{"id":28345,"date":"2012-04-08T12:50:00","date_gmt":"2012-04-08T12:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/04\/08\/quanta-responsabilita-abbiamo-nei-confronti-dellaltro\/"},"modified":"2012-04-08T12:50:00","modified_gmt":"2012-04-08T12:50:00","slug":"quanta-responsabilita-abbiamo-nei-confronti-dellaltro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/04\/08\/quanta-responsabilita-abbiamo-nei-confronti-dellaltro\/","title":{"rendered":"Quanta responsabilit\u00e0 abbiamo nei confronti dell\u2019altro?"},"content":{"rendered":"<p>\u00abSono forse il custode di mio fratello?\u00bb, ribatte Caino a Dio che gli ha chiesto dove si trovi suo fratello Abele; e parla in assoluta malafede, perch\u00e9 lui stesso ha appena ucciso Abele, e le sue mani sono ancora sporche di sangue.<\/p>\n<p>Tuttavia, anche se non avesse consumato il fratricidio, Caino sarebbe ugualmente responsabile della sorte di suo fratello: ci\u00f2 \u00e8 implicito nelle sue parole sprezzanti, che solo in apparenza sono una negazione, mentre suonano come una ammissione, sia pure involontaria.<\/p>\n<p>Ciascuno di noi \u00e8 responsabile della sorte del proprio fratello, se intendiamo per &quot;fratello&quot; ogni altro essere vivente (e, fra parentesi, non solo i &quot;fratelli&quot; umani, ma anche i non umani) per un moto istintivo della coscienza, il tribunale supremo dell&#8217;anima: San Tommaso insegnava che nessun tribunale umano, nessun comandamento, neppure quello che sembra essere un ordine divino, \u00e8 superiore all&#8217;istanza morale della coscienza.<\/p>\n<p>La coscienza, dunque, ci suggerisce che noi non siamo estranei al destino degli altri viventi; che noi ne siamo, anzi, custodi e, perci\u00f2, responsabili; che tutto quanto di bene o di male riguarda l&#8217;altro, interpella anche noi, sfida anche noi, rallegra o rattrista anche noi.<\/p>\n<p>Pertanto, la domanda che ci dobbiamo naturalmente porci, non \u00e8 se siamo responsabili, o no, della sorte dei nostri fratelli, ma in quale misura lo siamo e che cosa dobbiamo fare, come dobbiamo regolarci, quali strategie dobbiamo assumere per far s\u00ec che il nostro impatto su di loro sia positivo e non negativo, faccia loro qualche bene o, almeno, eviti loro qualche male.<\/p>\n<p>Infatti, questo \u00e8 certo, il nostro esserci non \u00e8 mai neutro, non \u00e8 mai indifferente, non \u00e8 mai insignificante: per il solo fatto di esistere, per il semplice fatto di vivere la nostra vita, ciascuno di noi esercita una influenza, pi\u00f9 o meno rilevante e significativa, nella vita degli altri.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 appare evidente se pensiamo ai nostri congiunti: che cosa sarebbero loro, senza di noi? E, nel caso dei nostri figli: esisterebbero loro, se noi non ci fossimo stati? Ma \u00e8 altrettanto vero anche per le altre persone e per gli altri viventi, fino a colui o colei che incrociamo per una sola ed unica volta nel corso della nostra intera esistenza; fino alla formichina che attraversa la nostra strada, mentre noi stiamo camminando e non badiamo a dove posiamo il piede.<\/p>\n<p>Dunque: quanto siamo responsabili, noi, nei confronti dell&#8217;altro?<\/p>\n<p>E qual \u00e8 il modo migliore per gestire l&#8217;influsso che di certo, volontariamente o involontariamente, esercitiamo su di lui?<\/p>\n<p>Ecco due domande di una certa importanza, sulle quali sarebbe opportuno soffermarsi un momento a riflettere.<\/p>\n<p>Alla prima \u00e8 difficile dare una risposta precisa, per il fatto che la risonanza di quel che facciamo o anche solo di quel che diciamo, e perfino di quello che non facciamo e non diciamo, non risponde a una proporzione diretta con la nostra intenzione, ma segue alte vie, a noi sconosciute.