{"id":28335,"date":"2009-02-17T07:59:00","date_gmt":"2009-02-17T07:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/02\/17\/fu-la-pretesa-della-resa-incondizionata-che-spinse-la-germania-a-una-resistenza-insensata\/"},"modified":"2009-02-17T07:59:00","modified_gmt":"2009-02-17T07:59:00","slug":"fu-la-pretesa-della-resa-incondizionata-che-spinse-la-germania-a-una-resistenza-insensata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/02\/17\/fu-la-pretesa-della-resa-incondizionata-che-spinse-la-germania-a-una-resistenza-insensata\/","title":{"rendered":"Fu la pretesa della resa incondizionata che spinse la Germania a una resistenza insensata"},"content":{"rendered":"<p>Se apriamo una enciclopedia a caso (\u00abAtlantica\u00bb, Milano, European Books) alla voce \u00abConferenza di Casablanca\u00bb troveremo, pi\u00f9 o meno, le seguenti informazioni:<\/p>\n<p>\u00abSvoltasi dal 14 al 26 gennaio 1943 fra Churchill e Roosevelt. In questo convegno furono stabiliti i piani per il proseguimento della guerra nel settore mediterraneo e fu annunciato che sarebbe stata imposta ai vinti la resa incondizionata.\u00bb<\/p>\n<p>Non si dice che, in quella conferenza, vennero studiati anche piani per il bombardamento aereo sistematico della Germania, con il preciso obiettivo di arrecare il massimo danno non solo alla produzione industriale (che, del resto, si svolgeva in stabilimenti sotterranei, cosa di cui gli Alleati erano perfettamente a conoscenza), ma anche e soprattutto al \u00abmorale\u00bb della popolazione civile &#8211; in pratica, provocando massacri di massa con le bombe al fosforo liquido -, nell&#8217;errato convincimento che ci\u00f2 avrebbe affrettato la propensione alla resa del nemico.<\/p>\n<p>Ma, a parte questa omissione, la Conferenza di Casablanca, in Marocco, svoltasi nel gennaio del 1943, mentre a Stalingrado si stava consumando l&#8217;inutile sacrificio della Sesta Armata tedesca del generale von Paulus e, in Nord Africa, l&#8217;esercito italo-tedesco era in piena ritirata verso l&#8217;ultima roccaforte della Tunisia, dopo la sconfitta \u00abannunciata\u00bb di El Alamein, \u00e8 nota soprattutto per l&#8217;annuncio dell&#8217;apertura di un prossimo \u00absecondo fronte\u00bb nell&#8217;Europa meridionale e per l&#8217;intimazione della resa incondizionata ai Paesi del Tripartito.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che la maggior parte del grosso pubblico non sapeva, e che ignora ancora oggi, \u00e8 che quell&#8217;assurdo e scriteriato annuncio, che ebbe l&#8217;effetto di prolungare l&#8217;insensata resistenza del nemico fino al limite estremo, con un enorme dispendio di vite umane che sarebbe culminato nei funghi atomici di Hiroshima e Nagasaki (si calcola che nel 1944-45 morirono pi\u00f9 esseri umani che nella precedente fase della guerra) fu un colpo di testa di Frankin Delano Roosevelt, il quale prese l&#8217;iniziativa contro il parere di Churchill e al solo scopo di compiacere lo \u00abzio Joe\u00bb, vale a dire il dittatore sovietico Josif Stalin.<\/p>\n<p>Si trattava, nelle intenzioni del Presidente statunitense, di una sorta di compenso per il mancato annuncio della prossima apertura di un secondo fronte in Europa occidentale, tale da recare un effettivo sollievo all&#8217;Armata Rossa (cosa che lo sbarco nel settore mediterraneo non avrebbe permesso di ottenere in misura apprezzabile, sia che si fosse trattato di un&#8217;azione sulle coste della Grecia, in Sardegna o in Sicilia: allora non si sapeva ancora dove).<\/p>\n<p>Tuttavia, ironia della sorte, Stalin non apprezz\u00f2 affatto l&#8217;annuncio unilaterale di Roosevelt, perch\u00e9 egli era convinto che, sul piano propagandistico (altra cosa era, per lui, la politica dei \u00abfatti\u00bb) l&#8217;annuncio di esigere la resa incondizionata avrebbe ottenuto l&#8217;effetto contrario a quello sperato, e questo proprio mentre esistevano ragioni per sperare che l&#8217;Italia e il Giappone (quest&#8217;ultimo, si badi, non era formalmente in guerra contro l&#8217;Unione Sovietica, n\u00e9 lo sarebbe stato fin quasi al termine del conflitto, nel 1945) sarebbero stati disposti a prendere in considerazione offerte di pace separata; e la stessa cosa avrebbe potuto fare la Germania, se un colpo di stato militare avesse estromesso Hitler, con il preciso obiettivo di salvare la Patria dagli effetti intollerabili di una resa senza condizioni.