{"id":28368,"date":"2007-08-31T02:27:00","date_gmt":"2007-08-31T02:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/08\/31\/per-poter-scegliere-se-stessi-occorre-prima-sapersi-riconoscere\/"},"modified":"2007-08-31T02:27:00","modified_gmt":"2007-08-31T02:27:00","slug":"per-poter-scegliere-se-stessi-occorre-prima-sapersi-riconoscere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/08\/31\/per-poter-scegliere-se-stessi-occorre-prima-sapersi-riconoscere\/","title":{"rendered":"Per poter scegliere se stessi occorre prima sapersi riconoscere"},"content":{"rendered":"<p>Nella poesia <em>I fiumi<\/em>, scritta fra una pausa e l&#8217;altra delle sanguinosissime battaglie dell&#8217;Isonzo sul fronte della prima guerra mondiale, Giuseppe Ungaretti, rievocando le stagioni della propria vita di uomo, a un certo punto scrive:<\/p>\n<p><em>(&#8230;) Questa \u00e8 la Senna<\/em><\/p>\n<p><em>e in quel suo torbido<\/em><\/p>\n<p><em>mi sono rimescolato<\/em><\/p>\n<p><em>e mi sono conosciuto.<\/em><\/p>\n<p>Gi\u00e0, conoscersi: ma quanti di noi lo fanno, quanti &#8211; semplicemente &#8211; si pongono il problema di <em>riconoscersi<\/em>? Quanti, a un certo punto della propria vita, cominciano ad averne abbastanza delle innumerevoli maschere che ci siamo messi, o che la societ\u00e0 ci ha imposto, e si lasciano afferrare dal desiderio e dalla nostalgia di vedere cosa c&#8217;\u00e8 sotto; non per scoprire &#8211; pirandellianamente &#8211; che sotto di esse c&#8217;\u00e8 il nulla, ma per ritrovare il senso di una vita pi\u00f9 autentica e, quindi, pi\u00f9 armoniosa e pi\u00f9 piena?<\/p>../../../../n_3Cp>Quanti strumenti scordati, quante note stonate nel concerto della grande vita universale, a causa di tale inconsapevolezza! Quante occasioni mancate, quanta bellezza sprecata, quanto amore dissipato a causa della nostra incapacit\u00e0 di guardarci dentro e riconoscere la nostra verit\u00e0 interiore. Quanti compromessi, quante meschinit\u00e0, quante inutili sofferenze &#8211; subite e inflitte all&#8217;altro, al <em>tu<\/em> &#8211; a causa di questa fondamentale mancanza di coraggio, di onest\u00e0 intellettuale e morale verso se stessi e verso il prossimo! Si potrebbe dire, senza timore di esagerazione, che la vita umana sulla Terra potrebbe essere tutt&#8217;altra cosa se soltanto ciascuno di noi fosse in grado di elaborare quel minimo di lealt\u00e0 e di dignit\u00e0 personale che consistono nello sforzo di vedersi, spogliati di tutte le maschere e di tutti i travestimenti, per ci\u00f2 che si \u00e8 veramente in fondo all&#8217;anima. L&#8217;anima: questa parola ormai quasi caduta in disuso, che la cultura scientista oggi dominante guarda con disprezzo misto a repulsione, come un retaggio di antiche epoche d&#8217;ignoranza e oscurantismo; e che invece \u00e8 la parola-chiave per riappropriarci di noi stessi, delle nostre pi\u00f9 profonde aspirazioni, della nostra pi\u00f9 sublime nostalgia di ci\u00f2 che \u00e8 buono, bello e vero!<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 bisognerebbe darsi tanto da fare &#8211; qualcuno potrebbe chiedere &#8211; per mettersi a nudo con se stessi, se si pu\u00f2 vivere benissimo anche in maschera, come altrettanti rinoceronti che si spacciano per esseri umani (cfr. il nostro articolo: <em>Il trionfo del rinoceronte ovvero l&#8217;Antisocrate trionfante<\/em>); anzi, se &#8211; tutto sommato &#8211; si vive meglio in un mondo di individui mascherati, di rinoceronti trionfanti e sfrontati? A che scopo abbandonare le confortevoli protezioni, gli astuti camuffamenti dei quali ci adorniamo per proteggerci dai colpi che la vita c&#8217;infligge senza tanti complimenti; perch\u00e9 mai denudarsi in mezzo a uomini e donne vestiti di ferro, con l&#8217;evidente pericolo di finire stritolati come il proverbiale vaso di coccio?