{"id":28353,"date":"2010-01-08T01:48:00","date_gmt":"2010-01-08T01:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/01\/08\/riappacificarsi-con-il-proprio-passato-per-poter-avanzare-senza-fantasmi-alle-spalle\/"},"modified":"2010-01-08T01:48:00","modified_gmt":"2010-01-08T01:48:00","slug":"riappacificarsi-con-il-proprio-passato-per-poter-avanzare-senza-fantasmi-alle-spalle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/01\/08\/riappacificarsi-con-il-proprio-passato-per-poter-avanzare-senza-fantasmi-alle-spalle\/","title":{"rendered":"Riappacificarsi con il proprio passato per poter avanzare senza fantasmi alle spalle"},"content":{"rendered":"<p>Fra tutte le cose che ostacolano il nostro progresso spirituale e il raggiungimento di uno stato di autentica consapevolezza, forse la pi\u00f9 insidiosa, certo la pi\u00f9 ardua da rimuovere dal nostro cammino, \u00e8 la difficolt\u00e0 di integrare il nostro passato, specialmente se doloroso o irrisolto, con il nostro presente, togliendogli la sua carica di veleno e trasformandolo in occasione di crescita e di maturazione.<\/p>\n<p>\u00c8 forse la pi\u00f9 difficile, proprio perch\u00e9 il passato \u00e8 &#8211; almeno nella prospettiva comunemente diffusa al riguardo &#8211; in se stesso immodificabile; per cui, se nella nostra storia personale vi sono delle disarmonie, delle cicatrici non rimarginate, o, peggio, dei buchi vuoti, delle assenze che ci hanno segnati, in genere si pensa che non vi sia pi\u00f9 nulla da fare al riguardo; e, in particolare, che non esistano strategie per recuperare il tempo perduto. Una persona che, ormai anziana, si volga indietro e non riesca a scorgere altro che sofferenza, vuoto e delusione, non ha pi\u00f9 alcuna possibilit\u00e0 &#8211; cos\u00ec, almeno, si pensa solitamente &#8211; di riappropriarsi delle esperienze non fatte, delle carezze non ricevute, delle gioie non vissute quando era giovane.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio vero?<\/p>\n<p>Prima di esaminare la questione, una precisazione preliminare. Si dir\u00e0 che la problematica ora posta \u00e8 una questione centrale della psicanalisi, sulla quale c&#8217;\u00e8 poco da dire se ci si pone da un punto di vista pi\u00f9 filosofico che psicologico; qualcuno potrebbe anche obiettare che, dopo aver descritto pi\u00f9 volte la psicanalisi come una forma di bassa magia nera, ora andiamo a rovistare fra suoi cascami, come se avessimo fatto la scoperta dell&#8217;acqua calda.<\/p>\n<p>Rispondiamo alla prima obiezione che la psicanalisi si \u00e8 concentrata in maniera pressoch\u00e9 esclusiva &#8211; e, secondo noi, maniacale &#8211; sulle ferite inconsce della prima e primissima infanzia, riducendole tutte d altrettanti traumi sessuali di vario genere; mentre noi, presentemente, vorremmo riflettere sulle ferite dell&#8217;et\u00e0 adulta, niente affatto inconsce e non necessariamente attinenti la sfera sessuale. Sono queste ultime, a nostro avviso, quelle che pi\u00f9 di tutte condizionano l&#8217;equilibrio esistenziale dell&#8217;individuo adulto e gli impediscono di progredire sulla via della consapevolezza spirituale; perch\u00e9 i fantasmi del passato sono sempre l\u00ec, in agguato, a tendere continuamente le loro trappole sul suo cammino.<\/p>\n<p>Alla seconda obiezione, rispondiamo di non avere per nulla cambiato idea circa la natura delirante, e tendenzialmente distruttiva, della psicanalisi, specialmente quella d&#8217;impostazione freudiana; ma che, appunto, non \u00e8 dei traumi inconsci dell&#8217;infanzia che desideriamo parlare, ma di quelli consci dell&#8217;adolescenza, della giovinezza e dell&#8217;et\u00e0 adulta; e, inoltre, che il nostro punto di vista non sar\u00e0 tanto quello psicologico, ma bens\u00ec quello filosofico: vale a dire che non ci interesseremo tanto alla sfera della psiche individuale, quanto alla natura del rapporto esistente fra essa e ci\u00f2 che si suole chiamare, parlando in maniera un po&#8217; imprecisa e generica, la realt\u00e0 (da non confondersi con il freudiano \u00abprincipio di realt\u00e0\u00bb, che altro non \u00e8 se non la servile adorazione della situazione esistente, sia a livello sociale che individuale).