{"id":28346,"date":"2016-02-28T10:33:00","date_gmt":"2016-02-28T10:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/02\/28\/si-deve-restaurare-il-concetto-originario-di-virtu-capovolto-dai-cattivi-maestri-della-modernita\/"},"modified":"2016-02-28T10:33:00","modified_gmt":"2016-02-28T10:33:00","slug":"si-deve-restaurare-il-concetto-originario-di-virtu-capovolto-dai-cattivi-maestri-della-modernita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/02\/28\/si-deve-restaurare-il-concetto-originario-di-virtu-capovolto-dai-cattivi-maestri-della-modernita\/","title":{"rendered":"Si deve restaurare il concetto originario di \u201cvirt\u00f9\u201d, capovolto dai cattivi maestri della modernit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>I concetti sono pi\u00f9 importanti di quel che non si creda; servono a mostrare la direzione giusta da seguire nella vita: sono come dei cartelli indicatori per un viaggiatore che non \u00e8 pratico dei luoghi, o, se si preferisce, sono come dei fari che brillano nella notte, guidando la rotta dei marinai e infondendo loro un senso di sicurezza. Se, tuttavia, le parole &quot;tradiscono&quot; i concetti, invece di rappresentarli fedelmente; se, cio\u00e8, vengono adoperate non per avvalorarli, ma per confonderli, o, addirittura, per travisarli, e magari per capovolgerne il significato, allora si crea una situazione simile a quella che si avrebbe se qualcuno, nella notte, si divertisse a spostare i cartelli stradali indicanti le direzioni, oppure se qualcuno spegnesse la luce dei fari e accendesse altre luci, ma ingannevoli e traditrici, dall&#8217;alto delle scogliere, non per guidare i marinai, ma per spingerli verso il naufragio. Ebbene: ci\u00f2 \u00e8 quanto si \u00e8 verificato, nel corso della modernit\u00e0, riguardo ad alcuni concetti-chiave, specialmente nella sfera morale (ma non solo in quella), a partire da uno dei concetti basilari, sui quali si regge gran parte della costruzione speculativa e anche gran parte dell&#8217;orientamento pratico nella vita delle persone: quello di &quot;virt\u00f9&quot; in senso morale.<\/p>\n<p>Per circa due millenni il concetto di &quot;virt\u00f9&quot; \u00e8 stato simile a un faro che splende nella notte e guida i naviganti; poi, specialmente a partire da Niccol\u00f2 Machiavelli (ma tali cose non avvengono mai ad opera di un singolo uomo, bens\u00ec quando la societ\u00e0 \u00e8 matura per esse) il suo significato, pur restando uguale la parola, \u00e8 completamente cambiato; ed \u00e8 passato a indicare un contenuto diverso e pressoch\u00e9 opposto. La &quot;virt\u00f9&quot; ha cessato di essere la qualit\u00e0 morale positiva per eccellenza, quella che guida gli uomini verso la vita buona, ed \u00e8 diventata l&#8217;arte del prendere il destino nelle proprie mani, specialmente nell&#8217;ambito politico, e di farlo con qualsiasi mezzo, &quot;buono&quot; o &quot;cattivo&quot;, decretando, anzi, che il fine \u00e8 sempre &quot;buono&quot; per chi riesce a realizzare i propri obiettivi, perch\u00e9 il fine giustifica i mezzi. Machiavelli, per la verit\u00e0, ha ancora la decenza di non chiamare &quot;bene&quot; il male, e viceversa; ammette che il principe, deve saper &quot;intrare&quot; <em>anche<\/em> nel male, solamente, per\u00f2, &quot;se necessitato&quot;; ma il fine della politica, rafforzare lo stato (o conquistarlo) e assicurare la pace e l&#8217;ordine al suo interno, \u00e8 buono in se stesso, per definizione (o, comunque, il Segretario fiorentino non si prende la briga di dimostrare perch\u00e9 lo sia): perci\u00f2, a quel punto, diventa una questione del tutto secondaria il fatto di chiamare &quot;male&quot; o &quot;bene&quot; quel che il politico fa, visto che quel che conta \u00e8 che egli sappia rafforzare lo Stato, e, se ci riesce, qualunque cosa abbia fatto (compreso l&#8217;inganno, il tradimento, l&#8217;assassinio e cos\u00ec via) sar\u00e0 sempre ben fatto, cio\u00e8, in senso politico, sar\u00e0 pur sempre un valore positivo, un &quot;bene&quot;.