{"id":28357,"date":"2011-11-10T07:45:00","date_gmt":"2011-11-10T07:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/11\/10\/subire-il-ricatto-dei-banchieri-significa-per-litalia-mettere-il-collo-nel-nodo-scorsoio\/"},"modified":"2011-11-10T07:45:00","modified_gmt":"2011-11-10T07:45:00","slug":"subire-il-ricatto-dei-banchieri-significa-per-litalia-mettere-il-collo-nel-nodo-scorsoio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/11\/10\/subire-il-ricatto-dei-banchieri-significa-per-litalia-mettere-il-collo-nel-nodo-scorsoio\/","title":{"rendered":"Subire il ricatto dei banchieri significa, per l\u2019Italia, mettere il collo nel nodo scorsoio"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono alcune leggende da sfatare nella vicenda che ha portato l&#8217;Italia ad essere commissariata dalla Banca Centrale Europea e dal binomio Merkel-Sarkozy.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 che il debito pubblico del nostro Paese sia enormemente pi\u00f9 grande di quello di tutti gli altri partner occidentali.<\/p>\n<p>Ricordiamo che il debito pubblico \u00e8 il debito di uno Stato nei confronti di altri soggetti, siano essi privati cittadini, banche, imprese o Stati esteri, i quali sono sottoscrittori di un credito sotto forma di obbligazioni o titoli di Stato, il cui scopo \u00e8 coprire il fabbisogno finanziario statale o l&#8217;eventuale deficit pubblico nel bilancio.<\/p>\n<p>Il debito estero \u00e8 quella parte del debito pubblico che viene contratto con soggetti economici stranieri; il debito interno \u00e8 quello che viene contrato con soggetti economici interni.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 premesso, gran parte dell&#8217;opinione pubblica mondiale ignora tuttora che, sull&#8217;intero pianeta, il debito statale pi\u00f9 grande in assoluto \u00e8 quello degli gli Stati Uniti d&#8217;America, che, nel febbraio 2011, ha sfondato la cifra apocalittica di 14 miliardi di dollari, massimo storico di tutti i tempi, continuando ad aumentare di 1.000 miliardi di dollari ogni sette mesi circa.<\/p>\n<p>Si tenga presente che circa la met\u00e0 di questa cifra da capogiro \u00e8 detenuta da creditori cinesi: credendo di andare sul sicuro, la Cina ha pagato una fetta enorme del debito pubblico americano; ed \u00e8 cos\u00ec che un miliardo e trecento milioni di Cinesi, relativamente poveri, devono sgobbare per mantenere l&#8217;alto tenore di vita di trecento milioni di Americani.<\/p>\n<p>E si ricordi che la crisi finanziaria che stiamo vivendo \u00e8 un prodotto dell&#8217;economia americana, del debito pubblico americano: \u00e8 il fallimento delle banche americane che ha investito e travolto l&#8217;Europa, mettendo in crisi l&#8217;euro e portando al disastro la piccola Grecia.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda Germania e Francia, il loro debito estero \u00e8 enormemente pi\u00f9 grande di quello italiano: circa 4 miliardi e mezzo di dollari, per entrambe, nel 2007; mentre quello dell&#8217;Italia, che era di 2 miliardi e 300 milioni nel 2008, risulta essere circa la met\u00e0. Non parliamo poi del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, che, sempre nel 2007, era di 10 miliardi e mezzo di dollari: una cosa mostruosa, non lontana dall&#8217;immensa voragine di quello statunitense.<\/p>\n<p>Questa, dunque, \u00e8 la prima leggenda da sfatare: che l&#8217;Italia sia il Paese pi\u00f9 indebitato e che quei governi i quali, oggi, ci stanno facendo la predica e la morale, ci stanno bacchettando sulle dita, ci stanno commissariando, siano o siano stati pi\u00f9 virtuosi di noi.