<\/p>\n<p>La risposta \u00e8 abbastanza semplice: perch\u00e9, senza un doveroso auto-riconoscimento,noi non possiamo nemmeno <em>scegliere<\/em> noi stessi e la nostra vita, ma soltanto subire quella inconsapevolezza che ci trascina da una situazione falsa ad un&#8217;altra, da un&#8217;ipocrisia ad un&#8217;altra, da un meschino compromesso all&#8217;altro, sempre pi\u00f9 in basso e, soprattutto, sempre pi\u00f9 lontani da una possibile felicit\u00e0. Infatti il nascondimento, il calcolo e la finzione finiscono per portarci, alla fin fine, verso la destinazione esattamente contraria a quella che ci avevano ingannevolmente promesso: il raggiungimento della felicit\u00e0. Certo, potremo raggiungere dei beni effimeri e un certo qual surrogato di benessere interiore, ma esso sar\u00e0 solo apparente. I beni ci possono venir tolti in qualsiasi momento, non sono mai stati veramente nostri; e anche del benessere interiore possiamo venire spogliati nella maniera pi\u00f9 brutale, se esso \u00e8 costruito non sulle solide basi dell&#8217;autenticit\u00e0 e della consapevolezza, ma sulle basi effimere e illusorie di circostanze puramente estrinseche, di equilibri che non dipendono realmente da noi, ma solo da un concorso di elementi (apparentemente) favorevoli.<\/p>\n<p>Detto questo, che cosa significa esattamente <em>scegliersi<\/em>? Non \u00e8 forse sufficiente essere vivi e respirare, mangiare, dormire, parlare, stringere rapporti, esplicare attivit\u00e0? Tutte queste cose che noi quotidianamente facciamo, non sono forse ci\u00f2 che determina il nostro essere? Che bisogno c&#8217;\u00e8 insomma di scegliersi, quando noi non possiamo essere nient&#8217;altro che quello che gi\u00e0 siamo? Ecco il grande errore, il grande equivoco, il grande fraintendimento: credere che <em>esistere<\/em> ed <em>essere<\/em> siano la medesima cosa; e che basti esistere per essere, automaticamente. Invece non \u00e8 affatto cos\u00ec: altro \u00e8 esistere, altro \u00e8 essere. Il mondo \u00e8 pieno di individui che esistono, ma non <em>sono<\/em>: hanno l&#8217;esistenza (direbbe Pirandello) ma non l&#8217;<em>essenza.<\/em> E che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;essenza di un ente? \u00c8 il nucleo di verit\u00e0 che lo fa essere quello che \u00e8, non in virt\u00f9 di determinazioni puramente secondarie e casuali, ma in virt\u00f9 della natuira che gli \u00e8 propria. Ad esempio, la natura del cavallo non \u00e8 quella di essere bianco: un cavallo pu\u00f2 essere bianco oppure di un altro colore, questo non ha a che fare con la sua essenza e non riguarda la sua verit\u00e0 profonda. Ci\u00f2 che lo rende veramente un cavallo non \u00e8 il fatto di essere bianco o grigio o pezzato, ma il fatto della cavallinit\u00e0. E ci\u00f2 che rende veramente uomo o donna un essere umano non \u00e8 essere giovane o vecchio, alto o basso, ragioniere o generale, ma il fatto della loro umanit\u00e0.