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, i pensatori delle generazioni successive, un poco alla volta, abbandoneranno anche gli ultimi ritegni e non esiteranno a qualificare come &quot;buono&quot;, o &quot;giusto&quot;, o &quot;vero&quot;, ci\u00f2 che \u00e8 conveniente: a tale esito si giunger\u00e0 con l&#8217;utilitarismo anglosassone, fra XVIII e XIX secolo. Ma \u00e8 pur vero che l&#8217;intera societ\u00e0 europea stava andando in quella direzione gi\u00e0 da quasi due secoli prima dello stesso Machiavelli: basta leggere le novelle del \u00abDecameron\u00bb per rendersene conto. Per Boccaccio, quel che \u00e8 ammirevole negli uomini \u00e8 la loro capacit\u00e0 di volgere la Fortuna a proprio vantaggio (mediante quella che lui chiama &quot;industria&quot;, virt\u00f9 borghese per eccellenza, fatta di intuizione opportunistica e di fiuto mercantile per il buon affare), anche a costo di capovolgere la morale e la stessa religione, o meglio, gloriandosi di capovolgere il senso comunemente accettato del bene e del male. Ci\u00f2 si vede in innumerevoli novelle e dimostra come Machiavelli non abbia fatto altro che estendere alla sfera della politica e teorizzare con rigore di pensiero quel che le persone comuni gi\u00e0 avevano elaborato nella loro mappa concettuale e nella loro tavola dei valori di uso corrente, nel loro prontuario etico e sociale. Andreuccio da Perugia, ad esempio, si guarda bene dal restituire l&#8217;anello del vescovo, trafugato fortunosamente dalla sua arca funeraria, e parte da Napoli con il frutto dell&#8217;azione sacrilega, considerandolo come un semplice risarcimento di quanto ha perso, per la sua ingenuit\u00e0 iniziale, nella casa della prostituta siciliana. E Nastagio degli Onesti sfrutta l&#8217;apparizione infernale nella Pineta di Ravenna per piegare la ragazza di cui \u00e8 innamorato a prenderlo come sposo: ha l&#8217;incredibile sfrontatezza di servirsi della giustizia divina per conseguire i suoi scopi privati di natura affettiva e sessuale.<\/p>\n<p>Ma vediamo pi\u00f9 da vicino come \u00e8 cambiato, nel corso della modernit\u00e0, il significato di &quot;virt\u00f9&quot;.<\/p>\n<p>Prendiamo il \u00abDizionario critico di filosofia\u00bb compilato dalla Societ\u00e0 Francese di Filosofia, a cura di Andr\u00e9 Lalande (edizione originale: 1926; ed. italiana, ISEDI, 1971) e, alla voce virt\u00f9, leggiamo: <em>Senso generale (oggi quasi scomparso): A. Potenzialit\u00e0, potere (fisico o morale), e talora concepito come partecipe dell&#8217;uno e dell&#8217;altro); propriet\u00e0 di una cosa, considerata come la ragione degli effetti che essa produce. [&#8230;] B. Disposizione permanente a voler compiere una sorta determinata di atti morali [segue l&#8217;elenco delle virt\u00f9 cardinali, morali, teologali e della virt\u00f9 politica]. C In senso pi\u00f9 generale (la virt\u00f9): disposizione permanente a volere il bene; abitudine di farlo [&#8230;] D. Oggettivamente: l&#8217;insieme delle regole di condotta che si riconoscono come valevoli&#8230;\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Ora prendiamo il \u00abDizionario di Filosofia\u00bb di Nicola Abbagnano (UTET, 1971, 1994) e leggiamo: <em>\u00abIl termine designa una qualsiasi capacit\u00e0 o eccellenza, a qualsiasi cosa o essere appartenga. I suoi significati specifici possono essere ridotti a tre: 1, capacit\u00e0 o potenza in generale; 2, capacit\u00e0 o potenza propria dell&#8217;uomo; 3, capacit\u00e0 o potenza propria del&#8217;uomo, di natura morale&#8230; [Passiamo quindi direttamente al terzo significato, quello che ci interessa]. Deve trattarsi di una capacit\u00e0 uniforme, o continuativa, come gi\u00e0 notava Hegel (&quot;Filosofia del Diritto&quot;, \u00a7 150 aggiunta) giacch\u00e9 un atto morale non fa virt\u00f9. Questa condizione tuttavia non \u00e8 sempre rispettata e Locke, per es., parla di Virt\u00f9 e di vizio nel senso di atti morali isolati (&quot;Saggio&quot;, II, 28, 11)&#8230;\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio cos\u00ec: con Locke e con l&#8217;illuminismo, poi con l&#8217;utilitarismo, la &quot;virt\u00f9&quot; comincia a disgregarsi, a frammentarsi; non \u00e8 pi\u00f9 un abito costante, un modo di vita, ma passa a indicare, un po&#8217; alla volta, i singoli atti virtuosi: eppure \u00e8 noto che una rondine non fa primavera, e che un atto virtuoso non corrisponde a una vita virtuosa. Non crediamo che questo slittamento di significato