{"id":28344,"date":"2017-09-20T10:19:00","date_gmt":"2017-09-20T10:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/09\/20\/virtu-e-vizi-sono-volontari-e-ne-siamo-responsabili\/"},"modified":"2017-09-20T10:19:00","modified_gmt":"2017-09-20T10:19:00","slug":"virtu-e-vizi-sono-volontari-e-ne-siamo-responsabili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/09\/20\/virtu-e-vizi-sono-volontari-e-ne-siamo-responsabili\/","title":{"rendered":"Virt\u00f9 e vizi sono volontari e ne siamo responsabili"},"content":{"rendered":"<p>Oggi \u00e8 di moda minimizzare, stemperare e, se possibile, perfino eliminare il concetto della responsabilit\u00e0 individuale e personale degli atti morali: come se il bene e il male che facciamo, attraverso le azioni buone e cattive, non fossero qualcosa che parte da noi, il frutto di una nostra libera scelta, ma una specie di destino, una forza estranea che ci piomba addosso, un qualcosa che (specie nel caso delle azioni malvagie, a dire la verit\u00e0) non ci appartiene. E se non ci appartiene, allora non ne siamo nemmeno responsabili. Forse che qualcuno \u00e8 responsabile dell&#8217;impatto con un&#8217;automobile che lo urta frontalmente, se procedeva tranquillo nella propria corsia, con i fari accesi, i pneumatici efficienti e tutta la strumentazione a posto? Quella a cui stiamo assistendo, ormai da diversi anni, \u00e8 una vera e propria campagna ideologica per togliere dalle spalle degli individui la responsabilit\u00e0 morale delle loro cattive azioni (le buone non interessano pi\u00f9 a nessuno), e questo proprio nel momento in cui la cultura dominante compie il massimo sforzo per affermare in ogni modo e in ogni sede possibile il concetto che la ricerca del piacere, dell&#8217;appagamento, della felicit\u00e0 individuale, \u00e8 il diritto fondamentale che non si pu\u00f2 negare ad alcuno e che prescinde completamente dalle circostanze oggettive (ad esempio, il fatto che il pap\u00e0 abbia perso il lavoro non \u00e8 una buona ragione perch\u00e9 i suoi bambini siano privato dei regali di Natale, che hanno il diritto di ricevere nella stessa misura di prima, come se in quella famiglia non fosse accaduto proprio nulla). In questo modo, la pretesa della massima libert\u00e0 possibile viene a coincidere, certo non per caso, con la volont\u00e0 di deresponsabilizzare al massimo l&#8217;individuo.<\/p>\n<p>L&#8217;effetto sommato di queste due azioni, positiva l&#8217;una (affermare un diritto o una serie di diritti assoluti), negativa l&#8217;altra (sottrarre all&#8217;individuo il fardello di dover rendere conto dei propri atti) \u00e8 visibile nell&#8217;atteggiamento attuale della magistratura, o di una gran parte di essa, nei confronti degli individui che commettono reati, specialmente se si tratta di persone provenienti da Paesi poveri e giunte in veste di richiedenti asilo per chi sa quali urgentissimi, e scarsamente verificabili, motivi umanitari, ma sempre sulla base di diritti pregressi, irrinunciabili e staccati dalle condizioni oggettive esistenti: per esempio, il diritto di un (supposto) omosessuale africano di essere tutelato dalle persecuzioni che subirebbe in nel suo Paese di origine per la sua condizione di &quot;diverso&quot;, e ci\u00f2 indipendentemente dal fatto che l&#8217;Italia possa accogliere materialmente una schiera infinita di soggetti richiedenti asilo per questa ragione o per delle ragioni equivalenti. Il diritto dell&#8217;individuo, cio\u00e8, viene assolutizzato e affermato in maniera astratta, apodittica e indiscutibile, ma senza che vi siano dei corrispondenti doveri: nemmeno quello di mantenersi, lavorando, durante il periodo di accertamento della sua condizione effettiva di profugo, lavorando senza salario per il Paese che lo ha raccolto, spesso materialmente salvato dal naufragio, indi ospitato e protetto. Al contrario, si assiste a un crescendo d&#8217;insofferenza e di proteste, da parte di tali soggetti, perch\u00e9 il cibo fornito nei centri di accoglienza non \u00e8 di loro gradimento; perch\u00e9 le docce e i