{"id":28359,"date":"2011-10-04T07:42:00","date_gmt":"2011-10-04T07:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/10\/04\/come-il-ricatto-delle-vittime-si-traduce-in-una-richiesta-che-non-potra-mai-venire-soddisfatta\/"},"modified":"2011-10-04T07:42:00","modified_gmt":"2011-10-04T07:42:00","slug":"come-il-ricatto-delle-vittime-si-traduce-in-una-richiesta-che-non-potra-mai-venire-soddisfatta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/10\/04\/come-il-ricatto-delle-vittime-si-traduce-in-una-richiesta-che-non-potra-mai-venire-soddisfatta\/","title":{"rendered":"Come il ricatto delle vittime si traduce in una richiesta che non potr\u00e0 mai venire soddisfatta"},"content":{"rendered":"<p>DEDICATO A SUSY<\/p>\n<p>Si \u00e8 passati da un eccesso all&#8217;altro: dalla noncuranza e, talvolta, dal disprezzo nei confronti delle vittime, proprio della cultura antica, alla folle demagogia che rischia di trasformare tutto il corpo sociale in un unico, gigantesco ostaggio della richiesta &quot;sacra&quot;, non contrastabile ed eternamente ricattatoria, da parte delle vittime stesse, propria del mondo contemporaneo &#8211; almeno nella sua versione liberaldemocratica.<\/p>\n<p>In una cultura dominata dalla forza, come lo erano le civilt\u00e0 guerriere del mondo antico, la vittima non ha voce in capitolo: non trova orecchi disposti ad ascoltarla, tanto meno un potere giudiziario disposto a renderle giustizia e a farla risarcire. La vittima \u00e8 stata debole e ci\u00f2 la rende indegna di compassione, meno ancora di riparazione: perch\u00e9, in tali societ\u00e0, essere deboli \u00e8 una colpa e bisogna essere disposti a pagarne il prezzo.<\/p>\n<p>Nel Medioevo cristiano questo atteggiamento era appena temperato dall&#8217;influsso mitigatore della religione cristiana: senza di essa, il feudalesimo sarebbe stato un ritorno puro e semplice all&#8217;etica guerriera dell&#8217;antica Sparta e dell&#8217;antica Roma, con il suo &quot;vae victis&quot;, guai ai vinti; se cos\u00ec non \u00e8 stato e, anzi, si \u00e8 assistito alla fioritura della cultura cortese-cavalleresca, il merito di ci\u00f2 va essenzialmente al cristianesimo.<\/p>\n<p>Alla vittima, comunque, veniva predicata la virt\u00f9 della pazienza: sopportare i mali e le ingiustizie era una palestra per l&#8217;anima, una preparazione alla vita eterna, mediante il perfezionamento spirituale; non aveva predicato, Ges\u00f9 Cristo, il perdono delle offese, spingendo il suo esempio fino a farsi vittima egli stesso, vittima innocente della morte di croce?<\/p>\n<p>Perdonare le offese, dunque, \u00e8 una virt\u00f9 cristiana: a Renzo che, nel Lazzaretto di Milano, quando teme di non ritrovare pi\u00f9 la sua Lucia, sfugge di bocca una minaccia sanguinosa all&#8217;indirizzo di don Rodrigo, causa di tutte le loro disgrazie, padre Cristoforo reagisce con estrema durezza, lo scaccia via e lo dichiara abbandonato da Dio; solo quando il giovane, pentito, chiede perdono per quel pensiero di violenza e di vendetta, lo riaccoglie e lo esorta a cercare Lucia con fiducia, pur in mezzo a tanti morti e moribondi.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 occidentale odierna \u00e8 figlia, invece, dell&#8217;etica dei diritti: e l&#8217;etica dei diritti non \u00e8 misericordiosa, non pone al primo posto il perdono delle offese, ma la riparazione nei confronti della vittima; e lo fa con una coerenza e con una durezza che, talvolta, somigliano terribilmente alla vedetta. Che altro \u00e8, se non vendetta, il diritto, riconosciuto ai parenti delle vittime dalle leggi degli Stati Uniti, di assistere da dietro ad una lastra di cristallo all&#8217;esecuzione capitale dell&#8217;assassino, beandosi la vista con lo spettacolo dei suoi spasimi durante l&#8217;agonia?