sia stato casuale; tanto pi\u00f9 che esso si \u00e8 accompagnato ad altri slittamenti semantici e concettuali: dalla Verit\u00e0 si \u00e8 passati gradualmente alle verit\u00e0; dalla Morale, alle morali; dalla Conoscenza, alle conoscenze; dal Sapere, ai saperi; dalla Scienza, alle scienze; e cos\u00ec via. Tutti i concetti-chiave si sono relativizzati, rimpiccioliti, &quot;imborghesiti&quot;; e le singoli rondini hanno cominciato a sostituire la primavera. L&#8217;uomo stesso, del resto, si \u00e8 frammentato, relativizzato, soggettivizzato: \u00e8 diventato, come voleva Pirandello, <em>uno, nessuno e centomila<\/em>. Insomma, se ci perdona il gioco di parole, la Virt\u00f9 non solo ha cessato di essere <em>la<\/em> Virt\u00f9, ma ha proprio cessato di essere <em>una<\/em> <em>virt\u00f9<\/em>; ha incominciato ad essere percepita e presentata, dagli esponenti della cultura moderna, come il suo opposto, come un vizio, vale a dire come una pretesa irragionevole, autoritaria, intollerante, d&#8217;imporre un concetto (e un corrispondente valore) &quot;forte&quot;, in un mondo di concetti (e di valori) &quot;deboli&quot;; d&#8217;imporre un &quot;pensiero forte&quot; a una cultura che ormai non \u00e8 disposta ad accettare se non delle forme di &quot;pensiero debole&quot;.<\/p>\n<p>Ma torniamo a Machiavelli e allo snaturamento moderno del concetto di virt\u00f9. Ha scritto Alberto Scerbo nel suo saggio \u00abDiritto e virt\u00f9\u00bb (in: \u00abUna introduzione alla filosofia del diritto\u00bb. A cura di Massimo La Torre e Alberto Scerbo, Rubbettino Editore, 2003, pp. 118-120):<\/p>\n<p><em>\u00abNel capitolo XVIII de &quot;Il Principe&quot; [&#8230;] Machiavelli manifesta la volont\u00e0 di escludere dalla vita politica, e in particolare dal governo dello stato, ogni riferimento di natura etica, mosso dal&#8217;intento espresso di &quot;andare drieto alla verit\u00e0 effettuale della cosa&quot; piuttosto che &quot;alla immaginazione di essa&quot;, per il semplice fatto che la scelta inversa conduce lo studioso ad essere &quot;tanto discosto da come si vive a come si dovrebbe vivere, che colui che lascia quello che si fa per quello che si dovrebbe fare impara piuttosto la ruina che la preservazione sua&quot;. \u00c8 l&#8217;affermazione del primato della prassi sulla teoria, e quindi della necessit\u00e0 di adattamento della riflessione dottrinale alle esigenze della mera concretezza. Le norme morali cedono il passo alle regole di comportamento finalizzate, poich\u00e9 il giudizio di valutazione sulla condotta politica non \u00e8 pi\u00f9 IN S\u00c9, ma rapportato al perseguimento del risultato. Gli obiettivi da realizzare diventano, cos\u00ec, le tracce sulle quali deve indirizzarsi l&#8217;azione pubblica, e al contempo i principi ispiratori della vita della collettivit\u00e0: l&#8217;estraneit\u00e0 della morale dal gioco politico non si limita a produrre i suoi frutti dal lato del potere, ma riverbera i suoi effetti anche sui governati, per i quali diventa indispensabile unicamente che il principe sia in grado &quot;di vincere e mantenere lo stato: e&#8217; mezzi saranno sempre iudicati onorevoli e da ciascuno laudati; perch\u00e9 il vulgo ne va sempre preso con quello che pare e con lo evento della cosa&quot;. In questa costruzione si attenua la carica positiva della virt\u00f9, di derivazione classica, poich\u00e9, depurata da ogni carattere strutturale connesso ad una dimensione ontologica, viene degradata a principio di efficienza politica, a connotato strumentale dell&#8217;esercizio del potere. Si stravolge la visione della virt\u00f9 come principio attivo della morale, perch\u00e9 spogliata della sua finzione di forza propulsiva per l&#8217;affidamento e l&#8217;attuazione di valori eticamente sostenuti. La materialit\u00e0 dei fini favorisce un autentico ribaltamento concettuale, che rende la virt\u00f9 l&#8217;effetto pi\u00f9 che la causa degli scopi della politica: non pu\u00f2 destare meraviglia, pertanto, la considerazione che &quot;\u00e8 necessario a uno principe, volendosi mantenere, imparare a potere essere non buono, e usarlo e non l&#8217;usare secondo la necessit\u00e0&quot;. La virt\u00f9 appare, pertanto, del tutto svincolata dall&#8217;idea di bont\u00e0 