{"id":28351,"date":"2015-12-23T06:14:00","date_gmt":"2015-12-23T06:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/23\/la-retorica-e-la-filosofia-muoiono-quando-perdono-il-legame-con-la-verita\/"},"modified":"2015-12-23T06:14:00","modified_gmt":"2015-12-23T06:14:00","slug":"la-retorica-e-la-filosofia-muoiono-quando-perdono-il-legame-con-la-verita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/23\/la-retorica-e-la-filosofia-muoiono-quando-perdono-il-legame-con-la-verita\/","title":{"rendered":"La retorica e la filosofia muoiono quando perdono il legame con la verit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui la retorica ha goduto di un prestigio pari, o quasi pari, a quello della filosofia; in cui i grandi oratori erano ammirati e ascoltati quanto, o quasi quanto, i filosofi; in cui l&#8217;arte del ben dire emulava l&#8217;arte del dire il bene, cio\u00e8 il vero.<\/p>\n<p>Quel tempo \u00e8 finito da un pezzo: la retorica si \u00e8 corrosa, rattrappita, imbastardita; ma la sua sorella e rivale, la filosofia, non sta molto meglio di essa: entrambe sembrano precipitate in una crisi irreversibile, che le ha svuotate dall&#8217;interno di valore e significato.<\/p>\n<p>Una societ\u00e0 pu\u00f2 permettersi di non possedere, o di avere smarrito, l&#8217;arte del bel discorso; non pu\u00f2 permettersi, per\u00f2, l&#8217;arte del ben ragionare: meno ancora pu\u00f2 permettersi di aver conservato l&#8217;apparenza del bel parlare e del ben ragionare, avendone smarrito, per\u00f2, la sostanza; quello sarebbe l&#8217;indizio del suo prossimo tracollo. La societ\u00e0 odierna \u00e8 molto vicina al tracollo, perch\u00e9 conserva la mera apparenza del bel discorso e del discorso vero, ma l&#8217;apparenza soltanto: in realt\u00e0, \u00e8 divenuta del tutto indifferente all&#8217;uno e all&#8217;altro, perch\u00e9, nel suo pragmatismo esasperato e nel suo utilitarismo sempre pi\u00f9 cinico, non sente pi\u00f9 alcuna necessit\u00e0 n\u00e9 di persuadere, n\u00e9 di cercare il vero. Il potere, oggi &#8212; che \u00e8 essenzialmente il potere invisibile e inafferrabile delle banche e della finanza &#8212; si serve di ben altre strategie, per persuadere le persone: si serve di meccanismi di condizionamento indiretto talmente sottili, che coloro i quali li subiscono, non se ne rendono neppure conto. E quanto alla ricerca del vero, non interessa pi\u00f9 a nessuno, se non a qualche malinconico e sempre pi\u00f9 isolato Don Chisciotte, oggetto di stupore e quasi d&#8217;incredulit\u00e0 da parte dell&#8217;uomo-massa.<\/p>\n<p>La persuasione \u00e8 potente, e perfino temibile, in una societ\u00e0 che si serve ancora della parola e che vede nella parola lo strumento centrale e insostituibile della vita sociale; ma questo non \u00e8 pi\u00f9 il nostro caso. La televisione ha banalizzato la parola e l&#8217;ha subordinata all&#8217;immagine; il telefonino l&#8217;ha ridotta ai minimi termini, l&#8217;ha deturpata, svuotata e ridotta all&#8217;insignificanza; il computer l&#8217;ha burocratizzata e definitivamente staccata dal suo contesto naturale, cio\u00e8 la vita, per trasformarla in parola virtuale, che echeggia in uno spazio vuoto, in una dimensione impalpabile, perch\u00e9 quasi inesistente, subliminale. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 bisogno di buoni parlatori, se non nei luoghi obsoleti del potere pi\u00f9 basso: tribunali e parlamenti. I luoghi del potere reale sono ben altri; e, in ogni caso, non sono visibili, perch\u00e9 non sono pubblici. E i luoghi dove l&#8217;esercizio del potere si manifesta sono non-luoghi, come la pubblicit\u00e0: sono dovunque e da nessuna parte, sui muri delle case come sulle onde radiotelevisive.