostra vita, della direzione in cui stiamo andando e, perci\u00f2, o del nostro presente, o, almeno, del nostro probabile, immediato futuro; diversamente, la tentazione di ripiegare sui ricordi come evasione della realt\u00e0 diventa quasi irresistibile. Ed evadere dalla realt\u00e0 non aiuta mai a vivere bene, specialmente quando consiste in una regressione verso il passato.<\/p>\n<p>Il passato non \u00e8 cos\u00ec immodificabile come generalmente crediamo, ma la chiave per operare l&#8217;operazione alchemica della sua trasformazione non pu\u00f2 trovarsi se non nelle mani di colui che ha vinto i fantasmi del proprio passato e che sa guardare al presente con animo franco e con limpido sguardo. Se mancano queste condizioni, il passato diviene un fardello gravoso, un peso insopportabile e una catena che strangola il qui ed ora, che \u00e8 l&#8217;ossigeno indispensabile al nostro ben vivere.<\/p>\n<p>Il passato e il ricordo non sono la stessa cosa: pu\u00f2 sembrare una verit\u00e0 ovvia e banale, ma troppo spesso, in pratica, si tende a dimenticarlo. Il passato \u00e8 un insieme di esperienze che hanno caratterizzato la nostra evoluzione e che hanno fatto di noi quello che ora effettivamente siamo: per cui non \u00e8 corretto pensarlo come qualcosa che non ci appartiene pi\u00f9, ma piuttosto lo si dovrebbe considerare come un processo continuo, che sfuma insensibilmente dall&#8217;ieri all&#8217;oggi e che, pertanto, non \u00e8 altra cosa da ci\u00f2 che chiamiamo presente, ma solo la sua graduale trasformazione ed elaborazione.<\/p>\n<p>Oltre a ci\u00f2, il passato \u00e8 ambiguo esattamente come lo \u00e8 il presente: solo a posteriori lo si pu\u00f2 legare con uno spago e confezionare come un mazzo di fiori; mentre, nel momento in cui non era passato, ma presente, ogni fiore aveva il suo colore, il suo profumo, e nessuno avrebbe potuto dire che aspetto avrebbe avuto il mazzo alla fine &#8211; ammesso che una fine vi sia. \u00c8 solo la prospettiva del &quot;dopo&quot; che ci fa scorgere una unit\u00e0, e sia pure articolata, l\u00ec dove non c&#8217;erano che frammenti isolati e spesso del tutto indipendenti l&#8217;uno dall&#8217;altro.<\/p>\n<p>Il ricordo \u00e8 una selezione del passato operata dai meccanismi della memoria e fortemente influenzata dal tipo di lettura che, inconsciamente, ne vogliamo fare. Non \u00e8 una fotografia obiettiva di ci\u00f2 che \u00e8 stato: ancor meno di quanto la percezione sia una fotografia obiettiva del presente. Per cui, vivere di ricordi comporta una duplice distorsione della realt\u00e0: perch\u00e9 ci aliena dal presente e perch\u00e9 ci tiene legati a un falso passato, vale a dire a un passato filtrato, edulcorato o esasperato &#8211; a seconda dei casi &#8211; da elementi del tutto estranei ad esso.<\/p>\n<p>Facciamo un esempio concreto: una vecchia canzone che riporta la mente ad anni passati, carichi di emozioni irripetibili. Appunto: irripetibili. Quelle emozioni, cos\u00ec com&#8217;erano, non torneranno mai pi\u00f9; quelle che proviamo ora, a distanza di anni, non sono le stesse, ma altre. \u00c8 facile cadere nell&#8217;equivoco e immaginare che si tratti delle stesse emozioni, ma \u00e8 anche facile capire che non \u00e8 cos\u00ec: noi non siamo pi\u00f9 gli stessi, le cose non sono pi\u00f9 le stesse. Di conseguenza, quella vecchia canzone ci intenerisce, ci commuove e magari ci fa soffrire, perch\u00e9 ci riporta al passato; ma ci\u00f2 avviene con gli occhiali &#8211; per cos\u00ec dire &#8211; del presente. Quel che crediamo di ricordare, \u00e8 altra cosa da quello che fu: perch\u00e9 rivedere il proprio s\u00e9 di una volta non significa anche farlo rivivere, ma, semmai, rielaborarlo e, in un certo senso, reinventarlo.