<\/p>\n<p>Nessuno si meraviglier\u00e0 troppo di sapere, ad esempio, che, se un filosofo scrive un libro per esaltare il significato del suicidio come gesto di libert\u00e0, qualche lettore possa essere tentato di mettere in pratica una simile affermazione: in questo caso, la relazione fra la causa e l&#8217;effetto \u00e8 cos\u00ec evidente, da non destare sorprese di sorta.<\/p>\n<p>Ma che dire di un adolescente che si toglie la vita in seguito ad un brutto voto riportato a scuola, o ad un normale (e magari meritatissimo) rimprovero da parte dei genitori? In casi del genere si rimane sconcertati, perch\u00e9 ci sfugge la relazione tra la causa e l&#8217;effetto.<\/p>\n<p>La cosa si fa ancora pi\u00f9 oscura, se possibile, nel caso di una omissione: quando, cio\u00e8, effetti importanti, e magari drammatici, sono provocati da una causa &quot;negativa&quot;, ossia da un gesto mancato, da una frase non pronunciata.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, non \u00e8 detto che da azioni, o da omissioni, di cui non avremmo immaginato la portata, discendano solo effetti negativi, o comunque sproporzionati: nella stessa maniera enigmatica, pu\u00f2 accadere che si producano effetti postivi; pu\u00f2 accadere, cio\u00e8, che si possa fare del bene al prossimo con una frase detta casualmente, con un gesto originato da motivazioni tutt&#8217;altro che altruistiche: e anche questo \u00e8 un fitto mistero.<\/p>\n<p>Dobbiamo dedurne che, essendo impossibile prevedere gli effetti del nostro agire, tanto vale regolarsi come se non ve ne fossero, e andare dritti per la propria strada, perseguendo i propri obiettivi, senza preoccuparsi minimamente di come gli altri reagiranno o delle conseguenze che ne deriveranno per essi?<\/p>\n<p>Questo ci riporta alla seconda domanda, che, evidentemente, \u00e8 legata strettamente alla prima.<\/p>\n<p>La risposta \u00e8 articolata. Anche se noi non possiamo prevedere, al cento per cento, l&#8217;impatto che il nostro agire avr\u00e0 sul prossimo, dobbiamo, nondimeno, essere cauti: abbiamo il dovere della correttezza, della delicatezza e soprattutto della buona intenzione: di questo siamo, s\u00ec, responsabili, e non possiamo sottrarci a tale responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Infatti, se in certi casi \u00e8 impossibile immaginare fino a che punto il nostri agire possa essere significativo (e magari dirompente) per gli altri, in molti altri casi lo possiamo immaginare benissimo, e sostenere il contrario sarebbe una vera e propria ipocrisia. Se si lancia il sasso contro qualcuno, costui si far\u00e0 male: questo \u00e8 praticamente certo. Se si parla male del prossimo, se lo si provoca, se lo si esaspera, se lo si mortifica, se lo si fa soffrire inutilmente, \u00e8 praticamente certo che gli si provocher\u00e0 un danno, non importa se fisico o morale.<\/p>\n<p>Essere cauti significa che dovremmo regolarci sempre secondo il criterio della retta intenzione; non \u00e8 detto che, anche cos\u00ec, non potranno esserci delle conseguenze negative, ma \u00e8 certo che di esse noi non saremo moralmente responsabili. Colui che ha fabbricato un coltello non \u00e8 responsabile se un omicidio viene compiuti per mezzo esso, perch\u00e9 l&#8217;intenzione di chi l&#8217;ha fabbricato non era quella di indurre altri all&#8217;omicidio. Analogamente, chi ha fabbricato un&#8217;automobile non intendeva favorire una guida spericolata e il verificarsi di incidenti stradali.<\/p>\n<p>Si potrebbe obiettare che, talvolta, declinare le proprie responsabilit\u00e0 dietro lo schermo delle buone intenzioni \u00e8 troppo facile e troppo comodo e che pu\u00f2 nascere da una smaccata forma di ipocrisia; ed \u00e8 una obiezione ragionevole. Tuttavia, si pu\u00f2 rispondere che l&#8217;esistenza di motivazioni ipocrite non cancella l&#8217;esistenza di motivazioni rette: in altre parole, se alcuni sono propensi a nascondersi dietro il velo dell&#8217;ipocrisia per nascondere la mano che la scagliato la pietra, ve ne sono numerosi altri che agiscono con limpide intenzioni; e questo pu\u00f2 deciderlo solo il silenzio della coscienza.