<\/p>\n<p>Nella societ\u00e0 di massa, non servono pi\u00f9 parole per persuadere gli esseri umani. L&#8217;immagine di un bambino africano, scheletrito e disidratato, con il ventre enfiato e lo sguardo allucinato e febbricitante, \u00e8 mille volte pi\u00f9 potente di qualsiasi parola, specialmente se tale immagine viene sparata in faccia all&#8217;uomo-massa seduto a tavola, mentre consuma il suo triste e bovino pasto solitario, fra un turno lavorativo e l&#8217;altro. Quale discorso ben tornito potrebbe mai competere con essa? E quale ragionamento filosofico potrebbe mai ridurla entro la cornice di un discorso proteso alla ricerca della verit\u00e0? La verit\u00e0 non interessa pi\u00f9 a nessuno: n\u00e9 a coloro che si servono cinicamente delle immagini, dopo averle opportunamente selezionate e, se necessario, manipolate ad arte o, addirittura, fabbricate di sana pianta, n\u00e9 a coloro che ne vengono investiti con forza dirompente e ne subiscono, rassegnati, il tremendo ricatto emotivo, che accende in loro arcani sensi di colpa e li rende disponibili a subire qualunque lavaggio del cervello.<\/p>\n<p>Ha osservato Paul Ricoeur nel suo studio sulla retorica e la poetica in Aristotele (in: P. Ricoeur, \u00abLa metafora viva\u00bb, titolo originale: \u00abLa m\u00e9taphore vive\u00bb, Paris, Editions du Seuil, 1975; traduzione di Giuseppe Grampa, Milano, Editrice Jaca Book, 1976, pp. 9-12):<\/p>\n<p><em>\u00abGi\u00e0 il semplice esame dell&#8217;Indice della &quot;Retorica&quot; d&#8217;Aristotele attesta che abbiamo ricevuto la teoria delle figure non solo da una disciplina morta ma da una disciplina che \u00e8 stata amputata. La retorica di Aristotele copre tre campi: una teoria dell&#8217;argomentazione che ne costituisce l&#8217;asse principale e che fornisce, al tempo stesso, il nodo della sua articolazione con la logica dimostrativa e con la filosofia (questa teoria dell&#8217;argomentazione copre, da sola, i due terzi dell&#8217;intero trattato) &#8211; una teoria dell&#8217;elocuzione &#8211; e una teoria della composizione del discorso. Gli ultimi trattati di retorica ci darebbero, per usare una felice espressione di G\u00e9ard Genette, una &quot;retorica ristretta&quot;, ristretta dapprima alla teoria dell&#8217;elocuzione e poi a quella dei tre tropi. La storia della retorica \u00e8 come la storia di una disciplina che si accorcia. Una delle cause della morte della retorica sta proprio nell&#8217;averla ridotta ad una delle sue parti, in tal modo la retorica smarriva il &quot;nexus&quot; che la connetteva alla filosofia attraverso la dialettica; una volta smarrito tale nesso, la retorica diventava una disciplina incerta e futile. La retorica viene a morire quando il gusto per la classificazione delle figure soppiant\u00f2 il senso filosofico che anima il vasto impero retorico, ne teneva insieme le parti e collegava il tutto all&#8217;&quot;ragno&quot; e alla filosofia prima.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo sentimento di una perdita irrimediabile cresce se si considera il fatto che il vasto programma aristotelico rappresentava, a sua volta, se non una riduzione, quanto meno la razionalizzazione di una disciplina che a Siracusa , suo luogo d&#8217;origine, s&#8217;era proposta la redazione di tutti gli usi della parola detta in pubblico. C&#8217;era retorica perch\u00e9 c&#8217;era eloquenza pubblica. L&#8217;osservazione non si ferma qui: dapprima la parola fu un&#8217;arma destinata ad influenzare il popolo, di fronte al tribunale, nell&#8217;assemblea pubblica, o ancora con l&#8217;elogio e il panegirico: un&#8217;arma chiamata ad attribuire la vittoria in quelle lotte nelle quali il discorso provoca la decisione. Nietzsche ha scritto: &quot;L&#8217;eloquenza \u00e8 repubblicana&quot;. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>La retorica dei Greci non aveva soltanto un programma singolarmente pi\u00f9 vasto di quello dei moderni; essa derivava dal suo rapporto con la filosofia tutte le ambiguit\u00e0 del suo statuto. L&#8217;origine &quot;selvaggia&quot; della retorica spiega a sufficienza il carattere propriamente drammatico di questo scambio. Il &quot;corpus&quot; aristotelico ci presenta solamente uno dei possibili equilibri, tra opposte tensioni, quello che corrisponde allo stato di una disciplina che non \u00e8 pi\u00f9 soltanto un&#8217;arma sulla piazza, ma che non \u00e8 ancora una semplice botanica delle figure.