<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale, i &quot;diritti&quot; del cittadino contemporaneo, nelle societ\u00e0 liberaldemocratiche, nascono da una nuova visione dell&#8217;uomo in rapporto al reale: una visione chi si affaccia con prepotenza durante la cosiddetta rivoluzione scientifica del XVII secolo e viene pienamente teorizzata dai filosofi illuministi, un secolo dopo.<\/p>\n<p>Secondo tale visione, di derivazione giusnaturalista, l&#8217;uomo \u00e8 soggetto di diritti &quot;ab origine&quot;: alla vita, alla libert\u00e0, alla propriet\u00e0 privata; e la societ\u00e0 civile ad altro non serve che a garantirgli la fruizione di tali diritti. Non si parla pi\u00f9 di doveri, solo di diritti; e non solamente in rapporto agli altri uomini, ma in rapporto alla natura tutta e perfino alla vita.<\/p>\n<p>Gli altri viventi, in quest&#8217;ottica, non sono soggetti di diritti: l&#8217;uomo pu\u00f2 fare quel che vuole degli animali e delle piante, della Terra intera; li pu\u00f2 manipolare a piacimento, senza doverne rendere conto a nessuno. Pu\u00f2 ibridare gli animali e creare delle autentiche chimere, per la sua utilit\u00e0 e la sua convenienza: \u00e8 quanto afferma esplicitamente Francis Bacon nella \u00abNuova Atlantide\u00bb. Di qui alla fecondazione umana &quot;in vitro&quot;, alla creazione degli organismi geneticamente modificati, alla clonazione della pecora Dolly e, domani, di esseri umani o umano-animaleschi per il progresso della scienza ed il trapianto degli organi, il passo \u00e8 logico e graduale.<\/p>\n<p>La morte di parto di una madre, a trent&#8217;anni, per esempio, come osserva il filosofo Mirko Grzimek, nelle societ\u00e0 pre-moderne non faceva scandalo: era considerata un evento naturale e accettata come volont\u00e0 del Fato, oppure di Dio. Oggi essa fa scandalo: ci si sente derubati di un diritto, il diritto alla vita; e poich\u00e9 la vita media, nei Paesi sviluppati, si aggira fra i settantacinque e gli ottant&#8217;anni, qualora la morte arrivi prima si ritiene che essa abbia compiuto un abuso intollerabile, che sia penetrata fra noi come un ladra e una traditrice.<\/p>\n<p>Si fa causa ai medici, che non hanno assistito quella donna nel modo pi\u00f9 idoneo (e questo, si sa, pu\u00f2 accadere); si incolpa il ritardo dell&#8217;autoambulanza (e pure questo pu\u00f2 accadere); ci si arrabbia con Dio perch\u00e9 ce l&#8217;ha portata via, senza tenere in alcun conto i nostri desideri. Non ci si chiede pi\u00f9 cosa sia la morte, se una fine o un inizio; la si odia e la si teme, puramente e semplicemente: per cui \u00e8 buono tutto ci\u00f2 che la tiene a bada ed \u00e8 cattivo ogni cedimento davanti ad essa.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo dei diritti non si riconosce pi\u00f9 creatura fragile, limitata, mortale: egli vorrebbe vivere in eterno, proprio come quel Dio cui ha usurpato il trono.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come non si accetta pi\u00f9 la morte, tanto meno si \u00e8 disposti a tollerare la malattia, la povert\u00e0, la solitudine, l&#8217;infelicit\u00e0. L&#8217;uomo rivendica il diritto di essere felice, che sta scritto perfino nella costituzione della grande democrazia d&#8217;Oltreoceano.