{"id":28343,"date":"2016-07-02T08:19:00","date_gmt":"2016-07-02T08:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/02\/portiamo-la-responsabilita-di-quel-che-facciamo-e-anche-di-cio-che-omettiamo-di-fare\/"},"modified":"2016-07-02T08:19:00","modified_gmt":"2016-07-02T08:19:00","slug":"portiamo-la-responsabilita-di-quel-che-facciamo-e-anche-di-cio-che-omettiamo-di-fare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/02\/portiamo-la-responsabilita-di-quel-che-facciamo-e-anche-di-cio-che-omettiamo-di-fare\/","title":{"rendered":"Portiamo la responsabilit\u00e0 di quel che facciamo e anche di ci\u00f2 che omettiamo di fare"},"content":{"rendered":"<p>La mappa ideale della nostra vita interiore, se potessimo contemplarla con occhio limpido e con autentica consapevolezza, ci mostrerebbe una geografia assai pi\u00f9 complessa, tormentata e problematica di quel che la maggior parte di noi sia portata ad immaginare. Oltre al bene e al male che abbiamo fatto, in gradi e forme diversi di coscienza, vi sono vaste aree grigie, o piuttosto bianche: tavole e tavole bianche sull&#8217;atlante del nostro paesaggio spirituale, cos\u00ec rimaste non perch\u00e9 mancasse un cartografo capace di riempirle con delle rappresentazioni veritiere, ma perch\u00e9 su quelle pagine proprio noi ci siamo rifiutati di scrivere alcunch\u00e9. In altre parole, le cose che abbiamo omesso di fare, pur sentendo che avremmo dovuto farle, pesano, come un perenne rimorso, su quelle tavole bianche, che si presentano come una <em>Terra necdum cognita<\/em>, e che non potranno pi\u00f9 essere riempite, perch\u00e9 quel che non \u00e8 stato fatto non pu\u00f2 essere recuperato a nostro talento, quando cos\u00ec ci piaccia; senza contare che noi non sappiamo quando verr\u00e0 il momento in cui il libro sar\u00e0 chiuso, e nessuna mano potr\u00e0 pi\u00f9 scrivervi dell&#8217;altro.<\/p>\n<p>Possiamo paragonare le azioni che abbiamo omesso di fare &#8211; le azioni buone, naturalmente &#8212; a dei sentieri che abbiamo lasciato indietro sulla nostra strada, a dei sentieri che non abbiamo percorso quando era il momento di farlo, e quando la nostra voce interiore ci suggeriva che avremmo dovuto imboccarli, lasciando la strada lungo la quale, allora, ci eravamo avviati. Perch\u00e9 quella voce interiore esiste, ed \u00e8 sufficientemente udibile da chiunque sia disposto, anche solo minimamente, a prestarle orecchio; ma certo non pu\u00f2 essere udita da chi, volontariamente, si tappi gli orecchi, o da chi si stordisca in mezzo a rumori assordanti, proprio con l&#8217;intenzione di soffocarla e di avere cos\u00ec l&#8217;alibi per non fare ci\u00f2 che essa ci esorta, invece, a fare. Non si stratta di un semplice peccato di pigrizia: poich\u00e9 tutte le cose, secondo giustizia, sono reciprocamente solidali, omettere di fare ci\u00f2 che andrebbe fatto equivale a interrompere circuito virtuoso e provocare delle conseguenze negative le quali si ripercuotono, in una maniera o nell&#8217;altra, fino agli estremi confini dell&#8217;universo.<\/p>\n<p>Esiste, infatti, un principio di giustizia che \u00e8 immanente alla realt\u00e0 fisica e alla dimensione della vita visibile, anche se le sue radici affondano nelle profondit\u00e0 insondabili della realt\u00e0 soprannaturale. E tale principio di giustizia \u00e8 cosiffatto, che non una sola pietra, anzi, non un solo granello di polvere delle sue possenti architetture, possono ritenersi al di fuori della sua logica, della sua intima necessit\u00e0; non una parola, o un gesto, n\u00e9 un silenzio, o una assenza di gesti, risultano indifferenti e ininfluenti nel gioco reciproco delle forze e degli equilibri. La realt\u00e0 \u00e8 quella che \u00e8, perch\u00e9 ciascuna delle infinite possibilit\u00e0 della vita morale \u00e8 stata esplorata o trascurata, \u00e8 stata realizzata oppure \u00e8 stata omessa. Noi, pertanto, ci dobbiamo confrontare sia con quello che abbiamo fatto, detto, pensato, sia con quello che non abbiamo fatto, che non abbiamo detto, o che, pur pensandolo, abbiamo scartato, come cosa in cui non valesse la pena impegnarsi.