<\/em><\/p>\n<p><em>Le retorica \u00e8 senza dubbio antica quanto la filosofia: si dice che Empedocle l&#8217;abbia &quot;inventata&quot;: In tal senso ne \u00e8 la nemica e l&#8217;alleata pi\u00f9 vecchia. La nemica pi\u00f9 vecchia: \u00e8 sempre possibile che l&#8217;arte di &quot;ben dire&quot; si emancipi dalla preoccupazione di &quot;dir vero&quot;; la tecnica fondata sulla conoscenza delle cause che generano gli effetti della persuasione conferisce un potere formidabile a colui che la possiede perfettamente. Il potere di disporre delle parole senza le cose; e di disporre degli uomini perch\u00e9 si dispone delle parole. Forse dovremo cercar di capire che la possibilit\u00e0 di questa scissione accompagna tutta la storia del discorso umano. Prima ancora di diventare futile, la retorica \u00e8 stata pericolosa. Per questo Platone la condannava: ritiene infatti che la retorica \u00e8 nei confronti della giustizia &#8211; virt\u00f9 politica per eccellenza &#8211; quel che la sofistica \u00e8 per la legislazione; e che ambedue sono per l&#8217;anima quello che rispetto al corpo, sono la cucina rispetto alla medicina e la cosmesi rispetto alla ginnastica &#8211; vale a dire l&#8217;arte dell&#8217;illusione e dell&#8217;inganno. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Ma la filosofia non \u00e8 mai stata in grado di distruggere la retorica e nemmeno di assorbirla. Gli stessi luoghi nei quali l&#8217;eloquenza dispiega i suoi artifici &#8211; il tribunale, l&#8217;assemblea, l&#8217;arena &#8212; sono luoghi che la filosofia non ha prodotto e che neppure pu\u00f2 proporsi di distruggere. Il suo discorso non \u00e8 che uno tra i molti e la pretesa veritativa che tale discorso accampa l&#8217;esclude dalla sfera del potere. Essa non \u00e8 quindi in grado, con le sue forze, di smantellare il nesso tra discorso e potere.<\/em><\/p>\n<p><em>Resta aperta una possibilit\u00e0: delimitare gli usi legittimi della parola efficace, tirare una linea che separi l&#8217;uso dall&#8217;abuso, istituire in termini filosofici, il legame tra la sfera di validit\u00e0 della retorica e quella in cui regna la filosofia. La retorica di Aristotele rappresenta il pi\u00f9 celebre tentativo di istituzionalizzazione della retorica a partire dalla filosofia.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;interrogativo che mette in movimento tale tentativo \u00e8 questo: che cosa vuol dire persuadere? In che cosa la persuasione si distingue dalla adulazione, dalla seduzione, dalla minaccia, cio\u00e8 dalle forme pi\u00f9 sottili di violenza? Che significa influire mediante il discorso? Porre questi interrogativi, vuol dire decidere che non \u00e8 possibile tecnicizzare la arti del discorso senza sottoporle ad una riflessione filosofica radicale la quale delimiti il concetto di &quot;ci\u00f2 che \u00e8 persuasivo&quot; (&quot;to pithanon&quot;).\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Sono domande centrali e sempre attuali, anche se, in apparenza, superate dallo svuotamento di senso della parola, di cui parlavamo all&#8217;inizio. Perch\u00e9, anche se la parola diventa obsoleta e la persuasione si serve di altre strategie, diverse dal discorso franco e diretto, resta comunque il fatto che la persuasione continua ad esistere come bisogno del potere, e oggi, anzi, tale bisogno \u00e8 pi\u00f9 forte e imperioso che mai, forse proprio perch\u00e9 la parola &quot;tradizionale&quot; ha peso la sua antica presa sull&#8217;immaginario sociale. Ma il fatto che il discorso della persuasione sia portato avanti dai cartoni animati televisivi o dagli spot pubblicitari, o addirittura dai messaggi subliminali, dei quali la mente conscia non si accorge neppure, non significa che la persuasione non sia pi\u00f9 necessaria; al contrario: si potrebbe dire, semmai, che l&#8217;era della societ\u00e0 di massa \u00e8 caratterizzata proprio da un eccesso, da una ipertrofia, da una elefantiasi della persuasione, dilagante ovunque, nelle modalit\u00e0 pi\u00f9 raffinate e indirette, ma tanto pi\u00f9 terribilmente efficaci della &quot;semplice&quot; parola.