servizi igienici non sono adeguati; perch\u00e9 l&#8217;ambulanza, in caso di malore d&#8217;uno di essi, non \u00e8 giunta in pochi minuti. Nello stesso tempo, a questi soggetti \u00e8 garantita, tacitamente o anche esplicitamente, la totale impunit\u00e0 per i reati che possono commettere, e che di fatto commettono, durante la permanenza dei centri di soggiorno in qualit\u00e0 di aspiranti profughi: lo spaccio di droga, l&#8217;esercizio e lo sfruttamento della prostituzione, l&#8217;ubriachezza molesta, le risse, le lesioni personali, i furti, le rapine, gli stupri e gli omicidi. Tutte queste cose possono essere fatte, e altre ancora, senza che sia possibile espellere immediatamente coloro i quali si macchiano di simili reati, perch\u00e9 prima bisogna vedere come si concluder\u00e0 l&#8217;iter delle loro domande di asilo per ragioni umanitarie, ricorso compreso (il tutto rigorosamente a spesse del Paese ospitante, perch\u00e9 costoro, \u00e8 ovvio, non pagano un centesimo, anche se hanno versato fino a 6.000 euro agli scafisti per il viaggio da una sponda all&#8217;altra del Mediterraneo; anzi, hanno diritto a una &quot;paghetta&quot; che comprende, oltre al cibo e l&#8217;alloggio, il telefonino, il collegamento internet, la musica, le sigarette e, si capisce, qualche spicciolo da spendere a propria discrezione. Tutte cose che gli italiani poveri non hanno; che non sono mai state loro riconosciute; che non sono mai state richieste o pretese da parte degli intellettuali progressisti, dei mezzi d&#8217;informazione e soprattutto del Parlamento.<\/p>\n<p>Ma questo, che abbiamo fatto, \u00e8 solo un caso particolare di una problematica assai pi\u00f9 ampia. La tendenza prevalente della legge non sembra essere pi\u00f9 quella di punire i delinquenti e di proteggere la societ\u00e0 dalle loro cattive azioni; non sembra neppure quella di premiare i meritevoli, di dare loro soddisfazione morale e qualche incentivo materiale, e farli sentire apprezzati, stimati e ammirati. Al contrario: pare che i cattivi comportamenti siano premiati, e quelli virtuosi siano ignorati o peggio: che generino insofferenza e una sorta di fastidio, quasi di disapprovazione morale, sia pure non manifestata apertamente, ma solo suggerita. \u00c8 da tempo che la cultura dominante corteggia il vizio e i comportamenti viziosi, mentre denigra o svaluta la virt\u00f9 e i comportamento virtuosi; \u00e8 da un pezzo che pseudo intellettuali, registi, scrittori, giornalisti, filosofi, psicologi e sociologi da quattro soldi fanno una sorta di contro-educazione, incitando il pubblico a sprofondarsi liberamente nel vizio e mettendolo in guardia contro la tentazione di essere virtuosi, come se fosse una cosa non bella e non desiderabile. La scuola, da parte sua, fa ben poco, oppure procede nella direzione sbagliata: cos\u00ec come tante famiglie, gli insegnanti si guardano bene dal parlare del bene e del male; e perfino il clero, o una parte non certo piccola di esso, si direbbe che abbia altre priorit\u00e0 &quot;pastorali&quot; alle quali dedicarsi, per esempio riaffermare a gran voce i diritti a tutto campo dei singoli individui, dei gruppi, perfino di intere popolazioni, sempre tacendo sui doveri e sempre ignorando il discorso sui castighi e sui premi. Ma se il bene non \u00e8 premiato e il male non viene punto, qualsiasi discorso di tipo morale diventa una barzelletta, un esercizio verbale senza alcun significato. Le leggi e l&#8217;operato della magistratura riflettono questa tendenza: sono tutti a favore di chi si comporta male e non garantiscono affatto chi si comporta bene. Con quale sostegno teorico? Con la teoria secondo la quale noi non portiamo interamente, o magari non portiamo affatto, la responsabilit\u00e0 dei nostri atti. Si invoca ogni sorta di circostanza che attenui la responsabilit\u00e0 delle azioni malvagie o che giustifichi la loro presunta inevitabilit\u00e0, e quasi la fatalit\u00e0 che le determina. Come se le azioni malvagie fossero una cosa separata dagli individui i quali le compiono effettivamente; quasi