<\/p>\n<p>A decidere il tracollo di un Paese, oggi, sono soprattutto le agenzie di rating e le grandi istituzioni internazionali, come la Banca Mondiale e la Banca Centrale Europea. Le agenzie di rating decidono che un Paese offre scarse garanzie di solvenza del proprio debito, lo declassano: e, a partire da quel momento, hanno inizio gli attacchi della speculazione finanziaria, come un branco di iene che si accaniscano contro un bufalo o una zebra agonizzanti.<\/p>\n<p>Ma in base a che cosa lo decidono? In base a una semplice previsione dell&#8217;andamento dell&#8217;economia (e della politica) futura: e poi si dice che il Medioevo era un&#8217;epoca superstiziosa, perch\u00e9 persino i monarchi prestavano fede all&#8217;astrologia.<\/p>\n<p>Difficile non pensare che esista un segreto patto scellerato fra le agenzie di rating, moderna versione del &quot;pollice verso&quot; degli imperatori romani durante i giochi gladiator\u00ee, e la speculazione finanziaria: il sincronismo \u00e8 troppo perfetto. E, se non bastasse questo indizio, si consideri quel che la Banca Mondiale, la Banca Centrale Europea e i governi dei &quot;grandi&quot; Stati, hanno fatto e stanno facendo per frenare gli attacchi speculativi: assolutamente niente.<\/p>\n<p>Dopo riunioni su riunioni e vertici su vertici, comunicati stampa e conferenze, prediche e contro-prediche ai Paesi finiti nella lista nera delle agenzie di rating, niente, assolutamente niente \u00e8 stato fatto, sin dai tempi in cui il presidente Clinton, sciaguratamente, tolse i vincoli che rendevano pi\u00f9 difficile l&#8217;attivit\u00e0 speculativa di Wall Street.<\/p>\n<p>La seconda leggenda da sfatare \u00e8 che l&#8217;economia italiana non cresca.<\/p>\n<p>L&#8217;economia italiana cresce eccome, ma \u00e8 strangolata dal debito estero, che rappresenta circa il 60% del suo debito totale. In particolare, il &quot;servizio del debito&quot;, ossia la spesa per gli interessi dei detentori delle obbligazioni statali, ci costa qualcosa come 70 miliardi di euro l&#8217;anno: una cifra che ammazzerebbe un toro, se potesse leggerla. Con una simile palla al piede, rappresentata non dal debito, ma dagli interessi sul debito, l&#8217;economia italiana non riesce mai a colmare il disavanzo e si trova sempre pi\u00f9 stretta alla gola dai suoi avidi creditori.<\/p>\n<p>Non \u00e8 vero che il nostro P.I.L., il nostro Prodotto Interno Lordo, cresca meno di quello degli altri grandi Paesi industriali: cresce circa come quello della Francia e pi\u00f9 di quello della Gran Bretagna, anche se meno di quello della Germania; ma \u00e8 frenato e annullato dagli effetti devastanti del debito e dei relativi interessi.<\/p>\n<p>Gli Italiani lavorano, eccome: senza negare che vi siano aree di spreco del denaro pubblico e di malcostume sociale, mediamente il popolo italiano sta lavorando a pieno ritmo e certo pi\u00f9 di quanto lavorino gli altri popoli dei grandi Paesi industriali. Che gli operai americani lavorino, che siano disposti a lavorare, pi\u00f9 dei nostri, questa \u00e8 una legenda metropolitana inventata da Marchionne per precostituire un alibi al graduale trasferimento all&#8217;estero della F.I.A.T.; dopo aver intascato, per decenni, generosissimi finanziamenti dello Stato italiano.<\/p>\n<p>La terza leggenda da sfatare \u00e8 che il debito pubblico italiano sia il risultato di anni di spensieratezza degli Italiani e di cattiva gestione dei conti pubblici da parte dei governi. O meglio, \u00e8 vera solo la seconda parte di questo enunciato: la responsabilit\u00e0 dei governi, di destra e di sinistra, a partire dall&#8217;ultima stagione della Prima Repubblica, gli anni del C.A.F., della &quot;Milano da bere&quot; di craxiana memoria (quando Berlusconi iniziava la sua resistibile scalata al sistema televisivo pubblico). Questa responsabilit\u00e0 si \u00e8 accentuata durante l&#8217;ultimo governo di centro-destra: il debito pubblico, in tre anni, \u00e8 aumentato in misura vertiginosa.