<\/p>\n<p>Ha scritto Laslo Havas nella sua interessante ricostruzione del fallito piano nazista per sopprimere i \u00abTre Grandi\u00bb durante la Conferenza di Teheran del 28 novembre &#8211; 3 dicembre 1943, \u00abOperazione Lungo Salto\u00bb (titolo originale: \u00abOperation Long Yump\u00bb; traduzione italiana di Anna La Ragione, Milano, Sugar Editore, 1967, e poi Longanesi &amp; C., 1971, pp. 22-28, <em>passim<\/em>):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; nonostante le sue molte diatribe sulla distruzione completa del nemico, Hitler prendeva in esame la possibilit\u00e0 di una pace di compromesso, nel caso le cose si fossero messe male per la Germania. Avrebbe perso questa illusione soltanto nel gennaio 1943, leggendo la relazione sulla Conferenza di Casablanca.<\/p>\n<p>Il presidente degli Stati Uniti chiedeva l&#8217;opinione dei consiglieri su ogni questione minuta, e dava loro ascolto.<\/p>\n<p>Neanche nelle discussioni con i propri alleati si mostrava intransigente; era facile convincerlo, quando erano all&#8217;ordine del giorno problemi di secondaria importanza. Solo su alcune questioni d&#8217;importanza fondamentale eli era fanaticamente ostinato. Talvolta, tali questioni riguardavano l&#8217;esito della guerra ed il futuro del genere umano. Dato che era impossibile smuoverlo quando una delle sue poche idee fisse era in discussione, \u00e8 molto probabile che mai nel corso della storia un uomo onesto e rispettabile abbia fatto tanto male all&#8217;umanit\u00e0, quanto questo umanista sentimentale ed espansivo.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 prima della Conferenza di Casablanca, il Presidente aveva provato a convincere Winston Churchill della necessit\u00e0 di adottare e rendere pubblica una formula, di cui era particolarmente entusiasta, quella cio\u00e8 della &quot;resa incondizionata&quot;.<\/p>\n<p>In linea generale, il Premier britannico si dichiar\u00f2 d&#8217;accordo con lui, ma pensava che non era il momento adatto per rendere pubblica la cosa. dato che il testo preparato da Roosevelt includeva anche gli italiani e i giapponesi, Churchill riteneva che ci\u00f2 avrebbe avuto il solo effetto di rafforzare l&#8217;unit\u00e0 delle potenze dell&#8217;Asse.<\/p>\n<p>Dal momento che non riusciva a convincere Churchill, il Presidente decise di metterlo di fronte al fato compiuto. Il 24 gennaio 1943, ultimo giorno della Conferenza di Casablanca, alla presenza di giornalisti e di un Churchill molto turbato, dichiar\u00f2: &quot;Lotteremo fino alla resa incondizionata della Germania, dell&#8217;Italia e del Giappone&quot;.<\/p>\n<p>La decisione di Roosevelt era influenzata in larga misura dall&#8217;idea fissa che determin\u00f2 tutta la sua politica durante gli anni di guerra, e che doveva avere pi\u00f9 tardi terribili conseguenze per il destino della umanit\u00e0: il suo desiderio di compiacere i russi, e in particolare Stalin.<\/p>\n<p>Alla vigilia del catastrofico annuncio, egli disse con aria sognante a Harry Hopkins, suo consigliere:<\/p>\n<p>&quot;Naturalmente, \u00e8 proprio quello che ci vuole per i russi. Non possono desiderare di meglio. Resa incondizionata! Lo zio Joe avrebbe fatto lo stesso!&quot;.<\/p>\n<p>Roosevelt sbagliava. Non solo Churchill tent\u00f2 pi\u00f9 volte di persuaderlo a mitigare l&#8217;effetto della sua dichiarazione, usando almeno parole pi\u00f9 prudenti, non solo i suoi stessi politici e generali, tra gi altri Eisenhower, cercarono di fargli capire il suo errore, ma perfino la sola persona, la cui opinione egli veramente temeva in considerazione, Stalin, disapprov\u00f2 quella formulazione.