che tutti fossero d&#8217;accordo nel denunciare le prime, ma fossero altrettanto d&#8217;accordo nel trovare delle pronte scusanti per i secondi. Insomma: si denuncia il male, ma poi si direbbe che a compierlo non sia nessuno, o forse, chi lo sa degli spiriti impalpabili, oppure delle creature aliene. Che se poi il criminale viene preso con le mani nel sacco, se viene inchiodato alle sue precise responsabilit\u00e0, allora &#8211; e specialmente se appartiene a una minoranza protetta &#8211; parte immediatamente la campagna volta a presentarlo come una povera vittima della solitudine, della povert\u00e0, dell&#8217;emarginazione, anche se, in effetti, non \u00e8 altro che un criminale efferato e la sua rimessa in libert\u00e0 rappresenta un pericolo molto grave per altre potenziali vittime.<\/p>\n<p>Ed ecco quel che Sostiene Aristotele nell&#8217;<em>Etica Nicomachea<\/em> (III, 5, 5-30; edizione a cura di Claudio Mazzarelli, Milano, Rusconi, 1993, pp. 125-129):<\/p>\n<p><em>Poich\u00e9, dunque, oggetto di volont\u00e0 \u00e8 il fine, e oggetti di deliberazione e di scelta sono i mezzi, le azioni concernenti i mezzi saranno compiute in base ad una scelta, cio\u00e8 saranno volontarie. Ma le attivit\u00e0 delle virt\u00f9 hanno per oggetto i mezzi. Dunque, la virt\u00f9 dipende da noi, e cos\u00ec pure il vizio. Infatti, nei casi in cui dipende da noi l&#8217;agire, dipende da noi anche il non agire, e in quelli in cui dipende da noi non agire, dipende da noi anche l&#8217;agire. Cosicch\u00e9, se l&#8217;agire quando l&#8217;azione \u00e8 bella, dipende da noi, anche il non agire dipender\u00e0 da noi, quando l&#8217;azine \u00e8 brutta; e se il non agire, quando l&#8217;azione \u00e8 bella, dipende da noi, anche l&#8217;agire, quando l&#8217;azione \u00e8 brutta, dipende da noi. Se dipende da noi compiere le azioni belle e quelle brutte, e analogamente anche il non compierle, e se \u00e8 questo, come dicevamo, l&#8217;essere buoni o cattivi, allora dipende da noi l&#8217;essere virtuosi o viziosi. Il dire che &quot;nessuno \u00e8 volontariamente malvagio, n\u00e9 involontariamente felice&quot;[l&#8217;autore di questa citazione \u00e8 sconosciuto, ma sembra riconducibile all&#8217;ambito socratico], sembra essere in parte falso e in parte vero: infatti nessuno \u00e8 felice volontariamente, ma la malvagit\u00e0 \u00e8 volontaria. Diversamente, bisogna mettere in discussione quanto abbiamo ora detto, e bisogna negare che l&#8217;uomo sia principio e padre delle proprie azioni come lo \u00e8 dei figli. Ma se \u00e8 manifesto che \u00e8 cos\u00ec e se non possiamo ricondurre le nostre azioni ad altri principi se non a quelli che sono in noi, le azioni i cui principi sono in noi dipendono da noi e sono volontarie. Di ci\u00f2 sembrano rendere testimonianza sia i singoli uomini nella condotta privata, sia i legislatori; questi, infatti, puniscono e infliggono pene a coloro che compiono azioni malvagie: a quelli, per\u00f2, che non le compiono per costrizione o per un&#8217;ignoranza di cui non sono essi stessi causa, mentre conferiscono onori a quelli che compiono azioni belle, con l&#8217;intenzione di incitare questi e di tenere a freno quelli. Ma le azioni che non dipendono da noi e che non sono volontarie, nessuno incita a compierle, cos\u00ec come non ha alcun effetto l&#8217;essere persuasi a non provare caldo o dolore o fame o altra affezione simile, giacch\u00e9 non soffriamo di meno quelle affezioni. E, infatti, puniscono per l&#8217;ignoranza stessa quando ritengono che uno sia causa della propria ignoranza: per esempio, per gli ubriachi le pene sono doppie giacch\u00e9 il principio dell&#8217;azione \u00e8 in colui steso che li compie: infatti \u00e8 padrone di non ubriacarsi, ma l&#8217;ubriachezza, poi, \u00e8 causa della sua ignoranza. E puniscono coloro che ignorano qualcuna delle prescrizioni legali, prescrizioni che bisogna conoscere e che non sono difficili, e similmente anche negli altri casi, in cui ritengono che l&#8217;ignoranza sia causata da trascuratezza, in quanto dipende