<\/p>\n<p>Ma che gli Italiani, nel loro complesso, abbiano fatto follie tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, questo pu\u00f2 dirlo solo un marziano. Chi ha vissuto in Italia in quegli anni, non nelle ville dei banchieri ma nelle normali case d&#8217;abitazione della piccola borghesia o del ceto operaio, sa benissimo che non vi \u00e8 stata alcuna follia. Il costo del lavoro era uno dei pi\u00f9 bassi d&#8217;Europa, c&#8217;era poco da scialacquare; semmai si facevano enormi sacrifici per dare una mano ai figli, magari con la pensione di mamma e pap\u00e0, per aiutarli a trovare un impiego, ad aprire una piccola attivit\u00e0 commerciale, ad accedere a un mutuo per la casa.<\/p>\n<p>Pertanto, la ripartizione del debito pubblico sull&#8217;intera popolazione italiana \u00e8 una menzogna e un tradimento verso tutte quelle persone, e sono state la stragrande maggioranza, che hanno sempre lavorato seriamente e che non si sono mai sognate di vivere al di sopra dei propri mezzi; \u00e8 come accollare ai virtuosi le responsabilit\u00e0 provocate dagli incoscienti.<\/p>\n<p>Se c&#8217;\u00e8 qualcuno che, in Italia, \u00e8 sempre vissuto al di sopra dei propri mezzi, \u00e8 una certa borghesia medio-alta con tanta voglia di &quot;dolce vita&quot; e con pochissima voglia di lavorare; peggio ancora, con pochissime idee per finanziare le proprie imprese e le proprie attivit\u00e0. Quella stessa borghesia, per intenderci, che ora, essendo finiti i tempi delle vacche grasse, non esita a mungere sfacciatamente, con l&#8217;arma del ricatto, i politici viziosi: Tarantini e Lavitola ne sono un buon esempio.<\/p>\n<p>Alcune brevi e logiche conclusioni.<\/p>\n<p>Seguendo la ricetta impostaci dalla Banca Centrale Europea, non solo non appianeremo il debito pubblico, ma consegneremo la nostra economia alla rovina: come \u00e8 gi\u00e0 accaduto all&#8217;Argentina (fino a che quel Paese non ha deciso di infischiarsene delle intimazioni della Banca Mondiale e di seguire un&#8217;altra strada, quella del &quot;default&quot; pilotato) e come ora sta accadendo alla Grecia.<\/p>\n<p>Che cosa prevede, infatti, questa ricetta?<\/p>\n<p>Primo: tagliare ulteriormente la spesa pubblica. Pi\u00f9 di cos\u00ec? Con i comuni che non hanno i soldi per mandare avanti i tram, con le regioni che non ce la fanno pi\u00f9 nemmeno a gestire la sicurezza del territorio in previsione di alluvioni e frane? Con le scuole che cadono a pezzi e gli ospedali che chiedono ai pazienti di portarsi le lenzuola e i piatti da casa?<\/p>\n<p>Secondo: vendere le aziende pubbliche ancora in attivo: E.N.I., E.N.E.L. e Finmeccanica. Chiaro che a quei signori facciano gola; altrettanto ovvio che, se le vendessimo, ci giocheremmo l&#8217;ultimo pezzo di economia pubblica sana e, con essa, l&#8217;ultima speranza di ripresa. Ci resterebbero solo le aziende in passivo, quelle che costano e non rendono nulla. Sarebbe un suicidio.<\/p>\n<p>Terzo (anche se non viene preteso apertamente): mettere un banchiere a capo del governo, come in Grecia. Draghi andrebbe benissimo, per loro: quello stesso Draghi che \u00e8 stato vicedirettore della Goldman Sachs (anche se non gli piace dirlo in giro), precisamente una delle principali banche fallimentari americane che ci hanno regalato questa bella crisi, dato che l&#8217;Italia era uno dei loro principali clienti.