<\/p>\n<p>Alla Conferenza di Teheran, il Presidente avrebbe tristemente riconosciuto che Stalin non aveva minimamente apprezzato la dichiarazione che egli aveva inteso, in primo luogo, come un gesto di amicizia verso i russi.<\/p>\n<p>Roosevelt, a cui le terribili perdite gi\u00e0 sofferte dai russi avevano provocato un vero e proprio complesso, aveva desiderato esprimere loro la propria solidariet\u00e0, mostrandosi spietato nei confronti del nemico.<\/p>\n<p>Ma il dittatore georgiano, fondamentalmente spietato, ma astuto e ipocrita, non si lasciava impressionare da gesti inutili. Avrebbe dato istruzioni a Paulus, il quale, sconfitto e catturato a Stalingrado, era diventato il capo del Comitato Nazionale della Germania Libera in Russia, di informare i tedeschi che essi potevano nutrire qualche speranza pi\u00f9 dalla Russia che non dai suoi alleati.<\/p>\n<p>Il 21 luglio 1944 Paulus avrebbe informato i suoi compatrioti dalla radio e attraverso lanci di manifestini che Stalin era meglio disposto nei loro confronti che il Presidente degli Stati Uniti:<\/p>\n<p>Che i tedeschi formino un governo che richiami gli eserciti nelle frontiere del Reich e diano inizio a negoziati di pace, rinunciando a tutte le mire imperialistiche. In tal modo la pace potr\u00e0 essere ristabilita e la Germania negozier\u00e0 alla pari con le altre nazioni.&quot;<\/p>\n<p>Ma nulla fa recedere Roosevelt dalla sua decisione. Non pu\u00f2 revocare le parole che ha pronunciato, e del resto \u00e8 troppo tardi per farlo.<\/p>\n<p>La dichiarazione ha colpito il segno.<\/p>\n<p>&quot;Wir capitulieren nie!&quot;, fu la risposta di Goebbels alla dichiarazione di Casablanca. Il ministro tedesco della Propaganda non riusciva a nascondere il proprio compiacimento. Non si era mai neppure sognato di sperare che uno dei capi nemici avrebbe messo un tale argomento nelle sue mani.<\/p>\n<p>Se fino a quel giorno qualcuno avesse nutrito dubbi circa quello che era riservato ai tedeschi se avessero perso la guerra, ora gli si erano aperti gli occhi.<\/p>\n<p>La sola opposizione con cui Hitler dovesse misurarsi era quella di parte dello Stato Maggiore, i soli uomini che avevano possibilit\u00e0 di agire. Questa opposizione si indeboliva quando dai fronti giungevano notizie di vittorie tedesche, e si rafforzava quando sembrava che la Germania avesse perso la guerra.<\/p>\n<p>Questi ufficiali rappresentavano la resistenza nazionale tedesca.<\/p>\n<p>Coloro che cospiravano contro Hitler e organizzavano attentati alla sua vita, circa mezza dozzina nel solo 1943, non ribellavano contro l&#8217;ideologia nazionalsocialista, n\u00e9 contro la tesi della superiorit\u00e0 germanica: non si opponevano alla conquista del mondo e all&#8217;asservimento delle nazioni sconfitte, n\u00e9 protestavano per i campi di concentramento, le camere a gas, o per il massacro delle popolazioni civili nei paesi nemici.<\/p>\n<p>Agli occhi della maggior parte dei suoi oppositori militari ad Adolf Hitler era addebitabile un solo delitto: avrebbe perso la guerra.\u00bb<\/p>\n<p>Vi erano naturalmente delle eccezioni. Klaus von Stauffenberg non era spronato dal timore della sconfitta ma dai pogrom, per lui intollerabili, dal massacro delle popolazioni russe. I membri del cosiddetto &quot;circolo di Kreisau&quot; erano nobili idealisti. Vero \u00e8 che essi fecero poco pi\u00f9 che sognare e ordire complotti.<\/p>\n<p>La resistenza tedesca era composta da &quot;buoni tedeschi&quot;.<\/p>\n<p>Ad un certo momento questi si resero conto che sotto la guida di Hitler l&#8217;esercito tedesco non avrebbe potuto vincere la guerra. Perci\u00f2, al principio il piano era di sostituirlo con un uomo che sapesse condurre alla vittoria le armi tedesche.<\/p>\n<p>In seguito, quando ci\u00f2 risult\u00f2 militarmente inattuabile, divenne imperativo sbarazzarsi del F\u00fchrer, perch\u00e9 non solo avrebbe perso la guerra, ma era anche da escludere che egli potesse ottenere termini di pace accettabili.