dagli interessati il non essere ignoranti: essi sono, infatti, padroni di prendersi la cura di uscire dall&#8217;ignoranza. E certo qualcuno \u00e8 tale da non prendersene cura. Ma dell&#8217;essere divenuti tali gli uomini stessi sono causa, in quanto vivono con trascuratezza, e dell&#8217;essere ingiusti e intemperanti sono causa, nel primo caso, coloro che agiscono malvagiamente, nel secondo coloro che passano la vita dediti al bere e a cose simili: infatti, sono le attivit\u00e0 relative ai singoli ambiti di comportamento che li rendono appunto ingiusti e intemperanti. Questi risulta chiaro da coloro che si preoccupano di riuscire in una competizione o in un&#8217;azione qualsiasi: passano, infatti, tutto il loro tempo a esercitarsi. L&#8217;ignorare, dunque, che le disposizioni del carattere si generano dal fatto di esercitarsi nei singoli campi \u00e8 proprio di chi \u00e8 affatto insensato. Inoltre, \u00e8 assurdo dire che chi commette ingiustizia non vuole essere ingiusto o che chi si comporta con intemperanza non vuole essere intemperante. E se uno compie delle azioni in conseguenza delle quali sar\u00e0 ingiusto, e lo sa, sar\u00e0 ingiusto volontariamente; n\u00e9 certamente baster\u00e0 volerlo, per cessare di essere ingiusto e per essere giusto. Infatti, neppure il malato pu\u00f2 diventare sano solo volendolo. E se questo \u00e8 il caso, \u00e8 volontariamente che si trova in stato di malattia, in quanto vive da incontinente e non d\u00e0 retta ai medici. All&#8217;inizio, s\u00ec, gli era possibile non ammalarsi, ma, una volta lasciatosi andare, non pi\u00f9, come uno che ha scagliato una pietra non pu\u00f2 pi\u00f9 riprenderla: tuttavia, dipende da lui lo scagliarla, giacch\u00e9 il principio dell&#8217;azione \u00e8 in lui. Cos\u00ec anche all&#8217;ingiusto ed all&#8217;intemperante all&#8217;inizio era possibile non diventar tali, ragion per cui lo sono volontariamente: una volta divenuti tali, non \u00e8 loro pi\u00f9 possibile non esserlo. Non solo i vizi dell&#8217;anima sono volontari ma per alcuni anche quelli del corpo, ed a loro li rinfacciamo. Infatti, nessuno biasima quelli che sono brutti per natura, ma quelli che lo sono per mancanza di ginnastica e per trascuratezza. E similmente anche nel caso di debolezza e di mutilazione: nessuno, infatti, rimprovererebbe uno che \u00e8 cieco per natura o per malattia o per ferita, ma piuttosto ne avrebbe compassione; ognuno, invece, biasimerebbe chi fosse cieco per abuso di vino o per qualche altra intemperanza. Dunque, dei vizi del corpo quelli che dipendono da noi vengono biasimati, ma quelli che non dipendono da noi, no.<\/em><\/p>\n<p>Il ragionamento di Aristotele \u00e8 di una chiarezza, di una logica e di una consequenzialit\u00e0 esemplari. E smonta alla base il sofisma avvocatesco secondo il quale il delinquente non \u00e8 praticamente mai responsabile del male che compie, perch\u00e9, in quel momento, essendo fuori di s\u00e9, non capiva quel che stava facendo. Aristotele dimostra in maniera impeccabile che la colpa risiede a monte, nell&#8217;essersi messi nelle condizioni di compiere l&#8217;azione malvagia, con una serie di comportamenti sbagliati e viziosi che lo hanno condotto, alla fine, a compierla. L&#8217;esempio dell&#8217;ubriachezza \u00e8 particolarmente efficace: \u00e8 inutile che il guidatore ubriaco, dopo aver provocato una serie d&#8217;incidenti stradali in cui hanno peso la vita molte persone, si affanni a dichiarare che non voleva, che non era sua intenzione, eccetera: bevendo in maniera smodata e poi mettendosi al volante della sua automobile, si \u00e8 posto nelle condizioni di provocare la morte di tanti suoi simili. Anche l&#8217;esempio del malato \u00e8 illuminante: prima di ammalarsi, colui che conduce una vita contraria al mantenimento della propria salute ha la possibilit\u00e0 di fermarsi, ascoltando il parere dei medici; se non lo fa, se continua a bere, a fumare e a mangiare in maniera sbagliata, si mette automaticamente nelle condizioni di subire un grave danno, del quale lui