<\/p>\n<p>E che cosa vuol dire <em>umanit\u00e0<\/em>? Che cosa contraddistingue la natura umana e la differenzia dalla natura di un minerale, di una pianta, di un animale, ecc.? Siamo giunti, cos\u00ec, alla necessit\u00e0 di definire la natura umana. Per noi, una buona definizione potrebbe essere questa: <em>la natura umana \u00e8 caratterizzata da una essenza spirituale fondata sulla libert\u00e0, pur se condizionata dalle determinazioni materiali del tempo e dello spazio<\/em> (intendendo per queste ultime sia quelle interne: il nostro corpo, l&#8217;eredit\u00e0 genetica, ecc., sia quelle esterne: l&#8217;ambiente, l&#8217;epoca storica, e cos\u00ec via). Una importante conseguenza di questa definizione (che \u00e8 passibile, ovviamente, di miglioramenti e ulteriori specificazioni) \u00e8 che la natura umana non \u00e8 qualcosa di statico e di dato una volta per tutte, ma un qualcosa di dinamico, in perpetuo movimento. Siamo frecce scoccate verso qualche cosa che sta oltre di noi &#8211; direbbe Nietzsche -; siamo l&#8217;aspettativa e la promessa di un qualcosa che deve ancora incominciare ma che pu\u00f2 effettivamente cominciare, qui e ora, <em>se noi lo vogliamo e lo vogliamo fortemente.<\/em><\/p>\n<p>Grandi mistici e pensatori, come sri Aurobindo e Teilhard de Chardin (fra loro anche diversissimi, come si vede da questi due soli nomi) ne erano assolutamente convinti. L&#8217;uomo non \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8, ma ci\u00f2 che pu\u00f2 diventare; noi non <em>siamo,<\/em> propriamente parlando, bens\u00ec <em>diveniamo<\/em>; e l&#8217;oltre-uomo profetizzato da Nietzsche non \u00e8 altri che l&#8217;uomo fatto consapevole delle proprie potenzialit\u00e0, del proprio destino, e innamorato di quell&#8217;infinto che oscuramente avverte entro di s\u00e9 e nel quale intuisce essere il suo supremo appagamento, di l\u00e0 dal flusso del divenire e delle cose effimere delle quali vanamente si circonda, forse proprio per mettere a tacere quella nostalgia e stordirsi con il rumore del transitorio e dell&#8217;impermanente.<\/p>\n<p>Ora, sulla scala che porta dall&#8217;uomo all&#8217;oltre-uomo il primo gradino \u00e8, appunto, costituito dalla necessit\u00e0 di riconoscersi; il secondo, da quella di scegliersi autenticamente e consapevolmente, realizzando la propria natura. La natura dell&#8217;uomo non \u00e8 quella di guardare in basso e di immergersi nelle cose materiali, ma di alzare la fronte verso il Sole e di gettare un ponte verso l&#8217;Oltre. La nostra condizione attuale \u00e8 paragonabile a quella di un ricchissimo proprietario che possiede uno splendido palazzo, luminoso e magnificamente arredato, ma che ha deciso di segregarsi nella parte pi\u00f9 umida e buia dei sotterranei, nutrendosi di avanzi muffiti e bevendo acqua fangosa, brulicante di microbi d&#8217;ogni sorta. Ci siamo reclusi con le nostre stesse mani; da noi stessi abbiamo offerto i polsi alle catene e abbiamo poi gettato via la chiave della serratura che ce li imprigiona; da noi stessi abbiamo allontanato i cibi squisiti e le bevande dissetanti che imbandivano la nostra mensa. E tutto questo lo abbiamo fatto nel patetico miraggio di realizzare la nostra felicit\u00e0 senza fatica e senza sacrificio, seguendo sempre la strada pi\u00f9 comoda e piana.