<\/p>\n<p>Inoltre, a differenza dell&#8217;approccio psicanalitico, quello che a noi interessa non \u00e8 l&#8217;individuazione del trauma originario che ha generati sofferenza e nevrosi, allo scopo di ristabilire l&#8217;equilibro della psiche: con tutto il rispetto per la psicologia, noi crediamo che il buon terapeuta non \u00e8 quello che desidera guarire per guarire, ma colui che si sforza di sgombrare il terreno affinch\u00e9 l&#8217;anima possa ritrovare la propria strada, vale a dire intraprendere o proseguire il proprio cammino di consapevolezza.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una distinzione da poco. Se l&#8217;anima non sa che farsene della salute, torner\u00e0 ad ammalarsi; se non sa come gestire il presente, ricadr\u00e0 preda dei fantasmi del passato. La guarigione non \u00e8 un evento, ma un processo; e, come tutti i processi spirituali, deve avere uno scopo che vada oltre le semplici premesse, vale a dire il ristabilimento della situazione iniziale. Cos\u00ec, noi definiamo guarita non gi\u00e0 l&#8217;anima che sia ricondotta allo stato precedente l&#8217;insorgere della malattia, bens\u00ec l&#8217;anima che abbia saputo trasformare la malattia stessa in un processo di liberazione e in un aumento di consapevolezza. Se ci\u00f2 non avviene, l&#8217;anima non pu\u00f2 dirsi realmente guarita: sarebbe pi\u00f9 esatto dire che la sua malattia \u00e8 sotto sedativi.<\/p>\n<p>Dunque, potremmo riformulare domanda che ci eravamo posta inizialmente, pi\u00f9 o meno in questi termini: \u00e8 possibile che una persona si riconcili con il proprio passato, anche quando le situazioni negative in esso sperimentate non sono pi\u00f9 suscettibili di venire modificate, vuoi perch\u00e9 le circostanze sono mutate irrimediabilmente, vuoi perch\u00e9 le persone coinvolte non ci sono pi\u00f9, vuoi, ancora, perch\u00e9 &#8211; verosimilmente &#8211; non rimane pi\u00f9 tempo per colmane quei vuoti, per medicare quelle ferite, per fare la pace con il proprio vissuto di un tempo?<\/p>\n<p>Partiamo da quest&#8217;ultima situazione, che, essendo quella estrema, comprende in se stessa anche le altre, diciamo cos\u00ec, meno gravi. Infatti, quale situazione potremmo immaginare pi\u00f9 grave di questa: un&#8217;anima che acquista coscienza di aver sprecato la propria vita, di essere vissuta sempre sotto il peso di un passato che non passa; ed acquista tale coscienza quando ormai la vita fisica \u00e8 giunta quasi alla fine, e l&#8217;orizzonte del futuro si \u00e8 ristretto a un piccolo spiraglio, che potrebbe chiudersi definitivamente da un giorno all&#8217;altro?<\/p>\n<p>Situazione estrema, in cui la speranza esce di scena e non rimane che l&#8217;amarezza di una vita mancata, di un immenso bagaglio di rimpianti, di una assoluta impotenza a modificare ci\u00f2 che appare come immodificabile: il proprio senso nel mondo. Si tratta, probabilmente, della situazione esistenziale peggiore nella quale un&#8217;anima possa venire a trovarsi: la pi\u00f9 vicina, crediamo, a ci\u00f2 che, nel linguaggio comune, si suole chiamare \u00abl&#8217;inferno\u00bb.<\/p>\n<p>E tuttavia, sfrondando il nostro punto di osservazione da eccessivi coinvolgimento emozionali e considerando con sguardo lucido e spassionato i termini della questione, dobbiamo ammettere che nessuna situazione esistenziale \u00e8 veramente disperata, finch\u00e9 esiste la possibilit\u00e0 di una reale comprensione, dischiusa dall&#8217;apertura della vista interiore. Un essere umano pu\u00f2 dare un senso alla propria vita e trasformare la negativit\u00e0 di un passato doloroso anche nell&#8217;ultimo giorno della propria vita, beninteso a determinate condizioni.