<\/p>\n<p>Questo non significa che tutti i sentieri debbano essere percorsi, o che tutte le possibilit\u00e0 debbano essere esplorate. Per sapere che la droga fa male, non \u00e8 necessario drogarsi; e per convincersi che la dissolutezza, la disonest\u00e0, la maldicenza, sono foriere di frutti cattivi, non vi \u00e8 bisogno di praticarle. Certo, praticarle e poi pentirsene, e modificare il proprio modo di vivere, \u00e8 meglio che perseverare in esse; nondimeno, sarebbe ancora meglio evitare di sprofondarvi, e tenersene lontani fin dal principio. Le azioni che abbiamo avuto il torto di tralasciare, tuttavia, non sono quelle moralmente indifferenti (ammesso che vi siano azioni moralmente indifferenti), bens\u00ec quelle da cui avrebbe potuto scaturire qualche bene, per noi o per gli altri, e dalle quali ci siamo astenuti. Una delle pi\u00f9 tipiche \u00e8 la mancanza di perdono e il rifiuto della riconciliazione con coloro i quali ci hanno teso una mano. A meno che accettare quella stretta di mano comporti un compromesso a sua volta moralmente dannoso, o faccia perdurare una situazione vischiosa, di ambiguit\u00e0 e di equivoco, rifiutarla equivale a omettere un bene concreto e quasi certo, e aprire la strada ad un male assolutamente sicuro: il perdurare del rancore, nostro e altrui, e quindi il perdurare di uno stato di disordine morale, di passioni negative e potenzialmente distruttive.<\/p>\n<p>Qualcuno potrebbe pensare che vi \u00e8 un rigore eccessiva nell&#8217;idea che si debba rendere conto, nella propria vita morale, non solo delle azioni, ma anche delle omissioni; eppure il Vangelo, su questo punto, \u00e8 chiarissimo. Basti pensare alla parabola dei talenti: al ritorno da una lunga assenza, il padrone premia i due servi che hanno fatto fruttare i denari che aveva affidato loro, ma rimprovera e punisce molto duramente, scacciandolo, il terzo servo, al quale aveva affidato meno denaro che agli altri; il quale, a differenza di essi, lo aveva nascosto sotto terra, e che, pertanto, glie l&#8217;ha restituito intatto, ma sterile, per cos\u00ec dire, cio\u00e8 senza averlo fatto fruttare minimamente.<\/p>\n<p>Questo argomento \u00e8 stato sviluppato in modo acuto da una interessante figura di religioso &quot;tradizionalista&quot; dei nostri giorni, monsignor Jo\u00e3o Scognamiglio Cl\u00e0 Dias, nato a San Paolo del Brasile nel 1939 da padre spagnolo e madre italiana, che \u00e8 stato il principale discepolo di Plinio Corr\u00eaa de Oliveira (1908-1995), leader del movimento cattolico &quot;conservatore&quot; <em>Tradizione, famiglia e propriet\u00e0<\/em>; e fondatore, a sua volta, del movimento <em>Araldi del Vangelo<\/em>, che dal Brasile, si \u00e8 diffuso in tutto il mondo, Italia compresa. Scognamiglio Cl\u00e0 Dias \u00e8 stato il fondatore dell&#8217;Associazione omonima, ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa, e di due Societ\u00e0 clericali, una maschile, <em>Virgo Flos Caermeli<\/em>, e una femminile, <em>Regina Virginum<\/em>; in un suo articolo, dal titolo significativo: <em>Basta evitare il male per ottenere il Cielo?<\/em>, di cui riportiamo un breve stralcio, ha preso lo spunto dalla parabola evangelica dei talenti (sulla rivista <em>Araldi del Vangelo<\/em>, edita dall&#8217;Associazione Madonna di Fatima, Mira, Venezia, n. 103, novembre 2011, pp. 16-18):<\/p>\n<p><em>Quanto al terzo servo, terribile \u00e8 la sua situazione! Giunta l&#8217;ora di render conto, capisce che si era lasciato condurre dall&#8217;egoismo e dalla mancanza di zelo. Invece di utilizzare i doni per la gloria di Dio e la salvezza delle anime, ha pensato solo alla sua propria convenienza. Ora, quando Dio ci concedere determinate qualit\u00e0, vuole che esse siano usate a beneficio degli altri, come ammonisce San Pietro: &quot;Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola al servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio&quot; (1 Pt. 4, 10). Insomma, la Legge non si riassume nell&#8217;amore verso Dio e il prossimo come verso se stessi? Siccome il bene \u00e8 eminentemente diffusivo, il servo negligente dovrebbe aver esclamato con San Paolo: &quot;Guai a me se non predicassi il Vangelo!