<\/p>\n<p>Naturalmente, non vi era quasi nessuno fra i dissidenti che desiderasse la sconfitta della Germania, non solo per il futuro dell&#8217;umanit\u00e0 ma anche per quello del popolo tedesco. I tal modo, oltre a fornire a Goebbels uno slogan propagandistico pi\u00f9 persuasivo di ogni altro, la Conferenza di Casablanca tolse la terra sotto i piedi, gi\u00e0 vacillanti, della resistenza tedesca.<\/p>\n<p>Perfino nella primavera del 1944, la resistenza tedesca avrebbe proposto le seguenti condizioni agli Alleati:<\/p>\n<p>&quot;Immediato armistizio con tutti gli Alleati occidentali, ma non la resa incondizionata. Ritiro in Germania delle truppe tedesche d&#8217;occupazione dell&#8217;Ovest&#8230;&quot;.<\/p>\n<p>Allen Dulles, capo del servizio segreto americano in Svizzera, che manteneva i contati con i membri della resistenza tedesca, fu avvertito ripetutamente dai suoi visitatori che se le potenze occidentali avessero rifiutato di prendere in considerazione la stipulazione di una pace decorosa con un governo tedesco che si fosse liberato di Hitler, la resistenza tedesca si sarebbe rivolta alla Russia. (&#8230;)<\/p>\n<p>La dichiarazione di Casablanca e i rovesci subiti dalle truppe tedesche sui fronti fornirono eccellenti argomenti anche a coloro che, da molto tempo, si dichiaravano a favore di una &quot;guerra senza scrupoli&quot;&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Ci sembra che gli storici della seconda guerra mondiale non abbiano tenuto nel debito conto l&#8217;effetto che la dichiarazione di Roosevelt a Casablanca ebbe, in termini di prolungamento delle sofferenze e nell&#8217;enorme aumento delle perdite di vite umane.<\/p>\n<p>In genere, essi descrivono come \u00abfanatica\u00bb la resistenza della Germania e del Giappone nella seconda fase della guerra, dopo El Alamein e Stalingrado, e sottolineano che solo dei regimi sanguinari e irresponsabili potevano agire come fecero i governi di quei Paesi, quando era evidente che la guerra era perduta e che continuare a lottare non avrebbe significato altro che esporre i propri eserciti e le proprie popolazioni a dei sacrifici sostanzialmente inutili.<\/p>\n<p>Ci si dimentica con troppa disinvoltura di tenere nel dovuto conto l&#8217;altra faccia della medaglia: ossia che, davanti al &quot;diktat&quot; della resa incondizionata, qualunque regime e qualunque popolo, in condizioni normali, vengono indotti a moltiplicare il proprio sforzo bellico, perch\u00e9 qualunque cosa appare preferibile a una sorte del genere. E lo stesso discorso vale per i bombardamenti aerei indiscriminati sulle citt\u00e0 &#8211; altro effetto delle scellerate decisioni di Casablanca &#8211; che non affievolirono per niente lo spirito combattivo delle popolazioni, ma ottennero l&#8217;effetto esattamente contrario. Tanto \u00e8 vero che furono necessari i roghi spaventosi di Berlino e Dresda e, da ultimo, le atomiche di Hiroshima e Nagasaki, per indurre alla resa i dirigenti dell&#8217;Asse.<\/p>\n<p>Abbiamo detto che, davanti a una simile politica terroristica &#8211; perch\u00e9 bisogna pur avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome &#8211; qualunque regime e qualunque popolo, in condizioni normali, vengono indotti a moltiplicare il proprio sforzo bellico: ed \u00e8 importante precisare \u00abin condizioni normali\u00bb. Il governo italiano ed il popolo italiano reagirono diversamente; ma, appunto, si tratta dell&#8217;eccezione che conferma la regola.<\/p>\n<p>Oltre alle debolezze strutturali della societ\u00e0 italiana, che agirono come fattori di lungo periodo, nel 1943 vennero al pettine due fondamentali nodi irrisolti, che una guerra breve e vittoriosa contro un modesto avversario (come, ad esempio, la guerra d&#8217;Etiopia) avrebbe potuto occultare ancora a lungo; ma non lo pot\u00e9 un conflitto delle proporzioni della seconda guerra mondiale, quando il nostro Paese si trov\u00f2 in guerra contro potenze mondiali del calibro della Gran Bretagna, dell&#8217;Unione Sovietica e degli Stati Uniti d&#8217;America.