<\/p>\n<p>La felicit\u00e0, che bella parola! Come si fa a non andare in estasi davanti ad una societ\u00e0 che garantisce il diritto della sua ricerca? Ahim\u00e8: a quanto pare, non sono in molti a mangiare la foglia e ad intuire che, quando un simile diritto viene messo bianco su nero nella costituzione degli Stati, allora c&#8217;\u00e8 qualcosa che non funziona, c&#8217;\u00e8 aria di truffa ai danni del cittadino-consumatore. E la truffa \u00e8 facilmente smascherata: per essere felice, egli deve farsi accettare, appunto, come un indefesso consumatore, non pi\u00f9 come un semplice produttore, pena l&#8217;esclusione sociale.<\/p>\n<p>Non si viene pi\u00f9 giudicati dei vincenti o dei perdenti in base a quel che si produce o si possiede, ma in base a quel che si consuma; e non si consumano pi\u00f9 cose, bens\u00ec marchi di fabbrica, vale a dire simboli. Nella societ\u00e0 consumista, felice \u00e8 chi veste firmato e pu\u00f2 continuamente soddisfare bisogni che non sono tali, ma una rincorsa compulsiva di bisogni artificiali: non si va pi\u00f9 a fare la spesa, si va a fare shopping, che \u00e8 tutta un&#8217;altra cosa.<\/p>\n<p>E tutto questo, nel contesto della &quot;societ\u00e0 liquida&quot; descritta da Zygmunt Bauman, a tutto pu\u00f2 condurre, tranne che alla tanto sospirata felicit\u00e0; per cui si torna inevitabilmente a riconoscere che &quot;si stava meglio quando si stava peggio&quot;, perch\u00e9 l&#8217;eccesso di beni materiali genera la saziet\u00e0 e la nevrosi e non avvicina affatto la felicit\u00e0, anzi la sospinge sempre pi\u00f9 lontano, verso distanze incolmabili, siderali. Se essa non dipende pi\u00f9 dal soddisfacimento di bisogni reali, ma artificiali, che, per definizione, non finisco mai, allora quando potremo essere felici?<\/p>\n<p>L&#8217;uomo dei diritti, dunque, pretende, esige di essere felice; come ripete, ossessivamente, il juke-box dell&#8217;&quot;Arizona Bar&quot; di Bucarest, nel romanzo di C\u00e9zar Petrescu \u00abCalea Victorie\u00bb: \u00abI want to be happy!\u00bb, io VOGLIO essere felice! Non ci accontenteremo di nulla di meno che della felicit\u00e0, qui, ora, subito: \u00e8 un nostro sacrosanto diritto, garantito dalla Costituzione!<\/p>\n<p>In questo panorama spirituale, la vittima non sa darsi pace: essa deve, deve assolutamente prendersi la rivincita, lavare l&#8217;offesa, esigere una riparazione collettiva, non solo da parte di chi le ha fatto del male, ma da parte della societ\u00e0 tutta, colpevole di essere stata distratta, indifferente, insensibile davanti al suo dramma, alla sua condizione di vittima; di non aver fatto nulla per opporsi al male, per impedire che il male venisse perpetrato.<\/p>\n<p>Viviamo in una societ\u00e0 perfetta; dunque, se c&#8217;\u00e8 il male, non pu\u00f2 esservi solo un colpevole individuale, deve esservi una responsabilit\u00e0 collettiva; i meccanismi affinch\u00e9 il bene trionfi sempre sono garantiti, dunque, se cos\u00ec non avviene, la colpa deve essere di quanti, con la loro pigrizia morale, con la loro accidia, con la loro vilt\u00e0, permettono che vi siano ancora delle vittime.<\/p>\n<p>Non dovrebbero esserci pi\u00f9 vittime: questo \u00e8 il programma di massima della societ\u00e0 dei diritti assoluti, garantiti, decontestualizzati.<\/p>\n<p>Un bambino, per esempio, deve andare a scuola: \u00e8 un suo diritto; e, se la famiglia ha bisogno del suo lavoro, se ha bisogno che vada nei campi o che pascoli il gregge, si chiamano i tutori dell&#8217;ordine e si sporgono denunce in tribunale. Evviva la libert\u00e0!<\/p>\n<p>E cos\u00ec di seguito: basta vedere il linguaggio che adoperiamo abitualmente; che \u00e8, poi, quello mutuato dai giornali e dalla televisione.