solo \u00e8 responsabile, e nessun altro. Perci\u00f2, anche se nel momento preciso in cui l&#8217;azione malvagia viene perpetrata pu\u00f2 accadere che colui che la compie non sia perfettamente lucido, nondimeno egli porta tutta intera la responsabilit\u00e0 di quel che ha fatto, perch\u00e9 poteva fermarsi in tempo, e non l&#8217;ha fatto, per una sua libera scelta, della quale era padrone. Certo, possono esservi state delle circostanze attenuanti: ma non si pu\u00f2 ricorrere ad esse per ampliare smisuratamente l&#8217;ambito del condizionamento sociale, ambientale, psicologico, fino ad annullare la libert\u00e0 dell&#8217;individuo. Questa \u00e8 una operazione intellettualmente ed eticamente disonesta; ed \u00e8 una strategia suicida da parte della societ\u00e0, perch\u00e9, imboccando una tale via, si innesca una spirale distruttiva che diverr\u00e0 sempre pi\u00f9 grave; una sorta di selezione alla rovescia, in cui i comportamenti negativi verranno sempre pi\u00f9 scusati e giustificati, e quelli virtuosi sempre pi\u00f9 sconsigliati e scoraggiati.<\/p>\n<p>Deve far riflettere anche quel che dice Aristotele a proposito dell&#8217;influsso deleterio che provoca l&#8217;assuefarsi ai vizi. Il delitto, l&#8217;azione malvagia particolarmente grave, raramente \u00e8 frutto di una decisone improvvisa; quasi sempre \u00e8 il risultato di una lenta preparazione, di un graduale avvicinamento, che parte delle cattive abitudini morali e s&#8217;ingrossa sempre pi\u00f9, come una valanga che s&#8217;ingrossa scendendo lungo il fianco della montagna. Una vita sprofondata nel vizio, nelle torbide passioni, nell&#8217;inseguimento dei piaceri, o del potere, o della ricchezza ad ogni costo, prepara il terreno e favorisce le predisposizioni cattive dell&#8217;anima umana. La coscienza si ottunde a poco a poco; si abitua alle piccole azioni cattive, poi a quelle pi\u00f9 gravi e infine a quelle gravissime: \u00e8 come se si allenasse al male. Si passa, cos\u00ec, da comportamenti lussuriosi, iracondi, avidi, contenuti entro un ambito ancora in parte accettabile, o non troppo dannoso, ad azioni sempre pi\u00f9 indegne, sempre pi\u00f9 basse e sempre pi\u00f9 esiziali, fino al punto di non ritorno, quando l&#8217;anima non \u00e8 pi\u00f9 padrona di se stessa e si abbandona completamente al male. Lo ha fatto, per\u00f2, in maniera graduale, e, all&#8217;inizio, avrebbe potuto fermarsi: ma non lo ha voluto. Anche per questa via, giungiamo alla logica conclusione che chi fa il male, il male con la maiuscola, sa benissimo quel che sta facendo e non pu\u00f2 invocare alcuna attenuante che possa levare dalle sue spalle la responsabilit\u00e0 delle proprie azioni. No, cari sociologi, educatori e legislatori permissivi, buonisti e incoscienti: il nostro destino ce lo fabbrichiamo noi; e chi sbaglia deve pagare il suo debito con la societ\u00e0, perch\u00e9, altrimenti, tutti si sentiranno autorizzati a ad agire come lui: e questo sarebbe l&#8217;inizio della fine per qualsiasi ordine sociale, segnerebbe il trionfo del caos e la distruzione della civilt\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi \u00e8 di moda minimizzare, stemperare e, se possibile, perfino eliminare il concetto della responsabilit\u00e0 individuale e personale degli atti morali: come se il bene e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30147,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[57],"tags":[92],"class_list":["post-28344","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diritto","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-diritto.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28344","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28344"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28344\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30147"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28344"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28344"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28344"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}