<\/p>\n<p>Dunque: se si subisce il ricatto della Banca Centrale Europea, per l&#8217;Italia sarebbe la fine; una lenta, interminabile agonia: sempre pi\u00f9 tagli, sempre pi\u00f9 sacrifici, sempre pi\u00f9 indebitamento e&#8230; sempre pi\u00f9 guadagni per gli investitori stranieri e per gli speculatori (ammesso che le due cose siano distinguibili).<\/p>\n<p>La strada non pu\u00f2 essere quella.<\/p>\n<p>Qui ci vorrebbe un sussulto di orgoglio e di dignit\u00e0 nazionale. L&#8217;Italia non \u00e8 la Grecia; non \u00e8 un piccolo Paese, non \u00e8 una piccola economia: \u00e8 un gigante, uno dei maggiori Paesi d&#8217;Europa e una delle maggiori economie al mondo.<\/p>\n<p>Di pi\u00f9: l&#8217;Italia, fin da quando \u00e8 nata come Stato unitario, nel 1861, ha sempre onorato i propri debiti: come quando il nostro primo Parlamento nazionale decise di accollarsi il debito di tutti gli staterelli pre-unitari, a cominciare da quello, onerosissimo, del Regno di Napoli. Dunque se le agenzie di rating non hanno fiducia in noi e se la Banca Centrale Europea diffida e ci umilia pubblicamente, non \u00e8 sulla base dei fatti, ma sulla base di una manovra preordinata, di una strategia volta al nostro annientamento.<\/p>\n<p>La nostra sovranit\u00e0 e la nostra indipendenza non sono mai state tanto minacciate in tutto il corso della nostra storia recente: neppure nei giorni bui di Caporetto, neppure nei giorni cupissimi dell&#8217;8 settembre, si respirava una simile atmosfera. \u00c8 in gioco la sopravvivenza dell&#8217;Italia come stato sovrano, capace di esercitare un peso sulla scena internazionale.<\/p>\n<p>Dovemmo prendere esempio dalla piccola, piccolissima Islanda; e anche dall&#8217;Argentina che, dopo essere precipitata nel baratro per aver dato ascolto alle ricette dei banchieri, a un certo punto se n&#8217;\u00e8 infischiata e ha deciso di NON PAGARE IL DEBITO.<\/p>\n<p>Il ricatto di Barroso, di Merkel e Sarkozy \u00e8 solo un bluff: sanno benissimo che l&#8217;Italia, se andasse in fallimento, trascinerebbe con s\u00e9 anche loro. A chi venderebbero le loro Volkswagen, le loro Mercedes? E come recupererebbero le quote dei nostri titoli di Stato, comprate dai loro avidi speculatori? Un minuto dopo la nostro fine, sarebbe anche la LORO fine. L&#8217;Italia \u00e8 un boccone troppo grosso per questa banda di briganti senza scrupoli.<\/p>\n<p>Ma proprio qui sta il nocciolo della questione. Anche un boccone troppo grosso pu\u00f2 diventare digeribile, se si rassegna passivamente al destino di essere mangiato.<\/p>\n<p>Berlusconi, il morto che cammina, sta per uscire di scena, grazie a Dio: ma quelli che prenderanno il suo posto, quale ricetta ci propongono per &quot;uscire&quot; dalla crisi? Quella della Banca Centrale Europea, tale e quale: aggiungendo, per soprammercato, che i nostri partner europei sono stati fin troppo buoni e pazienti, che hanno aspettato anche troppo e che \u00e8 tempo di onorare gli impegni assunti dal nostri Paese nei loro confronti. Lo dicono tutti i capi della cosiddetta opposizione, con sfumature appena un po&#8217; diversificate: da Casini a Bersani, da Di Pietro a Vendola.<\/p>\n<p>E allora \u00e8 come se la gazzella avesse deciso di offrire la testa alle fauci spalancate del pitone: la prospettiva \u00e8 quella di finire come la Grecia o come l&#8217;Argentina di dieci anni fa.<\/p>\n<p>Che Dio ce la mandi buona&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono alcune leggende da sfatare nella vicenda che ha portato l&#8217;Italia ad essere commissariata dalla Banca Centrale Europea e dal binomio Merkel-Sarkozy. 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