<\/p>\n<p>Ma forse \u00e8 arrivato il momento di ridestarci da questo brutto sogno, di tornare in noi stessi; di scuotere le catene di spezzare con il primo sasso che ci capiti in mano, anche a costo di ferirci a sangue; di sfondare la porta del tetro scantinato e di risalire le scale verso la luce, il calore, la bellezza e la gioia. Noi non possiamo essere felici tradendo la nostra natura e la nostra missione: che \u00e8 quella di guardare verso l&#8217;alto, di realizzare le nostre migliori potenzialit\u00e0, le nostre pi\u00f9 autentiche aspirazioni verso il buono, il bello e il vero. Mandiamo al diavolo la pletora dei cattivi maestri, dei profeti della sventura, della stanchezza e della rassegnazione nonch\u00e9 quella degli imbonitori da fiera che ci promettono felicit\u00e0 spicciole a buon mercato, tutte e subito. Ritroviamo il senso della nostra dignit\u00e0, della nostra fierezza, del nostro consapevole esercizio della libert\u00e0. Libert\u00e0 che non pu\u00f2 esaurirsi nella scelta fra il <em>Grande Fratello<\/em> di Canale Cinque e <em>L&#8217;isola dei famosi<\/em> di Rai Due; uno <em>shopping<\/em> in centro, sempre pi\u00f9 nevrotico e compulsivo, e una demenziale serata passata in discoteca a sovreccitarsi con sostanze alcoliche o stupefacenti e a stordirsi con musiche rimbombanti a un volume che \u00e8 oltre la soglia di sopportabilit\u00e0 dell&#8217;udito.<\/p>\n<p>La vera libert\u00e0 \u00e8 sempre la scelta fra un bene inferiore ed uno superiore, non gi\u00e0 fra due beni inferiori tra loro equivalenti. Qualcuno vorrebbe che noi sprecassimo la nostra esigenza di libert\u00e0 fra oggetti che non sono affatto alternativi e che non liberano colui che li possiede. Contro questo grossolano fraintendimento del concetto di libert\u00e0, occorre dire con forza che l&#8217;esercizio della libert\u00e0 \u00e8 inseparabile dal discernimento riguardo alla nostra vera natura, alla nostra destinazione, alla nostra missione: che \u00e8 quella di tornare all&#8217;Essere donde proveniamo e al quale aspiriamo con profonda, struggente nostalgia. La sola autentica libert\u00e0, che nulla e nessuno potr\u00e0 mai toglierci, \u00e8 appunto questa: entrare nell&#8217;Essere e lasciarci penetrare dall&#8217;Essere, divenendo una cosa sola con esso. Certo, nella condizione spazio-temporale della nostra attuale esistenza non potremo che aspirare a un fuggevole presentimento di tale identit\u00e0: eppure \u00e8 quello sforzo, quella tensione verso l&#8217;Essere che fa la differenza tra vita autentica e vita inautentica, tra vita felice e realizzata e vita infelice e tradita.<\/p>\n<p>Il nostro destino \u00e8 di puntare al superamento della condizione umana come dato storico-biologico, per realizzare quella diversa condizione esistenziale che possiamo anche denominare, con Nietzsche, oltre-uomo: intendendo, per\u00f2, con questo termine non una specie di super predatore o un essere umano <em>terrestre<\/em> elevato all&#8217;ennesima potenza; bens\u00ec un essere umano che si \u00e8 riconosciuto, si \u00e8 scelto e si \u00e8 messo in cammino per realizzare il proprio destino: il ritorno alla casa dell&#8217;Essere, passando attraverso l&#8217;amore e la fedelt\u00e0 incondizionati verso gli essenti, su su, di gradino in gradino, fino all&#8217;Essere in quanto tale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella poesia I fiumi, scritta fra una pausa e l&#8217;altra delle sanguinosissime battaglie dell&#8217;Isonzo sul fronte della prima guerra mondiale, Giuseppe Ungaretti, rievocando le stagioni della<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[263],"class_list":["post-28368","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28368","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28368"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28368\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28368"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28368"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28368"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}