<\/p>\n<p>Il ricordo, dunque, non si identifica con il passato, cos\u00ec come la storiografia (lo studio del passato) non s&#8217;identifica con la storia (l&#8217;insieme degli eventi passati).<\/p>\n<p>Al tempo stesso, ricordare non significa, semplicemente, tirare fuori una vecchia cosa dal cassetto della memoria: perch\u00e9 la memoria stessa \u00e8, in larghissima parte, un movimento e non uno stato dell&#8217;essere. La memoria \u00e8 l&#8217;atto con cui ritorniamo al passato: ma, in esso, vi sono molte cose che ci mettiamo noi, a partire dalla strada che abbiamo percorso in seguito, mano a mano che il presente di ieri diventava, per noi, un passato dapprima recente, poi, poco alla volta, sempre pi\u00f9 remoto e sempre pi\u00f9 sfumato.<\/p>\n<p>Tornando all&#8217;esempio della vecchia canzone: ascoltandola, quel che ci commuove non \u00e8 la stessa cosa che ci commuoveva allora (ammesso che ci commuovesse: perch\u00e9 il ricordo commuove, raramente commuove il presente). Quel che ci commuove ascoltando la vecchia canzone \u00e8 il rivedere noi stessi di allora, consci del tempo che \u00e8 passato e di quanto, adesso, siamo cambiati: non \u00e8 il passato in se stesso, ma il passato confrontato implicitamente con il presente. \u00c8 lo stacco temporale che ci commuove e ci turba, la coscienza di non essere pi\u00f9 quelli di allora.<\/p>\n<p>Questo implica anche una modificazione dello spessore affettivo ed emozionale dei ricordi, operata dalla memoria creativa. Il passato si ridisegna nella memoria e finisce per assumere dei colori pi\u00f9 belli o pi\u00f9 brutti di quelli che ebbe a suo tempo, allorch\u00e9 non era passato ma presente: il nostro presente. Una cosa che, da bambini, ci lasciava pi\u00f9 o meno indifferenti, o che, comunque, abbiamo vissuto come del tutto normale e ordinaria, rivive attraverso le note della vecchia canzone e ci riempie di nostalgia, apparendoci ora &#8211; ma soltanto ora &#8211; come straordinariamente affascinante e coinvolgente.<\/p>\n<p>\u00c8 uno scherzo della prospettiva, per cui le cose lontane sembrano pi\u00f9 grandi di quel che dovrebbero essere in base alla distanza reale. Si osservino i paesaggi notturni nella maggior parte delle opere pittoriche: la luna piena vi brilla con delle dimensioni che sono di molto superiori a quelle reali del nostro satellite, osservato dalla superficie terrestre. Gli artisti non si sono resi conto di esagerarne la grandezza, stregati dal suo fascino strano e misterioso.<\/p>\n<p>Possiamo quindi avviarci ad una conclusione, e sia pure provvisoria ed incompleta, del nostro ragionamento.<\/p>\n<p>I ricordi non sono l&#8217;immagine reale del passato, ma l&#8217;immagine fantastica di esso; e il tipo di fantasia (o, se si preferisce, di simbologia) che vi costruiamo attorno, dipende precisamente dallo stato della nostra attuale evoluzione spirituale. Una persona discretamente progredita e consapevole riesce a ridurre al minimo la sovrastruttura fantastica e mitologica che la memoria edifica sul ricordo del passato; vale a dire, riesce a leggere il proprio passato in maniera abbastanza realistica, senza abbellirlo e senza imbruttirlo troppo. Viceversa, una persona poco evoluta, e quindi incapace di guardare con chiarezza in se stessa, non ne sar\u00e0 capace, con la conseguenza che permetter\u00e0 ai propri ricordi di esercitare un&#8217;influenza esagerata sul presente. Potr\u00e0, ad esempio, rovinarsi la vita, crogiolandosi nel ricordo di ingiustizie immaginarie subite nel passato.