<\/p>\n<p>A livello di governo, le numerose congiure che sfociarono nella defenestrazione di Mussolini e nella caduta del fascismo misero in evidenza la totale insipienza delle classi dirigenti, a cominciare dalla monarchia e dagli ambienti che ad essa facevano capo (ad esempio gli alti comandi militari), e la loro incapacit\u00e0 di svolgere dignitosamente il proprio ruolo storico (cfr. il nostro precedente articolo \u00abFu il progetto di socializzare l&#8217;economia italiana a provocare la crisi del 25 luglio 1943?\u00bb, consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il popolo italiano, il \u00abtutti a casa\u00bb dell&#8217;8 settembre e, poi, l&#8217;indecoroso spettacolo delle folle plaudenti all&#8217;arrivo dei \u00abliberatori\u00bb anglo-americani si possono, almeno in parte, spiegare, tenendo presente l&#8217;incapacit\u00e0 del regime fascista di presentare all&#8217;opinione pubblica la seconda guerra mondiale come un evento di portata nazionale, in cui erano coinvolti i suoi interessi vitali, dimostrandosi inferiore perfino al governo liberale di Salandra che, nel 1915, aveva gettato il popolo italiano nell&#8217;avventura, altrettanto poco sentita &#8211; almeno fino a Caporetto e al Piave &#8211; della prima guerra mondiale (cfr. i nostri articoli \u00abIl dualismo tra nazione e fascismo alle origini della disfatta del 1943\u00bb e \u00abNell&#8217;Italia del 1943 non vi furono amici n\u00e9, tanto meno, liberatori: ma soltanto nemici\u00bb, sempre sul sito di Arianna).<\/p>\n<p>Ma torniamo alla Conferenza di Casablanca.<\/p>\n<p>Roosevelt, che in questo somigliava all&#8217;altro presidente americano in guerra, Woodrow Wilson, era un uomo immensamente presuntuoso e irremovibilmente certo di possedere la verit\u00e0 sulle questioni politiche pi\u00f9 importanti a livello mondiale; come abbiamo visto, egli era disposto ad accettare di buon grado consigli e suggerimenti da tutti, ma solo su questioni marginali.<\/p>\n<p>A Casablanca, la sua arroganza giunse al punto di mettere l&#8217;alleato Churchill davanti al fatto compiuto, scavalcandolo su una questione decisiva &#8211; l&#8217;annuncio che le potenze dell&#8217;Asse potevano ottenere solo una resa incondizionata -, pur sapendo che questi non era affatto d&#8217;accordo. Ci\u00f2 si spiega solo con la coscienza che, fra i due, era lui, l&#8217;americano, quello che aveva in mano le carte migliori: la Gran Bretagna, pur con il suo immenso impero coloniale e con l&#8217;apporto del Commonwealth, era di fatto il \u00abcugino povero\u00bb, che aveva bisogno del suo appoggio. Inoltre, da buon democratico, Roosevelt era convinto che, a guerra finita, l&#8217;alleato inglese avrebbe dovuto rinunciare al proprio impero e che, quindi, il suo ruolo di potenza mondiale sarebbe presto giunto al capolinea.<\/p>\n<p>Un diverso discorso va fatto per quanto riguarda l&#8217;atteggiamento di Roosevelt nei confronti di Stalin, il \u00abconvitato di pietra\u00bb di Casablanca. Anche se assente, il dittatore sovietico era al centro dei pensieri del presidente americano: si pu\u00f2 anzi dire che quest&#8217;ultimo ne era letteralmente ossessionato. L&#8217;inquilino della Casa Bianca non aveva capito niente della natura dello \u00abzio Joe\u00bb, n\u00e9, a quanto pare, della natura del suo sistema politico; pare non avesse alcuna consapevolezza del fatto che il suo principale alleato continentale era il capo assoluto di un regime in tutto e per tutto equiparabile al suo peggiore nemico, la Germania nazista.<\/p>\n<p>Sentendosi in colpa perch\u00e9 gli Stati Uniti non avevano ancora versato una goccia di sangue contro le potenze dell&#8217;Asse (con l&#8217;eccezione delle Filippine e di Guadalcanal, dove per\u00f2 l&#8217;avversario giapponese non era anche un avversario dello \u00abzio Joe\u00bb), egli continuava a inviare enormi quantitativi bellici all&#8217;Armata Rossa, via Murmansk, via Vladivostok e via Persia, senza chiedersi affatto contro chi sarebbero stati puntati tutti quei cannoni, una volta ottenuta la resa della Germania. Il suo idealismo era una preda sin tropo facile per la cinica astuzia di Stalin; ma era un idealismo totalitario, della stessa pasta ideologica delle dittature che, in teoria, combatteva. Come Wilson prima di lui, Roosevelt aveva trascinato in guerra il proprio Paese ingannando deliberatamente l&#8217;opinione pubblica, cui aveva fatto credere che avrebbe proseguito nella politica isolazionista; ed ora era impaziente di mostrare ai bolscevichi che egli era un alleato affidabile e leale, pur essendo il rappresentante di un governo borghese.