&quot; (1 Cor., 9, 16). Sulla necessit\u00e0 di procedere cos\u00ec, un moralista contemporaneo spiega: &quot;Il cristiano smette di essere fedele, non solo nella misura in cui rinnega la sua fede, ma anche nella misura in cui non si sforza di farla fruttificare. [&#8230;] \u00e8 una legge, non di &#8216;morale&#8217;, ma della vita. [&#8230;] Ogni fecondit\u00e0 implica uscita da se stessi, uscita che \u00e8 rischio e donazione&quot; (Aurelio Fernandez, &quot;Teologia moral&quot;, Burgos, 1992, vol. I, p. 249). In sintesi, afferma Sant&#8217;Agostino: &quot;Tutta la colpa del servo redarguito si riduce a questo: non ha voluto dare. Ha conservato integro il valore ricevuto, ma il Signore voleva i suoi guadagni. Dio \u00e8 avaro relativamente alla nostra salvezza&quot; (Sermo 94). [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Davanti al buon esempio dei due servi chiamati per primi, colui che ha un talento certamente si \u00e8 reso conto del suo cattivo procedimento. Avrebbe potuto riconoscere la sua colpa e chiedere perdono, ma la parabola [&#8230;] rappresenta il momento del Giudizio, quando non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 tempo per far rendere i talenti ricevuti. &quot;Qualis vita, finis ita&quot;: la persona sar\u00e0 giudicata per quello che ha fatto e per quello che omesso di fare. Invece, quando avrebbe dovuto aver lavorato a favore del suo signore, il servo si \u00e8 illuso, pensando che gli mai sarebbe ritornato. Allora ha ritenuto fosse possibile trovare una buona scusa nell&#8217;ora di rendergli conto o ha fatto qualche altro ragionamento per giustificare la propria indolenza. Ora egli ha &quot;paura&quot;, perch\u00e9 vede l&#8217;impossibilit\u00e0 di occultare la propria negligenza. Invece di riconoscere di aver sbagliato, si ribella contro il padrone, accusandolo di essere ingiusto: &quot;Signore, so che sei un uomo severo, poich\u00e9 raccogli dove non hai piantato e mieti dove non hai seminato&quot;. \u00c8 quello che accade quando la persona, per colpa propria, non fa rendere i talenti a lei affidati: cerca false ragioni per giustificare il male realizzato. Perch\u00e9 l&#8217;essere umano \u00e8 un monolite di logica. In occasioni come questa, afferma il moralista sopra menzionato, si incolpa la Provvidenza per l&#8217;&quot;ingiustizia esistente nel mondo, si imputa all&#8217;Altissimo la responsabilit\u00e0 di questo male quando, in realt\u00e0, \u00e8 l&#8217;inefficacia dell&#8217;uomo che ha generato tanta miseria che si erge insultante contro il piano di Dio&quot; (op. cit., p. 250). Temeraria insolenza, perch\u00e9 Dio conosce perfettamente il nostro intimo. Davanti a Lui, \u00e8 inutile qualsiasi ragionamento, Nel Giudizio, non ci sar\u00e0 modo di ingannarlo, la vita del peccatore si presenter\u00e0 senza giustificazioni, tale come scorrer\u00e0 agli occhi di Colui per Cui egli avrebbe dovuto far rendere i talenti ricevuti. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>I doni che Dio ci concede, anche quelli naturali, se non sono debitamente esercitati, tendo a consumarsi. Vediamo accadere qualcosa di simile nell&#8217;organismo umano: quando un membro fratturato \u00e8 immobilizzato, i suoi muscoli diventano flaccidi nel periodo di inazione. Allo stesso modo, le virt\u00f9 morali o intellettuali non utilizzate si debilitano e tendono a scomparire. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Ora, se cos\u00ec accade coni beni materiali o spirituali, questo principio \u00e8 pi\u00f9 valido ancora nel campo delle realt\u00e0 sopranaturali: di fronte all&#8217;egoismo, Dio ritira le sue grazie e l&#8217;anima diventa sterile. [&#8230;] Ultima e triste conseguenza del peccato: sprovvisto del suo talento, il &quot;servo inutile&quot; \u00e8 condannato all&#8217;inferno, dove servir\u00e0 non al suo padrone, ma a Satana. Un tale castigo soltanto per aver tralasciato di usare i talenti ricevuti? S\u00ec, perch\u00e9 &quot;i peccati di omissione, che con frequenza accompagnano una vita moralmente &#8216;onorata&#8217;, contrariano direttamente il