<\/p>\n<p>In un certo senso, la memoria ha a che fare con il grado di maturit\u00e0 spirituale delle persone e si pu\u00f2 paragonare ad uno specchio in cui osserviamo il riflesso della nostra immagine. La persona spiritualmente evoluta riuscir\u00e0 a guardare in uno specchio relativamente terso, che gli restituisce le proprie reali fattezze; mentre la persona ancora immersa nelle passioni e nell&#8217;ignoranza, e dominata dall&#8217;attaccamento alle cose, vedr\u00e0 un&#8217;immagine alquanto deformata di s\u00e9. Lo specchio della memoria \u00e8 una nostra creazione, non un elemento indipendente.<\/p>\n<p>Questi concetti sono un po&#8217; ardui da digerire in una cultura, come la nostra, dominata da una grande quantit\u00e0 di pregiudizi concettuali di tipo razionalistico e positivistico. La maggior parte delle persone crede che percepire la realt\u00e0 significhi, in un certo senso, fotografarla, mentre esistono studi specifici che hanno dimostrato ampiamente il contrario; e, similmente, pensano che ricordare significhi fotocopiare il passato, cosa ancora pi\u00f9 assurda.<\/p>\n<p>Tutto al contrario, quella che noi chiamiamo la realt\u00e0 non \u00e8 altro che una interpretazione, parziale e soggettiva, che noi elaboriamo sulla base delle nostre percezioni; e quello che chiamiamo ricordo non \u00e8 che una interpretazione, ancor pi\u00f9 libera e fantasiosa, dell&#8217;insieme delle nostre percezioni precedenti, ossia relative al passato.<\/p>\n<p>Ma la realt\u00e0 in se stessa non \u00e8 alla nostra portata (se non nei rari, folgoranti momenti di luminosa consapevolezza cosmica), come non lo \u00e8 il &quot;noumeno&quot; kantiano; e, a maggior ragione, non \u00e8 alla nostra portata il passato, che \u00e8 soltanto l&#8217;ombra di una realt\u00e0 ormai trascorsa.<\/p>\n<p>Possiamo discutere &#8211; e lo abbiamo fatto altre volte &#8211; sulla persistenza degli eventi al di fuori del piano spazio-temporale in cui siamo calati; possiamo, cio\u00e8, ipotizzare che nulla sia veramente passato e che nulla sia futuro, ma che, in realt\u00e0, esista solo un eterno presente, che noi non riusciamo a percepire come tale unicamente a causa delle nostre limitazioni percettive e concettuali; per cui, ad esempio, dovremmo tener presente che i nostri cari defunti non sono scomparsi, ma sono ancora vicino a noi, in una veste diversa da quella che conoscevamo.<\/p>\n<p>Tuttavia, ci\u00f2 riguarda la sfera della speculazione filosofica ed alcuni rari, preziosi momenti di intuizione mistica; non l&#8217;ambito della vita ordinaria. Nella sfera della vita ordinaria, il passato \u00e8 passato; e perfino il presente non \u00e8 quella cosa chiara e di per s\u00e9 evidente che siamo soliti immaginare.<\/p>\n<p>Comprendere questo, significa avere gi\u00e0 imboccato l&#8217;inizio del giusto atteggiamento verso il mondo dei ricordi: vale a dire, quello di farceli amici e di rafforzare, non di indebolire, la nostra crescita spirituale per mezzo di essi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I ricordi sono nostri amici o sono i nostri peggiori nemici? Ci aiutano a vivere meglio o ci fanno vivere peggio di come potremmo? 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