<\/p>\n<p>Crediamo che l&#8217;insegnamento tradizionale del cristianesimo, relativo alla possibilit\u00e0 di salvezza dell&#8217;anima peccatrice anche in punto di morte, purch\u00e9 essa si converta sinceramente e incondizionatamente, contenga questo nocciolo di verit\u00e0. Noi possiamo salvarci dall&#8217;inferno di una morte disperata se siamo in grado di assumere la responsabilit\u00e0 integrale del nostro passato, con tutto il male e tutto il bene che esso contiene; se sappiamo trasformare il rancore, la frustrazione, l&#8217;invidia, in serena e confidente accettazione del presente; se siamo disposti a riconoscere, in un supremo atto di consapevolezza, che noi e soltanto noi siamo stati i veri nemici di noi stessi, del nostro mancato progresso spirituale e, in ultima analisi, della nostra infelicit\u00e0.<\/p>\n<p>Che cosa facciamo, invece, sotto il peso di un passato deludente e doloroso, se non accusare gli altri, la sorte, il destino, gli d\u00e8i, e chiss\u00e0 che altro ancora? In questo modo, noi tentiamo di scaricare sulle circostanze esterne la responsabilit\u00e0 di non essere stati capaci di vivere nel modo giusto e, poi, di non essere capaci di prepararci nel modo giusto alla morte.<\/p>\n<p>Tra questi due errori e tra questi due fraintendimenti essenziali, l&#8217;ignoranza del vivere e l&#8217;ignoranza del morire, l&#8217;anima si dibatte come un uccello preso in trappola, con le zampette imprigionate nelle reti tese dall&#8217;uccellatore. In questo senso, crediamo, bisogna interpretare la famosa sentenza di Platone, secondo cui lo scopo della filosofia \u00e8 precisamente quello di apprendere l&#8217;arte di prepararsi a morire.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 si muore come si \u00e8 vissuti: e una vita non \u00e8 mai veramente squallida e vuota, se non quella che, giunta alla fine, si giudica tale da se stessa. Solo in questo caso la morte dovrebbe fare veramente paura: la morte, infatti, non \u00e8 che la naturale conclusione, non della vita in astratto &#8211; come spesso si sente dire -, ma della PROPRIA vita.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come non ci sono due vite che si assomigliano veramente, perch\u00e9 ogni vita \u00e8 un processo unico e irrepetibile e un singolare intreccio di circostanze, e, in essa, anche le somiglianze esteriori celano profonde differenze di senso; cos\u00ec non ci sono due morti identiche: sicch\u00e9 \u00e8 radicalmente sbagliato e fuor di luogo parlare della morte in generale, come se essa corrispondesse ad una categoria universale.<\/p>\n<p>Abbiamo detto, dunque, che non \u00e8 mai troppo tardi perch\u00e9 una vita riacquisti il proprio significato, e che ci\u00f2 avviene allorch\u00e9 l&#8217;anima \u00e8 divenuta consapevole di se stessa e capace di assumersi la responsabilit\u00e0 del male e del bene del proprio passato. Non abbiamo detto, per\u00f2, COME ci\u00f2 possa accadere; ed \u00e8 su questo aspetto del problema che dobbiamo svolgere una ulteriore riflessione, o almeno tentare di suggerire un percorso.<\/p>\n<p>La filosofia non pu\u00f2 accontentarsi di delineare delle teorie e di indagare delle ipotesi speculative; deve anche, e soprattutto, mostrare la via da percorrere. Come diceva Kierkegaard, sarebbe un argomento gravissimo contro la filosofia, se essa non fosse in grado di dire a me, proprio a me, che cosa devo fare della mia vita. Lasciamo ai filosofi chiacchieroni e da sbadiglio, come Hegel, il discutibile vanto di avere spiegato a parole il mondo intero; l&#8217;arte della parola \u00e8 la sofistica, e non ha nulla a che fare con una bene intesa pratica della filosofia.<\/p>\n<p>Dunque: come \u00e8 possibile, praticamente, riappacificarsi con il proprio passato, quando esso continua a gravarci con il peso insopportabile di speranze tradite, di illusioni perdute, di incontri mancati, di attese sfiorite; e, per giunta, quando ormai le strade della vita sono giunte quasi al tramonto, sicch\u00e9 sarebbe impossibile sperare di ritrovare quel che abbiamo perduto, o quello che abbiamo inseguito da sempre, senza averlo mai trovato?<\/p>\n<p>Per tentare di rispondere a questo interrogativo, dobbiamo porre una ulteriore domanda: da che cosa nasce, precisamente, uno stato d&#8217;animo come quello che abbiamo test\u00e9 descritto? Sostanzialmente, crediamo che esso nasca un gravissimo errore della prospettiva esistenziale: vale a dire, dal credere che, nella vita, si possa ricevere pi\u00f9 di quel che si \u00e8 disposti a dare; ovvero, che possa esistere una sorta di congiura del destino contro le anime belle.