<\/p>\n<p>Ma che cosa vuol significa che si deve agire sempre con retta intenzione? Significa, semplicemente, che si deve agire senza intenzioni malevole nei confronti del prossimo; e, al tempo stesso, con un ragionevole grado di prudenza, di delicatezza, di correttezza. Se sappiamo di aver a che fare con un interlocutore ansioso, ad esempio, dovremo astenerci dal dire o dal fare cose che possano accrescere inutilmente la sua ansia; e ci\u00f2 senza esimerci dal metterlo in guardia, qualora ci\u00f2 sia necessario, da comportamenti o da situazioni che potrebbero realmente metterlo in pericolo. Non si rinuncia a insegnare a un bambino a non mettere il dito nella presa della corrente elettrica, per evitare di mortificarlo o di traumatizzarlo; ma lo si fa nella maniera pi\u00f9 opportuna, cio\u00e8 la pi\u00f9 delicata possibile.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che le nostre parole e le nostre azioni producono effetti anche su persone sconosciute, anche su persone cui non pensavamo affatto di rivolgerci, ma che sono testimoni casuali del nostro parlare e del nostro agire &#8211; magari a distanza di anni, come pu\u00f2 essere nel caso di uno scrittore che abbia affermato una certa cosa in un suo libro; o nel caso di un pittore o di un fotografo che abbiano realizzato una certa immagine; oppure in quello di un regista che abbia girato una determinata scena all&#8217;interno di un film.<\/p>\n<p>E allora?<\/p>\n<p>E allora, siamo sempre l\u00ec: quello che conta \u00e8 la retta intenzione; di essa e soltanto di essa noi possiamo ragionevolmente essere considerati responsabili, non solo dagli altri, ma anche davanti alla nostra coscienza; e non di altro.<\/p>\n<p>Sarebbe assurdo colpevolizzare qualcuno per qualcosa che ha fatto con perfetta buona intenzione, ad esempio per seguire un proprio impulso creativo o per affermare una verit\u00e0 di cui \u00e8 sinceramente convinto; mentre diverso il discorso quando, per esempio, uno scrittore dice cose cui non crede, soltanto per strizzare l&#8217;occhio al pubblico, o un artista realizza opere che non rispondono a una ispirazione autentica, al solo e deliberato scopo di ottenere il massimo risultato in termini di vendite, solleticando le basse sfere emozionali del pubblico.<\/p>\n<p>Certo, anche una cosa detta o fatta in peretta buona fede pu\u00f2 avere effetti negativi: ma, in tal caso, la responsabilit\u00e0 sar\u00e0 di colui che ne ha fato un cattivo uso. Non \u00e8 responsabilit\u00e0 del contadino che ha fatto il vino, se qualcuno si ubriaca sistematicamente, fino a ridursi alcolizzato: a ciascuno quel che gli spetta, compresa la responsabilit\u00e0 delle proprie azioni e delle proprie scelte.<\/p>\n<p>\u00c8 pur vero, lo abbiamo gi\u00e0 notato, che le nostre parole e le nostre azioni possono produrre effetti benefici anche in maniera non intenzionale; pertanto, il quadro non sarebbe completo se ci limitassimo a porre l&#8217;accento, pessimisticamente, sul fatto che le conseguenze dei nostri atti ci sfuggono continuamente di mano, come se fossimo soltanto delle misere marionette, che una forza incomprensibile muove continuamente di qua e di l\u00e0, senza un volont\u00e0 propria.