<\/p>\n<p>In buona sostanza, riteniamo si possa dire che sia la retorica, sia la filosofia, perdono la loro ragion d&#8217;essere in una societ\u00e0 che si disinteressa del vero e del giusto. In una societ\u00e0 edonista, atomizzata, spiritualmente e culturalmente distrutta secondo il volere dei poteri forti, e poi &quot;ricostruita&quot; sullo stampino del relativismo e dell&#8217;indifferentismo, che tutto livella e tutto equipara, cose, beni, valori, ideali, in una marmellata ove tutto \u00e8 omologato sulla misura del consumo e del profitto, gli esseri umani, declassati a banali consumatori e rassegnati contribuenti, non sentono pi\u00f9 il bisogno, n\u00e9, tanto meno, il gusto, della verit\u00e0 e della giustizia. &quot;Vero&quot; diventa ci\u00f2 che appare tale; e &quot;giusto&quot;, ci\u00f2 che conviene o produce un utile.<\/p>\n<p>In un certo senso, potremmo anche dire che la societ\u00e0 contemporanea \u00e8 una societ\u00e0 post-umana, perch\u00e9 il bisogno della verit\u00e0 e della giustizia \u00e8 sempre stato alla radice del vivere in maniera autenticamente umana, vale a dire in comunione con i propri simili. Un Robinson gettato sulle pietraie d&#8217;un pianeta disabitato non si sentirebbe interpellato n\u00e9 dalla verit\u00e0, n\u00e9 dalla giustizia, perch\u00e9 non avrebbe neppure la speranza di un interlocutore; ma, a quel punto, anche il suo statuto ontologico scadrebbe ad un livello sub-umano. Oggi, noi tutti siamo stati retrocessi ad un livello sub-umano dall&#8217;avvento della societ\u00e0 di massa e dallo strapotere della tecnica, che ci ha relegati nella condizione di variabili secondarie del progresso tecnologico. Abbiamo vissuto, nelle nostre persone, sulla nostra pelle, una mutazione antropologica della quale a stento ci siamo resi conto. Fra noi e i nostri nonni, si \u00e8 aperto un abisso, non solo quantitativo, ma anche qualitativo, che niente e nessuno sembra in grado di colmare. Noi non siamo pi\u00f9 noi, e neppure ce n&#8217;eravamo accorti. Se qualcuno incomincia ad accorgersene, costui \u00e8 gi\u00e0 sulla strada per riconquistare la perduta umanit\u00e0; ma per chi non se ne rende conto, non vi \u00e8 pi\u00f9 speranza di redenzione possibile dall&#8217;inferno della reificazione. Da esseri umani, siamo stati retrocessi a cose.<\/p>\n<p>Ormai, anche nei piccoli paesi si assiste all&#8217;introduzione delle pi\u00f9 raffinate strategie di distruzione della nostra umanit\u00e0. Sui tavoli dei ristoranti di McDonald&#8217;s compaiono dei <em>tablet<\/em>, per la delizia specialmente dei bambini, i quali potranno mangiare e rincretinirsi, contemporaneamente, navigando sulla rete informatica, senza neanche subire il &quot;fastidio&quot; di dover tirare fuori di tasca lo strumento desiderato, e continuando a ruminare beatamente le bistecche estrogenate e a trangugiare bicchieroni di Cola-Cola. Questo \u00e8 un furto di umanit\u00e0, e, nello stesso tempo, un furto d&#8217;infanzia. Le generazioni future disimpareranno a guardare il mondo: non riusciranno a staccare lo sguardo dallo schermo del loro <em>tablet<\/em> o del loro <em>smartphone<\/em>. A quel punto, sia parlare per convincere, sia parlare per cercare il vero, diverranno imprese non solo impossibili, ma inutili: non serviranno pi\u00f9&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui la retorica ha goduto di un prestigio pari, o quasi pari, a quello della filosofia; in cui i grandi oratori<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[97,141,263],"class_list":["post-28351","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-aristotele","tag-filosofia","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28351","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28351"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28351\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28351"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28351"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28351"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}