<\/p>\n<p>In effetti, a Stalingrado e poi a Kursk e in tutta la campagna sul fronte orientale (come gi\u00e0 ad El Alamein) furono i carri armati americani e le immense risorse finanziarie americane a vincere: furono vittorie americani realizzate gettando nella mischia la carne da cannone dell&#8217;alleato. Come ha osservato L\u00e9on Degrelle, veterano della campagna tedesco-sovietica, i Russi non avrebbero mai vinto sul fronte orientale, se non fossero stati supportati dagli immensi rifornimenti di materiale bellico americano.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, oggi appare evidente che il prolungamento della seconda guerra mondiale e la fanatica resistenza della Germania e del Giappone, che costarono milioni di morti sia ad essi che agli Alleati, furono in primo luogo un effetto della sconsiderata politica rooseveltiana della \u00abresa senza condizioni\u00bb, che, oltretutto, tagli\u00f2 le gambe a quei generali tedeschi i quali fin dai tempi della crisi di Monaco pensavano di eliminare Hitler (qui l&#8217;analisi di Laslo Havas \u00e8 un po&#8217; schematica e ingenerosa): dunque, <em>prima dello scoppio della guerra<\/em>.<\/p>\n<p>Anche l&#8217;idealismo pu\u00f2 rivelarsi un cattivo affare, in politica, quando non si accompagna n\u00e9 all&#8217;umilt\u00e0, n\u00e9 alla lungimiranza. Roosevelt fu un impasto di questi tre elementi: l&#8217;idealismo del democratico progressista, bisognoso di camuffare il sostanziale fallimento del tanto sbandierato New Deal (e solo la guerra a oltranza poteva farlo, mobilitando tutte le risorse dell&#8217;industria americana); l&#8217;arroganza del nuovo ricco, che vuole aver sempre ragione sui suoi alleati pi\u00f9 deboli e poveri (i soldati e i civili inglesi mangiavano pane nero, e non pane bianco come quelli americani; per non parlare, poi, dei sovietici, che spesso non mangiavano affatto); e infine l&#8217;ingenuit\u00e0, sconfinante nella stupidit\u00e0 vera e propria, di chi non si accorge che un alleato pi\u00f9 astuto si sta servendo di lui ai propri fini, che nulla hanno a che fare con quell&#8217;idealismo, ma parecchio con la politica dei \u00abgulag\u00bb e della pulizia etnica.<\/p>\n<p>E il bello \u00e8 che Stalin fu il primo a rimanere contrariato dall&#8217;annuncio di Roosevelt a Casablanca circa la resa incondizionata dell&#8217;Asse.<\/p>\n<p>Il mondo intero avrebbe pagato quell&#8217;idealismo, quell&#8217;arroganza e quella stupidit\u00e0 con un ulteriore bagno di sangue, che forse si sarebbe potuto evitare; e, poi, con l&#8217;asservimento di mezza Europa al totalitarismo staliniano, e con circa mezzo secolo di disastrosa guerra fredda.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se apriamo una enciclopedia a caso (\u00abAtlantica\u00bb, Milano, European Books) alla voce \u00abConferenza di Casablanca\u00bb troveremo, pi\u00f9 o meno, le seguenti informazioni: \u00abSvoltasi dal 14 al<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[86,145,156,177,271],"class_list":["post-28335","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-adolf-hitler","tag-franklin-delano-roosevelt","tag-germania","tag-iosif-stalin","tag-winston-churchill"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28335","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28335"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28335\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28335"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28335"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28335"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}