piano biblico riguardante l&#8217;uomo, una volta che Dio gli ha affidato la perfezione della sua opera: la continua e la completa&quot; (op. cit., p. 250). L&#8217;obiettivo della parabola \u00e8 proprio mostrare in forma viva e attraente il nostro obbligo di utilizzare i doni che Di ci ha concesso per la sua gloria e per la salvezza delle anime, come pure i castigo destinato a coloro che cos\u00ec non procedano. Per questo, ammonisce San Gregorio Magno: &quot;Chi non ha carit\u00e0, perde tutto il bene che possiede, resta privo del talento che aveva ricevuto e, secondo le parole di Dio stesso, \u00e8 gettato nelle tenebre esteriori&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Oggi vanno assai di moda una teologia, e, ahinoi, anche una pastorale molto indulgenti, per non dire permissive: quasi non si parla pi\u00f9 del Giudizio e del relativo castigo per le anime peccatrici che hanno rifiutato, fino all&#8217;ultimo, di ravvedersi. In nome della &quot;misericordia&quot; di Dio, si minimizza o si ignora la Sua giustizia, anche perch\u00e9 si pensa alla &quot;giustizia&quot; divina come a un apparato repressivo che ricorda alquanto i sistemi politici di tipo autoritario. Ma la giustizia non \u00e8 questo: essa \u00e8 <em>giusta<\/em> non perch\u00e9 punisce (il peccatore si \u00e8 gi\u00e0 condannato da se stesso, ed \u00e8 la sua vita ad accusarlo), ma perch\u00e9 distribuisce secondo un criterio di verit\u00e0 e amore: verit\u00e0 che non pu\u00f2 essere negata, e amore che non pu\u00f2 forzare la volont\u00e0 perversa del peccatore. Altrimenti si negherebbe, in nome del perdono di Dio, la libert\u00e0 umana; ma l&#8217;uomo, senza libert\u00e0, non meriterebbe premi, n\u00e9 castighi.<\/p>\n<p>Vi sono e vi sono stati alcuni filosofi, i quali, contrariati dal mistero del male, hanno imputato a Dio di non aver creato un mondo migliore, o un uomo migliore. Il punto \u00e8 che bisognerebbe guardare se gli uomini sono stati dotati di sufficienti virt\u00f9 naturali, e sufficientemente illuminati da quelle soprannaturali, per realizzare, secondo il piano divino, un mondo migliore di quello esistente. Infatti, potremmo lamentarci del piano di Dio se Egli fosse stato avaro nel dotarci dei mezzi necessari alla salvezza; se, al contrario, i mezzi sono abbondanti, \u00e8 solo all&#8217;uomo che si deve rivolgere il rimprovero. E allora si comprende perch\u00e9 i peccati di omissione siano cos\u00ec gravi: perch\u00e9, oltre al male attivo, c&#8217;\u00e8 anche un male passivo, che consiste nel non fare il bene che si potrebbe fare, nel non contrastare il male come sarebbe possibile, stanti i doni di cui gli uomini sono in possesso: doni di ordine naturale (salute, intelligenza, volont\u00e0) e soprannaturale (la Fede, la Speranza e la Carit\u00e0, infuse in noi dalla Grazia e vivificate dai Sacramenti, segni visibili di essa).<\/p>\n<p>S\u00ec, \u00e8 vero: il mondo potrebbe essere un luogo immensamente migliore di ci\u00f2 che \u00e8: ma, di questo, dobbiamo fare colpa a noi stessi, e non a Dio. Per lo stesso motivo, dobbiamo fare colpa all&#8217;uomo se l&#8217;Inferno \u00e8 una realt\u00e0 e non una semplice possibilit\u00e0: nel perseguimento del male, egli fa tutto da solo, pur avendo la possibilit\u00e0 di fare il bene e nonostante Cristo lo abbia riscattato a caro prezzo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mappa ideale della nostra vita interiore, se potessimo contemplarla con occhio limpido e con autentica consapevolezza, ci mostrerebbe una geografia assai pi\u00f9 complessa, tormentata e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[265],"class_list":["post-28343","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-virtu"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28343","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28343"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28343\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28343"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28343"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28343"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}