<\/p>\n<p>Al contrario, non c&#8217;\u00e8 alcuna congiura del destino e a nessuno \u00e8 fatto torto, se la vita non riserva ad alcuni ci\u00f2 che essi ritengono spetti loro: forse hanno chiesto troppo; forse hanno chiesto cose sbagliate; forse non hanno saputo domandare nella maniera giusta. D&#8217;altra parte, osservare il destino degli altri, e istituire un confronto con ci\u00f2 che noi abbiamo ricevuto nella nostra vita, \u00e8 fuorviante: perch\u00e9, dall&#8217;esterno, \u00e8 facile scambiare lucciole per lanterne; ad esempio, giudicare felici e appagate delle persone che, nel loro intimo, sono deluse e disperate. No, non \u00e8 un buon sistema quello di fare confronti con la vita degli altri e trarne delle conclusioni di carattere generale: cos\u00ec come non esiste la morte in teoria, ma solo l&#8217;evento unico e irripetibile della morte di ciascuno; allo stesso modo non esiste un qualcosa che si possa chiamare la vita, e, meno ancora, un qualcosa che si possa giudicare &#8211; dall&#8217;esterno &#8211; felicemente riuscito (o anche totalmente fallito) nella vita degli altri.<\/p>\n<p>Invece di occuparci della vita degli altri, faremmo bene a pensare alla nostra. E ad ammettere che, fatti i conti, la vita ci ha trattati esattamente come meritavamo di essere trattati: n\u00e9 meglio, n\u00e9 peggio. Certo, \u00e8 innegabile che certe circostanze esteriori si presentano in maniera molto diseguale: ad alcuni sembra che tutto vada bene, anche senza loro merito; ad altri, pare che tutto vada male, come se il destino si accanisse contro di loro.<\/p>\n<p>Tuttavia, il segreto della saggezza \u00e8 capire che non sono le circostanze esteriori, mai e poi mai, a fare di noi quello che, alla fine, siamo diventati: sono le persone da poco che giudicano cos\u00ec; quelle che giocano ogni settimana la schedina della lotteria, illudendosi che, se faranno una grossa vincita, la loro vita cambier\u00e0.<\/p>\n<p>Tanto varrebbe pensare che la nostra vita cambierebbe se noi indossassimo un vestito diverso, o se andassimo a vivere in un altro luogo. Invece non \u00e8 cos\u00ec: la nostra vita non cambia solamente perch\u00e9 cambiano le circostanze esteriori; cambia &#8211; in meglio, in peggio &#8211; solo ed esclusivamente se cambia il nostro approccio verso di essa.<\/p>\n<p>In questo senso abbiamo detto che la vita \u00e8 giusta, e che essa d\u00e0 a ciascuno &#8211; alla fine &#8211; secondo i suoi meriti: n\u00e9 pi\u00f9, n\u00e9 meno.<\/p>\n<p>Quando si \u00e8 compreso questo, allora esistono le condizioni necessarie e sufficienti per fare la pace con se stessi e con il proprio passato. E chi ha fatto la pace con se stesso e con il proprio passato, non ha pi\u00f9 paura di morire: perch\u00e9 l&#8217;importante \u00e8 comprendere e riconciliarsi, sia pure alla fine della propria vita. La paura di morire \u00e8 il frutto avvelenato di una vita che non ha saputo trovare in se stessa il proprio significato.<\/p>\n<p>Poi, quando ci si \u00e8 riappacificati con essa, si pu\u00f2 affrontare con animo sereno l&#8217;ultimo viaggio: come chi sia consapevole di aver portato a termine un lavoro importante e di meritare, perci\u00f2, il sospirato riposo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fra tutte le cose che ostacolano il nostro progresso spirituale e il raggiungimento di uno stato di autentica consapevolezza, forse la pi\u00f9 insidiosa, certo la pi\u00f9<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[229],"class_list":["post-28353","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-psicoanalisi"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28353","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28353"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28353\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28353"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28353"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28353"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}