morale, e ancor pi\u00f9 dall&#8217;idea di giustizia, poich\u00e9 fondamentalmente si \u00e8 andato raffinando un capovolgimento dei ruoli delle soggettivit\u00e0 politiche, a tutto vantaggio della &quot;individualit\u00e0&quot; statuale a cui \u00e8 attribuito il controllo ed il governo della societ\u00e0. La rettitudine morale non costituisce, perci\u00f2, il presupposto dell&#8217;attivit\u00e0 politica, come la giustizia non rappresenta il fine dell&#8217;organizzazione pubblica e neppure il criterio regolativo delle relazioni istituzionali. Tanto meno questi aspetti devono coinvolgere, al modo della &quot;natura&quot;, l&#8217;operato dei soggetti privati, chiamati a conoscere il &quot;buono&quot;e il &quot;giusto&quot; per il tramite esclusivo del potere coercitivo dello stato, mediato dalle scelte &quot;virtuose&quot; dei governanti. La relazione con il diritto si appresta come assolutamente evanescente, poich\u00e9, se per un verso si prospetta come uno strumento essenziale per la disciplina della vita sociale, per l&#8217;altro incontra tutta una serie di eccezioni e di integrazioni dettate dal contesto storico e dai bisogni contingenti. In quest&#8217;ottica va interpretata la duplice modalit\u00e0 esecutiva del principe, una attraverso le leggi e l&#8217;altra con l&#8217;ausilio della forza: &quot;quel primo \u00e8 proprio dell&#8217;uomo, quel secondo \u00e8 della bestia: ma, perch\u00e9 al primo molte volte non basta, conviene ricorrere al secondo&quot;; il che equivale a dire che &quot;bisogna a uno principe sapere usare l&#8217;una e l&#8217;altra natura; e l&#8217;una sanza l&#8217;altra non \u00e8 durabile&quot;. [&#8230;] Il pensiero di Machiavelli pu\u00f2 essere assunto come paradigma delle concezioni politiche e giuridiche della modernit\u00e0, improntate al metodo della scienza ed ispirate al criterio del&#8217;operativit\u00e0. I cardini della sua teoria si ripetono, con gli opportuni accorgimenti e con i dovuti sviluppi, nelle dottrine dei maggiori autori del contrattualismo, a cui \u00e8 dovuta la graduale cristallizzazione dei passaggi fondamentali del modo &quot;moderno&quot; di intendere il politico ed il giuridico e la definitiva strutturazione dei rapporti tra i diversi SOGGETTI della realt\u00e0 esteriore e i diversi MOMENTI di intersezione tra pubblico e privato.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Tutto questo, del resto, \u00e8 perfettamente logico, se si riflette da dove parte la rivolta dell&#8217;uomo moderno nei confronti della tradizione, ossia dalla imperiosa volont\u00e0 di emanciparsi completamente da qualsiasi principio trascendente, e dalla pretesa di farsi signore assoluto del proprio destino. In questo rifiuto del divino (compreso il significato trascendente della storia) e in questa auto-glorificazione dell&#8217;uomo diventa non solo logico, ma necessario, spazzare via tutto ci\u00f2 che a tale marcia si oppone. Ora, la Virt\u00f9 si oppone alla marcia dell&#8217;uomo verso l&#8217;auto-affermazione, perch\u00e9 essa poggia su una dimensione trascendente, che, sola, pu\u00f2 garantirne il valore di assolutezza, e sottrarla al gioco incessante delle verit\u00e0 contingenti. Ora, non potendola rifiutare <em>sic et simpliciter<\/em>, non restava che capovolgerne il senso: ossia fare della virt\u00f9 l&#8217;insieme delle qualit\u00e0 che garantiscono il successo, partendo dalla negazione che esista un mondo di valori distinto dalla realt\u00e0 effettuale&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I concetti sono pi\u00f9 importanti di quel che non si creda; servono a mostrare la direzione giusta da seguire nella vita: sono come dei cartelli indicatori<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[209],"class_list":["post-28346","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-niccolo-machiavelli"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28346","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28346"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28346\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28346"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28346"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28346"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}