<\/p>\n<p>Bisogna guardare l&#8217;intero e non solo le parti, e riconoscere che vi sono anche molte cose buone cui noi abbiamo dato un contributo, perfino quando non ne eravamo del tutto coscienti. E questo pu\u00f2 essere letto come il frutto di un caso alquanto ironico, ma anche come il risultato di un piano complessivo benevolo, che riesce a trasformare molte situazioni in occasioni di bene: forse, pi\u00f9 di quante non diventino occasioni di male. I pessimisti sono coloro che non valutano con imparzialit\u00e0 entrambi i piatti della bilancia, ma concentrano l&#8217;attenzione su uno solo di essi.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 attuale \u00e8 una societ\u00e0 deresponsabilizzante: i meccanismi impersonali della societ\u00e0 di massa non favoriscono la presa di coscienza di s\u00e9 e del proprio agire, ma, al contrario, tendono ad addormentarla, anestetizzando il senso morale. Cos\u00ec, vediamo continuamente che le persone agiscono in un modo inconsapevole: a cominciare da come si vestono, da come parlano, da come si muovono, da come guardano, da come ridono, esse mandano continuamente dei messaggi sproporzionati rispetto alle loro intenzioni, e questo perch\u00e9 viviamo in un modo dove quello che conta non \u00e8 l&#8217;essere, ma l&#8217;apparire.<\/p>\n<p>Pertanto, si assiste ad atteggiamenti e comportamenti inadeguati, incoscienti, irresponsabili; cos\u00ec come \u00e8 da irresponsabili andare a pesca con la dinamite, perch\u00e9 non esiste alcuna proporzione ragionevole fra il poco pesce che se ne pu\u00f2 ricavare, e l&#8217;enorme numero di pesci che vengono inutilmente massacrati, altrettanto si pu\u00f2 dire, ad esempio, di una persona che, per sentirsi approvata ed ammirata dagli altri, oltrepassi ogni limite del buon gusto e del decoro, assumendo pose oltremodo provocanti, che possono turbare e confondere una quantit\u00e0 di soggetti, magari particolarmente sensibili o vulnerabili (come i bambini).<\/p>\n<p>\u00c8 certo che esiste, nei nostri atti e nelle nostre parole, un potenziale misterioso, di cui bisogna tener conto, alla luce di ci\u00f2 che i buoni, vecchi teologi morali chiamavano &quot;la forza dell&#8217;esempio&quot;: forza che si esercita, come abbiamo detto, nei due sensi, positivo e negativo; ogni parola e ogni gesto positivo tendono a riprodursi, a moltiplicarsi, a creare un circuito virtuoso, cos\u00ec come ogni parola e ogni gesto negativo esercitano, nel proprio ambito, una dinamica uguale e contraria.<\/p>\n<p>Perci\u00f2: prudenza, correttezza, delicatezza: queste dovrebbero essere le linee portanti del nostro modo di porci; ma, per farlo, \u00e8 necessario che impariamo qualche cosa di noi stessi, ossia che incominciamo a guardarci dentro, con occhio limpido e trasparente.<\/p>\n<p>Se non si sa chi si \u00e8, \u00e8 logico che si facciano dei danni anche agli altri: si \u00e8 come delle mine vaganti. Ecco perch\u00e9 diventare coscienti di s\u00e9 non \u00e8 un di pi\u00f9, non \u00e8 una opzione riservata ai saggi e ai contemplativi, ma un preciso dovere che si pone a ciascuno.<\/p>\n<p>Se non vogliamo essere delle mine vaganti, dobbiamo imparare a conoscerci. Solo questo far\u00e0 di noi dei soggetti, cio\u00e8 delle persone, nel vero significato della parola.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>../../../../u00abSono forse il custode di mio fratello@_2Fu00bb, ribatte Caino a Dio che gli ha chiesto dove si trovi suo fratello Abele; e parla in assoluta malafede,_3Cspan class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[237],"class_list":["post-28345","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-sacra-scrittura"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28345","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28345"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28345\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28345"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28345"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28345"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}