<\/p>\n<p>Un escursionista cade dalla parte e si uccide, a causa della propria inesperienza e, magari, della propria incoscienza? \u00c8 una vittima della montagna.<\/p>\n<p>Un giovane si ammazza sulle strade, di notte, uscendo dalla discoteca impasticcato e semiubriaco e mettendosi al volante con la lucidit\u00e0 uno zombie? \u00c8 una vittima del sabato sera.<\/p>\n<p>E cos\u00ec via, praticamente all&#8217;infinito: vittima del destino; vittima delle circostanze; vittima della solitudine; vittima del &quot;branco&quot;; vittima delle istituzioni.<\/p>\n<p>Strano: pare proprio che siano tutti vittime, che ci siano solo e unicamente vittime; ma chi \u00e8 stato a rendere tali le vittime? Mah, chiss\u00e0: il diavolo, probabilmente, risponderebbe Robert Bresson. I carnefici sono spariti, ci sono soltanto delle vittime; manca solo di organizzare un apposito sindacato che ne tuteli gli interessi.<\/p>\n<p>Certo che l&#8217;esistenza della vittima, secondo logica, presuppone anche quella del carnefice; ma questo, in un mondo di diritti garantiti per legge, non \u00e8 possibile: al massimo, ci pu\u00f2 essere qualche individuo isolato, qualche cane sciolto e impazzito.<\/p>\n<p>Se si ammettesse che ad ogni vittima corrisponde un carnefice, bisognerebbe dedurne che nella natura umana vi sono tanto il bene, quanto il male; e che, pertanto, ogni vittima non \u00e8 soltanto vittima&#8230;. Ma questo \u00e8 un discorso che non piace, un discorso inaccettabile e, politicamente, pi\u00f9 che mai scorretto.<\/p>\n<p>Vorremmo essere chiari su questo punto e non dare luogo ad equivoci.<\/p>\n<p>Che il male vada combattuto; che il prepotente vada fermato; che la vittima vada difesa, su questo non esiste il bench\u00e9 minimo dubbio.<\/p>\n<p>Ma si pu\u00f2 pretendere di escludere totalmente il male dall&#8217;orizzonte della storia?<\/p>\n<p>Non fa esso parte della natura umana, cos\u00ec come il bene?<\/p>\n<p>Non \u00e8 forse inumano, e quindi suscettibile di creare abusi peggiori di quelli che si vogliono combattere, pretendere di sradicare totalmente la parte &quot;cattiva&quot; dall&#8217;uomo, costringendolo, a suon di bastonate, a diventare un angelo?<\/p>\n<p>E la societ\u00e0 pu\u00f2 reggere all&#8217;infinito il rimprovero incessante, il senso di colpa, la pressione accusatrice delle vittime, del loro eterno lamento, della loro dittatura morale?<\/p>\n<p>Come osservano Caroline Eliacheff e Daniel Soulez Larivi\u00e8re in un loro recente, coraggioso saggio \u00abIl tempo delle vittime\u00bb (titolo originale: \u00abLes temps des victimes\u00bb, Paris, 2007; traduzione italiana Firenze, Adriano Salani Editore, 2008), la notoriet\u00e0 assicurata alle vittime dal loro stesso statuto ontologico finisce per diventare, nella societ\u00e0 odierna, una pericolosa forma di indulgenza al narcisismo in esse latente.<\/p>\n<p>La vittima, infatti, ha la possibilit\u00e0 di diventare un glorioso e autorevolissimo personaggi pubblico, focalizzando su di s\u00e9 ben tre elementi favorevoli: primo, la possibilit\u00e0 di ottenere un consenso unanime, grazie al carattere sacro connesso alla sua sorte di vittima; secondo, la possibilit\u00e0, legata al suo stesso statuto, di non essere mai contraddetta; terzo, la possibilit\u00e0 di farsi portatrice di una richiesta mai soddisfatta, che invece dovrebbe esserlo.<\/p>\n<p>Se non si fa attenzione, se non si pone un freno al dilagante vittimismo, si rischia di consegnare il mondo nelle mani della inestinguibile sete di vendetta delle vittime; e poich\u00e9 tutti si sentono vittime, anche se, magari, non lo sono affatto, significa consegnare il mondo alla peggiore forma di demagogia che si possa immaginare.<\/p>\n<p>Lo studente fannullone che viene bocciato, per esempio, raramente si assume la responsabilit\u00e0 del suo comportamento: preferisce sentirsi vittima della scuola; preferisce pensare che i suoi professori abbiano agito da carogne nei suoi confronti.<\/p>\n<p>L&#8217;amante che \u00e8 stato piantato, magari perch\u00e9 totalmente inadeguato sul piano umano, raramente \u00e8 disposto a riconoscere le ragioni dell&#8217;altro: preferisce sentirsi vittima dell&#8217;altrui egoismo.<\/p>\n<p>Il mondo \u00e8 pieno di persone frustrate, rancorose, vendicative, che rimuginano chiss\u00e0 quali torti e che si sentono vittime di inenarrabili soprusi ed ingiustizie.<\/p>\n<p>Le apparenze possono ingannare, ma la societ\u00e0 odierna non ama i ragionamenti sottili, la riflessione, l&#8217;introspezione: se, in una coppia, uno se ne va in giro con un occhio nero, immancabilmente si pensa che sia stato la vittima di una violenza.<\/p>\n<p>Certo vi sono violenze pi\u00f9 subdole, pi\u00f9 sistematiche e anche pi\u00f9 crudeli, di ricevere un cazzotto nell&#8217;occhio; certo vi sono una crudelt\u00e0 mentale, un sadismo affettivo, una perfidia e una distruttivit\u00e0 fatte di parole e di comportamenti silenziosi, che, dall&#8217;esterno, possono facilmente sfuggire: ma a chi importa?<\/p>\n<p>Quel che colpisce \u00e8 l&#8217;occhio nero, quel che commuove \u00e8 la lacrima abbondante; certo si pu\u00f2 piangere anche senza lacrime, ma quello \u00e8 un dolore che non si vede: e, se non si vede, \u00e8 come se non esistesse.<\/p>\n<p>E il mondo \u00e8 pieno di giudici superficiali, di giustizieri a un tanto il chilo, di persone superficiali ed emotive, che sanno solo giudicare secondo le apparenze e che,. non di rado, scambiano i carnefici per delle vittime, e viceversa.<\/p>\n<p>La vittima non \u00e8 chi ha sofferto ingiustamente, ma chi riesce ad attirare l&#8217;attenzione su di s\u00e9, magari per dei torti immaginari, esibiti con assoluta mancanza di pudore ma con ostinato, implacabile, paranoico desiderio di vendetta.<\/p>\n<p>Che Dio ci scampi e liberi da queste vittime che hanno sempre l&#8217;avvocato a portata di mano per ottenere chiss\u00e0 quali risarcimenti; e che, della loro condizione di vittime, hanno fatto una specie di professione per vivere senza lavorare e, quel che \u00e8 pi\u00f9 ignobile, pretendendo un risarcimento eterno e incolmabile, s\u00ec da tenere il mondo intero in uno stato di colpevolizzazione permanente&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DEDICATO A SUSY Si \u00e8 passati da un eccesso all&#8217;altro: dalla noncuranza e, talvolta, dal disprezzo nei confronti delle vittime, proprio della cultura antica, alla folle<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30147,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[57],"tags":[92],"class_list":["post-28359","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diritto","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-diritto.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28359","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28359"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28359\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30147"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28359"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28359"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28359"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}